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Stop al patteggiamento per Jonella Ligresti nel processo sul crack Fonsai

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Il Gip di Torino ha rispedito al mittente e non ha ratificato la proposta di patteggiamento di 3 anni e 4 mesi per Jonella Ligresti, indagata nell’inchiesta Fonsai, non ritenendo congrua la pena proposta per Jonella Ligresti, rispetto alle accuse di falso in bilancio e aggiotaggio assieme ai familiari e manager: è stata infatti giudicata troppo bassa sia la multa di 30mila euro sia la pena detentiva proposta poiché, sempre secondo il Gip, nel computo sono state eccessivamente valorizzate le attenuanti generiche, e non sono stati considerati i risarcimenti del danno in favore delle vittime del crack per un buco da 600 milioni, ed a fronte del quale ci siamo costituiti, per alcuni risparmiatori, come parti civili nel processo.

Indubbiamente il processo Concordia sta facendo giurisprudenza, e il parallelo perfetto con la impugnativa per Cassazione da parte della Procura generale di Firenze, proprio in relazione alla concessione a mano leggera delle attenuanti generiche nella sentenza di patteggiamento accordata ai coimputati di Schettino, e ratificata contro le nostre rimostranze dal GUP di Grosseto, dott. Molino, pesa anche in questo processo di natura finanziaria.

Tenendo conto del fatto che, come per tutti gli ufficiali di plancia e i responsabili a terra della Costa Crociere, anche in questo caso la richiesta di patteggiamento proviene da responsabili secondari, rispetto agli imputati principali e maggiormente colpevoli dei fatti, Schettino e Salvatore Ligresti, sembrerebbe davvero legittimo poter confidare nell’accoglimento del ricorso che si discuterà il 31 gennaio 2014 in Cassazione, a meno che non si vogliano usare due pesi e due misure.

E ricordiamoci che, mentre nel processo Fonsai sono contestati alla Ligresti reati di natura finanziaria, nella processo Concordia le imputazioni sono di omicidio colposo per 32 persone, naufragio colposo e lesioni a centinaia di passeggeri.

Alle ultime due udienze del 27-28 gennaio nel Processo Concordia, come avremo modo di approfondire a brevissimo con uno specifico articolo dei nostri Avvocati Bulgheroni e Guarini, sono emersi elementi chiari ed inconfutabili su una estesa corresponsabilità da parte di tutti i membri della management Costa, aggravando certamente anche la posizione di Ferrarini e degli altri soggetti che avevano ottenuto un facile via libera ad un patteggiamento che, qualora venisse definitivamente bocciato, determinerebbe il ritorno di questi soggetti davanti ad altro GUP di Grosseto, dove ci troveranno ad aspettarli a braccia aperte per offrire tutela, attraverso una nuova serie di costituzione di parti civili, a tutti quei passeggeri che, mal consigliati, si sono rivolti solo alla giustizia americana senza ottenere alcun risultato, e sono oggi rimasti, loro malgrado, tagliati fuori dal processo penale contro Schettino.

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Udienze 09 e 17 dicembre 2013 – De Falco e Ambrosio

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Il processo prosegue il 09 dicembre nella audizione dei testi chiave del PM, aprendo l’udienza con l’ammiraglio Ilarione Dell’Anna, all’epoca a capo della Direzione marittima di Livorno, che riferisce sopratutto riguardo la organizzazione dei meccanismi di soccorso militari.

In aula è come sempre presente l’imputato Francesco Schettino, che non sfugge all’appuntamento con il teste più atteso dai media, il Comandante Gregorio De Falco (Capo Sezione della Unità Operativa della Capitaneria di Porto di Livorno) che è stato chiamato a testimoniare sui fatti accaduti la sera tra il 13/14 Gennaio 2012.

Da quanto riferito è emerso un quadro drammatico sulla gestione del sinistro da parte del Comandante Schettino MA ANCHE degli altri Ufficiali della Costa Concordia.

Tale racconto va incrociato ed è corroborato anche dalla testimonianza dell’Ufficiale di seconda Ciro Ambrosio il quale, alla successiva tornata di udienza, per la verità sorprendendo per la decisione di non avvalersi della facoltà di non rispondere (essendo ancora imputato nel processo attualmente pendente avanti alla Cassazione a seguito della impugnazione della sentenza di patteggiamento da parte della Procura Generale di Firenze), ha confermato anche il coinvolgimento della società armatrice nella tragicità degli eventi.

Infatti, a seguito dell’urto contro gli scogli che provocava una falla a poppa nel lato sinistro della nave, il Comandante Schettino, anziché contattare la Capitaneria di Porto competente per allertare i soccorsi, telefonava con il cellulare in dotazione alla plancia, al responsabile dell’unità di crisi Sig. Ferrarini con il quale si tratteneva lungamente, e che con ogni probabilità suggeriva al Comandante di aspettare a dare il segnale di emergenza.

Ancora più significativo è sapere che la Capitaneria di Porto di Livorno diretta da De Falco veniva allertata dai Carabinieri di Prato, a loro volta contattati da una parente di una signora a bordo, perché questa signora aveva avuto notizia dalla sua parente che la nave era al buio, che c’era stato un momento in cui alcuni oggetti ed un controsoffitto erano caduti a terra in conseguenza di un urto e che molte persone avevano indossato un giubbotto salva gente.

La Capitaneria di Porto di Livorno, tramite il sottocapo scelto Tosi responsabile delle comunicazioni, contattava più volte la Costa Concordia per avere maggiori dettagli sulla situazione a bordo, ricevendo dal personale della Nave rassicurazioni sul fatto che l’unico problema fosse un Black-out in fase di risoluzione, senza alcun accenno alla falla (si era già ascoltato tali conversazioni quando venne escusso l’ufficiale cartografo Canessa, che si occupava di rispondere alle chiamate VHF della Capitaneria), mentre Schettino si confrontava  telefonicamente e (non a caso) fuori dalla portata dei microfoni recorder di plancia, con il responsabile a terra della Costa.

Le diverse chiamate della Capitaneria erano seguite da lunghi silenzi e da affermazioni non corrispondenti a verità. Ciro Ambrosio ci confermerà che i silenzi erano dovuti al fatto che si chiedeva al Comandante cosa rispondere e lo stesso ordinava di rassicurare gli interlocutori.

 La discordanza tra il racconto dei Carabinieri di Prato rispetto alla situazione descritta a bordo nave determinava la Sala Operativa della Capitaneria di Porto di Livorno ad allertare le proprie unità di soccorso e ad iniziare a dirottare le navi in aiuto della Costa Concordia.

Alle 22.26.34 viene riferita anche l’ingresso della via d’acqua.

Sentendo la conversazione con la Costa Concordia, un pattugliatore della Guardia di Finanza (n. 104) si proponeva di dirigersi verso il luogo del sinistro e alle 22.29 riferiva sulla situazione della Nave, come la stessa fosse evidentemente inclinata e che quindi aveva subito un danno serio.

E’ proprio la discordanza tra la situazione rappresentata dai Carabinieri di Prato in un primo momento, e dalla Guardia di Finanza giunta sul posto, e la situazione come continuamente descritta da bordo nave, che determinava la Capitaneria di Porto di Livorno ad allertare i soccorsi. Il Comandante De Falco precisa che il servizio di soccorso, per essere lecito, presuppone il segnale di soccorso dato dal Comandante della Nave. Pertanto, alle ore 22.34, comunica personalmente con la Nave chiedendo se non fossero in situazione tale da dare il segnale di Distress (22.38).

Su insistenza degli Ufficiali in plancia della Concordia, secondo quanto afferma Ambrosio, veniva finalmente dichiarato lo stato d’emergenza e la sala Operativa della Capitaneria di Porto di Livorno provvedeva a far decollare gli elicotteri e a far dirottare le navi verso la Costa Concordia.

Solamente alle 22.58, un’ora e un quarto dopo l’urto, la Concordia comunicava l’avvio delle operazioni di evacuazione della Nave (abbandono nave). La Sala Operativa della Capitaneria di Porto di Livorno spiegava, quindi, alla Concordia l’organizzazione degli aiuti per le relative operazioni, ma la stessa riferiva di essere in grado di fare l’evacuazione con i proprio mezzi. Comunque, la Capitaneria ribadiva che anche altre navi sono a disposizione per collaborare all’abbandono nave.

Il Comandante De Falco descriverà i successivi e noti contatti con il Comandante Schettino e con la Nave Costa Concordia, divenuti sempre più radi, poiché, a suo dire, ormai inutili.

Anziché poter contare sul Comandante Schettino per provvedere e coordinare i soccorsi, infatti, De falco si trovava di fronte al seguente scenario: nessun aggiornamento affidabile sul numero delle persone a bordo, il Comandante della Nave si trovava su una scialuppa e da quel luogo pretendeva di coordinare le operazioni di abbandono nave (sic!) e si rifiutava di risalire a bordo, i soccorritori si trovano su una nave che non conoscevano, inclinata ed al buio.

Il massimo dell’assurdità secondo de Falco è stata l’indicazione delle persone a bordo da parte del Comandante Schettino il quale riportava una stima effettuata dalla sede di Costa Crociere (a Genova)!!! Grazie agli otto elicotteri e al numero ingente di navi soccorritrici, il Comandante De Falco poté avere stime più attendibili sul numero di persone ancora presenti a bordo e salvarne un gran numero.

De Falco spiega che nella gestione del soccorso, il ruolo del Comandante è importante perché il Comandante è l’anello centrale di una serie di servizi che si sviluppano a bordo in fase di soccorso. Tutto il soccorso fa capo direttamente o indirettamente al Comandante della Nave. E’ sempre il dominus della situazione. L’art. 295 c.nav. assegna al comandante della nave tutte, ed in via esclusiva, le responsabilità che ineriscano sia la manovra, sia la navigazione in senso complessivo, quindi anche la salvezza e la sicurezza della nave.

Il riferimento al Comandante della nave da parte della Pubblica Autorità è essenziale perché il Comandante della nave dichiara quale è la situazione: c’è o non c’è la situazione di soccorso. La pubblica Autorità si deve interfacciare con il Comandante perché il comandante della Nave avrà disposto, il più possibile ordinatamente, l’abbandono della nave. Lui deve sapere quante scialuppe sono scese e se sono state riempite opportunamente, quali problemi ci sono stati durante le fasi dell’abbandono nave.

Il Comandante De Falco e la Sala Operativa hanno dovuto, quindi, attendere le planimetrie della nave che sono stati inviati dalla società armatrice. La necessità di inviare i soccorsi a bordo della Concordia era dettata dal timore che vi fossero persone intrappolate nelle loro cabine, o altri posti, e che non riuscissero a comunicare con l’esterno. Per compiere tale operazione era altresì necessaria la presenza di personale della Nave che conoscesse bene i luoghi, in primis il Comandante Schettino.

Alle ore 01.46 avveniva l’ultima telefonata, tristemente famosa, tra il Comandante De Falco e il Comandante Schettino con cui il primo tentava, ancora per una ultima volta, di far tornare a bordo il secondo, ma invano.

Schettino fuori udienza riferirà ai giornalisti che gli venne chiesto dalla Costa di rimanere dove era, ovverosia a terra.

Intorno alle 5 del mattino, con la collaborazione del personale della Costa Crociere, capitano Mattesi, veniva fornito a De Falco il nome di Martino Pellegrini quale ufficiale disponibile a salire sulla nave. Tramite il capitano Mattesi è stato contattato anche Schettino, che pareva essere sotto choc e scosso, e quindi aveva preferito interloquire prima con Bosio e poi con Pellegrini e la scelta cadeva su quest’ultimo.

La testimonianza di Ciro Ambrosio ha confermato, ancora una volta, la manovra scellerata di quella notte, fuori da ogni logica di sicurezza e prudenza, giustificando il mancato intervento degli altri ufficiali, nella consapevolezza di essere in procinto di finire sugli scogli, con il rischio di commettere ammutinamento che nessuno si sentiva di promuovere.

E’ troppo vicino, questo è pazzo!“: questo il commento sulla plancia di comando prima dell’impatto con lo scoglio mentre Schettino cenava e la guardia era tenuta da Ciro Ambrosio. La frase di commento tra Ambrosio e altri ufficiali a proposito della rotta cambiata da Schettino per fare l’accostata al Giglio, è stata ascoltata dalla registrazione su scatola nera. Nel sottofondo anche le grasse risate di sarcasmo degli ufficiali sul richiamo di Schettino al timoniere “Otherwise we go on the rocks”, “Altrimenti finiamo sugli scogli”, dopo che non venne correttamente eseguito un comando al timone dall’indonesiano Jacob Rusli Bin per due volte.

Lo stesso Ambrosio ha confermato altresì l’inerzia del Comandante nel dare l’emergenza generale e l’abbandono nave di fronte all’ormai irrimediabile perdita della Costa Concordia, le false rassicurazioni fornite alla Capitaneria di Porto di Livorno ordinate dal Comandante stesso, il coinvolgimento della società Costa Crociere, in persona del responsabile dell’unità di crisi sig. Ferrarini, nel ritardare l’abbandono nave e il caos delle operazioni di evacuazione dettato dall’assenza di un opportuno e doveroso coordinamento delle attività da parte del Comandante Schettino.

Degna di nota l’intercettazione ambientale della telefonata tra il Comandante Schettino e il sig. Ferrarini, subito dopo lo schianto, con la quale il primo afferma che si sente morire per il guaio combinato, quasi a prevedere il tragico epilogo.

A spezzare il clima da scaricabarile di ruolo e di relazioni tra i vari soggetti a bordo ed a terra, è la testimonianza del vice-sindaco del Giglio Mario Pellegrini. E dal racconto emerge pacatamente ma con forza assoluta la figura di un vero eroe della vicenda, facendo da contrappunto a chi quella notte – sotto i colori della compagnia – avrebbe dovuto fare e non ha fatto o non ha saputo fare, di chi dalla unità di crisi avrebbe potuto mettere avanti a tutto e tutti la vita e la sicurezza dei passeggeri, e non lo ha fatto, ovvero, infine, di chi, come De Falco, ha semplicemente svolto il proprio lavoro, per il quale è stato preparato e per il quale viene pagato, lasciando il posto a qualcuno che, non avendone alcun dovere e obbligo, se non morale, ha indubbiamente rischiato la vita per degli sconosciuti, con atti di lodevole coraggio e solidarietà. Il vicesindaco saliva sulla nave dalla famosa biscaglina, prodigandosi fino a mattina per aiutare e salvare le persone in difficoltà.

Sul lato sinistro si sono ritrovati in quattro. Pellegrini, un giovane ufficiale, un dottore e un commissario ed hanno pensato loro a salvare oltre cinquecento persone. “La gente urlava, si urlava addosso. Si spingeva, scavalcava bambini, anziani. Avevano tutti paura… l’acqua continuava a salire. Nell’acqua alla fine abbiamo trovato 8, forse 9 persone che non riuscivano a passare. Erano le ultime però. avevo le mani ferite e insanguinate dalla fatica. E’ stato lo sforzo finale, le abbiamo tirate su a mano, spinte verso l’alto con la corda, c’era una ragazza ferita asiatica ma col dottore siamo riusciti a far passare tutti. Quando sono stati all’aria aperta il panico si è calmato. Una volta fuori tutti hanno capito che c’era speranza, che c’erano i tender, che sarebbero riusciti a toccare terra. Così abbiamo anche avuto il tempo di coordinare la discesa, di riscaldarli con un gommone che abbiamo fatto a pezzi e trasformato in una specie di coperta. Poi abbiamo fatto altre due ispezioni per vedere se c’era ancora qualcuno sotto, per due volte, per essere sicuri. E alla fine siamo andati via“, continua.

Quattromila persone infreddolite da portare sull’isola. “Quelli della nave non sapevano neanche bene guidarli. E’ venuta la gente del Giglio a farlo. E’ gente di mare. A me piace la vigna.. Ma loro sono uomini di porto“, dice Pellegrini, che da uomo comune è sceso alle 5 di mattina da una nave abbandonata da tutto il personale della Costa.

 

I PATTEGGIAMENTI DELLA VERGOGNA: udienza 20.07.2013

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IL GUP ACCOGLIE I PATTEGGIAMENTI

QUESTE LE PENE CHE SECONDO LA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI GROSSETO SONO ADEGUATE AI REATI DI OMICIDIO PLURIMO DI 32 PERSONE, LESIONI E NAUFRAGIO COLPOSO PER MIGLIAIA DI VITTIME:

1 anno e 11 mesi ad Ambrosio: secondo in comando, il soggetto che ha portato la Concordia a qualche centinaio di metri dagli scogli delle Scole prima di passare il comando a Schettino.

2 anni e 10 mesi a Ferrarini: capo della unità di crisi della Costa, il soggetto che ha detto a Schettino “non parlarmi alla radio, se ci sentono i mezzi di soccorso ci mangiano la nave”, scegliendo quindi di salvaguardare il valore della concordia piuttosto che il valore delle vite umane, appena quattro mesi in più di Gianpedroni, hotel director della concordia, condannato a due anni e sei mesi.

Pene da abuso edilizio e non certo adeguate alla morte di 32 persone

Non può essere questa la giustizia per le vittime del naufragio, non può addebitarsi solo a Schettino la intera e gravissima responsabilità di quanto avvenuto, soprattutto dopo l’impatto sugli scogli da parte della nave.

Unico interesse della procura di Grosseto è di arrivare ad una veloce chiusura del processo, rivolgendo la propria severità SOLO verso il Comandante, che ha certamente una responsabilità oggettiva ma non può essere il capro espiatorio di tutta la tragedia Concordia, Lasciando invece che tutti gli ufficiali in plancia e i responsabili della Costa S.p.A. se ne escano dal processo senza un solo giorno di carcere essendo le condanne nel limite della sospensione condizionale ovvero di blande misure alternative, ma, soprattutto, senza doversi minimamente curare dei risarcimenti nei confronti delle vittime del naufragio, per le quali, ricordiamo, la Società Costa era stata chiamata a rispondere nel processo penale come responsabile civile dei danni.

Tutte le parti civili hanno sperato fino all’ultimo che il GUP dottor Molino rispedisse al mittente questo accordo, inadeguato, non solo nella misura delle pene concordate con il PM, ma anche per non aver condizionato il patteggiamento al previo risarcimento del danno nei confronti delle parti civili danneggiate, come avviene comunemente in tutte le aule di giustizia per reati ben meno gravi di quelli di cui parliamo.

È NOSTRA FERMA INTENZIONE SOLLECITARE LA PROCURA GENERALE DELLA REPUBBLICA AD IMPUGNARE QUESTA VERGOGNOSA DECISIONE, la quale, agli occhi del mondo intero che ci guarda, non può che essere considerata una facile, troppo facile, VIA DI FUGA PER GLI IMPUTATI, inviando loro la Rassegna stampa estera, che deride il nostro paese!