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COMMENTI ALLA SENTENZA PENALE DI PRIMO GRADO

LA COSTA E SCHETTINO DIVISI A BERLINO (AD AMBURGO, VABBE’ FA LO STESSO) – Arrivati finalmente alla decisione del Tribunale di Grosseto che ha condannato Schettino a 16 anni di reclusione ed un mese di arresto per tutti i capi di imputazione che gli erano contestati – e, dunque, compreso l’abbandono della nave – nonché Costa a risarcire i danni alle parti civili costituite con la concessione intanto di provvisionali da 30.000 a 50.000 Euro per ogni naufrago, qualche riflessione sulla vicenda si impone anche da parte di Giustizia per la Concordia.

 Innanzitutto va certamente sottolineato che questo processo ha visto la grande sconfitta della Procura della Repubblica di Grosseto che nonostante abbia chiesto una condanna pesantissima ed esemplare contro Schettino – definito con spregio l’idiota incapace che non poteva essere perdonato dalla giustizia degli uomini – pari addirittura ad anni 26 di reclusione e mesi 3 di arresto si è vista ridurre la pena irrogatagli a ben 10 anni di reclusione in meno…considerato che la Procura non aveva quale avversario nella difesa dell’imputato certo personaggi di enorme esperienza penalistica – con tutto il rispetto naturalmente – pare di intravvedere nella decisione del Tribunale una presa di distanza dal pacchetto accusatorio secondo cui tutto sarebbe stato da addebitarsi al solo Schettino. Il che pare di significare che ci siano spazi da esplorarsi in ordine all’individuazione delle responsabilità penali di altri nella causazione del naufragio e nella gestione dell’emergenza come peraltro riteniamo da sempre.

 L’altra grande sconfitta del processo è certamente Costa Crociere che nonostante si sia profusa nell’affermare che i naufraghi costituitisi parti civili – e i loro avvocati! – erano degli avidi speculatori che in realtà non avevano subito né comunque avevano provato di avere subito dei danni effettivi si è vista condannare a provvisionali da 3 a 5 volte l’offerta invece omni comprensiva fatta ai passeggeri ed improvvidamente accettata dalla maggioranza di loro con la clamorosa approvazione di qualche associazione di categoria che raggiungeva un accordo con Costa stessa circa il prezzo della propria vita messa in pericolo! Una brutta pagina di lassismo delle associazioni dei consumatori a cui abbiamo rimediato con la nostra professionalità.

Insomma il risultato ottenuto in termini pratici per ognuno dei nostri assistiti è consistito nella clamorosa condanna di Costa a corrispondere importi risarcitori non patrimoniali parziali pari ad almeno tre volte quella che fu l’offerta di Costa Crociere quale cifra omnicomprensiva, oltre alla condanna alle spese legali (per la verità liquidate con mano troppo leggera… ma su questo dovremo tornare).

 Ci piace ricordare che Costa non ha mai fatto offerte diverse da quella iniziale – salvo avere fatto perdere un po’ di tempo con trattative senza costrutto e senza sbocco – e pare di potersi dire con legittima soddisfazione che la compagnia di navigazione con tutta la sua sicumera ha subito una cocente sconfitta processuale e sostanziale poiché veniva da noi richiesto il risarcimento di danni biologici consistenti nello stress post traumatico che, pur certamente essendo ormai una sindrome riconosciuta clinicamente, ancora fino ai primi anni ’80 era solamente un’ipotesi di studio di qualche teorico senza riconoscimento ufficiale. Siamo riusciti ad ottenere il riconoscimento del PTSD in capo ai nostri assistiti sulla base della monumentale consulenza del Dott. De Girolamo ed altri consulenti, e ciò è un successo enorme di cui andiamo fieri.

 Tra l’altro stiamo parlando di una liquidazione parziale dei danni che non potrà che vedere nel prossimo grado di giudizio almeno la conferma – e comunque cercheremo di ottenere ancora di più impugnando il capo sulla provvisionale per far aumentare la liquidazione della cifra provvisionale ottenuta – ma realisticamente mai una riduzione.

Va poi sottolineato che un gruppo di avvocati che veniva da località ed esperienze professionali diversissime sono stati capaci di muoversi tutti insieme ai fini comuni; vanno ricordati gli atti redatti con la collaborazione di tutti: atto di costituzione di parte civile, atto di citazione della responsabile civile, richiesta di sequestro conservativo per 500mln di Euro sui beni della responsabile civile (richiesta di sequestro che ha avuto concrete possibilità di accoglimento) lista testi e consulenti ammontante a circa 40 persone che erano state dimenticate dalla Procura, preparazione dell’esame del nostro consulente tecnico, redazione conclusioni, nota spese e la monumentale memoria difensiva conclusiva ex art. 121 c.p.p. con cui si ripercorreva il dibattimento e si giustificavano le richieste di trasmettere gli atti del processo alla Procura affinchè procedesse contro il presidente del Consiglio di Amministrazione di Costa Crociere e di concedersi il c.d. danno punitivo.

Considerato che la nostra categoria professionale è normalmente considerata la più individualista in assoluto in primo luogo proprio da noi avvocati, si può invece affermare che gli avvocati di Giustizia per la Concordia sono stati capaci di fare l’impresa di coalizzarsi insieme e di avere fatto un fronte comune contro tre nemici ben più grossi di loro: Costa che ovviamente li trattava da molesti speculatori, l’opinione pubblica e i media (oltre tutto manipolati da potentissimi uffici stampa) che avevano il perfetto mostro da sbattere in prima pagina e non avevano bisogno di altro e, paradossalmente, la Procura di Grosseto che dei destini delle vittime del naufragio se n’è purtroppo sempre poco occupata al di là delle poco credibili dichiarazioni post sentenza di qualche PM che invece in aula, in maniera inaudita, proponeva opposizioni stizzite alle nostre domande sulla quantificazione dei danni!!! Insomma questi avvocati partivano assolutamente svantaggiati e, invece, tutti insieme grazie alla propria professionalità sono riusciti ad ottenere una vittoria davvero storica.

 Non solo. Va anche sottolineata la conduzione del processo in aula di alcuni avvocati di Giustizia per la Concordia che hanno veramente fatto la differenza nell’ottica dell’emarginazione dei difensori di parte civile dal cuore della vicenda che voleva vedere ricostruite solo le responsabilità penali di Schettino obliterando qualunque altro possibile tema di indagine a carico degli altri individuabili responsabili del naufragio.

 Grazie alla nostra insistenza e abilità siamo riusciti ad ottenere informazioni riguardo alla (dis)organizzazione di Costa, circa il malfunzionamento dei dispositivi di emergenza, circa le connivenze degli enti che dovrebbero controllare l’efficienza dei dispositivi di sicurezza che hanno palesemente pesato sull’esito del processo e che, in un futuro speriamo non troppo lontano, potranno ancora pesare in ordine alla possibilità di vedere finalmente sul banco degli imputati dei membri dei consigli di amministrazione di Costa e di Carnival.

 Non va dimenticato peraltro che il Tribunale ha certamente adottato una misura a dir poco prudenziale in termini di liquidazioni delle provvisionali con una parificazione delle posizioni dei naufraghi a quella di personaggi come Cemortan e Ursino – ufficiale in plancia che originariamente era nel novero degli ufficiali indagati – che pare davvero ingiustificabile. Anche la liquidazione delle spese legali è stata a dire poco penalizzante, ma anche a questo riguardo ci sarà tempo e modo di correggere la rotta per cui verrà proposto un appello avverso la mancata concessione dell’immediata esecutività delle spese liquidate per chiedere la disapplicazione dell’osceno DM 55/2014, correttivo di quello ancor più osceno dell’anno prima ed attribuibile alla penna dell’ex Ministro Severino, avvocato di banche e assicurazioni.

 Si è parlato di Giudici ragionieri del diritto, una buona definizione per l’operato finale del collegio di Giudici di Grosseto, che non hanno avuto il coraggio di riconoscere i danni punitivi e di far fare un passo avanti nella storia almeno giuridica del nostro Paese: non finirà qui perché si ricorrerà non solo alla Cassazione ma se necessario alla CEDU (Corte Europea Diritti dell’Uomo) dove potremo avere più ascolto che qui, per vedere riconoscere tale categoria di danni alle vittime dei reati plurioffensivi.

 Infine, per connettersi al buffo titolo, non dimentichiamo che grazie a questo processo Carnival ha deciso di spostare ad Amburgo la sede operativa di Costa Crociere osservando, col suo amministratore delegato Michael Thamm, che si vuole girare pagina dopo il naufragio della Concordia con il lassismo imperante a quei tempi…ci attribuiamo il merito di avere indotto un bel po’ di queste considerazioni al Sig. Thamm.

 Cesare G. Bulgheroni, avvocato in Milano


guarini-castelloUNA BATTAGLIA VINTA – La sentenza emessa dal Tribunale di Grosseto nel processo a carico del Comandante Francesco Schettino mi é parsa sin da subito una decisione salomonica! Equilibrata e giusta, non hanno trovato accoglimento le richieste in punto pena della Procura, che voleva per l’imputato una pena “esemplare” a ventisei anni di reclusione, e neppure quelle di Costa Crociere, che chiedeva il diniego di tutte le richieste risarcitorie dei naufraghi, fin da subito etichettati come millantatori e speculatori in cerca solo di denaro.

 Mi piace ricordare a tale riguardo la sgradevole quanto inopportuna battuta di chi, commentando le richieste per i danni subiti dai naufraghi, non ha esitato a definirli “mestieranti del naufragio”, quasi a dire che con un pizzico di fortuna una crociera può trasformarsi in una occasione di ricchezza, quasi una fonte di reddito! Certo, solo se non si muore in servizio mi sento di aggiungere … Una vera meschinità ed una intollerabile mancanza di rispetto per le vittime innocenti di questa folle tragedia!

 Ma chi lo ha pensato e detto ora si dovrà ricredere: questa sentenza ha riconosciuto eccome le sofferenze dei sopravvissuti, sancendo in loro favore il diritto al giusto ristoro. E lo ha fatto lanciando un segnale forte e chiaro a chi voleva disconoscere, se non banalizzare, il disagio delle vittime, disponendo in favore di esse a titolo di acconto somme variabili che vanno dal triplo al quintuplo dell’offerta iniziale di Costa Crociere, gli ormai arcinoti 11.000 a forfait. Somma che per la verità a noi avvocati delle parti civili fin dall’inizio era apparsa subito tutt’altro che congrua e perfino irriguardosa, al limite dell’offesa nei confronti di chi da sopravvissuto dovrà vivere per sempre prigioniero di un ricordo doloroso e invalidante!

 Voglio aggiungere che questa sentenza costituisce un fecondo precedente giurisprudenziale poiché riconosce il disturbo post traumatico da stress come danno biologico, merito che noi avvocati delle parti civili sentiamo anche nostro in quanto frutto dell’impegno profuso in aula a dimostrare il danno psichico e le conseguenze devastanti di questa esperienza sulle vite dei nostri assistiti.

Il Tribunale ha ascoltato i loro pianti e le loro grida e ne ha fatto il cuore della decisione emessa!

 Questa sentenza ci dice molte cose. Ci ricorda che il popolo forcaiolo non va accontentato perché una pena rieduca, come scritto nella nostra Costituzione, solo se giusta! Dimostra che Schettino non doveva pagare per tutti ed io leggo in questa decisione, solo apparentemente mite, l’intento di lasciare spazi vuoti da riempire con nuove indagini!

 Questa sentenza ha un solo demerito: il mancato riconoscimento dei danni punitivi, cioè il diritto del danneggiato ad un risarcimento ulteriore rispetto a quello necessario per compensare il danno subito quando é provata la condotta particolarmente grave del danneggiante, tema su cui io ed altri avvocati ci siamo davvero battuti con tutte le armi dell’arsenale giuridico a nostra disposizione.

 Ecco io avrei voluto una condanna questa volta sì “esemplare” ma nei confronti di Costa Crociere per non aver impedito la “tradizione degli inchini”, per l’impreparazione dell’equipaggio (prevalentemente straniero, sottopagato e con certificazioni rilasciate dai paesi di provenienza) e per il mal funzionamento della nave nella fase dell’emergenza, tutti aspetti che denotano la prevalenza delle politiche di risparmio e business su quelle della sicurezza dei passeggeri.

 Ci siamo battuti come Davide contro Golia, visti gli interessi in campo e le non troppo sotterranee interferenze esterne. Ricordo che grazie ad una intercettazione telefonica, che io stessa ho fatto ascoltare in aula durante il processo, abbiamo tutti udito e quindi appreso di una minaccia – neppure velata – ad un giornalista “poco allineato” con i poteri (e con chi voleva che la stampa dipingesse Schettino come il colpevole perfetto da sacrificare sull’altare della giustizia), fatto questo di una gravità assoluta, perché quando la libertà di stampa viene meno l’attacco alla democrazie é in atto.

 Anche a noi “Mancò la fortuna non il valore”, come leggono i visitatori di El Alamein che vanno a rendere omaggio ai nostri militari caduti in battaglia durante la seconda guerra mondiale.

 Sarà il mio impegno nei prossimi gradi di giudizio per completare il mio mandato difensivo a favore della mia assistita, Chiara Castello, una donna straordinaria ed una giovane madre che conferendomi l’incarico mi ha chiesto giustizia e verità!

Avv. Alessandra Guarini


gabrielli - schettino

LA LIVELLA – Il processo sulla Concordia, Schettino ed il naufragio del secolo rappresentano a 360° il nostro paese: l’italiano intrallazzone ed istrionico, sciupafemmine e scaricabarile, maestro insuperabile nell’arte di arrangiarsi con successo e di godersela infischiandosene delle regole, l’Italia capace di produrre l’eccellenza nel lusso e le catastrofi più imbarazzanti del mondo, i Procuratori inquirenti che, colti da delirio di onnipotenza, mostrano i muscoli e si muovono secondo logiche tutte loro, mai trasparenti e solo in parte comprensibili, l’infinito esercito di avvocati, e ce ne fossero mai due che dicono la stessa cosa, i passeggeri, le vittime incolpevoli delle ingiustizie, trasformate subito in numeri, poco dopo accusati di volerci guadagnare sopra, per finire dimenticati da tutti ma soprattutto da chi vittime li ha resi, e cioè da quelle multinazionali strapotenti, che straguadagnano indorando la pillola crocieristica e sfilando milioni di euro pian piano dalle tasche delle persone normali, i mega-manager e quelli che sono sul loro libro paga, quelli che cercano di cambiare le regole del gioco quando la mano tocca a loro, scoprendo così un sistema sommerso, di favoritismi e faccendieri, che le regole a parte gliele scriveva già da anni, le telecamere delle televisioni infilarsi ovunque ed i giornalisti, tantissimi, ma solo in minima parte (e per fortuna ce ne sono!) indipendenti da chi paga la pubblicità, i tanti dipendenti che mandano avanti la macchina, lavorando senza orario e all’ombra del Tribunale, del teatro e dietro le videocamere, gli spettatori curiosi ed interessati più alle attricette rampanti che ai fatti, il popolo, che ama punire l’ex potente non per le sue responsabilità ma perché ora gli sta antipatico, quella gente comune che in crociera pagava per farsi la fotografia col Comandante in divisa bianca, e durante la lettura della sentenza, in diretta TV a reti unificate, aguzzava gli occhi per vedere il patibolo aprirsi sotto i piedi di Schettino, e infine i magistrati, quelli che decidono della vita delle persone, che nelle aspettative dovrebbero essere mezzi Dei e mezzi Giudici, custodi della Giustizia assoluta, ma che in realtà si dimostrano per quello che sono, metà politici e metà ragionieri del diritto.

Tutto un mondo, quindi, che gira a modo suo, implacabile ed affascinante, colorito e pieno di partiti, fazioni e categorie contrapposte ma che, incredibilmente, come non succede da nessuna altra parte del globo, arrivando a destinazione, non ha sconfitti ma tutti parzialmente soddisfatti, almeno a stare dalle dichiarazioni del giorno dopo-elezioni ed i commenti dei protagonisti.

Ed allora facciamo due conti, perché se è vero che in un processo penale non ci sono vinti né vincitori, è giusto commentare le aspettative delle parti, e, a ben guardare, qui chi ne esce a testa alta sono certamente le parti civili:

  • Schettino è stato ritenuto responsabile per tutti i reati contestati, compreso l’infamante reato di abbandono nave: la condanna è pesante, 16 anni, e non sono pochi se si parla di reati colposi. Con scelte difensive diverse si sarebbe risparmiato almeno 1/3 di quella pena
  • la Procura di Grosseto ha concesso patteggiamenti con pene da abuso edilizio a tutti i coimputati di Schettino (gli ufficiali di coperta ed il capo della unità di crisi della Costa Crociere -quello che disse non mi parlare alla radio che i rimorchiatori ci mangiano la nave, per capirci), però ha chiesto 26 anni e arresto immediato per il solo Schettino, praticamente l’ergastolo –> ne esce con quasi la metà, l’unico e solo responsabile non è quindi il Comandante, mi pare in linea con quello che chiedevamo.
  • Costa Crociere ha concluso la sua discussione chiedendo di liquidarci zero virgola zero, visto che il danno psicologico non è dimostrabile e secondo loro non era provato, mentre abbiamo ottenuto il triplo e fino al quintuplo della offerta iniziale (11mila euro), con buona pace di Trefiletti, Adiconsum e tutte quelle associazioni di consumatori che si sono affrettate alla corte di Costa Crociere svendendo i passeggeri con quel vergognoso accordo.
  • gli speculatori non siamo noi quindi, non i passeggeri e nemmeno i loro avvocati.
  • Mediaticamente, è un dato di fatto, li abbiamo distrutti, ora tutti sanno che Schettino non è l’unico da biasimare, che per ottenere le certificazioni di queste città galleggianti si facevano prove finte a mare con la copertura di Rina e Fincantieri, che le mega-crociere non sono sicure perché l’equipaggio è sottopagato, inadeguato e sfruttato, che sostanzialmente su queste navi a turno e rotazione non funziona niente se non il registratore di cassa… quello gira sempre… basti ricordare che navi da 500 mln di euro in alcuni casi tornavano in porto con il tom tom pur di non fare manutenzione…
  • al di là dei proclami abbiamo sempre sostenuto di voler dare un senso a questo processo, cambiare le cose e rendere più sicura l’industria delle crociere, denunciando i rapporti promiscui con Rina, la gestione omertosa delle emergenze, la impreparazione del personale… molte normative sono state implementate e la sede storica di Costa a Genova è saltata per questo, ci avevano sottovalutato e gli è costata cara, non ci hanno voluto pagare e ora dovranno imparare il tedesco e lavorare ad Amburgo.. problemi loro, fine di un’era… risultato ottenuto!
  • Gli enti (Comune del Giglio, associazioni varie e ministeri) ne escono con le ossa rotte, le liquidazioni sono modestissime rispetto alle loro richieste multi-milionarie.
  • Noi abbiamo chiesto 100-200-300 mila euro per il PTSD, oltre al danno punitivo, venendo accusati di guardare troppi telefilm americani (ho risposto in aula alla accusa, confermando di vedere Carramba che sorpresa, Masterchef, Peppa Pig ed il gatto Doraemon, ma nessun telefilm americano…); ho ottenuto per i miei clienti un acconto provvisionale di 50mila euro ed un riconoscimento minimo, ma il principio è stabilito, il dado è tratto, Peppa Pig ha funzionato!

Non posso quindi che ritenermi soddisfatto, non certo entusiasta, la sentenza non è stata coraggiosa come speravamo ma c’era da aspettarselo, le richieste erano altissime e gli obiettivi raggiungibili e possibili, ma i timori erano fondatamente funesti, c’era tutto lo spazio per fare qualcosa di straordinario in un processo straordinario, ma anche il concreto rischio di una beffarda condanna generica poiché, diciamocelo chiaramente, trattandosi di una forma di stress psicologico mancava per i nostri clienti la possibilità di un riconoscimento diagnostico oggettivo e perizie non ce ne sono state. Il danno c’è, lo abbiamo visto negli occhi lucidi dei nostri clienti a distanza di due anni quando sono venuti a raccontare la loro esperienza di quella notte, ma dimostrarlo con certificati medici e convincere il Tribunale è un’altra cosa.

I Giudici del collegio di Grosseto, come dicevo, hanno dimostrato di essere molto più “politici” che coraggiosi, si sono rifugiati in zona franca, nella terra di mezzo con la livella, una condanna intermedia a Schettino e una provvisionale che non ci soddisfa ma non ci lascia a bocca asciutta, come pure era possibile.

Per farci contenti e fare miglior servizio alle toghe che indossano avrebbero potuto dare un semplice segnale, non usare la livella e PERSONALIZZARE il danno in base alle consulenze medico-legali, oppure liquidare 50mila euro a tutti e dare condanna generica alla parte civile Costa Crociere (come fatto) ma anche alla Cemortan, ad Ursino e qualche altro… insomma, hanno dimostrato che mentre i nostri clienti facevano la fila per venire sul palco a raccontare loro le proprie ansie, sofferenze e piangere nel ricordo della notte buia del naufragio, probabilmente neanche ascoltavano e, lavorando sui pc, scrivevano sentenze su qualche sinistro stradale o facevano decreti ingiuntivi… poco più che ragionieri del diritto appunto.

La pagina più buia e grave di questa sentenza ritengo sia la liquidazione di una provvisionale di soli euro 60mila per la morte di Gabriele Maria Grube, 53 anni, di Berlino, annegata a bordo della Concordia e, non avendo eredi, costituita parte civile attraverso il curatore della eredità giacente; è vero, esiste un problema di natura giuridica, poiché l’annegamento è considerata morte istantanea e quindi il diritto ad essere risarciti per la sofferenza e la consapevolezza di essere sul punto di trapassare non entra a far parte del patrimonio del de cuius, e in questo caso viene meno anche il diritto al risarcimento per la perdita del congiunto, mancando dei familiari, ma questa liquidazione attribuisce un valore inaccettabile, solo 60mila euro, alla vita di una persona. Non ci fermeremo qui e riusciremo ad ottenere in appello, ovvero in sede civile, un riconoscimento più adeguato, equo e dignitoso. Ne siamo sicuri perché, anche su questo argomento, i Giudici hanno semplicemente fatto la cosa più semplice, non hanno voluto prendersi la responsabilità di smuovere le acque. Una sentenza cosi visibile come questa può stabilire un principio applicato poi a livello nazionale da tutti per i casi singoli, può scardinare un sistema e spostare interessi molto importanti, primi fra tutti quelli delle assicurazioni.

Una vile livella anche sulle spese legali, chi ha fatto come me circa 60 udienze da 8/9 ore consecutive e trasferte da tre giorni, mediamente due volte al mese, avrebbe giustamente voluto molto di più. Ma il DM 55/2014 è quello che è… una vergogna punitiva (quella si!) per chi lavora di più e meglio…. Il significato che ci leggo è che siamo stati degli ospiti indesiderati, anche per il Tribunale, come a dirci: se non venivate era uguale. Purtroppo per loro, invece, noi lavoriamo così, e la differenza l’abbiamo fatta eccome, in aula e fuori dell’aula, al di là ed oltre la liquidazione delle parcelle. Ovvio che il Tribunale non si è voluto esporre alla accusa di uno spudorato favoritismo verso gli avvocati sempre presenti e che, onestamente, credo sarebbe stata oltretutto legittima da parte di chi non era venuto a Grosseto ma era sostituito ex 102 cpp, e quindi aveva tutto il diritto di fare nota spese completa ed ottenere la liquidazione al pari di altri… per non creare un precedente e non essere massacrati dagli altri avvocati meno presenti (o addirittura mai presenti, i più.., se non alla prima udienza per il deposito della costituzione di parte civile e alla ultima udienza per richiamarsi alla mezza paginetta di conclusioni) hanno applicato alla lettera i parametri per fase. Punto.

Insomma, la sentenza è certamente la conferma sulle gravissime ma non esclusive colpe del Comandante, ed un riconoscimento di principio del diritto dei passeggeri ad essere risarciti più adeguatamente dalla Compagnia, non è l’arrivo ma al contrario il punto da cui partire per arrivare a liquidazioni PERSONALIZZATE più alte e dignitose, che sia in sede di appello od in sede civile non importa. L’importante è arrivarci. Ad maiora semper.

Avv. Massimiliano Gabrielli

LA GARA TRA COMANDANTI: Udienza 10 e 11 febbraio 2012

Costa Concordia in previous close call - FREE CONTENTAll’udienza del 10 febbraio 2014 viene ascoltato come primo testimone Massimo Callisto Garbarino, Comandante della Costa Concordia prima di Schettino, ed in particolare autore del passaggio ravvicinato il 14 agosto 2011 davanti l’isola del Giglio, con la stessa nave che ora giace adagiata sul fondale a poca distanza dal porto.

La Procura di Grosseto chiama Garbarino per sentirlo in merito ad una intercettazione telefonica, ascoltata alla udienza precedente, nella quale il comandante, parlando con un direttivo della manutenzione della Costa Crociere, si lamenta del fatto che le porte stagne della sua nave facciano acqua da tutte le parti.

Lo scopo dei PM, nella ennesima difesa d’ufficio della compagnia di navigazione, è subito chiarito nelle prime battute: depotenziare l’effetto della intercettazione, facendo chiarire al testimone che il malfunzionamento alle porte stagne era riferito alle cosiddette “baderne”, ovverosia una sorta di corda oleosa con funzione di guarnizione per la chiusura ermetica delle paratie. Il testimone riferisce che questa tipologia di porte stagne sono quelle montate sulla nave, sempre della Costa, oggi comandata dal Garbarino, mentre sulla Concordia vi erano delle paratie di altro tipo, senza baderna.

Le domande del Pubblico Ministero Dott. Leopizzi al teste, incredibilmente, si fermano qui.

Prende quindi la parola l’Avvocato Massimiliano Gabrielli per le parti civili il quale, appena accennato l’argomento del passaggio al Giglio in agosto 2011, viene subito stoppato dal Presidente del collegio giudicante, che, senza vi sia stata alcuna opposizione alle domande su questo tema da parte del PM, dal legale della responsabile civile ovvero dai difensori di Schettino, contesta al difensore che il controesame sul teste del PM potrà essere sviluppato solo ed esclusivamente sul tema delle porte stagne e nulla più.

Neanche mezza domanda viene consentita sull’inchino fatto appena sei mesi prima da Garbarino.

La produzione del documento inedito che illustra l’analisi effettuata dal LLOYD’S LISTING INTELLIGENCE di Londra, e che sovrappone le rotte Garbarino/Schettino davanti al Giglio definendo l’inchino di agosto 2011 come “near miss” ossia MANCATO INCIDENTE non viene consentita a noi parti civili!

Solo attraverso la produzione mediante i difensori di Schettino, ai quali non può esser imposta alcuna limitazione al deposito documentale, questa importante e illuminante mappa viene acquisita agli atti.

Si scatena una polemica mediatica sulle fonti dei dati e del documento. Specifichiamo: Lloyd’s list è il giornale online specialistico del settore marittimo, che ha sviluppato il documento sulla base dei dati di Lloyd’s Listing intelligence, ovverosia un ente che fornisce un servizio online interattivo (www.lloydslistintelligence.com) che offre movimenti dettagliati delle navi, posizionamento AIS in tempo reale, informazioni complete sulle navi, imprese, porti e INCIDENTI, nonché rapporti di credito, dati di settore e analisi tra cui a breve termine prospettive di mercato relazioni. Lloyd List Intelligence fornisce anche una serie di servizi di sostegno, quali approfondite consulenze, ricerche, due diligence, analisi dei trend di mercato e la valutazione del rischio di credito per interi portafogli assicurativi. (Fonte Wikipedia)

Tanto per dire che la fonte non è un “giornaletto” come il legale della responsabile civile vorrebbe far credere al Tribunale, con un intervento in udienza del giorno successivo sul quale, ancora una volta, il Presidente non ha consentito una qualche replica agli avvocati di parte civile!

Ma la questione sulla fonte del documento è un finto problema, che non cambia una virgola alla attendibilità del suo contenuto e non sminuisce minimamente la portata del fatto, ormai chiaro anche ai sassi, che la compagnia Costa conoscesse e sponsorizzasse la pratica dell’inchino, che i comandanti Palombo (inventore dell’inchino) e Garbarino, con i loro passaggi sottocosta a velocità sostenuta al Giglio, e infine che la benevolenza delle Capitanerie di Porto siano stati il terreno fertile per arrivare alla bravata di Schettino il 13 gennaio 2012, con la partecipazione di tutti gli ufficiali di plancia, e la consapevolezza di tutto l’equipaggio in sala macchine.

Il testimone sentito subito dopo, Michele D’Andrea ufficiale della Guardia Costiera di Palermo, chiarisce ancora meglio il sistema “Costa” raccontando l’episodio del 2005 riguardo la Costa Fortuna che, avendo presumibilmente toccato sul fondo a Sorrento, aveva in entrata una via d’acqua di 1 tonnellata l’ora dall’asse dell’elica, eppure, invece di entrare al porto più vicino, si dirige comunque a Palermo per non interrompere la crociera e, rimanendo per due volte consecutive alla deriva lungo il tragitto, arriva in modo trafelato in Sicilia e, invece di sbarcare i passeggeri per poi andare in bacino per fare le riparazioni, si “lancia” nel bacino della Fincantieri con tutto il suo carico umano a bordo. La Fortuna, contro ogni regola di sicurezza immaginabile, viene messa in secco con le circa 3000 persone a bordo.

La Costa Crociere anche in quella occasione mente alle autorità portuali, alle quali riferisce di aver incagliato l’elica in una lenza, mente ai passeggeri, riferendo una situazione normale di sbarco a Palermo e solo la presenza di un problema tecnica, e mente perfino nelle dichiarazioni sul giornale di bordo, con una mail inviata dalla direzione della Compagnia, con la quale viene di fatto ordinato al comandante della Fortuna di trascrivere una falsa situazione. La indagine avviata dalla Capitaneria porta alla apertura SOLO NEL 2012 (!!), dopo l’esposto presentato dal fotografo di bordo Cappello, di un procedimento penale a Palermo sui fatti, ormai presumibilmente ed in grande misura prescritti!

Grande risalto viene dato dai giornalisti a queste vicende e Costa Crociere esce letteralmente sepolta mediaticamente da questa giornata processuale.

Tenta affannosamente di fare comunicati per disconoscere (ancora!?) una propria partecipazione a questi eventi (ANSA 10 FEB – “Che la societa’ fosse a conoscenza della pratica definita ‘dell’inchino’ e’ falso”) che, a loro dire sarebbero effettuati a bassa velocità ed in totale sicurezza.

Peccato che Palombo, l’inchiesta parlamentare e la Capitaneria di Porto S. Stefano, le mail di ringraziamento tra Garbarino e Sindaco Ortelli, e lo stesso blog della Costa abbiano detto qualcosa di molto diverso. Ferrarini è stato il referente in azienda del passaggio in agosto al Giglio, la Capitaneria nega per iscritto (allegato) di aver mai minimamente concordato il passaggio, che risulterebbe fatto a 14,5 nodi e non a bassa velocità. Abbiamo visto un filmato fatto dal Giglio ad agosto 2011 ed a Positano prima di allora, che, salvo non fossero stati accelerati, mostrano la Concordia suonare le sirene e filare che era una meraviglia.

Il giorno 11 febbraio viene sentito Roberto Bosio, k2 o comandante in seconda della nave Concordia, il quale riferisce riguardo le fasi successive all’urto e la gestione della emergenza in plancia, secondo la timeline VDR già nota, ed esaminata più volte con altri ufficiali presenti in plancia.

Il fatto più rilevante riferito da Bosio riguarda l’ordine di abbandonare la nave, che venne in effetti dato dal comandante in seconda, dopo che Schettino aveva più volte risposto “aspetta aspetta” mentre era impegnato al telefono con Ferrrarini a terra. E’ proprio Bosio a lasciare per ultimo la plancia dopo aver schiacciato il pulsante di abbandono nave.

Doveroso riferire che al momento dell’abbandono nave molte scialuppe erano già state calate in assoluta assenza di ordine dalla plancia, in una sorta di ammutinamento da parte di chi si trovava sul ponte 4.

Elemento emerso dalle ns domande è che Bosio non ha ancora incassato alcun risarcimento, ma riferisce di aver ricevuto solo una proposta di liquidazione, dalla Costa, per 8.000,00 euro; proposta che non ha accettato. Non é dato sapere se ci siano trattative in corso, visto che gli altri ufficiali hanno portato a casa anche fino a 35.000 euro.

Udienze 09 e 17 dicembre 2013 – De Falco e Ambrosio

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Il processo prosegue il 09 dicembre nella audizione dei testi chiave del PM, aprendo l’udienza con l’ammiraglio Ilarione Dell’Anna, all’epoca a capo della Direzione marittima di Livorno, che riferisce sopratutto riguardo la organizzazione dei meccanismi di soccorso militari.

In aula è come sempre presente l’imputato Francesco Schettino, che non sfugge all’appuntamento con il teste più atteso dai media, il Comandante Gregorio De Falco (Capo Sezione della Unità Operativa della Capitaneria di Porto di Livorno) che è stato chiamato a testimoniare sui fatti accaduti la sera tra il 13/14 Gennaio 2012.

Da quanto riferito è emerso un quadro drammatico sulla gestione del sinistro da parte del Comandante Schettino MA ANCHE degli altri Ufficiali della Costa Concordia.

Tale racconto va incrociato ed è corroborato anche dalla testimonianza dell’Ufficiale di seconda Ciro Ambrosio il quale, alla successiva tornata di udienza, per la verità sorprendendo per la decisione di non avvalersi della facoltà di non rispondere (essendo ancora imputato nel processo attualmente pendente avanti alla Cassazione a seguito della impugnazione della sentenza di patteggiamento da parte della Procura Generale di Firenze), ha confermato anche il coinvolgimento della società armatrice nella tragicità degli eventi.

Infatti, a seguito dell’urto contro gli scogli che provocava una falla a poppa nel lato sinistro della nave, il Comandante Schettino, anziché contattare la Capitaneria di Porto competente per allertare i soccorsi, telefonava con il cellulare in dotazione alla plancia, al responsabile dell’unità di crisi Sig. Ferrarini con il quale si tratteneva lungamente, e che con ogni probabilità suggeriva al Comandante di aspettare a dare il segnale di emergenza.

Ancora più significativo è sapere che la Capitaneria di Porto di Livorno diretta da De Falco veniva allertata dai Carabinieri di Prato, a loro volta contattati da una parente di una signora a bordo, perché questa signora aveva avuto notizia dalla sua parente che la nave era al buio, che c’era stato un momento in cui alcuni oggetti ed un controsoffitto erano caduti a terra in conseguenza di un urto e che molte persone avevano indossato un giubbotto salva gente.

La Capitaneria di Porto di Livorno, tramite il sottocapo scelto Tosi responsabile delle comunicazioni, contattava più volte la Costa Concordia per avere maggiori dettagli sulla situazione a bordo, ricevendo dal personale della Nave rassicurazioni sul fatto che l’unico problema fosse un Black-out in fase di risoluzione, senza alcun accenno alla falla (si era già ascoltato tali conversazioni quando venne escusso l’ufficiale cartografo Canessa, che si occupava di rispondere alle chiamate VHF della Capitaneria), mentre Schettino si confrontava  telefonicamente e (non a caso) fuori dalla portata dei microfoni recorder di plancia, con il responsabile a terra della Costa.

Le diverse chiamate della Capitaneria erano seguite da lunghi silenzi e da affermazioni non corrispondenti a verità. Ciro Ambrosio ci confermerà che i silenzi erano dovuti al fatto che si chiedeva al Comandante cosa rispondere e lo stesso ordinava di rassicurare gli interlocutori.

 La discordanza tra il racconto dei Carabinieri di Prato rispetto alla situazione descritta a bordo nave determinava la Sala Operativa della Capitaneria di Porto di Livorno ad allertare le proprie unità di soccorso e ad iniziare a dirottare le navi in aiuto della Costa Concordia.

Alle 22.26.34 viene riferita anche l’ingresso della via d’acqua.

Sentendo la conversazione con la Costa Concordia, un pattugliatore della Guardia di Finanza (n. 104) si proponeva di dirigersi verso il luogo del sinistro e alle 22.29 riferiva sulla situazione della Nave, come la stessa fosse evidentemente inclinata e che quindi aveva subito un danno serio.

E’ proprio la discordanza tra la situazione rappresentata dai Carabinieri di Prato in un primo momento, e dalla Guardia di Finanza giunta sul posto, e la situazione come continuamente descritta da bordo nave, che determinava la Capitaneria di Porto di Livorno ad allertare i soccorsi. Il Comandante De Falco precisa che il servizio di soccorso, per essere lecito, presuppone il segnale di soccorso dato dal Comandante della Nave. Pertanto, alle ore 22.34, comunica personalmente con la Nave chiedendo se non fossero in situazione tale da dare il segnale di Distress (22.38).

Su insistenza degli Ufficiali in plancia della Concordia, secondo quanto afferma Ambrosio, veniva finalmente dichiarato lo stato d’emergenza e la sala Operativa della Capitaneria di Porto di Livorno provvedeva a far decollare gli elicotteri e a far dirottare le navi verso la Costa Concordia.

Solamente alle 22.58, un’ora e un quarto dopo l’urto, la Concordia comunicava l’avvio delle operazioni di evacuazione della Nave (abbandono nave). La Sala Operativa della Capitaneria di Porto di Livorno spiegava, quindi, alla Concordia l’organizzazione degli aiuti per le relative operazioni, ma la stessa riferiva di essere in grado di fare l’evacuazione con i proprio mezzi. Comunque, la Capitaneria ribadiva che anche altre navi sono a disposizione per collaborare all’abbandono nave.

Il Comandante De Falco descriverà i successivi e noti contatti con il Comandante Schettino e con la Nave Costa Concordia, divenuti sempre più radi, poiché, a suo dire, ormai inutili.

Anziché poter contare sul Comandante Schettino per provvedere e coordinare i soccorsi, infatti, De falco si trovava di fronte al seguente scenario: nessun aggiornamento affidabile sul numero delle persone a bordo, il Comandante della Nave si trovava su una scialuppa e da quel luogo pretendeva di coordinare le operazioni di abbandono nave (sic!) e si rifiutava di risalire a bordo, i soccorritori si trovano su una nave che non conoscevano, inclinata ed al buio.

Il massimo dell’assurdità secondo de Falco è stata l’indicazione delle persone a bordo da parte del Comandante Schettino il quale riportava una stima effettuata dalla sede di Costa Crociere (a Genova)!!! Grazie agli otto elicotteri e al numero ingente di navi soccorritrici, il Comandante De Falco poté avere stime più attendibili sul numero di persone ancora presenti a bordo e salvarne un gran numero.

De Falco spiega che nella gestione del soccorso, il ruolo del Comandante è importante perché il Comandante è l’anello centrale di una serie di servizi che si sviluppano a bordo in fase di soccorso. Tutto il soccorso fa capo direttamente o indirettamente al Comandante della Nave. E’ sempre il dominus della situazione. L’art. 295 c.nav. assegna al comandante della nave tutte, ed in via esclusiva, le responsabilità che ineriscano sia la manovra, sia la navigazione in senso complessivo, quindi anche la salvezza e la sicurezza della nave.

Il riferimento al Comandante della nave da parte della Pubblica Autorità è essenziale perché il Comandante della nave dichiara quale è la situazione: c’è o non c’è la situazione di soccorso. La pubblica Autorità si deve interfacciare con il Comandante perché il comandante della Nave avrà disposto, il più possibile ordinatamente, l’abbandono della nave. Lui deve sapere quante scialuppe sono scese e se sono state riempite opportunamente, quali problemi ci sono stati durante le fasi dell’abbandono nave.

Il Comandante De Falco e la Sala Operativa hanno dovuto, quindi, attendere le planimetrie della nave che sono stati inviati dalla società armatrice. La necessità di inviare i soccorsi a bordo della Concordia era dettata dal timore che vi fossero persone intrappolate nelle loro cabine, o altri posti, e che non riuscissero a comunicare con l’esterno. Per compiere tale operazione era altresì necessaria la presenza di personale della Nave che conoscesse bene i luoghi, in primis il Comandante Schettino.

Alle ore 01.46 avveniva l’ultima telefonata, tristemente famosa, tra il Comandante De Falco e il Comandante Schettino con cui il primo tentava, ancora per una ultima volta, di far tornare a bordo il secondo, ma invano.

Schettino fuori udienza riferirà ai giornalisti che gli venne chiesto dalla Costa di rimanere dove era, ovverosia a terra.

Intorno alle 5 del mattino, con la collaborazione del personale della Costa Crociere, capitano Mattesi, veniva fornito a De Falco il nome di Martino Pellegrini quale ufficiale disponibile a salire sulla nave. Tramite il capitano Mattesi è stato contattato anche Schettino, che pareva essere sotto choc e scosso, e quindi aveva preferito interloquire prima con Bosio e poi con Pellegrini e la scelta cadeva su quest’ultimo.

La testimonianza di Ciro Ambrosio ha confermato, ancora una volta, la manovra scellerata di quella notte, fuori da ogni logica di sicurezza e prudenza, giustificando il mancato intervento degli altri ufficiali, nella consapevolezza di essere in procinto di finire sugli scogli, con il rischio di commettere ammutinamento che nessuno si sentiva di promuovere.

E’ troppo vicino, questo è pazzo!“: questo il commento sulla plancia di comando prima dell’impatto con lo scoglio mentre Schettino cenava e la guardia era tenuta da Ciro Ambrosio. La frase di commento tra Ambrosio e altri ufficiali a proposito della rotta cambiata da Schettino per fare l’accostata al Giglio, è stata ascoltata dalla registrazione su scatola nera. Nel sottofondo anche le grasse risate di sarcasmo degli ufficiali sul richiamo di Schettino al timoniere “Otherwise we go on the rocks”, “Altrimenti finiamo sugli scogli”, dopo che non venne correttamente eseguito un comando al timone dall’indonesiano Jacob Rusli Bin per due volte.

Lo stesso Ambrosio ha confermato altresì l’inerzia del Comandante nel dare l’emergenza generale e l’abbandono nave di fronte all’ormai irrimediabile perdita della Costa Concordia, le false rassicurazioni fornite alla Capitaneria di Porto di Livorno ordinate dal Comandante stesso, il coinvolgimento della società Costa Crociere, in persona del responsabile dell’unità di crisi sig. Ferrarini, nel ritardare l’abbandono nave e il caos delle operazioni di evacuazione dettato dall’assenza di un opportuno e doveroso coordinamento delle attività da parte del Comandante Schettino.

Degna di nota l’intercettazione ambientale della telefonata tra il Comandante Schettino e il sig. Ferrarini, subito dopo lo schianto, con la quale il primo afferma che si sente morire per il guaio combinato, quasi a prevedere il tragico epilogo.

A spezzare il clima da scaricabarile di ruolo e di relazioni tra i vari soggetti a bordo ed a terra, è la testimonianza del vice-sindaco del Giglio Mario Pellegrini. E dal racconto emerge pacatamente ma con forza assoluta la figura di un vero eroe della vicenda, facendo da contrappunto a chi quella notte – sotto i colori della compagnia – avrebbe dovuto fare e non ha fatto o non ha saputo fare, di chi dalla unità di crisi avrebbe potuto mettere avanti a tutto e tutti la vita e la sicurezza dei passeggeri, e non lo ha fatto, ovvero, infine, di chi, come De Falco, ha semplicemente svolto il proprio lavoro, per il quale è stato preparato e per il quale viene pagato, lasciando il posto a qualcuno che, non avendone alcun dovere e obbligo, se non morale, ha indubbiamente rischiato la vita per degli sconosciuti, con atti di lodevole coraggio e solidarietà. Il vicesindaco saliva sulla nave dalla famosa biscaglina, prodigandosi fino a mattina per aiutare e salvare le persone in difficoltà.

Sul lato sinistro si sono ritrovati in quattro. Pellegrini, un giovane ufficiale, un dottore e un commissario ed hanno pensato loro a salvare oltre cinquecento persone. “La gente urlava, si urlava addosso. Si spingeva, scavalcava bambini, anziani. Avevano tutti paura… l’acqua continuava a salire. Nell’acqua alla fine abbiamo trovato 8, forse 9 persone che non riuscivano a passare. Erano le ultime però. avevo le mani ferite e insanguinate dalla fatica. E’ stato lo sforzo finale, le abbiamo tirate su a mano, spinte verso l’alto con la corda, c’era una ragazza ferita asiatica ma col dottore siamo riusciti a far passare tutti. Quando sono stati all’aria aperta il panico si è calmato. Una volta fuori tutti hanno capito che c’era speranza, che c’erano i tender, che sarebbero riusciti a toccare terra. Così abbiamo anche avuto il tempo di coordinare la discesa, di riscaldarli con un gommone che abbiamo fatto a pezzi e trasformato in una specie di coperta. Poi abbiamo fatto altre due ispezioni per vedere se c’era ancora qualcuno sotto, per due volte, per essere sicuri. E alla fine siamo andati via“, continua.

Quattromila persone infreddolite da portare sull’isola. “Quelli della nave non sapevano neanche bene guidarli. E’ venuta la gente del Giglio a farlo. E’ gente di mare. A me piace la vigna.. Ma loro sono uomini di porto“, dice Pellegrini, che da uomo comune è sceso alle 5 di mattina da una nave abbandonata da tutto il personale della Costa.

 

Udienza 12.11.2013 – Di Piazza e Borghero

Guarini

 

Il primo teste escusso all’udienza del 12 novembre scorso é Ugo Di Piazza, entrato in costa come allievo ufficiale nel 2010 e ufficiale addetto alla sala macchine al momento del naufragio, ulteriore dimostrazione che in questa compagnia la scalata ai gradi è davvero una facile arrampicata!

Dalla sua deposizione emerge che nonostante una porta stagna fosse chiusa l’acqua filtrava “copiosamente”, a dimostrazione che queste paratie, peraltro spesso aperte  in navigazione come dallo stesso teste riferito, anche da chiuse non svolgevano a dovere la loro preziosa e fondamentale funzione di sicurezza.

Riferisce di aver riferito quasi subito al suo superiore Borghero al quale disse che vi erano due compartimenti allagati e che ve ne era anche un terzo che si stava vistosamente allagando.

Pacifico  dunque che in plancia seppero tutti  pochi minuti dopo l’impatto le reali condizioni della nave, circostanza questa che aggrava la posizione del Comandante che non diede l’allarme generale e l’abbandono nave, ma anche quella degli altri imputati oltre Schettino, sui quali pende giudizio di impugnazione innanzi alla Corte di Cassazione a seguito dell’impugnazione della sentenza di patteggiamento da parte della Procura Generale di Firenze, come invocata con apposita istanza dagli Avvocati di “Giustizia per la Concordia”.

Di Piazza fa ben capire che per loro della sala macchine era chiaro che perduti senza speranza i motori ed i generatori elettrici, la nave non poteva più essere governata. Nonostante l’evidenza della gravità della situazione i minuti, preziosi per le vite dei passeggeri da salvare, continuarono a scorrere senza che venisse dato l’allarme falla (delta xray) o quanto meno quello dell’emergenza generale, che avrebbe consentito di avviare la procedure di appello per predisporre lo sbarco dei passeggeri. Il teste ci narra che “la situazione di panico era tale da non consentire lo sbarco ordinato” e che le scialuppe furono calate anche prima dei segnali che la plancia diede con colpevole ritardo.

Ma anche la genuinità di questa testimonianza, su alcune circostanze che il teste sembra non sapere o non ricordare, è funestata dal fatto che, come ormai stiamo facendo emergere udienza dopo udienza, subito dopo i primi colloqui con gli inquirenti anche Piazza fu convocato dai legali di Costa (ed a volte con la presenza di referenti di Carnival) per un resoconto sull’accaduto e per un fulmineo quanto soddisfacente risarcimento. Senza neppure averlo chiesto!

Dello stesso tenore la testimonianza di Borghero Tonio, dal 2002 dipendente Costa e ufficiale in seconda addetto alle macchine, pure sentito all’udienza del 12 novembre, che conferma la gravità della situazione e come fosse palese la completa compromissione della sala macchine a causa dell’allargamento totale dei comparti. Precisa che al momento dell’impatto si trovava in cabina e che aveva la percezione che qualcosa fosse accaduto per l’inclinazione della nave (sbandata) e per le vibrazioni, in quanto non ha sentito l’urto! Giova sul punto ricordare che la cabina dove si trovava il teste é sita al ponte 5 e il generatore di emergenza non è ubicato sotto il ponte zero (e quindi nella parte bassa della nave) ma al ponte 11!

E questo ci permette di confutare le dichiarazioni della Costa Crociere nella sua veste di responsabile civile proprio su questa circostanza (che sul malfunzionamento del generatore di emergenza – ponte 11 – ha cercato di giustificarsi sostenendo pubblicamente che la causa del guasto doveva evidentemente essere ricercata nelle conseguenze provocate all’impianto dall’urto), poiché quell’urto ha interessato solo i ponti sotto la linea di galleggiamento (ponte 0) mentre nessuno sopra il ponte zero ha neppure avvertito l’urto, se non in termini di vibrazione e sbandata! Figuriamoci se il generatore di emergenza, che deve sopravvivere per sua natura ad eventi di emergenza, possa considerarsi andato in avaria per tale motivo; non ha semplicemente funzionato come non ha funzionato molto altro, e proprio quando ce ne era necessità vitale per garantire la sicurezza dei passeggeri (vedi ascensori, timoni, illuminazione, verricelli delle scialuppe etc.)!

Di nuovo, rispedendo al mittente l’offensivo modo di riferirsi alle parti civili del legale della compagnia, possiamo dire che quello che conta in questo processo è ciò che dicono i testimoni e le perizie, mentre quello che afferma l’Avv. De Luca alle telecamere non conta nulla, o meglio, parafrasandolo, si può dire che conta da zero in giù (rectius dal ponte zero in giu!)

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Schettino rinviato a giudizio – udienza 22.05.2013

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Schettino non ottiene le integrazioni di perizia richieste nelle forme di incidente probatorio, ai sensi del 422 cpp, e conseguentemente il giudice delle indagini preliminari, ad esito della discussione e, rigettata ogni richiesta di integrazione probatoria, la richiesta di proscioglimento per il capo di imputazione riguardante il reato di abbandono della nave, nonché quelle delle parti civili inerenti la riqualificazione del reato in termini di dolo eventuale, nonché ogni altra diversa richiesta, ha disposto il rinvio a giudizio per Francesco schettino innanzi al tribunale per la udienza del 9 luglio 2013.

Infine, tenendo anche conto del contegno processuale, con un provvedimento che riteniamo giusto, ha revocato la residua misura cautelare dell’obbligo di dimora, a carico del comandante Schettino, che torna ad essere un uomo libero.

Entro i prossimi due o tre giorni è atteso anche il provvedimento che darà risposta alla istanza di sequestro contro Costa SpA, presentata dal pool giustizia per la concordia.

Si è proceduto infine alla formazione del fascicolo dibattimentale, estraendo dal monumentale numero di faldoni delle fasi di indagini, incidente probatorio, e udienza preliminare, quanto dovrà entrare a far parte del processo ordinario.

Il giorno 8 luglio, da ultimo, il giudice dovrà pronunciarsi sulla richiesta di patteggiamento per le altre posizioni stralciate dei coimputati.

Processo Concordia bis contro vertici Costa e Carnival

20130517-223234.jpgGiustizia per la Concordia legge con soddisfazione che la Procura di Grosseto ha disposto l’apertura di un nuovo filone di indagini a carico dei membri del consiglio di amministrazione di Costa e di Carnival per avere concorso nel naufragio della Concordia consentendo gli inchini e per non aver predisposto ogni necessario mezzo di prevenzione.
I membri dei due cda saranno indagati anche per avere concorso a ritardare i soccorsi e l’abbandono nave.
La Procura di Grosseto ha dunque deciso di dare corso alla denuncia presentata da Giustizia per la Concordia il 15 aprile scorso basata sugli atti di indagini, sulla perizia agli atti e sull’indagine amministrativa svolta dalla Capitaneria di porto di Livorno sulle cause del disastro.
Confidiamo che emergeranno effettivamente tutte le responsabilità della Costa Crociere SPA e che i suoi amministratori si troveranno presto anche loro sul banco degli imputati assieme a Schettino che, come abbiamo sempre ritenuto, non può essere indicato quale capro espiatorio. Nel processo bis Costa in persona dei suoi amministratori si potrá finalmente vedere direttamente imputata di quanto successo.

La notizia della ns denuncia é passata sul tg1 inoltre é su repubblica http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/05/17/news/concordia_indagati_per_il_naufragio_5_componenti_del_cda_di_costa_crociere-59026334/?ref=HREC1-6 e anche sul fatto quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/17/concordia-5-nuovi-indagati-sono-componenti-del-cda-costa/597721/

RASSEGNA STAMPA

Udienza del 16.05.2013

20130516-180143.jpgAlla udienza odierna del 16 maggio, il GUP ha disposto lo stralcio della posizione degli imputati che hanno richiesto il patteggiamento, rinviando la decisione alla udienza del 8 luglio 2013 e facendoli allontanare dalla aula

Schettino e i suoi difensori sono rimasti da soli sul banco degli imputati, anche umanamente era suggestivo vedere Quanto fosse impari la presenza di un solo imputato contro tutti in un processo di questa caratura.
Avremmo voluto vedere Costa seduta con i suoi responsabili di vertice, seduta di fianco all’imputato e non tra noi parti civili!
L’avvocato Pepe non ha manifestato una immediata decisione sui riti alternativi, quindi il GUP ha dato la parola a pubblico ministero, parti civili e responsabile civile per le conclusioni.

Il PM Ha inaspettatamente svolto una requisitoria piuttosto concisa, soprattutto rivolta a dimostrare la responsabilità apicali e personale di Schettino, Certamente in modo efficace tanto da sembrare indubitabile il rinvio a giudizio, ma trascurando di spendere qualche giusta parola sulle indubbie responsabilità degli altri, ed in alcuni punti sembrava quasi stesse facendo le difese della costa crociere

Le parti civili si sono tutte prodigate nell’argomentare la responsabilità di Schettino ma anche degli altri, in termini di dolo eventuale, e non solo come colpa cosciente. A mio parere le tesi sono state illustrate tutte in modo molto ampio e convincente, nelle molteplici sfaccettature affrontate dai singoli avvocati e rappresentando ognuno un diverso aspetto Che porta sempre ad uno stesso risultato: alzare il livello delle responsabilità per bloccare i patteggiamenti, consentire che questo giudizio si celebri davanti alla corte di assise, dove potrà essere trattata la responsabilità degli imputati anche in termini di dolo, arginato il rischio di una scelta anche di Schettino di restare su un giudizio abbreviato che parta da reati sottodimensionati e pene più miti. Il tutto a discapito dell’accertamento della verità!

L’avvocato De Luca, per la responsabile civile ha molto brevemente argomentato sulla posizione di Costa Crociere, che sarebbe tuttora pronta a risarcire tutti, in termini che, tuttavia partono da presupposti di quantificazione davvero non condivisibili, ed oltretutto niente affatto formalizzata in modo serio nei confronti di tutti i passeggeri. Utilizzando un termine piuttosto inflazionato, questa pretesa disponibilità della Costa potrebbe ben definirsi una vera “sciocchezza”

La pressione mediatica e le considerazioni svolte dai difensori delle parti civili sembrano aver condotto il comandante schettino ed i suoi difensori ad una scelta che non pregiudichi i diritti delle parti civili e l’accertamento dei fatti e delle responsabilità vere.

Uscendo dalla aula Schettino ha dichiarato ai giornalisti che non farà il giudizio abbreviato.

Domani vedremo!