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Quattro anni di lotta – commento alla sentenza di appello Concordia

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L’aula di udienza a Firenze

Non è notizia di oggi quella che riguarda la sentenza di appello sul naufragio della concordia, che ha confermato la condanna a 16 anni a carico di Schettino.

Abbiamo atteso un po’ di tempo prima di scrivere le nostre note per cercare di realizzare meglio il senso di quella che è stata una vittoria di dimensioni davvero enormi, ottenuta nei confronti di una multinazionale potentissima, la Costa Crociere S.p.A. che ha alle sue spalle la Carnival Cruises, cioè nei confronti di una delle società più importanti e più potenti economicamente al mondo, che nemmeno il governo degli Stati Uniti è mai riuscito ad almeno sottoporre al proprio regime fiscale.

Insomma la notizia è che un gruppo di tignosi avvocati italiani – che si è messo insieme per lavorare al meglio in questo processo – è riuscito davvero a ottenere quello che né il governo degli Stati Uniti né la Procura della Repubblica di Grosseto hanno mai ottenuto e nemmeno cercato di ottenere.

I fatti sono conosciuti: la notte del 13 gennaio 2012 il comandante della Concordia Francesco Schettino la portava a sbattere sugli scogli delle Scole all’isola del Giglio con una manovra di inchino a dir poco suicida.

Da lì ha inizio il naufragio più grande della storia mercantile internazionale: una nave passeggeri di 350 m di lunghezza e di 11 ponti fuori dalla linea d’acqua con a bordo oltre 4.300 persone si squarcia per 70 metri sotto la linea di navigazione e, grazie al vento che sospinge indietro, si appoggia sugli scogli miracolosamente non affondando.

In seguito all’urto con gli scogli ed alla gestione a dir poco demenziale da una parte e delinquenziale dall’altra dell’emergenza così insorta, ben 32 persone perdono la vita mentre altre 4300 rischiano a loro volta di morire ma miracolosamente invece si salvano.

Ne nasce un processo monstre in cui alla fine delle indagini preliminari la Procura di Grosseto ritiene di poter chiedere di rinviare a giudizio il solo comandante Schettino e cinque altre persone in totale tra ufficiali di bordo e uomini della compagnia di navigazione (della Costa veramente il solo Ferrarini facente parte dell’unità di crisi a terra ma nessuno del Consiglio di Amministrazione).

 Nessuno della compagine societaria viene sottoposto al processo per una scelta della Procura di Grosseto che ancora non riusciamo davvero a spiegarci, considerate le plurime responsabilità penali emerse a carico della compagnia nel corso delle investigazioni e ancora di più nel corso del dibattimento stesso.

 Le parti lese in questa vicenda, i passeggeri che hanno perso la vita e quelli che fortunatamente sono sopravvissuti, non vengono mai presi in considerazione da nessuno dell’organo inquirente: alcuni di noi, va rilevato, hanno assistito ad una scena praticamente kafkiana. Alla nostra osservazione come difensori delle parti lese che lamentavano il fatto che la Procura di Grosseto avesse dato il proprio consenso a patteggiamenti scandalosi per gli imputati senza curarsi dei risarcimenti alle vittime del naufragio, il procuratore capo di Grosseto osservava che ci sono i processi civili per i risarcimenti!

Mai abbiamo visto in realtà un atteggiamento di questo genere da parte di una Procura della Repubblica che normalmente tutela proprio le vittime dei reati pretendendo che gli imputati le risarciscano prima di prestare il consenso ai patteggiamenti…Ma questo è stato solo l’inizio della storia di questo processo che all’epoca vedeva schierati da una parte i passeggeri e dall’altra la Compagnia di Navigazione Costa Crociere che riteneva di avere già risarcito correttamente la maggioranza dei naufraghi offrendo loro una cifra a forfait di 11.000 Euro, prendere o lasciare.

Alcuni dei passeggeri, proprio i nostri assistiti, ritenevano di avere diritto ad essere risarciti con cifre molto più alte, ma sopratutto pretendevano Giustizia e verità, perchè avevano vissuto un’esperienza orrenda che li aveva segnati pesantemente.

Ma niente di tutto questo veniva preso in considerazione né da Costa Crociere né dalla Procura di Grosseto che, appunto, dava consensi a patteggiamenti tanto scandalosi che la stessa Procura Generale di Firenze che li avrebbe dovuti avvallare li impugnava invece davanti alla Corte di Cassazione.

Anche questo chiaro segnale pareva non bastare a Grosseto perchè pure il Tribunale durante il dibattimento a carico di Schettino di fatto osteggiava il lavoro delle parti civili che non si rassegnavano ad essere spettatori inermi ma che volevano capire perchè fosse avvenuto quel naufragio e se le responsabilità si dovessero fermare al solo imputato presente o se invece dovessero allargate alla società armatrice.

Il dibattimento a Grosseto peraltro si svolgeva solamente per la scelta – da alcuni giudicata folle, da altri onorevole – di Schettino di chiedere di essere sottoposto al pubblico dibattimento per poter spiegare le sue ragioni.

Dal dibattimento – durato ben 70 udienze spalmate in un periodo di tempo pari ad un anno e mezzo in cui le vite professionali di questi pochi appassionati avvocati venivano di fatto stravolte per poter seguire veramente quello che succedeva – emergevano evidentissime responsabilità pure di Costa Crociere: si citano brevemente al riguardo le anomalie del DGE, diesel generatore di emergenza, che non funzionando per un difetto di progettazione durante la fase dell’emergenza ha comportato di fatto che quantomeno una parte delle vittime del naufragio perdesse la vita poiché non senza il DGE non fu possibile sganciare almeno un’altra delle scialuppe di salvataggio e una sola scialuppa di salvataggio in più sganciata avrebbe comportato che 150 passeggeri avrebbero potuto trovare posto su quella scialuppa, e i morti furono 32!

Non solo. La mancata preparazione dell’equipaggio, l’inesperienza degli ufficiali di bordo di età media abbondantemente sotto i trent’anni, la politica tesa al risparmio su ogni aspetto della sicurezza, le anomalie del programma di emergenza degli ascensori che causarono il blocco del DGE, l’improvvisazione dell’unità di crisi tesa alla sola ri-certificazione della nave per tornare a farla navigare al più presto piuttosto che alla sicurezza delle persone a bordo, tutti questi elementi insieme facevano emergere chiaramente la responsabilità di Costa Crociere che giustificava non solo l’allargamento della responsabilità penale ai vertici societari ma la richiesta di riconoscimento dei danni punitivi per appunto indurre la società armatrice a rivedere le proprie politiche economiche perchè ove fosse stata punita come chiedevamo avrebbe inteso che sarebbe divenuto in futuro maggiormente conveniente spendere per la sicurezza che non dover risarcire le vittime.

Questo gruppo di avvocati ha avuto l’ardire di presentare una denuncia contro i vertici societari di Costa Crociere e Carnival perché ritenevano, come ritengono tuttora, che ci sia una chiara responsabilità in concorso con il Comandante Schettino da parte dei vertici societari.

La Procura di Grosseto invece riteneva di dover richiedere l’archiviazione della denuncia e, con un’altra mossa del tutto inaudita, il Giudice delle Indagini Preliminari di Grosseto a cui era stata rivolta l’opposizione delle parti lese alla richiesta di archiviazione, decideva di procedere direttamente all’archiviazione della denuncia querela senza nemmeno fissare una camera di consiglio in cui gli avvocati avrebbero dovuto essere ascoltati!

Il dibattimento di primo grado si concludeva con una sentenza che dava solo parzialmente ragione alle parti civili escludendo il danno punitivo e concedendo loro dei risarcimenti con una provvisionale che variava fra i 30 e i 50.000 Euro, a parte risarcimenti sproporzionati ai soli enti quali la regione Toscana e il Comune del Giglio.

Costa Crociere poteva dunque davvero stappare lo champagne per lo scampato pericolo, quantomeno perché alcune voci delle pretese risarcitorie delle parti civili erano state in qualche maniera, sia pur molto discutibilmente, molto ridotte grazie ad una sentenza, definita da qualcuno di noi, da ragionieri del diritto.

Questo gruppo di avvocati decideva a questo punto di fare appello contro la sentenza, rischiando che le cifre concesse come provvisionale potessero anche essere ridotte, per cercare di rimediare alla evidente ingiustizia verso le pretese risarcitorie dei naufraghi della sentenza del Tribunale di Grosseto.

Presentava appello anche il Comandante Schettino e la Costa Crociere, chiedendo questa ultima che venissero ridotti gli importi provvisionali concessi agli enti, e infine la Procura di Grosseto che chiedeva abbastanza clamorosamente un aumento di pena di altri 10 anni di carcere contro l’imputato, già condannato a 16 anni in primo grado.

L’inizio del processo d’appello faceva capire a questi difensori che finalmente ci si trovava di fronte a Giudici che erano predisposti ad ascoltare le ragioni dei naufraghi e che non si erano chiusi in posizioni di rifiuto ideologico delle loro pretese.

Si svolge così a Firenze un dibattimento serratissimo che in un solo mese vedeva la discussione di una trentina di avvocati delle parti civili, della Procura, dei difensori di Schettino e di quelli di Costa Crociere.

Si arrivava così finalmente alla sentenza della Corte d’Appello di Firenze che concedeva alle sole parti civili, è solo a loro, la vittoria: le cifre provvisionali concesse con estrema prudenza dal Tribunale di Grosseto venivano tutte aumentata del 50% a favore delle parti civili costituite. Ma non solo. Gli appelli, tanto dell’imputato che della procura, venivano integralmente respinti.  Attribuiamo, a questo ultimo aspetto, un particolare ed ulteriore significato di riconoscimento al nostro lavoro, Quale evidente segno che la Corte d’appello di Firenze ha sposato la nostra visione sui fatti e sul peso delle responsabilità del naufragio: confermando la condotta criminale di schettino, ma riconoscendo implicitamente che esistono altre responsabilità di “contorno”, altrettanto gravi, non riconoscendo apertamente i danni punitivi, la cui applicabilità nel nostro ordina è tuttora incerta, ma aumentando considerevolmente tutte le provvisionali per i nostri clienti.

Costa Crociere ha preso finalmente una sonora batosta da parte del nostro gruppo Giustizia per la Concordia, che si è distinto per avere il coraggio di tenere duro nei confronti della Costa Crociere, della prudenza della Procura di Grosseto ed in quelli della sentenza altrettanto prudente del Tribunale di Grosseto…e non è ancora finita qui perchè in Cassazione ci saremo e ancora chiederemo il riconoscimento dei danni punitivi, attualmente al vaglio delle Sezioni Unite.

Noi rimaniamo sempre dalla parte delle vittime e continueremo ad esserlo perché la giustizia possa effettivamente trovare posto anche in una vicenda di questo genere dove troppe coperture e troppe omissioni si sono verificate.

Cesare G. Bulgheroni  – Avvocato in Milano

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Udienze 3 e 4.11.2014 – Il ritrovamento di Russel Rebello e la testimonianza di altri naufraghi

NAVE COSTA: CERCA FRATELLO CAMERIERE, UN VIDEO SU ABCTrovano finalmente riposo anche i familiari di Russel Rebello, l’ultima delle 32 vittime ad essere recuperata a bordo della Concordia; il 3 novembre 2014, dopo oltre due anni dal naufragio, è stato ritrovato il corpo del cameriere indiano, in una cabina del ponte 8, dagli uomini del Consorzio genovese composto da Saipem e San Giorgio che si stanno spartendo i ricavi delle operazioni di smantellamento della nave. Il nostro pensiero va al fratello Kevin, che ha atteso per moltissimo tempo al Giglio, ed al fatto che anche noi, attraversando il ponte 8 della nave per recarci al sopralluogo in plancia, siamo passati, senza saperlo, proprio vicino alle spoglie di quel povero ragazzo, rimasto sotto la mobilia in attesa di essere visto da qualcuno. Anche in questo gli uomini di Costa Crociere, piuttosto che festeggiare con un sontuoso cocktail party l’arrivo del grande business al porto di Genova, avrebbero dovuto ricordare che la nave era una vera e propria bara galleggiante, visto che trasportava ancora una delle vittime.

Il 3 novembre i primi testi a salire sul banco sono gli assistiti dell’Avvocato Gallenca, legato al pool Giustizia per la Concordia. Il primo a testimoniare è un giovane naufrago, ancora minorenne, Edoardo. Il viaggio era il regalo dello zio, pure presente a bordo, per l’ottimo rendimento scolastico. Edoardo ha raccontato con grande difficoltà ed emozione le fasi dello sbarco, rese complicate dalla inclinazione della nave e dalla assenza degli ufficiali o di membri dell’equipaggio; era sul lato verso il Giglio e dal terzo ponte con un balzo ci si poteva buttare in mare, tanto erano inclinati. Si scivolava e i passeggeri hanno formato una catena umana lungo il ponte tre per evitare di cadere a mare e per salire sulle scialuppe. Ha ricordato il via vai di barche per prelevare gli altri passeggeri.

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Udienza 20 e 21.10.2014 – Effetto “Report”, lo stress post-traumatico e De Girolamo superstar

imageA seguito della inchiesta televisiva “Concordia nazionale” mandata in onda da “Report”, alla quale noi di “Giustizia per la Concordia” abbiamo contribuito in maniera determinante, fornendo alla giornalista Giovanna Boursier tonnellate di materiale processuale, informazioni, intercettazioni e verbali di udienza,  è stata disposta una ispezione ministeriale al RINA (registro italiano navale). Nel corso del programma, tra le molte cose che non vanno, è stata trasmessa una intercettazione telefonica tra l’Ingegner Parodi (responsabile tecnico della Costa Crociere) e l’avv. Porcellacchia (ufficio legale Costa), nella quale si parlava di boccole (la parte in cui ruota il perno delle eliche) che si surriscaldano, prove “finte” a mare delle navi (tra le quali la Concordia), e del fatto che Rina fa tutto quello che gli dice Fincantieri. Ovviamente un fatto gravissimo, che ha letteralmente fatto saltare dalla sedia il Ministro dei Trasporti Lupi, il quale ha poi immediatamente inviato i propri ispettori all’Ente di certificazione nazionale, che dovrebbe quindi essere un organo terzo e imparziale.

La cosa evidentemente ha messo in agitazione Costa Crociere, che il 20.10.2014 ha inviato il proprio legale Marco de Luca a Grosseto per rilasciare dichiarazioni fuori udienza ai giornalisti sulla vicenda “Report”: in poche parole si vorrebbe sostenere che essendo la nave di cui si parlava “in consegna” e quindi non ancora di proprietà della Costa, questa ultima avrebbe sarebbe la danneggiata e non la autrice di una cosa del genere. Peccato che a parlare con piena cognizione di causa e sapendo perfettamente come sarebbe andata a finire la questione sulla certificazione di classe, non fossero Fincantieri o Rina, ma due funzionari di vertice di Costa Crociere, che ha indubbiamente tutto l’interesse ad una consegna in termini, per non perdere due settimane (o mesi) di Crociera sulla nuova nave “in consegna” (lo dicono nella intercettazione), già prenotate e pagate dai clienti. Se poi le boccole si surriscaldano o bruciano chi se ne frega, basta andare più piano. Insomma siamo sempre lì, il parametro per l’armatore non è certo la sicurezza delle navi e quindi dei passeggeri, ma il massimo guadagno. L’Avv. De Luca durante la intervista parla di mistificazioni ma, messo sotto pressione dai giornalisti, risponde stizzito e con evidentissima difficoltà.

Inutile sottolineare che il Ministro Lupi appena ascoltata la intercettazione in televisione, non ha intravisto mistificazioni ed ha subito deciso di approfondire, mentre la Procura, presente in aula mentre quelle intercettazioni venivano sentite per la prima volta, non ha fatto nulla. E il suo mestiere è anche, sopratutto, quello di indagare.

Altra vicenda a margine della udienza è il deposito – da parte dei ns. Avvocati Cesare Bulgheroni, Alessandra Guarini e Massimiliano Gabrielli – della istanza ex art. 391 bis cpp alla Procura di Grosseto, affinché questa proceda a convocare la Cemortan. Riteniamo, come detto, che la stessa possa portare elementi nuovi rispetto alla sua deposizione in aula, avvenuta un anno fa nel processo Schettino. Fatti che sarebbero attinenti alla ns. denuncia contro i vertici di Costa e Carnival, all’ipotesi di abbandono di incapace (comandante e ufficiale sarebbero stati distolti dalla gestione dell’emergenza e dal soccorso ai passeggeri) se non proprio alla cooperazione colposa in omicidio colposo. Inoltre chiediamo di sapere perché la moldava abbia contestato la sottoposizione al test antidroga (disposto dal gip, il 17 gennaio 2012, in Tribunale) al solo Schettino e non anche agli altri ufficiali di plancia. Forse la Cemortan era a conoscenza dell’abuso di sostanze stupefacenti da parte di qualcuno in plancia quella notte?

imagePassiamo alla udienza del 20.10.2014,  delicatissima per noi del pool “Giustizia per la Concordia”: viene infatti sentito il consulente medico, prof. Giovanni De Girolamo, che ha redatto per la maggior parte dei nostri assistiti la relazione medico-legale che accerta in tutti loro la presenza e sussistenza dei sintomi di post traumatic stress disorder (ptsd o dpts), quantificando in termini percentuali il danno biologico e proponendo i parametri di liquidazione economica secondo i criteri di danno tabellare comunemente utilizzati per il risarcimento dei danni alla persona. All’esito del suo esame in aula possiamo senza dubbio alcuno dire che abbiamo avuto dalla nostra parte il massimo esperto nazionale di settore nel campo di conseguenze psichiche e psicopatologiche conseguenti alla esposizione di un soggetto ad eventi traumatici di rilevante portata.

Il professor De Girolamo, sottoposto ad esame in aula dal nostro Cesare Bulgheroni, per la prima volta, in modo esaustivo e scientifico, ha illustrato al Tribunale ed alla platea di ascoltatori un concetto finora dato per scontato e come noto a tutti, ma niente affatto approfondito: ovverosia la nozione, il fondamento scientifico, la fenomenologia clinica, le caratteristiche, i precedenti di studi su eventi catastrofici e su vittime di naufragi, e la metodologia di individuazione e classificazione del disturbo post traumatico da stress.

imageInsomma la trattazione di una “parte generale” delle relazioni peritali dei nostri clienti, che riteniamo essere stata davvero incisiva ed assolutamente convincente, anche nel paragone con il disastro delle torri gemelle, tanto da guadagnarsi la prima pagina dei giornali.

Per scendere nel caso di cui ci occupiamo, si è chiarito che laddove l’esistenza, ed anche l’eccezionalità e la gravità dell’evento traumatico non possono esser messi in discussione, come nel caso della naufragio della Concordia, “evento paragonabile soltanto all’attentato delle Torri Gemelle. Nessuno puo’ negare che l’affondamento di una nave, imprevisto e imprevedibile, al buio, in mare, con migliaia di persone a bordo, sia solo confrontabile con l’attentato dell’11 settembre a New York“, anche la presenza di un DPTS in una significativa proporzione di vittime deve essere data per scontata, nel senso che è innegabile che dalla partecipazione dei soggetti esposti a quella esperienza derivi un significativo disturbo di natura psicologica permanente, più o meno accentuato a seconda di vari fattori concausali. Continua a leggere

SIT-IN dei passeggeri nel processo Concordia – lunedì 13.01.2014

ticket anniversarioConfermato l’evento organizzato dal pool Giustizia per la Concordia in occasione della seconda ricorrenza del naufragio della nave Costa Concordia per il giorno 13 gennaio 2014 ore 09,00 presso l’aula di udienza al teatro Moderno di Grosseto.

Nonostante la agitazione nazionale della categoria degli Avvocati indetta per quei giorni a livello nazionale (13,14 e 15 gennaio), e la intenzione manifestata dai difensori dell’imputato Francesco Schettino, di aderire allo sciopero, la cancelleria del tribunale ci ha appena confermato che l’udienza del 13 gennaio verrà aperta come previsto presso il Teatro Moderno e, preso atto della astensione, verrà disposto il rinvio all’udienza del 27 gennaio 2014, consentendoci dunque di osservare preliminarmente qualche minuto di silenzio in suffragio delle vittime e svolgere la nostra manifestazione in ingresso della aula. L’udienza del 14 gennaio, viceversa, non si terrà.

FB contactsMassima attenzione da parte dei media, televisioni e stampa nazionale ed estera, ed eccezionale interesse da parte dei passeggeri e dell’intero popolo di internet (ad oggi 5.884 visualizzazioni su facebook del post relativo all’evento), e quindi confidiamo in una ampia e solidale partecipazione alla marcia pacifica dei passeggeri verso il Teatro ed al successivo sit-in di protesta, al fine di sensibilizzare il Tribunale e la Procura di Grosseto a tutelare e garantire gli interessi delle parti civili e della collettività tutta, anche attraverso il riconoscimento del DANNO PUNITIVO a carico della responsabile civile, e pretendere dalla compagnia Costa Crociere maggiore RISPETTO per i naufragi ed una offerta per risarcimenti ADEGUATI senza aspettare la fine del processo.

Giustizia per la Concordia, appunto!

A seguire ed in uscita dal Teatro chi lo desidera potrà recarsi presso l’isola del Giglio, ove si svolgerà un programma di celebrazioni, molto sobrio rispetto allo scorso anno in modo da privilegiare la preghiera e la riflessione, terminando con una processione con fiaccolata ed il suono delle sirene di tutte le imbarcazioni in porto all’ora dell’impatto (21,45,7″). Il Sindaco del Comune dell’Isola in persona, Sergio Ortelli, ci ha anticipato il programma pregandoci di “estendere l’invito ai naufraghi che sono e saranno sempre accolti con affetto dai gigliesi“. QUI DI SEGUITO IL LINK AL PROGRAMMA COMPLETO Lunedì 13 gennaio 2014 programma definitivo Giglio

Appuntamento quindi per tutte le parti civili, le loro famiglie, i loro difensori ed amici, tutti i passeggeri anche se già risarciti e chiunque voglia partecipare all’evento, per il giorno 13 gennaio 2014, al meeting point presso l’hotel Airone di Grosseto (via Senese n.35) per le ore 08,30, onde potersi riunire, conoscersi e coordinare, ed avviarci in corteo pacifico verso il Teatro moderno, presso il quale si svolgerà l’udienza ed il Sit-In; in alternativa potrete recarvi direttamente presso il Teatro in Via Tripoli n.33. Non ci saranno striscioni o cartelli quale forma di rispetto alle vittime e di decoro del luogo ove ci si troverà che, seppure all’interno di un Teatro per ragioni organizzative, rappresenta pur sempre il Tribunale di Grosseto.

NON E’ NECESSARIO ACCREDITARSI PRIMA, ma sarebbe consigliabile ed opportuno per motivi organizzativi e di sicurezza all’ingresso del Teatro, presidiato dalle forze dell’ordine e dagli addetti di Cancelleria, fornirci per email il prima possibile i dati di chi voglia partecipare (nome, cognome, data di nascita e residenza, ruolo – es. passeggero, familiare, dipendente della Costa, cittadino del Giglio, supporter etc.), al fine di evitarvi inutili attese la mattina del 13 gennaio. La mail di riferimento è giustiziaperlaconcordia@agenzialegale.net

in ogni caso Confermate tramite facebook la vs partecipazione alla manifestazione e condividete con i vs. conoscenti l’evento!

VI ASPETTIAMO IN MASSA CON I VOSTRI FAMILIARI E VI INVITIAMO A DIFFONDERE IL PIU POSSIBILE LA NOTIZIA SULLA INIZIATIVAVOLANTINO COSTA-1

VOLANTINO COSTA

Anniversario del NAUFRAGIO CONCORDIA 13.01.2014: L’IMPORTANZA DI ESSERCI!

VOLANTINO COSTA-1VOLANTINO COSTA

VOLANTINO COSTA

Udienze 18 e 19 novembre 2013 – Muscas, Spadavecchia, Pilon, Christidis, Fiorito

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La udienza del 18 novembre parte con la deposizione di MUSCAS, capo elettricista della nave Concordia con quarant’anni di esperienza; oltre alle già note circostanze sui momenti dell’urto sugli scogli, lo stesso Muscas riferisce del suo tentativo di far ripartire il generatore di emergenza in ogni modo possibile, anche infilando il cacciavite a forza dentro l’interruttore che lo comandava e che andava costantemente in corto circuito, impedendo alla corrente di entrare in rete. Il problema, tuttavia, non venne risolto poiché il generatore dopo appena 10 minuti in moto (e senza neppure entrare in carico) si era surriscaldato ed andava in blocco continuamente, poiché la ventola che lo doveva raffreddare non partiva anch’essa, ed era comandata da un commutatore che, in assenza di tensione di corrente, non poteva essere bypassato meccanicamente come l’altro interruttore del DGE. Insomma un cane che si morde la coda: il commutatore che faceva partire la ventola di raffreddamento non poté essere azionato mancando la corrente, la quale non veniva erogata dal generatore di emergenza che era in blocco perché surriscaldato proprio dal mancato avvio della ventola!

Riguardo alla manutenzione del DGE (Diesel Generatore di Emergenza), sostiene che fosse stata fatta regolarmente, e, oltre che facendolo partire periodicamente, anche mettendolo sotto carico e mandando in rete la energia elettrica: la risposta del teste tuttavia non è credibile, poiché, innanzitutto la cosa avrebbe comportato un black-out totale dei sistemi elettrici della nave per 10-12 secondi (tempo necessario al DGE per mettersi in moto e attaccarsi in rete), comportando anche il reset di tutti i moltissimi sistemi informatici e di strumentazione di bordo non collegati all’UPS (batterie tampone di emergenza), ed inoltre poiché i registri di manutenzione (infoship) erano tenuti da Muscas su cartaceo e, pare, immessi in un secondo momento (Codacons risulta aver presentato una denuncia-querela per la manomissione dei registri informatici di manutenzione della Concordia).

Il capo elettricista, poi, afferma con certezza assoluta (sostiene infatti che facevano delle prove periodiche con gli elettricisti di bordo), che il Generatore di Emergenza alimentava gli ascensori, nel limite di consentire loro di andare fino al ponte 4 (ponte di imbarco sulle scialuppe) ed aprire le porte dall’interno. Poiché la corrente del DGE non è mai entrata in rete, dice di non sapere se gli ascensori siano arrivati al piano e se le porte fossero chiuse, né sa riferire se vi sia stato un controllo al riguardo. In ogni caso Muscas per la prima volta conferma quanto da mesi stiamo chiedendo sugli ascensori, sconfessando quanto sostenuto più volte dai periti del Tribunale, ossia che il DGE non alimentasse gli ascensori.

Anche questo teste, conferma di aver assistito ad una copiosa fuoriuscita di acqua al di sopra della porta stagna che divideva i comparti della sala macchine.

Muscas su domanda dell’avvocato Massimiliano Gabrielli, del pool Giustizia per la Concordia, riferisce di aver incassato € 20.418,97 il 4 febbraio 2012, come risarcimento del danno, e che venne convocato dai legali della Costa presso la sede di Genova. 

SPADAVECCHIA, invece, era il responsabile informatico della nave. Di interessante conferma sempre su domande delle parti civili, che dalla centrale operativa della Costa, ed in realtà da chiunque tramite collegamento Web, era possibile monitorare la posizione della nave e la rotta tramite punto GPS, addirittura anche con collegamenti WebCam a prua e poppa, ed inoltre che il sistema principale di comunicazioni utilizzato a mare è il VHF, facendo emergere la anormalità dell’utilizzo di un telefonino cellulare per mettersi in contatto con Ferrarini, capo della unità di crisi e con la centrale operativa di Genova, per effettuare una comunicazione di emergenza così importante, piuttosto che con il sistema telefonico satellitare di bordo, a disposizione della plancia di comando.  

È chiaro che, utilizzando il VHF sul canale 16, anche solo per il lasciare il messaggio Security (obbligatorio in caso ci siano ad es. ostacoli galleggianti o segnalazioni di attenzione per chi si trovi a transitare a mare in quella zona) riguardo una nave da 300 metri rimasta immediatamente dopo l’urto senza propulsione, sia la Capitaneria di Porto che i rimorchiatori e chiunque sia su quel canale può ascoltare e predisporsi ad intervenire.

Il messaggio security (in ordine c’è il security, emergency e infine il may-day o distress) non venne mai dato al VHF, e nonostante Spadavecchia avesse sul suo pannello predisposto l’accesso a tutti i numeri delle capitanerie di porto, della sala operativa ed anche dei mezzi di soccorso di zona, nessun avviso tramite VHF od altro fu diramato, né fu mai fatta richiesta per un intervento dei rimorchiatori. I motivi ormai sono intuitivamente noti: il costo per la Compagnia!

Anche Spadavecchia ha preso oltre 20.000 euro, già il 4 febbraio 2012, ed è stato convocato a Genova dalla Costa.

PILON era il Direttore Macchine, un uomo di età avanzata ed ormai in pensione. La sua testimonianza riporta ai momenti di concitazione e di disorganizzata confusione successivi all’urto, come anche, però, alle evidentissime indicazioni date a Schettino sulla situazione drammatica in cui la nave si è trovata dopo pochi minuti dall’impatto (c’è l’acqua fino alla officina, cioè al ponte zero!). I locali dei generatori erano tutti completamente allagati e i comparti stagni perduti erano già praticamente tre.

Conferma anche di aver ricevuto quasi € 30.000 il 31.01.2012 (!) + cassa marittima per i giorni di malattia e di esser stato sentito dagli avvocati della Costa a Genova. Mettiamoci pure che a bordo della Concordia c’era anche la moglie, ovviamente ospite, ed è facile capire che Pilon si è portato a casa quasi 50.000 euro

Il giorno successivo tocca a CHRISTIDIS, il quale, non essendo ancora operativo, poiché imbarcato da pochi giorni per affiancamento all’ufficiale che andava a sostituire, ci fornisce informazioni soprattutto sul comportamento del Comandante Schettino nella fase di emergenza ed abbandono della nave e del presunto loro tentativo di tornare a bordo con un gommone dei soccorritori il cui equipaggio, tuttavia, venne perentoriamente richiamato per rientrare in porto. 

In più occasioni evidenzia che il comportamento del personale della Costa e degli ufficiali a bordo era incredibilmente statico, aspettavano tutti (compreso Schettino, che non a caso parlava con Ferrarini e qualcun’altro a terra) chissà cosa, e gli incaricati a ruolo di appello, aldilà dell’ordine del Comandante di abbandonare la nave, non si attivavano per intervenire o predisporre quanto necessario, nonostante fosse stato già dato il segnale delta x ray. 

Christidis a meno di un mese dal naufragio (16.02.2013) ha incassato come risarcimento dalla Costa quasi € 35.000, oltre 2.683,00 da INAIL-cassa marittima per i giorni di malattia. Pure lui sentito dai referenti Costa.

Il teste più interessante di questa tornata, però, è sicuramente FIORITO, responsabile in sala macchine al momento dell’incidente; anche attraverso contestazioni SIT ed una intercettazione telefonica ascoltata in aula (siamo convinti che sia stata platealmente riprodotta dai PM perché, parlando con la madre, riferiva più volte che il Comandante Schettino era “una testa di minchia“) Fiorito conferma di una sua partecipazione ad almeno 3 precedenti passaggi ravvicinati al Giglio della Concordia “sempre più vicino, sempre più vicino e che, anche se dalla sala macchine ovviamente non vedevano in effetti la rotta e la distanza dall’isola, si rendevano perfettamente conto che passavano vicino alla costa dalle vibrazioni dell’acqua dalla pancia della nave, che aumentano sempre di più man mano che ci si avvicina al basso fondale. Insomma, anche in sala macchine  lo sapevano tutti che si stava facendo l’inchino. Tutti consapevoli e ognuno ha fatto la sua parte!!! Quindi tutti compartecipi nell’accaduto, in plancia, come in sala macchine e a terra! 

Poi ha riferito che la porta stagna tra i comparti macchine si teneva comunemente aperta per evitare la depressione aria tra i due locali, anche se in quella occasione era chiusa. Afferma che era possibile tenerla aperta in base ad una deroga. Nelle scorse udienze l’Avvocato Pinna per il Ministero, ha chiarito senza ombra di dubbio che questa deroga, sbandierata dalla Compagnia Costa a tutti i componenti della sala macchine ed agli ufficiali della Concordia, in realtà NON ESISTE: è stata chiesta ed è stata rifiutata! Eppure la prassi era tutt’altra. Comunque anche Fiorito conferma i trafili di acqua dalle porte stagne. 

Insomma, quando anche le porte erano chiuse, evidentemente c’erano problemi di tenuta dei comparti. Schettino, fuori udienza, ci ha riferito che la tenuta dei comparti sulle navi è un problema di natura seria, che aveva comportato una sua direttiva generale di warning scritto all’equipaggio, riguardo al fatto che quando si effettuavano lavori di modifiche o riparazioni a bordo, gli operai foravano senza troppi problemi le paratie per passare cavi od altro, e non si preoccupavano poi di sigillare adeguatamente per garantirne la tenuta stagna. 

 Da quanto riferito dai testi del processo Schettino, come ribadito con un ns. COMUNICATO STAMPA per rispondere alle dichiarazioni fatte dal legale della Costa Crociere (sostenendo sostanzialmente che il DGE non ha funzionato per colpa dell’urto), risulta quindi un fatto certo.

Queste navi sono progettate per offrire una sensazione di lusso ai passeggeri e massimizzare i guadagni dell’armatore, ma non certo per garantire la sicurezza in caso di emergenza; sulla Concordia non ha funzionato praticamente nulla

Il generatore di emergenza é all’undicesimo piano e lontano dal punto di urto, eppure è andato subito in grave avaria, impedendo di dare corrente ai sistemi vitali per la gestione dell’abbandono nave, le porte stagne facevano acqua da tutte le parti e gli ascensori si sono trasformati in trappole mortali.

Se a questo aggiungiamo che l’equipaggio e gli ufficiali si sono lasciati prendere dal panico e che dalla unità di crisi, nonostante l’evidenza della situazione, non sono arrivate disposizioni per dare subito la emergenza generale, si spiega quale gravissima responsabilità abbia Costa Crociere.

  

Processo Concordia bis contro vertici Costa e Carnival

20130517-223234.jpgGiustizia per la Concordia legge con soddisfazione che la Procura di Grosseto ha disposto l’apertura di un nuovo filone di indagini a carico dei membri del consiglio di amministrazione di Costa e di Carnival per avere concorso nel naufragio della Concordia consentendo gli inchini e per non aver predisposto ogni necessario mezzo di prevenzione.
I membri dei due cda saranno indagati anche per avere concorso a ritardare i soccorsi e l’abbandono nave.
La Procura di Grosseto ha dunque deciso di dare corso alla denuncia presentata da Giustizia per la Concordia il 15 aprile scorso basata sugli atti di indagini, sulla perizia agli atti e sull’indagine amministrativa svolta dalla Capitaneria di porto di Livorno sulle cause del disastro.
Confidiamo che emergeranno effettivamente tutte le responsabilità della Costa Crociere SPA e che i suoi amministratori si troveranno presto anche loro sul banco degli imputati assieme a Schettino che, come abbiamo sempre ritenuto, non può essere indicato quale capro espiatorio. Nel processo bis Costa in persona dei suoi amministratori si potrá finalmente vedere direttamente imputata di quanto successo.

La notizia della ns denuncia é passata sul tg1 inoltre é su repubblica http://firenze.repubblica.it/cronaca/2013/05/17/news/concordia_indagati_per_il_naufragio_5_componenti_del_cda_di_costa_crociere-59026334/?ref=HREC1-6 e anche sul fatto quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/17/concordia-5-nuovi-indagati-sono-componenti-del-cda-costa/597721/

RASSEGNA STAMPA