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Processo Concordia Bis

Avvocato Massimiliano GabrielliLa associazione nazionale ANMIL, da sempre impegnata sul tema della sicurezza sul lavoro e rispetto delle normative antinfortunistiche, ha affidato il mandato difensivo agli Avvocati Massimiliano Gabrielli, Cesare Bulgheroni ed Alessandra Guarini, per essere rappresentata come parte civile nel processo Concordia bis, che si occuperà delle violazione delle norme a tutela dei lavoratori e dei reati ambientali. Alla udienza di apertura, tenutasi il 07.03.2015 davanti al Tribunale monocratico di Grosseto, gli Avvocati della associazione hanno depositato a sorpresa una richiesta di maxi-risarcimento per un milione di euro, motivata dai malfunzionamenti della nave ed il mancato rispetto delle normative di emergenza da parte della compagnia di navigazione, sul modello statunitense di danni punitivi con effetti deterrenti e di prevenzione contro futuri disastri navali, ed hanno ottenuto dal Giudice la chiamata in causa di Costa Crociere SpA come responsabile civile, che quindi sarà nuovamente tenuta al pagamento dei futuri risarcimenti. Le parti processuali giocheranno una partita contro il tempo, sul filo della prescrizione dei reati che, essendo di natura contravvenzionale, in questo giudizio maturerebbe a gennaio 2017; il calendario di udienze, già stabilito con ritmi molto intensi, ha però sin da subito chiarito che è tutta intenzione del Tribunale arrivare a pronunciarsi con una nuova sentenza prima della estate. Il 28 aprile si aprirà a Firenze anche il processo di appello del processo penale principale sul naufragio della Concordia, con il quale il comandante Francesco Schettino è stato già condannato a 16 anni di carcere.

RAI NEWS TGR EDIZIONE DELLE 19.30 del 08/03/2016 – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/basic/PublishingBlock-0f7d1998-654b-4a4d-8455-2d2a1121bfb2-archivio.html

13/01/2016 quattro anni dal naufragio Concordia

Sono passati quattro anni esatti dal tragico naufragio della Costa Concordia al largo dell’isola del Giglio; il relitto della nave, rimasto a lungo adagiato su un fianco come monumento alla assurdità umana, è stato rimosso e quasi completamente smantellato. Non si cancella invece per tutti noi la memoria ed il ricordo per le vittime e l’impegno per coloro che hanno avuto la vita stravolta da quella che doveva essere una crociera felice;  il processo penale, giunto ad una severa condanna nei confronti del Comandante Schettino, pende ora in appello, nel segno della nostra costante ed instancabile ricerca delle concorrenti e ancora più gravi responsabilità dell’armatore.

Un processo storico che ha cambiato già molte regole sulla sicurezza a mare, ma che può ancora dare un significato a questo incidente, affinché non ci sia più una altra Concordia.

COMMENTI ALLA SENTENZA PENALE DI PRIMO GRADO

LA COSTA E SCHETTINO DIVISI A BERLINO (AD AMBURGO, VABBE’ FA LO STESSO) – Arrivati finalmente alla decisione del Tribunale di Grosseto che ha condannato Schettino a 16 anni di reclusione ed un mese di arresto per tutti i capi di imputazione che gli erano contestati – e, dunque, compreso l’abbandono della nave – nonché Costa a risarcire i danni alle parti civili costituite con la concessione intanto di provvisionali da 30.000 a 50.000 Euro per ogni naufrago, qualche riflessione sulla vicenda si impone anche da parte di Giustizia per la Concordia.

 Innanzitutto va certamente sottolineato che questo processo ha visto la grande sconfitta della Procura della Repubblica di Grosseto che nonostante abbia chiesto una condanna pesantissima ed esemplare contro Schettino – definito con spregio l’idiota incapace che non poteva essere perdonato dalla giustizia degli uomini – pari addirittura ad anni 26 di reclusione e mesi 3 di arresto si è vista ridurre la pena irrogatagli a ben 10 anni di reclusione in meno…considerato che la Procura non aveva quale avversario nella difesa dell’imputato certo personaggi di enorme esperienza penalistica – con tutto il rispetto naturalmente – pare di intravvedere nella decisione del Tribunale una presa di distanza dal pacchetto accusatorio secondo cui tutto sarebbe stato da addebitarsi al solo Schettino. Il che pare di significare che ci siano spazi da esplorarsi in ordine all’individuazione delle responsabilità penali di altri nella causazione del naufragio e nella gestione dell’emergenza come peraltro riteniamo da sempre.

 L’altra grande sconfitta del processo è certamente Costa Crociere che nonostante si sia profusa nell’affermare che i naufraghi costituitisi parti civili – e i loro avvocati! – erano degli avidi speculatori che in realtà non avevano subito né comunque avevano provato di avere subito dei danni effettivi si è vista condannare a provvisionali da 3 a 5 volte l’offerta invece omni comprensiva fatta ai passeggeri ed improvvidamente accettata dalla maggioranza di loro con la clamorosa approvazione di qualche associazione di categoria che raggiungeva un accordo con Costa stessa circa il prezzo della propria vita messa in pericolo! Una brutta pagina di lassismo delle associazioni dei consumatori a cui abbiamo rimediato con la nostra professionalità.

Insomma il risultato ottenuto in termini pratici per ognuno dei nostri assistiti è consistito nella clamorosa condanna di Costa a corrispondere importi risarcitori non patrimoniali parziali pari ad almeno tre volte quella che fu l’offerta di Costa Crociere quale cifra omnicomprensiva, oltre alla condanna alle spese legali (per la verità liquidate con mano troppo leggera… ma su questo dovremo tornare).

 Ci piace ricordare che Costa non ha mai fatto offerte diverse da quella iniziale – salvo avere fatto perdere un po’ di tempo con trattative senza costrutto e senza sbocco – e pare di potersi dire con legittima soddisfazione che la compagnia di navigazione con tutta la sua sicumera ha subito una cocente sconfitta processuale e sostanziale poiché veniva da noi richiesto il risarcimento di danni biologici consistenti nello stress post traumatico che, pur certamente essendo ormai una sindrome riconosciuta clinicamente, ancora fino ai primi anni ’80 era solamente un’ipotesi di studio di qualche teorico senza riconoscimento ufficiale. Siamo riusciti ad ottenere il riconoscimento del PTSD in capo ai nostri assistiti sulla base della monumentale consulenza del Dott. De Girolamo ed altri consulenti, e ciò è un successo enorme di cui andiamo fieri.

 Tra l’altro stiamo parlando di una liquidazione parziale dei danni che non potrà che vedere nel prossimo grado di giudizio almeno la conferma – e comunque cercheremo di ottenere ancora di più impugnando il capo sulla provvisionale per far aumentare la liquidazione della cifra provvisionale ottenuta – ma realisticamente mai una riduzione.

Va poi sottolineato che un gruppo di avvocati che veniva da località ed esperienze professionali diversissime sono stati capaci di muoversi tutti insieme ai fini comuni; vanno ricordati gli atti redatti con la collaborazione di tutti: atto di costituzione di parte civile, atto di citazione della responsabile civile, richiesta di sequestro conservativo per 500mln di Euro sui beni della responsabile civile (richiesta di sequestro che ha avuto concrete possibilità di accoglimento) lista testi e consulenti ammontante a circa 40 persone che erano state dimenticate dalla Procura, preparazione dell’esame del nostro consulente tecnico, redazione conclusioni, nota spese e la monumentale memoria difensiva conclusiva ex art. 121 c.p.p. con cui si ripercorreva il dibattimento e si giustificavano le richieste di trasmettere gli atti del processo alla Procura affinchè procedesse contro il presidente del Consiglio di Amministrazione di Costa Crociere e di concedersi il c.d. danno punitivo.

Considerato che la nostra categoria professionale è normalmente considerata la più individualista in assoluto in primo luogo proprio da noi avvocati, si può invece affermare che gli avvocati di Giustizia per la Concordia sono stati capaci di fare l’impresa di coalizzarsi insieme e di avere fatto un fronte comune contro tre nemici ben più grossi di loro: Costa che ovviamente li trattava da molesti speculatori, l’opinione pubblica e i media (oltre tutto manipolati da potentissimi uffici stampa) che avevano il perfetto mostro da sbattere in prima pagina e non avevano bisogno di altro e, paradossalmente, la Procura di Grosseto che dei destini delle vittime del naufragio se n’è purtroppo sempre poco occupata al di là delle poco credibili dichiarazioni post sentenza di qualche PM che invece in aula, in maniera inaudita, proponeva opposizioni stizzite alle nostre domande sulla quantificazione dei danni!!! Insomma questi avvocati partivano assolutamente svantaggiati e, invece, tutti insieme grazie alla propria professionalità sono riusciti ad ottenere una vittoria davvero storica.

 Non solo. Va anche sottolineata la conduzione del processo in aula di alcuni avvocati di Giustizia per la Concordia che hanno veramente fatto la differenza nell’ottica dell’emarginazione dei difensori di parte civile dal cuore della vicenda che voleva vedere ricostruite solo le responsabilità penali di Schettino obliterando qualunque altro possibile tema di indagine a carico degli altri individuabili responsabili del naufragio.

 Grazie alla nostra insistenza e abilità siamo riusciti ad ottenere informazioni riguardo alla (dis)organizzazione di Costa, circa il malfunzionamento dei dispositivi di emergenza, circa le connivenze degli enti che dovrebbero controllare l’efficienza dei dispositivi di sicurezza che hanno palesemente pesato sull’esito del processo e che, in un futuro speriamo non troppo lontano, potranno ancora pesare in ordine alla possibilità di vedere finalmente sul banco degli imputati dei membri dei consigli di amministrazione di Costa e di Carnival.

 Non va dimenticato peraltro che il Tribunale ha certamente adottato una misura a dir poco prudenziale in termini di liquidazioni delle provvisionali con una parificazione delle posizioni dei naufraghi a quella di personaggi come Cemortan e Ursino – ufficiale in plancia che originariamente era nel novero degli ufficiali indagati – che pare davvero ingiustificabile. Anche la liquidazione delle spese legali è stata a dire poco penalizzante, ma anche a questo riguardo ci sarà tempo e modo di correggere la rotta per cui verrà proposto un appello avverso la mancata concessione dell’immediata esecutività delle spese liquidate per chiedere la disapplicazione dell’osceno DM 55/2014, correttivo di quello ancor più osceno dell’anno prima ed attribuibile alla penna dell’ex Ministro Severino, avvocato di banche e assicurazioni.

 Si è parlato di Giudici ragionieri del diritto, una buona definizione per l’operato finale del collegio di Giudici di Grosseto, che non hanno avuto il coraggio di riconoscere i danni punitivi e di far fare un passo avanti nella storia almeno giuridica del nostro Paese: non finirà qui perché si ricorrerà non solo alla Cassazione ma se necessario alla CEDU (Corte Europea Diritti dell’Uomo) dove potremo avere più ascolto che qui, per vedere riconoscere tale categoria di danni alle vittime dei reati plurioffensivi.

 Infine, per connettersi al buffo titolo, non dimentichiamo che grazie a questo processo Carnival ha deciso di spostare ad Amburgo la sede operativa di Costa Crociere osservando, col suo amministratore delegato Michael Thamm, che si vuole girare pagina dopo il naufragio della Concordia con il lassismo imperante a quei tempi…ci attribuiamo il merito di avere indotto un bel po’ di queste considerazioni al Sig. Thamm.

 Cesare G. Bulgheroni, avvocato in Milano


guarini-castelloUNA BATTAGLIA VINTA – La sentenza emessa dal Tribunale di Grosseto nel processo a carico del Comandante Francesco Schettino mi é parsa sin da subito una decisione salomonica! Equilibrata e giusta, non hanno trovato accoglimento le richieste in punto pena della Procura, che voleva per l’imputato una pena “esemplare” a ventisei anni di reclusione, e neppure quelle di Costa Crociere, che chiedeva il diniego di tutte le richieste risarcitorie dei naufraghi, fin da subito etichettati come millantatori e speculatori in cerca solo di denaro.

 Mi piace ricordare a tale riguardo la sgradevole quanto inopportuna battuta di chi, commentando le richieste per i danni subiti dai naufraghi, non ha esitato a definirli “mestieranti del naufragio”, quasi a dire che con un pizzico di fortuna una crociera può trasformarsi in una occasione di ricchezza, quasi una fonte di reddito! Certo, solo se non si muore in servizio mi sento di aggiungere … Una vera meschinità ed una intollerabile mancanza di rispetto per le vittime innocenti di questa folle tragedia!

 Ma chi lo ha pensato e detto ora si dovrà ricredere: questa sentenza ha riconosciuto eccome le sofferenze dei sopravvissuti, sancendo in loro favore il diritto al giusto ristoro. E lo ha fatto lanciando un segnale forte e chiaro a chi voleva disconoscere, se non banalizzare, il disagio delle vittime, disponendo in favore di esse a titolo di acconto somme variabili che vanno dal triplo al quintuplo dell’offerta iniziale di Costa Crociere, gli ormai arcinoti 11.000 a forfait. Somma che per la verità a noi avvocati delle parti civili fin dall’inizio era apparsa subito tutt’altro che congrua e perfino irriguardosa, al limite dell’offesa nei confronti di chi da sopravvissuto dovrà vivere per sempre prigioniero di un ricordo doloroso e invalidante!

 Voglio aggiungere che questa sentenza costituisce un fecondo precedente giurisprudenziale poiché riconosce il disturbo post traumatico da stress come danno biologico, merito che noi avvocati delle parti civili sentiamo anche nostro in quanto frutto dell’impegno profuso in aula a dimostrare il danno psichico e le conseguenze devastanti di questa esperienza sulle vite dei nostri assistiti.

Il Tribunale ha ascoltato i loro pianti e le loro grida e ne ha fatto il cuore della decisione emessa!

 Questa sentenza ci dice molte cose. Ci ricorda che il popolo forcaiolo non va accontentato perché una pena rieduca, come scritto nella nostra Costituzione, solo se giusta! Dimostra che Schettino non doveva pagare per tutti ed io leggo in questa decisione, solo apparentemente mite, l’intento di lasciare spazi vuoti da riempire con nuove indagini!

 Questa sentenza ha un solo demerito: il mancato riconoscimento dei danni punitivi, cioè il diritto del danneggiato ad un risarcimento ulteriore rispetto a quello necessario per compensare il danno subito quando é provata la condotta particolarmente grave del danneggiante, tema su cui io ed altri avvocati ci siamo davvero battuti con tutte le armi dell’arsenale giuridico a nostra disposizione.

 Ecco io avrei voluto una condanna questa volta sì “esemplare” ma nei confronti di Costa Crociere per non aver impedito la “tradizione degli inchini”, per l’impreparazione dell’equipaggio (prevalentemente straniero, sottopagato e con certificazioni rilasciate dai paesi di provenienza) e per il mal funzionamento della nave nella fase dell’emergenza, tutti aspetti che denotano la prevalenza delle politiche di risparmio e business su quelle della sicurezza dei passeggeri.

 Ci siamo battuti come Davide contro Golia, visti gli interessi in campo e le non troppo sotterranee interferenze esterne. Ricordo che grazie ad una intercettazione telefonica, che io stessa ho fatto ascoltare in aula durante il processo, abbiamo tutti udito e quindi appreso di una minaccia – neppure velata – ad un giornalista “poco allineato” con i poteri (e con chi voleva che la stampa dipingesse Schettino come il colpevole perfetto da sacrificare sull’altare della giustizia), fatto questo di una gravità assoluta, perché quando la libertà di stampa viene meno l’attacco alla democrazie é in atto.

 Anche a noi “Mancò la fortuna non il valore”, come leggono i visitatori di El Alamein che vanno a rendere omaggio ai nostri militari caduti in battaglia durante la seconda guerra mondiale.

 Sarà il mio impegno nei prossimi gradi di giudizio per completare il mio mandato difensivo a favore della mia assistita, Chiara Castello, una donna straordinaria ed una giovane madre che conferendomi l’incarico mi ha chiesto giustizia e verità!

Avv. Alessandra Guarini


gabrielli - schettino

LA LIVELLA – Il processo sulla Concordia, Schettino ed il naufragio del secolo rappresentano a 360° il nostro paese: l’italiano intrallazzone ed istrionico, sciupafemmine e scaricabarile, maestro insuperabile nell’arte di arrangiarsi con successo e di godersela infischiandosene delle regole, l’Italia capace di produrre l’eccellenza nel lusso e le catastrofi più imbarazzanti del mondo, i Procuratori inquirenti che, colti da delirio di onnipotenza, mostrano i muscoli e si muovono secondo logiche tutte loro, mai trasparenti e solo in parte comprensibili, l’infinito esercito di avvocati, e ce ne fossero mai due che dicono la stessa cosa, i passeggeri, le vittime incolpevoli delle ingiustizie, trasformate subito in numeri, poco dopo accusati di volerci guadagnare sopra, per finire dimenticati da tutti ma soprattutto da chi vittime li ha resi, e cioè da quelle multinazionali strapotenti, che straguadagnano indorando la pillola crocieristica e sfilando milioni di euro pian piano dalle tasche delle persone normali, i mega-manager e quelli che sono sul loro libro paga, quelli che cercano di cambiare le regole del gioco quando la mano tocca a loro, scoprendo così un sistema sommerso, di favoritismi e faccendieri, che le regole a parte gliele scriveva già da anni, le telecamere delle televisioni infilarsi ovunque ed i giornalisti, tantissimi, ma solo in minima parte (e per fortuna ce ne sono!) indipendenti da chi paga la pubblicità, i tanti dipendenti che mandano avanti la macchina, lavorando senza orario e all’ombra del Tribunale, del teatro e dietro le videocamere, gli spettatori curiosi ed interessati più alle attricette rampanti che ai fatti, il popolo, che ama punire l’ex potente non per le sue responsabilità ma perché ora gli sta antipatico, quella gente comune che in crociera pagava per farsi la fotografia col Comandante in divisa bianca, e durante la lettura della sentenza, in diretta TV a reti unificate, aguzzava gli occhi per vedere il patibolo aprirsi sotto i piedi di Schettino, e infine i magistrati, quelli che decidono della vita delle persone, che nelle aspettative dovrebbero essere mezzi Dei e mezzi Giudici, custodi della Giustizia assoluta, ma che in realtà si dimostrano per quello che sono, metà politici e metà ragionieri del diritto.

Tutto un mondo, quindi, che gira a modo suo, implacabile ed affascinante, colorito e pieno di partiti, fazioni e categorie contrapposte ma che, incredibilmente, come non succede da nessuna altra parte del globo, arrivando a destinazione, non ha sconfitti ma tutti parzialmente soddisfatti, almeno a stare dalle dichiarazioni del giorno dopo-elezioni ed i commenti dei protagonisti.

Ed allora facciamo due conti, perché se è vero che in un processo penale non ci sono vinti né vincitori, è giusto commentare le aspettative delle parti, e, a ben guardare, qui chi ne esce a testa alta sono certamente le parti civili:

  • Schettino è stato ritenuto responsabile per tutti i reati contestati, compreso l’infamante reato di abbandono nave: la condanna è pesante, 16 anni, e non sono pochi se si parla di reati colposi. Con scelte difensive diverse si sarebbe risparmiato almeno 1/3 di quella pena
  • la Procura di Grosseto ha concesso patteggiamenti con pene da abuso edilizio a tutti i coimputati di Schettino (gli ufficiali di coperta ed il capo della unità di crisi della Costa Crociere -quello che disse non mi parlare alla radio che i rimorchiatori ci mangiano la nave, per capirci), però ha chiesto 26 anni e arresto immediato per il solo Schettino, praticamente l’ergastolo –> ne esce con quasi la metà, l’unico e solo responsabile non è quindi il Comandante, mi pare in linea con quello che chiedevamo.
  • Costa Crociere ha concluso la sua discussione chiedendo di liquidarci zero virgola zero, visto che il danno psicologico non è dimostrabile e secondo loro non era provato, mentre abbiamo ottenuto il triplo e fino al quintuplo della offerta iniziale (11mila euro), con buona pace di Trefiletti, Adiconsum e tutte quelle associazioni di consumatori che si sono affrettate alla corte di Costa Crociere svendendo i passeggeri con quel vergognoso accordo.
  • gli speculatori non siamo noi quindi, non i passeggeri e nemmeno i loro avvocati.
  • Mediaticamente, è un dato di fatto, li abbiamo distrutti, ora tutti sanno che Schettino non è l’unico da biasimare, che per ottenere le certificazioni di queste città galleggianti si facevano prove finte a mare con la copertura di Rina e Fincantieri, che le mega-crociere non sono sicure perché l’equipaggio è sottopagato, inadeguato e sfruttato, che sostanzialmente su queste navi a turno e rotazione non funziona niente se non il registratore di cassa… quello gira sempre… basti ricordare che navi da 500 mln di euro in alcuni casi tornavano in porto con il tom tom pur di non fare manutenzione…
  • al di là dei proclami abbiamo sempre sostenuto di voler dare un senso a questo processo, cambiare le cose e rendere più sicura l’industria delle crociere, denunciando i rapporti promiscui con Rina, la gestione omertosa delle emergenze, la impreparazione del personale… molte normative sono state implementate e la sede storica di Costa a Genova è saltata per questo, ci avevano sottovalutato e gli è costata cara, non ci hanno voluto pagare e ora dovranno imparare il tedesco e lavorare ad Amburgo.. problemi loro, fine di un’era… risultato ottenuto!
  • Gli enti (Comune del Giglio, associazioni varie e ministeri) ne escono con le ossa rotte, le liquidazioni sono modestissime rispetto alle loro richieste multi-milionarie.
  • Noi abbiamo chiesto 100-200-300 mila euro per il PTSD, oltre al danno punitivo, venendo accusati di guardare troppi telefilm americani (ho risposto in aula alla accusa, confermando di vedere Carramba che sorpresa, Masterchef, Peppa Pig ed il gatto Doraemon, ma nessun telefilm americano…); ho ottenuto per i miei clienti un acconto provvisionale di 50mila euro ed un riconoscimento minimo, ma il principio è stabilito, il dado è tratto, Peppa Pig ha funzionato!

Non posso quindi che ritenermi soddisfatto, non certo entusiasta, la sentenza non è stata coraggiosa come speravamo ma c’era da aspettarselo, le richieste erano altissime e gli obiettivi raggiungibili e possibili, ma i timori erano fondatamente funesti, c’era tutto lo spazio per fare qualcosa di straordinario in un processo straordinario, ma anche il concreto rischio di una beffarda condanna generica poiché, diciamocelo chiaramente, trattandosi di una forma di stress psicologico mancava per i nostri clienti la possibilità di un riconoscimento diagnostico oggettivo e perizie non ce ne sono state. Il danno c’è, lo abbiamo visto negli occhi lucidi dei nostri clienti a distanza di due anni quando sono venuti a raccontare la loro esperienza di quella notte, ma dimostrarlo con certificati medici e convincere il Tribunale è un’altra cosa.

I Giudici del collegio di Grosseto, come dicevo, hanno dimostrato di essere molto più “politici” che coraggiosi, si sono rifugiati in zona franca, nella terra di mezzo con la livella, una condanna intermedia a Schettino e una provvisionale che non ci soddisfa ma non ci lascia a bocca asciutta, come pure era possibile.

Per farci contenti e fare miglior servizio alle toghe che indossano avrebbero potuto dare un semplice segnale, non usare la livella e PERSONALIZZARE il danno in base alle consulenze medico-legali, oppure liquidare 50mila euro a tutti e dare condanna generica alla parte civile Costa Crociere (come fatto) ma anche alla Cemortan, ad Ursino e qualche altro… insomma, hanno dimostrato che mentre i nostri clienti facevano la fila per venire sul palco a raccontare loro le proprie ansie, sofferenze e piangere nel ricordo della notte buia del naufragio, probabilmente neanche ascoltavano e, lavorando sui pc, scrivevano sentenze su qualche sinistro stradale o facevano decreti ingiuntivi… poco più che ragionieri del diritto appunto.

La pagina più buia e grave di questa sentenza ritengo sia la liquidazione di una provvisionale di soli euro 60mila per la morte di Gabriele Maria Grube, 53 anni, di Berlino, annegata a bordo della Concordia e, non avendo eredi, costituita parte civile attraverso il curatore della eredità giacente; è vero, esiste un problema di natura giuridica, poiché l’annegamento è considerata morte istantanea e quindi il diritto ad essere risarciti per la sofferenza e la consapevolezza di essere sul punto di trapassare non entra a far parte del patrimonio del de cuius, e in questo caso viene meno anche il diritto al risarcimento per la perdita del congiunto, mancando dei familiari, ma questa liquidazione attribuisce un valore inaccettabile, solo 60mila euro, alla vita di una persona. Non ci fermeremo qui e riusciremo ad ottenere in appello, ovvero in sede civile, un riconoscimento più adeguato, equo e dignitoso. Ne siamo sicuri perché, anche su questo argomento, i Giudici hanno semplicemente fatto la cosa più semplice, non hanno voluto prendersi la responsabilità di smuovere le acque. Una sentenza cosi visibile come questa può stabilire un principio applicato poi a livello nazionale da tutti per i casi singoli, può scardinare un sistema e spostare interessi molto importanti, primi fra tutti quelli delle assicurazioni.

Una vile livella anche sulle spese legali, chi ha fatto come me circa 60 udienze da 8/9 ore consecutive e trasferte da tre giorni, mediamente due volte al mese, avrebbe giustamente voluto molto di più. Ma il DM 55/2014 è quello che è… una vergogna punitiva (quella si!) per chi lavora di più e meglio…. Il significato che ci leggo è che siamo stati degli ospiti indesiderati, anche per il Tribunale, come a dirci: se non venivate era uguale. Purtroppo per loro, invece, noi lavoriamo così, e la differenza l’abbiamo fatta eccome, in aula e fuori dell’aula, al di là ed oltre la liquidazione delle parcelle. Ovvio che il Tribunale non si è voluto esporre alla accusa di uno spudorato favoritismo verso gli avvocati sempre presenti e che, onestamente, credo sarebbe stata oltretutto legittima da parte di chi non era venuto a Grosseto ma era sostituito ex 102 cpp, e quindi aveva tutto il diritto di fare nota spese completa ed ottenere la liquidazione al pari di altri… per non creare un precedente e non essere massacrati dagli altri avvocati meno presenti (o addirittura mai presenti, i più.., se non alla prima udienza per il deposito della costituzione di parte civile e alla ultima udienza per richiamarsi alla mezza paginetta di conclusioni) hanno applicato alla lettera i parametri per fase. Punto.

Insomma, la sentenza è certamente la conferma sulle gravissime ma non esclusive colpe del Comandante, ed un riconoscimento di principio del diritto dei passeggeri ad essere risarciti più adeguatamente dalla Compagnia, non è l’arrivo ma al contrario il punto da cui partire per arrivare a liquidazioni PERSONALIZZATE più alte e dignitose, che sia in sede di appello od in sede civile non importa. L’importante è arrivarci. Ad maiora semper.

Avv. Massimiliano Gabrielli

RICHIESTA DEL PM e DISCUSSIONE PARTI CIVILI: udienze 26, 27, 28, 29 e 30 Gennaio 2015

poolQuesta intensa settimana di udienza, che segue a la della requisitoria del PM, si è aperta con la richiesta di condanna dell’imputato, da parte della Procura, alla pena di anni 26 di detenzione di mesi 3 di arresto oltre alle sanzioni accessorie e la richiesta della misura della immediata custodia cautelare in carcere, senza attendere che la sentenza divenga definitiva.

Una richiesta in linea con i capi di imputazione e con le gravi responsabilità di Francesco Schettino, ma certo, trattandosi di reati pur sempre di natura colposa, si arriva attraverso il cumulo materiale dei vari reati e la prevalenza di tutte le aggravanti, ad una richiesta di condanna pesantissima. Siamo sicuri che il Tribunale darà all’imputato la pena che merita, non spetta a noi parti civili dare valutazioni sulla misura della pena detentiva di un uomo ad oltre un quarto di secolo di carcere, come non ci è stato consentito di intervenire sulle pene – oggi ancora più risibili – accordate in fase di patteggiamento a tutti gli altri coimputati.

Da lunedì dopo la pausa hanno preso la parola le parti civili e per il nostro legal team ad aprire la via con un intervento a gamba tesa é stato Sergio Bellotti, seguito dal Collega Stefano Minasi. Hanno entrambi posto con forza e vigore il tema collaterale ma strategico della responsabilità di Costa Crociere, che del vincolo inscindibile e diabolico che li lega, tornando ad affermare che il patteggiamento ex D.Lgsl 231/2001 che prevede la responsabilità amministrativa delle società derivanti dai reati commessi dai loro dipendenti, confermando che  in questo processo la Società ed i suoi vertici ben avrebbero potuto sedere affianco a Schettino sul banco degli imputati. Ottimo l’approfondimento del diritto ai danni punitivi, e soprattutto sulla natura dei danni alla persona, patrimoniali e non patrimoniali, esistenziali e da vacanza rovinata, tema poi ripreso ed ampliato da molti altri colleghi civilisti.

Toccante l’intervento del palermitano Avv. Salvatore Vitrano, che ha mostrato al Collegio e a tutti il “volto umano di questo processo”, rimettendo al centro del dibattito le vittime e le loro sofferenze.

Preciso e chirurgico l’intervento del Collega barese Domenico Chirulli che ha ricordato con passione il dramma dei suoi assistiti, il loro diritto ad un risarcimento equo e l’impegno profuso dai difensori, attraversando più volte l’Italia per seguire il Processo.

L’avv. Gallenca ha invece costruito il suo intervenuto sulla necessaria riqualificazione del capo di imputazione per omicidio in termini di dolo diretto, citando la sentenza della Cassazione sulla vicenda Thyssen e ricordando come questo processo non può esser affrontato come “un maxi tamponamento sull’autostrada del sole”.

Per quattro giorni le parti civili si sono battute con passione in una progressione che ha visto impegnati tutti noi.

L’avvocato Cesare Bulgheroni con una memorabile discussione ha perfettamente ricostruito, anche con le immagini della nave prima e dopo l’impatto, il clima festoso dei passeggeri a cena in contrapposizione a quello kafkiano e surreale della plancia di comando: il comandante che arriva accompagnato da una simpatica ballerina e che con grande esuberanza assume il comando dopo aver chiamato “quel grandissimo commodoro” di Palombo, sincerandosi così è solo così dei fondali per eseguire la scellerata manovra dell’inchino. Addirittura richiamando Rusli Bin “che se tanto mi dà tanto stava pulendo i finestroni con il vetril” per affidargli il timone a mano della Concordia e fare letteralmente al buio “l’accostatona” al Giglio.  Un clima di surreale ilarità, una plancia popolata di personaggi che potrebbero essere quelli di un circo.

E poi la tragedia, il dramma e le morti. I passeggeri che si trasformano in naufraghi a terra sul Giglio. Con un responsabile morale: il Commodoro Palombo, l’unico a conoscere le intenzioni di Schettino quella sera ed al quale – anche – viene dedicata l’esecuzione del passaggio. Morti non impedite dalle misure di sicurezza di una nave che non era assolutamente efficiente e che anzi presentava gravissime avarie.

E dopo Bulgheroni il testimone è passato all’Avvocato Massimiliano Gabrielli, che in una progressione straordinaria partendo proprio dalla responsabilità di Schettino  per le menzogne, causa principale delle morti, individua il ruolo di Costa Crociere nell’aver messo al comando della nave un uomo che sapeva avere quella tendenza alla menzogna, lo diceva espressamente il suo ex comandante Palombo, ed affonda sul danno punitivo, spingendo sulla diversa accezione del danno da responsabilità aggravata dalla condotta, sommergendo il collegio di tesi dottrinali e spunti giurisprudenziali a sostegno di una possibile applicazione del tutto credibile ed opportuna ma che, durante il processo, veniva arginata come fosse quasi una oscenità e che aveva fatto venire “pruriti a molti”.

Dopo aver dissertato abilmente sul danno punitivo l’avvocato Gabrielli ha ricordato come le politiche di risparmio di Costa Crociere, provate dall’assunzione di personale poco qualificato e di ufficiali “fatti in casa” giovani e impreparati, ha di fatto abbassato il livello della prevenzione e della sicurezza, e quindi fatto aumentare il rischio per l’incolumità dei passeggeri, guadagnandoci sopra; per questo merita una punizione esemplare, una “mazzata economica” perché una cosa del genere non gli convenga più. “Questo é l’unico linguaggio che questa gente conosce” ha concluso il collega, in questo modo provocando la reazione del legale della responsabile civile, che ha abbandonato l’aula per protesta, con il seguito di tutto il suo docile codazzo! Una mancanza di rispetto che il Collegio non ha gradito.

Hanno poi preso la parola Antonella Carbone e Annamaria Romeo, a cesellare sul danno da Disturbo Post traumatico da stress, provato  dal lavoro fatto in aula dal lavoro dei consulenti, ed in particolare dal Prof. De Girolamo. E poi una infinità di altre prospettive offerte da altri colleghi, Giuseppe Quartararo per Inail, Fabio Targa per i suoi clienti, Michelina Suriano che ha sempre partecipato praticamente a tutte le udienze. Lunghi, complessi e articolati gli interventi delle parti civili di natura istituzionale: l’Avv. Pinna per la avvocatura dello Stato, i difensori del wwf, degli altri enti, ed in particolare dell’isola del Giglio: altissime le cifre chieste a titolo di risarcimento, 200 milioni di euro per il comune dell’Isola.

world_03_0_temp-1380013117-5241543d-620x348[1]Dopo di loro l’intervento dell’avvocato Alessandra Guarini, che ha esordito citando Sciascia: “Schettino inchiodato su queste carte come un Cristo“. Per poi proseguire con una ricostruzione dei fatti in chiave retrospettiva o forse introspettiva. Schettino voleva dimostrare la sua bravura ai suoi ospiti ma soprattutto al Commodoro Palombo, il suo maestro, l’uomo di cui non era mai riuscito a soddisfare le aspettative. L’uomo che infatti aveva affidato il precedente passaggio al Giglio al “puntiglioso Garbarino” per la festa di Ferragosto del 2011. Innescando una gara tra comandanti agli occhi del Commodoro. Duro l’affondo su Palombo e Foschi, due testimoni chiave di questo processo. Non meno dura l’analisi di alcune testimonianze rese da dipendenti e ufficiali di costa, fondata sulla profonda conoscenza delle carte processuali della nostra esperta collega. Un filo logico ineccepibile: affondando le mani in quelle carte processuali, ne escono piene di gocce di ambrosia, gli elementi di responsabilità della compagnia e dei loro vertici aziendali.  Ed infine, la richiesta di una condanna non generica ma con contestuale liquidazione  di tutti i danni, anche in chiave punitiva, l’unico modo per fare giustizia,  con trasmissione degli atti per il reato di cui all’art. 451 c.p. a carico di Pierluigi Foschi e per il reato di falsa testimonianza a carico di Paolo Parodi.

L’ultimo a scendere in campo della nostra cordata é stato Edoardo Mensitieri, chiudendo i nostri interventi con una precisa e dotta analisi della condotta dell’imputato in relazione alla componente punitiva del danno.

Nessuno di noi ha tralasciato di dare ampio spazio negli interventi alle storie degli assistiti, protagonisti ed eroi-vittime di questa vicenda.

A seguire l’intervento di Codacons, rappresentata in aula da Giuliano Leuzzi che non esista a mettere sotto giudizio severamente ed in forma diretta la Procura di Grosseto, rea di non aver voluto vedere ciò che invece era evidente, con un lavoro investigativo polarizzato su Schettino a tutto vantaggio di Costa Crociere. L’Avv Leuzzi ripercorre posizioni del Codacons per le quali ci siamo trovati in aperto e fortissimo contrasto durante alcune fasi del processo, punta tutto sull’incidenza causale dell’errore del timoniere, ribadisce la assurdità delle posizioni assunte dal tribunale riguardo al rilascio delle copie, per le quali aveva richiesto in passato anche di dichiarare la nullità dell’intero processo, e poi si riallinea alle nostre posizioni quando tratta del malfunzionamento del DGE e degli ascensori come concausa sul numero delle vittime. Infine chiude in maniera roboante: Costa Crociere ha alterato i dati sui test periodi sul DGE ma ancora una volta la Procura ha voltato la faccia in modo troppo eclatante dall’altra parte, chiedendo l’archiviazione del procedimento con motivazioni “da teatro dell’assurdo”, ed iscrivendo d’ufficio per calunnia il denunciante!

In chiusura parla il legale della responsabile civile Costa Crociere, a cui si dedica la intera udienza del venerdì, e che ha senza mezzi termini definito non condivisibile ed anzi incomprensibile il lavoro delle parti civili per dimostrare le responsabilità di terzi, a tutto vantaggio dell’imputato!

Gli sforzi maggiori sono però riservati alla contestazione dei danni chiesti dal ministero dell’ambiente, della Regione Toscana e del Giglio. Il legale di Costa dedica ampio spazio anche alle richieste risarcitorie anche di un’altra parte civile: SOS Concordia. Una associazione di 180 persone.

Poi passa alle altre parti civili.

Ricorda le cifre già versate per l’equipaggio, comprese le vittime, e per i naufraghi, 66 milioni di euro solo per questi ultimi. I deceduti, risarciti 24 su 26, con complessivi 24 milioni di euro. Provata la volontà risarcitoria! Molte parti civili risarcite durante il processo. Del resto ampia e costosa é stata la copertura assicurativa. I casi aperti riguardano il contrasto sul quantum. Un’offerta iniziale é stata fatta ma ritenuta oltraggiosa per i naufraghi. Spiega quindi come é stata quantificata e richiama le stesse indicazioni delle associazioni di consumatori, tra queste la stessa Codacons! É stato fatto un accordo con tutte le più importanti associazioni di consumatori, riunite  ad un tavolo del 27.1.12. Questo a dimostrazione della congruità della formulazione dell’offerta. I mancati accordi sono, quindi, frutto dalla difficoltà di accertamento dei danni lamentati perché legati a lesioni solo psichiche o psicologiche. Sintomatologie vaghe e documentazione medica insufficiente. Passa quindi a fornire criteri al tribunale per la liquidazione del danno: il ricorso subito ad una struttura pubblica, la continuità del supporto psicologico, un percorso farmacologico, una attestazione circa la perdita della capacità lavorativa e informazioni anamnestiche. Il giudizio finale non può che essere lasciata ad una parte terza. Insomma, il contributo offerto dalle parti é utile ma non sufficiente; si professa diligente nel processo e pronta a pagare, ma suggerendo sottovoce poi al Tribunale che non ritiene che questi pagamenti debbano uscire dal processo penale. La complessità della quantificazione va rimessa dunque al giudice civile, con nuove perizie.

Dalle difficoltà di accertamento delle patologie consegue l’impossibilità di riconoscere provvisionali.

Afferma poi che i beni e gioielli non sono andati perduti se contenuti nelle casseforti, ma anche su questa tesi difensiva di Costa Crociere, dopo essere stati per due anni sott’acqua, abbiamo delle ovvie perplessità.

A quel punto apre alle osservazioni specifiche e mirate ad alcune posizioni. Ed alle offese a scena aperta agli avvocati delle vittime.

Critica nello specifico alcune delle richieste risarcitorie perché, ridicolizzandole, sarebbero del tutto prive di fondamento. Il danno punitivo è roba da telefilm americani chiesto da chi, a suo dire, non dovrebbe nemmeno prendere la parola in aula, e anche il solo sollecitarlo in Italia è chiedere qualcosa “contra legem“. I biasimi più astiosi non sono alle pretese, ma agli avvocati.

Dopo una discussione tutto sommato corretta e in linea ad una posizione giuridica sostenibile, l’avvocato De Luca apre lo scolo delle acque nere, delle offese personali e professionali verso gli avvocati che, evidentemente, non sono stati addomesticati dallo strapotere mediatico ed economico della multinazionale e si sono rivelati troppo fastidiosi nel dare il massimo, nel cercare l’affermazione della verità e della giustizia oltre la lettura di una norma del codice, e che non si sono limitati, anche in sede di discussione, al deposito di conclusioni scritte da una paginetta, richiamandosi velocemente alle stesse come pure hanno fatto in tanti e tanti altri avvocati dei passeggeri.

Un clamoroso scivolone di stile, già dimostrato in tante dichiarazioni fatte ai giornali negli ultimi tre anni ma che mai si era avuto l’ardire di pronunciare in aula ed ai microfoni del Tribunale, e anticipato dalla pubblica gaffe, ripresa severamente dal presidente Puliatti, per l’uscita scenografica dall’aula mercoledì durante la discussione delle parti civili.

L’avvocato di Costa Crociere, auto ergendosi a professore del diritto stantio ed ammuffito, eroga insufficienze a tutti e, per finire, mette la nota sul registro per cattiva condotta agli scolaretti indisciplinati. Minaccia infatti espressamente di iniziative legali contro gli avvocati Gabrielli, Guarini e Mensitieri per le loro affermazioni sulla responsabilità di Costa.

D’altronde si sa che chi ha paura e non ha argomenti, insulta.

Alla prossima sessione la discussione dei difensori di Schettino, assenti dall’aula durante le ns discussioni, evidentemente interessati più alle comparsate televisive su Porta a Porta che al nostro volto del processo, rappresentati in udienza solo da una giovane collega d’ufficio.

VIDEO DELLE DISCUSSIONI DEGLI AVVOCATI DI PARTE CIVILE NEL PROCESSO COSTA CONCORDIA – FRANCESCO SCHETTINO

Avvocato Cesare Bulgheroni

Avvocato Massimiliano Gabrielli

Avvocato Alessandra Guarini

 

Udienze 11, 12 e 13 dicembre 2014 + Ud. 21.01.2015 – esame imputato e testi

IMG_6637Una delle ultime fatiche processuali in programma prima della discussione finale si è celebrata alle udienze 11, 12 e 13 dicembre 2014, dopo aver ascoltato – e studiato attentamente – l’esame imputato da parte del Pubblico Ministero alla precedente tornata, il microfono passa agli avvocati delle parti civili, agli stessi difensori di Schettino, per poi fare un ulteriore “giro” di domande con il riesame.

Come abbiamo già sostenuto, la lunghissima serie di domande effettuate dal PM Dottor Leopizzi, seguendo passo per passo il filo logico e temporale della timeline e la impostazione Schettinocentrica voluta dalla pubblica accusa, ha lasciato inesplorata una vastissima zona “grigia”, costituita da tutte quelle circostanze di contorno, non legate direttamente all’evento, ma che hanno indubbiamente contribuito alla realizzazione della tragedia: malfunzionamenti della nave, impreparazione dell’equipaggio ed inesperienza degli ufficiali di coperta, precedenti inchini e pratiche aziendali di gestione omertosa delle emergenze, manutenzione fittizia di alcuni apparati come il d.g.e., direttive di Ferrarini dalla unità di crisi e condivisione con i vertici aziendali di costa e Carnival su quanto stava accadendo prima di ordinare l’emergenza generale, etc. etc.. Insomma, una mala “cultura” aziendale che ha preparato il terreno per consentire il realizzarsi della catastrofe. Tutti elementi sui quali noi legali delle parti civili ci siamo invece spesi molto, in due anni di udienze e nuovamente nella fase iniziale del nostro esame al Comandante, esplorando in questo senso la sua volontà di voler “collaborare” e dire apertamente le cose – prima di irrigidirlo nell’affrontare argomenti diretti al suo ruolo ed affondare il coltello nelle piaghe delle sue ulteriori ed innegabili responsabilità, seguendo un metodo diverso rispetto alla Procura, ovverosia proponendo domande secondo argomenti piuttosto che seguire la sequenza temporale dei fatti, e ripartendo il turno di domande tra noi avvocati, raggiungendo ancora una volta un encomiabile – e fuori del comune – accordo nell’ordine, con la collaborazione di tutti gli avvocati in aula che hanno pazientemente atteso il turno e ridotto l’ambito delle proprie domande a tematiche a quelle non toccate già da altri colleghi. Come detto, quindi, una scelta ragionata di impostazione sull’esame delle parti civili, passando da una prima e corposa “ondata” di domande (avv. Bulgheroni + Avv. Gabrielli) in cui abbiamo cercato sopratutto riscontri nella corresponsabilità dell’armatore (nella necessità, al fine di sostenere la pretesa di un danno punitivo – o danno aggravato dalla condotta, di allargare il tema delle responsabilità) il che, soprattutto da un punto di vista penalistico, non vuol dire affatto voler diminuire quelle di Schettino, e tantomeno di sostituirci ai difensori dell’imputato (come improvvidamente commentato in aula da alcuno). Alla fine abbiamo ottenuto riscontri significativi sugli elementi che intendevamo approfondire riguardo alla gestione, manutenzione, procedure di funzionamento e di emergenza sulla nave.

Con la seconda tornata di avvocati, invece, si è chiarito in modo inequivocabile che le parti civili non fanno sconti a nessuno, primo fra tutti all’imputato, il quale, in qualità di Comandante, aveva ed ha delle responsabilità oggettive, ma, soprattutto, poiché è ormai acclarato che Schettino portò consapevolmente la nave oltre il punto di accostata programmato, che assunse i comandi in modo approssimativo, che rallento i tempi di emergenza generale cercando di risparmiare sul costo dei rimorchiatori, che minimizzò l’evento con la guardia costiera e che, preso dai sensi di colpa, ebbe un vero e proprio blocco psicologico che non gli consentì letteralmente di pronunciare la parola “abbandonare” la nave o la plancia, nemmeno con i suoi ufficiali e le autorità marittime. Gli avvocati Targa, Suriano e Guarini, queste ultime anche nella ulteriore fase del riesame, hanno puntato l’indice della colpa del naufragio, prioritaria e principale, sull’imputato Schettino, facendo emergere alcune delle incongruità nella sua versione, portandolo spesso ad innervosirsi ed avere reazioni anche molto scomposte, ma certamente dimostrando il suo ruolo non solo formalmente apicale, ma anche concretamente effettivo al comando della nave quella notte, inchiodandolo quindi alle sue responsabilità.

Il processo della Costa Concordia, questo ormai è chiaro, ha fatto emergere dei veri e propri buchi neri nella procedura di gestione delle emergenze su queste tipologie di giganti del mare da crociera: aldilà della normativa e delle procedure previste, è un dato di fatto che, su queste navi, neanche in condizioni ottimali, fermi all’ancora in porto, è possibile sbarcare 4.000 passeggeri in modo efficiente ed ordinato in mezz’ora, come anche appare un dato concretamente verificato che sulle navi classe concordia vi siano problemi fisiologici e di progettazione che rischiano di compromettere gravemente la macchina dell’emergenza, esattamente come è avvenuto a bordo della Costa Concordia. Questo, in aggiunta ad un equipaggio che praticamente non conosceva la lingua ufficiale di bordo, l’italiano, e solo in minima parte parlava l’inglese (Schettino conferma che lo più si facevano capire A GESTI – ma anche che CIASCUN singolo membro di equipaggio deve svolgere – o meglio dovrebbe – un ruolo di supporto ai passeggeri durante le fasi di sbarco nel ruolo d’appello).

Chiusa la fase dell’esame imputato e dopo il breve stop di fine anno, il primo appuntamento sul calendario di udienza 2015 accusa un breve slittamento a causa di un problema di salute ad uno dei giudici che compone il Collegio. Nulla di grave, per fortuna, tanto che l’udienza slitta di una sola settimana.

A chiudere le attività istruttorie del processo Concordia, all’udienza del 21.01.2015 vengono quindi sentiti i testi a difesa proposti dall’imputato: 4 soli testi di cui uno assente. Si procede ad ascoltare il capitano di vascello Leopoldo Manna, capo della centrale operativa delle Capitanerie di Porto a Roma, che ha ricordato i contatti telefonici con Schettino nelle fasi del naufragio, dicendo che parlava “per flash” al telefono e che sembrava «scosso» ritenendo non fosse l’interlocutore più adatto in quel momento. La difesa dell’imputato vuole mettere a confronto il diverso atteggiamento calmo e collaborativo di Manna con quello autoritario ed aggressivo del comandante De Falco.

I PM immediatamente depotenziano il teste “chiave” di Schettino e tirano fuori dal cilindro un colloquio tra Manna e un operatore della centrale operativa quella notte, fatto sentire in aula, nel quale si sente il capitano che dice «quel comandante è rincoglionito, povero Cristo». Troppo facile, se lo dovevano aspettare mettendo quel teste in lista testimoniale. Una ulteriore scelta difensiva suicida dell’imputato.

Esauriti i testi, trattate le questioni sulle acquisizioni documentali, con una serie di richieste ed opposizioni delle parti, e superate, come prevedibile senza alcuna ammissione, le richieste ex art. 507 cpp, il Presidente, alle ore 19,00 circa, e ci è sembrato – francamente – con la voce segnata da un pó di emozione, dopo 56 udienze in due anni, dichiara solennemente chiusa la istruttoria dibattimentale.

Da domani e per tutta la settimana, ad oltranza fino a sabato (eventuale), ascolteremo la requisitoria finale dei pubblici ministeri dott. Leopizzi e dott. Pizza. Finirà probabilmente la dott.ssa Navarro con la richiesta di condanna per l’ex comandante della Concordia, secondo le ns previsioni ad oltre venti anni di reclusione.

Da lunedì 26 e per tutta la settimana tocca a noi avvocati di parte civile fare la discussione, e ci prepariamo da settimane a fare del nostro meglio.

COMUNICATO STAMPA: Giustizia per la Concordia collabora con gli ispettori ministeriali

Logo-comunicato-stampaCOMUNICATO STAMPA

Il 20.11.2014 gli Avvocati Cesare Bulgheroni, Alessandra Guarini e Massimiliano Gabrielli, legali di parte civile nel processo penale sull’incidente della Costa Concordia, sono stati ricevuti a Roma presso il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti dagli ispettori nominati dal Ministro Maurizio Lupi dopo la trasmissione “Report” .

Dopo un lungo ed approfondito colloquio, l’ispettore ministeriale, Ing. Giuseppe Alati,  e la Responsabile della Divisione del Personale Marittimo, Dott.ssa Stefania Moltoni – hanno richiesto al pool “Giustizia per la Concordia” di redigere una relazione sulle problematiche emerse nel corso del processo,  ritenute di interesse per l’attività ispettiva in corso, fornendo atti e documenti utili ad accertare le criticità del sistema delle certificazioni e dei controlli da parte del RINA e degli altri Enti preposti, i malfunzionamenti della nave prima e dopo l’impatto, l’impreparazione e la mancanza di formazione dell’equipaggio, aspetti tutti ampiamente riscontrati da  passeggeri, periti e consulenti.

Gli stessi Avvocati, appena qualche giorno fa, hanno proposto al GIP di Grosseto una articolata opposizione alla richiesta di archiviazione del procedimento penale pendente contro i vertici societari di Costa Crociere e Carnival, sostenendo proprio la evidente responsabilità di quei soggetti in relazione ai consapevoli malfunzionamenti  ed impreparazione del personale marittimo a bordo delle navi della compagnia di navigazione.

Udienze 17 e 18 Novembre 2014: I DANNI DEL GIGLIO

IMG_6035Udienza 17 novembre:  è l’udienza dedicata alle parti civili di natura istituzionale: il Comune del Giglio, la Regione Toscana, la Camera di Commercio e la Provincia di Grosseto; per il ns pool è in aula l’Avv. Alessandra Guarini.

Tutti gli enti hanno presentato un conto molto salato a Costa Crociere per spese di soccorso, sovraccarico burocratico, opere pubbliche ritardate, calo turistico e riduzioni di richieste di attracco di imbarcazioni oltre al danno di immagine.

Il solo Comune del Giglio ha chiesto circa 200 milioni di euro! Il danno, oltre che negli esborsi anticipati, è calcolato per 1.418 residenti per 920 giorni di permanenza del relitto, stimando con perizia un valore variabile tra 96 e 145 euro al giorno. In realtà il Comune non può chiedere il danno biologico per conto degli abitanti (lo farà il giorno dopo la associazione SOS Concordia) “ma – spiega uno dei suoi legali, l’avvocato Maria Chiara Zanconi – abbiamo voluto evidenziare un ordine di grandezza, offrire un parametro alla valutazione equitativa del giudice”.

Da parte nostra, come legali dei passeggeri, crediamo che certamente un disagio per i gigliesi ci sia stato, ma riteniamo che non possa esser minimamente paragonabile al vissuto dei naufraghi, e che il fastidio per la visione da terra della raccapricciante sagoma del relitto Concordia, non abbia confronto con il vero e proprio senso di panico che quella sagoma comporta per molti nostri clienti, lo abbiamo visto in aula, trascinandoli di nuovo nel buio ricordo della tragedia, ogni giorno nella loro mente e per ben più dei 920 giorni di permanenza del relitto a largo dell’isola.

Molti dei testi escussi per l’isola del Giglio, a partire dal Sindaco Ortelli, hanno riferito di aver preso parte in prima persona alle operazioni di soccorso dei naufraghi, ed aver notato che le scialuppe arrivavano alla rinfusa, rischiando collisioni. Insomma, per loro, da buoni isolani e uomini di mare, era chiaro che chi le portava non aveva la benché minima capacità o preparazione alla conduzione di imbarcazioni.

Il sindaco Ortelli ha confermato che quella tragica sera nessuno di Costa Crociere prese contatto con lui, nemmeno per organizzare i soccorsi. O MEGLIO: solo due ufficiali lo avvicinarono per chiedere dove potevano custodire un borsone che a loro dire conteneva il denaro contante presente sulla nave! Il sindaco indicò un luogo dove i due si recarono e poi non li rivide più.

E’ infine stata confermata quindi la presenza di questo famigerato borsone, che evidentemente conteneva un carico ingente di danaro od altro contenuto misterioso, ma di evidente valore ed irrinunciabile; resta la legittima domanda sul perché ci sarebbe stata una valigia piena zeppa di soldi in contanti, posto che, come tutti sanno, sulle navi della Costa Crociere non circola danaro e si usa per tutto quanto la carta “di credito” del passeggero, e chi possa esser stato il losco figuro al vertice della Costa ad aver chiesto a Schettino, invece di preoccuparsi dei passeggeri, di portare a terra il malloppo.

Questa infatti pare esser stata la prima ed unica preoccupazione di Costa Crociere durante il naufragio, recuperare un borsone pieno di soldi!

Si accende poi la polemica con i legali dell’imputato sulla dichiarazione del Presidente della Regione Enrico Rossi, anche lui poi sentito come teste: “Eravamo conosciuti per Galileo Galilei e Leonardo da Vinci, ma adesso tutti ci conoscono per Schettino e le sue oscenità“.

Udienza 18 novembre: in apertura la Procura riferisce di aver di aver ricevuto da Genova comunicazione del ritrovamento dei resti dell’ultima vittima. Il Tribunale dispone conseguentemente per il 1 dicembre il conferimento di incarico peritale per il formale riconoscimento.

Si prosegue con l’ultimo teste per la difesa del Comune del Giglio. Conferma del teste al disagio per i gigliesi, le disdette dei turisti. Son saltate le regate e gli eventi programmati a causa del porto invase dai mezzi dalla Micoperi. Conferma il teste, dipendente comunale, di essersi esaurito per il superlavoro, di non aver fatto ferie e di esseri occupato praticamente a tempo pieno dell’attività portuale trascurando le mansioni istituzionali legate al commercio e alle attività produttive. Lo stesso progetto di ampliamento del porto per l’ormeggio di barche tre i 12 e i 24 metri è stato bloccato.

Poi è il turno della parte civile “SOS Concordia“, una associazione che raccoglie la richiesta di danni per molti abitanti dell’isola. Si inizia con l’unica guida turistica, una signora di origini gigliesi, che conferma non solo il calo turistico ma come quelli che arrivavano non fossero affatto interessati all’isola ma solo al relitto! Confermano i testi, cittadini gigliesi e titolari di attività turistiche, le disdette “causa Concordia” anche per il 2014. Poi é la volta di una geometra. Conferma il cambio di vita sua professionale che personale. La paura dell’inquinamento ha fatto in modo che i gigliesi smettessero di investire sulle loro case. Ha avuto un calo di redditi così forte che, avendo tra l’altro un figlio a carico, ha dovuto chiedere un prestito. Dal punto di vista personale tutti ricordano il trauma di quella visione, la gente ferita, gli anziani indifesi e i bambini che piangevano. I testi hanno poi raccontato dello loro vite sconvolte: un’isola occupata e la loro quiete spezzata! Riferiscono delle scuole occupate dai soccorritori e i disagi anche per i bambini gigliesi, pure privati della loro quotidianità. Le vite dei gigliesi cambiate e capovolte come la Concordia!

A chiudere la prova sul danno due consulenti tecnici, sentiti come meri testi per una errata indicazione nella lista testi. Il primo, l’architetto Rolli, riferisce sul crollo del mercato immobiliare e sul deprezzamento del valore delle case dei gigliesi. Assente la nuova edificazione. Le case hanno perso nell’immediato la metà del loro valore e successivamente il dato immobiliare si é assestato intorno ad una svalutazione del 30%. Il secondo, la dottoressa Petracca, psicologo clinico, docente universitario e ricercatrice. Viene sentita come TESTE su eccezione, ovviamente accolta, del responsabile civile. Riferisce di essersi recata sul Giglio per interesse scientifico o anche in qualità di decente. Ha incontrato alcuni abitanti del gigli, che le hanno chiesto aiuto. Persone turbate. Ne ha incontrate 180! Come ricercatrice della psicologia dell’emergenza, é rimasta un mese per rispondere ad una richiesta di aiuto “drammatica”. Le ha incontrate per strada, proprio come un soccorritore. Almeno inizialmente, poi è entrata nelle loro case. La dottoressa ha affermato come esista una correlazione scientifica fra variazioni territoriali e insorgenza di sintomi. Avendo accolto questa richiesta e aiuto, si é organizzata per tornare al Giglio ogni due mesi. Riferisce di aver visto queste prime persone almeno 12 volte. Dice di aver visto persone con “vissuti di morte”. Il trauma di queste persone è, infatti, paragonabile al lutto. Erano come dei “cadaveri”. Anche le espressioni e i segni della comunicazione non verbale facevano pensare che fossero come morti. Anche nei bambini il vissuto della morte si palesava. Ha visto disperazione, mancata progettualità per il futuro nei giovani e paura della morte negli anziani, mancata percezione della realtà. Ha udito problematicità: sofferenza psichica, alterazione della persona/personalità. Ansie, anzi “ansie sociali”. Essendo una comunità traumatizzata, nessuno poteva aiutare gli altri. Bambini che non volevano andare a scuola per paura di altri eventi traumatici. Bastava un rumore a far sobbalzare le persone, mostrando comportamenti con “picchi paranoidei”. Ha ravvisato vere e proprie patologie mentali, sotto forme di ansia e depressione. Ha ricevuto anche chiamate notturne. Il bisogno di aiuto era “senza confini”.

Alla sofferenza dei naufraghi (e dei loro congiunti) va, dunque, aggiunta quella dei gigliesi per aver avuto il loro microcosmo stravolto e per il senso di impotenza rispetto alla enorme catastrofe vissuta e subita.

A fine udienza l’avvocato di Costa Corciere, Marco De Luca, fa le solite dichiarazioni alla stampa, praticamente viene solo per quello: le stime del Comune sono «fantasiose e non realistiche», e per quanto all’immagine dell’isola e degli abitanti «è invece estremamente positiva»! Viva Costa Crociere!

L’udienza riprenderà il primo dicembre 2014 per il conferimento incarico peritale medico legale l’identificazione dell’ultima vittima rinvenuta, per gli ultimi testi delle parti civili ed esame dei testi/consulenti del responsabile civile.

Il 2 dicembre 2014 si procederà con l’esame dell’imputato Francesco Schettino, prorogabile fino al tre dicembre come già indicato. Il collegio indica prudenzialmente altre date di udienza per l’interrogatorio di Schettino: 11, 12 e 13 dicembre 2014. Sono udienze di riserva e solo eventuali, laddove l’esame non si esaurisse. Le aspettative di tutti su questo esame sono decisamente alte, in un senso o nell’altro, e quindi il Tribunale ha giustamente voluto riservare abbastanza spazio.

Udienze 3 e 4.11.2014 – Il ritrovamento di Russel Rebello e la testimonianza di altri naufraghi

NAVE COSTA: CERCA FRATELLO CAMERIERE, UN VIDEO SU ABCTrovano finalmente riposo anche i familiari di Russel Rebello, l’ultima delle 32 vittime ad essere recuperata a bordo della Concordia; il 3 novembre 2014, dopo oltre due anni dal naufragio, è stato ritrovato il corpo del cameriere indiano, in una cabina del ponte 8, dagli uomini del Consorzio genovese composto da Saipem e San Giorgio che si stanno spartendo i ricavi delle operazioni di smantellamento della nave. Il nostro pensiero va al fratello Kevin, che ha atteso per moltissimo tempo al Giglio, ed al fatto che anche noi, attraversando il ponte 8 della nave per recarci al sopralluogo in plancia, siamo passati, senza saperlo, proprio vicino alle spoglie di quel povero ragazzo, rimasto sotto la mobilia in attesa di essere visto da qualcuno. Anche in questo gli uomini di Costa Crociere, piuttosto che festeggiare con un sontuoso cocktail party l’arrivo del grande business al porto di Genova, avrebbero dovuto ricordare che la nave era una vera e propria bara galleggiante, visto che trasportava ancora una delle vittime.

Il 3 novembre i primi testi a salire sul banco sono gli assistiti dell’Avvocato Gallenca, legato al pool Giustizia per la Concordia. Il primo a testimoniare è un giovane naufrago, ancora minorenne, Edoardo. Il viaggio era il regalo dello zio, pure presente a bordo, per l’ottimo rendimento scolastico. Edoardo ha raccontato con grande difficoltà ed emozione le fasi dello sbarco, rese complicate dalla inclinazione della nave e dalla assenza degli ufficiali o di membri dell’equipaggio; era sul lato verso il Giglio e dal terzo ponte con un balzo ci si poteva buttare in mare, tanto erano inclinati. Si scivolava e i passeggeri hanno formato una catena umana lungo il ponte tre per evitare di cadere a mare e per salire sulle scialuppe. Ha ricordato il via vai di barche per prelevare gli altri passeggeri.

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Udienza 20 e 21.10.2014 – Effetto “Report”, lo stress post-traumatico e De Girolamo superstar

imageA seguito della inchiesta televisiva “Concordia nazionale” mandata in onda da “Report”, alla quale noi di “Giustizia per la Concordia” abbiamo contribuito in maniera determinante, fornendo alla giornalista Giovanna Boursier tonnellate di materiale processuale, informazioni, intercettazioni e verbali di udienza,  è stata disposta una ispezione ministeriale al RINA (registro italiano navale). Nel corso del programma, tra le molte cose che non vanno, è stata trasmessa una intercettazione telefonica tra l’Ingegner Parodi (responsabile tecnico della Costa Crociere) e l’avv. Porcellacchia (ufficio legale Costa), nella quale si parlava di boccole (la parte in cui ruota il perno delle eliche) che si surriscaldano, prove “finte” a mare delle navi (tra le quali la Concordia), e del fatto che Rina fa tutto quello che gli dice Fincantieri. Ovviamente un fatto gravissimo, che ha letteralmente fatto saltare dalla sedia il Ministro dei Trasporti Lupi, il quale ha poi immediatamente inviato i propri ispettori all’Ente di certificazione nazionale, che dovrebbe quindi essere un organo terzo e imparziale.

La cosa evidentemente ha messo in agitazione Costa Crociere, che il 20.10.2014 ha inviato il proprio legale Marco de Luca a Grosseto per rilasciare dichiarazioni fuori udienza ai giornalisti sulla vicenda “Report”: in poche parole si vorrebbe sostenere che essendo la nave di cui si parlava “in consegna” e quindi non ancora di proprietà della Costa, questa ultima avrebbe sarebbe la danneggiata e non la autrice di una cosa del genere. Peccato che a parlare con piena cognizione di causa e sapendo perfettamente come sarebbe andata a finire la questione sulla certificazione di classe, non fossero Fincantieri o Rina, ma due funzionari di vertice di Costa Crociere, che ha indubbiamente tutto l’interesse ad una consegna in termini, per non perdere due settimane (o mesi) di Crociera sulla nuova nave “in consegna” (lo dicono nella intercettazione), già prenotate e pagate dai clienti. Se poi le boccole si surriscaldano o bruciano chi se ne frega, basta andare più piano. Insomma siamo sempre lì, il parametro per l’armatore non è certo la sicurezza delle navi e quindi dei passeggeri, ma il massimo guadagno. L’Avv. De Luca durante la intervista parla di mistificazioni ma, messo sotto pressione dai giornalisti, risponde stizzito e con evidentissima difficoltà.

Inutile sottolineare che il Ministro Lupi appena ascoltata la intercettazione in televisione, non ha intravisto mistificazioni ed ha subito deciso di approfondire, mentre la Procura, presente in aula mentre quelle intercettazioni venivano sentite per la prima volta, non ha fatto nulla. E il suo mestiere è anche, sopratutto, quello di indagare.

Altra vicenda a margine della udienza è il deposito – da parte dei ns. Avvocati Cesare Bulgheroni, Alessandra Guarini e Massimiliano Gabrielli – della istanza ex art. 391 bis cpp alla Procura di Grosseto, affinché questa proceda a convocare la Cemortan. Riteniamo, come detto, che la stessa possa portare elementi nuovi rispetto alla sua deposizione in aula, avvenuta un anno fa nel processo Schettino. Fatti che sarebbero attinenti alla ns. denuncia contro i vertici di Costa e Carnival, all’ipotesi di abbandono di incapace (comandante e ufficiale sarebbero stati distolti dalla gestione dell’emergenza e dal soccorso ai passeggeri) se non proprio alla cooperazione colposa in omicidio colposo. Inoltre chiediamo di sapere perché la moldava abbia contestato la sottoposizione al test antidroga (disposto dal gip, il 17 gennaio 2012, in Tribunale) al solo Schettino e non anche agli altri ufficiali di plancia. Forse la Cemortan era a conoscenza dell’abuso di sostanze stupefacenti da parte di qualcuno in plancia quella notte?

imagePassiamo alla udienza del 20.10.2014,  delicatissima per noi del pool “Giustizia per la Concordia”: viene infatti sentito il consulente medico, prof. Giovanni De Girolamo, che ha redatto per la maggior parte dei nostri assistiti la relazione medico-legale che accerta in tutti loro la presenza e sussistenza dei sintomi di post traumatic stress disorder (ptsd o dpts), quantificando in termini percentuali il danno biologico e proponendo i parametri di liquidazione economica secondo i criteri di danno tabellare comunemente utilizzati per il risarcimento dei danni alla persona. All’esito del suo esame in aula possiamo senza dubbio alcuno dire che abbiamo avuto dalla nostra parte il massimo esperto nazionale di settore nel campo di conseguenze psichiche e psicopatologiche conseguenti alla esposizione di un soggetto ad eventi traumatici di rilevante portata.

Il professor De Girolamo, sottoposto ad esame in aula dal nostro Cesare Bulgheroni, per la prima volta, in modo esaustivo e scientifico, ha illustrato al Tribunale ed alla platea di ascoltatori un concetto finora dato per scontato e come noto a tutti, ma niente affatto approfondito: ovverosia la nozione, il fondamento scientifico, la fenomenologia clinica, le caratteristiche, i precedenti di studi su eventi catastrofici e su vittime di naufragi, e la metodologia di individuazione e classificazione del disturbo post traumatico da stress.

imageInsomma la trattazione di una “parte generale” delle relazioni peritali dei nostri clienti, che riteniamo essere stata davvero incisiva ed assolutamente convincente, anche nel paragone con il disastro delle torri gemelle, tanto da guadagnarsi la prima pagina dei giornali.

Per scendere nel caso di cui ci occupiamo, si è chiarito che laddove l’esistenza, ed anche l’eccezionalità e la gravità dell’evento traumatico non possono esser messi in discussione, come nel caso della naufragio della Concordia, “evento paragonabile soltanto all’attentato delle Torri Gemelle. Nessuno puo’ negare che l’affondamento di una nave, imprevisto e imprevedibile, al buio, in mare, con migliaia di persone a bordo, sia solo confrontabile con l’attentato dell’11 settembre a New York“, anche la presenza di un DPTS in una significativa proporzione di vittime deve essere data per scontata, nel senso che è innegabile che dalla partecipazione dei soggetti esposti a quella esperienza derivi un significativo disturbo di natura psicologica permanente, più o meno accentuato a seconda di vari fattori concausali. Continua a leggere

REPORT Rai3 e Giustizia per la Concordia

Report rai3Questa domenica, 12 ottobre 2014 ore 21.40, su RAI3 andrà in onda il servizio “Concordia nazionale” di REPORT sulla vicenda Concordia, alla quale abbiamo collaborato e partecipato anche noi Avvocati di Giustizia per la Concordia, attraverso il nostro collaudato tridente d’attacco Bulgheroni-Guarini-Gabrielli; vi invitiamo ad assistere a quella che – siamo convinti – sarà come sempre una ottima inchiesta televisiva, con occhio fortemente critico – finalmente – verso la compagnia di navigazione, per le gravi responsabilità nel ritardo a lanciare la emergenza generale, oltre che nei malfunzionamenti della nave e l’impreparazione dell’equipaggio sottopagato, mostrando documentazione inedita, una ampia intervista al comandante Schettino, in anticipazione dell’interrogatorio al quale si sottoporrà in aula di udienza a Grosseto il 2 dicembre, e ponendo seri interrogativi su quello che è successo alla Concordia,  su tutto il funzionamento della catena dei controlli e sulla sicurezza delle le navi della Costa in giro per il mondo in questo momento.

Speriamo che anche questo possa contribuire all’accertamento della verità ed imporre seri rimedi alle compagnie crocieristiche, mettendo la salvaguardia della vita umana dei passeggeri al primo posto, sempre e comunque.

Buona visione a tutti

ANTEPRIMA

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 LA PUNTATA INTERA

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DOMNICA CEMORTAN NON COMPARE DAVANTI AI NOSTRI AVVOCATI – comunicato stampa

Logo-comunicato-stampaDomnica Cermontan non comparirà presso lo studio degli Avvocati Bulgheroni, Guarini Gabrielli, del pool “giustizia per la concordia”, che la avevano convocata, oggi 10 ottobre 2014 16:00, per rendere dichiarazioni ufficiali ex 391 bis cpp nell’ambito delle indagini difensive per il procedimento, tuttora pendente presso la procura di Grosseto, a seguito della denuncia da alcuni passeggeri sporta contro i vertici societari di Costa crociere e Carnival. Ritenendo tuttora importante chiarire se le esternazioni della ex ballerina moldava siano semplice gossip ovvero possano portare all’accertamento di gravi responsabilità nei confronti della compagnia di navigazione, gli stessi Avvocati, a nome dei passeggeri che rappresentano, procederanno a depositare le carte in Procura affinché questa convochi d’autorità la Sig.ra Cermontan, facendo chiarezza una volta per tutte su questa vicenda.

UDIENZE 06 e 07 Ottobre 2014 – audizione dei passeggeri e l’ombra della Cemortan

Inizio Processo Costa Concordia in Tribunale a GrossetoPotrà sembrare ripetitivo, certamente attirano sempre meno interesse nella stampa e sui media rispetto alle loro prime apparizioni, ma i protagonisti di questa vicenda e di questo processo, a dispetto delle brame di protagonismo di ex ballerine e altri soggetti processuali, restano loro, i naufraghi, che continuano a sfilare sul palco del teatro moderno di Grosseto per raccontare le disavventure vissute a bordo della Costa Concordia, e, anche attraverso la testimonianza di alcuni loro familiari, amici ed ai loro medici curanti, spiegano al Collegio dei Giudici quanto sia cambiata in peggio la loro vita da quella notte del 2012.

E così una passeggera, Luana Gasparetto, 40 anni, di Latina, ha riferito che mentre la nave si inclinava vistosamente, un ufficiale in divisa bianca disse che la nave era “inaffondabile come il Papa”: peccato che poi, sul ponte 4 e sopratutto una volta giunti a terra, sulle banchine del porto e sull’isola del Giglio, di ufficiali e di divise bianche non si vide più neanche l’ombra. Nessuno dell’equipaggio in divisa della Costa aiutò i passeggeri una volta giunti a terrà. Tutti spariti!

Tutti, nonostante la compagnia di navigazione li accusi di speculare e cercare solo, attraverso la costituzione di parte civile nel processo penale contro Schettino, di spillare soldi alla responsabile civile Costa Crociere, dimostrano grande dignità e, quasi sempre con la voce rotta dall’emozione del ricordo drammatico dei momenti più bui del naufragio, chiedono giustizia per essere stati abbandonati a loro stessi. Abbandonati da chi, prima fra tutte proprio la compagnia armatrice, li avrebbe dovuti proteggere e salvaguardare come assoluta priorità, e non lo ha fatto, magari preoccupandosi piuttosto di mettere in salvo qualcosa che non poteva rimanere sulla nave.

Ed infatti sono soprattutto le esternazioni fuori dal processo, provenienti dalla ex ballerina moldava Domnica Cemortan, che in questi giorni salgono agli onori della cronaca ed insinuano il dubbio che la compagnia, quella notte, possa aver inviato addirittura un elicottero per prelevare dalla nave sul ponte 11 o sull’isola qualcosa, o qualcuno, preoccupandosi di un borsone piuttosto che della vita dei passeggeri.

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UDIENZE 22 e 23 Settembre: Ferro, Scarpato e i consulenti medico-legali

aula grossetoRiprende il processo sul naufragio della Concordia dopo la pausa estiva, caratterizzata dalle polemiche sulla partecipazione del Comandante Schettino ad una lezione universitaria riguardo la gestione della crisi a bordo della nave. L’unico imputato del processo non è presente in aula, pare sia malato. Per contro nella programmazione delle udienze future l’Avv. Laino chiarisce che, quando sarà il momento (2-3 dicembre), Schettino si sottoporrà ad interrogatorio, sciogliendo quantomeno una strategia processuale della difesa rimasta fino a questo punto incerta.

Alla udienza del 22 settembre 2014 vengono ascoltati alcuni passeggeri e, per la prima volta, alcuni consulenti medico-legali delle parti civili, i quali relazionano al Tribunale gli effetti, sopratutto in termini di Stress post-traumatico, derivato dalla partecipazione all’evento catastrofico, con irreversibili conseguenze che ormai si sono più volte delineate in tutta la loro drammaticità e, a distanza di oltre due anni e mezzo, si sono cronicizzate e aggravate, peggiorando nettamente le condizioni di vita dei passeggeri. In questa occasione, tuttavia, oltre il suggestivo racconto degli eventi e del persistente ricordo che li condiziona in molti aspetti della vita quotidiana (in molti casi abbiamo ascoltato giovani donne riferire del fallimento di precedenti rapporti sentimentali per la impossibilità di relazionarsi normalmente con l’altra persona), il collegio dei Giudici ha avuto modo di acquisire il parere dei medici curanti e degli esperti medico-legali che hanno seguito e visitato alcuni passeggeri,  attraverso l’esame dei consulenti in aula e la produzione delle perizie, con le quali, in ultima analisi, si quantifica in termini percentuali, il danno permanente che è derivato ai loro pazienti a seguito della loro partecipazione al naufragio. Nel caso di un passeggero di Bologna si riferisce sullo sviluppo di sindromi Parkinsoniani e di una demenza senile, per un’altra passeggera insonnia, bronchite cronica e difficoltà di relazione sociale, paura di ambienti chiusi ed ascensori, un altro una sindrome ossessiva per cui in ogni conversazione finisce per parlare solo della paura di morire e del naufragio del Giglio. Ciò che interessa in questa fase è che tali aspetti vengono evidenziati sotto il piano medico-scientifico, e non solo in base a racconti dei superstiti, trovando riscontro, in termini di nesso causale, la condizione di sofferenza, o di vera e propria patologia, con l’evento oggetto del Processo. Di qui il diritto al risarcimento del danno in favore delle parti civili, che dovrà essere sostenuto dalla responsabile civile, Costa Crociere, unica parte che, non a caso, ha effettuato un capzioso e poco dignitoso controesame dei consulenti e dei passeggeri, negando il possibile collegamento di tali condizioni patologiche con il naufragio.

Alla udienza del 23 settembre, invece, si è avuto modo di ascoltare altri testimoni, originariamente rinunciati dalla Procura poiché ritenuti “sovrabbondanti”. Noi di Giustizia per la Concordia, per voce del sempre presente Avv. Cesare Bulgheroni, abbiamo ritenuto di non accettare in blocco tali rinunce, quantomeno per alcuni testi rivelatesi in effetti tutt’altro che superflui, i quali quindi si sono trasformati in testi delle parti civili, convocati su ns. istanza.

L’esame del responsabile tecnico a terra di Costa SpA, ingegner Pierfrancesco Ferro, che la sera del naufragio era in costante contatto con il responsabile della manutenzione delle navi, Ing. Parodi, e che è stato uno dei primi Tecnical Advisor di Costa Crociere a raggiungere il Giglio dopo il disastro, in effetti, non può certo definirsi irrilevante, quantomeno per quanto riguarda la piena consapevolezze dell’armatore sui molti malfunzionamenti ed avarie sulla Costa Concordia al momento della partenza da Civitavecchia. Due radar su 4 non funzionavano, la capsula del VDR (scatola nera) era in avaria, come anche il comando delle pinne stabilizzatrici e molto altro. Il responsabile tecnico riferisce anche di non conoscere nel dettaglio il bilancio energetico del DGE, il generatore di emergenza andato completamente in tilt durante quella notte, il che la dice lunga sulla mancanza di consapevolezza (o disinteresse) da parte di Costa Crociere su quello che ancora oggi potrebbe avvenire a bordo di qualsiasi nave della serie Concordia (Costa e Carnival) in caso di emergenza black-out; infatti uno dei più accreditati motivi di malfunzionamento del DGE riteniamo possa esser legato proprio al superamento del bilancio energetico del DGE, a causa del simultaneo funzionamento degli ascensori oltre il tempo previsto per riportarli al ponte 4, causando, entrando in tensione con altri apparati molto impegnativi da un punto di vista di assorbimento, un sovraccarico e una corrente “sporca”, che a sua volta potrebbe essere una concausa del guasto all’interruttore che comandava la ventola di raffreddamento del DGE.

Il terzo ufficiale di coperta Diego Scarpato, sempre sentito su ns. convocazione,  riferisce invece, di fatto ma apertamente, dell’ammutinamento dell’equipaggio durante le fasi dello sbarco. “Avevamo capito la gravità della situazione”, ha detto il teste confermando che c’era la chiara percezione da parte di tutti che si stesse attendendo più del dovuto e che chi fosse rimasto a bordo sarebbe andato a picco con la nave. Quindi l’equipaggio agì in autonomia, in completa assenza di un coordinamento e in preda alla paura, diretta conseguenza della sua totale impreparazione, a partire dal vertice di plancia a finire all’ultimo dei camerieri, che, anzi, sono gli unici i quali, una volta giunti a terra, hanno continuato a dare assistenza ai passeggeri e sono rimasti in divisa (gli ufficiali temevano il linciaggio?!)

Scarpato riferisce di aver coscientemente disubbidito ai comandi per ben 4 volte e di aver disapprovato i tempi imposti dalla plancia per l’abbandono: aprirono i cancellati per l’ingresso sulle scialuppe senza attendere il segnale di emergenza generale, imbarcò sulla propria lancia 80 persone invece delle 60 previste, ammainarono le lance sul lato sinistro prima che la nave si inclinasse oltre i 20 gradi benché fosse stato detto di calare solo quelle sul lato destro, ritenendo un “errore” tale scelta, ed infine calò la sua lancia senza attendere l’ordine di abbandono nave. Alla sua decisione, riferisce, molti altri “caposcialuppa” hanno ordinato di calare le lance per paura di rimanere incagliati sul fianco della nave a causa della forte inclinazione. Ma non tutti, ed in effetti altre scialuppe si sono appoggiate sulla murata di sinistra della nave, costringendo le centinaia di occupanti ad arrampicassi di nuovo a bordo, o gettarsi in mare.

Insomma, appare sempre più chiaro che sulla Concordia, inizialmente e finche le cose sono andate bene, tutto dava ai passeggeri l’idea del lusso e della efficienza, ma l’equipaggio e la nave si sono rivelati del tutto inefficienti e non in grado di supportare il black-out e l’abbandono nave. E’ legittimo credere che la situazione sia ancora oggi così sula flotta della Costa Crociere, e che al di là delle sfavillanti luci, delle dimensioni sempre più grandi di questi colossi del mare e delle divise eleganti, queste navi ed il loro equipaggio NON SONO IN GRADO DI GESTIRE UNA VERA EMERGENZA ED UNO SBARCO IN TEMPI COMPATIBILI CON LA SALVEZZA DELLE OLTRE 4MILA PERSONE CHE TRASPORTANO; lo abbiamo visto con la Concordia e con la Fortuna, nella piena inconsapevolezza dei passeggeri si viaggia con avarie significative e perfino vie d’acqua pur di non rallentare la Crociera, si attende oltre il dovuto per cercare di “sistemare” in casa i problemi, si “aggiustano” le dichiarazioni da fare a RINA e Capitanerie di porto sugli incidenti in corso, la manutenzione si fa accendendo e spegnendo dopo 4 minuti il DGE, tanto per vedere se parte (senza mandarlo in tensione o in temperatura), l’equipaggio continua a essere selezionato in base alla nazionalità ed al basso costo della manodopera, senza curarsi che parli italiano (lingua ufficiale di bordo) e spesso neppure in inglese, il ruolo di appello (l’incarico di ogni membro dell’equipaggio per gestire le emergenze, per capirci) è formato tanto per assolvere ad un obbligo di legge, piazzando cuochi e camerieri nella squadra emergenza falla, tanto poi ci si limita a fare delle prove emergenza blande e di puro contenimento (come riferito da Ferro in aula), e così via…

BUONA CROCIERA A TUTTI

Udienza 25.02.2014: Carnevali e la inchiesta della Capitaneria di Porto

Guarini-Tg2

 All’udienza odierna del 25.02.2014, nel processo penale contro Francesco Schettino presso il teatro moderno di Grosseto, su accordo delle parti é stato acquisito il verbale delle sommarie informazioni rese dalla teste Lara Frosi (dipendente dell’agenzia Marittima Cambiaso e a Risso di Genova), che su richiesta del Comandante Schettino si occupò del trasferimento della signora Domnica Cermotan fino alla Concordia la sera del naufragio. la sua testimonianza non era particolarmente rilevante e quanto già riferito dalla testimone sulle SIT, appariva più che idoneo ai fini processuali per la Procura, decisamente poco significativo per gli interessi delle parti civili, oltre che per la difesa dell’imputato.

 Congedata la teste, ė salito invece sul banco dei testimoni il tenente della Capitaneria di Porto Stefano Carnevali, estensore della inchiesta autonoma condotta dalla Capitaneria di Porto, il cui rapporto, completo ed esaustivo, é stato acquisito agli atti del dibattimento.

 Detta inchiesta ricostruisce tutte le fasi del naufragio ma anche l’organizzazione di bordo e fornisce un quadro completo tanto delle gravissime responsabilità del comandante Schettino, quanto degli Ufficiali in plancia quel tragico 13 gennaio ma anche, se non soprattutto, di Costa Crociere!

 Il teste su domande della Procura e dei Difensori delle Parti Civili ha ricostruito con grande precisione le cause del naufragio, sottolineando l’errore di manovra e  le concitate fasi post impatto con le Scole. Ha chiarito che gli allarmi della cartografia elettronica in uso per la navigazione furono volontariamente disattivati e che per cause tecniche il sistema elettrico di emergenza, da cui dipendeva il funzionamento dei principali apparati di bordo (motori, timoni, pompe di sentina), non funzionò: prima per un problema di mancato collegamento del DGE al quadro elettrico e poi per un surriscaldamento che ne ha determinato lo spegnimento.

 Un significativo tempo é stato dedicato alla ricostruzione delle plurime avarie della nave, peraltro già note al momento della partenza: secondo il teste, la compagnia Costa Crociere non avrebbe dovuto far salpare la nave che aveva alcuni tra i principali dispositivi di navigazione guasti e tra questi un radar, alcune funzioni del VDR (la scatola nera) e il comando delle pinne stabilizzatrici oltre che restrizioni sui giri del motore a propulsione altrimenti a rischio di surriscaldamento.

 Dalla deposizione é inoltre stata provata la grave impreparazione del personale, che non aveva ricevuto da Costa Crociere un addestramento idoneo a gestire l’emergenza e il soccorso ai passeggeri e che non ha, quindi, svolto a dovere ed in maniera adeguata i compiti previsti dal c.d ruolo d’appello la sera del naufragio.

 Il teste ha, inoltre, rimarcato le responsabilità di Costa Crociere, che non ha fornito supporto alcuno al comandante nelle delicata gestione dell’emergenza e che ha omesso le comunicazioni alle autorità portuali, in questo modo compromettendo e ritardando le fasi di soccorso. Esplicito il riferimento alla mancata tempestiva convocazione dell’unità di crisi della Costa e, sopratutto, l’assoluta inidoneità della unità stessa alla gestione dell’emergenza.

 Rimarcato poi, sempre dal rapporto della capitaneria, anche la mancata collaborazione da parte degli ufficiali presenti in plancia, responsabili di non aver avvertito il comandante Schettino di essere così pericolosamente vicino alla costa del Giglio ed essere intervenuti per evitare il disastro.

 Ne emerge un quadro davvero desolante di gravissime e plurime mancanze molte delle quali ascrivibili a Costa Crociere, e che abbinata al gravissimo episodio emerso sempre in data odierna delle indagini avviate dalla Procura di Grosseto a carico del Custode del relitto Ing. Porcellacchia, per frode processuale e violazioni dei sigilli, ci porta ancora una volta a ritenere la Compagnia di navigazione ed i suoi rappresentanti di massimo vertice come i massimi responsabili della evoluzione di un incidente grave in una tragedia ed in una mancata strage, poiché, ricordiamolo, nessuna delle vittime ha perso la vita – come anche nessuno dei passeggeri ha subito danni significativi – al momento dell’impatto sugli scogli delle scole, ma solo nelle fasi successive, mal gestite e gravemente ritardate, di gestione della emergenza ed abbandono della nave.

 Le prossime udienze saranno importantissime, e si terranno il 10 ed 11 marzo 2014, per l’escussione di altri testi fondamentali della Procura, probabilmente gli ultimi in lista PM: Foschi Pier Luigi (ex A.D. di Costa Crociere), Onorato Giovanni (Direttore Generale di Costa Crociere), Giampedroni Manrico (Hotel Director) e Jacob Rusli Bin (timoniere), sempre che quest’ultimo riprenda forma dalla condizione di irreperibilità che era stata fin qui rappresentata al suo riguardo.

 

Sulle navi da crociera della Costa si navigava con il Tom-Tom – Ud. 27 e 28 gennaio 2014

tomtomIo ed Alessandra Guarini abbiamo partecipato in sostituzione dei vari Colleghi di Giustizia per la Concordia alle udienze del 27 e 28 gennaio.

Il 27 sono stati sentiti Aquilini, Galli e Bongiovanni.

Aquilini, capo dei Vigili del Fuoco di Grosseto, ha raccontato di avere saputo dell’incidente della Concordia tramite telefonate arrivate ai Vigili del Fuoco da alcuni passeggeri a bordo. Immediati sono stati i soccorsi mandandosi a bordo vigli del fuoco e sommozzatori ad aiutare i sopravvissuti a scendere dalla nave (da sinistra attraverso le biscaggine quando la nave si era già ribaltata). Importantissima è stata l’opera dei Vigili del Fuoco nel rinvenire le vittime del naufragio nei giorni successivi all’evento. Significativo negativamente che la Costa abbia cominciato a dare il suo contributo ai soccorsi – fornendo la planimetria dei vari ponti della Concordia – solo dalla mattina del 14 gennaio 2012.

Galli, capo dei vigili urbani del Giglio, ha raccontato di essersi recato sul posto – sulle scogliere immediatamente vicine al lugo del naufragio – a coordinare il cammino dei naufraghi che lì erano sbarcati verso Giglio porto.  Significativo il fatto che vede Schettino su uno di tali scogli asciutto e che, offertogli di organizzargli un’imbarcazione per tornare a bordo questi non abbia voluto tornarci.

Bongiovanni, a bordo della Concordia come ufficiale di coperta e responsabile per la formazione del personale in tema di sicurezza a bordo. Racconta di essersi subito dopo l’urto recato sul ponte di comando mettendoci pochi secondi poiché era al ponte 11. In plancia si occupa di supportare Schettino dandogli le informazioni che ricava dal Martec. Secondo lui le porte stagne erano chiuse. Non si spiega perchè non sia stato dato subito l’allarme generale considerato che i locali diesel generatori 123 e 456 risultavano essersi allagati e racconta anche lui che Schettino era in costante contatto telefonico con Ferrarini. Conferma che le comunicazioni date alle autorità marittime parlavano di black-out. Dice che l’allarme generale è stato dato praticamente da lui.

Molto significativo quanto emerso circa il fatto di avere ricevuto pressioni da Carella di Costa Crociere affinchè cambiasse il proprio avvocato (Bongiovanni in un primo momento era formalmente indagato anche lui) in favore di uno pagato da Costa: Guarini ha fatto sentire una registrazione di una telefonata intercorsa a febbraio 2012 tra Bongiovanni e Carella che è molto significativa in ordine alle pressioni fatte ed alle modalità di esse (addirittura Carella ha spinto sul fatto che l’avvocato di Bongiovanni avrebbe fatto un errore che sarebbe stato pagato in termini di ulteriore dolore dalla mamma della bambina uccisa nel naufragio). Una pagina, insomma, significativa circa il modus operandi della società: il Presidente stesso del Tribunale – a fronte di un’improvvida eccezione del difensore della responsabile civile – ha lasciato sentire la telefonata.

Il 28 sono stati sentiti Mattesi, Porcelli, Campagnoli e Parodi, tutti dell’unità di crisi di Costa.

Mattesi, che ha preceduto Ferrarini nella carica di responsabile dell’unità di crisi fino al 2010, appena arriva dall’estero la sera del 13 gennaio va nella sala dell’unità di crisi ma quando arriva la nave era già ribaltata (verso le 23.30). Vede chi c’è ma ormai c’è poco da fare. Poco dopo va in auto al Giglio. Interessante è l’intercettazione fatta sentire in aula dal PM in cui parla con Garbarino delle porte stagne che fanno schifo ma precisa che parlava di un’altra nave.

Porcelli, fa parte dell’ufficio legale interno di Costa. Partecipa in sostituzione di Carella alla riunione dell’unità di crisi. Parla del deterioramento della situazione man mano che il tempo passava. Si reca anche lei al Giglio per essere di supporto anche a Schettino. Il PM le legge parte della trascrizione di una telefonata intercorsa tra lei e Parodi dell’ufficio tecnico in cui questi parla di prove a mare finte per una nave che doveva essere consegnata da Fincantieri a Costa.  Porcelli dice che non sapeva di cosa parlasse Parodi. Naturalmente dice che non sa se i lavori dell’unità di crisi fossero registrati o se ne facesse una verbalizzazione.

Campagnoli, ha partecipato all’unità di crisi. Su accordo delle parti si produce il verbale delle sue SIT del 22.5.2012.

Parodi, ingegnere navale dell’ufficio tecnico di Costa. Ha partecipato alla riunione dell’unità di crisi. Non ha sentito cosa Ferrarini dicesse a Schettino. Non sa dire perchè partecipassero gli ispettori del RINA all’unità di crisi – salvo il fatto che sarebbero serviti per ricertificare la nave se avesse potuto ricominciare a navigare. Lui doveva dare supporto tecnico ma non lo di fatto dato perchè la nave si è ribaltata presto. Gli fanno sentire l’intercettazione in cui parla con la Porcelli e dice che le prove in mare non sono false ma solo si fa navigare la nave con una minore velocità per non forzare il motore in caso di problemi alla boccola che si surriscalda. Anche la Concordia – risulta dalla telefonata – era stata certificata ad un numero minore di giri per la boccola che scaldava. Gli si fa ascoltare un’altra intercettazione – stavolta ambientale mentre era in auto con la moglie – in cui si fa riferimento al fatto che l’organigramma dell’unità di crisi è stato redatto il giorno dopo la crisi.

Ha fatto decisamente una bruttissima figura con i suoi non ricordo, non lo so, non ho capito.

Certamente all’udienza del 28 gennaio, a cui ha partecipato anche Carella, non abbiamo visto gli uomini di Costa particolarmente felici in quanto anche la stampa si è resa conto di quanto i testi appartenenti alla società siano poco attendibili in assoluto, e tutti i media hanno enfatizzato e fatto ascoltare pezzi molto suggestivi di intercettazioni tra gli uomini della compagnia di navigazione, dove si lamentavano tra loro che sulle navi si guastava continuamente tutto, i thruster di prua, quelli di poppa, la pinna stabilizzatrice e perfino tutti e due i gps, tanto che un’altra nave ammiraglia della flotta Costa Crociere era dovuta arrivare in porto a Buenos-Aires utilizzando un navigatore tom-tom delle auto…

A saperlo prima si sarebbe potuto installare un autovelox sugli scogli del Giglio!

   Cesare G. Bulgheroni

Stop al patteggiamento per Jonella Ligresti nel processo sul crack Fonsai

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Il Gip di Torino ha rispedito al mittente e non ha ratificato la proposta di patteggiamento di 3 anni e 4 mesi per Jonella Ligresti, indagata nell’inchiesta Fonsai, non ritenendo congrua la pena proposta per Jonella Ligresti, rispetto alle accuse di falso in bilancio e aggiotaggio assieme ai familiari e manager: è stata infatti giudicata troppo bassa sia la multa di 30mila euro sia la pena detentiva proposta poiché, sempre secondo il Gip, nel computo sono state eccessivamente valorizzate le attenuanti generiche, e non sono stati considerati i risarcimenti del danno in favore delle vittime del crack per un buco da 600 milioni, ed a fronte del quale ci siamo costituiti, per alcuni risparmiatori, come parti civili nel processo.

Indubbiamente il processo Concordia sta facendo giurisprudenza, e il parallelo perfetto con la impugnativa per Cassazione da parte della Procura generale di Firenze, proprio in relazione alla concessione a mano leggera delle attenuanti generiche nella sentenza di patteggiamento accordata ai coimputati di Schettino, e ratificata contro le nostre rimostranze dal GUP di Grosseto, dott. Molino, pesa anche in questo processo di natura finanziaria.

Tenendo conto del fatto che, come per tutti gli ufficiali di plancia e i responsabili a terra della Costa Crociere, anche in questo caso la richiesta di patteggiamento proviene da responsabili secondari, rispetto agli imputati principali e maggiormente colpevoli dei fatti, Schettino e Salvatore Ligresti, sembrerebbe davvero legittimo poter confidare nell’accoglimento del ricorso che si discuterà il 31 gennaio 2014 in Cassazione, a meno che non si vogliano usare due pesi e due misure.

E ricordiamoci che, mentre nel processo Fonsai sono contestati alla Ligresti reati di natura finanziaria, nella processo Concordia le imputazioni sono di omicidio colposo per 32 persone, naufragio colposo e lesioni a centinaia di passeggeri.

Alle ultime due udienze del 27-28 gennaio nel Processo Concordia, come avremo modo di approfondire a brevissimo con uno specifico articolo dei nostri Avvocati Bulgheroni e Guarini, sono emersi elementi chiari ed inconfutabili su una estesa corresponsabilità da parte di tutti i membri della management Costa, aggravando certamente anche la posizione di Ferrarini e degli altri soggetti che avevano ottenuto un facile via libera ad un patteggiamento che, qualora venisse definitivamente bocciato, determinerebbe il ritorno di questi soggetti davanti ad altro GUP di Grosseto, dove ci troveranno ad aspettarli a braccia aperte per offrire tutela, attraverso una nuova serie di costituzione di parti civili, a tutti quei passeggeri che, mal consigliati, si sono rivolti solo alla giustizia americana senza ottenere alcun risultato, e sono oggi rimasti, loro malgrado, tagliati fuori dal processo penale contro Schettino.

Una moderna Pompei: viaggio nel tempo a bordo del relitto della Concordia.

imageA contemporary Pompei: trip back in time inside the wreck of the Concordia.

by Massimiliano Gabrielli

The inspection onboard the half-sunk ship just off the island of Giglio, has been a unique experience that has enriched us, both for the investigation-trial profile and from the human side. With this state of mind, half men and half lawyers, we climbed aboard the Concordia on January 23, 2014, and we have, for the first time with the exception of the rescuers, set foot inside the bridge of the ship.

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The immediate feeling, crossing the decks and watching from outside the cabins and hallways, on one side perfectly intact while the other is stinky and covered of rotten seaweed, was to attend a snapshot of the shipwreck, everything has remained exactly as the passengers and crew hurriedly left it to escape from the sinking that was quickly flooding the internal bridges: the bags, personal items, mobile phones and radios still attached to battery chargers, maps and documents on the ground and even the buttons and switches on the dashboard on the bridge, in exactly the position they were touched one last time by the officers, exactly as in Pompeii; but the ship, in this case, also shows itself as a huge monument to human stupidity and absurdity.

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However, we have been able to verify some really fundamental aspects, the panoramic elevators were stuck on different floors and not to the fourth deck, and, as a good amateur computer expert, I personally have found a computer inside the control panel, completely unrecognizable from the outside by marine fouling, which, together with two other PCs, has been removed by experts and hopefully will provide data of internal emails with Costa ground base or other data about the digital maintenance register of the ship, as we only have a backup of this data, provided by the same Costa Crociere. The feeling that this criminal trial is always missing a piece, and that Costa has not said everything, is still in the air, but we always find the time and fertile ground to debate with the media about the despicable attitude of the giant Cruise Company.

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La visita alla Concordia

di Cesare G. Bulgheroni

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Con Alessandra Guarini e Massimiliano Gabrielli il 23.01.2014 sono andato a bordo della Concordia. Alle 9 ci siamo trovati come da programma all’hotel Demo del Giglio, quartier generale della Titan-Micoperi, dove ci hanno informato di cosa avremmo fatto a bordo e di come ci saremmo dovuti comportare: riunione principalmente incentrata sulla nostra sicurezza, l’impressione era che, al di lá della gentilezza che sicuramente gli uomini del cantiere ci hanno riservato, saremmo stati solo un impiccio per loro.

Partiamo col secondo gruppo verso le 11.30 dal molo del Giglio: prima di partire ci forniscono di microscopici – ma scommetterei efficienti! – giubbetti di salvataggio e di un caschetto da cantiere. Ci fanno salire in una decina circa su una pilotina che in meno di 5 minuti ci porta sotto bordo.

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Il mare é grosso e piove e mentre ci avviciniamo al relitto, e proprio noi che abbiamo il vezzo di sdrammatizzare qualunque cosa, stavolta abbiamo tutti un’aria corrucciata. Siamo consapevoli che questo non sarà solo un sopralluogo per un momento processuale, sappiamo che stiamo invece andando a respirare la stessa aria che hanno dovuto respirare i nostri difesi durante la sciagura. Continua a leggere

The pool’s lawyers onboard of the Concordia

bulgheroni-guarini-gabrielli-vitaleThe next Thursday, 23rd January 2014, Alessandra Guarini, Cesare Bulgheroni and Massimiliano Gabrielli, lawyers of “Giustizia per la Concordia”, will go on board of the Concordia – as a severe selection of just ten lawyers among all civil parts, together with the Judges of the Court of Grosseto, the Public Prosecutors, their experts and Mr. Schettino and Costa’s defenders – to make a first inspection of the shipwreck.

It is the first time that some lawyers are admitted to check the Concordia ship and  the very first time that someone (out of the rescue personnel) will step in the bridge and we believe that this visit will help to better understand the causes of the accident & the emergency malfunctions.

In fact Guarini, Bulgheroni and Gabrielli, together with few other lawyers representing some of the victims, asked to deepening some aspects and the technical opinion about not only the causes of the wreck, but also the functionality of the emergency equipments, and especially to verify why the emergency diesel engine, called “DGE”, at the 11th floor didn’t work after the crash against the rocks, to investigate if the watertight doors were opened or not during the navigation before the crash, why the elevators, after the black-out due to the crash, didn’t come back to the 4th deck automatically as they would have to do.

The Grosseto’s Court decided to go on board of the Concordia to try to understand if the requested deepening of the technical opinion could be necessary or not. We have now this unique chance to take a look to the shipwreck from inside, and we would be very grateful for any suggestion you can give us & details to verify once we will be on board with the experts. Our goal, as usual, is to reveal what didn’t work correctly that night, after the crash and especially during the phases of the emergency and of the rescue, to point out and underline any other possible responsibility of the Ship owner company and of all the individuals implicated in the accident.

We will report to you whatever we will be able to get from this first visit to the Concordia.

Gli Avvocati del pool saliranno a bordo della Concordia

bulgheroni-guarini-gabrielli-vitaleIl prossimo Giovedi, 23 gennaio 2014, gli Avvocati Alessandra Guarini, Cesare Bulgheroni e Massimiliano Gabrielli del pool “Giustizia per la Concordia” saliranno a bordo della Concordia – quale ristrettissima selezione di soli altri dieci difensori tra tutte le centinaia di parti civili, assieme ai Giudici del Tribunale penale di Grosseto, i pubblici ministeri, i loro esperti, i difensori di Schettino e quelli di Costa Crociere – per fare una prima ispezione del naufragio.

 È la prima volta che degli avvocati sono ammessi a verificare lo stato della nave Concordia e la prima volta in assoluto che qualcuno (ad eccezione del personale di soccorso) metterà piede nel ponte di comando, e siamo convinti che questa visita contribuirà a comprendere meglio le cause dell’incidente e soprattutto dei malfunzionamenti ai sistemi emergenza.

 Gli Avv.ti Guarini, Bulgheroni e Gabrielli, insieme a pochi altri legali che rappresentano alcune delle vittime, ha infatti chiesto di approfondire alcuni aspetti ed il parere tecnico dei periti in merito non solo alle cause del naufragio, ma anche alla funzionalità delle attrezzature di emergenza, e in particolare per verificare perché il motore diesel di emergenza, chiamato “DGE”, posto all’11° piano, non è mai entrato in rete dopo l’incidente, di indagare se le porte stagne erano aperte o meno durante la navigazione prima dello schianto sugli scogli, perché gli ascensori, dopo il black-out, non sono tornati al ponte n.4 automaticamente, come avrebbero dovuto fare.

 Il Collegio dei Giudici di Grosseto ha deciso di andare a bordo della Concordia per cercare di capire se l’approfondimento richiesto ed il parere tecnico dei periti sia necessario o meno. Avremo dunque una opportunità unica di dare un’occhiata al naufragio da dentro, e saremo molto grati per ogni suggerimento che ci verrà dai passeggeri, su eventuali dettagli tecnici da verificare una volta che ci troveremo a bordo con gli esperti. Il nostro obiettivo, come sempre, è quello di far emergere ciò che non ha funzionato correttamente quella notte, dopo l’impatto e soprattutto durante le fasi di emergenza e di soccorso, per evidenziare e sottolineare ogni ulteriore possibile responsabilità diretta della Società proprietaria della nave per carenze progettuali e costruttive, per la mancata manutenzione e l’inefficiente uso degli impianti di emergenza nonché eventuali corresponsabilità delle altre persone coinvolte nell’incidente.

 Vi riporteremo come sempre tutto quello che saremo in grado di ottenere da questa prima visita alla Concordia.

Udienza 12.11.2013 – Di Piazza e Borghero

Guarini

 

Il primo teste escusso all’udienza del 12 novembre scorso é Ugo Di Piazza, entrato in costa come allievo ufficiale nel 2010 e ufficiale addetto alla sala macchine al momento del naufragio, ulteriore dimostrazione che in questa compagnia la scalata ai gradi è davvero una facile arrampicata!

Dalla sua deposizione emerge che nonostante una porta stagna fosse chiusa l’acqua filtrava “copiosamente”, a dimostrazione che queste paratie, peraltro spesso aperte  in navigazione come dallo stesso teste riferito, anche da chiuse non svolgevano a dovere la loro preziosa e fondamentale funzione di sicurezza.

Riferisce di aver riferito quasi subito al suo superiore Borghero al quale disse che vi erano due compartimenti allagati e che ve ne era anche un terzo che si stava vistosamente allagando.

Pacifico  dunque che in plancia seppero tutti  pochi minuti dopo l’impatto le reali condizioni della nave, circostanza questa che aggrava la posizione del Comandante che non diede l’allarme generale e l’abbandono nave, ma anche quella degli altri imputati oltre Schettino, sui quali pende giudizio di impugnazione innanzi alla Corte di Cassazione a seguito dell’impugnazione della sentenza di patteggiamento da parte della Procura Generale di Firenze, come invocata con apposita istanza dagli Avvocati di “Giustizia per la Concordia”.

Di Piazza fa ben capire che per loro della sala macchine era chiaro che perduti senza speranza i motori ed i generatori elettrici, la nave non poteva più essere governata. Nonostante l’evidenza della gravità della situazione i minuti, preziosi per le vite dei passeggeri da salvare, continuarono a scorrere senza che venisse dato l’allarme falla (delta xray) o quanto meno quello dell’emergenza generale, che avrebbe consentito di avviare la procedure di appello per predisporre lo sbarco dei passeggeri. Il teste ci narra che “la situazione di panico era tale da non consentire lo sbarco ordinato” e che le scialuppe furono calate anche prima dei segnali che la plancia diede con colpevole ritardo.

Ma anche la genuinità di questa testimonianza, su alcune circostanze che il teste sembra non sapere o non ricordare, è funestata dal fatto che, come ormai stiamo facendo emergere udienza dopo udienza, subito dopo i primi colloqui con gli inquirenti anche Piazza fu convocato dai legali di Costa (ed a volte con la presenza di referenti di Carnival) per un resoconto sull’accaduto e per un fulmineo quanto soddisfacente risarcimento. Senza neppure averlo chiesto!

Dello stesso tenore la testimonianza di Borghero Tonio, dal 2002 dipendente Costa e ufficiale in seconda addetto alle macchine, pure sentito all’udienza del 12 novembre, che conferma la gravità della situazione e come fosse palese la completa compromissione della sala macchine a causa dell’allargamento totale dei comparti. Precisa che al momento dell’impatto si trovava in cabina e che aveva la percezione che qualcosa fosse accaduto per l’inclinazione della nave (sbandata) e per le vibrazioni, in quanto non ha sentito l’urto! Giova sul punto ricordare che la cabina dove si trovava il teste é sita al ponte 5 e il generatore di emergenza non è ubicato sotto il ponte zero (e quindi nella parte bassa della nave) ma al ponte 11!

E questo ci permette di confutare le dichiarazioni della Costa Crociere nella sua veste di responsabile civile proprio su questa circostanza (che sul malfunzionamento del generatore di emergenza – ponte 11 – ha cercato di giustificarsi sostenendo pubblicamente che la causa del guasto doveva evidentemente essere ricercata nelle conseguenze provocate all’impianto dall’urto), poiché quell’urto ha interessato solo i ponti sotto la linea di galleggiamento (ponte 0) mentre nessuno sopra il ponte zero ha neppure avvertito l’urto, se non in termini di vibrazione e sbandata! Figuriamoci se il generatore di emergenza, che deve sopravvivere per sua natura ad eventi di emergenza, possa considerarsi andato in avaria per tale motivo; non ha semplicemente funzionato come non ha funzionato molto altro, e proprio quando ce ne era necessità vitale per garantire la sicurezza dei passeggeri (vedi ascensori, timoni, illuminazione, verricelli delle scialuppe etc.)!

Di nuovo, rispedendo al mittente l’offensivo modo di riferirsi alle parti civili del legale della compagnia, possiamo dire che quello che conta in questo processo è ciò che dicono i testimoni e le perizie, mentre quello che afferma l’Avv. De Luca alle telecamere non conta nulla, o meglio, parafrasandolo, si può dire che conta da zero in giù (rectius dal ponte zero in giu!)

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