Archivio mensile:gennaio 2014

Concordia due anni dopo: Costa Crociere non ritiene doveroso consentire le commemorazioni

mappa_isoladelgiglio13 gennaio 2014, due anni dal naufragio della Costa Concordia, e probabilmente l’ultima occasione per i passeggeri, e sopratutto PER I FAMILIARI DELLE 32 VITTIME decedute, per vedere la nave prima che venga rimossa e rendere un rispettoso tributo di memoria all’evento catastrofico che ha trasformato improvvisamente una tranquilla crociera invernale, in ore di smarrimento, attesa e terrore al freddo sui ponti, un incubo che in moltissimi non dimenticano e dal quale altri non torneranno più.

Un DOVEROSO tributo di rispetto e di memoria ad una tragedia epocale, ma non per tutti.

Infatti la compagnia Costa Crociere, che l’anno scorso organizzava e finanziava la trasferta da e per l’isola del Giglio in occasione del primo anniversario del naufragio, quest’anno non si è minimamente sentita in dovere di fare qualcosa, ed anzi, ha evidentemente pensato bene che, oltre a risparmiare soldi, questo allontanerà l’attenzione ed impedirà, di fatto, alla maggior parte delle persone e dei sopravvissuti di raggiungere l’Isola ed a chiunque di rientrare la sera  a terra dopo le celebrazioni organizzate dal Comune dell’Isola.

UnknownLa compagnia di crociere sa benissimo che in questa stagione l’ultimo traghetto serale della Toremar per Porto S. Stefano, parte alle 17,30 e quindi non consente di poter partecipare alla commemorazione principale, ovverosia la solenne messa con fiaccolata, per finire in porto con il suono delle sirene di tutte le imbarcazioni in porto alle 21:45:07″ (ora dell’impatto sugli scogli delle scole) e la benedizione della lapide posta a memoria delle vittime.

Se a questo aggiungiamo che di inverno sull’isola c’è un solo albergo aperto, il risultato è CHIARO!

COSTA S.p.A. ha buttato a mare ed abbandonato a loro stessi per la seconda volta i passeggeri della Concordia, e non solo se ne infischia dei naufraghi e dei familiari delle vittime, ma quel che è peggio dimostra anche in questa occasione una deliberata volontà nel privilegiare sempre scelte di tutela del proprio patrimonio e della propria immagine commerciale, piuttosto che il rispetto e la sicurezza delle persone.

Sin da subito la Costa Crociere fece un clamoroso tentativo per allontanare i naufraghi dal Giglio e dalla nave semiaffondata, inviando l’anno scorso una VERGOGNOSA lettera a tutti i sopravvissuti, con la quale li invitava calorosamente a NON recarsi sull’isola per la 1a ricorrenza del naufragio, nell’evidente desiderio di sminuire l’importanza dei fatti e far dimenticare ai più ed al più presto le proprie gravissime responsabilità nella tragedia.

Il Sindaco del Giglio Sergio Ortelli si sta prodigando per organizzare una corsa serale speciale con la compagnia di traghetti, ma certamente la Toremar non ha a disposizione sovrabbondanza di navi e di personale come invece il colosso Costa, che tuttavia non ritiene affatto suo dovere agevolare gli ex-passeggeri e consentire la commemorazione sull’Isola. Anzi, fa di tutto per impedirlo.

ticket anniversarioIl sit-in dei passeggeri della Concordia, viceversa, si svolgerà regolarmente lunedì 13 gennaio 2014 presso il Teatro moderno di Grosseto, adibito ad aula del processo penale contro Schettino, per osservare qualche minuto di silenzio a suffragio delle vittime, nella intenzione, con la loro presenza, di sensibilizzare il tribunale ad allargare il confine della ricerca delle responsabilità, e far sentire che, dietro gli avvocati delle parti civili, ci sono PERSONE e FAMIGLIE INTERE, che hanno rischiato la vita con ore di terrore, e pretendono GIUSTIZIA e RISPETTO.

UN RISPETTO CHE COSTA CROCIERE DIMOSTRA AD OGNI OCCASIONE DI NON AVERE

Annunci

SIT-IN dei passeggeri nel processo Concordia – lunedì 13.01.2014

ticket anniversarioConfermato l’evento organizzato dal pool Giustizia per la Concordia in occasione della seconda ricorrenza del naufragio della nave Costa Concordia per il giorno 13 gennaio 2014 ore 09,00 presso l’aula di udienza al teatro Moderno di Grosseto.

Nonostante la agitazione nazionale della categoria degli Avvocati indetta per quei giorni a livello nazionale (13,14 e 15 gennaio), e la intenzione manifestata dai difensori dell’imputato Francesco Schettino, di aderire allo sciopero, la cancelleria del tribunale ci ha appena confermato che l’udienza del 13 gennaio verrà aperta come previsto presso il Teatro Moderno e, preso atto della astensione, verrà disposto il rinvio all’udienza del 27 gennaio 2014, consentendoci dunque di osservare preliminarmente qualche minuto di silenzio in suffragio delle vittime e svolgere la nostra manifestazione in ingresso della aula. L’udienza del 14 gennaio, viceversa, non si terrà.

FB contactsMassima attenzione da parte dei media, televisioni e stampa nazionale ed estera, ed eccezionale interesse da parte dei passeggeri e dell’intero popolo di internet (ad oggi 5.884 visualizzazioni su facebook del post relativo all’evento), e quindi confidiamo in una ampia e solidale partecipazione alla marcia pacifica dei passeggeri verso il Teatro ed al successivo sit-in di protesta, al fine di sensibilizzare il Tribunale e la Procura di Grosseto a tutelare e garantire gli interessi delle parti civili e della collettività tutta, anche attraverso il riconoscimento del DANNO PUNITIVO a carico della responsabile civile, e pretendere dalla compagnia Costa Crociere maggiore RISPETTO per i naufragi ed una offerta per risarcimenti ADEGUATI senza aspettare la fine del processo.

Giustizia per la Concordia, appunto!

A seguire ed in uscita dal Teatro chi lo desidera potrà recarsi presso l’isola del Giglio, ove si svolgerà un programma di celebrazioni, molto sobrio rispetto allo scorso anno in modo da privilegiare la preghiera e la riflessione, terminando con una processione con fiaccolata ed il suono delle sirene di tutte le imbarcazioni in porto all’ora dell’impatto (21,45,7″). Il Sindaco del Comune dell’Isola in persona, Sergio Ortelli, ci ha anticipato il programma pregandoci di “estendere l’invito ai naufraghi che sono e saranno sempre accolti con affetto dai gigliesi“. QUI DI SEGUITO IL LINK AL PROGRAMMA COMPLETO Lunedì 13 gennaio 2014 programma definitivo Giglio

Appuntamento quindi per tutte le parti civili, le loro famiglie, i loro difensori ed amici, tutti i passeggeri anche se già risarciti e chiunque voglia partecipare all’evento, per il giorno 13 gennaio 2014, al meeting point presso l’hotel Airone di Grosseto (via Senese n.35) per le ore 08,30, onde potersi riunire, conoscersi e coordinare, ed avviarci in corteo pacifico verso il Teatro moderno, presso il quale si svolgerà l’udienza ed il Sit-In; in alternativa potrete recarvi direttamente presso il Teatro in Via Tripoli n.33. Non ci saranno striscioni o cartelli quale forma di rispetto alle vittime e di decoro del luogo ove ci si troverà che, seppure all’interno di un Teatro per ragioni organizzative, rappresenta pur sempre il Tribunale di Grosseto.

NON E’ NECESSARIO ACCREDITARSI PRIMA, ma sarebbe consigliabile ed opportuno per motivi organizzativi e di sicurezza all’ingresso del Teatro, presidiato dalle forze dell’ordine e dagli addetti di Cancelleria, fornirci per email il prima possibile i dati di chi voglia partecipare (nome, cognome, data di nascita e residenza, ruolo – es. passeggero, familiare, dipendente della Costa, cittadino del Giglio, supporter etc.), al fine di evitarvi inutili attese la mattina del 13 gennaio. La mail di riferimento è giustiziaperlaconcordia@agenzialegale.net

in ogni caso Confermate tramite facebook la vs partecipazione alla manifestazione e condividete con i vs. conoscenti l’evento!

VI ASPETTIAMO IN MASSA CON I VOSTRI FAMILIARI E VI INVITIAMO A DIFFONDERE IL PIU POSSIBILE LA NOTIZIA SULLA INIZIATIVAVOLANTINO COSTA-1

VOLANTINO COSTA

Udienze 09 e 17 dicembre 2013 – De Falco e Ambrosio

de-falco-ap

Il processo prosegue il 09 dicembre nella audizione dei testi chiave del PM, aprendo l’udienza con l’ammiraglio Ilarione Dell’Anna, all’epoca a capo della Direzione marittima di Livorno, che riferisce sopratutto riguardo la organizzazione dei meccanismi di soccorso militari.

In aula è come sempre presente l’imputato Francesco Schettino, che non sfugge all’appuntamento con il teste più atteso dai media, il Comandante Gregorio De Falco (Capo Sezione della Unità Operativa della Capitaneria di Porto di Livorno) che è stato chiamato a testimoniare sui fatti accaduti la sera tra il 13/14 Gennaio 2012.

Da quanto riferito è emerso un quadro drammatico sulla gestione del sinistro da parte del Comandante Schettino MA ANCHE degli altri Ufficiali della Costa Concordia.

Tale racconto va incrociato ed è corroborato anche dalla testimonianza dell’Ufficiale di seconda Ciro Ambrosio il quale, alla successiva tornata di udienza, per la verità sorprendendo per la decisione di non avvalersi della facoltà di non rispondere (essendo ancora imputato nel processo attualmente pendente avanti alla Cassazione a seguito della impugnazione della sentenza di patteggiamento da parte della Procura Generale di Firenze), ha confermato anche il coinvolgimento della società armatrice nella tragicità degli eventi.

Infatti, a seguito dell’urto contro gli scogli che provocava una falla a poppa nel lato sinistro della nave, il Comandante Schettino, anziché contattare la Capitaneria di Porto competente per allertare i soccorsi, telefonava con il cellulare in dotazione alla plancia, al responsabile dell’unità di crisi Sig. Ferrarini con il quale si tratteneva lungamente, e che con ogni probabilità suggeriva al Comandante di aspettare a dare il segnale di emergenza.

Ancora più significativo è sapere che la Capitaneria di Porto di Livorno diretta da De Falco veniva allertata dai Carabinieri di Prato, a loro volta contattati da una parente di una signora a bordo, perché questa signora aveva avuto notizia dalla sua parente che la nave era al buio, che c’era stato un momento in cui alcuni oggetti ed un controsoffitto erano caduti a terra in conseguenza di un urto e che molte persone avevano indossato un giubbotto salva gente.

La Capitaneria di Porto di Livorno, tramite il sottocapo scelto Tosi responsabile delle comunicazioni, contattava più volte la Costa Concordia per avere maggiori dettagli sulla situazione a bordo, ricevendo dal personale della Nave rassicurazioni sul fatto che l’unico problema fosse un Black-out in fase di risoluzione, senza alcun accenno alla falla (si era già ascoltato tali conversazioni quando venne escusso l’ufficiale cartografo Canessa, che si occupava di rispondere alle chiamate VHF della Capitaneria), mentre Schettino si confrontava  telefonicamente e (non a caso) fuori dalla portata dei microfoni recorder di plancia, con il responsabile a terra della Costa.

Le diverse chiamate della Capitaneria erano seguite da lunghi silenzi e da affermazioni non corrispondenti a verità. Ciro Ambrosio ci confermerà che i silenzi erano dovuti al fatto che si chiedeva al Comandante cosa rispondere e lo stesso ordinava di rassicurare gli interlocutori.

 La discordanza tra il racconto dei Carabinieri di Prato rispetto alla situazione descritta a bordo nave determinava la Sala Operativa della Capitaneria di Porto di Livorno ad allertare le proprie unità di soccorso e ad iniziare a dirottare le navi in aiuto della Costa Concordia.

Alle 22.26.34 viene riferita anche l’ingresso della via d’acqua.

Sentendo la conversazione con la Costa Concordia, un pattugliatore della Guardia di Finanza (n. 104) si proponeva di dirigersi verso il luogo del sinistro e alle 22.29 riferiva sulla situazione della Nave, come la stessa fosse evidentemente inclinata e che quindi aveva subito un danno serio.

E’ proprio la discordanza tra la situazione rappresentata dai Carabinieri di Prato in un primo momento, e dalla Guardia di Finanza giunta sul posto, e la situazione come continuamente descritta da bordo nave, che determinava la Capitaneria di Porto di Livorno ad allertare i soccorsi. Il Comandante De Falco precisa che il servizio di soccorso, per essere lecito, presuppone il segnale di soccorso dato dal Comandante della Nave. Pertanto, alle ore 22.34, comunica personalmente con la Nave chiedendo se non fossero in situazione tale da dare il segnale di Distress (22.38).

Su insistenza degli Ufficiali in plancia della Concordia, secondo quanto afferma Ambrosio, veniva finalmente dichiarato lo stato d’emergenza e la sala Operativa della Capitaneria di Porto di Livorno provvedeva a far decollare gli elicotteri e a far dirottare le navi verso la Costa Concordia.

Solamente alle 22.58, un’ora e un quarto dopo l’urto, la Concordia comunicava l’avvio delle operazioni di evacuazione della Nave (abbandono nave). La Sala Operativa della Capitaneria di Porto di Livorno spiegava, quindi, alla Concordia l’organizzazione degli aiuti per le relative operazioni, ma la stessa riferiva di essere in grado di fare l’evacuazione con i proprio mezzi. Comunque, la Capitaneria ribadiva che anche altre navi sono a disposizione per collaborare all’abbandono nave.

Il Comandante De Falco descriverà i successivi e noti contatti con il Comandante Schettino e con la Nave Costa Concordia, divenuti sempre più radi, poiché, a suo dire, ormai inutili.

Anziché poter contare sul Comandante Schettino per provvedere e coordinare i soccorsi, infatti, De falco si trovava di fronte al seguente scenario: nessun aggiornamento affidabile sul numero delle persone a bordo, il Comandante della Nave si trovava su una scialuppa e da quel luogo pretendeva di coordinare le operazioni di abbandono nave (sic!) e si rifiutava di risalire a bordo, i soccorritori si trovano su una nave che non conoscevano, inclinata ed al buio.

Il massimo dell’assurdità secondo de Falco è stata l’indicazione delle persone a bordo da parte del Comandante Schettino il quale riportava una stima effettuata dalla sede di Costa Crociere (a Genova)!!! Grazie agli otto elicotteri e al numero ingente di navi soccorritrici, il Comandante De Falco poté avere stime più attendibili sul numero di persone ancora presenti a bordo e salvarne un gran numero.

De Falco spiega che nella gestione del soccorso, il ruolo del Comandante è importante perché il Comandante è l’anello centrale di una serie di servizi che si sviluppano a bordo in fase di soccorso. Tutto il soccorso fa capo direttamente o indirettamente al Comandante della Nave. E’ sempre il dominus della situazione. L’art. 295 c.nav. assegna al comandante della nave tutte, ed in via esclusiva, le responsabilità che ineriscano sia la manovra, sia la navigazione in senso complessivo, quindi anche la salvezza e la sicurezza della nave.

Il riferimento al Comandante della nave da parte della Pubblica Autorità è essenziale perché il Comandante della nave dichiara quale è la situazione: c’è o non c’è la situazione di soccorso. La pubblica Autorità si deve interfacciare con il Comandante perché il comandante della Nave avrà disposto, il più possibile ordinatamente, l’abbandono della nave. Lui deve sapere quante scialuppe sono scese e se sono state riempite opportunamente, quali problemi ci sono stati durante le fasi dell’abbandono nave.

Il Comandante De Falco e la Sala Operativa hanno dovuto, quindi, attendere le planimetrie della nave che sono stati inviati dalla società armatrice. La necessità di inviare i soccorsi a bordo della Concordia era dettata dal timore che vi fossero persone intrappolate nelle loro cabine, o altri posti, e che non riuscissero a comunicare con l’esterno. Per compiere tale operazione era altresì necessaria la presenza di personale della Nave che conoscesse bene i luoghi, in primis il Comandante Schettino.

Alle ore 01.46 avveniva l’ultima telefonata, tristemente famosa, tra il Comandante De Falco e il Comandante Schettino con cui il primo tentava, ancora per una ultima volta, di far tornare a bordo il secondo, ma invano.

Schettino fuori udienza riferirà ai giornalisti che gli venne chiesto dalla Costa di rimanere dove era, ovverosia a terra.

Intorno alle 5 del mattino, con la collaborazione del personale della Costa Crociere, capitano Mattesi, veniva fornito a De Falco il nome di Martino Pellegrini quale ufficiale disponibile a salire sulla nave. Tramite il capitano Mattesi è stato contattato anche Schettino, che pareva essere sotto choc e scosso, e quindi aveva preferito interloquire prima con Bosio e poi con Pellegrini e la scelta cadeva su quest’ultimo.

La testimonianza di Ciro Ambrosio ha confermato, ancora una volta, la manovra scellerata di quella notte, fuori da ogni logica di sicurezza e prudenza, giustificando il mancato intervento degli altri ufficiali, nella consapevolezza di essere in procinto di finire sugli scogli, con il rischio di commettere ammutinamento che nessuno si sentiva di promuovere.

E’ troppo vicino, questo è pazzo!“: questo il commento sulla plancia di comando prima dell’impatto con lo scoglio mentre Schettino cenava e la guardia era tenuta da Ciro Ambrosio. La frase di commento tra Ambrosio e altri ufficiali a proposito della rotta cambiata da Schettino per fare l’accostata al Giglio, è stata ascoltata dalla registrazione su scatola nera. Nel sottofondo anche le grasse risate di sarcasmo degli ufficiali sul richiamo di Schettino al timoniere “Otherwise we go on the rocks”, “Altrimenti finiamo sugli scogli”, dopo che non venne correttamente eseguito un comando al timone dall’indonesiano Jacob Rusli Bin per due volte.

Lo stesso Ambrosio ha confermato altresì l’inerzia del Comandante nel dare l’emergenza generale e l’abbandono nave di fronte all’ormai irrimediabile perdita della Costa Concordia, le false rassicurazioni fornite alla Capitaneria di Porto di Livorno ordinate dal Comandante stesso, il coinvolgimento della società Costa Crociere, in persona del responsabile dell’unità di crisi sig. Ferrarini, nel ritardare l’abbandono nave e il caos delle operazioni di evacuazione dettato dall’assenza di un opportuno e doveroso coordinamento delle attività da parte del Comandante Schettino.

Degna di nota l’intercettazione ambientale della telefonata tra il Comandante Schettino e il sig. Ferrarini, subito dopo lo schianto, con la quale il primo afferma che si sente morire per il guaio combinato, quasi a prevedere il tragico epilogo.

A spezzare il clima da scaricabarile di ruolo e di relazioni tra i vari soggetti a bordo ed a terra, è la testimonianza del vice-sindaco del Giglio Mario Pellegrini. E dal racconto emerge pacatamente ma con forza assoluta la figura di un vero eroe della vicenda, facendo da contrappunto a chi quella notte – sotto i colori della compagnia – avrebbe dovuto fare e non ha fatto o non ha saputo fare, di chi dalla unità di crisi avrebbe potuto mettere avanti a tutto e tutti la vita e la sicurezza dei passeggeri, e non lo ha fatto, ovvero, infine, di chi, come De Falco, ha semplicemente svolto il proprio lavoro, per il quale è stato preparato e per il quale viene pagato, lasciando il posto a qualcuno che, non avendone alcun dovere e obbligo, se non morale, ha indubbiamente rischiato la vita per degli sconosciuti, con atti di lodevole coraggio e solidarietà. Il vicesindaco saliva sulla nave dalla famosa biscaglina, prodigandosi fino a mattina per aiutare e salvare le persone in difficoltà.

Sul lato sinistro si sono ritrovati in quattro. Pellegrini, un giovane ufficiale, un dottore e un commissario ed hanno pensato loro a salvare oltre cinquecento persone. “La gente urlava, si urlava addosso. Si spingeva, scavalcava bambini, anziani. Avevano tutti paura… l’acqua continuava a salire. Nell’acqua alla fine abbiamo trovato 8, forse 9 persone che non riuscivano a passare. Erano le ultime però. avevo le mani ferite e insanguinate dalla fatica. E’ stato lo sforzo finale, le abbiamo tirate su a mano, spinte verso l’alto con la corda, c’era una ragazza ferita asiatica ma col dottore siamo riusciti a far passare tutti. Quando sono stati all’aria aperta il panico si è calmato. Una volta fuori tutti hanno capito che c’era speranza, che c’erano i tender, che sarebbero riusciti a toccare terra. Così abbiamo anche avuto il tempo di coordinare la discesa, di riscaldarli con un gommone che abbiamo fatto a pezzi e trasformato in una specie di coperta. Poi abbiamo fatto altre due ispezioni per vedere se c’era ancora qualcuno sotto, per due volte, per essere sicuri. E alla fine siamo andati via“, continua.

Quattromila persone infreddolite da portare sull’isola. “Quelli della nave non sapevano neanche bene guidarli. E’ venuta la gente del Giglio a farlo. E’ gente di mare. A me piace la vigna.. Ma loro sono uomini di porto“, dice Pellegrini, che da uomo comune è sceso alle 5 di mattina da una nave abbandonata da tutto il personale della Costa.