ESAME DEL PM A SCHETTINO – udienze 2 e 3 dicembre 2014


20141206-074034.jpgLa premessa di metodo a questa relazione di udienza è un atto d’obbligo. Non procederemo, infatti, a sottolineare e commentare, secondo il metodo fin qui utilizzato, i punti sensibili per le parti civili su tutto quanto avviene in udienza, dando evidenza a ciò che riteniamo esser emerso, o che sarebbe dovuto emergere, a sostegno delle posizioni dei nostri assistiti, e le relative conseguenze o possibili influssi sul processo, sulla sentenza o semplicemente sull’accertamento della verità. Occorre invero tener conto del la circostanza che il tanto atteso esame dell’imputato non si è affatto esaurito. Tanto atteso ovviamente dai media di mezzo mondo e dai passeggeri, ma anche, e ciascuno per le proprie diverse motivazioni, da tutti i soggetti processuali: Pubblico Ministero, parti civili, responsabile civile, dai difensori dell’imputato e, sopratutto, dallo stesso Comandante Schettino, ed a buona ragione, se ci limitassimo a quanto emerso dopo l’esaurimento della sua prima parte. Due udienze, dalle 9,30 alle 18-19 di sera, che hanno ripercorso per la ennesima volta tutta la timeline dell’incidente, esplorando molte altre circostanze di contorno e connesse ai fatti oggetto della imputazione, e non solo. La prova, però, come dicevamo, non si è affatto conclusa; i giorni 2 e 3 dicembre sono stati totalmente impegnati dal dott. Leopizzi, il quale, attraverso centinaia di domande, accompagnate da slides, video/audio e trascrizioni del Dvr, è stato il primo a condurre i “giochi”. Poi, secondo un sistema procedurale che privilegia sempre la possibilità dell’ultima parola alla difesa dell’imputato, toccherà alle parti civili, al responsabile civile e come ultimo turno, ci saranno le domande degli Avvocati Pepe e Laino. E tenuto conto che, come abbiamo visto, Schettino si prepara, e con il PM si è preparato pure molto bene, non vogliamo anticipare in modo eccessivo quali saranno i punti delle nostre domande all’imputato.

L’esame dell’imputato è qualcosa che un avvocato difensore concede al processo dibattimentale con molta parsimonia ed in casi estremamente limitati. Rinunciare ai molti vantaggi di una difesa in contumacia è già una prima decisione che, in questo caso, possiamo considerare obbligata. Prima di tutto perché Schettino è importante che ci sia in aula, e non solo perché è uno che ha deciso di “metterci la faccia” (abbiamo visto che quando è toccato ai passeggeri raccontare le loro storie ha saltato a piedi pari tutte le udienze, mentre non era mai mancato a tutte le prove testimoniali condotte dal PM), ma semplicemente perché è il super-consulente della difesa. Attraverso la sua esperienza professionale, e la conoscenza della verità assoluta sui fatti, è il soggetto che più di ogni altro può essere di supporto alla ricostruzione della verità. Ovviamente cercando di far uscire fuori la SUA verità, e nella molto limitata misura e nel tempo per lui conveniente. Sottoporsi ad esame è stata sicuramente una ferma sua decisione, e, dobbiamo confessarlo, alla vigilia della prova in aula pensavamo si sarebbe rivelata una scelta suicida. Ci aspettavamo che il PM, dott. Leopizzi, che pur molto bravo ed esperto e – più di ogni altro – in possesso di una visione dettagliatissima su ogni minima piega di questo processo (con il limite – non da poco – di stare sempre ben attento a non alzare alcune pieghe che potrebbero portare in direzioni evidentemente non volute dall’ufficio inquirente di Grosseto), in una giornata di esame inchiodasse Schettino alle sue evidenti e innegabili responsabilità, immaginavamo che il Comandante venisse subissato dalle contestazioni sulle tante contraddizioni – ben presenti nelle sue istrioniche e diverse versioni dei fatti, incalzandolo tanto da farlo addirittura andare in crisi, bloccarlo e portarlo a balbettare altre contraddizioni fino a non voler proseguire oltre. Lo temevamo anche per la nostra successiva possibilità, in tale ipotesi drasticamente svilita, di affrontare con il Comandante argomenti per noi importanti, sapendo che la Procura non li avrebbe neppure sfiorati. E Il fatto che l’ansia di questo crollo psicologico la percepisse lo stesso Schettino, era emerso il giorno antecedente quando, attraverso i suoi difensori, il Comandante ha fatto sapere che non avrebbe consentito di essere ripreso dalle telecamere durante l’esame in aula. Girava insomma nell’aria la idea della definitiva crocifissione pubblica del bersaglio piú facile e comodo. Ma questo non è affatto avvenuto.

La prima giornata di udienza si è anzi conclusa in modo totalmente opposto. Per eccesso di volontà di ridicolizzare Schettino, e per la troppa sicurezza sui propri mezzi, sottovalutando la personalità e capacita dell’imputato, riteniamo che la Procura non abbia fatto un buon lavoro. Il dott. Leopizzi ha lasciato che le sue battute, le domande iniziali fuori tema e la gestualità del confronto orale tra le due parti gli venisse riversata contro. Schettino, infatti, dopo l’iniziale imbarazzo alle prime domande, ha acquisito sicurezza e, a differenza di quanto ha fatto con la Concordia, ha decisamente condotto lui “in porto” la prova, sviando con abilità il discorso e portando il PM spesso lontano dalla domanda iniziale, che rimaneva così, in troppe occasioni, uno sterile confronto tra due diverse opinioni, e quindi la domanda in tutto o in parte senza risposta. Aiutato in questo dal Presidente Puliatti, che ha dato al PM la possibilità illimitata di fare domande ed all’imputato lo spazio per rispondere nel modo che riteneva opportuno. Chiariamo: non è che Schettino abbia risposto nel modo e nel limite di quello che gli pareva e piaceva, ma ha dominato e cavalcato ogni confronto/scontro delle contestazioni del PM, rispondendo in modo coerente e logico attraverso la aggiunta di altri elementi non sempre graditi dal PM, facendo battute suggestive e per molti aspetti decisamente efficaci (i manuali e direttive aziendali da centinaia di pagine che mi citate vanno conosciuti prima e io li conosco, ma in quei momenti bisogna agire, durante un naufragio non posso andarmi a consultare alla lettera il manuale delle giovani marmotte; in quel momento ho deciso così perché ero il comandante, dovevo prendere le decisioni in tre secondi, e non è che potevo ritirarmi in camera di consiglio a pensare come fanno i giudici; io ero il comandante: a bordo primo dopo Dio; i suoi consulenti sono madrelingua napoletana come me e possono capire; è come se in plancia mi avessero passato una pentola in mano senza dirmi che era bollente,: tiè, e mo’ so’ cazzi tuoi.. etc etc), utilizzando proprietà di termini e dei dati tecnici della nave, togliendo in alcuni casi credibilità alle conclusioni dei periti e consulenti della autorità giudiziaria, oltre che dimostrando una preparazione a questo esame attraverso lo studio minuzioso ed approfondito di tutte le carte processuali, che in conclusione ha efficacemente contrastato, e in parte sminuito, la azione del Pubblico Ministero. Questo a livello di commento sul profilo del confronto processuale tra le due parti.

Per quanto al merito delle vicende e dei fatti rappresentati da Schettino, come detto, per la necessità di non “scoprire le carte” prima del tempo, conteniamo questa relazione di udienza ad un commento generale senza scendere nel dettaglio dei moltissimi punti -estremamente interessanti – sfiorati o suggeriti dall’esame del PM – da aggiungere a quelli per nulla affrontati e che, invece, saranno oggetto di un ns. esame diretto, come ad esempio – e si può tranquillamente anticipare, la incidenza causale nella gestione della emergenza e sulla morte delle persone derivante dal mancato funzionamento del DGE; zero domande da parte del PM.

Il quadro che esce dalla prima giornata (dall’antefatto al momento dell’urto, il comportamento del comandante ed analisi dei danni – assestmant – da parte dell’equipaggio a bordo e dal personale Costa nella unita di crisi) è assolutamente desolante: la immagine è quella di uno spaccone al comando di un branco di incapaci senza esperienza.

La piramide gerarchica del personale e degli ufficiali di coperta non ha affatto supportato il Comandante nel proprio ruolo di semplice vertice nella conduzione della nave. È chiaro, e Schettino lo ha ben contestato (lui) al PM, che il Comandante non può occuparsi di tutto durante la navigazione normale, verificare se tutti i radar funzionano (i monitor sono accesi tutti anche se ne funziona 1 sui 4 disponibili), se la nave è fuori rotta, se il personale è capace di comprendere (almeno) l’inglese, se le direttive del Comandante sono state eseguite correttamente (es doppie pompe e timone a mano) e se la nave sta per finire sugli scogli. Il mutismo – probabilmente indotto dal confronto impari tra un Comandante esperto e decisamente spavaldo, con ufficiali di coperta-ragazzini di 23 anni, timonieri-ex verniciatori indonesiani e personale di macchina che neanche sa riferire con proprietà di terminologia i diversi locali e comparti stagni interessati dalla falla), ha certamente concorso nell’errore di manovra da parte di Schettino. Certo è però che la nave non doveva passare di li e che l’inchino non fosse una cosa isolata ed una pratica nota a pochi, ma bensì a tutti. Come è certo che, al comando della Concordia durante l’urto sugli scogli delle Scole, ci fosse il Comandante Schettino.

Quello che emerge dalla seconda giornata è, invece, un capovolgimento della piramide di responsabilità, in capo al Comandante che non è in grado di sostenerla: dal momento dell’urto e per la gestione della emergenza doveva essere Schettino a condurre nel modo più efficace, professionale e possibilmente conforme alle procedure di sicurezza a mare tutto il resto del personale di bordo, sopratutto se era, come afferma, consapevole dei limiti di capacità dei suoi sottoposti, mettendo al primo posto la salvaguardia della salute fisica e psicologica dei passeggeri, e non lo ha fatto.

Il senso di colpa e il tentativo di recuperare con l’armatore, pensando alla tutela in primis del valore della nave piuttosto che della vita umana, l’appoggio ad una consolidata prassi di gestione omertosa delle emergenze a bordo delle navi della compagnia Costa Crociere, e il comodo sostegno in uno scellerato rallentamento delle operazioni di sbarco da parte di Ferrarini – capo della unita di crisi a terra, ha prodotto il risultato finale che purtroppo conosciamo tutti, e le responsabilità penali dalle quali l’imputato, anche a seguito dell’esame del PM – seppure condotto al di sotto delle aspettative, non sfugge minimamente.

Quello che sosteniamo e affermiamo da sempre oggi resta ancora più valido e dimostrato. Accanto alle gravissime, oggettive ed ineludibili responsabilità dell’imputato Francesco Schettino, esistono ulteriori ed altrettanto gravi responsabilità che non sono state adeguatamente contestate (vertici societari, da cui la ns. specifica denuncia ed opposizione alla richiesta di archiviazione dei PM, tuttora pendente) o sanzionate (tutti i patteggiamenti scandalosamente concordati dalla Procura e concessi dal Gup).

A partire dall’11, proseguendo alle udienze del 12 e 13 dicembre si darà il via al nostro turno di esame all’imputato, e speriamo che Schettino dimostri molto altro in udienza e non solo di saper fare il bullo, come la stampa estera ha definito la sua prova di questi due giorni, ma sopratutto di avere il coraggio di dire TUTTA la verità e non esclusivamente quella che gli fa comodo.

Qui il resoconto delle due udienze del giornalista del Tirreno, Pierluigi Sposato

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