Convegno sul danno Punitivo. Pesaro 18.11.2016

Grande successo di presenze al convegno sui danni punitivi svoltosi a Pesaro, ospiti della Camera Civile presso la prestigiosa sede dell’excelsior e la direzione ed organizzazione dell’Avvocato Edoardo Mensitieri. Oltre 200 avvocati hanno ascoltato con estremo interesse i relatori provenienti da diverse parti d’Italia, illustrare le caratteristiche di questa particolare pretesa risarcitoria di origine anglosassone e grandemente applicata negli Stati Uniti con pronunce multimilionarie a funzione sanzionatoria e di prevenzione sul verificarsi di ulteriori eventi simili. Una sorta di maxi-risarcimento aggiuntivo, riconosciuto ai danneggiati quando si dimostra che la azienda o il soggetto in posizione dominante, nonostante la consapevolezza del rischio per gli utenti o per i propri dipendenti, non ha adottato quelle misure correttive per prevenire il verificarsi dell’evento dannoso. Fino a questo momento si è sempre negato l’ingresso di questo istituto giuridico, ritenendolo contrario all’ordinamento interno italiano, nel quale è possibile ottenere solo un risarcimento con funzione compensativa, cioè nel limite del pregiudizio subito e non oltre. L’occasione alla base del convegno è la recente ordinanza 16 maggio 2016 n.9978 di rimessioni alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione della questione di ammissibilità dei danni punitivi nel nostro paese, in considerazione dell’apertura, sia da parte della dottrina che, progressivamente ed in modo sempre più esplicito, della giurisprudenza di merito e l’introduzione di figure risarcitorie a contenuto punitivo in numerose norme legislative interne.

Gli avvocati Annamaria Romeo di Latina, Michelina Suriano di Bologna, Massimiliano Gabrielli di Roma e Cesare Bulgheroni di Milano hanno parlato dell’art. 96 cpc, del danno endofamiliare ex art. 709 ter, delle concrete portate applicative del danno punitivo nelle cause penali e civili a tutela delle parti lese, e dei processi Tyssen e Costa Concordia. La dichiarata ambizione del convegno è quella di diffondere la cultura di questa figura risarcitoria tra gli Avvocati italiani, da cogliere come opportunità, oltre che per ottenere una più adeguata soddisfazione economica a favore dei propri clienti, quale strumento sociale per la prevenzione del rischio in settori come i grandi trasporti, industria, ambiente, ma da pretendere anche in casistiche di danni non di massa o seriali ma altrettanto diffusi, come nei casi di malasanità. In attesa della pronuncia da parte delle Sezioni Unite, i relatori ritengono fondamentale la circolazione del concetto del danno punitivo tra gli Avvocati per introdurlo diffusamente nelle aule dei Tribunali, e spingere i Giudici ad avere un atteggiamento sempre più possibilista, come suggerito dalla stessa 1a sezione della Cassazione.

Quattro anni di lotta – commento alla sentenza di appello Concordia

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L’aula di udienza a Firenze

Non è notizia di oggi quella che riguarda la sentenza di appello sul naufragio della concordia, che ha confermato la condanna a 16 anni a carico di Schettino.

Abbiamo atteso un po’ di tempo prima di scrivere le nostre note per cercare di realizzare meglio il senso di quella che è stata una vittoria di dimensioni davvero enormi, ottenuta nei confronti di una multinazionale potentissima, la Costa Crociere S.p.A. che ha alle sue spalle la Carnival Cruises, cioè nei confronti di una delle società più importanti e più potenti economicamente al mondo, che nemmeno il governo degli Stati Uniti è mai riuscito ad almeno sottoporre al proprio regime fiscale.

Insomma la notizia è che un gruppo di tignosi avvocati italiani – che si è messo insieme per lavorare al meglio in questo processo – è riuscito davvero a ottenere quello che né il governo degli Stati Uniti né la Procura della Repubblica di Grosseto hanno mai ottenuto e nemmeno cercato di ottenere.

I fatti sono conosciuti: la notte del 13 gennaio 2012 il comandante della Concordia Francesco Schettino la portava a sbattere sugli scogli delle Scole all’isola del Giglio con una manovra di inchino a dir poco suicida.

Da lì ha inizio il naufragio più grande della storia mercantile internazionale: una nave passeggeri di 350 m di lunghezza e di 11 ponti fuori dalla linea d’acqua con a bordo oltre 4.300 persone si squarcia per 70 metri sotto la linea di navigazione e, grazie al vento che sospinge indietro, si appoggia sugli scogli miracolosamente non affondando.

In seguito all’urto con gli scogli ed alla gestione a dir poco demenziale da una parte e delinquenziale dall’altra dell’emergenza così insorta, ben 32 persone perdono la vita mentre altre 4300 rischiano a loro volta di morire ma miracolosamente invece si salvano.

Ne nasce un processo monstre in cui alla fine delle indagini preliminari la Procura di Grosseto ritiene di poter chiedere di rinviare a giudizio il solo comandante Schettino e cinque altre persone in totale tra ufficiali di bordo e uomini della compagnia di navigazione (della Costa veramente il solo Ferrarini facente parte dell’unità di crisi a terra ma nessuno del Consiglio di Amministrazione).

 Nessuno della compagine societaria viene sottoposto al processo per una scelta della Procura di Grosseto che ancora non riusciamo davvero a spiegarci, considerate le plurime responsabilità penali emerse a carico della compagnia nel corso delle investigazioni e ancora di più nel corso del dibattimento stesso.

 Le parti lese in questa vicenda, i passeggeri che hanno perso la vita e quelli che fortunatamente sono sopravvissuti, non vengono mai presi in considerazione da nessuno dell’organo inquirente: alcuni di noi, va rilevato, hanno assistito ad una scena praticamente kafkiana. Alla nostra osservazione come difensori delle parti lese che lamentavano il fatto che la Procura di Grosseto avesse dato il proprio consenso a patteggiamenti scandalosi per gli imputati senza curarsi dei risarcimenti alle vittime del naufragio, il procuratore capo di Grosseto osservava che ci sono i processi civili per i risarcimenti!

Mai abbiamo visto in realtà un atteggiamento di questo genere da parte di una Procura della Repubblica che normalmente tutela proprio le vittime dei reati pretendendo che gli imputati le risarciscano prima di prestare il consenso ai patteggiamenti…Ma questo è stato solo l’inizio della storia di questo processo che all’epoca vedeva schierati da una parte i passeggeri e dall’altra la Compagnia di Navigazione Costa Crociere che riteneva di avere già risarcito correttamente la maggioranza dei naufraghi offrendo loro una cifra a forfait di 11.000 Euro, prendere o lasciare.

Alcuni dei passeggeri, proprio i nostri assistiti, ritenevano di avere diritto ad essere risarciti con cifre molto più alte, ma sopratutto pretendevano Giustizia e verità, perchè avevano vissuto un’esperienza orrenda che li aveva segnati pesantemente.

Ma niente di tutto questo veniva preso in considerazione né da Costa Crociere né dalla Procura di Grosseto che, appunto, dava consensi a patteggiamenti tanto scandalosi che la stessa Procura Generale di Firenze che li avrebbe dovuti avvallare li impugnava invece davanti alla Corte di Cassazione.

Anche questo chiaro segnale pareva non bastare a Grosseto perchè pure il Tribunale durante il dibattimento a carico di Schettino di fatto osteggiava il lavoro delle parti civili che non si rassegnavano ad essere spettatori inermi ma che volevano capire perchè fosse avvenuto quel naufragio e se le responsabilità si dovessero fermare al solo imputato presente o se invece dovessero allargate alla società armatrice.

Il dibattimento a Grosseto peraltro si svolgeva solamente per la scelta – da alcuni giudicata folle, da altri onorevole – di Schettino di chiedere di essere sottoposto al pubblico dibattimento per poter spiegare le sue ragioni.

Dal dibattimento – durato ben 70 udienze spalmate in un periodo di tempo pari ad un anno e mezzo in cui le vite professionali di questi pochi appassionati avvocati venivano di fatto stravolte per poter seguire veramente quello che succedeva – emergevano evidentissime responsabilità pure di Costa Crociere: si citano brevemente al riguardo le anomalie del DGE, diesel generatore di emergenza, che non funzionando per un difetto di progettazione durante la fase dell’emergenza ha comportato di fatto che quantomeno una parte delle vittime del naufragio perdesse la vita poiché non senza il DGE non fu possibile sganciare almeno un’altra delle scialuppe di salvataggio e una sola scialuppa di salvataggio in più sganciata avrebbe comportato che 150 passeggeri avrebbero potuto trovare posto su quella scialuppa, e i morti furono 32!

Non solo. La mancata preparazione dell’equipaggio, l’inesperienza degli ufficiali di bordo di età media abbondantemente sotto i trent’anni, la politica tesa al risparmio su ogni aspetto della sicurezza, le anomalie del programma di emergenza degli ascensori che causarono il blocco del DGE, l’improvvisazione dell’unità di crisi tesa alla sola ri-certificazione della nave per tornare a farla navigare al più presto piuttosto che alla sicurezza delle persone a bordo, tutti questi elementi insieme facevano emergere chiaramente la responsabilità di Costa Crociere che giustificava non solo l’allargamento della responsabilità penale ai vertici societari ma la richiesta di riconoscimento dei danni punitivi per appunto indurre la società armatrice a rivedere le proprie politiche economiche perchè ove fosse stata punita come chiedevamo avrebbe inteso che sarebbe divenuto in futuro maggiormente conveniente spendere per la sicurezza che non dover risarcire le vittime.

Questo gruppo di avvocati ha avuto l’ardire di presentare una denuncia contro i vertici societari di Costa Crociere e Carnival perché ritenevano, come ritengono tuttora, che ci sia una chiara responsabilità in concorso con il Comandante Schettino da parte dei vertici societari.

La Procura di Grosseto invece riteneva di dover richiedere l’archiviazione della denuncia e, con un’altra mossa del tutto inaudita, il Giudice delle Indagini Preliminari di Grosseto a cui era stata rivolta l’opposizione delle parti lese alla richiesta di archiviazione, decideva di procedere direttamente all’archiviazione della denuncia querela senza nemmeno fissare una camera di consiglio in cui gli avvocati avrebbero dovuto essere ascoltati!

Il dibattimento di primo grado si concludeva con una sentenza che dava solo parzialmente ragione alle parti civili escludendo il danno punitivo e concedendo loro dei risarcimenti con una provvisionale che variava fra i 30 e i 50.000 Euro, a parte risarcimenti sproporzionati ai soli enti quali la regione Toscana e il Comune del Giglio.

Costa Crociere poteva dunque davvero stappare lo champagne per lo scampato pericolo, quantomeno perché alcune voci delle pretese risarcitorie delle parti civili erano state in qualche maniera, sia pur molto discutibilmente, molto ridotte grazie ad una sentenza, definita da qualcuno di noi, da ragionieri del diritto.

Questo gruppo di avvocati decideva a questo punto di fare appello contro la sentenza, rischiando che le cifre concesse come provvisionale potessero anche essere ridotte, per cercare di rimediare alla evidente ingiustizia verso le pretese risarcitorie dei naufraghi della sentenza del Tribunale di Grosseto.

Presentava appello anche il Comandante Schettino e la Costa Crociere, chiedendo questa ultima che venissero ridotti gli importi provvisionali concessi agli enti, e infine la Procura di Grosseto che chiedeva abbastanza clamorosamente un aumento di pena di altri 10 anni di carcere contro l’imputato, già condannato a 16 anni in primo grado.

L’inizio del processo d’appello faceva capire a questi difensori che finalmente ci si trovava di fronte a Giudici che erano predisposti ad ascoltare le ragioni dei naufraghi e che non si erano chiusi in posizioni di rifiuto ideologico delle loro pretese.

Si svolge così a Firenze un dibattimento serratissimo che in un solo mese vedeva la discussione di una trentina di avvocati delle parti civili, della Procura, dei difensori di Schettino e di quelli di Costa Crociere.

Si arrivava così finalmente alla sentenza della Corte d’Appello di Firenze che concedeva alle sole parti civili, è solo a loro, la vittoria: le cifre provvisionali concesse con estrema prudenza dal Tribunale di Grosseto venivano tutte aumentata del 50% a favore delle parti civili costituite. Ma non solo. Gli appelli, tanto dell’imputato che della procura, venivano integralmente respinti.  Attribuiamo, a questo ultimo aspetto, un particolare ed ulteriore significato di riconoscimento al nostro lavoro, Quale evidente segno che la Corte d’appello di Firenze ha sposato la nostra visione sui fatti e sul peso delle responsabilità del naufragio: confermando la condotta criminale di schettino, ma riconoscendo implicitamente che esistono altre responsabilità di “contorno”, altrettanto gravi, non riconoscendo apertamente i danni punitivi, la cui applicabilità nel nostro ordina è tuttora incerta, ma aumentando considerevolmente tutte le provvisionali per i nostri clienti.

Costa Crociere ha preso finalmente una sonora batosta da parte del nostro gruppo Giustizia per la Concordia, che si è distinto per avere il coraggio di tenere duro nei confronti della Costa Crociere, della prudenza della Procura di Grosseto ed in quelli della sentenza altrettanto prudente del Tribunale di Grosseto…e non è ancora finita qui perchè in Cassazione ci saremo e ancora chiederemo il riconoscimento dei danni punitivi, attualmente al vaglio delle Sezioni Unite.

Noi rimaniamo sempre dalla parte delle vittime e continueremo ad esserlo perché la giustizia possa effettivamente trovare posto anche in una vicenda di questo genere dove troppe coperture e troppe omissioni si sono verificate.

Cesare G. Bulgheroni  – Avvocato in Milano

Il danno punitivo – udienza 28.05.2016

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Ultimo giro di parola alle parti civili a Firenze nel processo di appello Concordia, con imboscata al difensore di Costa Crociere, tirando fuori a sorpresa solo nell’ultimo intervento di replica, alla udienza del 28.05.2016, la più recente evoluzione giurisprudenziale di legittimità sul tema giuridico del cd. “danno punitivo“, che per tutto il corso del processo è sempre stato molto caldo, controverso e fonte di polemiche, tanto che in primo grado, durante la mia discussione incentrata su questo argomento per conto di tutte le parti civili, avevo provocato l’uscita dall’aula – in segno di protesta – dell’Avv. Marco De Luca, a seguito della richiesta di questo surplus risarcitorio sul modello statunitense, a carico della sua cliente, la compagnia di navigazione; la Suprema Corte di Cassazione, Sez. I Civile, con ordinanza interlocutoria 16 maggio 2016, n. 9978, entra a gamba tesa nella vicenda della Concordia, proprio alla vigilia della sentenza di appello, disponendo la rimessione alle Sezioni Unite della questione sui cd. “danni punitivi” nel nostro ordinamento. La vicenda è particolarmente significativa nel processo che stiamo trattando, in quanto sin da inizio, noi del pool “Giustizia per la Concordia“, abbiamo proposto questa domanda risarcitoria aggiuntiva, ma sempre più, nel corso del dibattimento di primo grado, ci siamo convinti della opportunità, fondatezza e necessità di questo riconoscimento economico, quale elemento correttivo di una serie infinita di condotte criminali di contorno a quelle – non meno pesanti – di Schettino, venute alla luce udienza dopo udienza e poste in essere da Costa Crociere ed i suoi responsabili amministrativi, nelle fasi prima, durante e dopo il naufragio, e che altrimenti resterebbero senza alcuna risposta da parte del sistema sanzionatorio, seppellite per sempre tra le centinaia di faldoni processuali. La Cassazione, incidentalmente alla questione di riconoscibilità in delibazione di una sentenza straniera ove questa contenga un’attribuzione patrimoniale e risarcitoria a carattere punitivo (e non compensativo), si è da ultimo interrogata espressamente ed esplicitamente sull’attuale ed effettiva contrarietà dei danni punitivi al nostro ordinamento interno, alla luce della progressiva evoluzione del concetto di “funzione del rimedio risarcitorio”, da un lato, e del principio di “ordine pubblico”, dall’altro. E’ innegabile, infatti, che il legislatore abbia introdotto negli ultimi anni alcune norme che prevedono una evidente componente risarcitoria ultra-compensativa, la cui quantificazione è collegata non (tanto) al danno subito dalla parte, quanto piuttosto al comportamento di chi ha provocato quel danno: tanto più grave è il comportamento, e tanto più pesante sarà la sanzione economica, che acquista dunque una connotazione punitiva, esemplare e di prevenzione. L’interrogativo, viene quindi rivolto alle SS. UU. della Cassazione, in quanto implicante la soluzione di una questione di massima di particolare importanza.

Il difensore di Costa Crociere, Avv. Marco De Luca, nella propria discussione in questo grado di Appello, aveva quasi sorvolato sull’argomento, disconoscendo qualsiasi valenza ed applicabilità nel nostro ordinamento dell’istituto dei danni punitivi, sostenendo che in questo processo, in questo settore del diritto processuale ed in questo paese, ci si debba occupare solo di diritto positivo, e non de jure condendo, visto che in Italia esiste solo ed esclusivamente la funzione compensativa-riparatoria del risarcimento, essendo invece estranea al ns ordinamento la componente sanzionatoria e punitiva, riconosciuta nei paesi anglosassoni e di common law. Noi invece crediamo e sosteniamo fermamente il contrario, avendo dimostrato che il trend italiano ed europeo è esattamente in direzione contraria, ossia per l’apertura al danno punitivo, e che, sopratutto in un processo eccezionale come questo, ci sia lo spazio per occuparci del diritto evoluto, e compiere un passo avanti per una pronuncia innovativa e coraggiosa, mettendo da parte calcolatrici, tabelle, e codici impolverati o spesso ammuffiti. Il rischio che le multinazionali, pur conoscendo l’esistenza di alta probabilità di un prevedibile danno ad una moltitudine di soggetti (es. per un difetto di fabbricazione, per la mancata adozione dei misure adeguate di prevenzione, per la mancata formazione dei propri dipendenti etc.), si facciano il calcolo di quanto possa costare pagare i risarcimenti tabellari, piuttosto che investire per evitare i danni “attesi”, ottiene così un efficace correttivo, ristabilendo un equilibrio, ed incentivando il livello di attenzione e prevenzione contro i “mass tort”.

La remissione della questione alle SS.UU., fatalmente, testimonia il serio ripensamento anche da parte dei giudici di legittimità sui danni punitivi, essendo stata revocata seriamente in dubbio la permanenza di uno sbarramento al possibile riconoscimento, anche nel nostro ordinamento interno, dei cd. “danni punitivi, seguendo, e lo diciamo con uno spunto di orgoglio personale e professionale, esattamente lo stesso identico percorso logico, dottrinale, giurisprudenziale e normativo che abbiamo illustrato ai giudici di Grosseto prima, e di Firenze ora, per sostenere le ragioni della nostra istanza risarcitoria.

Sul punto abbiamo già avuto modo di criticare la sentenza di primo grado, definendo i giudici del tribunale di Grosseto una sorta di “ragionieri del diritto“, per la dimostrata mancanza di coraggio nella possibilità di scardinare un concetto ormai inadeguato e superabile del diritto risarcitorio nazionale. Alla luce dell’invio della questione alle Sezioni Unite, però, i giudici del Collegio di Appello di Firenze non potranno affrontare con altrettanta chiusura mentale il tema dei danni punitivi, e dovranno quantomeno dare una risposta alle perplessità sollevate dalla Cassazione sulla assenza di un tale meccanismo sanzionatorio e di prevenzione anche nel nostro paese.

Avv. Massimiliano Gabrielli

Per maggiori approfondimenti: MEMORIA DI REPLICA DEPOSITATA IN APPELLO CONCORDIA SUI DANNI PUNITIVI

Repliche delle parti civili – Udienza 23.05.2016

Il palazzo di giustizia di Firenze

L’udienza del 23 maggio è stata dedicata alle repliche delle parti civili. Hanno preso la parola nell’ordine l’avvocato Quartararo per INAIL, l’avvocato Lucchese per Sos isola del Giglio, e i nostri avvocati Bellotti, Guarini, Romeo e Bulgheroni di Giustizia per la Concordia e, infine, gli avvocati  Vitrano e Suriano.

Al di là delle singole posizioni rappresentate – in particolare quella di S.O.S. per il Giglio che ha dovuto replicare duramente contro l’avvocato De Luca per Costa in quanto si era assistito nella sua replica ad un vero e proprio dileggio di quell’associazione nata dopo il naufragio – tutti gli altri colleghi hanno replicato alla discussione del difensore di Costa Crociere sottolineando come la stessa responsabile civile non ha affatto appellato contro le statuizione civili della sentenza che riguardavano i passeggeri e comunque gli infortunati.

Molto interessanti i punti di vista espressi dall’avvocato Bellotti che ha ricordato come Costa in ogni modo debba rispondere per ogni danno che il comandante Schettino ha provocato ai passeggeri, modo sottolineando che non può esimersi dal corrisponde ogni risarcimento che verrà concesso compresi i danni punitivi. L’avvocato Guarini invece ha replicato anche alla difesa dell’imputato chiedendo che il suo appello venga rigettato e che venga confermata la sentenza di condanna nei suoi confronti, ritendeno scandaloso che la difesa chieda addirittura l’assoluzione piena del Comandante. Il punto di vista dell’avvocato Romeo che ha ribadito nelle sue conclusioni, è quello per cui in ogni modo la corte d’appello di Firenze ha la possibilità di entrare nel merito dei risarcimenti considerata che la richiesta proposta in appello ha quello per oggetto. L’avvocato Bulgheroni invece si è soffermato sulla opportunità che ha la corte di appello di entrare nella questione risarcitoria con un punto di vista privilegiato, perché conosce non solo delle conseguenze del naufragio ma anche di tutto l’evento che si è succeduto, cosicché può effettivamente capire come i danni siano aggravati dall’evento stesso. Gli avvocati Suriano e Vitrano si sono soffermati invece sulle singole posizioni dei loro clienti, registrando la vibrata discussione dell’avvocato Suriano, scandalizzata dalla richiesta del legale di costa di rigettare integralmente le richieste risarcitorie dei suoi assistiti.

L’udienza è stata così aggiornata al 27 maggio riservando l’ultimo intervento delle parti civile al collega Massimiliano Gabrielli, che si soffermerà nuovamente sulla delicata e molto controversa questione del danno punitivo.

A seguire, nella stessa udienza, la contro replica del responsabile civile e come ultima parola le difese dell’imputato, per poi attendere la camera di consiglio per  la sentenza il 30 maggio.

Arringa Avv. Saverio Senese – Udienza 20.05.2016

Parola alla difesa di Schettino

La discussione dei motivi di appello a Firenze dell’Avvocato Saverio Senese, nuovo difensore di Schettino, successiva a quella tenuta ieri dall’avvocato Donato Laino, apre con modi garbati, seppure nella pretesa abbastanza arrogante di giungere all’inverosimile risultato di una assoluzione in appello, e retoricamente rivolgendosi di continuo – anche girandosi fisicamente – alla platea di ascoltatori che, alle spalle dei banchi dei difensori togati, assiste alla udienza: uno sparuto gruppo di giornalisti disarmati dalle telecamere (stavolta non ammesse in aula), a cui il legale dice di non voler dare alcun peso ulteriore nella vicenda processuale, fin troppo infiltrata da sovraesposizione mediatica, eppure continuando più volte a riportare nel suo argomentare riferimenti giornalistici ed interviste dallo stesso rilasciate – ed un gruppo di una ventina di giovani studenti di giurisprudenza – che oggi sembrano essere presenti a suo uso e consumo – mostrando subito la provenienza formativa dell’Avv. Senese e la sua evidente esperienza in processi per criminalità organizzata: nella arringa difensiva tenta infatti, come prima cosa, di smontare la attendibilità dei testi, poiché – a suo dire – sarebbero tutti interessati ad attribuire la colpa interamente a Schettino al fine di elidere le proprie responsabilità anche di natura penale. La sensazione è che “ricicli” argomenti più volte trattati su collaboratori di giustizia e sulla utilizzabilità delle dichiarazioni accusatorie dei pentiti nei confronti dell’imputato. Completamente fuori tema quindi, a nostro parere, rispetto al caso di specie: sarebbe stato invece pertinente e di una certa efficacia sottolineare il fatto che praticamente tutti i testi chiave erano e restano dipendenti al soldo di Costa Crociere, testi spesso accompagnati in aula a Grosseto dagli avvocati della compagnia, sentiti in audit interni prima che dalla autorità giudiziaria e che hanno ricevuto risarcimenti ed indennizzi immediati ed enormemente superiori ai passeggeri. E che in molti casi sono stati promossi, premiati dalla Compagnia anche nel caso di dipendenti inizialmente coimputati di Schettino in concorso tra loro per i reati di naufragio, omicidio plurimo e lesioni, e hanno poi patteggiato la pena, come nel caso di Ferrarini. Su questo argomento non dice nulla.

 

Parla invece ed a lungo di errori grossolani della sentenza, ne avrebbe contati 120 – 130 nella decisione di primo grado, della intenzione della procura di dare ragione a De Falco a tutti i costi e di una volontà di privilegiare le sensazioni e le interpretazioni sulle prove certe. A partire, appunto, dalle dichiarazioni dei testi.

Attacca – senza però essere convincente sui motivi alla base dei motivi di inutilizzabilità – la testimonianza di Canessa, Coronica, Ambrosio, Ursino, Pilon, Ferrarini, Iannello e così via dicendo, sostenendo che si debba procedere alla cd. prova di resistenza – ovverosia verificare se – venendo meno questi argomenti di accusa, l’impianto logico accusatorio sia in grado di resistere e la sentenza possa pervenire comunque ad una affermazione certa di responsabilità penale dell’imputato, oltre ogni ragionevole dubbio. Come nella cultura del diritto di difesa e garanzia della presunzione di innocenza dell’indagato, prima, e dell’imputato poi, che continua a invocare rivolgendosi alla Corte. Chiede al Collegio di appello di togliere di mezzo, una ad una, tutte le testimonianze, arrivando poi anche a voler eliminare dalle fonti di prova l’interrogatorio di garanzia dello stesso Schettino poiché sarebbe stato reso in una condizione di prostrazione psicologica del comandante, e quindi non utilizzabile come fonte di responsabilità sicura stante le sue dichiarazioni autoaccusatorie. Dimentica forse però che, pur sgombrando la motivazione da questo elementi di supporto, restano i 150 faldoni di dati, la timeline, le registrazioni del VDR, le perizie e tutti quegli altri elementi dai quali emerge una ineludibile catena causale: riuscire ad allargare il tema delle responsabilità verso i sottoposti, e perfino verso la Compagnia, non elimina ne alleggerisce quelle dell’imputato. Non riesce quindi l’avv Senese ad interrompere il nesso causale ed eziologico tra le condotte di Schettino e gli eventi delittuosi che gli sono stati contestati, perché per quanto ci siano responsabilità ed errori pure di altri, l’antecedente causale principale è tutto e solo suo. Non riesce a convincere nel voler smontare due anni di processo tramite qualche singolo elemento di incongruità.

La difesa del Comamdante Schettino prosegue infatti nel voler affermare che, a suo modo di vedere, le prove non ci sono e quelle che ci sono, sono state lette nella maniera sbagliata: “Io non dico mai che Francesco Schettino è innocente, dico solo che non ci sono le prove per condannarlo“, ha detto Senese, sostenendo invece il disprezzo delle regole processuali più elementari da parte del tribunale di Grosseto; insomma l’imputato, sarebbe stato vittima di un accanimento unico;

Schettino – ha continuato la difesa – non ha mezzi, non ha soldi. Noi della difesa non abbiamo i potenti mezzi che ha l’accusa“. Passando poi al tema dell’abbandono della nave l’arringa si perde nella vacuità della richiesta di cancellare in tutto il mondo la immagine di Schettino come l’esempio della peggiore napoletanità. Si sarebbe continuato a chiamarlo Comandante anche quando era a terra ed ormai un naufrago come gli altri, solo per potergli addossare responsabilità che non aveva più! Senese afferma addirittura che vi sarebbe la prova provata, nelle stesse carte dell’indagine, che il Comandante era certo che fossero sbarcati tutti, eppure il tribunale ha preferito accogliere suggestioni psicologiche per condannare Schettino.

Dopo la pausa, l’avvocato Senese sembra recuperare lucidità e torna, in chiusura del suo intervento, su un terreno a lui più congeniale, più sostenibile e molto ben argomentato: quello delle cd. subordinate, ovverosia la richiesta di una diminuzione della pena di 16 anni già comminata nel precedente grado, attraverso il possibile – doveroso – riconoscimento delle attenuanti generiche, negate dal tribunale sulla base di argomentazioni davvero contraddittorie, per come espresse dai giudici grossetani: si sarebbe difeso cercando di scaricare la propria responsabilità dandola ad altri, in un paese, come il nostro, dove difendersi – perfino mentendo – è un diritto. E l’incensuratezza e comportamento processuale del Comandante non dovrebbero -secondo la arringa difensiva, essere disconosciute nuovamente dalla Corte d’Appello.

Una buona chiusura, tutto sommato, con un tocco accettabilmente umano ad un processo che tratta di pene prossime all’ergastolo, con il finale richiamo alla funzione riabilitativa della pena, incompatibile con una condanna a 27 anni di carcere, come richiesta dalla accusa.

Dopo le repliche del PM E PG, previste sempre per oggi, il 23.05 si passa alle repliche parti civili, 27.05 repliche della responsabile civile Costa Crociere e il 31.05 camera di consiglio per la sentenza.

Discussione delle parti civili – Udienze 4-6-9-10 Maggio

Al processo di appello per il naufragio della Concordia é finito il primo turno di discussione prima che la difesa dell’unico imputato prenda la parola.

All’udienza del 28 aprile aveva discusso il PM Leopizzi – con l’intervento finale del Procuratore Generale di Firenze a richiedere l’inasprimento della pena irrogata a Schettino fino addirittura a 27 anni di reclusione e tre mesi di arresto – chiedendo il rigetto integrale dell’appello degli avvocati Senese e Laino per il comandante, osservando in primo luogo che dovevano essere dichiarati inammissibili i motivi di appello dell’Avv. Laino perché erano solamente la trascrizione della sua discussione di primo grado traslata nell’impugnazione, senza alcun esame della sentenza.

Peraltro, secondo il PM, il limite dell’impostazione dell’impugnazione era quello di non considerare quanto era registrato nel vdr – la scatola nera – della Concordia ed il fatto che comunque Schettino era indubitabilmente al comando al momento dell’impatto. Non apprezzare tali circostanze certe, avrebbe limitato necessariamente l’efficacia dell’impugnazione così come l’avere parcellizzato le varie circostanze dei fatti avvenuti senza dare loro una visione d’insieme, così di fatto mistificandole.

D’altronde il tentativo di scaricare la colpa su Ambrosio e su Rusli Bin é comunque un errore, poiché le responsabilità del Comandante sarebbero almeno pari a quelle di Ambrosio per avere messo alla manovra del timone lo stesso Rusli Bin, i cui errori non hanno avuto decisivo rilievo quanto all’urto con gli scogli, considerata la velocità ed il ritardo nell’impostare la manovra di emergenza.

All’udienza del 4 maggio sono poi iniziate le discussioni delle parti civili che hanno tutte chiesto la conferma della dichiarazione di responsabilità penale di Schettino, chiedendo la riforma delle statuizioni civili secondo svariati aspetti. A quel l’udienza si é  distinta la discussione dell’Avv. Sergio Bellotti di Roma, che ha evidenziato in maniera davvero incisiva i capisaldi dei propri motivi di appello e, anche da un punto di vista giuridico e processuale, le contraddizioni della sentenza che meritano una seria revisione da parte dei giudici di Firenze, sopratutto per quanto alle liquidazioni in favore delle parti civili. Dopo la discussione dell’Avv. Domenico Chirulli di Bari, abbiamo potuto ascoltare l’Avv. Massimiliano Gabrielli del foro di Roma, chiedere di nuovo a gran voce il riconoscimento del danno punitivo nei confronti della compagnia armatrice, quale correttivo, anche a livello di prevenzione, per tutti i rischi a cui i passeggeri sono stati sottoposti per le politiche al risparmio di Costa Crociere, che ha preso parte nella causazione del naufragio a cominciare dal consentire gli “inchini” tra l’altro proprio all’isola del Giglio, per proseguire nel non avere supportato Schettino durante la fase dell’emergenza per proseguire con le numerosissime manchevolezze dei sistemi di sicurezza a bordo a cominciare dal mancato funzionamento per errore di progettazione del Diesel Generatore di Emergenza. Chiude l’Avv. Gallenca di Torino, che enuclea la tesi di un possibile aggravamento della qualificazione giuridica delle responsabilità di Schettino, passando alla ipotesi di colpa cosciente o dolo eventuale.

All’udienza del 6 maggio le discussioni delle parti civili sono proseguite con gli interventi dei nostri Avv. Cesare Bulgheroni di Milano ed Avv. Alessandra Guarini del foro di Biella, il primo dei quali ha chiesto al Comandante Schettino di fare un passo indietro e di ammettere finalmente le proprie responsabilità circa l’errata manovra, le mancanze verificatesi nella fase emergenziale per non aver dato l’allarme generale in tempi opportuni e per non essere risalito sulla nave. L’intervento é proseguito delineandosi le responsabilità di Costa Crociere che vanno condivise con quelle di Schettino e che per questo va punita con la corresponsione di danni punitivi. L’Avv. Guarini ha invece ricordato che sul banco degli imputati mancano gli uomini della società che non sono stati indagati per una scelta miope della Procura di Grosseto che troppo ha incentrato le indagini sul ruolo di Schettino, e ha chiesto alla Corte di Appello di Firenze di trasmettere gli atti alla Procura stessa perché finalmente indaghi sulle responsabilità penali dei vertici di Costa Crociere. Infine l’Avv. Annamaria Romeo di Latina ha insistito sul punto del mancato riconoscimento di danni personalizzati alle vittime del naufragio, che non sono catalogabili in categorie ma ognuno ha subito differenti e valutati danni durante la fase dell’emergenza, e la cui prova, fornita dalle parti attraverso i consulenti e le relazioni medico legali, non è stata affatto oggetto di puntuale contestazione da parte della responsabile civile e dei suoi consulenti.

All’udienza del 9 maggio abbiamo assistito alle discussioni degli ultimi patroni di parte civile tra cui gli Avv.ti Michelina Suriano di Bologna e Salvatore Vitrano di Palermo che con diverse declinazioni hanno anche loro chiesto che i danni riconosciuti ai passeggeri vengano differenziati secondo le diverse prove date delle lesioni subite, tra cui il danno da stress post traumatico.

All’udienza del 10 maggio, dopo l’ultima discussione di un difensore di parte civile, l’Avv. De Renzis che efficacemente ha tratteggiato come la sentenza di Grosseto abbia dimenticato il dramma dei passeggeri nonostante abbia visto coi propri occhi persone adulte piangere ininterrottamente per le esperienze subite, é stato il turno dell’ Avv. Marco De Luca che, come in primo grado, difende la responsabile civile Costa Crociere SpA. L’Avv. De Luca ha sostenuto che Costa risponde del fatto di Schettino solamente dal punto di vista civilistico, ma che non sarebbe sul banco degli imputati e che quindi non può essere chiesto il danno punitivo nei suoi confronti. D’altronde Costa ritiene giusta la decisione di primo grado quanto alle cifre provvisionali concesse alle parti civili sostenendo che secondo lui i danni subiti dai passeggeri, nonostante le consulenze tecniche agli atti, non sarebbero stati affatto provati.

Da notare che le statuizioni in favore dei passeggeri non sono state oggetto di appello da parte della Società, che quindi ha prestato acquiescenza alla decisione di liquidazioni tra 30-50mila euro a testa. Insomma il patrono di Costa, al di lá delle singoli posizioni trattate contro enti esponenziali, che a suo parere non avrebbero avuto diritto ad ottenere risarcimenti come deciso dal tribunale di Grosseto, non si avventura in una pretesa di riforma in pejus, e chiede la conferma della decisione di primo grado perché palesemente teme che la sentenza sia passibile di riforma, questa volta pesantemente punitiva nei confronti della società armatrice.

La parola passa ora alla difesa dell’imputato i cui interventi sono previsti per le udienze del 19 e del 20 maggio con prosecuzione al 23 e 25 per le repliche e contro repliche e con la prevista entrata in camera di consiglio per la decisione e sentenza all’udienza del 27 maggio con possibile prosecuzione al 31.

Udienza appello Concordia del 28.04.2016

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Il processo di appello Concordia a Firenze

Sì è aperto il 28.04.2016 processo di secondo grado presso la Corte di appello penale di Firenze, nel quale dovrà essere valutata la correttezza della decisione dei giudici di Grosseto, che hanno condannato il comandante Francesco schettino a 16 anni di carcere, e Costa Crociere al pagamento dei risarcimenti, con provvisionali a favore dei passeggeri tra i 30.000 e 50.000 euro ciascuno. Il processo si è svolto nella maxi aula dove recentemente è stato celebrato l’appello di Meredith Kercher nel nuovo palazzo di giustizia fiorentino, in un contesto molto differente da quello del precedente contesto nel teatro moderno di Grosseto: imputato assente, divieto di riprese televisive in aula, numero estremamente ridotto di parti civili che hanno proposto appello, ed ovviamente nuovi giudici, nuovo rappresentante della pubblica accusa, e nuovo difensore di Schettino, in affiancamento all’avv. Laino. La netta sensazione è che a questo processo si sia voluto imporre a tavolino e da più parti un basso profilo mediatico, concentrazione e sintesi estrema degli interventi delle parti processuali, e percorso diretto verso la decisione già a fine maggio, seguendo una serratissima calendarizzazione delle udienze, mediamente previste un giorno sì ed uno no per tutto il mese prossimo.

In apertura si è ascoltata la introduzione sintetica del giudice consigliere relatore, il quale ha predisposto e reso disponibile alle parti, prima della udienza, una lunghissima e dettagliata relazione (scritta 262 pagine), con la quale si illustrava il contenuto ed i motivi dei vari atti di appello, quello proposto dalla Procura di Grosseto, dall’imputato e dai suoi difensori, quelli di molte parti civili ed infine della responsabile civile Costa Crociere S.p.A., con i quali ciascuno chiede una revisione della precedente decisione sotto diversi ed opposti profili.

Esaurita la relazione illustrativa al Collegio, ha preso la parola il PM Dottor Alessandro Leopizzi, inviato da Grosseto ad affiancare la Procura Generale nel compito di sostenere la affermazione di responsabilità ottenuta in primo grado, contrastando i motivi di appello sopratutto del nuovo difensore di Schettino, che si proponeva molto ambiziosamente di smontare la decisione attraverso la riapertura del dibattimento e una “super-perizia”. Il sostituto procuratore di Grosseto, ancora una volta, ha dimostrato la sua conoscenza enciclopedica di ogni singola carta processuale, di ogni profilo di responsabilità minuziosamente accertato nei confronti del Comandante, ed ogni singola contraddizione in cui quest’ultimo è caduto nel corso della lunghissima fase dibattimentale, nonchè la sua efficacissima capacità espositiva e di lucida interpretazione delle risultanze istruttorie a carico dell’imputato. Il Dottor Leopizzi si è concentrato nella replica ai motivi di appello dell’avvocato Laino e sopratutto dell’avvocato Senese, nuovo difensore in questo grado di giudizio per Schettino, procedendo in una analisi punto per punto delle doglianze attraverso le quali questi erano giunti a chiedere (addirittura) la assoluzione del Comandante, sostenuta dalla lamentata violazione di una analisi obiettiva dei fatti e di un preteso accanimento, non solo mediatico ma anche processuale, nei confronti dell’imputato. Il risultato, dopo circa tre ore e mezzo di ininterrotta discussione, ed attraverso una opera di totale distruzione logica e giuridica – spesso tratteggiata da toni toscanamente ironici e, nonostante la minuziosità dei ragionamenti e riferimenti anche processuali, mai resa incomprensibile anche al semplice ascoltatore – è stato il venir meno di ogni credibilità e sostenibilità dell’appello difensivo dell’imputato.

Dopo la pausa, la parola è passata al sostituto Procuratore Generale di Firenze, dott. Giancarlo Ferrucci , il quale sembrava scalpitare nella attesa di proporre i suoi argomenti alla platea, che però hanno mostrato tutto il limite di chi – esattamente come l’avvocato Senese per Schettino – non ha seguito ognuna delle 71 udienze per oltre 600 ore di dibattimento, non conosce ogni aspetto – anche non processuale – della vicenda, e non ha certamente letto le 56.000 pagine per oltre 120 faldoni in cui si racchiudono le attività, in 2 anni di processo, di tre Giudici, 4 PM, 65 avvocati, oltre 180 testimoni e consulenti che hanno raccontato in aula la tragedia del Giglio in ogni suo aspetto.  L’intervento di chi, insomma, non ha vissuto il naufragio: quello che ne esce è una prospettiva, a livello spesso da conversazione al bar, sul disdoro della marineria italiana e sulle colpe morali di Schettino.

Passando alla richiesta delle pene, Ferrucci ha proposto 9 anni di reclusione per naufragio colposo; 15 anni per omicidio colposo plurimo e lesioni plurime colpose (i 32 morti e decine di feriti); 3 anni per abbandono di persone incapaci; più 3 mesi di arresto per false comunicazioni alla capitaneria, riproponendo l’aggravante della colpa cosciente, arrivando in totale a superare perfino le pretese dei PM di Grosseto, per oltre 27 anni di carcere per reati colposi, in una iperbole che riteniamo tanto improbabile quanto la assoluzione di Schettino.

Un gioco al rilancio da tutte le parti processuali: Noi ovviamente chiediamo più soldi ma soprattutto giustizia, puntiamo nuovamente ad allargare le responsabilità nei confronti anche di Costa Crociere, e non serve certo una nuova perizia, nelle carte processuali, anche se non entrato a pieno titolo nella sentenza, c’è già tutto per dimostrare i malfunzionamenti, la impreparazione dell’equipaggio e tutto quanto ha contribuito a preparare il terreno per la tragedia messa in opera da Schettino.

Dopo aver sfrondato velocemente i banchi da molte presenze di avvocati che si sono limitati a depositate conclusioni scritte, e le prime schermaglie tra avvocati di parte civile e difensori di Schettino e Costa Crociere, è saltata la prossima udienza calendarizzata e si riprenderà il 4 maggio con l’avvio delle discussioni di alcuni tra gli appellanti di parte civile, per proseguire il 6, 9 e 10 maggio con altre parti civili fino ad esaurimento.