Archivi giornalieri: 28/05/2014

Parlano i passeggeri: udienze 12, 13 e 26 maggio 2014

Palco udienzaSalgono sul palco del Teatro Moderno di Grosseto, utilizzato da oltre due anni quale aula di udienza per il maxi-processo Concordia, i veri protagonisti di questa vicenda, i passeggeri vittime del naufragio della nave da crociera, avvenuto tra il 13 ed il 14 gennaio 2012 con a bordo oltre 4000 persone.

Il loro ruolo quindi, dopo quello di parti lese dai reati contestati dalla Procura di Grosseto  a Francesco Schettino ed agli altri ufficiali/manager di Costa Crociere, ed essersi costituiti  come parti civili nel processo penale, è oggi quello di testimoni dei fatti: oltre ad aggiungere con il loro racconto, importanti tasselli sull’enorme mosaico di informazioni che il Collegio di Giudici dovrà ricomporre per la ricostruzione dell’evento in se stesso e del comportamento tenuto in quell’occasione dal Comandante e dagli altri membri dell’equipaggio, i passeggeri hanno anche offerto al Tribunale gli elementi sulle conseguenze fisiche e psicologiche subiti da loro stessi e dai loro familiari, che dovranno essere utilizzati in sentenza per quantificare il risarcimento del danno in loro favore. Ricordiamo che la loro testimonianza è stata acquista su iniziativa degli avvocati di parte civile, avendo i PM rinunciato a sentirli.

Abbiamo così assistito ad una lunga serie di testimonianze di persone che, pur raccontando tutti gli stessi fatti ed evidenziando tutte la totale impreparazione da parte dell’equipaggio, le false informazioni ed addirittura, nei momenti più importanti, il totale abbandono a se stessi dei passeggeri e dei camerieri/cuochi/inservienti, ci hanno fatto appieno comprendere come ciascuno di loro abbia vissuto ed affrontato questa tragedia, che ancora li tormenta, in modo diverso e personale; hanno raccontato la disperazione di chi, chiedendo ad un membro dell’equipaggio sul da fare, si sentiva rispondere “save your life“, in una sorta di “si salvi chi può“, famiglie che, con anziani e bambini piccoli al seguito, sono rimaste bloccate per ore sul ponte n.4 e di chi, per imbarcarsi sulle scialuppe di salvataggio ha subito la legge del più forte dettata dal terrore ma anche dalla totale disorganizzazione, del dramma del padre di famiglia che ha realizzato di essere sul punto di morire, di chi ha lanciato in acqua i propri figli, od è rimasto bloccato a bordo delle scialuppe incagliate sul fianco della nave inclinata ed è dovuto risalire a bordo della concordia attraverso una fune, rimanendo scalzo fino al mattino, e poi, di nuovo senza aiuto od indicazione di qualcuno che sapesse cosa fare, ha deciso di portarsi sul lato destro della nave ed attraversare i corridoi inclinati a 45% della Concordia, trasformatisi in scivoli totalmente al buio, e per alcuni, purtroppo, in tunnel mortali.

E così, in una interminabile processione di testimonianze, eguali fra loro ed allo stesso diverse una dall’altra, NESSUNO dei passeggeri riesce ancora oggi, ad oltre due anni di distanza, a reggere l’emozione, e TUTTI, raccontando i momenti più bui e drammatici dei loro ricordi con la voce spezzata dalle lacrime, si soffermano sull’insuperabile dramma vissuto nel momento, durato ore, in cui hanno realizzato di essere sul punto di morire e di non poter più rivedere i propri figli ed i propri cari. Le loro vite sono cambiate, ci hanno raccontato gli effetti di quello che viene definito ed è stato loro diagnosticato come Post Traumatic Stress Disorder (conseguenze sulla psiche di una persona per la partecipazione ad un evento catastrofico) con danno biologico anche fino al 30%, incubi ricorrenti e flashback anche diurni, incapacità di dormire una notte intera, la irritabilità per alcuni ed il senso di impotenza e la perdita di spinta verso l’affermazione nella propria vita per altri, l’evitamento da parte di tutti per situazioni come imbarcarsi su una nave – ma anche solo trovarsi in luoghi affollati od al buio, che fanno riaffiorare il terrore e l’ansia di quei momenti, e che qualcuno di loro ha definito come un mostro dormiente, in attesa di riaffiorare quando meno te lo aspetti; ci hanno raccontato delle visite psicologiche e per molti anche dallo psichiatra, degli psicofarmaci, e della totale assenza di supporto, ancora una volta, da parte di Costa Crociere (in qualche caso ha inviato un medico che ha parlato per circa due ore con i passeggeri, in altri casi ha scritto qualche lettera dichiarandosi disposta a rimborsare solo fino a 500 euro per le spese mediche e il supporto psicologico); non riescono a superare questa cosa, che è evidentemente più grande di quanto pensavano, ancora oggi nessuno di loro sta bene, è evidente, eppure vengono accusati di speculare.

Forse dovrebbero ringraziare Costa Crociere per le vacanze davvero indimenticabili, ricordando la vecchia pubblicità della compagnia, veramente premonitrice, dove i passeggeri della Costa, rientrando dalle Crociere, non riuscivano a smettere di piangere e tornare alla loro normale vita.

Si è dimenticato che, oltre al sacrosanto diritto delle vittime di essere risarciti per il grave danno, patrimoniale, fisico, psichico e morale, queste persone, le sole ed uniche vittime di questa scellerata vicenda – accaduta, anche e sopratutto, perché la Compagnia non ha adottato sufficienti procedure di preparazione dell’equipaggio, pensando a fare cassa e non investendo sulla sicurezza dei passeggeri – chiedono che sia fatta davvero giustizia.

Si aspettano che Schettino sia severamente condannato in base alle sue gravi responsabilità.

Ma pretendono anche che Costa Crociere sia condannata a pagare pesantemente, così tanto che una cosa del genere non possa più accadere, semplicemente perché non gli conviene.

La funzione deterrente del danno punitivo (o dei danni morali aggravati dalla condotta, che dir si voglia) sta tutta li, una mega Società come Costa ed altre compagnie di navigazione o simili, “sente” solo il peso economico delle proprie azioni, ed è quello l’unico, vero, strumento punitivo in grado di rendere giustizia per quello che è successo ed impedire nuove tragedie.

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