Udienza 20 e 21.10.2014 – Effetto “Report”, lo stress post-traumatico e De Girolamo superstar


imageA seguito della inchiesta televisiva “Concordia nazionale” mandata in onda da “Report”, alla quale noi di “Giustizia per la Concordia” abbiamo contribuito in maniera determinante, fornendo alla giornalista Giovanna Boursier tonnellate di materiale processuale, informazioni, intercettazioni e verbali di udienza,  è stata disposta una ispezione ministeriale al RINA (registro italiano navale). Nel corso del programma, tra le molte cose che non vanno, è stata trasmessa una intercettazione telefonica tra l’Ingegner Parodi (responsabile tecnico della Costa Crociere) e l’avv. Porcellacchia (ufficio legale Costa), nella quale si parlava di boccole (la parte in cui ruota il perno delle eliche) che si surriscaldano, prove “finte” a mare delle navi (tra le quali la Concordia), e del fatto che Rina fa tutto quello che gli dice Fincantieri. Ovviamente un fatto gravissimo, che ha letteralmente fatto saltare dalla sedia il Ministro dei Trasporti Lupi, il quale ha poi immediatamente inviato i propri ispettori all’Ente di certificazione nazionale, che dovrebbe quindi essere un organo terzo e imparziale.

La cosa evidentemente ha messo in agitazione Costa Crociere, che il 20.10.2014 ha inviato il proprio legale Marco de Luca a Grosseto per rilasciare dichiarazioni fuori udienza ai giornalisti sulla vicenda “Report”: in poche parole si vorrebbe sostenere che essendo la nave di cui si parlava “in consegna” e quindi non ancora di proprietà della Costa, questa ultima avrebbe sarebbe la danneggiata e non la autrice di una cosa del genere. Peccato che a parlare con piena cognizione di causa e sapendo perfettamente come sarebbe andata a finire la questione sulla certificazione di classe, non fossero Fincantieri o Rina, ma due funzionari di vertice di Costa Crociere, che ha indubbiamente tutto l’interesse ad una consegna in termini, per non perdere due settimane (o mesi) di Crociera sulla nuova nave “in consegna” (lo dicono nella intercettazione), già prenotate e pagate dai clienti. Se poi le boccole si surriscaldano o bruciano chi se ne frega, basta andare più piano. Insomma siamo sempre lì, il parametro per l’armatore non è certo la sicurezza delle navi e quindi dei passeggeri, ma il massimo guadagno. L’Avv. De Luca durante la intervista parla di mistificazioni ma, messo sotto pressione dai giornalisti, risponde stizzito e con evidentissima difficoltà.

Inutile sottolineare che il Ministro Lupi appena ascoltata la intercettazione in televisione, non ha intravisto mistificazioni ed ha subito deciso di approfondire, mentre la Procura, presente in aula mentre quelle intercettazioni venivano sentite per la prima volta, non ha fatto nulla. E il suo mestiere è anche, sopratutto, quello di indagare.

Altra vicenda a margine della udienza è il deposito – da parte dei ns. Avvocati Cesare Bulgheroni, Alessandra Guarini e Massimiliano Gabrielli – della istanza ex art. 391 bis cpp alla Procura di Grosseto, affinché questa proceda a convocare la Cemortan. Riteniamo, come detto, che la stessa possa portare elementi nuovi rispetto alla sua deposizione in aula, avvenuta un anno fa nel processo Schettino. Fatti che sarebbero attinenti alla ns. denuncia contro i vertici di Costa e Carnival, all’ipotesi di abbandono di incapace (comandante e ufficiale sarebbero stati distolti dalla gestione dell’emergenza e dal soccorso ai passeggeri) se non proprio alla cooperazione colposa in omicidio colposo. Inoltre chiediamo di sapere perché la moldava abbia contestato la sottoposizione al test antidroga (disposto dal gip, il 17 gennaio 2012, in Tribunale) al solo Schettino e non anche agli altri ufficiali di plancia. Forse la Cemortan era a conoscenza dell’abuso di sostanze stupefacenti da parte di qualcuno in plancia quella notte?

imagePassiamo alla udienza del 20.10.2014,  delicatissima per noi del pool “Giustizia per la Concordia”: viene infatti sentito il consulente medico, prof. Giovanni De Girolamo, che ha redatto per la maggior parte dei nostri assistiti la relazione medico-legale che accerta in tutti loro la presenza e sussistenza dei sintomi di post traumatic stress disorder (ptsd o dpts), quantificando in termini percentuali il danno biologico e proponendo i parametri di liquidazione economica secondo i criteri di danno tabellare comunemente utilizzati per il risarcimento dei danni alla persona. All’esito del suo esame in aula possiamo senza dubbio alcuno dire che abbiamo avuto dalla nostra parte il massimo esperto nazionale di settore nel campo di conseguenze psichiche e psicopatologiche conseguenti alla esposizione di un soggetto ad eventi traumatici di rilevante portata.

Il professor De Girolamo, sottoposto ad esame in aula dal nostro Cesare Bulgheroni, per la prima volta, in modo esaustivo e scientifico, ha illustrato al Tribunale ed alla platea di ascoltatori un concetto finora dato per scontato e come noto a tutti, ma niente affatto approfondito: ovverosia la nozione, il fondamento scientifico, la fenomenologia clinica, le caratteristiche, i precedenti di studi su eventi catastrofici e su vittime di naufragi, e la metodologia di individuazione e classificazione del disturbo post traumatico da stress.

imageInsomma la trattazione di una “parte generale” delle relazioni peritali dei nostri clienti, che riteniamo essere stata davvero incisiva ed assolutamente convincente, anche nel paragone con il disastro delle torri gemelle, tanto da guadagnarsi la prima pagina dei giornali.

Per scendere nel caso di cui ci occupiamo, si è chiarito che laddove l’esistenza, ed anche l’eccezionalità e la gravità dell’evento traumatico non possono esser messi in discussione, come nel caso della naufragio della Concordia, “evento paragonabile soltanto all’attentato delle Torri Gemelle. Nessuno puo’ negare che l’affondamento di una nave, imprevisto e imprevedibile, al buio, in mare, con migliaia di persone a bordo, sia solo confrontabile con l’attentato dell’11 settembre a New York“, anche la presenza di un DPTS in una significativa proporzione di vittime deve essere data per scontata, nel senso che è innegabile che dalla partecipazione dei soggetti esposti a quella esperienza derivi un significativo disturbo di natura psicologica permanente, più o meno accentuato a seconda di vari fattori concausali.

Peraltro ciò è apertamente ammesso dalla stessa Costa Crociere nella lettera inviata a tutte le vittime italiane del naufragio e datata 8.2.12 nella quale si legge: “…siamo consapevoli che per Lei potrebbe essere difficile tornare alla normalità della vita quotidiana cancellando il ricordo dei momenti legati all’incidente vissuto…..proponendole…. un adeguato servizio di supporto da un punto di vista psicologico”.

Si evince quindi, e non poteva essere altrimenti essendo la nozione di DPTS del tutto scontata in una frazione di persone esposte ad un evento traumatico, e considerata l’assoluta eccezionalità dell’evento in questione, che ha fondatamente fatto temere per la propria vita a tutti i passeggeri della nave, che la stessa Costa Crociere è ben consapevole del carattere traumatico del disastro avvenuto e della ragionevole presenza di un disturbo da stress post traumatico in una buona parte dei passeggeri.

A questo punto la domanda sorge spontanea, una domanda che si porrà il tribunale quando dovrà emettere la sentenza, e che sicuramente sarà oggetto di contestazione da parte dei legali di Costa Crociere, i quali fin troppo spesso hanno accusato i nostri clienti di speculare: come è possibile che TUTTI i passeggeri che si sono costituiti parte civile, fatalmente siano affetti da stress post traumatico, tutti, senza alcuna eccezione?

La risposta e la spiegazione è fin troppo semplice ed ovvia, ma decisamente rilevante: proprio il fatto che questi passeggeri siano affetti da un grave disturbo li ha portati a non accettare la proposta transattiva di Costa crociere e li ha invece spinti a costituirsi come partI civili in questo processo; una spinta di rabbia x il senso di ingiustizia subita, e per la inadeguatezza della risposta ricevuta dalla compagnia, e non solo per la misura delle loro – pur del tutto legittime – aspettative risarcitorie. Chi sta nel processo penale, quindi, ci sta proprio perché ha subito e tuttora presenta dei sintomi da ptsd, quindi non c’è nulla di anomalo nel riscontrare tali sintomi in tutte le parti esaminate.

Anzi, spiega il professor De Girolamo, la percentuale di passeggeri costituiti come parte civile in questo processo è decisamente inferiore al numero di persone che presumibilmente sono rimaste traumatizzate in modo permanente da quella esperienza; e probabilmente i casi più gravi, in ragione di quello che viene comunemente detto fenomeno di evitamento, pur di non rivivere e dover rievocare quei momenti, hanno deciso di accettare i quattro soldi offerti dalla compagnia e chiudere il più velocemente possibile questo drammatico capitolo della loro vita. Od almeno ci hanno provato, visto che alcuni di loro, sentiti comunque come testimoni, hanno invece riferito di non aver affatto superato il problema.

Il risarcimento economico? “Ha un effetto smorzamento, facilita il decorso”. Quale la spinta a costituirsi nel processo? Riferisce il professore che “La maggior parte dei passeggeri lo ha fatto sotto la spinta intensa e perdurante di una condizione di malessere, l’aspetto risarcitorio può avere un’influenza positiva sul decorso. Non ho discusso con tutti quelli che ho visitati di questo aspetto ma è chiaro, e me lo hanno detto loro, che viene ritenuto inadeguato il risarcimento proposto dalla compagnia rispetto al carico di sofferenze subite”.

Altro punto fondamentale messo a segno attraverso l’esame delle nostro consulente, riteniamo essere stata l’illustrazione dei criteri diagnostici per la individuazione e classificazione del ptsd, dovendosi effettuare in assenza di marker biologici, come tipicamente in ogni altra tipologia di disturbo psichico. Il professor De Girolamo ha accreditato come unico e solo metodo diagnostico, universalmente riconosciuto nel mondo scientifico di settore, la somministrazione di una sorta di questionario-intervista denominato CAPS. Qualsiasi altra tipologia o forma di valutazione diagnostica, ivi compresa quella utilizzata dai consulenti di parte di Costa Crociere per sminuire gli esiti di danno biologico ad alcuni dei passeggeri da loro periziati, non è assolutamente accreditata e dunque affidabile o utilizzabile. Carta straccia.

Per quanto poi alle parti “individuali” delle perizie, si è strategicamente deciso di procedere ad un deposito in blocco delle relazioni peritali, alle quali il consulente si è quindi meramente riportato, arrivando pertanto ad una produzione degli elaborati cartacei e degli allegati, con analisi dei diversi sintomi sviluppati dai pazienti – come ricordi intrusivi dettati dalla memoria del naufragio, sogni paurosi, flash-back improvvisi estranei alla situazione contingente in cui si trovavano, dissociazioni etc tec, e la corrispondente quantificazione del danno subito per ciascun nostro cliente.

Nella stessa udienza del 20.10.2014  sono state sentite anche la Prof.ssa Raffaella Rinaldi – docente di Medicina Legale presso l’Università La Sapienza di Roma –  e la Dott.ssa Monja Della Marianna – Piscologa Clinica , entrambe consulenti  tecnici della parte civile assistita dall’Avv. Annamaria Romeo, altra Collega del pool “Giustizia per la Concordia”. In particolare la Prof.ssa Rinaldi ha tenuto a  precisare come proprio la prolungata esposizione all’evento stressante sia sfociata in  disturbo cronico, da cui scaturiscono postumi invalidanti permanenti. I naufraghi non hanno vissuto solo attimi di terrore, ma hanno trascorso ore ed ore in un drammatico crescendo di  smarrimento,  paura ed  angoscia , nel timore di non potercela fare e nella consapevolezza di poter morire lì quella notte.

La prof. ssa Rinaldi ha efficacemente  spiegato come  le piccole cose del quotidiano possano in ogni momento gettare nel panico la vittima anche a distanza di molto tempo: la vibrazione della macchina per il caffè, la voce dell’arrotino che per strada echeggia da un piccolo altoparlante  … voci, suoni, rumori, odori “distorti” dal vissuto di quella tragica notte che evocano immagini e situazioni  impossibili da dimenticare; il meccanismo che si innesta è tale da  compromettere definitivamente la “vita psichica” del soggetto leso,  che nei farmaci potrà eventualmente trovare solo sollievo, ma mai una guarigione!

 La udienza del 21.10.2014 è praticamente assorbita per intero dalla escussione dei membri  della famiglia Paulani, padovani, assistiti dall’Avv. Fabio Targa, sempre parte del ns. pool “Giustizia per la Concordia”, e dalla loro consulente, la psicologa Francesca Gnoato.

Ultima considerazione: la UNICA opposizione ad una domanda da noi fatta al consulente De Girolamo – e cioè se dalle interviste ai periziati il consulente avesse avuto percezione che questi, in parole semplici, chiedessero più soldi o piuttosto giustizia – non è arrivata dalla difesa della responsabile civile Costa Crociere, soggetto che sarà poi tenuto al risarcimento dei danni, ma è stata sollevata – incredibilmente – dalla Procura!

Una opposizione, o per meglio dire una “difesa d’ufficio” di Costa Crociere, che ancora una volta ci lascia assolutamente interdetti ed indignati: ancora una volta la Procura di Grosseto si mette di traverso su domande formulate dai legali di quelle parti processuali che il PM dovrebbe maggiormente e principalmente tutelare, ovverosia i passeggeri, uniche e sole vittime di questa vicenda!

Domanda peraltro inerente ad elementi di natura psicologica, formulata al nostro consulente psichiatra e quindi perfettamente in tema.

E, per una volta, il Presidente ci dà ragione: OPPOSIZIONE RESPINTA!

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2 pensieri su “Udienza 20 e 21.10.2014 – Effetto “Report”, lo stress post-traumatico e De Girolamo superstar

  1. michaelvee

    … niente d’aggiungere tranne i miei complimenti e ringraziamenti per il vostro virtuoso impegno!

    Rispondi
  2. Pingback: Giustizia per Norman Atlantic | BLOG UFFICIALE

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