Una moderna Pompei: viaggio nel tempo a bordo del relitto della Concordia.


imageA contemporary Pompei: trip back in time inside the wreck of the Concordia.

by Massimiliano Gabrielli

The inspection onboard the half-sunk ship just off the island of Giglio, has been a unique experience that has enriched us, both for the investigation-trial profile and from the human side. With this state of mind, half men and half lawyers, we climbed aboard the Concordia on January 23, 2014, and we have, for the first time with the exception of the rescuers, set foot inside the bridge of the ship.

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The immediate feeling, crossing the decks and watching from outside the cabins and hallways, on one side perfectly intact while the other is stinky and covered of rotten seaweed, was to attend a snapshot of the shipwreck, everything has remained exactly as the passengers and crew hurriedly left it to escape from the sinking that was quickly flooding the internal bridges: the bags, personal items, mobile phones and radios still attached to battery chargers, maps and documents on the ground and even the buttons and switches on the dashboard on the bridge, in exactly the position they were touched one last time by the officers, exactly as in Pompeii; but the ship, in this case, also shows itself as a huge monument to human stupidity and absurdity.

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However, we have been able to verify some really fundamental aspects, the panoramic elevators were stuck on different floors and not to the fourth deck, and, as a good amateur computer expert, I personally have found a computer inside the control panel, completely unrecognizable from the outside by marine fouling, which, together with two other PCs, has been removed by experts and hopefully will provide data of internal emails with Costa ground base or other data about the digital maintenance register of the ship, as we only have a backup of this data, provided by the same Costa Crociere. The feeling that this criminal trial is always missing a piece, and that Costa has not said everything, is still in the air, but we always find the time and fertile ground to debate with the media about the despicable attitude of the giant Cruise Company.

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La visita alla Concordia

di Cesare G. Bulgheroni

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Con Alessandra Guarini e Massimiliano Gabrielli il 23.01.2014 sono andato a bordo della Concordia. Alle 9 ci siamo trovati come da programma all’hotel Demo del Giglio, quartier generale della Titan-Micoperi, dove ci hanno informato di cosa avremmo fatto a bordo e di come ci saremmo dovuti comportare: riunione principalmente incentrata sulla nostra sicurezza, l’impressione era che, al di lá della gentilezza che sicuramente gli uomini del cantiere ci hanno riservato, saremmo stati solo un impiccio per loro.

Partiamo col secondo gruppo verso le 11.30 dal molo del Giglio: prima di partire ci forniscono di microscopici – ma scommetterei efficienti! – giubbetti di salvataggio e di un caschetto da cantiere. Ci fanno salire in una decina circa su una pilotina che in meno di 5 minuti ci porta sotto bordo.

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Il mare é grosso e piove e mentre ci avviciniamo al relitto, e proprio noi che abbiamo il vezzo di sdrammatizzare qualunque cosa, stavolta abbiamo tutti un’aria corrucciata. Siamo consapevoli che questo non sarà solo un sopralluogo per un momento processuale, sappiamo che stiamo invece andando a respirare la stessa aria che hanno dovuto respirare i nostri difesi durante la sciagura.

imageLa nave ancora prima di salirci ci si presenta per quello che é: un ammasso triste e sinistro di ferro arrugginito, non ha più nulla che ricordi quello che voleva essere quando ha navigato. É veramente orrenda. Nonostante si intravedano a bordo tanti operai, la nave sa di totale abbandono e di pericolosità latente…hanno certamente ragione i gigliesi a volerla vedere andare via al più presto.

Queste navi da crociera, si sa, non sono veramente costruite per godere del mare e della navigazione: sono praticamente degli enormi “container” adattati ad ospitare in movimento il maggior numero possibile di persone in uno spazio il più economicamente gestibile. Sono dei semplicissimi, e nei materiali, modesti “albergoni vista mare” senza nessuna pretesa nautica diversa dalla galleggiabilità che, quale unica velleità, vorrebbero illudere i passeggeri di poter vivere una vacanza lussuosa. Vista così, incagliata, arrugginita e spoglia, la Concordia appare proprio per quello che é tolti gli orpelli: un ammasso di povera ferraglia ricoperta di plastica colorata, ora cristallizzata e immobile nella sua inutilità di velleitario motore di sogni con lo sconto.

imageUna metafora del tempo che stiamo vivendo, l’immagine inequivocabile di quello che hanno vissuto i nostri difesi: una nave finta e senza pretese che avrebbe sempre dovuto funzionare da sola. La presunzione, dunque, che la nave non avrebbe mai dovuto avere bisogno di un vero equipaggio esperto, l’imperdonabile errore di chi ha messo per mare quel brutto albergone ora mostruosamente semi affiorante.

A conferma dell’impressione di avere davanti un brutto edificio disastrato vi si sale a bordo attraverso un’impalcatura fatta di “tubi Innocenti” appoggiata alla fiancata della Concordia: dobbiamo salire una serie di rampe di scale attraverso i cui scalini vedi sotto di te il mare scurissimo. Arriviamo all’ultimo ponte, l’undicesimo, e finalmente saliamo davvero a bordo. É tutto sporchissimo e arrugginito. I rivestimenti di plastica colorata delle pareti sono quasi tutti saltati via e lasciano vedere la nuda ossatura della struttura della barca: tubi e pareti di ferro, tutto apparentemente nemmeno molto solido. Da dove siamo noi, più o meno al centro dello scafo, vediamo sotto di due ponti la piscina principale in cui è stata montata la base di una enorme gru che si vede anche da terra. Si vedono ancora dei lettini mezzi sfondati e delle sedie di alluminio intorno alla piscina…tutto é sporco, si sente un forte odore di ruggine.

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Entriamo dall’11mo ponte nell’interno della nave in prossimità di una scala: all’interno siamo subito colpiti dall’odore di muffa e di salsedine, dal buio interrotto solo da alcuni riflettori attaccati ai soffitti o, meglio, a quello che rimane dei soffitti. Infatti sono praticamente saltati tutti i pannelli di rivestimento e vediamo le controsoffittature a nudo ai cui travetti sono attaccati i riflettori. Sentiamo, terrorizzante, il rumore dell’acqua che sciaborda contro le pareti più in basso e maledettamente vicina. Dalle scale che facciamo, ricoperte da una viscida moquette, scendiamo verso il ponte 8…guardando verso il basso vedi il buio e senti il mare vicinissimo e dentro la nave. L’effetto é davvero shockante: l’ambiente intorno, sporco, puzzolente, in buonissima parte ricoperto da ruggine nelle parti che erano sott’acqua, ancora del tutto bagnato alle pareti e per terra, buio, sta diventando claustrofobico e il rumore dell’acqua a pochi metri da noi che non puoi vedere per il buio ma che intuisci ci terrorizza.

imagePensiamo a chi era lì in quelle ore: credo che chiunque di loro abbia percepito che la sua vita era in gravissimo pericolo. Certo é che su quelle dannate trappole chiamate navi da crociera non ci metterò mai piede. Arrivati al ponte 8 facciamo una svolta verso destra per dirigerci verso la zona di prua della nave (prua che é tuttora completamente sott’acqua) verso cioè il ponte di comando. Arriviamo a una balaustra che da su una sorta di enorme apertura che va dal ponte più superiore fino al ponte 2 in basso ed in cui correvano 4 ascensori panoramici.

La scena stavolta lascia tutti senza fiato: un ascensore é fermo al ponte 8 in cui siamo noi e da una porta divelta e sfondata si vede l’interno della cabina. Un’altra cabina é ferma più sotto e sfiora l’acqua che ora é completamente visibile nel pozzo sotto di noi: dalla balaustra infatti vediamo 4/5 ponti sotto di noi l’acqua che sciaborda nello spazio enorme sotto. Le altre due cabine degli ascensori panoramici sono completamente sommersi dall’acqua e dunque invisibili…10 metri sotto di noi vediamo chiaramente l’acqua del mare, in uno spazio enorme, nera, mortale.

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É drammatica la sensazione di essere su un qualcosa che potrebbe in un momento essere sommerso dal mare che non solo é tutto intorno a noi ma che é già dentro le pareti della nave a troppi pochi metri da noi. Chi ascolti ora con la propria parte istintuale le proprie impressioni sente l’alito della morte intorno a sé. Ci avviamo nel corridoio che da quell’orrendo androne porta verso il ponte di comando. Passiamo in un corridoio assolutamente claustrofobico, bagnato, sporchissimo, puzzolente di muffa e illuminato dai soliti riflettori attaccati alle traverse scoperte della controsoffittatura – i pannelli di ferro che la ricoprivano sono quasi tutti saltati via e anche qui si vede la struttura in ferro della nave a nudo – corridoio sul quale si aprono tantissime cabine: le porte di molte sono socchiuse e vi si può sbirciare dentro.

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É un altro shock: li si vedono le scene di vita e di panico che si sono susseguite: vedi ancora i bagagli sopra i letti pronti. Vedi alcune delle finestre che si sono rotte e senti il vento che passa sibilando tra i mobili…un ombrello pieghevole, altre valigie abbandonate nel corridoio…ci vuole poco a immaginarsi le urla di terrore di chi si é trovato in quel budello al buio, con la nave che si inclinava sempre di più… Arriviamo finalmente all’entrata del ponte di comando preceduta da una piccola stanza che ci dicono essere stata la “safety room”: qui vediamo sulla scrivania che corre lungo tutta la parete di fondo alcune tastiere di PC, alcuni monitor, tante carte buttate alla rinfusa, una piccola stampante, un paio di telefoni. Per terra alcuni raccoglitori ad anelli contenenti i manuali delle procedure antincendio…tutto disordinatissimo e si percepisce abbandonato di corsa da chi era rimasto in quella zona finché possibile. Appena fuori dalla safety room alle pareti il ruolo di appello in un’elegante e tuttora cromatissima cornice…anche quel ruolo di appello ci suona falso e fuori posto: bello ed elegante nella forma, indicava chi doveva fare cosa in caso di emergenza é poi rimasto del tutto inutilizzato nella sostanza nel momento in cui sarebbe servito.

Entriamo in quello che resta del ponte di comando: l’ambiente é davvero enorme e, siccome completamente dotato di finestratura dal pavimento al soffitto, teoricamente luminoso. Ciononostante rimane claustrofobicamente buio per essere le finestrone completamente opache: da una parte, quella sinistra, per lo sporco accumulatosi nei due anni dal disastro, dall’altra, quella rimasta sommersa fino a settembre, le finestre sono del tutto ricoperte da piante marine che già erano cresciute dentro. Praticamente l’unico squarcio di luce proviene dalla rottura di uno dei finestroni posizionato più o meno al centro del ponte…da lí ti accorgi di quanto la superficie del mare sia vicina e minacciosa.

imagePeraltro, sotto i tuoi piedi la struttura della nave ti sembra di sentirla muovere, beccheggiare debolmente. Il personale del cantiere ti dice che é solo una sensazione ma se guardi a terra attraverso lo squarcio nella vetrata ti accorgi che il beccheggio é comunque seppur lieve certamente reale e anche questo contribuisce alla percezione macabra che stiamo vivendo. Il pavimento “flottante” del ponte di comando é completamente saltato via e dobbiamo camminare tra una traversa e l’altra che reggevano appunto i pannelli del pavimento: é ancora tutto bagnato, umido, scivoloso, ci sono i resti dei cavi che correvano sotto questi pannelli del pavimento. Dall’alto pendono pericolosamente altri pannelli in metallo parzialmente divelti e cavi arrugginiti: camminare é difficile e francamente pericoloso, come in un cantiere in cui abbiano demolito le pareti e le macerie siano ancora a terra.

Solo una parte del ponte di comando é da noi visitabile poiché la parte che era sott’acqua, oltre ad essere visivamente del tutto in rovina e parzialmente coperta da piante marine, é anche colma di materiale marcito, dei pannelli saltati via dal pavimento, da cartacce marcescenti. Solo alla parete di fondo in alcune scaffalature sono visibili alcuni raccoglitori ad anelli il cui contenuto sarà verificato ma che apparentemente sembra del tutto marcio.image

La plancia vera e propria dalla parte sinistra sembra ancora del tutto in ordine: fa molta impressione vedere i tasti riportanti le scritte “allarme generale” e “abbandono nave”, tasti che qualcuno ha voluto non pigiare o che qualcuno ha voluto non fossero pigiati quando sarebbe stato necessario. Quei due tasti rossi se pigiati quando era il momento avrebbero forse potuto salvare tante vite…questo pensiero ci fa rabbrividire.

La plancia é già stata “saccheggiata” – quasi tutti i computer erano già stati presi ed esaminati durante le indagini – ma nella parte che era rimasta sommersa viene trovato ed asportato davanti a noi un altro computer completamente arrugginito e rovinato nella parte esteriore. La speranza é che i dati li eventualmente conservati possano essere ancora estraibili. Una nota patetica: vediamo un mini frigorifero vicino alla plancia che era rimasto aperto e che conteneva ancora un cartone di latte scremato e uno yogurt magro.

Vengono scattate diverse immagini dal fotografo incaricato dal Tribunale mentre a noi, nonostante la richiesta espressa al riguardo, non é stato consentito; addirittura ci é stato duramente ricordato che se lo avessimo fatto avremmo commesso il reato di inosservanza dei provvedimenti dell’autorità!

imageDei passeggeri non era invece stato ammesso nessuno e, anzi, anche di noi avvocati di parte civile il tribunale ha imposto prima del sopralluogo un numero massimo! Tutto ciò continua ad impensierirci e crediamo che la pubblica opinione ne debba essere informata perché ci sentiamo delle parti processuali poco considerate nonostante siamo rimasti gli unici a stimolare il tribunale a ricostruire la realtà storica dei fatti: anche il sopralluogo di ieri, tra l’altro, dipende dalla nostra richiesta di approfondire la perizia perché non sappiamo perché non abbia funzionato il motore diesel generatore di emergenza, come non sappiamo perché gli ascensori non siano tornati al ponte 4 come necessario e previsto per motivi di sicurezza perché li erano le muster station, e così perché ancora non sappiamo se le porte stagne prima dell’urto contro gli scogli fossero aperte o no! E la perizia agli atti queste fondamentali circostanze non le ha verificate! 

Ci fa impressione rilevare che il responsabile del cantiere, incaricato dallo stesso tribunale quale custode, ne abbia invece già fatte a centinaia di fotografie. Come ci fa impressione rilevare che il cantiere sia gestito da una società incaricata e pagata da Costa Crociere che é una parte del processo…e così ci fa impressione rilevare che durante il sopralluogo oltre ad essere presente l’avvocato di Costa responsabile civile e l’avvocato di Costa parte civile (!) fosse presente personalmente anche il vice presidente della Costa crociere stessa.

imageIl nostro sopralluogo guidato – non abbiamo potuto vedere nulla di diverso da quanto qui riportato e non siamo mai stati lasciati soli come se la preoccupazione fosse tutta circa quello che avremmo mai potuto combinare (magari prendere qualche foto per ricordarci che cosa abbiamo veduto!) – finiva così con il nuovo accompagnamento verso il ponte 11, attraverso il corridoio delle cabine, oltre l’atrio degli ascensori che scendono in quel mare scuro, su per le scale buie dove senti in fondo il mare che ti aspetta e fino all’aria aperta finalmente e alla liberazione da quella maledetta nave.

Neanche noi ci dimenticheremo più la nostra permanenza a bordo della Concordia!

Cesare G. Bulgheroni, membro di “Giustizia per la Concordia”

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8 pensieri su “Una moderna Pompei: viaggio nel tempo a bordo del relitto della Concordia.

    1. Cesare bulgheroni

      Grazie a te Edoardo…quando ti toccherà salire vedrai che fa un effetto forte. A presto! Cesare

      Rispondi
  1. michaelvee

    grazie per il rapporto puntuale, dettagliatissimo e anche umanamente toccante. Essendoci, ormai, abituati alla vista del mostro nell’ingannevole formato TV di casa, in cui sembra piccino ed innocente, statico poi e vicinissimo alla terra ferma, appoggiato come stesse tranquillamente dormendo, o magari con quell’aspetto invitante delle foto pubblicitarie, piccolino davanti all’orizzonte infinito, no ci si rende conto, ma é proprio come scrivete e occorre sempre ricordarlo: “…chiunque in quella notte era sulla nave ha percepito che la sua vita era in gravissimo pericolo.”

    Rispondi
  2. Sergio

    Bravo Cesare, davvero prosaico il tuo racconto, anche se temo non servirà a niente: Davide che sconfigge Golia è solo una favola per bambini.

    Rispondi
    1. cesare bulgheroni

      Bhè, noi siamo combattenti e non demordiamo…su quella nave sono venuti anche i giudici e un’idea del pericolo che i nostri clienti hanno corso non possono non essersela fatta; conto molto su quella impressione adesso perchè Costa venga stangata!

      Rispondi
  3. Tito Spiccia

    Grandiosa trasposizione di una emozione vera. Grazie per averla condivisa così nel profondo. Buon lavoro Cesare. TITO

    Rispondi

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