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Udienza 11.12.2013: IANNELLI

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L’udienza di lunedì 11 novembre 2013, che sembrava non riservare nessuna emozione, si è invece rivelata ricca di colpi di scena, prontamente colti e riportati dalla stampa nazionale, accentuando, però, solo l’aspetto scenografico del salto del Comandante Schettino sulla scialuppa in occasione del’abbandono della nave, trascurando (salvo l’ottimo servizio del  TG2 20:30 con il sempre attento Francesco Vitale) gli aspetti più interessanti per le parti civili .

Protagonista al banco dei testimoni era Iannelli Stefano che all’epoca dei fatti svolgeva in forza al personale della Costa la mansione di Allievo alla sanità con il compito di controllo sulle acque della nave (piscine, jacuzzi etc.) e quella di tirocinante per il conseguimento della qualifica di III Ufficiale di Coperta a bordo della Concordia.

Per il conseguimento di tale qualifica effettuava quattro ore (dalle 20:00 alle 24:00 ) in plancia di comando in affiancamento all’ufficiale di Guardia. Oggi è ancora in forza alla società Costa Crociere e, quindi, la sua prova, come già altre prima, destava problemi di attendibilità del teste per evidenti ragioni di prudenza e rispetto degli interessi del proprio datore di lavoro.

Le argomentazioni più rilevanti, dopo l’esame dei PM che si sono per la ennesima volta concentrati solo sulla ricostruzione cronologica di quanto avvenuto a bordo della nave in stretta occasione del naufragio e sul momento del “salto” sulla scialuppa da parte di Schettino, sono emerse in aula grazie alle domande poste dalle parti civili ed in particolare dal pool Giustizia per la Concordia, rappresentato in udienza dall’Avv. Alessandra Guarini, che si è conquistata gli onori della cronaca mettendo in estrema difficoltà il teste.

In primo luogo è stato stigmatizzato che nel momento in cui il punto di accostata previsto venne superato (oltre le 0,5 miglia) tutti in plancia di Comando, e non solo il Comandante Schettino, sapevano perfettamente che tipo di manovra stavano per fare ed erano in piena consapevolezza di quello che stava accadendo. Nessuno ha detto nulla o lanciato un allarme. Ciò appare rilevante sotto il profilo della ennesima dimostrazione della estesa notorietà della pratica dell’inchino, anche da parte dell’armatore e delle Capitanerie di Porto, e del metodo di realizzazione del “saluto” al Giglio, non solo mediante un passaggio ravvicinato alla costa, bensì tramite un audace e spavaldo sfioro del porto a tutta velocità.

Manovra che la Costa, attraverso il sistema MARIN TRAFIC satellitare di cui era dotata la nave ed addirittura con web cam accessibili da chiunque via internet, poteva agevolmente seguire (ed impedire). Dobbiamo davvero credere che l’ipertecnologico quartiere generale della Costa Crociere a Genova non si rese conto che una delle sue più prestigiose navi, con oltre 4mila persone a bordo, era di molte miglia fuori rotta e puntava a tutta velocità verso gli scogli del Giglio?! Ovvero è più credibile che la manovra fosse molto ben conosciuta e dunque ritenuta non “sospetta” dagli addetti al monitoraggio delle navi Costa e perfino dalla Capitaneria di Porto?

Inoltre attraverso l’esame del teste di oggi si è potuto evidenziare ancora di più la scarsa professionalità del personale marittimo della Costa, si è infatti avuta conferma che i corsi di formazione del personale fossero compiuti in  modo superficiale e approssimativo, nonché alquanto frettoloso risolvendosi in iniziali corsi, di durata temporale irrisoria rispetto ai ruoli di responsabilità di vertice che poi gli ufficiali di coperta andavano a ricoprire. Dopo la abilitazione degli ufficiali, poi, nessun aggiornamento obbligatorio e criterio di formazione continua era previsto, introdotto solo dopo il naufragio.

Il teste Iannelli si è mostrato poi particolarmente titubante ed imbarazzato riguardo alle vicende successive al naufragio, quando si è trattato di riferire la circostanza (risultante dalle SIT) della convocazione ricevuta da parte di  Costa Crociere  che già in data 31 gennaio 2012 ha provveduto a fargli firmare una quietanza “tombale” di ogni voce di danno subita.

Prima il teste ha negato di conoscere la signora Porcelli poi a seguito di contestazione del Ns. Avv. Guarini non solo ha dovuto ammettere che era stata la Porcelli ad informarlo della necessità di un incontro con il datore di lavoro, ma al termine dell’esame si lascia addirittura sfuggire di un SECONDO incontro con i vertici di Carnival e dell’assicurazione.

Il risarcimento totale incassato da Iannelli (a soli 18 giorni dal naufragio) ammonta a più di 11.000 euro e la quietanza reca la data del 31 gennaio anche se Iannelli dichiara di averla firmata ma di aver ricevuto la somma qualche tempo  dopo…oltre a tali somme il teste risulta inoltre aver incassato ulteriori somme dall’INAIL per quanto riguarda i giorni di lavoro persi.

Insomma, un teste chiave sulla plancia di comando, che, a pochi giorni di tempo dalla catastrofica manovra, viene ascoltato in una sorta di audit interna e segreta della Costa e poi, frettolosamente, liquidato con un risarcimento di 11mila eruo, prima ancora che uscisse fuori la proposta lungamente concordata con le associazioni di consumatori per il risarcimento dei passeggeri.

Coincidenze molto strane nei pagamenti che lasciano comunque una evidenza assolutamente incontestabile: la Compagnia ha risarcito con incredibile velocità e generosità alcuni soggetti, stranamente tutti in qualche modo coinvolti in modo moto diretto ai fatti od ai vertici della Società, ha imposto a tutti gli altri lavoranti in mare (indonesiani, pakistani etc.) di accettare un misero risarcimento in meno di mille euro, mentre per i passeggeri della Concordia sono stati necessari molti mesi di trattative ben pubblicizzate dalle associazioni coinvolte, per arrivare ad una sofferta e modesta proposta di 11mila euro + 3mila, pari a quello che è stato riconosciuto al Sig. Iannelli meno di venti giorni dopo il naufragio!

Udienza del 16.05.2013

20130516-180143.jpgAlla udienza odierna del 16 maggio, il GUP ha disposto lo stralcio della posizione degli imputati che hanno richiesto il patteggiamento, rinviando la decisione alla udienza del 8 luglio 2013 e facendoli allontanare dalla aula

Schettino e i suoi difensori sono rimasti da soli sul banco degli imputati, anche umanamente era suggestivo vedere Quanto fosse impari la presenza di un solo imputato contro tutti in un processo di questa caratura.
Avremmo voluto vedere Costa seduta con i suoi responsabili di vertice, seduta di fianco all’imputato e non tra noi parti civili!
L’avvocato Pepe non ha manifestato una immediata decisione sui riti alternativi, quindi il GUP ha dato la parola a pubblico ministero, parti civili e responsabile civile per le conclusioni.

Il PM Ha inaspettatamente svolto una requisitoria piuttosto concisa, soprattutto rivolta a dimostrare la responsabilità apicali e personale di Schettino, Certamente in modo efficace tanto da sembrare indubitabile il rinvio a giudizio, ma trascurando di spendere qualche giusta parola sulle indubbie responsabilità degli altri, ed in alcuni punti sembrava quasi stesse facendo le difese della costa crociere

Le parti civili si sono tutte prodigate nell’argomentare la responsabilità di Schettino ma anche degli altri, in termini di dolo eventuale, e non solo come colpa cosciente. A mio parere le tesi sono state illustrate tutte in modo molto ampio e convincente, nelle molteplici sfaccettature affrontate dai singoli avvocati e rappresentando ognuno un diverso aspetto Che porta sempre ad uno stesso risultato: alzare il livello delle responsabilità per bloccare i patteggiamenti, consentire che questo giudizio si celebri davanti alla corte di assise, dove potrà essere trattata la responsabilità degli imputati anche in termini di dolo, arginato il rischio di una scelta anche di Schettino di restare su un giudizio abbreviato che parta da reati sottodimensionati e pene più miti. Il tutto a discapito dell’accertamento della verità!

L’avvocato De Luca, per la responsabile civile ha molto brevemente argomentato sulla posizione di Costa Crociere, che sarebbe tuttora pronta a risarcire tutti, in termini che, tuttavia partono da presupposti di quantificazione davvero non condivisibili, ed oltretutto niente affatto formalizzata in modo serio nei confronti di tutti i passeggeri. Utilizzando un termine piuttosto inflazionato, questa pretesa disponibilità della Costa potrebbe ben definirsi una vera “sciocchezza”

La pressione mediatica e le considerazioni svolte dai difensori delle parti civili sembrano aver condotto il comandante schettino ed i suoi difensori ad una scelta che non pregiudichi i diritti delle parti civili e l’accertamento dei fatti e delle responsabilità vere.

Uscendo dalla aula Schettino ha dichiarato ai giornalisti che non farà il giudizio abbreviato.

Domani vedremo!