Udienza 12.11.2013 – Di Piazza e Borghero


Guarini

 

Il primo teste escusso all’udienza del 12 novembre scorso é Ugo Di Piazza, entrato in costa come allievo ufficiale nel 2010 e ufficiale addetto alla sala macchine al momento del naufragio, ulteriore dimostrazione che in questa compagnia la scalata ai gradi è davvero una facile arrampicata!

Dalla sua deposizione emerge che nonostante una porta stagna fosse chiusa l’acqua filtrava “copiosamente”, a dimostrazione che queste paratie, peraltro spesso aperte  in navigazione come dallo stesso teste riferito, anche da chiuse non svolgevano a dovere la loro preziosa e fondamentale funzione di sicurezza.

Riferisce di aver riferito quasi subito al suo superiore Borghero al quale disse che vi erano due compartimenti allagati e che ve ne era anche un terzo che si stava vistosamente allagando.

Pacifico  dunque che in plancia seppero tutti  pochi minuti dopo l’impatto le reali condizioni della nave, circostanza questa che aggrava la posizione del Comandante che non diede l’allarme generale e l’abbandono nave, ma anche quella degli altri imputati oltre Schettino, sui quali pende giudizio di impugnazione innanzi alla Corte di Cassazione a seguito dell’impugnazione della sentenza di patteggiamento da parte della Procura Generale di Firenze, come invocata con apposita istanza dagli Avvocati di “Giustizia per la Concordia”.

Di Piazza fa ben capire che per loro della sala macchine era chiaro che perduti senza speranza i motori ed i generatori elettrici, la nave non poteva più essere governata. Nonostante l’evidenza della gravità della situazione i minuti, preziosi per le vite dei passeggeri da salvare, continuarono a scorrere senza che venisse dato l’allarme falla (delta xray) o quanto meno quello dell’emergenza generale, che avrebbe consentito di avviare la procedure di appello per predisporre lo sbarco dei passeggeri. Il teste ci narra che “la situazione di panico era tale da non consentire lo sbarco ordinato” e che le scialuppe furono calate anche prima dei segnali che la plancia diede con colpevole ritardo.

Ma anche la genuinità di questa testimonianza, su alcune circostanze che il teste sembra non sapere o non ricordare, è funestata dal fatto che, come ormai stiamo facendo emergere udienza dopo udienza, subito dopo i primi colloqui con gli inquirenti anche Piazza fu convocato dai legali di Costa (ed a volte con la presenza di referenti di Carnival) per un resoconto sull’accaduto e per un fulmineo quanto soddisfacente risarcimento. Senza neppure averlo chiesto!

Dello stesso tenore la testimonianza di Borghero Tonio, dal 2002 dipendente Costa e ufficiale in seconda addetto alle macchine, pure sentito all’udienza del 12 novembre, che conferma la gravità della situazione e come fosse palese la completa compromissione della sala macchine a causa dell’allargamento totale dei comparti. Precisa che al momento dell’impatto si trovava in cabina e che aveva la percezione che qualcosa fosse accaduto per l’inclinazione della nave (sbandata) e per le vibrazioni, in quanto non ha sentito l’urto! Giova sul punto ricordare che la cabina dove si trovava il teste é sita al ponte 5 e il generatore di emergenza non è ubicato sotto il ponte zero (e quindi nella parte bassa della nave) ma al ponte 11!

E questo ci permette di confutare le dichiarazioni della Costa Crociere nella sua veste di responsabile civile proprio su questa circostanza (che sul malfunzionamento del generatore di emergenza – ponte 11 – ha cercato di giustificarsi sostenendo pubblicamente che la causa del guasto doveva evidentemente essere ricercata nelle conseguenze provocate all’impianto dall’urto), poiché quell’urto ha interessato solo i ponti sotto la linea di galleggiamento (ponte 0) mentre nessuno sopra il ponte zero ha neppure avvertito l’urto, se non in termini di vibrazione e sbandata! Figuriamoci se il generatore di emergenza, che deve sopravvivere per sua natura ad eventi di emergenza, possa considerarsi andato in avaria per tale motivo; non ha semplicemente funzionato come non ha funzionato molto altro, e proprio quando ce ne era necessità vitale per garantire la sicurezza dei passeggeri (vedi ascensori, timoni, illuminazione, verricelli delle scialuppe etc.)!

Di nuovo, rispedendo al mittente l’offensivo modo di riferirsi alle parti civili del legale della compagnia, possiamo dire che quello che conta in questo processo è ciò che dicono i testimoni e le perizie, mentre quello che afferma l’Avv. De Luca alle telecamere non conta nulla, o meglio, parafrasandolo, si può dire che conta da zero in giù (rectius dal ponte zero in giu!)

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Un pensiero su “Udienza 12.11.2013 – Di Piazza e Borghero

  1. GGGL

    È proprio un simpaticone mister de luca {rigorosamente minuscolo}. Si presenta in tv e come DIO sceso sulla terra che ci spiega la nascita di essa…! 😀
    Poi un altra domanda ma è il giudice del processo o il difensore dell’indifendibile? Non credevo esistesse l avvocato del diavolo.
    Comunque a sua eccellenza le auguro una bella CROCIERA COSTA CON UNA BELLA TOCCATTINA DA 75 METRI SU UN BELLO SCOGLIETTO SEMISOMMERSO mentre magari sta cenando o si sta gustando un bello spettacolino a teatro…forse poi se riuscirà ad uscirne vivo le parole offensive studiate su di un copione saranno bloccate dal suo cuore dopo aver provato per ore la vera paura di morire….ATTORE!

    PER IL POOL GIUSTIZIA PER LA CONCORDIA ANCORA GRAZIE….UN NAUFRAGO!

    Rispondi

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