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APPELLO DELLE PARTI CIVILI di GIUSTIZIA PER LA CONCORDIA

Sentenza Schettino prima paginaDepositato in questi giorni, da parte dei molti legali del pool, l’atto di appello ai capi civili della sentenza di primo grado sul naufragio della Concordia del 13 gennaio 2012. Si punta in alto e di nuovo sulla richiesta di danno punitivo di derivazione statunitense, chiedendo alla Corte di Appello di Firenze di riconoscere provvisionali fino a 300 mila euro ed un risarcimento finale molto più congruo e consistente. Le parti civili, si ricorda, in primo grado hanno ottenuto provvisionali tra i 30 e 50 mila euro. Anche l’ufficio della Procura di Grosseto ha impugnato la sentenza, insistendo invece sulle responsabilità titaniche e quasi esclusive di Schettino, e quindi su una sua condanna esemplare.

I legali di ‘Giustizia per la Concordia ritengono al contrario che “la sentenza non abbia tenuto conto dei comportamenti omissivi della compagnia armatrice, la Costa Crociere S.p.A., che hanno contribuito alla causazione del naufragio (tra cui l’impreparazione dell’equipaggio alle emergenze, l’insufficienza dei sistemi di sicurezza della nave ed il loro malfunzionamento e la pratica dei cosiddetti ‘inchini’ fatti dai comandanti delle loro navi ai luoghi di interesse turistico)”. Il naufragio, ricordano i legali, “è avvenuto proprio nel corso di un inchino – e cioè di un passaggio ravvicinatissimo alla costa – che Schettino intendeva fare al Giglio per omaggiare il màitre, nativo del Giglio. La pratica dell’inchino in particolare era diffusa per interessi di carattere promozionale ed è risultata estremamente pericolosa come, appunto, il naufragio della Concordia ha dimostrato”. Il pool ‘Giustizia per la Concordia’ si batte affinché “l’autorità giudiziaria riconosca che Costa Crociere spa, proprio per avere tenuto comportamenti omissivi per ragioni economiche di risparmio, risulta corresponsabile del naufragio e deve perciò essere condannata ai cosiddetti ‘danni punitivi’ in favore dei passeggeri della Concordia che hanno rischiato la propria vita nel corso del naufragio che ha causato la morte di ben 32 persone”.

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LA SENTENZA INTEGRALE DI PRIMO GRADO- 550 pagine che non lasciano il segno

Sentenza Schettino prima paginaUna sentenza salomonica, non coraggiosa, che, come previsto sin dalla lettura del dispositivo e si è puntualmente capito oggi col deposito delle motivazioni, non lascerà certo il segno nella storia giuridica di questo paese, se non nella prevedibile revisione e nell’innalzamento della barra delle responsabilità e dei risarcimenti che siamo certi di poter ottenere in appello, e soprattutto in sede civile. Gli stessi Giudici grossetani intravedono margini, eppure non si spingono oltre al minimo loro richiesto, applicano la livella e, da moderni Ponzio Pilato, pur aprendo in più punti alle possibilità di accoglimento di talune richieste risarcitorie delle parti civili, comprese quelle sul danno punitivo, a loro dire non concedibile in questa sede, rimandano ad altre autorità, non escludendo che ciò possa avvenire in sede civile, dove peraltro recenti pronunce del Tribunale di Torino hanno riconosciuto apertamente il criterio moltiplicatorio del risarcimento legato alla responsabilità aggravata dalla condotta dei responsabili di un disastro. Insomma, condannano Schettino, liquidano un danno decoroso ma non esemplare e si lavano le mani dalla responsabilità di fare Giustizia vera, concreta, memorabile. A voi la lettura in anteprima della sentenza, e lasciamo spazio e tempo per i commenti su tante pagine, certamente soggette a controverse interpretazioni. Insomma, come già affermato, la sentenza non è – e non sarà certo per noi – il punto di arrivo, ma bensì la base di partenza per arrivare al riconoscimento di un più ampio diritto di risarcimento delle parti civili, all’accertamento della verità senza riguardo a chi poi ne debba rispondere, all’innalzamento della prevenzione a mare ed all’allargamento delle responsabilità verso i vertici societari. Perché non ci sia mai più una altra Concordia con un solo responsabile.

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Esce il libro di Schettino “Le verità sommerse”

schettino-concordia-Verità-sommerseHa fatto prima lui che i Giudici a scrivere le motivazioni della sentenza con la quale, dopo il processo di primo grado, il Comandante è stato condannato a 16 anni, come noto prorogate dal Tribunale di Grosseto di 60 giorni e slittate al 13 luglio 2015: già pubblicato invece Le verità sommerse, scritto da Francesco Schettino con la giornalista Vittoriana Abate, presentato in anteprima domani a Meta di Sorrento. “E’ la risposta a tante domande, il libro – spiega il Comandante – ripercorre con il mio racconto ed attraverso gli atti del processo, minuto dopo minuto l’incidente della Concordia dal 13 gennaio 2012 fino agli ultimi avvenimenti dopo la sentenza dell’11 febbraio 2015“. Alla presentazione, annuncia Schettino, ci saranno anche esperti del settore marittimo, anche stranieri, mentre a luglio, a Roma, è prevista una conferenza stampa. Nel libro di oltre 600 pagine ci sono le voci della scatola nera, le testimonianze rese al processo da numerosi passeggeri e membri dell’equipaggio, le intercettazioni ambientali inedite e quelle che vengono definite nel libro le “sviste” nelle indagini. “Ho affidato a queste pagine le mie riflessioni, le mie valutazioni e quegli aspetti emotivi che le hanno accompagnate e finora mai raccontate“, aggiunge il comandante. “Il libro – conclude Schettino – è una risposta a tanti interrogativi rimasti in sospeso.”, anche perché la verità, in aula, Schettino non l’ha mai raccontata per intero, essendosi sempre limitato, come abbiamo più volte rimarcato, a dire la “sua” verità e nel limite di quello che aveva un tornaconto processuale per lui vantaggioso.

Nuovo termine per deposito sentenza Concordia: 13 luglio 2015

clessidraLa Corte di Appello di Firenze, con un provvedimento a dir poco raro nella prassi processuale, ha concesso la proroga richiesta dal Tribunale di Grosseto per il deposito della parte motiva della decisione assunta in primo grado.
Il nuovo termine per conoscere le motivazioni della sentenza è dunque fissato per il 13 luglio 2015.
Non ci  resta quindi che attendere tale data per poter finalmente formulare osservazioni più approfondite sulla sentenza emessa in primo grado per il naufragio della Costa Concordia, e per presentare a Costa Crociere il conto delle provvisionali concesse: la Compagnia armatrice ha, infatti, comunicato che non intende corrispondere quanto riconosciuto ai naufraghi dal Tribunale di Grosseto a titolo di risarcimento o di provvisionale, prima del deposito integrale della sentenza!
A nulla sono valse le richieste di adempimento spontaneo delle obbligazioni risarcitorie avanzate da parte di queste difese a Costa Crociere, che ancora una volta dimostra di non avere rispetto alcuno per le vittime di questo naufragio.
Probabilmente avere quel danaro in cassa per 60 giorni ulteriori non avrà fatto alcuna minima differenza per le finanze della multinazionale, ma certamente farà la differenza sull’atteggiamento delle parti civili quando metteranno in esecuzione immediata il titolo di pagamento della provvisionale, portato dalla sentenza di condanna di Schettino.

STRAGE DI TUNISI: i passeggeri della Costa Fascinosa non conoscevano l’allarme terrorismo, ma Costa Crociere si!

strage_tunisi_big Costa Crociere é responsabile per quanto accaduto si crocieristi della Costa Fascinosa sequestrati e uccisi a Tunisi?  A pensarlo sono in molti, come esemplificato dall’articolo di Libero del 19.3.25 che riportiamo integralmente:

 “DITO PUNTATO Strage di Tunisi, l’accusa alla Costa Crociere: “I turisti non dovevano essere al Bardo”  Il giorno dopo la strage di Tunisi, quando ancora il quadro di morti e dispersi italiani non è chiaro, si fanno sentire le voci dei famigliari delle vittime. Dolore. E Rabbia. A puntare il dito è il marito di Antonella Sesino, che risulta ancora dispersa: “Mia moglie non doveva essere lì”, ha affermato Lorenzo Barbero. L’accusa è rivolta alla Costa Crociere: la signora, infatti, era appena sbarcata dalla Costa Fascinosa attraccata al porto di Tunisi. “Noi turisti possiamo anche non sapere – prosegue Barbero -, ma chi organizza questi viaggi deve essere informato. Come si fa ad andare a Tunisi il giorno in cui il Parlamento approva una legge sul terrorismo?”. La Sesino è una delle dipendenti del Comune di Torino partita in crociera con gli amici. Quasi 24 ore dopo l’attentato, di lei, ancora non si sa nulla.”

La Stampa – 20.03.2015

 

  Lo pensiamo anche noi!

 Sebbene quanto accaduto sia opera di terroristi può residuare una responsabilità del tour operator, giuridicamente garante dell’incolumità dei viaggiatori.

 Questo principio vale anche in materia di crociere: chi compra un pacchetto turistico comprendente una crociera sottoscrive un contratto, disciplinato dalla normativa nazionale di attuazione della Direttiva n. 90/314/CEE rispettivamente applicabile, nonché, in quanto applicabili, dalla Convenzione di Bruxelles del 23.4.1970 (CCV) e/o dalle normative nazionali e internazionali relative alle singole prestazioni che compongono il pacchetto turistico.

 A regolare il contratto sono le “condizioni generali”, riportate nel documento che viene sottoscritto al momento dell’acquisto della vacanza.  Vediamo quelle di Costa Crociere proprio sul punto della sicurezza, tratte dal sito http://www.crocierissime.it:  “13. RESPONSABILITÀ DELL’ORGANIZZATORE: 13.1 L’Organizzatore risponde dei danni arrecati al Passeggero a motivo dell’inadempimento totale o parziale delle prestazioni contrattualmente dovute, sia che le stesse vengano effettuate da lui personalmente che da terzi fornitori dei servizi. L’Organizzatore sarà esente da responsabilità quando il danno è derivato da fatto del Passeggero (ivi comprese iniziative autonomamente assunte da quest’ultimo nel corso dell’esecuzione dei servizi turistici) o da quello di un terzo estraneo alla fornitura delle prestazioni previste in contratto, da caso fortuito, da forza maggiore, ovvero da circostanze che lo stesso Organizzatore non poteva, secondo la diligenza professionale, ragionevolmente prevedere o risolvere. …”

 La responsabilità é, dunque, esclusa solo se il danno é derivato da evento imprevedibile.

 E allora la domanda é: poteva Costa Crociere prevedere l’attentato?  Noi pensiamo di si, perché la Tunisia é un paese segnalato come ad alto rischio terroristico

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A segnalare la Tunisia come paese a rishio é la Farnesina da cui trae informazioni il sito: “http://www.viaggiaresicuri.it/?tunisia” del nostro Ministero degli Esteri.

 Ecco cosa si legge:  “Sicurezza – Per approfondimenti puntuali consultare anche l’Avviso Particolare.

A partire dal gennaio 2011, la Tunisia è stata teatro di un movimento di protesta popolare dai connotati fortemente sociali che hanno condotto, nel giro di pochi giorni, al repentino crollo del regime dell’ex Presidente Ben Alì. Ai due Governi di transizione alternatisi nel 2011 hanno fatto seguito, nei due anni successivi, due Governi espressione della maggioranza costituitasi dopo le elezioni del 23 ottobre 2011 per l’Assemblea Nazionale Costituente. Dopo una grave crisi politico-istituzionale registratasi nel corso dello scorso anno, nel gennaio 2014 è stato formato un Governo tecnico, che ha assunto le funzioni all’indomani dell’adozione della nuova Costituzione.  Il corrispondente, parziale abbassamento della tensione ha favorito, il 6 marzo scorso, la revoca dello stato di emergenza che vigeva dai giorni della rivoluzione del 2011. Le Autorità tunisine si riservano, peraltro, di chiamare in qualsiasi momento l’Esercito a rinforzo delle attività di gestione dell’ordine pubblico.

ZONE A RISCHIO: l’ampia zona desertica meridionale confinante con l’Algeria e la Libia, sottoposte alle Autorità militari.
Sono vivamente sconsigliati i viaggi in prossimità del confine con la Libia (in particolare i luoghi di frontiera di Ras Jdir e Dhiba e l’adiacente Ben Guerdane), dove si verificano episodici fenomeni di contestazione dovuti alle improvvise chiusure per il deteriorarsi della situazione in quel Paese e che causano disagi alla circolazione stradale nei due sensi. Detta zona di confine è inoltre interessata da frequenti operazioni di polizia contro i contrabbandieri (di armi, benzina, etc.), con a volta conseguenti scontri a fuoco.  Si consiglia altresì di evitare l’organizzazione di viaggi non strettamente necessari nelle vaste aree interne centro-occidentali (in particolare a ridosso del confine con l’Algeria) e meridionali del Paese e, più in generale, di evitare di mettersi in viaggio nelle ore notturne.

ZONE DI CAUTELA: a seguito degli eventi sopracitati, si è riscontrato un aumento della criminalità comune che consiglia una maggiore cautela nell’organizzazione di viaggi nelle vaste zone meridionali desertiche e pre-desertiche della Tunisia. Non sono consigliati i viaggi e gli spostamenti nelle predette zone se non all’interno di gruppi numericamente significativi e comunque organizzati da “tour operator” locali di chiara fama e professionalità. Qualora in possesso di auto propria o in affitto, si raccomanda di non effettuare spostamenti nelle ore notturne, sia per motivi di sicurezza, sia per la mancanza di illuminazione nelle strade provinciali e per l’attraversamento improvviso di pedoni o animali.

ZONE SICURE: fatte salve le predette precauzioni, le principali località turistiche costiere registrano una più attiva presenza delle Autorità di polizia (minore invece nell’interno del Paese) anche se non si possono completamente escludere atti di natura terroristica, ai danni di istituzioni o strutture pubbliche.
Anche in tali zone, si raccomanda comunque di evitare di circolare a piedi nelle ore notturne in zone isolate. Ciò in ragione del sensibile aumento di casi di micro-criminalità, che hanno fatto registrare furti o scippi anche in queste zone finora reputate sicure.

AVVERTENZE

L’invito è di tenersi costantemente informati attraverso i mezzi di informazione locali ed internazionali per conoscere in anticipo, nel limite del possibile, eventuali problematiche legate alla situazione di sicurezza e di mobilità nel Paese. In via più generale, è vivamente sconsigliato mettersi in viaggio nelle ore notturne a causa del rischio di diventare bersaglio di possibili azioni criminose (blocchi stradali finalizzati a perpetrare rapine a mano armata) e della pericolosità connessa alla guida, soprattutto nelle strade secondarie.
Informazioni circa la situazione di sicurezza nel Paese potranno essere assunte consultando gli appositi avvisi pubblicati sul sito http://www.viaggiaresicuri.it che vengono regolarmente aggiornati dal Ministero degli Affari Esteri/Unità di Crisi e dall’Ambasciata d’Italia a Tunisi.”

Costa Crociere poteva e doveva sapere che permaneva il rischio di attentati terroristici proprio perché il pericolo era segnalato dalla fonte ministeriale.

Di qui la prevedibilità dell’evento e conseguentemente la responsabilità per quanto occorso ai nostri connazionali!

Costa non ha tenuto conto del rischio terroristico organizzando una escursione in un un luogo pubblico, indicato dal nostro ministero come luogo da evitare, e in una giornata ad alta tensione per l’attività del governo locale impegnato ad approvare una legge contro il terrorismo.

Per queste ragioni riteniamo che Costa possa essere chiamata a rispondere dei danni occorsi agli sfortunati passeggeri, che del tutto ignari del pericolo si sono affidati all’operatore turistico, che ha colpevolmente sottovalutato gli avvertimenti della Farnesina!

RICHIESTA DEL PM e DISCUSSIONE PARTI CIVILI: udienze 26, 27, 28, 29 e 30 Gennaio 2015

poolQuesta intensa settimana di udienza, che segue a la della requisitoria del PM, si è aperta con la richiesta di condanna dell’imputato, da parte della Procura, alla pena di anni 26 di detenzione di mesi 3 di arresto oltre alle sanzioni accessorie e la richiesta della misura della immediata custodia cautelare in carcere, senza attendere che la sentenza divenga definitiva.

Una richiesta in linea con i capi di imputazione e con le gravi responsabilità di Francesco Schettino, ma certo, trattandosi di reati pur sempre di natura colposa, si arriva attraverso il cumulo materiale dei vari reati e la prevalenza di tutte le aggravanti, ad una richiesta di condanna pesantissima. Siamo sicuri che il Tribunale darà all’imputato la pena che merita, non spetta a noi parti civili dare valutazioni sulla misura della pena detentiva di un uomo ad oltre un quarto di secolo di carcere, come non ci è stato consentito di intervenire sulle pene – oggi ancora più risibili – accordate in fase di patteggiamento a tutti gli altri coimputati.

Da lunedì dopo la pausa hanno preso la parola le parti civili e per il nostro legal team ad aprire la via con un intervento a gamba tesa é stato Sergio Bellotti, seguito dal Collega Stefano Minasi. Hanno entrambi posto con forza e vigore il tema collaterale ma strategico della responsabilità di Costa Crociere, che del vincolo inscindibile e diabolico che li lega, tornando ad affermare che il patteggiamento ex D.Lgsl 231/2001 che prevede la responsabilità amministrativa delle società derivanti dai reati commessi dai loro dipendenti, confermando che  in questo processo la Società ed i suoi vertici ben avrebbero potuto sedere affianco a Schettino sul banco degli imputati. Ottimo l’approfondimento del diritto ai danni punitivi, e soprattutto sulla natura dei danni alla persona, patrimoniali e non patrimoniali, esistenziali e da vacanza rovinata, tema poi ripreso ed ampliato da molti altri colleghi civilisti.

Toccante l’intervento del palermitano Avv. Salvatore Vitrano, che ha mostrato al Collegio e a tutti il “volto umano di questo processo”, rimettendo al centro del dibattito le vittime e le loro sofferenze.

Preciso e chirurgico l’intervento del Collega barese Domenico Chirulli che ha ricordato con passione il dramma dei suoi assistiti, il loro diritto ad un risarcimento equo e l’impegno profuso dai difensori, attraversando più volte l’Italia per seguire il Processo.

L’avv. Gallenca ha invece costruito il suo intervenuto sulla necessaria riqualificazione del capo di imputazione per omicidio in termini di dolo diretto, citando la sentenza della Cassazione sulla vicenda Thyssen e ricordando come questo processo non può esser affrontato come “un maxi tamponamento sull’autostrada del sole”.

Per quattro giorni le parti civili si sono battute con passione in una progressione che ha visto impegnati tutti noi.

L’avvocato Cesare Bulgheroni con una memorabile discussione ha perfettamente ricostruito, anche con le immagini della nave prima e dopo l’impatto, il clima festoso dei passeggeri a cena in contrapposizione a quello kafkiano e surreale della plancia di comando: il comandante che arriva accompagnato da una simpatica ballerina e che con grande esuberanza assume il comando dopo aver chiamato “quel grandissimo commodoro” di Palombo, sincerandosi così è solo così dei fondali per eseguire la scellerata manovra dell’inchino. Addirittura richiamando Rusli Bin “che se tanto mi dà tanto stava pulendo i finestroni con il vetril” per affidargli il timone a mano della Concordia e fare letteralmente al buio “l’accostatona” al Giglio.  Un clima di surreale ilarità, una plancia popolata di personaggi che potrebbero essere quelli di un circo.

E poi la tragedia, il dramma e le morti. I passeggeri che si trasformano in naufraghi a terra sul Giglio. Con un responsabile morale: il Commodoro Palombo, l’unico a conoscere le intenzioni di Schettino quella sera ed al quale – anche – viene dedicata l’esecuzione del passaggio. Morti non impedite dalle misure di sicurezza di una nave che non era assolutamente efficiente e che anzi presentava gravissime avarie.

E dopo Bulgheroni il testimone è passato all’Avvocato Massimiliano Gabrielli, che in una progressione straordinaria partendo proprio dalla responsabilità di Schettino  per le menzogne, causa principale delle morti, individua il ruolo di Costa Crociere nell’aver messo al comando della nave un uomo che sapeva avere quella tendenza alla menzogna, lo diceva espressamente il suo ex comandante Palombo, ed affonda sul danno punitivo, spingendo sulla diversa accezione del danno da responsabilità aggravata dalla condotta, sommergendo il collegio di tesi dottrinali e spunti giurisprudenziali a sostegno di una possibile applicazione del tutto credibile ed opportuna ma che, durante il processo, veniva arginata come fosse quasi una oscenità e che aveva fatto venire “pruriti a molti”.

Dopo aver dissertato abilmente sul danno punitivo l’avvocato Gabrielli ha ricordato come le politiche di risparmio di Costa Crociere, provate dall’assunzione di personale poco qualificato e di ufficiali “fatti in casa” giovani e impreparati, ha di fatto abbassato il livello della prevenzione e della sicurezza, e quindi fatto aumentare il rischio per l’incolumità dei passeggeri, guadagnandoci sopra; per questo merita una punizione esemplare, una “mazzata economica” perché una cosa del genere non gli convenga più. “Questo é l’unico linguaggio che questa gente conosce” ha concluso il collega, in questo modo provocando la reazione del legale della responsabile civile, che ha abbandonato l’aula per protesta, con il seguito di tutto il suo docile codazzo! Una mancanza di rispetto che il Collegio non ha gradito.

Hanno poi preso la parola Antonella Carbone e Annamaria Romeo, a cesellare sul danno da Disturbo Post traumatico da stress, provato  dal lavoro fatto in aula dal lavoro dei consulenti, ed in particolare dal Prof. De Girolamo. E poi una infinità di altre prospettive offerte da altri colleghi, Giuseppe Quartararo per Inail, Fabio Targa per i suoi clienti, Michelina Suriano che ha sempre partecipato praticamente a tutte le udienze. Lunghi, complessi e articolati gli interventi delle parti civili di natura istituzionale: l’Avv. Pinna per la avvocatura dello Stato, i difensori del wwf, degli altri enti, ed in particolare dell’isola del Giglio: altissime le cifre chieste a titolo di risarcimento, 200 milioni di euro per il comune dell’Isola.

world_03_0_temp-1380013117-5241543d-620x348[1]Dopo di loro l’intervento dell’avvocato Alessandra Guarini, che ha esordito citando Sciascia: “Schettino inchiodato su queste carte come un Cristo“. Per poi proseguire con una ricostruzione dei fatti in chiave retrospettiva o forse introspettiva. Schettino voleva dimostrare la sua bravura ai suoi ospiti ma soprattutto al Commodoro Palombo, il suo maestro, l’uomo di cui non era mai riuscito a soddisfare le aspettative. L’uomo che infatti aveva affidato il precedente passaggio al Giglio al “puntiglioso Garbarino” per la festa di Ferragosto del 2011. Innescando una gara tra comandanti agli occhi del Commodoro. Duro l’affondo su Palombo e Foschi, due testimoni chiave di questo processo. Non meno dura l’analisi di alcune testimonianze rese da dipendenti e ufficiali di costa, fondata sulla profonda conoscenza delle carte processuali della nostra esperta collega. Un filo logico ineccepibile: affondando le mani in quelle carte processuali, ne escono piene di gocce di ambrosia, gli elementi di responsabilità della compagnia e dei loro vertici aziendali.  Ed infine, la richiesta di una condanna non generica ma con contestuale liquidazione  di tutti i danni, anche in chiave punitiva, l’unico modo per fare giustizia,  con trasmissione degli atti per il reato di cui all’art. 451 c.p. a carico di Pierluigi Foschi e per il reato di falsa testimonianza a carico di Paolo Parodi.

L’ultimo a scendere in campo della nostra cordata é stato Edoardo Mensitieri, chiudendo i nostri interventi con una precisa e dotta analisi della condotta dell’imputato in relazione alla componente punitiva del danno.

Nessuno di noi ha tralasciato di dare ampio spazio negli interventi alle storie degli assistiti, protagonisti ed eroi-vittime di questa vicenda.

A seguire l’intervento di Codacons, rappresentata in aula da Giuliano Leuzzi che non esista a mettere sotto giudizio severamente ed in forma diretta la Procura di Grosseto, rea di non aver voluto vedere ciò che invece era evidente, con un lavoro investigativo polarizzato su Schettino a tutto vantaggio di Costa Crociere. L’Avv Leuzzi ripercorre posizioni del Codacons per le quali ci siamo trovati in aperto e fortissimo contrasto durante alcune fasi del processo, punta tutto sull’incidenza causale dell’errore del timoniere, ribadisce la assurdità delle posizioni assunte dal tribunale riguardo al rilascio delle copie, per le quali aveva richiesto in passato anche di dichiarare la nullità dell’intero processo, e poi si riallinea alle nostre posizioni quando tratta del malfunzionamento del DGE e degli ascensori come concausa sul numero delle vittime. Infine chiude in maniera roboante: Costa Crociere ha alterato i dati sui test periodi sul DGE ma ancora una volta la Procura ha voltato la faccia in modo troppo eclatante dall’altra parte, chiedendo l’archiviazione del procedimento con motivazioni “da teatro dell’assurdo”, ed iscrivendo d’ufficio per calunnia il denunciante!

In chiusura parla il legale della responsabile civile Costa Crociere, a cui si dedica la intera udienza del venerdì, e che ha senza mezzi termini definito non condivisibile ed anzi incomprensibile il lavoro delle parti civili per dimostrare le responsabilità di terzi, a tutto vantaggio dell’imputato!

Gli sforzi maggiori sono però riservati alla contestazione dei danni chiesti dal ministero dell’ambiente, della Regione Toscana e del Giglio. Il legale di Costa dedica ampio spazio anche alle richieste risarcitorie anche di un’altra parte civile: SOS Concordia. Una associazione di 180 persone.

Poi passa alle altre parti civili.

Ricorda le cifre già versate per l’equipaggio, comprese le vittime, e per i naufraghi, 66 milioni di euro solo per questi ultimi. I deceduti, risarciti 24 su 26, con complessivi 24 milioni di euro. Provata la volontà risarcitoria! Molte parti civili risarcite durante il processo. Del resto ampia e costosa é stata la copertura assicurativa. I casi aperti riguardano il contrasto sul quantum. Un’offerta iniziale é stata fatta ma ritenuta oltraggiosa per i naufraghi. Spiega quindi come é stata quantificata e richiama le stesse indicazioni delle associazioni di consumatori, tra queste la stessa Codacons! É stato fatto un accordo con tutte le più importanti associazioni di consumatori, riunite  ad un tavolo del 27.1.12. Questo a dimostrazione della congruità della formulazione dell’offerta. I mancati accordi sono, quindi, frutto dalla difficoltà di accertamento dei danni lamentati perché legati a lesioni solo psichiche o psicologiche. Sintomatologie vaghe e documentazione medica insufficiente. Passa quindi a fornire criteri al tribunale per la liquidazione del danno: il ricorso subito ad una struttura pubblica, la continuità del supporto psicologico, un percorso farmacologico, una attestazione circa la perdita della capacità lavorativa e informazioni anamnestiche. Il giudizio finale non può che essere lasciata ad una parte terza. Insomma, il contributo offerto dalle parti é utile ma non sufficiente; si professa diligente nel processo e pronta a pagare, ma suggerendo sottovoce poi al Tribunale che non ritiene che questi pagamenti debbano uscire dal processo penale. La complessità della quantificazione va rimessa dunque al giudice civile, con nuove perizie.

Dalle difficoltà di accertamento delle patologie consegue l’impossibilità di riconoscere provvisionali.

Afferma poi che i beni e gioielli non sono andati perduti se contenuti nelle casseforti, ma anche su questa tesi difensiva di Costa Crociere, dopo essere stati per due anni sott’acqua, abbiamo delle ovvie perplessità.

A quel punto apre alle osservazioni specifiche e mirate ad alcune posizioni. Ed alle offese a scena aperta agli avvocati delle vittime.

Critica nello specifico alcune delle richieste risarcitorie perché, ridicolizzandole, sarebbero del tutto prive di fondamento. Il danno punitivo è roba da telefilm americani chiesto da chi, a suo dire, non dovrebbe nemmeno prendere la parola in aula, e anche il solo sollecitarlo in Italia è chiedere qualcosa “contra legem“. I biasimi più astiosi non sono alle pretese, ma agli avvocati.

Dopo una discussione tutto sommato corretta e in linea ad una posizione giuridica sostenibile, l’avvocato De Luca apre lo scolo delle acque nere, delle offese personali e professionali verso gli avvocati che, evidentemente, non sono stati addomesticati dallo strapotere mediatico ed economico della multinazionale e si sono rivelati troppo fastidiosi nel dare il massimo, nel cercare l’affermazione della verità e della giustizia oltre la lettura di una norma del codice, e che non si sono limitati, anche in sede di discussione, al deposito di conclusioni scritte da una paginetta, richiamandosi velocemente alle stesse come pure hanno fatto in tanti e tanti altri avvocati dei passeggeri.

Un clamoroso scivolone di stile, già dimostrato in tante dichiarazioni fatte ai giornali negli ultimi tre anni ma che mai si era avuto l’ardire di pronunciare in aula ed ai microfoni del Tribunale, e anticipato dalla pubblica gaffe, ripresa severamente dal presidente Puliatti, per l’uscita scenografica dall’aula mercoledì durante la discussione delle parti civili.

L’avvocato di Costa Crociere, auto ergendosi a professore del diritto stantio ed ammuffito, eroga insufficienze a tutti e, per finire, mette la nota sul registro per cattiva condotta agli scolaretti indisciplinati. Minaccia infatti espressamente di iniziative legali contro gli avvocati Gabrielli, Guarini e Mensitieri per le loro affermazioni sulla responsabilità di Costa.

D’altronde si sa che chi ha paura e non ha argomenti, insulta.

Alla prossima sessione la discussione dei difensori di Schettino, assenti dall’aula durante le ns discussioni, evidentemente interessati più alle comparsate televisive su Porta a Porta che al nostro volto del processo, rappresentati in udienza solo da una giovane collega d’ufficio.

VIDEO DELLE DISCUSSIONI DEGLI AVVOCATI DI PARTE CIVILE NEL PROCESSO COSTA CONCORDIA – FRANCESCO SCHETTINO

Avvocato Cesare Bulgheroni

Avvocato Massimiliano Gabrielli

Avvocato Alessandra Guarini

 

Udienze 17 e 18 Novembre 2014: I DANNI DEL GIGLIO

IMG_6035Udienza 17 novembre:  è l’udienza dedicata alle parti civili di natura istituzionale: il Comune del Giglio, la Regione Toscana, la Camera di Commercio e la Provincia di Grosseto; per il ns pool è in aula l’Avv. Alessandra Guarini.

Tutti gli enti hanno presentato un conto molto salato a Costa Crociere per spese di soccorso, sovraccarico burocratico, opere pubbliche ritardate, calo turistico e riduzioni di richieste di attracco di imbarcazioni oltre al danno di immagine.

Il solo Comune del Giglio ha chiesto circa 200 milioni di euro! Il danno, oltre che negli esborsi anticipati, è calcolato per 1.418 residenti per 920 giorni di permanenza del relitto, stimando con perizia un valore variabile tra 96 e 145 euro al giorno. In realtà il Comune non può chiedere il danno biologico per conto degli abitanti (lo farà il giorno dopo la associazione SOS Concordia) “ma – spiega uno dei suoi legali, l’avvocato Maria Chiara Zanconi – abbiamo voluto evidenziare un ordine di grandezza, offrire un parametro alla valutazione equitativa del giudice”.

Da parte nostra, come legali dei passeggeri, crediamo che certamente un disagio per i gigliesi ci sia stato, ma riteniamo che non possa esser minimamente paragonabile al vissuto dei naufraghi, e che il fastidio per la visione da terra della raccapricciante sagoma del relitto Concordia, non abbia confronto con il vero e proprio senso di panico che quella sagoma comporta per molti nostri clienti, lo abbiamo visto in aula, trascinandoli di nuovo nel buio ricordo della tragedia, ogni giorno nella loro mente e per ben più dei 920 giorni di permanenza del relitto a largo dell’isola.

Molti dei testi escussi per l’isola del Giglio, a partire dal Sindaco Ortelli, hanno riferito di aver preso parte in prima persona alle operazioni di soccorso dei naufraghi, ed aver notato che le scialuppe arrivavano alla rinfusa, rischiando collisioni. Insomma, per loro, da buoni isolani e uomini di mare, era chiaro che chi le portava non aveva la benché minima capacità o preparazione alla conduzione di imbarcazioni.

Il sindaco Ortelli ha confermato che quella tragica sera nessuno di Costa Crociere prese contatto con lui, nemmeno per organizzare i soccorsi. O MEGLIO: solo due ufficiali lo avvicinarono per chiedere dove potevano custodire un borsone che a loro dire conteneva il denaro contante presente sulla nave! Il sindaco indicò un luogo dove i due si recarono e poi non li rivide più.

E’ infine stata confermata quindi la presenza di questo famigerato borsone, che evidentemente conteneva un carico ingente di danaro od altro contenuto misterioso, ma di evidente valore ed irrinunciabile; resta la legittima domanda sul perché ci sarebbe stata una valigia piena zeppa di soldi in contanti, posto che, come tutti sanno, sulle navi della Costa Crociere non circola danaro e si usa per tutto quanto la carta “di credito” del passeggero, e chi possa esser stato il losco figuro al vertice della Costa ad aver chiesto a Schettino, invece di preoccuparsi dei passeggeri, di portare a terra il malloppo.

Questa infatti pare esser stata la prima ed unica preoccupazione di Costa Crociere durante il naufragio, recuperare un borsone pieno di soldi!

Si accende poi la polemica con i legali dell’imputato sulla dichiarazione del Presidente della Regione Enrico Rossi, anche lui poi sentito come teste: “Eravamo conosciuti per Galileo Galilei e Leonardo da Vinci, ma adesso tutti ci conoscono per Schettino e le sue oscenità“.

Udienza 18 novembre: in apertura la Procura riferisce di aver di aver ricevuto da Genova comunicazione del ritrovamento dei resti dell’ultima vittima. Il Tribunale dispone conseguentemente per il 1 dicembre il conferimento di incarico peritale per il formale riconoscimento.

Si prosegue con l’ultimo teste per la difesa del Comune del Giglio. Conferma del teste al disagio per i gigliesi, le disdette dei turisti. Son saltate le regate e gli eventi programmati a causa del porto invase dai mezzi dalla Micoperi. Conferma il teste, dipendente comunale, di essersi esaurito per il superlavoro, di non aver fatto ferie e di esseri occupato praticamente a tempo pieno dell’attività portuale trascurando le mansioni istituzionali legate al commercio e alle attività produttive. Lo stesso progetto di ampliamento del porto per l’ormeggio di barche tre i 12 e i 24 metri è stato bloccato.

Poi è il turno della parte civile “SOS Concordia“, una associazione che raccoglie la richiesta di danni per molti abitanti dell’isola. Si inizia con l’unica guida turistica, una signora di origini gigliesi, che conferma non solo il calo turistico ma come quelli che arrivavano non fossero affatto interessati all’isola ma solo al relitto! Confermano i testi, cittadini gigliesi e titolari di attività turistiche, le disdette “causa Concordia” anche per il 2014. Poi é la volta di una geometra. Conferma il cambio di vita sua professionale che personale. La paura dell’inquinamento ha fatto in modo che i gigliesi smettessero di investire sulle loro case. Ha avuto un calo di redditi così forte che, avendo tra l’altro un figlio a carico, ha dovuto chiedere un prestito. Dal punto di vista personale tutti ricordano il trauma di quella visione, la gente ferita, gli anziani indifesi e i bambini che piangevano. I testi hanno poi raccontato dello loro vite sconvolte: un’isola occupata e la loro quiete spezzata! Riferiscono delle scuole occupate dai soccorritori e i disagi anche per i bambini gigliesi, pure privati della loro quotidianità. Le vite dei gigliesi cambiate e capovolte come la Concordia!

A chiudere la prova sul danno due consulenti tecnici, sentiti come meri testi per una errata indicazione nella lista testi. Il primo, l’architetto Rolli, riferisce sul crollo del mercato immobiliare e sul deprezzamento del valore delle case dei gigliesi. Assente la nuova edificazione. Le case hanno perso nell’immediato la metà del loro valore e successivamente il dato immobiliare si é assestato intorno ad una svalutazione del 30%. Il secondo, la dottoressa Petracca, psicologo clinico, docente universitario e ricercatrice. Viene sentita come TESTE su eccezione, ovviamente accolta, del responsabile civile. Riferisce di essersi recata sul Giglio per interesse scientifico o anche in qualità di decente. Ha incontrato alcuni abitanti del gigli, che le hanno chiesto aiuto. Persone turbate. Ne ha incontrate 180! Come ricercatrice della psicologia dell’emergenza, é rimasta un mese per rispondere ad una richiesta di aiuto “drammatica”. Le ha incontrate per strada, proprio come un soccorritore. Almeno inizialmente, poi è entrata nelle loro case. La dottoressa ha affermato come esista una correlazione scientifica fra variazioni territoriali e insorgenza di sintomi. Avendo accolto questa richiesta e aiuto, si é organizzata per tornare al Giglio ogni due mesi. Riferisce di aver visto queste prime persone almeno 12 volte. Dice di aver visto persone con “vissuti di morte”. Il trauma di queste persone è, infatti, paragonabile al lutto. Erano come dei “cadaveri”. Anche le espressioni e i segni della comunicazione non verbale facevano pensare che fossero come morti. Anche nei bambini il vissuto della morte si palesava. Ha visto disperazione, mancata progettualità per il futuro nei giovani e paura della morte negli anziani, mancata percezione della realtà. Ha udito problematicità: sofferenza psichica, alterazione della persona/personalità. Ansie, anzi “ansie sociali”. Essendo una comunità traumatizzata, nessuno poteva aiutare gli altri. Bambini che non volevano andare a scuola per paura di altri eventi traumatici. Bastava un rumore a far sobbalzare le persone, mostrando comportamenti con “picchi paranoidei”. Ha ravvisato vere e proprie patologie mentali, sotto forme di ansia e depressione. Ha ricevuto anche chiamate notturne. Il bisogno di aiuto era “senza confini”.

Alla sofferenza dei naufraghi (e dei loro congiunti) va, dunque, aggiunta quella dei gigliesi per aver avuto il loro microcosmo stravolto e per il senso di impotenza rispetto alla enorme catastrofe vissuta e subita.

A fine udienza l’avvocato di Costa Corciere, Marco De Luca, fa le solite dichiarazioni alla stampa, praticamente viene solo per quello: le stime del Comune sono «fantasiose e non realistiche», e per quanto all’immagine dell’isola e degli abitanti «è invece estremamente positiva»! Viva Costa Crociere!

L’udienza riprenderà il primo dicembre 2014 per il conferimento incarico peritale medico legale l’identificazione dell’ultima vittima rinvenuta, per gli ultimi testi delle parti civili ed esame dei testi/consulenti del responsabile civile.

Il 2 dicembre 2014 si procederà con l’esame dell’imputato Francesco Schettino, prorogabile fino al tre dicembre come già indicato. Il collegio indica prudenzialmente altre date di udienza per l’interrogatorio di Schettino: 11, 12 e 13 dicembre 2014. Sono udienze di riserva e solo eventuali, laddove l’esame non si esaurisse. Le aspettative di tutti su questo esame sono decisamente alte, in un senso o nell’altro, e quindi il Tribunale ha giustamente voluto riservare abbastanza spazio.