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7 anni dal naufragio Concordia

Era più o meno ora di cena quando, il 13 genaio 2012, la Costa concordia si apprestava ad eseguire l’accostata all’isola del Giglio, un passaggio in “navigazione turistica” meglio conosciuto come “inchino”, all’epoca un termine noto solo ai marittimi e poi divenuto patrimonio gergale comune; alle ore 21:43 l’impatto con lo scoglio affiorante delle “Scole”. Inutile qui ed oggi ricordare i nomi ed il peso delle responsabilità accertate e quelle rimaste in penombra, quelle dichiarate e quelle non cercate.

Il giorno della memoria ha universalmente uno scopo diverso, ricordare un evento epocale, catastrofico e tristemente drammatico, allo scopo di commemorare le vittime, non dimenticare mai la drammatica vicenda vissuta da tante persone (in questo caso oltre 4mila a bordo) ed infine aumentare la prevenzione nella consapevolezza della evitabilità e ripetibilità di un evento simile. Il naufragio della Concordia in questo senso possiamo certamente dire che – nella sua dimensione epocale e processualmente eclatante – ha di sicuro cambiato qualcosa in positivo; al di là ed oltre dei risultati civli e penali, i passeggeri sanno per certo che quanto è accaduto loro, difficilmente potrà ripetersi in un prossimo futuro, avendo l’incidente contribuito ad introdurre nuove regole nautiche e limitazioni operative più rigide per impedire una così deliberata ed incauta gestione della sicurezza della navigazione ed una altrettanto approssimativa e criminale gestione delle emergenze.

Oggi, a distanza di 7 anni esatti, ricordiamo le persone che hanno perso la vita e quelle che sono sopravvissute al semi-ribaltamento della nave da crociera, miracolosamente andata ad incagliarsi su un basso fondale appena fuori il porto del Giglio, grazie solo al vento favorevole, evitando conseguenze e perdite di vite enormemente peggiori. Per 3 anni la Concordia è rimasta lì, a mo’ di monumento all’assurdità umana ed a fungere da funesto monito per le navi in transito.

La gigantesca nave è stata ormai rimossa e velocemente smantellata, ma la memoria no, quella non può e non va rimossa; a tutte le persone che erano a bordo ed a tutte le moltissime altre che in vario modo hanno partecipato a questa vicenda, va riconosciuta e dedicata questa ricorrenza: a chi non ha più voce ma anche a chi non può e non vuole dimenticare.

13 gennaio 2017 – cinque anni dal naufragio Concordia

Appello concordia SchettinoIn memoria del naufragio della Concordia 13 gennaio 2012; sono passati cinque anni da allora, aspettando la sentenza definitiva dalla Corte di Cassazione.

Il 13 gennaio del 2012 alle 21:46 circa la nave Costa Concordia comandata da Francesco Schettino durante una sciagurata manovra di accostamento all’Isola del Giglio – c.d. inchino – fatta per omaggiare il maitre Tievoli originario dell’isola, urtava uno scoglio alle Scole provocando uno squarcio sotto la linea di galleggiamento del transatlantico di addirittura 70 metri.

A distanza di cinque anni e con due intense fasi processuali alle spalle non è stata detta una parola definitiva riguardo alle responsabilità che portarono a quel naufragio; un tempo relativamente molto breve per un processo penale di questa portata nel nostro paese, ma certamente lungo per chi attende giustizia. Quello che il Tribunale di Grosseto prima e la Corte d’Appello di Firenze poi ci hanno detto è che esisterebbe solo un colpevole per quel disastro, il Comandante Schettino, condannato alla pena di ben 16 anni di reclusione. Una pena adeguata alla gravità dei fatti, anche se noi crediamo che anche altre persone avrebbero dovuto essere sul banco degli imputati nel processo per il naufragio della Concordia. Non è stato un caso quello per cui imputati siano stati solamente gli ufficiali di bordo ed invece dei vertici nessuno della compagnia di navigazione sia stato chiamato a rispondere dei fatti alla base della tragedia.

Noi continuiamo a combattere con la passione che ci ha contraddistinto fin qui, perché la Giustizia abbia il suo corso e perché tutti gli individuabili responsabili del naufragio di quella notte all’Isola del Giglio siano perseguiti per legge ed eventualmente condannati. Le provvisionali riconosciute in primo e secondo grado hanno dato ragione ai passeggeri ed alle vittime, arrivando a quintuplicare ed anche oltre, i risarcimenti che Costa crociere aveva offerto ai naufraghi, e continuiamo nella nostra battaglia anche in Cassazione.

In memoria delle troppe persone, 32, che hanno perduto la vita e dei moltissimi altri sopravvissuti che ancora oggi portano i segni indelebili di quei terribili momenti, vissuti per salvaguardare interessi economici che troppo spesso pesano più della sicurezza dei passeggeri.

Gli Avvocati del pool Giustizia per la Concordia

Convegno sul danno Punitivo. Pesaro 18.11.2016

Grande successo di presenze al convegno sui danni punitivi svoltosi a Pesaro, ospiti della Camera Civile presso la prestigiosa sede dell’excelsior e la direzione ed organizzazione dell’Avvocato Edoardo Mensitieri. Oltre 200 avvocati hanno ascoltato con estremo interesse i relatori provenienti da diverse parti d’Italia, illustrare le caratteristiche di questa particolare pretesa risarcitoria di origine anglosassone e grandemente applicata negli Stati Uniti con pronunce multimilionarie a funzione sanzionatoria e di prevenzione sul verificarsi di ulteriori eventi simili. Una sorta di maxi-risarcimento aggiuntivo, riconosciuto ai danneggiati quando si dimostra che la azienda o il soggetto in posizione dominante, nonostante la consapevolezza del rischio per gli utenti o per i propri dipendenti, non ha adottato quelle misure correttive per prevenire il verificarsi dell’evento dannoso. Fino a questo momento si è sempre negato l’ingresso di questo istituto giuridico, ritenendolo contrario all’ordinamento interno italiano, nel quale è possibile ottenere solo un risarcimento con funzione compensativa, cioè nel limite del pregiudizio subito e non oltre. L’occasione alla base del convegno è la recente ordinanza 16 maggio 2016 n.9978 di rimessioni alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione della questione di ammissibilità dei danni punitivi nel nostro paese, in considerazione dell’apertura, sia da parte della dottrina che, progressivamente ed in modo sempre più esplicito, della giurisprudenza di merito e l’introduzione di figure risarcitorie a contenuto punitivo in numerose norme legislative interne.

Gli avvocati Annamaria Romeo di Latina, Michelina Suriano di Bologna, Massimiliano Gabrielli di Roma e Cesare Bulgheroni di Milano hanno parlato dell’art. 96 cpc, del danno endofamiliare ex art. 709 ter, delle concrete portate applicative del danno punitivo nelle cause penali e civili a tutela delle parti lese, e dei processi Tyssen e Costa Concordia. La dichiarata ambizione del convegno è quella di diffondere la cultura di questa figura risarcitoria tra gli Avvocati italiani, da cogliere come opportunità, oltre che per ottenere una più adeguata soddisfazione economica a favore dei propri clienti, quale strumento sociale per la prevenzione del rischio in settori come i grandi trasporti, industria, ambiente, ma da pretendere anche in casistiche di danni non di massa o seriali ma altrettanto diffusi, come nei casi di malasanità. In attesa della pronuncia da parte delle Sezioni Unite, i relatori ritengono fondamentale la circolazione del concetto del danno punitivo tra gli Avvocati per introdurlo diffusamente nelle aule dei Tribunali, e spingere i Giudici ad avere un atteggiamento sempre più possibilista, come suggerito dalla stessa 1a sezione della Cassazione.

Discussione delle parti civili – Udienze 4-6-9-10 Maggio

Al processo di appello per il naufragio della Concordia é finito il primo turno di discussione prima che la difesa dell’unico imputato prenda la parola.

All’udienza del 28 aprile aveva discusso il PM Leopizzi – con l’intervento finale del Procuratore Generale di Firenze a richiedere l’inasprimento della pena irrogata a Schettino fino addirittura a 27 anni di reclusione e tre mesi di arresto – chiedendo il rigetto integrale dell’appello degli avvocati Senese e Laino per il comandante, osservando in primo luogo che dovevano essere dichiarati inammissibili i motivi di appello dell’Avv. Laino perché erano solamente la trascrizione della sua discussione di primo grado traslata nell’impugnazione, senza alcun esame della sentenza.

Peraltro, secondo il PM, il limite dell’impostazione dell’impugnazione era quello di non considerare quanto era registrato nel vdr – la scatola nera – della Concordia ed il fatto che comunque Schettino era indubitabilmente al comando al momento dell’impatto. Non apprezzare tali circostanze certe, avrebbe limitato necessariamente l’efficacia dell’impugnazione così come l’avere parcellizzato le varie circostanze dei fatti avvenuti senza dare loro una visione d’insieme, così di fatto mistificandole.

D’altronde il tentativo di scaricare la colpa su Ambrosio e su Rusli Bin é comunque un errore, poiché le responsabilità del Comandante sarebbero almeno pari a quelle di Ambrosio per avere messo alla manovra del timone lo stesso Rusli Bin, i cui errori non hanno avuto decisivo rilievo quanto all’urto con gli scogli, considerata la velocità ed il ritardo nell’impostare la manovra di emergenza.

All’udienza del 4 maggio sono poi iniziate le discussioni delle parti civili che hanno tutte chiesto la conferma della dichiarazione di responsabilità penale di Schettino, chiedendo la riforma delle statuizioni civili secondo svariati aspetti. A quel l’udienza si é  distinta la discussione dell’Avv. Sergio Bellotti di Roma, che ha evidenziato in maniera davvero incisiva i capisaldi dei propri motivi di appello e, anche da un punto di vista giuridico e processuale, le contraddizioni della sentenza che meritano una seria revisione da parte dei giudici di Firenze, sopratutto per quanto alle liquidazioni in favore delle parti civili. Dopo la discussione dell’Avv. Domenico Chirulli di Bari, abbiamo potuto ascoltare l’Avv. Massimiliano Gabrielli del foro di Roma, chiedere di nuovo a gran voce il riconoscimento del danno punitivo nei confronti della compagnia armatrice, quale correttivo, anche a livello di prevenzione, per tutti i rischi a cui i passeggeri sono stati sottoposti per le politiche al risparmio di Costa Crociere, che ha preso parte nella causazione del naufragio a cominciare dal consentire gli “inchini” tra l’altro proprio all’isola del Giglio, per proseguire nel non avere supportato Schettino durante la fase dell’emergenza per proseguire con le numerosissime manchevolezze dei sistemi di sicurezza a bordo a cominciare dal mancato funzionamento per errore di progettazione del Diesel Generatore di Emergenza. Chiude l’Avv. Gallenca di Torino, che enuclea la tesi di un possibile aggravamento della qualificazione giuridica delle responsabilità di Schettino, passando alla ipotesi di colpa cosciente o dolo eventuale.

All’udienza del 6 maggio le discussioni delle parti civili sono proseguite con gli interventi dei nostri Avv. Cesare Bulgheroni di Milano ed Avv. Alessandra Guarini del foro di Biella, il primo dei quali ha chiesto al Comandante Schettino di fare un passo indietro e di ammettere finalmente le proprie responsabilità circa l’errata manovra, le mancanze verificatesi nella fase emergenziale per non aver dato l’allarme generale in tempi opportuni e per non essere risalito sulla nave. L’intervento é proseguito delineandosi le responsabilità di Costa Crociere che vanno condivise con quelle di Schettino e che per questo va punita con la corresponsione di danni punitivi. L’Avv. Guarini ha invece ricordato che sul banco degli imputati mancano gli uomini della società che non sono stati indagati per una scelta miope della Procura di Grosseto che troppo ha incentrato le indagini sul ruolo di Schettino, e ha chiesto alla Corte di Appello di Firenze di trasmettere gli atti alla Procura stessa perché finalmente indaghi sulle responsabilità penali dei vertici di Costa Crociere. Infine l’Avv. Annamaria Romeo di Latina ha insistito sul punto del mancato riconoscimento di danni personalizzati alle vittime del naufragio, che non sono catalogabili in categorie ma ognuno ha subito differenti e valutati danni durante la fase dell’emergenza, e la cui prova, fornita dalle parti attraverso i consulenti e le relazioni medico legali, non è stata affatto oggetto di puntuale contestazione da parte della responsabile civile e dei suoi consulenti.

All’udienza del 9 maggio abbiamo assistito alle discussioni degli ultimi patroni di parte civile tra cui gli Avv.ti Michelina Suriano di Bologna e Salvatore Vitrano di Palermo che con diverse declinazioni hanno anche loro chiesto che i danni riconosciuti ai passeggeri vengano differenziati secondo le diverse prove date delle lesioni subite, tra cui il danno da stress post traumatico.

All’udienza del 10 maggio, dopo l’ultima discussione di un difensore di parte civile, l’Avv. De Renzis che efficacemente ha tratteggiato come la sentenza di Grosseto abbia dimenticato il dramma dei passeggeri nonostante abbia visto coi propri occhi persone adulte piangere ininterrottamente per le esperienze subite, é stato il turno dell’ Avv. Marco De Luca che, come in primo grado, difende la responsabile civile Costa Crociere SpA. L’Avv. De Luca ha sostenuto che Costa risponde del fatto di Schettino solamente dal punto di vista civilistico, ma che non sarebbe sul banco degli imputati e che quindi non può essere chiesto il danno punitivo nei suoi confronti. D’altronde Costa ritiene giusta la decisione di primo grado quanto alle cifre provvisionali concesse alle parti civili sostenendo che secondo lui i danni subiti dai passeggeri, nonostante le consulenze tecniche agli atti, non sarebbero stati affatto provati.

Da notare che le statuizioni in favore dei passeggeri non sono state oggetto di appello da parte della Società, che quindi ha prestato acquiescenza alla decisione di liquidazioni tra 30-50mila euro a testa. Insomma il patrono di Costa, al di lá delle singoli posizioni trattate contro enti esponenziali, che a suo parere non avrebbero avuto diritto ad ottenere risarcimenti come deciso dal tribunale di Grosseto, non si avventura in una pretesa di riforma in pejus, e chiede la conferma della decisione di primo grado perché palesemente teme che la sentenza sia passibile di riforma, questa volta pesantemente punitiva nei confronti della società armatrice.

La parola passa ora alla difesa dell’imputato i cui interventi sono previsti per le udienze del 19 e del 20 maggio con prosecuzione al 23 e 25 per le repliche e contro repliche e con la prevista entrata in camera di consiglio per la decisione e sentenza all’udienza del 27 maggio con possibile prosecuzione al 31.

Udienza appello Concordia del 28.04.2016

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Il processo di appello Concordia a Firenze

Sì è aperto il 28.04.2016 processo di secondo grado presso la Corte di appello penale di Firenze, nel quale dovrà essere valutata la correttezza della decisione dei giudici di Grosseto, che hanno condannato il comandante Francesco schettino a 16 anni di carcere, e Costa Crociere al pagamento dei risarcimenti, con provvisionali a favore dei passeggeri tra i 30.000 e 50.000 euro ciascuno. Il processo si è svolto nella maxi aula dove recentemente è stato celebrato l’appello di Meredith Kercher nel nuovo palazzo di giustizia fiorentino, in un contesto molto differente da quello del precedente contesto nel teatro moderno di Grosseto: imputato assente, divieto di riprese televisive in aula, numero estremamente ridotto di parti civili che hanno proposto appello, ed ovviamente nuovi giudici, nuovo rappresentante della pubblica accusa, e nuovo difensore di Schettino, in affiancamento all’avv. Laino. La netta sensazione è che a questo processo si sia voluto imporre a tavolino e da più parti un basso profilo mediatico, concentrazione e sintesi estrema degli interventi delle parti processuali, e percorso diretto verso la decisione già a fine maggio, seguendo una serratissima calendarizzazione delle udienze, mediamente previste un giorno sì ed uno no per tutto il mese prossimo.

In apertura si è ascoltata la introduzione sintetica del giudice consigliere relatore, il quale ha predisposto e reso disponibile alle parti, prima della udienza, una lunghissima e dettagliata relazione (scritta 262 pagine), con la quale si illustrava il contenuto ed i motivi dei vari atti di appello, quello proposto dalla Procura di Grosseto, dall’imputato e dai suoi difensori, quelli di molte parti civili ed infine della responsabile civile Costa Crociere S.p.A., con i quali ciascuno chiede una revisione della precedente decisione sotto diversi ed opposti profili.

Esaurita la relazione illustrativa al Collegio, ha preso la parola il PM Dottor Alessandro Leopizzi, inviato da Grosseto ad affiancare la Procura Generale nel compito di sostenere la affermazione di responsabilità ottenuta in primo grado, contrastando i motivi di appello sopratutto del nuovo difensore di Schettino, che si proponeva molto ambiziosamente di smontare la decisione attraverso la riapertura del dibattimento e una “super-perizia”. Il sostituto procuratore di Grosseto, ancora una volta, ha dimostrato la sua conoscenza enciclopedica di ogni singola carta processuale, di ogni profilo di responsabilità minuziosamente accertato nei confronti del Comandante, ed ogni singola contraddizione in cui quest’ultimo è caduto nel corso della lunghissima fase dibattimentale, nonchè la sua efficacissima capacità espositiva e di lucida interpretazione delle risultanze istruttorie a carico dell’imputato. Il Dottor Leopizzi si è concentrato nella replica ai motivi di appello dell’avvocato Laino e sopratutto dell’avvocato Senese, nuovo difensore in questo grado di giudizio per Schettino, procedendo in una analisi punto per punto delle doglianze attraverso le quali questi erano giunti a chiedere (addirittura) la assoluzione del Comandante, sostenuta dalla lamentata violazione di una analisi obiettiva dei fatti e di un preteso accanimento, non solo mediatico ma anche processuale, nei confronti dell’imputato. Il risultato, dopo circa tre ore e mezzo di ininterrotta discussione, ed attraverso una opera di totale distruzione logica e giuridica – spesso tratteggiata da toni toscanamente ironici e, nonostante la minuziosità dei ragionamenti e riferimenti anche processuali, mai resa incomprensibile anche al semplice ascoltatore – è stato il venir meno di ogni credibilità e sostenibilità dell’appello difensivo dell’imputato.

Dopo la pausa, la parola è passata al sostituto Procuratore Generale di Firenze, dott. Giancarlo Ferrucci , il quale sembrava scalpitare nella attesa di proporre i suoi argomenti alla platea, che però hanno mostrato tutto il limite di chi – esattamente come l’avvocato Senese per Schettino – non ha seguito ognuna delle 71 udienze per oltre 600 ore di dibattimento, non conosce ogni aspetto – anche non processuale – della vicenda, e non ha certamente letto le 56.000 pagine per oltre 120 faldoni in cui si racchiudono le attività, in 2 anni di processo, di tre Giudici, 4 PM, 65 avvocati, oltre 180 testimoni e consulenti che hanno raccontato in aula la tragedia del Giglio in ogni suo aspetto.  L’intervento di chi, insomma, non ha vissuto il naufragio: quello che ne esce è una prospettiva, a livello spesso da conversazione al bar, sul disdoro della marineria italiana e sulle colpe morali di Schettino.

Passando alla richiesta delle pene, Ferrucci ha proposto 9 anni di reclusione per naufragio colposo; 15 anni per omicidio colposo plurimo e lesioni plurime colpose (i 32 morti e decine di feriti); 3 anni per abbandono di persone incapaci; più 3 mesi di arresto per false comunicazioni alla capitaneria, riproponendo l’aggravante della colpa cosciente, arrivando in totale a superare perfino le pretese dei PM di Grosseto, per oltre 27 anni di carcere per reati colposi, in una iperbole che riteniamo tanto improbabile quanto la assoluzione di Schettino.

Un gioco al rilancio da tutte le parti processuali: Noi ovviamente chiediamo più soldi ma soprattutto giustizia, puntiamo nuovamente ad allargare le responsabilità nei confronti anche di Costa Crociere, e non serve certo una nuova perizia, nelle carte processuali, anche se non entrato a pieno titolo nella sentenza, c’è già tutto per dimostrare i malfunzionamenti, la impreparazione dell’equipaggio e tutto quanto ha contribuito a preparare il terreno per la tragedia messa in opera da Schettino.

Dopo aver sfrondato velocemente i banchi da molte presenze di avvocati che si sono limitati a depositate conclusioni scritte, e le prime schermaglie tra avvocati di parte civile e difensori di Schettino e Costa Crociere, è saltata la prossima udienza calendarizzata e si riprenderà il 4 maggio con l’avvio delle discussioni di alcuni tra gli appellanti di parte civile, per proseguire il 6, 9 e 10 maggio con altre parti civili fino ad esaurimento.

Processo Concordia Bis

Avvocato Massimiliano GabrielliLa associazione nazionale ANMIL, da sempre impegnata sul tema della sicurezza sul lavoro e rispetto delle normative antinfortunistiche, ha affidato il mandato difensivo agli Avvocati Massimiliano Gabrielli, Cesare Bulgheroni ed Alessandra Guarini, per essere rappresentata come parte civile nel processo Concordia bis, che si occuperà delle violazione delle norme a tutela dei lavoratori e dei reati ambientali. Alla udienza di apertura, tenutasi il 07.03.2015 davanti al Tribunale monocratico di Grosseto, gli Avvocati della associazione hanno depositato a sorpresa una richiesta di maxi-risarcimento per un milione di euro, motivata dai malfunzionamenti della nave ed il mancato rispetto delle normative di emergenza da parte della compagnia di navigazione, sul modello statunitense di danni punitivi con effetti deterrenti e di prevenzione contro futuri disastri navali, ed hanno ottenuto dal Giudice la chiamata in causa di Costa Crociere SpA come responsabile civile, che quindi sarà nuovamente tenuta al pagamento dei futuri risarcimenti. Le parti processuali giocheranno una partita contro il tempo, sul filo della prescrizione dei reati che, essendo di natura contravvenzionale, in questo giudizio maturerebbe a gennaio 2017; il calendario di udienze, già stabilito con ritmi molto intensi, ha però sin da subito chiarito che è tutta intenzione del Tribunale arrivare a pronunciarsi con una nuova sentenza prima della estate. Il 28 aprile si aprirà a Firenze anche il processo di appello del processo penale principale sul naufragio della Concordia, con il quale il comandante Francesco Schettino è stato già condannato a 16 anni di carcere.

RAI NEWS TGR EDIZIONE DELLE 19.30 del 08/03/2016 – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/basic/PublishingBlock-0f7d1998-654b-4a4d-8455-2d2a1121bfb2-archivio.html

Come ha funzionato il ns blog nel 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 13.000 volte in 2015. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 5 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

APPELLO DELLE PARTI CIVILI di GIUSTIZIA PER LA CONCORDIA

Sentenza Schettino prima paginaDepositato in questi giorni, da parte dei molti legali del pool, l’atto di appello ai capi civili della sentenza di primo grado sul naufragio della Concordia del 13 gennaio 2012. Si punta in alto e di nuovo sulla richiesta di danno punitivo di derivazione statunitense, chiedendo alla Corte di Appello di Firenze di riconoscere provvisionali fino a 300 mila euro ed un risarcimento finale molto più congruo e consistente. Le parti civili, si ricorda, in primo grado hanno ottenuto provvisionali tra i 30 e 50 mila euro. Anche l’ufficio della Procura di Grosseto ha impugnato la sentenza, insistendo invece sulle responsabilità titaniche e quasi esclusive di Schettino, e quindi su una sua condanna esemplare.

I legali di ‘Giustizia per la Concordia ritengono al contrario che “la sentenza non abbia tenuto conto dei comportamenti omissivi della compagnia armatrice, la Costa Crociere S.p.A., che hanno contribuito alla causazione del naufragio (tra cui l’impreparazione dell’equipaggio alle emergenze, l’insufficienza dei sistemi di sicurezza della nave ed il loro malfunzionamento e la pratica dei cosiddetti ‘inchini’ fatti dai comandanti delle loro navi ai luoghi di interesse turistico)”. Il naufragio, ricordano i legali, “è avvenuto proprio nel corso di un inchino – e cioè di un passaggio ravvicinatissimo alla costa – che Schettino intendeva fare al Giglio per omaggiare il màitre, nativo del Giglio. La pratica dell’inchino in particolare era diffusa per interessi di carattere promozionale ed è risultata estremamente pericolosa come, appunto, il naufragio della Concordia ha dimostrato”. Il pool ‘Giustizia per la Concordia’ si batte affinché “l’autorità giudiziaria riconosca che Costa Crociere spa, proprio per avere tenuto comportamenti omissivi per ragioni economiche di risparmio, risulta corresponsabile del naufragio e deve perciò essere condannata ai cosiddetti ‘danni punitivi’ in favore dei passeggeri della Concordia che hanno rischiato la propria vita nel corso del naufragio che ha causato la morte di ben 32 persone”.

Leggi questo articolo su: http://www.gonews.it/2015/09/22/costa-concordia-presentata-la-richiesa-di-appello-si-punta-a-un-maggior-risarcimento/
Fonte Ansa, Copyright © gonews.it

LA SENTENZA INTEGRALE DI PRIMO GRADO- 550 pagine che non lasciano il segno

Sentenza Schettino prima paginaUna sentenza salomonica, non coraggiosa, che, come previsto sin dalla lettura del dispositivo e si è puntualmente capito oggi col deposito delle motivazioni, non lascerà certo il segno nella storia giuridica di questo paese, se non nella prevedibile revisione e nell’innalzamento della barra delle responsabilità e dei risarcimenti che siamo certi di poter ottenere in appello, e soprattutto in sede civile. Gli stessi Giudici grossetani intravedono margini, eppure non si spingono oltre al minimo loro richiesto, applicano la livella e, da moderni Ponzio Pilato, pur aprendo in più punti alle possibilità di accoglimento di talune richieste risarcitorie delle parti civili, comprese quelle sul danno punitivo, a loro dire non concedibile in questa sede, rimandano ad altre autorità, non escludendo che ciò possa avvenire in sede civile, dove peraltro recenti pronunce del Tribunale di Torino hanno riconosciuto apertamente il criterio moltiplicatorio del risarcimento legato alla responsabilità aggravata dalla condotta dei responsabili di un disastro. Insomma, condannano Schettino, liquidano un danno decoroso ma non esemplare e si lavano le mani dalla responsabilità di fare Giustizia vera, concreta, memorabile. A voi la lettura in anteprima della sentenza, e lasciamo spazio e tempo per i commenti su tante pagine, certamente soggette a controverse interpretazioni. Insomma, come già affermato, la sentenza non è – e non sarà certo per noi – il punto di arrivo, ma bensì la base di partenza per arrivare al riconoscimento di un più ampio diritto di risarcimento delle parti civili, all’accertamento della verità senza riguardo a chi poi ne debba rispondere, all’innalzamento della prevenzione a mare ed all’allargamento delle responsabilità verso i vertici societari. Perché non ci sia mai più una altra Concordia con un solo responsabile.

CLICCA PER LA LETTURA DELLA SENTENZA INTEGRALE

Esce il libro di Schettino “Le verità sommerse”

schettino-concordia-Verità-sommerseHa fatto prima lui che i Giudici a scrivere le motivazioni della sentenza con la quale, dopo il processo di primo grado, il Comandante è stato condannato a 16 anni, come noto prorogate dal Tribunale di Grosseto di 60 giorni e slittate al 13 luglio 2015: già pubblicato invece Le verità sommerse, scritto da Francesco Schettino con la giornalista Vittoriana Abate, presentato in anteprima domani a Meta di Sorrento. “E’ la risposta a tante domande, il libro – spiega il Comandante – ripercorre con il mio racconto ed attraverso gli atti del processo, minuto dopo minuto l’incidente della Concordia dal 13 gennaio 2012 fino agli ultimi avvenimenti dopo la sentenza dell’11 febbraio 2015“. Alla presentazione, annuncia Schettino, ci saranno anche esperti del settore marittimo, anche stranieri, mentre a luglio, a Roma, è prevista una conferenza stampa. Nel libro di oltre 600 pagine ci sono le voci della scatola nera, le testimonianze rese al processo da numerosi passeggeri e membri dell’equipaggio, le intercettazioni ambientali inedite e quelle che vengono definite nel libro le “sviste” nelle indagini. “Ho affidato a queste pagine le mie riflessioni, le mie valutazioni e quegli aspetti emotivi che le hanno accompagnate e finora mai raccontate“, aggiunge il comandante. “Il libro – conclude Schettino – è una risposta a tanti interrogativi rimasti in sospeso.”, anche perché la verità, in aula, Schettino non l’ha mai raccontata per intero, essendosi sempre limitato, come abbiamo più volte rimarcato, a dire la “sua” verità e nel limite di quello che aveva un tornaconto processuale per lui vantaggioso.

Nuovo termine per deposito sentenza Concordia: 13 luglio 2015

clessidraLa Corte di Appello di Firenze, con un provvedimento a dir poco raro nella prassi processuale, ha concesso la proroga richiesta dal Tribunale di Grosseto per il deposito della parte motiva della decisione assunta in primo grado.
Il nuovo termine per conoscere le motivazioni della sentenza è dunque fissato per il 13 luglio 2015.
Non ci  resta quindi che attendere tale data per poter finalmente formulare osservazioni più approfondite sulla sentenza emessa in primo grado per il naufragio della Costa Concordia, e per presentare a Costa Crociere il conto delle provvisionali concesse: la Compagnia armatrice ha, infatti, comunicato che non intende corrispondere quanto riconosciuto ai naufraghi dal Tribunale di Grosseto a titolo di risarcimento o di provvisionale, prima del deposito integrale della sentenza!
A nulla sono valse le richieste di adempimento spontaneo delle obbligazioni risarcitorie avanzate da parte di queste difese a Costa Crociere, che ancora una volta dimostra di non avere rispetto alcuno per le vittime di questo naufragio.
Probabilmente avere quel danaro in cassa per 60 giorni ulteriori non avrà fatto alcuna minima differenza per le finanze della multinazionale, ma certamente farà la differenza sull’atteggiamento delle parti civili quando metteranno in esecuzione immediata il titolo di pagamento della provvisionale, portato dalla sentenza di condanna di Schettino.

STRAGE DI TUNISI: i passeggeri della Costa Fascinosa non conoscevano l’allarme terrorismo, ma Costa Crociere si!

strage_tunisi_big Costa Crociere é responsabile per quanto accaduto si crocieristi della Costa Fascinosa sequestrati e uccisi a Tunisi?  A pensarlo sono in molti, come esemplificato dall’articolo di Libero del 19.3.25 che riportiamo integralmente:

 “DITO PUNTATO Strage di Tunisi, l’accusa alla Costa Crociere: “I turisti non dovevano essere al Bardo”  Il giorno dopo la strage di Tunisi, quando ancora il quadro di morti e dispersi italiani non è chiaro, si fanno sentire le voci dei famigliari delle vittime. Dolore. E Rabbia. A puntare il dito è il marito di Antonella Sesino, che risulta ancora dispersa: “Mia moglie non doveva essere lì”, ha affermato Lorenzo Barbero. L’accusa è rivolta alla Costa Crociere: la signora, infatti, era appena sbarcata dalla Costa Fascinosa attraccata al porto di Tunisi. “Noi turisti possiamo anche non sapere – prosegue Barbero -, ma chi organizza questi viaggi deve essere informato. Come si fa ad andare a Tunisi il giorno in cui il Parlamento approva una legge sul terrorismo?”. La Sesino è una delle dipendenti del Comune di Torino partita in crociera con gli amici. Quasi 24 ore dopo l’attentato, di lei, ancora non si sa nulla.”

La Stampa – 20.03.2015

 

  Lo pensiamo anche noi!

 Sebbene quanto accaduto sia opera di terroristi può residuare una responsabilità del tour operator, giuridicamente garante dell’incolumità dei viaggiatori.

 Questo principio vale anche in materia di crociere: chi compra un pacchetto turistico comprendente una crociera sottoscrive un contratto, disciplinato dalla normativa nazionale di attuazione della Direttiva n. 90/314/CEE rispettivamente applicabile, nonché, in quanto applicabili, dalla Convenzione di Bruxelles del 23.4.1970 (CCV) e/o dalle normative nazionali e internazionali relative alle singole prestazioni che compongono il pacchetto turistico.

 A regolare il contratto sono le “condizioni generali”, riportate nel documento che viene sottoscritto al momento dell’acquisto della vacanza.  Vediamo quelle di Costa Crociere proprio sul punto della sicurezza, tratte dal sito http://www.crocierissime.it:  “13. RESPONSABILITÀ DELL’ORGANIZZATORE: 13.1 L’Organizzatore risponde dei danni arrecati al Passeggero a motivo dell’inadempimento totale o parziale delle prestazioni contrattualmente dovute, sia che le stesse vengano effettuate da lui personalmente che da terzi fornitori dei servizi. L’Organizzatore sarà esente da responsabilità quando il danno è derivato da fatto del Passeggero (ivi comprese iniziative autonomamente assunte da quest’ultimo nel corso dell’esecuzione dei servizi turistici) o da quello di un terzo estraneo alla fornitura delle prestazioni previste in contratto, da caso fortuito, da forza maggiore, ovvero da circostanze che lo stesso Organizzatore non poteva, secondo la diligenza professionale, ragionevolmente prevedere o risolvere. …”

 La responsabilità é, dunque, esclusa solo se il danno é derivato da evento imprevedibile.

 E allora la domanda é: poteva Costa Crociere prevedere l’attentato?  Noi pensiamo di si, perché la Tunisia é un paese segnalato come ad alto rischio terroristico

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A segnalare la Tunisia come paese a rishio é la Farnesina da cui trae informazioni il sito: “http://www.viaggiaresicuri.it/?tunisia” del nostro Ministero degli Esteri.

 Ecco cosa si legge:  “Sicurezza – Per approfondimenti puntuali consultare anche l’Avviso Particolare.

A partire dal gennaio 2011, la Tunisia è stata teatro di un movimento di protesta popolare dai connotati fortemente sociali che hanno condotto, nel giro di pochi giorni, al repentino crollo del regime dell’ex Presidente Ben Alì. Ai due Governi di transizione alternatisi nel 2011 hanno fatto seguito, nei due anni successivi, due Governi espressione della maggioranza costituitasi dopo le elezioni del 23 ottobre 2011 per l’Assemblea Nazionale Costituente. Dopo una grave crisi politico-istituzionale registratasi nel corso dello scorso anno, nel gennaio 2014 è stato formato un Governo tecnico, che ha assunto le funzioni all’indomani dell’adozione della nuova Costituzione.  Il corrispondente, parziale abbassamento della tensione ha favorito, il 6 marzo scorso, la revoca dello stato di emergenza che vigeva dai giorni della rivoluzione del 2011. Le Autorità tunisine si riservano, peraltro, di chiamare in qualsiasi momento l’Esercito a rinforzo delle attività di gestione dell’ordine pubblico.

ZONE A RISCHIO: l’ampia zona desertica meridionale confinante con l’Algeria e la Libia, sottoposte alle Autorità militari.
Sono vivamente sconsigliati i viaggi in prossimità del confine con la Libia (in particolare i luoghi di frontiera di Ras Jdir e Dhiba e l’adiacente Ben Guerdane), dove si verificano episodici fenomeni di contestazione dovuti alle improvvise chiusure per il deteriorarsi della situazione in quel Paese e che causano disagi alla circolazione stradale nei due sensi. Detta zona di confine è inoltre interessata da frequenti operazioni di polizia contro i contrabbandieri (di armi, benzina, etc.), con a volta conseguenti scontri a fuoco.  Si consiglia altresì di evitare l’organizzazione di viaggi non strettamente necessari nelle vaste aree interne centro-occidentali (in particolare a ridosso del confine con l’Algeria) e meridionali del Paese e, più in generale, di evitare di mettersi in viaggio nelle ore notturne.

ZONE DI CAUTELA: a seguito degli eventi sopracitati, si è riscontrato un aumento della criminalità comune che consiglia una maggiore cautela nell’organizzazione di viaggi nelle vaste zone meridionali desertiche e pre-desertiche della Tunisia. Non sono consigliati i viaggi e gli spostamenti nelle predette zone se non all’interno di gruppi numericamente significativi e comunque organizzati da “tour operator” locali di chiara fama e professionalità. Qualora in possesso di auto propria o in affitto, si raccomanda di non effettuare spostamenti nelle ore notturne, sia per motivi di sicurezza, sia per la mancanza di illuminazione nelle strade provinciali e per l’attraversamento improvviso di pedoni o animali.

ZONE SICURE: fatte salve le predette precauzioni, le principali località turistiche costiere registrano una più attiva presenza delle Autorità di polizia (minore invece nell’interno del Paese) anche se non si possono completamente escludere atti di natura terroristica, ai danni di istituzioni o strutture pubbliche.
Anche in tali zone, si raccomanda comunque di evitare di circolare a piedi nelle ore notturne in zone isolate. Ciò in ragione del sensibile aumento di casi di micro-criminalità, che hanno fatto registrare furti o scippi anche in queste zone finora reputate sicure.

AVVERTENZE

L’invito è di tenersi costantemente informati attraverso i mezzi di informazione locali ed internazionali per conoscere in anticipo, nel limite del possibile, eventuali problematiche legate alla situazione di sicurezza e di mobilità nel Paese. In via più generale, è vivamente sconsigliato mettersi in viaggio nelle ore notturne a causa del rischio di diventare bersaglio di possibili azioni criminose (blocchi stradali finalizzati a perpetrare rapine a mano armata) e della pericolosità connessa alla guida, soprattutto nelle strade secondarie.
Informazioni circa la situazione di sicurezza nel Paese potranno essere assunte consultando gli appositi avvisi pubblicati sul sito http://www.viaggiaresicuri.it che vengono regolarmente aggiornati dal Ministero degli Affari Esteri/Unità di Crisi e dall’Ambasciata d’Italia a Tunisi.”

Costa Crociere poteva e doveva sapere che permaneva il rischio di attentati terroristici proprio perché il pericolo era segnalato dalla fonte ministeriale.

Di qui la prevedibilità dell’evento e conseguentemente la responsabilità per quanto occorso ai nostri connazionali!

Costa non ha tenuto conto del rischio terroristico organizzando una escursione in un un luogo pubblico, indicato dal nostro ministero come luogo da evitare, e in una giornata ad alta tensione per l’attività del governo locale impegnato ad approvare una legge contro il terrorismo.

Per queste ragioni riteniamo che Costa possa essere chiamata a rispondere dei danni occorsi agli sfortunati passeggeri, che del tutto ignari del pericolo si sono affidati all’operatore turistico, che ha colpevolmente sottovalutato gli avvertimenti della Farnesina!

RICHIESTA DEL PM e DISCUSSIONE PARTI CIVILI: udienze 26, 27, 28, 29 e 30 Gennaio 2015

poolQuesta intensa settimana di udienza, che segue a la della requisitoria del PM, si è aperta con la richiesta di condanna dell’imputato, da parte della Procura, alla pena di anni 26 di detenzione di mesi 3 di arresto oltre alle sanzioni accessorie e la richiesta della misura della immediata custodia cautelare in carcere, senza attendere che la sentenza divenga definitiva.

Una richiesta in linea con i capi di imputazione e con le gravi responsabilità di Francesco Schettino, ma certo, trattandosi di reati pur sempre di natura colposa, si arriva attraverso il cumulo materiale dei vari reati e la prevalenza di tutte le aggravanti, ad una richiesta di condanna pesantissima. Siamo sicuri che il Tribunale darà all’imputato la pena che merita, non spetta a noi parti civili dare valutazioni sulla misura della pena detentiva di un uomo ad oltre un quarto di secolo di carcere, come non ci è stato consentito di intervenire sulle pene – oggi ancora più risibili – accordate in fase di patteggiamento a tutti gli altri coimputati.

Da lunedì dopo la pausa hanno preso la parola le parti civili e per il nostro legal team ad aprire la via con un intervento a gamba tesa é stato Sergio Bellotti, seguito dal Collega Stefano Minasi. Hanno entrambi posto con forza e vigore il tema collaterale ma strategico della responsabilità di Costa Crociere, che del vincolo inscindibile e diabolico che li lega, tornando ad affermare che il patteggiamento ex D.Lgsl 231/2001 che prevede la responsabilità amministrativa delle società derivanti dai reati commessi dai loro dipendenti, confermando che  in questo processo la Società ed i suoi vertici ben avrebbero potuto sedere affianco a Schettino sul banco degli imputati. Ottimo l’approfondimento del diritto ai danni punitivi, e soprattutto sulla natura dei danni alla persona, patrimoniali e non patrimoniali, esistenziali e da vacanza rovinata, tema poi ripreso ed ampliato da molti altri colleghi civilisti.

Toccante l’intervento del palermitano Avv. Salvatore Vitrano, che ha mostrato al Collegio e a tutti il “volto umano di questo processo”, rimettendo al centro del dibattito le vittime e le loro sofferenze.

Preciso e chirurgico l’intervento del Collega barese Domenico Chirulli che ha ricordato con passione il dramma dei suoi assistiti, il loro diritto ad un risarcimento equo e l’impegno profuso dai difensori, attraversando più volte l’Italia per seguire il Processo.

L’avv. Gallenca ha invece costruito il suo intervenuto sulla necessaria riqualificazione del capo di imputazione per omicidio in termini di dolo diretto, citando la sentenza della Cassazione sulla vicenda Thyssen e ricordando come questo processo non può esser affrontato come “un maxi tamponamento sull’autostrada del sole”.

Per quattro giorni le parti civili si sono battute con passione in una progressione che ha visto impegnati tutti noi.

L’avvocato Cesare Bulgheroni con una memorabile discussione ha perfettamente ricostruito, anche con le immagini della nave prima e dopo l’impatto, il clima festoso dei passeggeri a cena in contrapposizione a quello kafkiano e surreale della plancia di comando: il comandante che arriva accompagnato da una simpatica ballerina e che con grande esuberanza assume il comando dopo aver chiamato “quel grandissimo commodoro” di Palombo, sincerandosi così è solo così dei fondali per eseguire la scellerata manovra dell’inchino. Addirittura richiamando Rusli Bin “che se tanto mi dà tanto stava pulendo i finestroni con il vetril” per affidargli il timone a mano della Concordia e fare letteralmente al buio “l’accostatona” al Giglio.  Un clima di surreale ilarità, una plancia popolata di personaggi che potrebbero essere quelli di un circo.

E poi la tragedia, il dramma e le morti. I passeggeri che si trasformano in naufraghi a terra sul Giglio. Con un responsabile morale: il Commodoro Palombo, l’unico a conoscere le intenzioni di Schettino quella sera ed al quale – anche – viene dedicata l’esecuzione del passaggio. Morti non impedite dalle misure di sicurezza di una nave che non era assolutamente efficiente e che anzi presentava gravissime avarie.

E dopo Bulgheroni il testimone è passato all’Avvocato Massimiliano Gabrielli, che in una progressione straordinaria partendo proprio dalla responsabilità di Schettino  per le menzogne, causa principale delle morti, individua il ruolo di Costa Crociere nell’aver messo al comando della nave un uomo che sapeva avere quella tendenza alla menzogna, lo diceva espressamente il suo ex comandante Palombo, ed affonda sul danno punitivo, spingendo sulla diversa accezione del danno da responsabilità aggravata dalla condotta, sommergendo il collegio di tesi dottrinali e spunti giurisprudenziali a sostegno di una possibile applicazione del tutto credibile ed opportuna ma che, durante il processo, veniva arginata come fosse quasi una oscenità e che aveva fatto venire “pruriti a molti”.

Dopo aver dissertato abilmente sul danno punitivo l’avvocato Gabrielli ha ricordato come le politiche di risparmio di Costa Crociere, provate dall’assunzione di personale poco qualificato e di ufficiali “fatti in casa” giovani e impreparati, ha di fatto abbassato il livello della prevenzione e della sicurezza, e quindi fatto aumentare il rischio per l’incolumità dei passeggeri, guadagnandoci sopra; per questo merita una punizione esemplare, una “mazzata economica” perché una cosa del genere non gli convenga più. “Questo é l’unico linguaggio che questa gente conosce” ha concluso il collega, in questo modo provocando la reazione del legale della responsabile civile, che ha abbandonato l’aula per protesta, con il seguito di tutto il suo docile codazzo! Una mancanza di rispetto che il Collegio non ha gradito.

Hanno poi preso la parola Antonella Carbone e Annamaria Romeo, a cesellare sul danno da Disturbo Post traumatico da stress, provato  dal lavoro fatto in aula dal lavoro dei consulenti, ed in particolare dal Prof. De Girolamo. E poi una infinità di altre prospettive offerte da altri colleghi, Giuseppe Quartararo per Inail, Fabio Targa per i suoi clienti, Michelina Suriano che ha sempre partecipato praticamente a tutte le udienze. Lunghi, complessi e articolati gli interventi delle parti civili di natura istituzionale: l’Avv. Pinna per la avvocatura dello Stato, i difensori del wwf, degli altri enti, ed in particolare dell’isola del Giglio: altissime le cifre chieste a titolo di risarcimento, 200 milioni di euro per il comune dell’Isola.

world_03_0_temp-1380013117-5241543d-620x348[1]Dopo di loro l’intervento dell’avvocato Alessandra Guarini, che ha esordito citando Sciascia: “Schettino inchiodato su queste carte come un Cristo“. Per poi proseguire con una ricostruzione dei fatti in chiave retrospettiva o forse introspettiva. Schettino voleva dimostrare la sua bravura ai suoi ospiti ma soprattutto al Commodoro Palombo, il suo maestro, l’uomo di cui non era mai riuscito a soddisfare le aspettative. L’uomo che infatti aveva affidato il precedente passaggio al Giglio al “puntiglioso Garbarino” per la festa di Ferragosto del 2011. Innescando una gara tra comandanti agli occhi del Commodoro. Duro l’affondo su Palombo e Foschi, due testimoni chiave di questo processo. Non meno dura l’analisi di alcune testimonianze rese da dipendenti e ufficiali di costa, fondata sulla profonda conoscenza delle carte processuali della nostra esperta collega. Un filo logico ineccepibile: affondando le mani in quelle carte processuali, ne escono piene di gocce di ambrosia, gli elementi di responsabilità della compagnia e dei loro vertici aziendali.  Ed infine, la richiesta di una condanna non generica ma con contestuale liquidazione  di tutti i danni, anche in chiave punitiva, l’unico modo per fare giustizia,  con trasmissione degli atti per il reato di cui all’art. 451 c.p. a carico di Pierluigi Foschi e per il reato di falsa testimonianza a carico di Paolo Parodi.

L’ultimo a scendere in campo della nostra cordata é stato Edoardo Mensitieri, chiudendo i nostri interventi con una precisa e dotta analisi della condotta dell’imputato in relazione alla componente punitiva del danno.

Nessuno di noi ha tralasciato di dare ampio spazio negli interventi alle storie degli assistiti, protagonisti ed eroi-vittime di questa vicenda.

A seguire l’intervento di Codacons, rappresentata in aula da Giuliano Leuzzi che non esista a mettere sotto giudizio severamente ed in forma diretta la Procura di Grosseto, rea di non aver voluto vedere ciò che invece era evidente, con un lavoro investigativo polarizzato su Schettino a tutto vantaggio di Costa Crociere. L’Avv Leuzzi ripercorre posizioni del Codacons per le quali ci siamo trovati in aperto e fortissimo contrasto durante alcune fasi del processo, punta tutto sull’incidenza causale dell’errore del timoniere, ribadisce la assurdità delle posizioni assunte dal tribunale riguardo al rilascio delle copie, per le quali aveva richiesto in passato anche di dichiarare la nullità dell’intero processo, e poi si riallinea alle nostre posizioni quando tratta del malfunzionamento del DGE e degli ascensori come concausa sul numero delle vittime. Infine chiude in maniera roboante: Costa Crociere ha alterato i dati sui test periodi sul DGE ma ancora una volta la Procura ha voltato la faccia in modo troppo eclatante dall’altra parte, chiedendo l’archiviazione del procedimento con motivazioni “da teatro dell’assurdo”, ed iscrivendo d’ufficio per calunnia il denunciante!

In chiusura parla il legale della responsabile civile Costa Crociere, a cui si dedica la intera udienza del venerdì, e che ha senza mezzi termini definito non condivisibile ed anzi incomprensibile il lavoro delle parti civili per dimostrare le responsabilità di terzi, a tutto vantaggio dell’imputato!

Gli sforzi maggiori sono però riservati alla contestazione dei danni chiesti dal ministero dell’ambiente, della Regione Toscana e del Giglio. Il legale di Costa dedica ampio spazio anche alle richieste risarcitorie anche di un’altra parte civile: SOS Concordia. Una associazione di 180 persone.

Poi passa alle altre parti civili.

Ricorda le cifre già versate per l’equipaggio, comprese le vittime, e per i naufraghi, 66 milioni di euro solo per questi ultimi. I deceduti, risarciti 24 su 26, con complessivi 24 milioni di euro. Provata la volontà risarcitoria! Molte parti civili risarcite durante il processo. Del resto ampia e costosa é stata la copertura assicurativa. I casi aperti riguardano il contrasto sul quantum. Un’offerta iniziale é stata fatta ma ritenuta oltraggiosa per i naufraghi. Spiega quindi come é stata quantificata e richiama le stesse indicazioni delle associazioni di consumatori, tra queste la stessa Codacons! É stato fatto un accordo con tutte le più importanti associazioni di consumatori, riunite  ad un tavolo del 27.1.12. Questo a dimostrazione della congruità della formulazione dell’offerta. I mancati accordi sono, quindi, frutto dalla difficoltà di accertamento dei danni lamentati perché legati a lesioni solo psichiche o psicologiche. Sintomatologie vaghe e documentazione medica insufficiente. Passa quindi a fornire criteri al tribunale per la liquidazione del danno: il ricorso subito ad una struttura pubblica, la continuità del supporto psicologico, un percorso farmacologico, una attestazione circa la perdita della capacità lavorativa e informazioni anamnestiche. Il giudizio finale non può che essere lasciata ad una parte terza. Insomma, il contributo offerto dalle parti é utile ma non sufficiente; si professa diligente nel processo e pronta a pagare, ma suggerendo sottovoce poi al Tribunale che non ritiene che questi pagamenti debbano uscire dal processo penale. La complessità della quantificazione va rimessa dunque al giudice civile, con nuove perizie.

Dalle difficoltà di accertamento delle patologie consegue l’impossibilità di riconoscere provvisionali.

Afferma poi che i beni e gioielli non sono andati perduti se contenuti nelle casseforti, ma anche su questa tesi difensiva di Costa Crociere, dopo essere stati per due anni sott’acqua, abbiamo delle ovvie perplessità.

A quel punto apre alle osservazioni specifiche e mirate ad alcune posizioni. Ed alle offese a scena aperta agli avvocati delle vittime.

Critica nello specifico alcune delle richieste risarcitorie perché, ridicolizzandole, sarebbero del tutto prive di fondamento. Il danno punitivo è roba da telefilm americani chiesto da chi, a suo dire, non dovrebbe nemmeno prendere la parola in aula, e anche il solo sollecitarlo in Italia è chiedere qualcosa “contra legem“. I biasimi più astiosi non sono alle pretese, ma agli avvocati.

Dopo una discussione tutto sommato corretta e in linea ad una posizione giuridica sostenibile, l’avvocato De Luca apre lo scolo delle acque nere, delle offese personali e professionali verso gli avvocati che, evidentemente, non sono stati addomesticati dallo strapotere mediatico ed economico della multinazionale e si sono rivelati troppo fastidiosi nel dare il massimo, nel cercare l’affermazione della verità e della giustizia oltre la lettura di una norma del codice, e che non si sono limitati, anche in sede di discussione, al deposito di conclusioni scritte da una paginetta, richiamandosi velocemente alle stesse come pure hanno fatto in tanti e tanti altri avvocati dei passeggeri.

Un clamoroso scivolone di stile, già dimostrato in tante dichiarazioni fatte ai giornali negli ultimi tre anni ma che mai si era avuto l’ardire di pronunciare in aula ed ai microfoni del Tribunale, e anticipato dalla pubblica gaffe, ripresa severamente dal presidente Puliatti, per l’uscita scenografica dall’aula mercoledì durante la discussione delle parti civili.

L’avvocato di Costa Crociere, auto ergendosi a professore del diritto stantio ed ammuffito, eroga insufficienze a tutti e, per finire, mette la nota sul registro per cattiva condotta agli scolaretti indisciplinati. Minaccia infatti espressamente di iniziative legali contro gli avvocati Gabrielli, Guarini e Mensitieri per le loro affermazioni sulla responsabilità di Costa.

D’altronde si sa che chi ha paura e non ha argomenti, insulta.

Alla prossima sessione la discussione dei difensori di Schettino, assenti dall’aula durante le ns discussioni, evidentemente interessati più alle comparsate televisive su Porta a Porta che al nostro volto del processo, rappresentati in udienza solo da una giovane collega d’ufficio.

VIDEO DELLE DISCUSSIONI DEGLI AVVOCATI DI PARTE CIVILE NEL PROCESSO COSTA CONCORDIA – FRANCESCO SCHETTINO

Avvocato Cesare Bulgheroni

Avvocato Massimiliano Gabrielli

Avvocato Alessandra Guarini

 

Udienze 17 e 18 Novembre 2014: I DANNI DEL GIGLIO

IMG_6035Udienza 17 novembre:  è l’udienza dedicata alle parti civili di natura istituzionale: il Comune del Giglio, la Regione Toscana, la Camera di Commercio e la Provincia di Grosseto; per il ns pool è in aula l’Avv. Alessandra Guarini.

Tutti gli enti hanno presentato un conto molto salato a Costa Crociere per spese di soccorso, sovraccarico burocratico, opere pubbliche ritardate, calo turistico e riduzioni di richieste di attracco di imbarcazioni oltre al danno di immagine.

Il solo Comune del Giglio ha chiesto circa 200 milioni di euro! Il danno, oltre che negli esborsi anticipati, è calcolato per 1.418 residenti per 920 giorni di permanenza del relitto, stimando con perizia un valore variabile tra 96 e 145 euro al giorno. In realtà il Comune non può chiedere il danno biologico per conto degli abitanti (lo farà il giorno dopo la associazione SOS Concordia) “ma – spiega uno dei suoi legali, l’avvocato Maria Chiara Zanconi – abbiamo voluto evidenziare un ordine di grandezza, offrire un parametro alla valutazione equitativa del giudice”.

Da parte nostra, come legali dei passeggeri, crediamo che certamente un disagio per i gigliesi ci sia stato, ma riteniamo che non possa esser minimamente paragonabile al vissuto dei naufraghi, e che il fastidio per la visione da terra della raccapricciante sagoma del relitto Concordia, non abbia confronto con il vero e proprio senso di panico che quella sagoma comporta per molti nostri clienti, lo abbiamo visto in aula, trascinandoli di nuovo nel buio ricordo della tragedia, ogni giorno nella loro mente e per ben più dei 920 giorni di permanenza del relitto a largo dell’isola.

Molti dei testi escussi per l’isola del Giglio, a partire dal Sindaco Ortelli, hanno riferito di aver preso parte in prima persona alle operazioni di soccorso dei naufraghi, ed aver notato che le scialuppe arrivavano alla rinfusa, rischiando collisioni. Insomma, per loro, da buoni isolani e uomini di mare, era chiaro che chi le portava non aveva la benché minima capacità o preparazione alla conduzione di imbarcazioni.

Il sindaco Ortelli ha confermato che quella tragica sera nessuno di Costa Crociere prese contatto con lui, nemmeno per organizzare i soccorsi. O MEGLIO: solo due ufficiali lo avvicinarono per chiedere dove potevano custodire un borsone che a loro dire conteneva il denaro contante presente sulla nave! Il sindaco indicò un luogo dove i due si recarono e poi non li rivide più.

E’ infine stata confermata quindi la presenza di questo famigerato borsone, che evidentemente conteneva un carico ingente di danaro od altro contenuto misterioso, ma di evidente valore ed irrinunciabile; resta la legittima domanda sul perché ci sarebbe stata una valigia piena zeppa di soldi in contanti, posto che, come tutti sanno, sulle navi della Costa Crociere non circola danaro e si usa per tutto quanto la carta “di credito” del passeggero, e chi possa esser stato il losco figuro al vertice della Costa ad aver chiesto a Schettino, invece di preoccuparsi dei passeggeri, di portare a terra il malloppo.

Questa infatti pare esser stata la prima ed unica preoccupazione di Costa Crociere durante il naufragio, recuperare un borsone pieno di soldi!

Si accende poi la polemica con i legali dell’imputato sulla dichiarazione del Presidente della Regione Enrico Rossi, anche lui poi sentito come teste: “Eravamo conosciuti per Galileo Galilei e Leonardo da Vinci, ma adesso tutti ci conoscono per Schettino e le sue oscenità“.

Udienza 18 novembre: in apertura la Procura riferisce di aver di aver ricevuto da Genova comunicazione del ritrovamento dei resti dell’ultima vittima. Il Tribunale dispone conseguentemente per il 1 dicembre il conferimento di incarico peritale per il formale riconoscimento.

Si prosegue con l’ultimo teste per la difesa del Comune del Giglio. Conferma del teste al disagio per i gigliesi, le disdette dei turisti. Son saltate le regate e gli eventi programmati a causa del porto invase dai mezzi dalla Micoperi. Conferma il teste, dipendente comunale, di essersi esaurito per il superlavoro, di non aver fatto ferie e di esseri occupato praticamente a tempo pieno dell’attività portuale trascurando le mansioni istituzionali legate al commercio e alle attività produttive. Lo stesso progetto di ampliamento del porto per l’ormeggio di barche tre i 12 e i 24 metri è stato bloccato.

Poi è il turno della parte civile “SOS Concordia“, una associazione che raccoglie la richiesta di danni per molti abitanti dell’isola. Si inizia con l’unica guida turistica, una signora di origini gigliesi, che conferma non solo il calo turistico ma come quelli che arrivavano non fossero affatto interessati all’isola ma solo al relitto! Confermano i testi, cittadini gigliesi e titolari di attività turistiche, le disdette “causa Concordia” anche per il 2014. Poi é la volta di una geometra. Conferma il cambio di vita sua professionale che personale. La paura dell’inquinamento ha fatto in modo che i gigliesi smettessero di investire sulle loro case. Ha avuto un calo di redditi così forte che, avendo tra l’altro un figlio a carico, ha dovuto chiedere un prestito. Dal punto di vista personale tutti ricordano il trauma di quella visione, la gente ferita, gli anziani indifesi e i bambini che piangevano. I testi hanno poi raccontato dello loro vite sconvolte: un’isola occupata e la loro quiete spezzata! Riferiscono delle scuole occupate dai soccorritori e i disagi anche per i bambini gigliesi, pure privati della loro quotidianità. Le vite dei gigliesi cambiate e capovolte come la Concordia!

A chiudere la prova sul danno due consulenti tecnici, sentiti come meri testi per una errata indicazione nella lista testi. Il primo, l’architetto Rolli, riferisce sul crollo del mercato immobiliare e sul deprezzamento del valore delle case dei gigliesi. Assente la nuova edificazione. Le case hanno perso nell’immediato la metà del loro valore e successivamente il dato immobiliare si é assestato intorno ad una svalutazione del 30%. Il secondo, la dottoressa Petracca, psicologo clinico, docente universitario e ricercatrice. Viene sentita come TESTE su eccezione, ovviamente accolta, del responsabile civile. Riferisce di essersi recata sul Giglio per interesse scientifico o anche in qualità di decente. Ha incontrato alcuni abitanti del gigli, che le hanno chiesto aiuto. Persone turbate. Ne ha incontrate 180! Come ricercatrice della psicologia dell’emergenza, é rimasta un mese per rispondere ad una richiesta di aiuto “drammatica”. Le ha incontrate per strada, proprio come un soccorritore. Almeno inizialmente, poi è entrata nelle loro case. La dottoressa ha affermato come esista una correlazione scientifica fra variazioni territoriali e insorgenza di sintomi. Avendo accolto questa richiesta e aiuto, si é organizzata per tornare al Giglio ogni due mesi. Riferisce di aver visto queste prime persone almeno 12 volte. Dice di aver visto persone con “vissuti di morte”. Il trauma di queste persone è, infatti, paragonabile al lutto. Erano come dei “cadaveri”. Anche le espressioni e i segni della comunicazione non verbale facevano pensare che fossero come morti. Anche nei bambini il vissuto della morte si palesava. Ha visto disperazione, mancata progettualità per il futuro nei giovani e paura della morte negli anziani, mancata percezione della realtà. Ha udito problematicità: sofferenza psichica, alterazione della persona/personalità. Ansie, anzi “ansie sociali”. Essendo una comunità traumatizzata, nessuno poteva aiutare gli altri. Bambini che non volevano andare a scuola per paura di altri eventi traumatici. Bastava un rumore a far sobbalzare le persone, mostrando comportamenti con “picchi paranoidei”. Ha ravvisato vere e proprie patologie mentali, sotto forme di ansia e depressione. Ha ricevuto anche chiamate notturne. Il bisogno di aiuto era “senza confini”.

Alla sofferenza dei naufraghi (e dei loro congiunti) va, dunque, aggiunta quella dei gigliesi per aver avuto il loro microcosmo stravolto e per il senso di impotenza rispetto alla enorme catastrofe vissuta e subita.

A fine udienza l’avvocato di Costa Corciere, Marco De Luca, fa le solite dichiarazioni alla stampa, praticamente viene solo per quello: le stime del Comune sono «fantasiose e non realistiche», e per quanto all’immagine dell’isola e degli abitanti «è invece estremamente positiva»! Viva Costa Crociere!

L’udienza riprenderà il primo dicembre 2014 per il conferimento incarico peritale medico legale l’identificazione dell’ultima vittima rinvenuta, per gli ultimi testi delle parti civili ed esame dei testi/consulenti del responsabile civile.

Il 2 dicembre 2014 si procederà con l’esame dell’imputato Francesco Schettino, prorogabile fino al tre dicembre come già indicato. Il collegio indica prudenzialmente altre date di udienza per l’interrogatorio di Schettino: 11, 12 e 13 dicembre 2014. Sono udienze di riserva e solo eventuali, laddove l’esame non si esaurisse. Le aspettative di tutti su questo esame sono decisamente alte, in un senso o nell’altro, e quindi il Tribunale ha giustamente voluto riservare abbastanza spazio.

Udienze 3 e 4.11.2014 – Il ritrovamento di Russel Rebello e la testimonianza di altri naufraghi

NAVE COSTA: CERCA FRATELLO CAMERIERE, UN VIDEO SU ABCTrovano finalmente riposo anche i familiari di Russel Rebello, l’ultima delle 32 vittime ad essere recuperata a bordo della Concordia; il 3 novembre 2014, dopo oltre due anni dal naufragio, è stato ritrovato il corpo del cameriere indiano, in una cabina del ponte 8, dagli uomini del Consorzio genovese composto da Saipem e San Giorgio che si stanno spartendo i ricavi delle operazioni di smantellamento della nave. Il nostro pensiero va al fratello Kevin, che ha atteso per moltissimo tempo al Giglio, ed al fatto che anche noi, attraversando il ponte 8 della nave per recarci al sopralluogo in plancia, siamo passati, senza saperlo, proprio vicino alle spoglie di quel povero ragazzo, rimasto sotto la mobilia in attesa di essere visto da qualcuno. Anche in questo gli uomini di Costa Crociere, piuttosto che festeggiare con un sontuoso cocktail party l’arrivo del grande business al porto di Genova, avrebbero dovuto ricordare che la nave era una vera e propria bara galleggiante, visto che trasportava ancora una delle vittime.

Il 3 novembre i primi testi a salire sul banco sono gli assistiti dell’Avvocato Gallenca, legato al pool Giustizia per la Concordia. Il primo a testimoniare è un giovane naufrago, ancora minorenne, Edoardo. Il viaggio era il regalo dello zio, pure presente a bordo, per l’ottimo rendimento scolastico. Edoardo ha raccontato con grande difficoltà ed emozione le fasi dello sbarco, rese complicate dalla inclinazione della nave e dalla assenza degli ufficiali o di membri dell’equipaggio; era sul lato verso il Giglio e dal terzo ponte con un balzo ci si poteva buttare in mare, tanto erano inclinati. Si scivolava e i passeggeri hanno formato una catena umana lungo il ponte tre per evitare di cadere a mare e per salire sulle scialuppe. Ha ricordato il via vai di barche per prelevare gli altri passeggeri.

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REPORT Rai3 e Giustizia per la Concordia

Report rai3Questa domenica, 12 ottobre 2014 ore 21.40, su RAI3 andrà in onda il servizio “Concordia nazionale” di REPORT sulla vicenda Concordia, alla quale abbiamo collaborato e partecipato anche noi Avvocati di Giustizia per la Concordia, attraverso il nostro collaudato tridente d’attacco Bulgheroni-Guarini-Gabrielli; vi invitiamo ad assistere a quella che – siamo convinti – sarà come sempre una ottima inchiesta televisiva, con occhio fortemente critico – finalmente – verso la compagnia di navigazione, per le gravi responsabilità nel ritardo a lanciare la emergenza generale, oltre che nei malfunzionamenti della nave e l’impreparazione dell’equipaggio sottopagato, mostrando documentazione inedita, una ampia intervista al comandante Schettino, in anticipazione dell’interrogatorio al quale si sottoporrà in aula di udienza a Grosseto il 2 dicembre, e ponendo seri interrogativi su quello che è successo alla Concordia,  su tutto il funzionamento della catena dei controlli e sulla sicurezza delle le navi della Costa in giro per il mondo in questo momento.

Speriamo che anche questo possa contribuire all’accertamento della verità ed imporre seri rimedi alle compagnie crocieristiche, mettendo la salvaguardia della vita umana dei passeggeri al primo posto, sempre e comunque.

Buona visione a tutti

ANTEPRIMA

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 LA PUNTATA INTERA

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Udienze 28 e 29 aprile: le relazioni dei Carabinieri sul naufragio e sulle 32 morti

interno-concordiaAll’udienza di lunedì 28 aprile è stato escusso per primo il Capitano Andrea Lachi, Comandante in servizio presso il Comando provinciale dei Carabinieri di Grosseto.

Il teste ha ricostruito tutta l’intensa e articolata attività di indagine svolta sin dall’immediatezza del naufragio, contenuta nella corposa e completa informativa inviata alla Procura ma non acquista al fascicolo del Tribunale a causa della mancato assenso dei difensori dell’imputato Schettino.

Detto documento, di oltre 1500 pagine, contiene la ricostruzione delle cause del naufragio e delle fasi successive all’impatto.

Il Capitano in aula ha descritto attraverso una serie di slides, queste invece acquisite dal Collegio, ogni istante di quella sciagurata manovra dell’inchino, annunciata e nota all’equipaggio sia perché già fatta in precedenza (e non solo da Schettino) e poi perché addirittura concordata con Tiepoli, il maître di bordo di origini gigliesi che chiese a Schettino di fare il saluto all’isola quella tragica notte del 13 gennaio 2012.

Il teste, infatti, rispondendo alle domande degli avvocati di Giustizia per le vittime della Concordia ha confermato quanto riportato dal VDR, la scatola nera, circa il fatto che poco prima dell’impatto il Comandante Schettino si rivolse al Tievoli chiedendo se doveva passare proprio davanti al porto del Giglio ottenendo una risposta che non lascia dubbi sulla piena consapevolezza del passaggio ravvicinato: ” beh, si, eh!”.

Inoltre, il Capitano ha chiarito che alle già alle ore 22.16 la plancia aveva tutte le informazioni sulle condizioni della nave in seguito all’urto con gli scogli ed in particolare conosceva il numero dei compartimenti allagati. Nonostante fosse, dunque, chiaro a chi era in plancia e soprattutto al comandante Schettino che la nave stava affondando l’emergenza generale verrà data ben 29 minuti dopo! Un ritardo fatale!

Il teste ha aggiunto sul punto che le prime tre lance in mare vennero ammainate sul lato destro e solo alle 22.58 e che quelle poste sul lato sinistro furono ammainate solo più tardi e per di più non tutte a causa dell’inclinazione della nave.

Il teste ha riferito come proprio a causa del ritardo nel dare l’emergenza generale e l’abbandono nave alcune scialuppe non toccarono il mare privando così 550 passeggeri della possibilità di sbarcare!

Per questo i passeggeri sul lato di sinistra vennero indirizzati da personale impreparato e negligente, come riferito dal teste e ormai acclarato anche dalle perizie, a spostarsi sul lato dritto, indicazione questa che si rivelerá purtroppo mortale per alcuni di loro, inghiottiti dai corridoi trasformatosi in pozzi per il ribaltamento della nave!

Sempre a domanda nostra il Capitano ha aggiunto al drammatico racconto che alle 00.20 la Concordia restò completamente al buio, perdendo anche l’illuminazione di emergenza, mentre ancora vi erano passeggeri a bordo!

In aula su richiesta degli avvocati delle parti civili è stata poi data lettura di quanto captato con una intercettazione ambientale tra l’ufficiale di plancia Silvia Coronica e l’ufficiale di macchina Fiorito ove si sente proprio la Coronica narrare quanto accaduto in plancia, sottolineare come il comandante Schettino perse tempo a dare l’abbandono nave ammettendo che il dramma fu il caos successivo per la mancata assistenza ai passeggeri: “vi erano molti anziani lasciati soli, che nessuno aiutava!”

Ma a descrivere l’orrore vissuto da quei passeggeri lasciati soli dall’equipaggio é la telefonata intercettata tra Hugo Piazza, ufficiale addetto alla sala macchine, e un altro Ufficiale che su richiesta dei nostri Avvocati è stata ascoltata in aula:

HUGO – Andre’, perché [Termini inc.] paura, capito, i filippini non ci feci capire più niente, perché quelli erano filippini che si buttavano in acqua. Gente tipo… io vedevo tipo camerieri, questi qua, perché poi [Termini inc.] come le hanno vissute. Prendevano e si buttavano. Perciò c’era chi cadeva in acqua e poi nuotava, c’era chi invece sbatteva e pareva tipo una pallina di flipper, compa’: “Pum, pum, pum!” e tu sentivi le voci: “Ahhh!”, “Pfum!”, in acqua e poi non riemergevano più. Quindi, il danno forte fu a livello di… di morti.

ANDREA – Ma allora non sono dentro la nave?

HUGO – Alcuni secondo me non proprio. Allora, io sono sicuro che almeno un cinque-sei li ho visti cadere così, che andavano sbattendo come il flipper e sono caduti in acqua dal lato di proravia della nave. “

Questa immagine vale più di mille parole!

Il ritardo colpevole nella abbandono della nave è stato oggetto anche della testimonianza resa in aula dal M.A. Claudio Capanna del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Grosseto. Il teste su sollecitazione degli avvocati delle parti civili ha ammesso che alcune porte stagne erano aperte al momento dell’impatto e che alcune “non stagnavano” ovvero trafilavano. In particolare proprio il trafilamento di una porta stagna ha causato l’allagamento del compartimento n.3 sebbene non interessato dalla falla!

Il teste ha inoltre confermato il colpevole ritardo nella fase di abbandono della nave e come proprio questo ha determinato purtroppo le vittime. Il Maggiore ha aggiunto che sotto questo aspetto era stato attenzionato dal punto di vista investigativo per l’evidente responsabilità Roberto Ferrarini, l’uomo di Costa Crociere dai mille incarichi e responsabile di terra della sicurezza.

Durante la deposizione il teste ha spiegato a domanda degli avvocati di Giustizia per le vittime della Concordia che esisteva un “metodo di Ferrarini” ovvero una prassi finalizzata a occultare alle Autorità Marittime gli eventi avversi con messaggi interlocutori e tranquillizzanti per dare tempo alla compagnia di individuare una soluzione a tutto vantaggio di Costa Crociere. In aula è stata data lettura parziale di una intercettazione del Sig. Ferrarini con il Comandante della Costa Classica che aveva segnalato una grave avaria a bordo dove si sente Ferrarini suggerire testualmente:”vabbé ma dagli questo stadment (letterale)… due tre righe poi però verbalmente in pratica… In pratica gli spieghi che è tutto tranquillo”.

L’udienza di martedì 29 aprile è stata tutta dedicata all’esame del Capitano dei Carabinieri di Orbetello Marco Barone, colui che ha coordinato il recupero delle 32 vittime e che ne ha ricostruito gli ultimi istanti di vita. Questa toccante testimonianza, peraltro resa con grande commozione ma senza retorica, ha ricordato a tutti che questo processo serve a fare giustizia per quegli innocenti vittime di un equipaggio impreparato e di una nave che garantiva il lusso ma non certo la sicurezza!

Un punito fermo é stato messo con questa testimonianza: nessuno è morto per l’impatto, ma solo in seguito per la criminale gestione della fase di soccorso post urto con gli scogli! Tutti deceduti per asfissia meccanica da annegamento!

E ancora, almeno otto persone sono state ritrovate nella tromba degli ascensori di poppa, ove per le avarie più volte denunciate le porte degli ascensori sono rimaste aperte senza cabina al piano, così divenendo vere e proprie trappole mortali per i passeggeri.

Almeno una ventina sono deceduti nel tentativo di raggiungere il lato della nave su indicazione folle e scellerata del personale di bordo. A nulla sono valse le “catene umane”, di cui il teste ci ha parlato in aula, formate per impedire lo scivolamento in acqua dei passeggeri rimasti intrappolati nei corridoi trasformati in pozzi per lo sbandamento della nave.

Una morte orrenda che si poteva evitare! E oggi lo diciamo con cognizione di causa essendo ormai provato che sarebbe bastato rimanere sul lato sinistro e attendere di scendere dalla biscaglina assistiti da personale preparato anziché rimanere bloccati per minuti preziosi in attesa del segnale di abbandono nave al buio, in molti casi senza giubbotto salvagente, senza assistenza come provato dalle angoscianti telefonate al 112 fatte ascoltare in aula ove si odono le voci dei naufraghi urlare: ” aiutateci non fanno calare le scialuppe, ci massacrano come pecore!”

Da lunedì 10-11 maggio 2014 si inizierà a sentire i passeggeri, ai quali gli avvocati delle parti civili non hanno rinunciato, come da elenco allegato

Sulle navi da crociera della Costa si navigava con il Tom-Tom – Ud. 27 e 28 gennaio 2014

tomtomIo ed Alessandra Guarini abbiamo partecipato in sostituzione dei vari Colleghi di Giustizia per la Concordia alle udienze del 27 e 28 gennaio.

Il 27 sono stati sentiti Aquilini, Galli e Bongiovanni.

Aquilini, capo dei Vigili del Fuoco di Grosseto, ha raccontato di avere saputo dell’incidente della Concordia tramite telefonate arrivate ai Vigili del Fuoco da alcuni passeggeri a bordo. Immediati sono stati i soccorsi mandandosi a bordo vigli del fuoco e sommozzatori ad aiutare i sopravvissuti a scendere dalla nave (da sinistra attraverso le biscaggine quando la nave si era già ribaltata). Importantissima è stata l’opera dei Vigili del Fuoco nel rinvenire le vittime del naufragio nei giorni successivi all’evento. Significativo negativamente che la Costa abbia cominciato a dare il suo contributo ai soccorsi – fornendo la planimetria dei vari ponti della Concordia – solo dalla mattina del 14 gennaio 2012.

Galli, capo dei vigili urbani del Giglio, ha raccontato di essersi recato sul posto – sulle scogliere immediatamente vicine al lugo del naufragio – a coordinare il cammino dei naufraghi che lì erano sbarcati verso Giglio porto.  Significativo il fatto che vede Schettino su uno di tali scogli asciutto e che, offertogli di organizzargli un’imbarcazione per tornare a bordo questi non abbia voluto tornarci.

Bongiovanni, a bordo della Concordia come ufficiale di coperta e responsabile per la formazione del personale in tema di sicurezza a bordo. Racconta di essersi subito dopo l’urto recato sul ponte di comando mettendoci pochi secondi poiché era al ponte 11. In plancia si occupa di supportare Schettino dandogli le informazioni che ricava dal Martec. Secondo lui le porte stagne erano chiuse. Non si spiega perchè non sia stato dato subito l’allarme generale considerato che i locali diesel generatori 123 e 456 risultavano essersi allagati e racconta anche lui che Schettino era in costante contatto telefonico con Ferrarini. Conferma che le comunicazioni date alle autorità marittime parlavano di black-out. Dice che l’allarme generale è stato dato praticamente da lui.

Molto significativo quanto emerso circa il fatto di avere ricevuto pressioni da Carella di Costa Crociere affinchè cambiasse il proprio avvocato (Bongiovanni in un primo momento era formalmente indagato anche lui) in favore di uno pagato da Costa: Guarini ha fatto sentire una registrazione di una telefonata intercorsa a febbraio 2012 tra Bongiovanni e Carella che è molto significativa in ordine alle pressioni fatte ed alle modalità di esse (addirittura Carella ha spinto sul fatto che l’avvocato di Bongiovanni avrebbe fatto un errore che sarebbe stato pagato in termini di ulteriore dolore dalla mamma della bambina uccisa nel naufragio). Una pagina, insomma, significativa circa il modus operandi della società: il Presidente stesso del Tribunale – a fronte di un’improvvida eccezione del difensore della responsabile civile – ha lasciato sentire la telefonata.

Il 28 sono stati sentiti Mattesi, Porcelli, Campagnoli e Parodi, tutti dell’unità di crisi di Costa.

Mattesi, che ha preceduto Ferrarini nella carica di responsabile dell’unità di crisi fino al 2010, appena arriva dall’estero la sera del 13 gennaio va nella sala dell’unità di crisi ma quando arriva la nave era già ribaltata (verso le 23.30). Vede chi c’è ma ormai c’è poco da fare. Poco dopo va in auto al Giglio. Interessante è l’intercettazione fatta sentire in aula dal PM in cui parla con Garbarino delle porte stagne che fanno schifo ma precisa che parlava di un’altra nave.

Porcelli, fa parte dell’ufficio legale interno di Costa. Partecipa in sostituzione di Carella alla riunione dell’unità di crisi. Parla del deterioramento della situazione man mano che il tempo passava. Si reca anche lei al Giglio per essere di supporto anche a Schettino. Il PM le legge parte della trascrizione di una telefonata intercorsa tra lei e Parodi dell’ufficio tecnico in cui questi parla di prove a mare finte per una nave che doveva essere consegnata da Fincantieri a Costa.  Porcelli dice che non sapeva di cosa parlasse Parodi. Naturalmente dice che non sa se i lavori dell’unità di crisi fossero registrati o se ne facesse una verbalizzazione.

Campagnoli, ha partecipato all’unità di crisi. Su accordo delle parti si produce il verbale delle sue SIT del 22.5.2012.

Parodi, ingegnere navale dell’ufficio tecnico di Costa. Ha partecipato alla riunione dell’unità di crisi. Non ha sentito cosa Ferrarini dicesse a Schettino. Non sa dire perchè partecipassero gli ispettori del RINA all’unità di crisi – salvo il fatto che sarebbero serviti per ricertificare la nave se avesse potuto ricominciare a navigare. Lui doveva dare supporto tecnico ma non lo di fatto dato perchè la nave si è ribaltata presto. Gli fanno sentire l’intercettazione in cui parla con la Porcelli e dice che le prove in mare non sono false ma solo si fa navigare la nave con una minore velocità per non forzare il motore in caso di problemi alla boccola che si surriscalda. Anche la Concordia – risulta dalla telefonata – era stata certificata ad un numero minore di giri per la boccola che scaldava. Gli si fa ascoltare un’altra intercettazione – stavolta ambientale mentre era in auto con la moglie – in cui si fa riferimento al fatto che l’organigramma dell’unità di crisi è stato redatto il giorno dopo la crisi.

Ha fatto decisamente una bruttissima figura con i suoi non ricordo, non lo so, non ho capito.

Certamente all’udienza del 28 gennaio, a cui ha partecipato anche Carella, non abbiamo visto gli uomini di Costa particolarmente felici in quanto anche la stampa si è resa conto di quanto i testi appartenenti alla società siano poco attendibili in assoluto, e tutti i media hanno enfatizzato e fatto ascoltare pezzi molto suggestivi di intercettazioni tra gli uomini della compagnia di navigazione, dove si lamentavano tra loro che sulle navi si guastava continuamente tutto, i thruster di prua, quelli di poppa, la pinna stabilizzatrice e perfino tutti e due i gps, tanto che un’altra nave ammiraglia della flotta Costa Crociere era dovuta arrivare in porto a Buenos-Aires utilizzando un navigatore tom-tom delle auto…

A saperlo prima si sarebbe potuto installare un autovelox sugli scogli del Giglio!

   Cesare G. Bulgheroni

The pool’s lawyers onboard of the Concordia

bulgheroni-guarini-gabrielli-vitaleThe next Thursday, 23rd January 2014, Alessandra Guarini, Cesare Bulgheroni and Massimiliano Gabrielli, lawyers of “Giustizia per la Concordia”, will go on board of the Concordia – as a severe selection of just ten lawyers among all civil parts, together with the Judges of the Court of Grosseto, the Public Prosecutors, their experts and Mr. Schettino and Costa’s defenders – to make a first inspection of the shipwreck.

It is the first time that some lawyers are admitted to check the Concordia ship and  the very first time that someone (out of the rescue personnel) will step in the bridge and we believe that this visit will help to better understand the causes of the accident & the emergency malfunctions.

In fact Guarini, Bulgheroni and Gabrielli, together with few other lawyers representing some of the victims, asked to deepening some aspects and the technical opinion about not only the causes of the wreck, but also the functionality of the emergency equipments, and especially to verify why the emergency diesel engine, called “DGE”, at the 11th floor didn’t work after the crash against the rocks, to investigate if the watertight doors were opened or not during the navigation before the crash, why the elevators, after the black-out due to the crash, didn’t come back to the 4th deck automatically as they would have to do.

The Grosseto’s Court decided to go on board of the Concordia to try to understand if the requested deepening of the technical opinion could be necessary or not. We have now this unique chance to take a look to the shipwreck from inside, and we would be very grateful for any suggestion you can give us & details to verify once we will be on board with the experts. Our goal, as usual, is to reveal what didn’t work correctly that night, after the crash and especially during the phases of the emergency and of the rescue, to point out and underline any other possible responsibility of the Ship owner company and of all the individuals implicated in the accident.

We will report to you whatever we will be able to get from this first visit to the Concordia.

Gli Avvocati del pool saliranno a bordo della Concordia

bulgheroni-guarini-gabrielli-vitaleIl prossimo Giovedi, 23 gennaio 2014, gli Avvocati Alessandra Guarini, Cesare Bulgheroni e Massimiliano Gabrielli del pool “Giustizia per la Concordia” saliranno a bordo della Concordia – quale ristrettissima selezione di soli altri dieci difensori tra tutte le centinaia di parti civili, assieme ai Giudici del Tribunale penale di Grosseto, i pubblici ministeri, i loro esperti, i difensori di Schettino e quelli di Costa Crociere – per fare una prima ispezione del naufragio.

 È la prima volta che degli avvocati sono ammessi a verificare lo stato della nave Concordia e la prima volta in assoluto che qualcuno (ad eccezione del personale di soccorso) metterà piede nel ponte di comando, e siamo convinti che questa visita contribuirà a comprendere meglio le cause dell’incidente e soprattutto dei malfunzionamenti ai sistemi emergenza.

 Gli Avv.ti Guarini, Bulgheroni e Gabrielli, insieme a pochi altri legali che rappresentano alcune delle vittime, ha infatti chiesto di approfondire alcuni aspetti ed il parere tecnico dei periti in merito non solo alle cause del naufragio, ma anche alla funzionalità delle attrezzature di emergenza, e in particolare per verificare perché il motore diesel di emergenza, chiamato “DGE”, posto all’11° piano, non è mai entrato in rete dopo l’incidente, di indagare se le porte stagne erano aperte o meno durante la navigazione prima dello schianto sugli scogli, perché gli ascensori, dopo il black-out, non sono tornati al ponte n.4 automaticamente, come avrebbero dovuto fare.

 Il Collegio dei Giudici di Grosseto ha deciso di andare a bordo della Concordia per cercare di capire se l’approfondimento richiesto ed il parere tecnico dei periti sia necessario o meno. Avremo dunque una opportunità unica di dare un’occhiata al naufragio da dentro, e saremo molto grati per ogni suggerimento che ci verrà dai passeggeri, su eventuali dettagli tecnici da verificare una volta che ci troveremo a bordo con gli esperti. Il nostro obiettivo, come sempre, è quello di far emergere ciò che non ha funzionato correttamente quella notte, dopo l’impatto e soprattutto durante le fasi di emergenza e di soccorso, per evidenziare e sottolineare ogni ulteriore possibile responsabilità diretta della Società proprietaria della nave per carenze progettuali e costruttive, per la mancata manutenzione e l’inefficiente uso degli impianti di emergenza nonché eventuali corresponsabilità delle altre persone coinvolte nell’incidente.

 Vi riporteremo come sempre tutto quello che saremo in grado di ottenere da questa prima visita alla Concordia.