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Quattro anni di lotta – commento alla sentenza di appello Concordia

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L’aula di udienza a Firenze

Non è notizia di oggi quella che riguarda la sentenza di appello sul naufragio della concordia, che ha confermato la condanna a 16 anni a carico di Schettino.

Abbiamo atteso un po’ di tempo prima di scrivere le nostre note per cercare di realizzare meglio il senso di quella che è stata una vittoria di dimensioni davvero enormi, ottenuta nei confronti di una multinazionale potentissima, la Costa Crociere S.p.A. che ha alle sue spalle la Carnival Cruises, cioè nei confronti di una delle società più importanti e più potenti economicamente al mondo, che nemmeno il governo degli Stati Uniti è mai riuscito ad almeno sottoporre al proprio regime fiscale.

Insomma la notizia è che un gruppo di tignosi avvocati italiani – che si è messo insieme per lavorare al meglio in questo processo – è riuscito davvero a ottenere quello che né il governo degli Stati Uniti né la Procura della Repubblica di Grosseto hanno mai ottenuto e nemmeno cercato di ottenere.

I fatti sono conosciuti: la notte del 13 gennaio 2012 il comandante della Concordia Francesco Schettino la portava a sbattere sugli scogli delle Scole all’isola del Giglio con una manovra di inchino a dir poco suicida.

Da lì ha inizio il naufragio più grande della storia mercantile internazionale: una nave passeggeri di 350 m di lunghezza e di 11 ponti fuori dalla linea d’acqua con a bordo oltre 4.300 persone si squarcia per 70 metri sotto la linea di navigazione e, grazie al vento che sospinge indietro, si appoggia sugli scogli miracolosamente non affondando.

In seguito all’urto con gli scogli ed alla gestione a dir poco demenziale da una parte e delinquenziale dall’altra dell’emergenza così insorta, ben 32 persone perdono la vita mentre altre 4300 rischiano a loro volta di morire ma miracolosamente invece si salvano.

Ne nasce un processo monstre in cui alla fine delle indagini preliminari la Procura di Grosseto ritiene di poter chiedere di rinviare a giudizio il solo comandante Schettino e cinque altre persone in totale tra ufficiali di bordo e uomini della compagnia di navigazione (della Costa veramente il solo Ferrarini facente parte dell’unità di crisi a terra ma nessuno del Consiglio di Amministrazione).

 Nessuno della compagine societaria viene sottoposto al processo per una scelta della Procura di Grosseto che ancora non riusciamo davvero a spiegarci, considerate le plurime responsabilità penali emerse a carico della compagnia nel corso delle investigazioni e ancora di più nel corso del dibattimento stesso.

 Le parti lese in questa vicenda, i passeggeri che hanno perso la vita e quelli che fortunatamente sono sopravvissuti, non vengono mai presi in considerazione da nessuno dell’organo inquirente: alcuni di noi, va rilevato, hanno assistito ad una scena praticamente kafkiana. Alla nostra osservazione come difensori delle parti lese che lamentavano il fatto che la Procura di Grosseto avesse dato il proprio consenso a patteggiamenti scandalosi per gli imputati senza curarsi dei risarcimenti alle vittime del naufragio, il procuratore capo di Grosseto osservava che ci sono i processi civili per i risarcimenti!

Mai abbiamo visto in realtà un atteggiamento di questo genere da parte di una Procura della Repubblica che normalmente tutela proprio le vittime dei reati pretendendo che gli imputati le risarciscano prima di prestare il consenso ai patteggiamenti…Ma questo è stato solo l’inizio della storia di questo processo che all’epoca vedeva schierati da una parte i passeggeri e dall’altra la Compagnia di Navigazione Costa Crociere che riteneva di avere già risarcito correttamente la maggioranza dei naufraghi offrendo loro una cifra a forfait di 11.000 Euro, prendere o lasciare.

Alcuni dei passeggeri, proprio i nostri assistiti, ritenevano di avere diritto ad essere risarciti con cifre molto più alte, ma sopratutto pretendevano Giustizia e verità, perchè avevano vissuto un’esperienza orrenda che li aveva segnati pesantemente.

Ma niente di tutto questo veniva preso in considerazione né da Costa Crociere né dalla Procura di Grosseto che, appunto, dava consensi a patteggiamenti tanto scandalosi che la stessa Procura Generale di Firenze che li avrebbe dovuti avvallare li impugnava invece davanti alla Corte di Cassazione.

Anche questo chiaro segnale pareva non bastare a Grosseto perchè pure il Tribunale durante il dibattimento a carico di Schettino di fatto osteggiava il lavoro delle parti civili che non si rassegnavano ad essere spettatori inermi ma che volevano capire perchè fosse avvenuto quel naufragio e se le responsabilità si dovessero fermare al solo imputato presente o se invece dovessero allargate alla società armatrice.

Il dibattimento a Grosseto peraltro si svolgeva solamente per la scelta – da alcuni giudicata folle, da altri onorevole – di Schettino di chiedere di essere sottoposto al pubblico dibattimento per poter spiegare le sue ragioni.

Dal dibattimento – durato ben 70 udienze spalmate in un periodo di tempo pari ad un anno e mezzo in cui le vite professionali di questi pochi appassionati avvocati venivano di fatto stravolte per poter seguire veramente quello che succedeva – emergevano evidentissime responsabilità pure di Costa Crociere: si citano brevemente al riguardo le anomalie del DGE, diesel generatore di emergenza, che non funzionando per un difetto di progettazione durante la fase dell’emergenza ha comportato di fatto che quantomeno una parte delle vittime del naufragio perdesse la vita poiché non senza il DGE non fu possibile sganciare almeno un’altra delle scialuppe di salvataggio e una sola scialuppa di salvataggio in più sganciata avrebbe comportato che 150 passeggeri avrebbero potuto trovare posto su quella scialuppa, e i morti furono 32!

Non solo. La mancata preparazione dell’equipaggio, l’inesperienza degli ufficiali di bordo di età media abbondantemente sotto i trent’anni, la politica tesa al risparmio su ogni aspetto della sicurezza, le anomalie del programma di emergenza degli ascensori che causarono il blocco del DGE, l’improvvisazione dell’unità di crisi tesa alla sola ri-certificazione della nave per tornare a farla navigare al più presto piuttosto che alla sicurezza delle persone a bordo, tutti questi elementi insieme facevano emergere chiaramente la responsabilità di Costa Crociere che giustificava non solo l’allargamento della responsabilità penale ai vertici societari ma la richiesta di riconoscimento dei danni punitivi per appunto indurre la società armatrice a rivedere le proprie politiche economiche perchè ove fosse stata punita come chiedevamo avrebbe inteso che sarebbe divenuto in futuro maggiormente conveniente spendere per la sicurezza che non dover risarcire le vittime.

Questo gruppo di avvocati ha avuto l’ardire di presentare una denuncia contro i vertici societari di Costa Crociere e Carnival perché ritenevano, come ritengono tuttora, che ci sia una chiara responsabilità in concorso con il Comandante Schettino da parte dei vertici societari.

La Procura di Grosseto invece riteneva di dover richiedere l’archiviazione della denuncia e, con un’altra mossa del tutto inaudita, il Giudice delle Indagini Preliminari di Grosseto a cui era stata rivolta l’opposizione delle parti lese alla richiesta di archiviazione, decideva di procedere direttamente all’archiviazione della denuncia querela senza nemmeno fissare una camera di consiglio in cui gli avvocati avrebbero dovuto essere ascoltati!

Il dibattimento di primo grado si concludeva con una sentenza che dava solo parzialmente ragione alle parti civili escludendo il danno punitivo e concedendo loro dei risarcimenti con una provvisionale che variava fra i 30 e i 50.000 Euro, a parte risarcimenti sproporzionati ai soli enti quali la regione Toscana e il Comune del Giglio.

Costa Crociere poteva dunque davvero stappare lo champagne per lo scampato pericolo, quantomeno perché alcune voci delle pretese risarcitorie delle parti civili erano state in qualche maniera, sia pur molto discutibilmente, molto ridotte grazie ad una sentenza, definita da qualcuno di noi, da ragionieri del diritto.

Questo gruppo di avvocati decideva a questo punto di fare appello contro la sentenza, rischiando che le cifre concesse come provvisionale potessero anche essere ridotte, per cercare di rimediare alla evidente ingiustizia verso le pretese risarcitorie dei naufraghi della sentenza del Tribunale di Grosseto.

Presentava appello anche il Comandante Schettino e la Costa Crociere, chiedendo questa ultima che venissero ridotti gli importi provvisionali concessi agli enti, e infine la Procura di Grosseto che chiedeva abbastanza clamorosamente un aumento di pena di altri 10 anni di carcere contro l’imputato, già condannato a 16 anni in primo grado.

L’inizio del processo d’appello faceva capire a questi difensori che finalmente ci si trovava di fronte a Giudici che erano predisposti ad ascoltare le ragioni dei naufraghi e che non si erano chiusi in posizioni di rifiuto ideologico delle loro pretese.

Si svolge così a Firenze un dibattimento serratissimo che in un solo mese vedeva la discussione di una trentina di avvocati delle parti civili, della Procura, dei difensori di Schettino e di quelli di Costa Crociere.

Si arrivava così finalmente alla sentenza della Corte d’Appello di Firenze che concedeva alle sole parti civili, è solo a loro, la vittoria: le cifre provvisionali concesse con estrema prudenza dal Tribunale di Grosseto venivano tutte aumentata del 50% a favore delle parti civili costituite. Ma non solo. Gli appelli, tanto dell’imputato che della procura, venivano integralmente respinti.  Attribuiamo, a questo ultimo aspetto, un particolare ed ulteriore significato di riconoscimento al nostro lavoro, Quale evidente segno che la Corte d’appello di Firenze ha sposato la nostra visione sui fatti e sul peso delle responsabilità del naufragio: confermando la condotta criminale di schettino, ma riconoscendo implicitamente che esistono altre responsabilità di “contorno”, altrettanto gravi, non riconoscendo apertamente i danni punitivi, la cui applicabilità nel nostro ordina è tuttora incerta, ma aumentando considerevolmente tutte le provvisionali per i nostri clienti.

Costa Crociere ha preso finalmente una sonora batosta da parte del nostro gruppo Giustizia per la Concordia, che si è distinto per avere il coraggio di tenere duro nei confronti della Costa Crociere, della prudenza della Procura di Grosseto ed in quelli della sentenza altrettanto prudente del Tribunale di Grosseto…e non è ancora finita qui perchè in Cassazione ci saremo e ancora chiederemo il riconoscimento dei danni punitivi, attualmente al vaglio delle Sezioni Unite.

Noi rimaniamo sempre dalla parte delle vittime e continueremo ad esserlo perché la giustizia possa effettivamente trovare posto anche in una vicenda di questo genere dove troppe coperture e troppe omissioni si sono verificate.

Cesare G. Bulgheroni  – Avvocato in Milano

Processo Concordia Bis

Avvocato Massimiliano GabrielliLa associazione nazionale ANMIL, da sempre impegnata sul tema della sicurezza sul lavoro e rispetto delle normative antinfortunistiche, ha affidato il mandato difensivo agli Avvocati Massimiliano Gabrielli, Cesare Bulgheroni ed Alessandra Guarini, per essere rappresentata come parte civile nel processo Concordia bis, che si occuperà delle violazione delle norme a tutela dei lavoratori e dei reati ambientali. Alla udienza di apertura, tenutasi il 07.03.2015 davanti al Tribunale monocratico di Grosseto, gli Avvocati della associazione hanno depositato a sorpresa una richiesta di maxi-risarcimento per un milione di euro, motivata dai malfunzionamenti della nave ed il mancato rispetto delle normative di emergenza da parte della compagnia di navigazione, sul modello statunitense di danni punitivi con effetti deterrenti e di prevenzione contro futuri disastri navali, ed hanno ottenuto dal Giudice la chiamata in causa di Costa Crociere SpA come responsabile civile, che quindi sarà nuovamente tenuta al pagamento dei futuri risarcimenti. Le parti processuali giocheranno una partita contro il tempo, sul filo della prescrizione dei reati che, essendo di natura contravvenzionale, in questo giudizio maturerebbe a gennaio 2017; il calendario di udienze, già stabilito con ritmi molto intensi, ha però sin da subito chiarito che è tutta intenzione del Tribunale arrivare a pronunciarsi con una nuova sentenza prima della estate. Il 28 aprile si aprirà a Firenze anche il processo di appello del processo penale principale sul naufragio della Concordia, con il quale il comandante Francesco Schettino è stato già condannato a 16 anni di carcere.

RAI NEWS TGR EDIZIONE DELLE 19.30 del 08/03/2016 – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/basic/PublishingBlock-0f7d1998-654b-4a4d-8455-2d2a1121bfb2-archivio.html

13/01/2016 quattro anni dal naufragio Concordia

Sono passati quattro anni esatti dal tragico naufragio della Costa Concordia al largo dell’isola del Giglio; il relitto della nave, rimasto a lungo adagiato su un fianco come monumento alla assurdità umana, è stato rimosso e quasi completamente smantellato. Non si cancella invece per tutti noi la memoria ed il ricordo per le vittime e l’impegno per coloro che hanno avuto la vita stravolta da quella che doveva essere una crociera felice;  il processo penale, giunto ad una severa condanna nei confronti del Comandante Schettino, pende ora in appello, nel segno della nostra costante ed instancabile ricerca delle concorrenti e ancora più gravi responsabilità dell’armatore.

Un processo storico che ha cambiato già molte regole sulla sicurezza a mare, ma che può ancora dare un significato a questo incidente, affinché non ci sia più una altra Concordia.

COMMENTI ALLA SENTENZA PENALE DI PRIMO GRADO

LA COSTA E SCHETTINO DIVISI A BERLINO (AD AMBURGO, VABBE’ FA LO STESSO) – Arrivati finalmente alla decisione del Tribunale di Grosseto che ha condannato Schettino a 16 anni di reclusione ed un mese di arresto per tutti i capi di imputazione che gli erano contestati – e, dunque, compreso l’abbandono della nave – nonché Costa a risarcire i danni alle parti civili costituite con la concessione intanto di provvisionali da 30.000 a 50.000 Euro per ogni naufrago, qualche riflessione sulla vicenda si impone anche da parte di Giustizia per la Concordia.

 Innanzitutto va certamente sottolineato che questo processo ha visto la grande sconfitta della Procura della Repubblica di Grosseto che nonostante abbia chiesto una condanna pesantissima ed esemplare contro Schettino – definito con spregio l’idiota incapace che non poteva essere perdonato dalla giustizia degli uomini – pari addirittura ad anni 26 di reclusione e mesi 3 di arresto si è vista ridurre la pena irrogatagli a ben 10 anni di reclusione in meno…considerato che la Procura non aveva quale avversario nella difesa dell’imputato certo personaggi di enorme esperienza penalistica – con tutto il rispetto naturalmente – pare di intravvedere nella decisione del Tribunale una presa di distanza dal pacchetto accusatorio secondo cui tutto sarebbe stato da addebitarsi al solo Schettino. Il che pare di significare che ci siano spazi da esplorarsi in ordine all’individuazione delle responsabilità penali di altri nella causazione del naufragio e nella gestione dell’emergenza come peraltro riteniamo da sempre.

 L’altra grande sconfitta del processo è certamente Costa Crociere che nonostante si sia profusa nell’affermare che i naufraghi costituitisi parti civili – e i loro avvocati! – erano degli avidi speculatori che in realtà non avevano subito né comunque avevano provato di avere subito dei danni effettivi si è vista condannare a provvisionali da 3 a 5 volte l’offerta invece omni comprensiva fatta ai passeggeri ed improvvidamente accettata dalla maggioranza di loro con la clamorosa approvazione di qualche associazione di categoria che raggiungeva un accordo con Costa stessa circa il prezzo della propria vita messa in pericolo! Una brutta pagina di lassismo delle associazioni dei consumatori a cui abbiamo rimediato con la nostra professionalità.

Insomma il risultato ottenuto in termini pratici per ognuno dei nostri assistiti è consistito nella clamorosa condanna di Costa a corrispondere importi risarcitori non patrimoniali parziali pari ad almeno tre volte quella che fu l’offerta di Costa Crociere quale cifra omnicomprensiva, oltre alla condanna alle spese legali (per la verità liquidate con mano troppo leggera… ma su questo dovremo tornare).

 Ci piace ricordare che Costa non ha mai fatto offerte diverse da quella iniziale – salvo avere fatto perdere un po’ di tempo con trattative senza costrutto e senza sbocco – e pare di potersi dire con legittima soddisfazione che la compagnia di navigazione con tutta la sua sicumera ha subito una cocente sconfitta processuale e sostanziale poiché veniva da noi richiesto il risarcimento di danni biologici consistenti nello stress post traumatico che, pur certamente essendo ormai una sindrome riconosciuta clinicamente, ancora fino ai primi anni ’80 era solamente un’ipotesi di studio di qualche teorico senza riconoscimento ufficiale. Siamo riusciti ad ottenere il riconoscimento del PTSD in capo ai nostri assistiti sulla base della monumentale consulenza del Dott. De Girolamo ed altri consulenti, e ciò è un successo enorme di cui andiamo fieri.

 Tra l’altro stiamo parlando di una liquidazione parziale dei danni che non potrà che vedere nel prossimo grado di giudizio almeno la conferma – e comunque cercheremo di ottenere ancora di più impugnando il capo sulla provvisionale per far aumentare la liquidazione della cifra provvisionale ottenuta – ma realisticamente mai una riduzione.

Va poi sottolineato che un gruppo di avvocati che veniva da località ed esperienze professionali diversissime sono stati capaci di muoversi tutti insieme ai fini comuni; vanno ricordati gli atti redatti con la collaborazione di tutti: atto di costituzione di parte civile, atto di citazione della responsabile civile, richiesta di sequestro conservativo per 500mln di Euro sui beni della responsabile civile (richiesta di sequestro che ha avuto concrete possibilità di accoglimento) lista testi e consulenti ammontante a circa 40 persone che erano state dimenticate dalla Procura, preparazione dell’esame del nostro consulente tecnico, redazione conclusioni, nota spese e la monumentale memoria difensiva conclusiva ex art. 121 c.p.p. con cui si ripercorreva il dibattimento e si giustificavano le richieste di trasmettere gli atti del processo alla Procura affinchè procedesse contro il presidente del Consiglio di Amministrazione di Costa Crociere e di concedersi il c.d. danno punitivo.

Considerato che la nostra categoria professionale è normalmente considerata la più individualista in assoluto in primo luogo proprio da noi avvocati, si può invece affermare che gli avvocati di Giustizia per la Concordia sono stati capaci di fare l’impresa di coalizzarsi insieme e di avere fatto un fronte comune contro tre nemici ben più grossi di loro: Costa che ovviamente li trattava da molesti speculatori, l’opinione pubblica e i media (oltre tutto manipolati da potentissimi uffici stampa) che avevano il perfetto mostro da sbattere in prima pagina e non avevano bisogno di altro e, paradossalmente, la Procura di Grosseto che dei destini delle vittime del naufragio se n’è purtroppo sempre poco occupata al di là delle poco credibili dichiarazioni post sentenza di qualche PM che invece in aula, in maniera inaudita, proponeva opposizioni stizzite alle nostre domande sulla quantificazione dei danni!!! Insomma questi avvocati partivano assolutamente svantaggiati e, invece, tutti insieme grazie alla propria professionalità sono riusciti ad ottenere una vittoria davvero storica.

 Non solo. Va anche sottolineata la conduzione del processo in aula di alcuni avvocati di Giustizia per la Concordia che hanno veramente fatto la differenza nell’ottica dell’emarginazione dei difensori di parte civile dal cuore della vicenda che voleva vedere ricostruite solo le responsabilità penali di Schettino obliterando qualunque altro possibile tema di indagine a carico degli altri individuabili responsabili del naufragio.

 Grazie alla nostra insistenza e abilità siamo riusciti ad ottenere informazioni riguardo alla (dis)organizzazione di Costa, circa il malfunzionamento dei dispositivi di emergenza, circa le connivenze degli enti che dovrebbero controllare l’efficienza dei dispositivi di sicurezza che hanno palesemente pesato sull’esito del processo e che, in un futuro speriamo non troppo lontano, potranno ancora pesare in ordine alla possibilità di vedere finalmente sul banco degli imputati dei membri dei consigli di amministrazione di Costa e di Carnival.

 Non va dimenticato peraltro che il Tribunale ha certamente adottato una misura a dir poco prudenziale in termini di liquidazioni delle provvisionali con una parificazione delle posizioni dei naufraghi a quella di personaggi come Cemortan e Ursino – ufficiale in plancia che originariamente era nel novero degli ufficiali indagati – che pare davvero ingiustificabile. Anche la liquidazione delle spese legali è stata a dire poco penalizzante, ma anche a questo riguardo ci sarà tempo e modo di correggere la rotta per cui verrà proposto un appello avverso la mancata concessione dell’immediata esecutività delle spese liquidate per chiedere la disapplicazione dell’osceno DM 55/2014, correttivo di quello ancor più osceno dell’anno prima ed attribuibile alla penna dell’ex Ministro Severino, avvocato di banche e assicurazioni.

 Si è parlato di Giudici ragionieri del diritto, una buona definizione per l’operato finale del collegio di Giudici di Grosseto, che non hanno avuto il coraggio di riconoscere i danni punitivi e di far fare un passo avanti nella storia almeno giuridica del nostro Paese: non finirà qui perché si ricorrerà non solo alla Cassazione ma se necessario alla CEDU (Corte Europea Diritti dell’Uomo) dove potremo avere più ascolto che qui, per vedere riconoscere tale categoria di danni alle vittime dei reati plurioffensivi.

 Infine, per connettersi al buffo titolo, non dimentichiamo che grazie a questo processo Carnival ha deciso di spostare ad Amburgo la sede operativa di Costa Crociere osservando, col suo amministratore delegato Michael Thamm, che si vuole girare pagina dopo il naufragio della Concordia con il lassismo imperante a quei tempi…ci attribuiamo il merito di avere indotto un bel po’ di queste considerazioni al Sig. Thamm.

 Cesare G. Bulgheroni, avvocato in Milano


guarini-castelloUNA BATTAGLIA VINTA – La sentenza emessa dal Tribunale di Grosseto nel processo a carico del Comandante Francesco Schettino mi é parsa sin da subito una decisione salomonica! Equilibrata e giusta, non hanno trovato accoglimento le richieste in punto pena della Procura, che voleva per l’imputato una pena “esemplare” a ventisei anni di reclusione, e neppure quelle di Costa Crociere, che chiedeva il diniego di tutte le richieste risarcitorie dei naufraghi, fin da subito etichettati come millantatori e speculatori in cerca solo di denaro.

 Mi piace ricordare a tale riguardo la sgradevole quanto inopportuna battuta di chi, commentando le richieste per i danni subiti dai naufraghi, non ha esitato a definirli “mestieranti del naufragio”, quasi a dire che con un pizzico di fortuna una crociera può trasformarsi in una occasione di ricchezza, quasi una fonte di reddito! Certo, solo se non si muore in servizio mi sento di aggiungere … Una vera meschinità ed una intollerabile mancanza di rispetto per le vittime innocenti di questa folle tragedia!

 Ma chi lo ha pensato e detto ora si dovrà ricredere: questa sentenza ha riconosciuto eccome le sofferenze dei sopravvissuti, sancendo in loro favore il diritto al giusto ristoro. E lo ha fatto lanciando un segnale forte e chiaro a chi voleva disconoscere, se non banalizzare, il disagio delle vittime, disponendo in favore di esse a titolo di acconto somme variabili che vanno dal triplo al quintuplo dell’offerta iniziale di Costa Crociere, gli ormai arcinoti 11.000 a forfait. Somma che per la verità a noi avvocati delle parti civili fin dall’inizio era apparsa subito tutt’altro che congrua e perfino irriguardosa, al limite dell’offesa nei confronti di chi da sopravvissuto dovrà vivere per sempre prigioniero di un ricordo doloroso e invalidante!

 Voglio aggiungere che questa sentenza costituisce un fecondo precedente giurisprudenziale poiché riconosce il disturbo post traumatico da stress come danno biologico, merito che noi avvocati delle parti civili sentiamo anche nostro in quanto frutto dell’impegno profuso in aula a dimostrare il danno psichico e le conseguenze devastanti di questa esperienza sulle vite dei nostri assistiti.

Il Tribunale ha ascoltato i loro pianti e le loro grida e ne ha fatto il cuore della decisione emessa!

 Questa sentenza ci dice molte cose. Ci ricorda che il popolo forcaiolo non va accontentato perché una pena rieduca, come scritto nella nostra Costituzione, solo se giusta! Dimostra che Schettino non doveva pagare per tutti ed io leggo in questa decisione, solo apparentemente mite, l’intento di lasciare spazi vuoti da riempire con nuove indagini!

 Questa sentenza ha un solo demerito: il mancato riconoscimento dei danni punitivi, cioè il diritto del danneggiato ad un risarcimento ulteriore rispetto a quello necessario per compensare il danno subito quando é provata la condotta particolarmente grave del danneggiante, tema su cui io ed altri avvocati ci siamo davvero battuti con tutte le armi dell’arsenale giuridico a nostra disposizione.

 Ecco io avrei voluto una condanna questa volta sì “esemplare” ma nei confronti di Costa Crociere per non aver impedito la “tradizione degli inchini”, per l’impreparazione dell’equipaggio (prevalentemente straniero, sottopagato e con certificazioni rilasciate dai paesi di provenienza) e per il mal funzionamento della nave nella fase dell’emergenza, tutti aspetti che denotano la prevalenza delle politiche di risparmio e business su quelle della sicurezza dei passeggeri.

 Ci siamo battuti come Davide contro Golia, visti gli interessi in campo e le non troppo sotterranee interferenze esterne. Ricordo che grazie ad una intercettazione telefonica, che io stessa ho fatto ascoltare in aula durante il processo, abbiamo tutti udito e quindi appreso di una minaccia – neppure velata – ad un giornalista “poco allineato” con i poteri (e con chi voleva che la stampa dipingesse Schettino come il colpevole perfetto da sacrificare sull’altare della giustizia), fatto questo di una gravità assoluta, perché quando la libertà di stampa viene meno l’attacco alla democrazie é in atto.

 Anche a noi “Mancò la fortuna non il valore”, come leggono i visitatori di El Alamein che vanno a rendere omaggio ai nostri militari caduti in battaglia durante la seconda guerra mondiale.

 Sarà il mio impegno nei prossimi gradi di giudizio per completare il mio mandato difensivo a favore della mia assistita, Chiara Castello, una donna straordinaria ed una giovane madre che conferendomi l’incarico mi ha chiesto giustizia e verità!

Avv. Alessandra Guarini


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LA LIVELLA – Il processo sulla Concordia, Schettino ed il naufragio del secolo rappresentano a 360° il nostro paese: l’italiano intrallazzone ed istrionico, sciupafemmine e scaricabarile, maestro insuperabile nell’arte di arrangiarsi con successo e di godersela infischiandosene delle regole, l’Italia capace di produrre l’eccellenza nel lusso e le catastrofi più imbarazzanti del mondo, i Procuratori inquirenti che, colti da delirio di onnipotenza, mostrano i muscoli e si muovono secondo logiche tutte loro, mai trasparenti e solo in parte comprensibili, l’infinito esercito di avvocati, e ce ne fossero mai due che dicono la stessa cosa, i passeggeri, le vittime incolpevoli delle ingiustizie, trasformate subito in numeri, poco dopo accusati di volerci guadagnare sopra, per finire dimenticati da tutti ma soprattutto da chi vittime li ha resi, e cioè da quelle multinazionali strapotenti, che straguadagnano indorando la pillola crocieristica e sfilando milioni di euro pian piano dalle tasche delle persone normali, i mega-manager e quelli che sono sul loro libro paga, quelli che cercano di cambiare le regole del gioco quando la mano tocca a loro, scoprendo così un sistema sommerso, di favoritismi e faccendieri, che le regole a parte gliele scriveva già da anni, le telecamere delle televisioni infilarsi ovunque ed i giornalisti, tantissimi, ma solo in minima parte (e per fortuna ce ne sono!) indipendenti da chi paga la pubblicità, i tanti dipendenti che mandano avanti la macchina, lavorando senza orario e all’ombra del Tribunale, del teatro e dietro le videocamere, gli spettatori curiosi ed interessati più alle attricette rampanti che ai fatti, il popolo, che ama punire l’ex potente non per le sue responsabilità ma perché ora gli sta antipatico, quella gente comune che in crociera pagava per farsi la fotografia col Comandante in divisa bianca, e durante la lettura della sentenza, in diretta TV a reti unificate, aguzzava gli occhi per vedere il patibolo aprirsi sotto i piedi di Schettino, e infine i magistrati, quelli che decidono della vita delle persone, che nelle aspettative dovrebbero essere mezzi Dei e mezzi Giudici, custodi della Giustizia assoluta, ma che in realtà si dimostrano per quello che sono, metà politici e metà ragionieri del diritto.

Tutto un mondo, quindi, che gira a modo suo, implacabile ed affascinante, colorito e pieno di partiti, fazioni e categorie contrapposte ma che, incredibilmente, come non succede da nessuna altra parte del globo, arrivando a destinazione, non ha sconfitti ma tutti parzialmente soddisfatti, almeno a stare dalle dichiarazioni del giorno dopo-elezioni ed i commenti dei protagonisti.

Ed allora facciamo due conti, perché se è vero che in un processo penale non ci sono vinti né vincitori, è giusto commentare le aspettative delle parti, e, a ben guardare, qui chi ne esce a testa alta sono certamente le parti civili:

  • Schettino è stato ritenuto responsabile per tutti i reati contestati, compreso l’infamante reato di abbandono nave: la condanna è pesante, 16 anni, e non sono pochi se si parla di reati colposi. Con scelte difensive diverse si sarebbe risparmiato almeno 1/3 di quella pena
  • la Procura di Grosseto ha concesso patteggiamenti con pene da abuso edilizio a tutti i coimputati di Schettino (gli ufficiali di coperta ed il capo della unità di crisi della Costa Crociere -quello che disse non mi parlare alla radio che i rimorchiatori ci mangiano la nave, per capirci), però ha chiesto 26 anni e arresto immediato per il solo Schettino, praticamente l’ergastolo –> ne esce con quasi la metà, l’unico e solo responsabile non è quindi il Comandante, mi pare in linea con quello che chiedevamo.
  • Costa Crociere ha concluso la sua discussione chiedendo di liquidarci zero virgola zero, visto che il danno psicologico non è dimostrabile e secondo loro non era provato, mentre abbiamo ottenuto il triplo e fino al quintuplo della offerta iniziale (11mila euro), con buona pace di Trefiletti, Adiconsum e tutte quelle associazioni di consumatori che si sono affrettate alla corte di Costa Crociere svendendo i passeggeri con quel vergognoso accordo.
  • gli speculatori non siamo noi quindi, non i passeggeri e nemmeno i loro avvocati.
  • Mediaticamente, è un dato di fatto, li abbiamo distrutti, ora tutti sanno che Schettino non è l’unico da biasimare, che per ottenere le certificazioni di queste città galleggianti si facevano prove finte a mare con la copertura di Rina e Fincantieri, che le mega-crociere non sono sicure perché l’equipaggio è sottopagato, inadeguato e sfruttato, che sostanzialmente su queste navi a turno e rotazione non funziona niente se non il registratore di cassa… quello gira sempre… basti ricordare che navi da 500 mln di euro in alcuni casi tornavano in porto con il tom tom pur di non fare manutenzione…
  • al di là dei proclami abbiamo sempre sostenuto di voler dare un senso a questo processo, cambiare le cose e rendere più sicura l’industria delle crociere, denunciando i rapporti promiscui con Rina, la gestione omertosa delle emergenze, la impreparazione del personale… molte normative sono state implementate e la sede storica di Costa a Genova è saltata per questo, ci avevano sottovalutato e gli è costata cara, non ci hanno voluto pagare e ora dovranno imparare il tedesco e lavorare ad Amburgo.. problemi loro, fine di un’era… risultato ottenuto!
  • Gli enti (Comune del Giglio, associazioni varie e ministeri) ne escono con le ossa rotte, le liquidazioni sono modestissime rispetto alle loro richieste multi-milionarie.
  • Noi abbiamo chiesto 100-200-300 mila euro per il PTSD, oltre al danno punitivo, venendo accusati di guardare troppi telefilm americani (ho risposto in aula alla accusa, confermando di vedere Carramba che sorpresa, Masterchef, Peppa Pig ed il gatto Doraemon, ma nessun telefilm americano…); ho ottenuto per i miei clienti un acconto provvisionale di 50mila euro ed un riconoscimento minimo, ma il principio è stabilito, il dado è tratto, Peppa Pig ha funzionato!

Non posso quindi che ritenermi soddisfatto, non certo entusiasta, la sentenza non è stata coraggiosa come speravamo ma c’era da aspettarselo, le richieste erano altissime e gli obiettivi raggiungibili e possibili, ma i timori erano fondatamente funesti, c’era tutto lo spazio per fare qualcosa di straordinario in un processo straordinario, ma anche il concreto rischio di una beffarda condanna generica poiché, diciamocelo chiaramente, trattandosi di una forma di stress psicologico mancava per i nostri clienti la possibilità di un riconoscimento diagnostico oggettivo e perizie non ce ne sono state. Il danno c’è, lo abbiamo visto negli occhi lucidi dei nostri clienti a distanza di due anni quando sono venuti a raccontare la loro esperienza di quella notte, ma dimostrarlo con certificati medici e convincere il Tribunale è un’altra cosa.

I Giudici del collegio di Grosseto, come dicevo, hanno dimostrato di essere molto più “politici” che coraggiosi, si sono rifugiati in zona franca, nella terra di mezzo con la livella, una condanna intermedia a Schettino e una provvisionale che non ci soddisfa ma non ci lascia a bocca asciutta, come pure era possibile.

Per farci contenti e fare miglior servizio alle toghe che indossano avrebbero potuto dare un semplice segnale, non usare la livella e PERSONALIZZARE il danno in base alle consulenze medico-legali, oppure liquidare 50mila euro a tutti e dare condanna generica alla parte civile Costa Crociere (come fatto) ma anche alla Cemortan, ad Ursino e qualche altro… insomma, hanno dimostrato che mentre i nostri clienti facevano la fila per venire sul palco a raccontare loro le proprie ansie, sofferenze e piangere nel ricordo della notte buia del naufragio, probabilmente neanche ascoltavano e, lavorando sui pc, scrivevano sentenze su qualche sinistro stradale o facevano decreti ingiuntivi… poco più che ragionieri del diritto appunto.

La pagina più buia e grave di questa sentenza ritengo sia la liquidazione di una provvisionale di soli euro 60mila per la morte di Gabriele Maria Grube, 53 anni, di Berlino, annegata a bordo della Concordia e, non avendo eredi, costituita parte civile attraverso il curatore della eredità giacente; è vero, esiste un problema di natura giuridica, poiché l’annegamento è considerata morte istantanea e quindi il diritto ad essere risarciti per la sofferenza e la consapevolezza di essere sul punto di trapassare non entra a far parte del patrimonio del de cuius, e in questo caso viene meno anche il diritto al risarcimento per la perdita del congiunto, mancando dei familiari, ma questa liquidazione attribuisce un valore inaccettabile, solo 60mila euro, alla vita di una persona. Non ci fermeremo qui e riusciremo ad ottenere in appello, ovvero in sede civile, un riconoscimento più adeguato, equo e dignitoso. Ne siamo sicuri perché, anche su questo argomento, i Giudici hanno semplicemente fatto la cosa più semplice, non hanno voluto prendersi la responsabilità di smuovere le acque. Una sentenza cosi visibile come questa può stabilire un principio applicato poi a livello nazionale da tutti per i casi singoli, può scardinare un sistema e spostare interessi molto importanti, primi fra tutti quelli delle assicurazioni.

Una vile livella anche sulle spese legali, chi ha fatto come me circa 60 udienze da 8/9 ore consecutive e trasferte da tre giorni, mediamente due volte al mese, avrebbe giustamente voluto molto di più. Ma il DM 55/2014 è quello che è… una vergogna punitiva (quella si!) per chi lavora di più e meglio…. Il significato che ci leggo è che siamo stati degli ospiti indesiderati, anche per il Tribunale, come a dirci: se non venivate era uguale. Purtroppo per loro, invece, noi lavoriamo così, e la differenza l’abbiamo fatta eccome, in aula e fuori dell’aula, al di là ed oltre la liquidazione delle parcelle. Ovvio che il Tribunale non si è voluto esporre alla accusa di uno spudorato favoritismo verso gli avvocati sempre presenti e che, onestamente, credo sarebbe stata oltretutto legittima da parte di chi non era venuto a Grosseto ma era sostituito ex 102 cpp, e quindi aveva tutto il diritto di fare nota spese completa ed ottenere la liquidazione al pari di altri… per non creare un precedente e non essere massacrati dagli altri avvocati meno presenti (o addirittura mai presenti, i più.., se non alla prima udienza per il deposito della costituzione di parte civile e alla ultima udienza per richiamarsi alla mezza paginetta di conclusioni) hanno applicato alla lettera i parametri per fase. Punto.

Insomma, la sentenza è certamente la conferma sulle gravissime ma non esclusive colpe del Comandante, ed un riconoscimento di principio del diritto dei passeggeri ad essere risarciti più adeguatamente dalla Compagnia, non è l’arrivo ma al contrario il punto da cui partire per arrivare a liquidazioni PERSONALIZZATE più alte e dignitose, che sia in sede di appello od in sede civile non importa. L’importante è arrivarci. Ad maiora semper.

Avv. Massimiliano Gabrielli

RICHIESTA DEL PM e DISCUSSIONE PARTI CIVILI: udienze 26, 27, 28, 29 e 30 Gennaio 2015

poolQuesta intensa settimana di udienza, che segue a la della requisitoria del PM, si è aperta con la richiesta di condanna dell’imputato, da parte della Procura, alla pena di anni 26 di detenzione di mesi 3 di arresto oltre alle sanzioni accessorie e la richiesta della misura della immediata custodia cautelare in carcere, senza attendere che la sentenza divenga definitiva.

Una richiesta in linea con i capi di imputazione e con le gravi responsabilità di Francesco Schettino, ma certo, trattandosi di reati pur sempre di natura colposa, si arriva attraverso il cumulo materiale dei vari reati e la prevalenza di tutte le aggravanti, ad una richiesta di condanna pesantissima. Siamo sicuri che il Tribunale darà all’imputato la pena che merita, non spetta a noi parti civili dare valutazioni sulla misura della pena detentiva di un uomo ad oltre un quarto di secolo di carcere, come non ci è stato consentito di intervenire sulle pene – oggi ancora più risibili – accordate in fase di patteggiamento a tutti gli altri coimputati.

Da lunedì dopo la pausa hanno preso la parola le parti civili e per il nostro legal team ad aprire la via con un intervento a gamba tesa é stato Sergio Bellotti, seguito dal Collega Stefano Minasi. Hanno entrambi posto con forza e vigore il tema collaterale ma strategico della responsabilità di Costa Crociere, che del vincolo inscindibile e diabolico che li lega, tornando ad affermare che il patteggiamento ex D.Lgsl 231/2001 che prevede la responsabilità amministrativa delle società derivanti dai reati commessi dai loro dipendenti, confermando che  in questo processo la Società ed i suoi vertici ben avrebbero potuto sedere affianco a Schettino sul banco degli imputati. Ottimo l’approfondimento del diritto ai danni punitivi, e soprattutto sulla natura dei danni alla persona, patrimoniali e non patrimoniali, esistenziali e da vacanza rovinata, tema poi ripreso ed ampliato da molti altri colleghi civilisti.

Toccante l’intervento del palermitano Avv. Salvatore Vitrano, che ha mostrato al Collegio e a tutti il “volto umano di questo processo”, rimettendo al centro del dibattito le vittime e le loro sofferenze.

Preciso e chirurgico l’intervento del Collega barese Domenico Chirulli che ha ricordato con passione il dramma dei suoi assistiti, il loro diritto ad un risarcimento equo e l’impegno profuso dai difensori, attraversando più volte l’Italia per seguire il Processo.

L’avv. Gallenca ha invece costruito il suo intervenuto sulla necessaria riqualificazione del capo di imputazione per omicidio in termini di dolo diretto, citando la sentenza della Cassazione sulla vicenda Thyssen e ricordando come questo processo non può esser affrontato come “un maxi tamponamento sull’autostrada del sole”.

Per quattro giorni le parti civili si sono battute con passione in una progressione che ha visto impegnati tutti noi.

L’avvocato Cesare Bulgheroni con una memorabile discussione ha perfettamente ricostruito, anche con le immagini della nave prima e dopo l’impatto, il clima festoso dei passeggeri a cena in contrapposizione a quello kafkiano e surreale della plancia di comando: il comandante che arriva accompagnato da una simpatica ballerina e che con grande esuberanza assume il comando dopo aver chiamato “quel grandissimo commodoro” di Palombo, sincerandosi così è solo così dei fondali per eseguire la scellerata manovra dell’inchino. Addirittura richiamando Rusli Bin “che se tanto mi dà tanto stava pulendo i finestroni con il vetril” per affidargli il timone a mano della Concordia e fare letteralmente al buio “l’accostatona” al Giglio.  Un clima di surreale ilarità, una plancia popolata di personaggi che potrebbero essere quelli di un circo.

E poi la tragedia, il dramma e le morti. I passeggeri che si trasformano in naufraghi a terra sul Giglio. Con un responsabile morale: il Commodoro Palombo, l’unico a conoscere le intenzioni di Schettino quella sera ed al quale – anche – viene dedicata l’esecuzione del passaggio. Morti non impedite dalle misure di sicurezza di una nave che non era assolutamente efficiente e che anzi presentava gravissime avarie.

E dopo Bulgheroni il testimone è passato all’Avvocato Massimiliano Gabrielli, che in una progressione straordinaria partendo proprio dalla responsabilità di Schettino  per le menzogne, causa principale delle morti, individua il ruolo di Costa Crociere nell’aver messo al comando della nave un uomo che sapeva avere quella tendenza alla menzogna, lo diceva espressamente il suo ex comandante Palombo, ed affonda sul danno punitivo, spingendo sulla diversa accezione del danno da responsabilità aggravata dalla condotta, sommergendo il collegio di tesi dottrinali e spunti giurisprudenziali a sostegno di una possibile applicazione del tutto credibile ed opportuna ma che, durante il processo, veniva arginata come fosse quasi una oscenità e che aveva fatto venire “pruriti a molti”.

Dopo aver dissertato abilmente sul danno punitivo l’avvocato Gabrielli ha ricordato come le politiche di risparmio di Costa Crociere, provate dall’assunzione di personale poco qualificato e di ufficiali “fatti in casa” giovani e impreparati, ha di fatto abbassato il livello della prevenzione e della sicurezza, e quindi fatto aumentare il rischio per l’incolumità dei passeggeri, guadagnandoci sopra; per questo merita una punizione esemplare, una “mazzata economica” perché una cosa del genere non gli convenga più. “Questo é l’unico linguaggio che questa gente conosce” ha concluso il collega, in questo modo provocando la reazione del legale della responsabile civile, che ha abbandonato l’aula per protesta, con il seguito di tutto il suo docile codazzo! Una mancanza di rispetto che il Collegio non ha gradito.

Hanno poi preso la parola Antonella Carbone e Annamaria Romeo, a cesellare sul danno da Disturbo Post traumatico da stress, provato  dal lavoro fatto in aula dal lavoro dei consulenti, ed in particolare dal Prof. De Girolamo. E poi una infinità di altre prospettive offerte da altri colleghi, Giuseppe Quartararo per Inail, Fabio Targa per i suoi clienti, Michelina Suriano che ha sempre partecipato praticamente a tutte le udienze. Lunghi, complessi e articolati gli interventi delle parti civili di natura istituzionale: l’Avv. Pinna per la avvocatura dello Stato, i difensori del wwf, degli altri enti, ed in particolare dell’isola del Giglio: altissime le cifre chieste a titolo di risarcimento, 200 milioni di euro per il comune dell’Isola.

world_03_0_temp-1380013117-5241543d-620x348[1]Dopo di loro l’intervento dell’avvocato Alessandra Guarini, che ha esordito citando Sciascia: “Schettino inchiodato su queste carte come un Cristo“. Per poi proseguire con una ricostruzione dei fatti in chiave retrospettiva o forse introspettiva. Schettino voleva dimostrare la sua bravura ai suoi ospiti ma soprattutto al Commodoro Palombo, il suo maestro, l’uomo di cui non era mai riuscito a soddisfare le aspettative. L’uomo che infatti aveva affidato il precedente passaggio al Giglio al “puntiglioso Garbarino” per la festa di Ferragosto del 2011. Innescando una gara tra comandanti agli occhi del Commodoro. Duro l’affondo su Palombo e Foschi, due testimoni chiave di questo processo. Non meno dura l’analisi di alcune testimonianze rese da dipendenti e ufficiali di costa, fondata sulla profonda conoscenza delle carte processuali della nostra esperta collega. Un filo logico ineccepibile: affondando le mani in quelle carte processuali, ne escono piene di gocce di ambrosia, gli elementi di responsabilità della compagnia e dei loro vertici aziendali.  Ed infine, la richiesta di una condanna non generica ma con contestuale liquidazione  di tutti i danni, anche in chiave punitiva, l’unico modo per fare giustizia,  con trasmissione degli atti per il reato di cui all’art. 451 c.p. a carico di Pierluigi Foschi e per il reato di falsa testimonianza a carico di Paolo Parodi.

L’ultimo a scendere in campo della nostra cordata é stato Edoardo Mensitieri, chiudendo i nostri interventi con una precisa e dotta analisi della condotta dell’imputato in relazione alla componente punitiva del danno.

Nessuno di noi ha tralasciato di dare ampio spazio negli interventi alle storie degli assistiti, protagonisti ed eroi-vittime di questa vicenda.

A seguire l’intervento di Codacons, rappresentata in aula da Giuliano Leuzzi che non esista a mettere sotto giudizio severamente ed in forma diretta la Procura di Grosseto, rea di non aver voluto vedere ciò che invece era evidente, con un lavoro investigativo polarizzato su Schettino a tutto vantaggio di Costa Crociere. L’Avv Leuzzi ripercorre posizioni del Codacons per le quali ci siamo trovati in aperto e fortissimo contrasto durante alcune fasi del processo, punta tutto sull’incidenza causale dell’errore del timoniere, ribadisce la assurdità delle posizioni assunte dal tribunale riguardo al rilascio delle copie, per le quali aveva richiesto in passato anche di dichiarare la nullità dell’intero processo, e poi si riallinea alle nostre posizioni quando tratta del malfunzionamento del DGE e degli ascensori come concausa sul numero delle vittime. Infine chiude in maniera roboante: Costa Crociere ha alterato i dati sui test periodi sul DGE ma ancora una volta la Procura ha voltato la faccia in modo troppo eclatante dall’altra parte, chiedendo l’archiviazione del procedimento con motivazioni “da teatro dell’assurdo”, ed iscrivendo d’ufficio per calunnia il denunciante!

In chiusura parla il legale della responsabile civile Costa Crociere, a cui si dedica la intera udienza del venerdì, e che ha senza mezzi termini definito non condivisibile ed anzi incomprensibile il lavoro delle parti civili per dimostrare le responsabilità di terzi, a tutto vantaggio dell’imputato!

Gli sforzi maggiori sono però riservati alla contestazione dei danni chiesti dal ministero dell’ambiente, della Regione Toscana e del Giglio. Il legale di Costa dedica ampio spazio anche alle richieste risarcitorie anche di un’altra parte civile: SOS Concordia. Una associazione di 180 persone.

Poi passa alle altre parti civili.

Ricorda le cifre già versate per l’equipaggio, comprese le vittime, e per i naufraghi, 66 milioni di euro solo per questi ultimi. I deceduti, risarciti 24 su 26, con complessivi 24 milioni di euro. Provata la volontà risarcitoria! Molte parti civili risarcite durante il processo. Del resto ampia e costosa é stata la copertura assicurativa. I casi aperti riguardano il contrasto sul quantum. Un’offerta iniziale é stata fatta ma ritenuta oltraggiosa per i naufraghi. Spiega quindi come é stata quantificata e richiama le stesse indicazioni delle associazioni di consumatori, tra queste la stessa Codacons! É stato fatto un accordo con tutte le più importanti associazioni di consumatori, riunite  ad un tavolo del 27.1.12. Questo a dimostrazione della congruità della formulazione dell’offerta. I mancati accordi sono, quindi, frutto dalla difficoltà di accertamento dei danni lamentati perché legati a lesioni solo psichiche o psicologiche. Sintomatologie vaghe e documentazione medica insufficiente. Passa quindi a fornire criteri al tribunale per la liquidazione del danno: il ricorso subito ad una struttura pubblica, la continuità del supporto psicologico, un percorso farmacologico, una attestazione circa la perdita della capacità lavorativa e informazioni anamnestiche. Il giudizio finale non può che essere lasciata ad una parte terza. Insomma, il contributo offerto dalle parti é utile ma non sufficiente; si professa diligente nel processo e pronta a pagare, ma suggerendo sottovoce poi al Tribunale che non ritiene che questi pagamenti debbano uscire dal processo penale. La complessità della quantificazione va rimessa dunque al giudice civile, con nuove perizie.

Dalle difficoltà di accertamento delle patologie consegue l’impossibilità di riconoscere provvisionali.

Afferma poi che i beni e gioielli non sono andati perduti se contenuti nelle casseforti, ma anche su questa tesi difensiva di Costa Crociere, dopo essere stati per due anni sott’acqua, abbiamo delle ovvie perplessità.

A quel punto apre alle osservazioni specifiche e mirate ad alcune posizioni. Ed alle offese a scena aperta agli avvocati delle vittime.

Critica nello specifico alcune delle richieste risarcitorie perché, ridicolizzandole, sarebbero del tutto prive di fondamento. Il danno punitivo è roba da telefilm americani chiesto da chi, a suo dire, non dovrebbe nemmeno prendere la parola in aula, e anche il solo sollecitarlo in Italia è chiedere qualcosa “contra legem“. I biasimi più astiosi non sono alle pretese, ma agli avvocati.

Dopo una discussione tutto sommato corretta e in linea ad una posizione giuridica sostenibile, l’avvocato De Luca apre lo scolo delle acque nere, delle offese personali e professionali verso gli avvocati che, evidentemente, non sono stati addomesticati dallo strapotere mediatico ed economico della multinazionale e si sono rivelati troppo fastidiosi nel dare il massimo, nel cercare l’affermazione della verità e della giustizia oltre la lettura di una norma del codice, e che non si sono limitati, anche in sede di discussione, al deposito di conclusioni scritte da una paginetta, richiamandosi velocemente alle stesse come pure hanno fatto in tanti e tanti altri avvocati dei passeggeri.

Un clamoroso scivolone di stile, già dimostrato in tante dichiarazioni fatte ai giornali negli ultimi tre anni ma che mai si era avuto l’ardire di pronunciare in aula ed ai microfoni del Tribunale, e anticipato dalla pubblica gaffe, ripresa severamente dal presidente Puliatti, per l’uscita scenografica dall’aula mercoledì durante la discussione delle parti civili.

L’avvocato di Costa Crociere, auto ergendosi a professore del diritto stantio ed ammuffito, eroga insufficienze a tutti e, per finire, mette la nota sul registro per cattiva condotta agli scolaretti indisciplinati. Minaccia infatti espressamente di iniziative legali contro gli avvocati Gabrielli, Guarini e Mensitieri per le loro affermazioni sulla responsabilità di Costa.

D’altronde si sa che chi ha paura e non ha argomenti, insulta.

Alla prossima sessione la discussione dei difensori di Schettino, assenti dall’aula durante le ns discussioni, evidentemente interessati più alle comparsate televisive su Porta a Porta che al nostro volto del processo, rappresentati in udienza solo da una giovane collega d’ufficio.

VIDEO DELLE DISCUSSIONI DEGLI AVVOCATI DI PARTE CIVILE NEL PROCESSO COSTA CONCORDIA – FRANCESCO SCHETTINO

Avvocato Cesare Bulgheroni

Avvocato Massimiliano Gabrielli

Avvocato Alessandra Guarini

 

Udienze 11, 12 e 13 dicembre 2014 + Ud. 21.01.2015 – esame imputato e testi

IMG_6637Una delle ultime fatiche processuali in programma prima della discussione finale si è celebrata alle udienze 11, 12 e 13 dicembre 2014, dopo aver ascoltato – e studiato attentamente – l’esame imputato da parte del Pubblico Ministero alla precedente tornata, il microfono passa agli avvocati delle parti civili, agli stessi difensori di Schettino, per poi fare un ulteriore “giro” di domande con il riesame.

Come abbiamo già sostenuto, la lunghissima serie di domande effettuate dal PM Dottor Leopizzi, seguendo passo per passo il filo logico e temporale della timeline e la impostazione Schettinocentrica voluta dalla pubblica accusa, ha lasciato inesplorata una vastissima zona “grigia”, costituita da tutte quelle circostanze di contorno, non legate direttamente all’evento, ma che hanno indubbiamente contribuito alla realizzazione della tragedia: malfunzionamenti della nave, impreparazione dell’equipaggio ed inesperienza degli ufficiali di coperta, precedenti inchini e pratiche aziendali di gestione omertosa delle emergenze, manutenzione fittizia di alcuni apparati come il d.g.e., direttive di Ferrarini dalla unità di crisi e condivisione con i vertici aziendali di costa e Carnival su quanto stava accadendo prima di ordinare l’emergenza generale, etc. etc.. Insomma, una mala “cultura” aziendale che ha preparato il terreno per consentire il realizzarsi della catastrofe. Tutti elementi sui quali noi legali delle parti civili ci siamo invece spesi molto, in due anni di udienze e nuovamente nella fase iniziale del nostro esame al Comandante, esplorando in questo senso la sua volontà di voler “collaborare” e dire apertamente le cose – prima di irrigidirlo nell’affrontare argomenti diretti al suo ruolo ed affondare il coltello nelle piaghe delle sue ulteriori ed innegabili responsabilità, seguendo un metodo diverso rispetto alla Procura, ovverosia proponendo domande secondo argomenti piuttosto che seguire la sequenza temporale dei fatti, e ripartendo il turno di domande tra noi avvocati, raggiungendo ancora una volta un encomiabile – e fuori del comune – accordo nell’ordine, con la collaborazione di tutti gli avvocati in aula che hanno pazientemente atteso il turno e ridotto l’ambito delle proprie domande a tematiche a quelle non toccate già da altri colleghi. Come detto, quindi, una scelta ragionata di impostazione sull’esame delle parti civili, passando da una prima e corposa “ondata” di domande (avv. Bulgheroni + Avv. Gabrielli) in cui abbiamo cercato sopratutto riscontri nella corresponsabilità dell’armatore (nella necessità, al fine di sostenere la pretesa di un danno punitivo – o danno aggravato dalla condotta, di allargare il tema delle responsabilità) il che, soprattutto da un punto di vista penalistico, non vuol dire affatto voler diminuire quelle di Schettino, e tantomeno di sostituirci ai difensori dell’imputato (come improvvidamente commentato in aula da alcuno). Alla fine abbiamo ottenuto riscontri significativi sugli elementi che intendevamo approfondire riguardo alla gestione, manutenzione, procedure di funzionamento e di emergenza sulla nave.

Con la seconda tornata di avvocati, invece, si è chiarito in modo inequivocabile che le parti civili non fanno sconti a nessuno, primo fra tutti all’imputato, il quale, in qualità di Comandante, aveva ed ha delle responsabilità oggettive, ma, soprattutto, poiché è ormai acclarato che Schettino portò consapevolmente la nave oltre il punto di accostata programmato, che assunse i comandi in modo approssimativo, che rallento i tempi di emergenza generale cercando di risparmiare sul costo dei rimorchiatori, che minimizzò l’evento con la guardia costiera e che, preso dai sensi di colpa, ebbe un vero e proprio blocco psicologico che non gli consentì letteralmente di pronunciare la parola “abbandonare” la nave o la plancia, nemmeno con i suoi ufficiali e le autorità marittime. Gli avvocati Targa, Suriano e Guarini, queste ultime anche nella ulteriore fase del riesame, hanno puntato l’indice della colpa del naufragio, prioritaria e principale, sull’imputato Schettino, facendo emergere alcune delle incongruità nella sua versione, portandolo spesso ad innervosirsi ed avere reazioni anche molto scomposte, ma certamente dimostrando il suo ruolo non solo formalmente apicale, ma anche concretamente effettivo al comando della nave quella notte, inchiodandolo quindi alle sue responsabilità.

Il processo della Costa Concordia, questo ormai è chiaro, ha fatto emergere dei veri e propri buchi neri nella procedura di gestione delle emergenze su queste tipologie di giganti del mare da crociera: aldilà della normativa e delle procedure previste, è un dato di fatto che, su queste navi, neanche in condizioni ottimali, fermi all’ancora in porto, è possibile sbarcare 4.000 passeggeri in modo efficiente ed ordinato in mezz’ora, come anche appare un dato concretamente verificato che sulle navi classe concordia vi siano problemi fisiologici e di progettazione che rischiano di compromettere gravemente la macchina dell’emergenza, esattamente come è avvenuto a bordo della Costa Concordia. Questo, in aggiunta ad un equipaggio che praticamente non conosceva la lingua ufficiale di bordo, l’italiano, e solo in minima parte parlava l’inglese (Schettino conferma che lo più si facevano capire A GESTI – ma anche che CIASCUN singolo membro di equipaggio deve svolgere – o meglio dovrebbe – un ruolo di supporto ai passeggeri durante le fasi di sbarco nel ruolo d’appello).

Chiusa la fase dell’esame imputato e dopo il breve stop di fine anno, il primo appuntamento sul calendario di udienza 2015 accusa un breve slittamento a causa di un problema di salute ad uno dei giudici che compone il Collegio. Nulla di grave, per fortuna, tanto che l’udienza slitta di una sola settimana.

A chiudere le attività istruttorie del processo Concordia, all’udienza del 21.01.2015 vengono quindi sentiti i testi a difesa proposti dall’imputato: 4 soli testi di cui uno assente. Si procede ad ascoltare il capitano di vascello Leopoldo Manna, capo della centrale operativa delle Capitanerie di Porto a Roma, che ha ricordato i contatti telefonici con Schettino nelle fasi del naufragio, dicendo che parlava “per flash” al telefono e che sembrava «scosso» ritenendo non fosse l’interlocutore più adatto in quel momento. La difesa dell’imputato vuole mettere a confronto il diverso atteggiamento calmo e collaborativo di Manna con quello autoritario ed aggressivo del comandante De Falco.

I PM immediatamente depotenziano il teste “chiave” di Schettino e tirano fuori dal cilindro un colloquio tra Manna e un operatore della centrale operativa quella notte, fatto sentire in aula, nel quale si sente il capitano che dice «quel comandante è rincoglionito, povero Cristo». Troppo facile, se lo dovevano aspettare mettendo quel teste in lista testimoniale. Una ulteriore scelta difensiva suicida dell’imputato.

Esauriti i testi, trattate le questioni sulle acquisizioni documentali, con una serie di richieste ed opposizioni delle parti, e superate, come prevedibile senza alcuna ammissione, le richieste ex art. 507 cpp, il Presidente, alle ore 19,00 circa, e ci è sembrato – francamente – con la voce segnata da un pó di emozione, dopo 56 udienze in due anni, dichiara solennemente chiusa la istruttoria dibattimentale.

Da domani e per tutta la settimana, ad oltranza fino a sabato (eventuale), ascolteremo la requisitoria finale dei pubblici ministeri dott. Leopizzi e dott. Pizza. Finirà probabilmente la dott.ssa Navarro con la richiesta di condanna per l’ex comandante della Concordia, secondo le ns previsioni ad oltre venti anni di reclusione.

Da lunedì 26 e per tutta la settimana tocca a noi avvocati di parte civile fare la discussione, e ci prepariamo da settimane a fare del nostro meglio.

COMUNICATO STAMPA: Giustizia per la Concordia collabora con gli ispettori ministeriali

Logo-comunicato-stampaCOMUNICATO STAMPA

Il 20.11.2014 gli Avvocati Cesare Bulgheroni, Alessandra Guarini e Massimiliano Gabrielli, legali di parte civile nel processo penale sull’incidente della Costa Concordia, sono stati ricevuti a Roma presso il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti dagli ispettori nominati dal Ministro Maurizio Lupi dopo la trasmissione “Report” .

Dopo un lungo ed approfondito colloquio, l’ispettore ministeriale, Ing. Giuseppe Alati,  e la Responsabile della Divisione del Personale Marittimo, Dott.ssa Stefania Moltoni – hanno richiesto al pool “Giustizia per la Concordia” di redigere una relazione sulle problematiche emerse nel corso del processo,  ritenute di interesse per l’attività ispettiva in corso, fornendo atti e documenti utili ad accertare le criticità del sistema delle certificazioni e dei controlli da parte del RINA e degli altri Enti preposti, i malfunzionamenti della nave prima e dopo l’impatto, l’impreparazione e la mancanza di formazione dell’equipaggio, aspetti tutti ampiamente riscontrati da  passeggeri, periti e consulenti.

Gli stessi Avvocati, appena qualche giorno fa, hanno proposto al GIP di Grosseto una articolata opposizione alla richiesta di archiviazione del procedimento penale pendente contro i vertici societari di Costa Crociere e Carnival, sostenendo proprio la evidente responsabilità di quei soggetti in relazione ai consapevoli malfunzionamenti  ed impreparazione del personale marittimo a bordo delle navi della compagnia di navigazione.