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Quattro anni di lotta – commento alla sentenza di appello Concordia

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L’aula di udienza a Firenze

Non è notizia di oggi quella che riguarda la sentenza di appello sul naufragio della concordia, che ha confermato la condanna a 16 anni a carico di Schettino.

Abbiamo atteso un po’ di tempo prima di scrivere le nostre note per cercare di realizzare meglio il senso di quella che è stata una vittoria di dimensioni davvero enormi, ottenuta nei confronti di una multinazionale potentissima, la Costa Crociere S.p.A. che ha alle sue spalle la Carnival Cruises, cioè nei confronti di una delle società più importanti e più potenti economicamente al mondo, che nemmeno il governo degli Stati Uniti è mai riuscito ad almeno sottoporre al proprio regime fiscale.

Insomma la notizia è che un gruppo di tignosi avvocati italiani – che si è messo insieme per lavorare al meglio in questo processo – è riuscito davvero a ottenere quello che né il governo degli Stati Uniti né la Procura della Repubblica di Grosseto hanno mai ottenuto e nemmeno cercato di ottenere.

I fatti sono conosciuti: la notte del 13 gennaio 2012 il comandante della Concordia Francesco Schettino la portava a sbattere sugli scogli delle Scole all’isola del Giglio con una manovra di inchino a dir poco suicida.

Da lì ha inizio il naufragio più grande della storia mercantile internazionale: una nave passeggeri di 350 m di lunghezza e di 11 ponti fuori dalla linea d’acqua con a bordo oltre 4.300 persone si squarcia per 70 metri sotto la linea di navigazione e, grazie al vento che sospinge indietro, si appoggia sugli scogli miracolosamente non affondando.

In seguito all’urto con gli scogli ed alla gestione a dir poco demenziale da una parte e delinquenziale dall’altra dell’emergenza così insorta, ben 32 persone perdono la vita mentre altre 4300 rischiano a loro volta di morire ma miracolosamente invece si salvano.

Ne nasce un processo monstre in cui alla fine delle indagini preliminari la Procura di Grosseto ritiene di poter chiedere di rinviare a giudizio il solo comandante Schettino e cinque altre persone in totale tra ufficiali di bordo e uomini della compagnia di navigazione (della Costa veramente il solo Ferrarini facente parte dell’unità di crisi a terra ma nessuno del Consiglio di Amministrazione).

 Nessuno della compagine societaria viene sottoposto al processo per una scelta della Procura di Grosseto che ancora non riusciamo davvero a spiegarci, considerate le plurime responsabilità penali emerse a carico della compagnia nel corso delle investigazioni e ancora di più nel corso del dibattimento stesso.

 Le parti lese in questa vicenda, i passeggeri che hanno perso la vita e quelli che fortunatamente sono sopravvissuti, non vengono mai presi in considerazione da nessuno dell’organo inquirente: alcuni di noi, va rilevato, hanno assistito ad una scena praticamente kafkiana. Alla nostra osservazione come difensori delle parti lese che lamentavano il fatto che la Procura di Grosseto avesse dato il proprio consenso a patteggiamenti scandalosi per gli imputati senza curarsi dei risarcimenti alle vittime del naufragio, il procuratore capo di Grosseto osservava che ci sono i processi civili per i risarcimenti!

Mai abbiamo visto in realtà un atteggiamento di questo genere da parte di una Procura della Repubblica che normalmente tutela proprio le vittime dei reati pretendendo che gli imputati le risarciscano prima di prestare il consenso ai patteggiamenti…Ma questo è stato solo l’inizio della storia di questo processo che all’epoca vedeva schierati da una parte i passeggeri e dall’altra la Compagnia di Navigazione Costa Crociere che riteneva di avere già risarcito correttamente la maggioranza dei naufraghi offrendo loro una cifra a forfait di 11.000 Euro, prendere o lasciare.

Alcuni dei passeggeri, proprio i nostri assistiti, ritenevano di avere diritto ad essere risarciti con cifre molto più alte, ma sopratutto pretendevano Giustizia e verità, perchè avevano vissuto un’esperienza orrenda che li aveva segnati pesantemente.

Ma niente di tutto questo veniva preso in considerazione né da Costa Crociere né dalla Procura di Grosseto che, appunto, dava consensi a patteggiamenti tanto scandalosi che la stessa Procura Generale di Firenze che li avrebbe dovuti avvallare li impugnava invece davanti alla Corte di Cassazione.

Anche questo chiaro segnale pareva non bastare a Grosseto perchè pure il Tribunale durante il dibattimento a carico di Schettino di fatto osteggiava il lavoro delle parti civili che non si rassegnavano ad essere spettatori inermi ma che volevano capire perchè fosse avvenuto quel naufragio e se le responsabilità si dovessero fermare al solo imputato presente o se invece dovessero allargate alla società armatrice.

Il dibattimento a Grosseto peraltro si svolgeva solamente per la scelta – da alcuni giudicata folle, da altri onorevole – di Schettino di chiedere di essere sottoposto al pubblico dibattimento per poter spiegare le sue ragioni.

Dal dibattimento – durato ben 70 udienze spalmate in un periodo di tempo pari ad un anno e mezzo in cui le vite professionali di questi pochi appassionati avvocati venivano di fatto stravolte per poter seguire veramente quello che succedeva – emergevano evidentissime responsabilità pure di Costa Crociere: si citano brevemente al riguardo le anomalie del DGE, diesel generatore di emergenza, che non funzionando per un difetto di progettazione durante la fase dell’emergenza ha comportato di fatto che quantomeno una parte delle vittime del naufragio perdesse la vita poiché non senza il DGE non fu possibile sganciare almeno un’altra delle scialuppe di salvataggio e una sola scialuppa di salvataggio in più sganciata avrebbe comportato che 150 passeggeri avrebbero potuto trovare posto su quella scialuppa, e i morti furono 32!

Non solo. La mancata preparazione dell’equipaggio, l’inesperienza degli ufficiali di bordo di età media abbondantemente sotto i trent’anni, la politica tesa al risparmio su ogni aspetto della sicurezza, le anomalie del programma di emergenza degli ascensori che causarono il blocco del DGE, l’improvvisazione dell’unità di crisi tesa alla sola ri-certificazione della nave per tornare a farla navigare al più presto piuttosto che alla sicurezza delle persone a bordo, tutti questi elementi insieme facevano emergere chiaramente la responsabilità di Costa Crociere che giustificava non solo l’allargamento della responsabilità penale ai vertici societari ma la richiesta di riconoscimento dei danni punitivi per appunto indurre la società armatrice a rivedere le proprie politiche economiche perchè ove fosse stata punita come chiedevamo avrebbe inteso che sarebbe divenuto in futuro maggiormente conveniente spendere per la sicurezza che non dover risarcire le vittime.

Questo gruppo di avvocati ha avuto l’ardire di presentare una denuncia contro i vertici societari di Costa Crociere e Carnival perché ritenevano, come ritengono tuttora, che ci sia una chiara responsabilità in concorso con il Comandante Schettino da parte dei vertici societari.

La Procura di Grosseto invece riteneva di dover richiedere l’archiviazione della denuncia e, con un’altra mossa del tutto inaudita, il Giudice delle Indagini Preliminari di Grosseto a cui era stata rivolta l’opposizione delle parti lese alla richiesta di archiviazione, decideva di procedere direttamente all’archiviazione della denuncia querela senza nemmeno fissare una camera di consiglio in cui gli avvocati avrebbero dovuto essere ascoltati!

Il dibattimento di primo grado si concludeva con una sentenza che dava solo parzialmente ragione alle parti civili escludendo il danno punitivo e concedendo loro dei risarcimenti con una provvisionale che variava fra i 30 e i 50.000 Euro, a parte risarcimenti sproporzionati ai soli enti quali la regione Toscana e il Comune del Giglio.

Costa Crociere poteva dunque davvero stappare lo champagne per lo scampato pericolo, quantomeno perché alcune voci delle pretese risarcitorie delle parti civili erano state in qualche maniera, sia pur molto discutibilmente, molto ridotte grazie ad una sentenza, definita da qualcuno di noi, da ragionieri del diritto.

Questo gruppo di avvocati decideva a questo punto di fare appello contro la sentenza, rischiando che le cifre concesse come provvisionale potessero anche essere ridotte, per cercare di rimediare alla evidente ingiustizia verso le pretese risarcitorie dei naufraghi della sentenza del Tribunale di Grosseto.

Presentava appello anche il Comandante Schettino e la Costa Crociere, chiedendo questa ultima che venissero ridotti gli importi provvisionali concessi agli enti, e infine la Procura di Grosseto che chiedeva abbastanza clamorosamente un aumento di pena di altri 10 anni di carcere contro l’imputato, già condannato a 16 anni in primo grado.

L’inizio del processo d’appello faceva capire a questi difensori che finalmente ci si trovava di fronte a Giudici che erano predisposti ad ascoltare le ragioni dei naufraghi e che non si erano chiusi in posizioni di rifiuto ideologico delle loro pretese.

Si svolge così a Firenze un dibattimento serratissimo che in un solo mese vedeva la discussione di una trentina di avvocati delle parti civili, della Procura, dei difensori di Schettino e di quelli di Costa Crociere.

Si arrivava così finalmente alla sentenza della Corte d’Appello di Firenze che concedeva alle sole parti civili, è solo a loro, la vittoria: le cifre provvisionali concesse con estrema prudenza dal Tribunale di Grosseto venivano tutte aumentata del 50% a favore delle parti civili costituite. Ma non solo. Gli appelli, tanto dell’imputato che della procura, venivano integralmente respinti.  Attribuiamo, a questo ultimo aspetto, un particolare ed ulteriore significato di riconoscimento al nostro lavoro, Quale evidente segno che la Corte d’appello di Firenze ha sposato la nostra visione sui fatti e sul peso delle responsabilità del naufragio: confermando la condotta criminale di schettino, ma riconoscendo implicitamente che esistono altre responsabilità di “contorno”, altrettanto gravi, non riconoscendo apertamente i danni punitivi, la cui applicabilità nel nostro ordina è tuttora incerta, ma aumentando considerevolmente tutte le provvisionali per i nostri clienti.

Costa Crociere ha preso finalmente una sonora batosta da parte del nostro gruppo Giustizia per la Concordia, che si è distinto per avere il coraggio di tenere duro nei confronti della Costa Crociere, della prudenza della Procura di Grosseto ed in quelli della sentenza altrettanto prudente del Tribunale di Grosseto…e non è ancora finita qui perchè in Cassazione ci saremo e ancora chiederemo il riconoscimento dei danni punitivi, attualmente al vaglio delle Sezioni Unite.

Noi rimaniamo sempre dalla parte delle vittime e continueremo ad esserlo perché la giustizia possa effettivamente trovare posto anche in una vicenda di questo genere dove troppe coperture e troppe omissioni si sono verificate.

Cesare G. Bulgheroni  – Avvocato in Milano

Processo Concordia Bis

Avvocato Massimiliano GabrielliLa associazione nazionale ANMIL, da sempre impegnata sul tema della sicurezza sul lavoro e rispetto delle normative antinfortunistiche, ha affidato il mandato difensivo agli Avvocati Massimiliano Gabrielli, Cesare Bulgheroni ed Alessandra Guarini, per essere rappresentata come parte civile nel processo Concordia bis, che si occuperà delle violazione delle norme a tutela dei lavoratori e dei reati ambientali. Alla udienza di apertura, tenutasi il 07.03.2015 davanti al Tribunale monocratico di Grosseto, gli Avvocati della associazione hanno depositato a sorpresa una richiesta di maxi-risarcimento per un milione di euro, motivata dai malfunzionamenti della nave ed il mancato rispetto delle normative di emergenza da parte della compagnia di navigazione, sul modello statunitense di danni punitivi con effetti deterrenti e di prevenzione contro futuri disastri navali, ed hanno ottenuto dal Giudice la chiamata in causa di Costa Crociere SpA come responsabile civile, che quindi sarà nuovamente tenuta al pagamento dei futuri risarcimenti. Le parti processuali giocheranno una partita contro il tempo, sul filo della prescrizione dei reati che, essendo di natura contravvenzionale, in questo giudizio maturerebbe a gennaio 2017; il calendario di udienze, già stabilito con ritmi molto intensi, ha però sin da subito chiarito che è tutta intenzione del Tribunale arrivare a pronunciarsi con una nuova sentenza prima della estate. Il 28 aprile si aprirà a Firenze anche il processo di appello del processo penale principale sul naufragio della Concordia, con il quale il comandante Francesco Schettino è stato già condannato a 16 anni di carcere.

RAI NEWS TGR EDIZIONE DELLE 19.30 del 08/03/2016 – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/basic/PublishingBlock-0f7d1998-654b-4a4d-8455-2d2a1121bfb2-archivio.html

13/01/2016 quattro anni dal naufragio Concordia

Sono passati quattro anni esatti dal tragico naufragio della Costa Concordia al largo dell’isola del Giglio; il relitto della nave, rimasto a lungo adagiato su un fianco come monumento alla assurdità umana, è stato rimosso e quasi completamente smantellato. Non si cancella invece per tutti noi la memoria ed il ricordo per le vittime e l’impegno per coloro che hanno avuto la vita stravolta da quella che doveva essere una crociera felice;  il processo penale, giunto ad una severa condanna nei confronti del Comandante Schettino, pende ora in appello, nel segno della nostra costante ed instancabile ricerca delle concorrenti e ancora più gravi responsabilità dell’armatore.

Un processo storico che ha cambiato già molte regole sulla sicurezza a mare, ma che può ancora dare un significato a questo incidente, affinché non ci sia più una altra Concordia.

COMMENTI ALLA SENTENZA PENALE DI PRIMO GRADO

LA COSTA E SCHETTINO DIVISI A BERLINO (AD AMBURGO, VABBE’ FA LO STESSO) – Arrivati finalmente alla decisione del Tribunale di Grosseto che ha condannato Schettino a 16 anni di reclusione ed un mese di arresto per tutti i capi di imputazione che gli erano contestati – e, dunque, compreso l’abbandono della nave – nonché Costa a risarcire i danni alle parti civili costituite con la concessione intanto di provvisionali da 30.000 a 50.000 Euro per ogni naufrago, qualche riflessione sulla vicenda si impone anche da parte di Giustizia per la Concordia.

 Innanzitutto va certamente sottolineato che questo processo ha visto la grande sconfitta della Procura della Repubblica di Grosseto che nonostante abbia chiesto una condanna pesantissima ed esemplare contro Schettino – definito con spregio l’idiota incapace che non poteva essere perdonato dalla giustizia degli uomini – pari addirittura ad anni 26 di reclusione e mesi 3 di arresto si è vista ridurre la pena irrogatagli a ben 10 anni di reclusione in meno…considerato che la Procura non aveva quale avversario nella difesa dell’imputato certo personaggi di enorme esperienza penalistica – con tutto il rispetto naturalmente – pare di intravvedere nella decisione del Tribunale una presa di distanza dal pacchetto accusatorio secondo cui tutto sarebbe stato da addebitarsi al solo Schettino. Il che pare di significare che ci siano spazi da esplorarsi in ordine all’individuazione delle responsabilità penali di altri nella causazione del naufragio e nella gestione dell’emergenza come peraltro riteniamo da sempre.

 L’altra grande sconfitta del processo è certamente Costa Crociere che nonostante si sia profusa nell’affermare che i naufraghi costituitisi parti civili – e i loro avvocati! – erano degli avidi speculatori che in realtà non avevano subito né comunque avevano provato di avere subito dei danni effettivi si è vista condannare a provvisionali da 3 a 5 volte l’offerta invece omni comprensiva fatta ai passeggeri ed improvvidamente accettata dalla maggioranza di loro con la clamorosa approvazione di qualche associazione di categoria che raggiungeva un accordo con Costa stessa circa il prezzo della propria vita messa in pericolo! Una brutta pagina di lassismo delle associazioni dei consumatori a cui abbiamo rimediato con la nostra professionalità.

Insomma il risultato ottenuto in termini pratici per ognuno dei nostri assistiti è consistito nella clamorosa condanna di Costa a corrispondere importi risarcitori non patrimoniali parziali pari ad almeno tre volte quella che fu l’offerta di Costa Crociere quale cifra omnicomprensiva, oltre alla condanna alle spese legali (per la verità liquidate con mano troppo leggera… ma su questo dovremo tornare).

 Ci piace ricordare che Costa non ha mai fatto offerte diverse da quella iniziale – salvo avere fatto perdere un po’ di tempo con trattative senza costrutto e senza sbocco – e pare di potersi dire con legittima soddisfazione che la compagnia di navigazione con tutta la sua sicumera ha subito una cocente sconfitta processuale e sostanziale poiché veniva da noi richiesto il risarcimento di danni biologici consistenti nello stress post traumatico che, pur certamente essendo ormai una sindrome riconosciuta clinicamente, ancora fino ai primi anni ’80 era solamente un’ipotesi di studio di qualche teorico senza riconoscimento ufficiale. Siamo riusciti ad ottenere il riconoscimento del PTSD in capo ai nostri assistiti sulla base della monumentale consulenza del Dott. De Girolamo ed altri consulenti, e ciò è un successo enorme di cui andiamo fieri.

 Tra l’altro stiamo parlando di una liquidazione parziale dei danni che non potrà che vedere nel prossimo grado di giudizio almeno la conferma – e comunque cercheremo di ottenere ancora di più impugnando il capo sulla provvisionale per far aumentare la liquidazione della cifra provvisionale ottenuta – ma realisticamente mai una riduzione.

Va poi sottolineato che un gruppo di avvocati che veniva da località ed esperienze professionali diversissime sono stati capaci di muoversi tutti insieme ai fini comuni; vanno ricordati gli atti redatti con la collaborazione di tutti: atto di costituzione di parte civile, atto di citazione della responsabile civile, richiesta di sequestro conservativo per 500mln di Euro sui beni della responsabile civile (richiesta di sequestro che ha avuto concrete possibilità di accoglimento) lista testi e consulenti ammontante a circa 40 persone che erano state dimenticate dalla Procura, preparazione dell’esame del nostro consulente tecnico, redazione conclusioni, nota spese e la monumentale memoria difensiva conclusiva ex art. 121 c.p.p. con cui si ripercorreva il dibattimento e si giustificavano le richieste di trasmettere gli atti del processo alla Procura affinchè procedesse contro il presidente del Consiglio di Amministrazione di Costa Crociere e di concedersi il c.d. danno punitivo.

Considerato che la nostra categoria professionale è normalmente considerata la più individualista in assoluto in primo luogo proprio da noi avvocati, si può invece affermare che gli avvocati di Giustizia per la Concordia sono stati capaci di fare l’impresa di coalizzarsi insieme e di avere fatto un fronte comune contro tre nemici ben più grossi di loro: Costa che ovviamente li trattava da molesti speculatori, l’opinione pubblica e i media (oltre tutto manipolati da potentissimi uffici stampa) che avevano il perfetto mostro da sbattere in prima pagina e non avevano bisogno di altro e, paradossalmente, la Procura di Grosseto che dei destini delle vittime del naufragio se n’è purtroppo sempre poco occupata al di là delle poco credibili dichiarazioni post sentenza di qualche PM che invece in aula, in maniera inaudita, proponeva opposizioni stizzite alle nostre domande sulla quantificazione dei danni!!! Insomma questi avvocati partivano assolutamente svantaggiati e, invece, tutti insieme grazie alla propria professionalità sono riusciti ad ottenere una vittoria davvero storica.

 Non solo. Va anche sottolineata la conduzione del processo in aula di alcuni avvocati di Giustizia per la Concordia che hanno veramente fatto la differenza nell’ottica dell’emarginazione dei difensori di parte civile dal cuore della vicenda che voleva vedere ricostruite solo le responsabilità penali di Schettino obliterando qualunque altro possibile tema di indagine a carico degli altri individuabili responsabili del naufragio.

 Grazie alla nostra insistenza e abilità siamo riusciti ad ottenere informazioni riguardo alla (dis)organizzazione di Costa, circa il malfunzionamento dei dispositivi di emergenza, circa le connivenze degli enti che dovrebbero controllare l’efficienza dei dispositivi di sicurezza che hanno palesemente pesato sull’esito del processo e che, in un futuro speriamo non troppo lontano, potranno ancora pesare in ordine alla possibilità di vedere finalmente sul banco degli imputati dei membri dei consigli di amministrazione di Costa e di Carnival.

 Non va dimenticato peraltro che il Tribunale ha certamente adottato una misura a dir poco prudenziale in termini di liquidazioni delle provvisionali con una parificazione delle posizioni dei naufraghi a quella di personaggi come Cemortan e Ursino – ufficiale in plancia che originariamente era nel novero degli ufficiali indagati – che pare davvero ingiustificabile. Anche la liquidazione delle spese legali è stata a dire poco penalizzante, ma anche a questo riguardo ci sarà tempo e modo di correggere la rotta per cui verrà proposto un appello avverso la mancata concessione dell’immediata esecutività delle spese liquidate per chiedere la disapplicazione dell’osceno DM 55/2014, correttivo di quello ancor più osceno dell’anno prima ed attribuibile alla penna dell’ex Ministro Severino, avvocato di banche e assicurazioni.

 Si è parlato di Giudici ragionieri del diritto, una buona definizione per l’operato finale del collegio di Giudici di Grosseto, che non hanno avuto il coraggio di riconoscere i danni punitivi e di far fare un passo avanti nella storia almeno giuridica del nostro Paese: non finirà qui perché si ricorrerà non solo alla Cassazione ma se necessario alla CEDU (Corte Europea Diritti dell’Uomo) dove potremo avere più ascolto che qui, per vedere riconoscere tale categoria di danni alle vittime dei reati plurioffensivi.

 Infine, per connettersi al buffo titolo, non dimentichiamo che grazie a questo processo Carnival ha deciso di spostare ad Amburgo la sede operativa di Costa Crociere osservando, col suo amministratore delegato Michael Thamm, che si vuole girare pagina dopo il naufragio della Concordia con il lassismo imperante a quei tempi…ci attribuiamo il merito di avere indotto un bel po’ di queste considerazioni al Sig. Thamm.

 Cesare G. Bulgheroni, avvocato in Milano


guarini-castelloUNA BATTAGLIA VINTA – La sentenza emessa dal Tribunale di Grosseto nel processo a carico del Comandante Francesco Schettino mi é parsa sin da subito una decisione salomonica! Equilibrata e giusta, non hanno trovato accoglimento le richieste in punto pena della Procura, che voleva per l’imputato una pena “esemplare” a ventisei anni di reclusione, e neppure quelle di Costa Crociere, che chiedeva il diniego di tutte le richieste risarcitorie dei naufraghi, fin da subito etichettati come millantatori e speculatori in cerca solo di denaro.

 Mi piace ricordare a tale riguardo la sgradevole quanto inopportuna battuta di chi, commentando le richieste per i danni subiti dai naufraghi, non ha esitato a definirli “mestieranti del naufragio”, quasi a dire che con un pizzico di fortuna una crociera può trasformarsi in una occasione di ricchezza, quasi una fonte di reddito! Certo, solo se non si muore in servizio mi sento di aggiungere … Una vera meschinità ed una intollerabile mancanza di rispetto per le vittime innocenti di questa folle tragedia!

 Ma chi lo ha pensato e detto ora si dovrà ricredere: questa sentenza ha riconosciuto eccome le sofferenze dei sopravvissuti, sancendo in loro favore il diritto al giusto ristoro. E lo ha fatto lanciando un segnale forte e chiaro a chi voleva disconoscere, se non banalizzare, il disagio delle vittime, disponendo in favore di esse a titolo di acconto somme variabili che vanno dal triplo al quintuplo dell’offerta iniziale di Costa Crociere, gli ormai arcinoti 11.000 a forfait. Somma che per la verità a noi avvocati delle parti civili fin dall’inizio era apparsa subito tutt’altro che congrua e perfino irriguardosa, al limite dell’offesa nei confronti di chi da sopravvissuto dovrà vivere per sempre prigioniero di un ricordo doloroso e invalidante!

 Voglio aggiungere che questa sentenza costituisce un fecondo precedente giurisprudenziale poiché riconosce il disturbo post traumatico da stress come danno biologico, merito che noi avvocati delle parti civili sentiamo anche nostro in quanto frutto dell’impegno profuso in aula a dimostrare il danno psichico e le conseguenze devastanti di questa esperienza sulle vite dei nostri assistiti.

Il Tribunale ha ascoltato i loro pianti e le loro grida e ne ha fatto il cuore della decisione emessa!

 Questa sentenza ci dice molte cose. Ci ricorda che il popolo forcaiolo non va accontentato perché una pena rieduca, come scritto nella nostra Costituzione, solo se giusta! Dimostra che Schettino non doveva pagare per tutti ed io leggo in questa decisione, solo apparentemente mite, l’intento di lasciare spazi vuoti da riempire con nuove indagini!

 Questa sentenza ha un solo demerito: il mancato riconoscimento dei danni punitivi, cioè il diritto del danneggiato ad un risarcimento ulteriore rispetto a quello necessario per compensare il danno subito quando é provata la condotta particolarmente grave del danneggiante, tema su cui io ed altri avvocati ci siamo davvero battuti con tutte le armi dell’arsenale giuridico a nostra disposizione.

 Ecco io avrei voluto una condanna questa volta sì “esemplare” ma nei confronti di Costa Crociere per non aver impedito la “tradizione degli inchini”, per l’impreparazione dell’equipaggio (prevalentemente straniero, sottopagato e con certificazioni rilasciate dai paesi di provenienza) e per il mal funzionamento della nave nella fase dell’emergenza, tutti aspetti che denotano la prevalenza delle politiche di risparmio e business su quelle della sicurezza dei passeggeri.

 Ci siamo battuti come Davide contro Golia, visti gli interessi in campo e le non troppo sotterranee interferenze esterne. Ricordo che grazie ad una intercettazione telefonica, che io stessa ho fatto ascoltare in aula durante il processo, abbiamo tutti udito e quindi appreso di una minaccia – neppure velata – ad un giornalista “poco allineato” con i poteri (e con chi voleva che la stampa dipingesse Schettino come il colpevole perfetto da sacrificare sull’altare della giustizia), fatto questo di una gravità assoluta, perché quando la libertà di stampa viene meno l’attacco alla democrazie é in atto.

 Anche a noi “Mancò la fortuna non il valore”, come leggono i visitatori di El Alamein che vanno a rendere omaggio ai nostri militari caduti in battaglia durante la seconda guerra mondiale.

 Sarà il mio impegno nei prossimi gradi di giudizio per completare il mio mandato difensivo a favore della mia assistita, Chiara Castello, una donna straordinaria ed una giovane madre che conferendomi l’incarico mi ha chiesto giustizia e verità!

Avv. Alessandra Guarini


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LA LIVELLA – Il processo sulla Concordia, Schettino ed il naufragio del secolo rappresentano a 360° il nostro paese: l’italiano intrallazzone ed istrionico, sciupafemmine e scaricabarile, maestro insuperabile nell’arte di arrangiarsi con successo e di godersela infischiandosene delle regole, l’Italia capace di produrre l’eccellenza nel lusso e le catastrofi più imbarazzanti del mondo, i Procuratori inquirenti che, colti da delirio di onnipotenza, mostrano i muscoli e si muovono secondo logiche tutte loro, mai trasparenti e solo in parte comprensibili, l’infinito esercito di avvocati, e ce ne fossero mai due che dicono la stessa cosa, i passeggeri, le vittime incolpevoli delle ingiustizie, trasformate subito in numeri, poco dopo accusati di volerci guadagnare sopra, per finire dimenticati da tutti ma soprattutto da chi vittime li ha resi, e cioè da quelle multinazionali strapotenti, che straguadagnano indorando la pillola crocieristica e sfilando milioni di euro pian piano dalle tasche delle persone normali, i mega-manager e quelli che sono sul loro libro paga, quelli che cercano di cambiare le regole del gioco quando la mano tocca a loro, scoprendo così un sistema sommerso, di favoritismi e faccendieri, che le regole a parte gliele scriveva già da anni, le telecamere delle televisioni infilarsi ovunque ed i giornalisti, tantissimi, ma solo in minima parte (e per fortuna ce ne sono!) indipendenti da chi paga la pubblicità, i tanti dipendenti che mandano avanti la macchina, lavorando senza orario e all’ombra del Tribunale, del teatro e dietro le videocamere, gli spettatori curiosi ed interessati più alle attricette rampanti che ai fatti, il popolo, che ama punire l’ex potente non per le sue responsabilità ma perché ora gli sta antipatico, quella gente comune che in crociera pagava per farsi la fotografia col Comandante in divisa bianca, e durante la lettura della sentenza, in diretta TV a reti unificate, aguzzava gli occhi per vedere il patibolo aprirsi sotto i piedi di Schettino, e infine i magistrati, quelli che decidono della vita delle persone, che nelle aspettative dovrebbero essere mezzi Dei e mezzi Giudici, custodi della Giustizia assoluta, ma che in realtà si dimostrano per quello che sono, metà politici e metà ragionieri del diritto.

Tutto un mondo, quindi, che gira a modo suo, implacabile ed affascinante, colorito e pieno di partiti, fazioni e categorie contrapposte ma che, incredibilmente, come non succede da nessuna altra parte del globo, arrivando a destinazione, non ha sconfitti ma tutti parzialmente soddisfatti, almeno a stare dalle dichiarazioni del giorno dopo-elezioni ed i commenti dei protagonisti.

Ed allora facciamo due conti, perché se è vero che in un processo penale non ci sono vinti né vincitori, è giusto commentare le aspettative delle parti, e, a ben guardare, qui chi ne esce a testa alta sono certamente le parti civili:

  • Schettino è stato ritenuto responsabile per tutti i reati contestati, compreso l’infamante reato di abbandono nave: la condanna è pesante, 16 anni, e non sono pochi se si parla di reati colposi. Con scelte difensive diverse si sarebbe risparmiato almeno 1/3 di quella pena
  • la Procura di Grosseto ha concesso patteggiamenti con pene da abuso edilizio a tutti i coimputati di Schettino (gli ufficiali di coperta ed il capo della unità di crisi della Costa Crociere -quello che disse non mi parlare alla radio che i rimorchiatori ci mangiano la nave, per capirci), però ha chiesto 26 anni e arresto immediato per il solo Schettino, praticamente l’ergastolo –> ne esce con quasi la metà, l’unico e solo responsabile non è quindi il Comandante, mi pare in linea con quello che chiedevamo.
  • Costa Crociere ha concluso la sua discussione chiedendo di liquidarci zero virgola zero, visto che il danno psicologico non è dimostrabile e secondo loro non era provato, mentre abbiamo ottenuto il triplo e fino al quintuplo della offerta iniziale (11mila euro), con buona pace di Trefiletti, Adiconsum e tutte quelle associazioni di consumatori che si sono affrettate alla corte di Costa Crociere svendendo i passeggeri con quel vergognoso accordo.
  • gli speculatori non siamo noi quindi, non i passeggeri e nemmeno i loro avvocati.
  • Mediaticamente, è un dato di fatto, li abbiamo distrutti, ora tutti sanno che Schettino non è l’unico da biasimare, che per ottenere le certificazioni di queste città galleggianti si facevano prove finte a mare con la copertura di Rina e Fincantieri, che le mega-crociere non sono sicure perché l’equipaggio è sottopagato, inadeguato e sfruttato, che sostanzialmente su queste navi a turno e rotazione non funziona niente se non il registratore di cassa… quello gira sempre… basti ricordare che navi da 500 mln di euro in alcuni casi tornavano in porto con il tom tom pur di non fare manutenzione…
  • al di là dei proclami abbiamo sempre sostenuto di voler dare un senso a questo processo, cambiare le cose e rendere più sicura l’industria delle crociere, denunciando i rapporti promiscui con Rina, la gestione omertosa delle emergenze, la impreparazione del personale… molte normative sono state implementate e la sede storica di Costa a Genova è saltata per questo, ci avevano sottovalutato e gli è costata cara, non ci hanno voluto pagare e ora dovranno imparare il tedesco e lavorare ad Amburgo.. problemi loro, fine di un’era… risultato ottenuto!
  • Gli enti (Comune del Giglio, associazioni varie e ministeri) ne escono con le ossa rotte, le liquidazioni sono modestissime rispetto alle loro richieste multi-milionarie.
  • Noi abbiamo chiesto 100-200-300 mila euro per il PTSD, oltre al danno punitivo, venendo accusati di guardare troppi telefilm americani (ho risposto in aula alla accusa, confermando di vedere Carramba che sorpresa, Masterchef, Peppa Pig ed il gatto Doraemon, ma nessun telefilm americano…); ho ottenuto per i miei clienti un acconto provvisionale di 50mila euro ed un riconoscimento minimo, ma il principio è stabilito, il dado è tratto, Peppa Pig ha funzionato!

Non posso quindi che ritenermi soddisfatto, non certo entusiasta, la sentenza non è stata coraggiosa come speravamo ma c’era da aspettarselo, le richieste erano altissime e gli obiettivi raggiungibili e possibili, ma i timori erano fondatamente funesti, c’era tutto lo spazio per fare qualcosa di straordinario in un processo straordinario, ma anche il concreto rischio di una beffarda condanna generica poiché, diciamocelo chiaramente, trattandosi di una forma di stress psicologico mancava per i nostri clienti la possibilità di un riconoscimento diagnostico oggettivo e perizie non ce ne sono state. Il danno c’è, lo abbiamo visto negli occhi lucidi dei nostri clienti a distanza di due anni quando sono venuti a raccontare la loro esperienza di quella notte, ma dimostrarlo con certificati medici e convincere il Tribunale è un’altra cosa.

I Giudici del collegio di Grosseto, come dicevo, hanno dimostrato di essere molto più “politici” che coraggiosi, si sono rifugiati in zona franca, nella terra di mezzo con la livella, una condanna intermedia a Schettino e una provvisionale che non ci soddisfa ma non ci lascia a bocca asciutta, come pure era possibile.

Per farci contenti e fare miglior servizio alle toghe che indossano avrebbero potuto dare un semplice segnale, non usare la livella e PERSONALIZZARE il danno in base alle consulenze medico-legali, oppure liquidare 50mila euro a tutti e dare condanna generica alla parte civile Costa Crociere (come fatto) ma anche alla Cemortan, ad Ursino e qualche altro… insomma, hanno dimostrato che mentre i nostri clienti facevano la fila per venire sul palco a raccontare loro le proprie ansie, sofferenze e piangere nel ricordo della notte buia del naufragio, probabilmente neanche ascoltavano e, lavorando sui pc, scrivevano sentenze su qualche sinistro stradale o facevano decreti ingiuntivi… poco più che ragionieri del diritto appunto.

La pagina più buia e grave di questa sentenza ritengo sia la liquidazione di una provvisionale di soli euro 60mila per la morte di Gabriele Maria Grube, 53 anni, di Berlino, annegata a bordo della Concordia e, non avendo eredi, costituita parte civile attraverso il curatore della eredità giacente; è vero, esiste un problema di natura giuridica, poiché l’annegamento è considerata morte istantanea e quindi il diritto ad essere risarciti per la sofferenza e la consapevolezza di essere sul punto di trapassare non entra a far parte del patrimonio del de cuius, e in questo caso viene meno anche il diritto al risarcimento per la perdita del congiunto, mancando dei familiari, ma questa liquidazione attribuisce un valore inaccettabile, solo 60mila euro, alla vita di una persona. Non ci fermeremo qui e riusciremo ad ottenere in appello, ovvero in sede civile, un riconoscimento più adeguato, equo e dignitoso. Ne siamo sicuri perché, anche su questo argomento, i Giudici hanno semplicemente fatto la cosa più semplice, non hanno voluto prendersi la responsabilità di smuovere le acque. Una sentenza cosi visibile come questa può stabilire un principio applicato poi a livello nazionale da tutti per i casi singoli, può scardinare un sistema e spostare interessi molto importanti, primi fra tutti quelli delle assicurazioni.

Una vile livella anche sulle spese legali, chi ha fatto come me circa 60 udienze da 8/9 ore consecutive e trasferte da tre giorni, mediamente due volte al mese, avrebbe giustamente voluto molto di più. Ma il DM 55/2014 è quello che è… una vergogna punitiva (quella si!) per chi lavora di più e meglio…. Il significato che ci leggo è che siamo stati degli ospiti indesiderati, anche per il Tribunale, come a dirci: se non venivate era uguale. Purtroppo per loro, invece, noi lavoriamo così, e la differenza l’abbiamo fatta eccome, in aula e fuori dell’aula, al di là ed oltre la liquidazione delle parcelle. Ovvio che il Tribunale non si è voluto esporre alla accusa di uno spudorato favoritismo verso gli avvocati sempre presenti e che, onestamente, credo sarebbe stata oltretutto legittima da parte di chi non era venuto a Grosseto ma era sostituito ex 102 cpp, e quindi aveva tutto il diritto di fare nota spese completa ed ottenere la liquidazione al pari di altri… per non creare un precedente e non essere massacrati dagli altri avvocati meno presenti (o addirittura mai presenti, i più.., se non alla prima udienza per il deposito della costituzione di parte civile e alla ultima udienza per richiamarsi alla mezza paginetta di conclusioni) hanno applicato alla lettera i parametri per fase. Punto.

Insomma, la sentenza è certamente la conferma sulle gravissime ma non esclusive colpe del Comandante, ed un riconoscimento di principio del diritto dei passeggeri ad essere risarciti più adeguatamente dalla Compagnia, non è l’arrivo ma al contrario il punto da cui partire per arrivare a liquidazioni PERSONALIZZATE più alte e dignitose, che sia in sede di appello od in sede civile non importa. L’importante è arrivarci. Ad maiora semper.

Avv. Massimiliano Gabrielli

RICHIESTA DEL PM e DISCUSSIONE PARTI CIVILI: udienze 26, 27, 28, 29 e 30 Gennaio 2015

poolQuesta intensa settimana di udienza, che segue a la della requisitoria del PM, si è aperta con la richiesta di condanna dell’imputato, da parte della Procura, alla pena di anni 26 di detenzione di mesi 3 di arresto oltre alle sanzioni accessorie e la richiesta della misura della immediata custodia cautelare in carcere, senza attendere che la sentenza divenga definitiva.

Una richiesta in linea con i capi di imputazione e con le gravi responsabilità di Francesco Schettino, ma certo, trattandosi di reati pur sempre di natura colposa, si arriva attraverso il cumulo materiale dei vari reati e la prevalenza di tutte le aggravanti, ad una richiesta di condanna pesantissima. Siamo sicuri che il Tribunale darà all’imputato la pena che merita, non spetta a noi parti civili dare valutazioni sulla misura della pena detentiva di un uomo ad oltre un quarto di secolo di carcere, come non ci è stato consentito di intervenire sulle pene – oggi ancora più risibili – accordate in fase di patteggiamento a tutti gli altri coimputati.

Da lunedì dopo la pausa hanno preso la parola le parti civili e per il nostro legal team ad aprire la via con un intervento a gamba tesa é stato Sergio Bellotti, seguito dal Collega Stefano Minasi. Hanno entrambi posto con forza e vigore il tema collaterale ma strategico della responsabilità di Costa Crociere, che del vincolo inscindibile e diabolico che li lega, tornando ad affermare che il patteggiamento ex D.Lgsl 231/2001 che prevede la responsabilità amministrativa delle società derivanti dai reati commessi dai loro dipendenti, confermando che  in questo processo la Società ed i suoi vertici ben avrebbero potuto sedere affianco a Schettino sul banco degli imputati. Ottimo l’approfondimento del diritto ai danni punitivi, e soprattutto sulla natura dei danni alla persona, patrimoniali e non patrimoniali, esistenziali e da vacanza rovinata, tema poi ripreso ed ampliato da molti altri colleghi civilisti.

Toccante l’intervento del palermitano Avv. Salvatore Vitrano, che ha mostrato al Collegio e a tutti il “volto umano di questo processo”, rimettendo al centro del dibattito le vittime e le loro sofferenze.

Preciso e chirurgico l’intervento del Collega barese Domenico Chirulli che ha ricordato con passione il dramma dei suoi assistiti, il loro diritto ad un risarcimento equo e l’impegno profuso dai difensori, attraversando più volte l’Italia per seguire il Processo.

L’avv. Gallenca ha invece costruito il suo intervenuto sulla necessaria riqualificazione del capo di imputazione per omicidio in termini di dolo diretto, citando la sentenza della Cassazione sulla vicenda Thyssen e ricordando come questo processo non può esser affrontato come “un maxi tamponamento sull’autostrada del sole”.

Per quattro giorni le parti civili si sono battute con passione in una progressione che ha visto impegnati tutti noi.

L’avvocato Cesare Bulgheroni con una memorabile discussione ha perfettamente ricostruito, anche con le immagini della nave prima e dopo l’impatto, il clima festoso dei passeggeri a cena in contrapposizione a quello kafkiano e surreale della plancia di comando: il comandante che arriva accompagnato da una simpatica ballerina e che con grande esuberanza assume il comando dopo aver chiamato “quel grandissimo commodoro” di Palombo, sincerandosi così è solo così dei fondali per eseguire la scellerata manovra dell’inchino. Addirittura richiamando Rusli Bin “che se tanto mi dà tanto stava pulendo i finestroni con il vetril” per affidargli il timone a mano della Concordia e fare letteralmente al buio “l’accostatona” al Giglio.  Un clima di surreale ilarità, una plancia popolata di personaggi che potrebbero essere quelli di un circo.

E poi la tragedia, il dramma e le morti. I passeggeri che si trasformano in naufraghi a terra sul Giglio. Con un responsabile morale: il Commodoro Palombo, l’unico a conoscere le intenzioni di Schettino quella sera ed al quale – anche – viene dedicata l’esecuzione del passaggio. Morti non impedite dalle misure di sicurezza di una nave che non era assolutamente efficiente e che anzi presentava gravissime avarie.

E dopo Bulgheroni il testimone è passato all’Avvocato Massimiliano Gabrielli, che in una progressione straordinaria partendo proprio dalla responsabilità di Schettino  per le menzogne, causa principale delle morti, individua il ruolo di Costa Crociere nell’aver messo al comando della nave un uomo che sapeva avere quella tendenza alla menzogna, lo diceva espressamente il suo ex comandante Palombo, ed affonda sul danno punitivo, spingendo sulla diversa accezione del danno da responsabilità aggravata dalla condotta, sommergendo il collegio di tesi dottrinali e spunti giurisprudenziali a sostegno di una possibile applicazione del tutto credibile ed opportuna ma che, durante il processo, veniva arginata come fosse quasi una oscenità e che aveva fatto venire “pruriti a molti”.

Dopo aver dissertato abilmente sul danno punitivo l’avvocato Gabrielli ha ricordato come le politiche di risparmio di Costa Crociere, provate dall’assunzione di personale poco qualificato e di ufficiali “fatti in casa” giovani e impreparati, ha di fatto abbassato il livello della prevenzione e della sicurezza, e quindi fatto aumentare il rischio per l’incolumità dei passeggeri, guadagnandoci sopra; per questo merita una punizione esemplare, una “mazzata economica” perché una cosa del genere non gli convenga più. “Questo é l’unico linguaggio che questa gente conosce” ha concluso il collega, in questo modo provocando la reazione del legale della responsabile civile, che ha abbandonato l’aula per protesta, con il seguito di tutto il suo docile codazzo! Una mancanza di rispetto che il Collegio non ha gradito.

Hanno poi preso la parola Antonella Carbone e Annamaria Romeo, a cesellare sul danno da Disturbo Post traumatico da stress, provato  dal lavoro fatto in aula dal lavoro dei consulenti, ed in particolare dal Prof. De Girolamo. E poi una infinità di altre prospettive offerte da altri colleghi, Giuseppe Quartararo per Inail, Fabio Targa per i suoi clienti, Michelina Suriano che ha sempre partecipato praticamente a tutte le udienze. Lunghi, complessi e articolati gli interventi delle parti civili di natura istituzionale: l’Avv. Pinna per la avvocatura dello Stato, i difensori del wwf, degli altri enti, ed in particolare dell’isola del Giglio: altissime le cifre chieste a titolo di risarcimento, 200 milioni di euro per il comune dell’Isola.

world_03_0_temp-1380013117-5241543d-620x348[1]Dopo di loro l’intervento dell’avvocato Alessandra Guarini, che ha esordito citando Sciascia: “Schettino inchiodato su queste carte come un Cristo“. Per poi proseguire con una ricostruzione dei fatti in chiave retrospettiva o forse introspettiva. Schettino voleva dimostrare la sua bravura ai suoi ospiti ma soprattutto al Commodoro Palombo, il suo maestro, l’uomo di cui non era mai riuscito a soddisfare le aspettative. L’uomo che infatti aveva affidato il precedente passaggio al Giglio al “puntiglioso Garbarino” per la festa di Ferragosto del 2011. Innescando una gara tra comandanti agli occhi del Commodoro. Duro l’affondo su Palombo e Foschi, due testimoni chiave di questo processo. Non meno dura l’analisi di alcune testimonianze rese da dipendenti e ufficiali di costa, fondata sulla profonda conoscenza delle carte processuali della nostra esperta collega. Un filo logico ineccepibile: affondando le mani in quelle carte processuali, ne escono piene di gocce di ambrosia, gli elementi di responsabilità della compagnia e dei loro vertici aziendali.  Ed infine, la richiesta di una condanna non generica ma con contestuale liquidazione  di tutti i danni, anche in chiave punitiva, l’unico modo per fare giustizia,  con trasmissione degli atti per il reato di cui all’art. 451 c.p. a carico di Pierluigi Foschi e per il reato di falsa testimonianza a carico di Paolo Parodi.

L’ultimo a scendere in campo della nostra cordata é stato Edoardo Mensitieri, chiudendo i nostri interventi con una precisa e dotta analisi della condotta dell’imputato in relazione alla componente punitiva del danno.

Nessuno di noi ha tralasciato di dare ampio spazio negli interventi alle storie degli assistiti, protagonisti ed eroi-vittime di questa vicenda.

A seguire l’intervento di Codacons, rappresentata in aula da Giuliano Leuzzi che non esista a mettere sotto giudizio severamente ed in forma diretta la Procura di Grosseto, rea di non aver voluto vedere ciò che invece era evidente, con un lavoro investigativo polarizzato su Schettino a tutto vantaggio di Costa Crociere. L’Avv Leuzzi ripercorre posizioni del Codacons per le quali ci siamo trovati in aperto e fortissimo contrasto durante alcune fasi del processo, punta tutto sull’incidenza causale dell’errore del timoniere, ribadisce la assurdità delle posizioni assunte dal tribunale riguardo al rilascio delle copie, per le quali aveva richiesto in passato anche di dichiarare la nullità dell’intero processo, e poi si riallinea alle nostre posizioni quando tratta del malfunzionamento del DGE e degli ascensori come concausa sul numero delle vittime. Infine chiude in maniera roboante: Costa Crociere ha alterato i dati sui test periodi sul DGE ma ancora una volta la Procura ha voltato la faccia in modo troppo eclatante dall’altra parte, chiedendo l’archiviazione del procedimento con motivazioni “da teatro dell’assurdo”, ed iscrivendo d’ufficio per calunnia il denunciante!

In chiusura parla il legale della responsabile civile Costa Crociere, a cui si dedica la intera udienza del venerdì, e che ha senza mezzi termini definito non condivisibile ed anzi incomprensibile il lavoro delle parti civili per dimostrare le responsabilità di terzi, a tutto vantaggio dell’imputato!

Gli sforzi maggiori sono però riservati alla contestazione dei danni chiesti dal ministero dell’ambiente, della Regione Toscana e del Giglio. Il legale di Costa dedica ampio spazio anche alle richieste risarcitorie anche di un’altra parte civile: SOS Concordia. Una associazione di 180 persone.

Poi passa alle altre parti civili.

Ricorda le cifre già versate per l’equipaggio, comprese le vittime, e per i naufraghi, 66 milioni di euro solo per questi ultimi. I deceduti, risarciti 24 su 26, con complessivi 24 milioni di euro. Provata la volontà risarcitoria! Molte parti civili risarcite durante il processo. Del resto ampia e costosa é stata la copertura assicurativa. I casi aperti riguardano il contrasto sul quantum. Un’offerta iniziale é stata fatta ma ritenuta oltraggiosa per i naufraghi. Spiega quindi come é stata quantificata e richiama le stesse indicazioni delle associazioni di consumatori, tra queste la stessa Codacons! É stato fatto un accordo con tutte le più importanti associazioni di consumatori, riunite  ad un tavolo del 27.1.12. Questo a dimostrazione della congruità della formulazione dell’offerta. I mancati accordi sono, quindi, frutto dalla difficoltà di accertamento dei danni lamentati perché legati a lesioni solo psichiche o psicologiche. Sintomatologie vaghe e documentazione medica insufficiente. Passa quindi a fornire criteri al tribunale per la liquidazione del danno: il ricorso subito ad una struttura pubblica, la continuità del supporto psicologico, un percorso farmacologico, una attestazione circa la perdita della capacità lavorativa e informazioni anamnestiche. Il giudizio finale non può che essere lasciata ad una parte terza. Insomma, il contributo offerto dalle parti é utile ma non sufficiente; si professa diligente nel processo e pronta a pagare, ma suggerendo sottovoce poi al Tribunale che non ritiene che questi pagamenti debbano uscire dal processo penale. La complessità della quantificazione va rimessa dunque al giudice civile, con nuove perizie.

Dalle difficoltà di accertamento delle patologie consegue l’impossibilità di riconoscere provvisionali.

Afferma poi che i beni e gioielli non sono andati perduti se contenuti nelle casseforti, ma anche su questa tesi difensiva di Costa Crociere, dopo essere stati per due anni sott’acqua, abbiamo delle ovvie perplessità.

A quel punto apre alle osservazioni specifiche e mirate ad alcune posizioni. Ed alle offese a scena aperta agli avvocati delle vittime.

Critica nello specifico alcune delle richieste risarcitorie perché, ridicolizzandole, sarebbero del tutto prive di fondamento. Il danno punitivo è roba da telefilm americani chiesto da chi, a suo dire, non dovrebbe nemmeno prendere la parola in aula, e anche il solo sollecitarlo in Italia è chiedere qualcosa “contra legem“. I biasimi più astiosi non sono alle pretese, ma agli avvocati.

Dopo una discussione tutto sommato corretta e in linea ad una posizione giuridica sostenibile, l’avvocato De Luca apre lo scolo delle acque nere, delle offese personali e professionali verso gli avvocati che, evidentemente, non sono stati addomesticati dallo strapotere mediatico ed economico della multinazionale e si sono rivelati troppo fastidiosi nel dare il massimo, nel cercare l’affermazione della verità e della giustizia oltre la lettura di una norma del codice, e che non si sono limitati, anche in sede di discussione, al deposito di conclusioni scritte da una paginetta, richiamandosi velocemente alle stesse come pure hanno fatto in tanti e tanti altri avvocati dei passeggeri.

Un clamoroso scivolone di stile, già dimostrato in tante dichiarazioni fatte ai giornali negli ultimi tre anni ma che mai si era avuto l’ardire di pronunciare in aula ed ai microfoni del Tribunale, e anticipato dalla pubblica gaffe, ripresa severamente dal presidente Puliatti, per l’uscita scenografica dall’aula mercoledì durante la discussione delle parti civili.

L’avvocato di Costa Crociere, auto ergendosi a professore del diritto stantio ed ammuffito, eroga insufficienze a tutti e, per finire, mette la nota sul registro per cattiva condotta agli scolaretti indisciplinati. Minaccia infatti espressamente di iniziative legali contro gli avvocati Gabrielli, Guarini e Mensitieri per le loro affermazioni sulla responsabilità di Costa.

D’altronde si sa che chi ha paura e non ha argomenti, insulta.

Alla prossima sessione la discussione dei difensori di Schettino, assenti dall’aula durante le ns discussioni, evidentemente interessati più alle comparsate televisive su Porta a Porta che al nostro volto del processo, rappresentati in udienza solo da una giovane collega d’ufficio.

VIDEO DELLE DISCUSSIONI DEGLI AVVOCATI DI PARTE CIVILE NEL PROCESSO COSTA CONCORDIA – FRANCESCO SCHETTINO

Avvocato Cesare Bulgheroni

Avvocato Massimiliano Gabrielli

Avvocato Alessandra Guarini

 

Udienze 11, 12 e 13 dicembre 2014 + Ud. 21.01.2015 – esame imputato e testi

IMG_6637Una delle ultime fatiche processuali in programma prima della discussione finale si è celebrata alle udienze 11, 12 e 13 dicembre 2014, dopo aver ascoltato – e studiato attentamente – l’esame imputato da parte del Pubblico Ministero alla precedente tornata, il microfono passa agli avvocati delle parti civili, agli stessi difensori di Schettino, per poi fare un ulteriore “giro” di domande con il riesame.

Come abbiamo già sostenuto, la lunghissima serie di domande effettuate dal PM Dottor Leopizzi, seguendo passo per passo il filo logico e temporale della timeline e la impostazione Schettinocentrica voluta dalla pubblica accusa, ha lasciato inesplorata una vastissima zona “grigia”, costituita da tutte quelle circostanze di contorno, non legate direttamente all’evento, ma che hanno indubbiamente contribuito alla realizzazione della tragedia: malfunzionamenti della nave, impreparazione dell’equipaggio ed inesperienza degli ufficiali di coperta, precedenti inchini e pratiche aziendali di gestione omertosa delle emergenze, manutenzione fittizia di alcuni apparati come il d.g.e., direttive di Ferrarini dalla unità di crisi e condivisione con i vertici aziendali di costa e Carnival su quanto stava accadendo prima di ordinare l’emergenza generale, etc. etc.. Insomma, una mala “cultura” aziendale che ha preparato il terreno per consentire il realizzarsi della catastrofe. Tutti elementi sui quali noi legali delle parti civili ci siamo invece spesi molto, in due anni di udienze e nuovamente nella fase iniziale del nostro esame al Comandante, esplorando in questo senso la sua volontà di voler “collaborare” e dire apertamente le cose – prima di irrigidirlo nell’affrontare argomenti diretti al suo ruolo ed affondare il coltello nelle piaghe delle sue ulteriori ed innegabili responsabilità, seguendo un metodo diverso rispetto alla Procura, ovverosia proponendo domande secondo argomenti piuttosto che seguire la sequenza temporale dei fatti, e ripartendo il turno di domande tra noi avvocati, raggiungendo ancora una volta un encomiabile – e fuori del comune – accordo nell’ordine, con la collaborazione di tutti gli avvocati in aula che hanno pazientemente atteso il turno e ridotto l’ambito delle proprie domande a tematiche a quelle non toccate già da altri colleghi. Come detto, quindi, una scelta ragionata di impostazione sull’esame delle parti civili, passando da una prima e corposa “ondata” di domande (avv. Bulgheroni + Avv. Gabrielli) in cui abbiamo cercato sopratutto riscontri nella corresponsabilità dell’armatore (nella necessità, al fine di sostenere la pretesa di un danno punitivo – o danno aggravato dalla condotta, di allargare il tema delle responsabilità) il che, soprattutto da un punto di vista penalistico, non vuol dire affatto voler diminuire quelle di Schettino, e tantomeno di sostituirci ai difensori dell’imputato (come improvvidamente commentato in aula da alcuno). Alla fine abbiamo ottenuto riscontri significativi sugli elementi che intendevamo approfondire riguardo alla gestione, manutenzione, procedure di funzionamento e di emergenza sulla nave.

Con la seconda tornata di avvocati, invece, si è chiarito in modo inequivocabile che le parti civili non fanno sconti a nessuno, primo fra tutti all’imputato, il quale, in qualità di Comandante, aveva ed ha delle responsabilità oggettive, ma, soprattutto, poiché è ormai acclarato che Schettino portò consapevolmente la nave oltre il punto di accostata programmato, che assunse i comandi in modo approssimativo, che rallento i tempi di emergenza generale cercando di risparmiare sul costo dei rimorchiatori, che minimizzò l’evento con la guardia costiera e che, preso dai sensi di colpa, ebbe un vero e proprio blocco psicologico che non gli consentì letteralmente di pronunciare la parola “abbandonare” la nave o la plancia, nemmeno con i suoi ufficiali e le autorità marittime. Gli avvocati Targa, Suriano e Guarini, queste ultime anche nella ulteriore fase del riesame, hanno puntato l’indice della colpa del naufragio, prioritaria e principale, sull’imputato Schettino, facendo emergere alcune delle incongruità nella sua versione, portandolo spesso ad innervosirsi ed avere reazioni anche molto scomposte, ma certamente dimostrando il suo ruolo non solo formalmente apicale, ma anche concretamente effettivo al comando della nave quella notte, inchiodandolo quindi alle sue responsabilità.

Il processo della Costa Concordia, questo ormai è chiaro, ha fatto emergere dei veri e propri buchi neri nella procedura di gestione delle emergenze su queste tipologie di giganti del mare da crociera: aldilà della normativa e delle procedure previste, è un dato di fatto che, su queste navi, neanche in condizioni ottimali, fermi all’ancora in porto, è possibile sbarcare 4.000 passeggeri in modo efficiente ed ordinato in mezz’ora, come anche appare un dato concretamente verificato che sulle navi classe concordia vi siano problemi fisiologici e di progettazione che rischiano di compromettere gravemente la macchina dell’emergenza, esattamente come è avvenuto a bordo della Costa Concordia. Questo, in aggiunta ad un equipaggio che praticamente non conosceva la lingua ufficiale di bordo, l’italiano, e solo in minima parte parlava l’inglese (Schettino conferma che lo più si facevano capire A GESTI – ma anche che CIASCUN singolo membro di equipaggio deve svolgere – o meglio dovrebbe – un ruolo di supporto ai passeggeri durante le fasi di sbarco nel ruolo d’appello).

Chiusa la fase dell’esame imputato e dopo il breve stop di fine anno, il primo appuntamento sul calendario di udienza 2015 accusa un breve slittamento a causa di un problema di salute ad uno dei giudici che compone il Collegio. Nulla di grave, per fortuna, tanto che l’udienza slitta di una sola settimana.

A chiudere le attività istruttorie del processo Concordia, all’udienza del 21.01.2015 vengono quindi sentiti i testi a difesa proposti dall’imputato: 4 soli testi di cui uno assente. Si procede ad ascoltare il capitano di vascello Leopoldo Manna, capo della centrale operativa delle Capitanerie di Porto a Roma, che ha ricordato i contatti telefonici con Schettino nelle fasi del naufragio, dicendo che parlava “per flash” al telefono e che sembrava «scosso» ritenendo non fosse l’interlocutore più adatto in quel momento. La difesa dell’imputato vuole mettere a confronto il diverso atteggiamento calmo e collaborativo di Manna con quello autoritario ed aggressivo del comandante De Falco.

I PM immediatamente depotenziano il teste “chiave” di Schettino e tirano fuori dal cilindro un colloquio tra Manna e un operatore della centrale operativa quella notte, fatto sentire in aula, nel quale si sente il capitano che dice «quel comandante è rincoglionito, povero Cristo». Troppo facile, se lo dovevano aspettare mettendo quel teste in lista testimoniale. Una ulteriore scelta difensiva suicida dell’imputato.

Esauriti i testi, trattate le questioni sulle acquisizioni documentali, con una serie di richieste ed opposizioni delle parti, e superate, come prevedibile senza alcuna ammissione, le richieste ex art. 507 cpp, il Presidente, alle ore 19,00 circa, e ci è sembrato – francamente – con la voce segnata da un pó di emozione, dopo 56 udienze in due anni, dichiara solennemente chiusa la istruttoria dibattimentale.

Da domani e per tutta la settimana, ad oltranza fino a sabato (eventuale), ascolteremo la requisitoria finale dei pubblici ministeri dott. Leopizzi e dott. Pizza. Finirà probabilmente la dott.ssa Navarro con la richiesta di condanna per l’ex comandante della Concordia, secondo le ns previsioni ad oltre venti anni di reclusione.

Da lunedì 26 e per tutta la settimana tocca a noi avvocati di parte civile fare la discussione, e ci prepariamo da settimane a fare del nostro meglio.

COMUNICATO STAMPA: Giustizia per la Concordia collabora con gli ispettori ministeriali

Logo-comunicato-stampaCOMUNICATO STAMPA

Il 20.11.2014 gli Avvocati Cesare Bulgheroni, Alessandra Guarini e Massimiliano Gabrielli, legali di parte civile nel processo penale sull’incidente della Costa Concordia, sono stati ricevuti a Roma presso il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti dagli ispettori nominati dal Ministro Maurizio Lupi dopo la trasmissione “Report” .

Dopo un lungo ed approfondito colloquio, l’ispettore ministeriale, Ing. Giuseppe Alati,  e la Responsabile della Divisione del Personale Marittimo, Dott.ssa Stefania Moltoni – hanno richiesto al pool “Giustizia per la Concordia” di redigere una relazione sulle problematiche emerse nel corso del processo,  ritenute di interesse per l’attività ispettiva in corso, fornendo atti e documenti utili ad accertare le criticità del sistema delle certificazioni e dei controlli da parte del RINA e degli altri Enti preposti, i malfunzionamenti della nave prima e dopo l’impatto, l’impreparazione e la mancanza di formazione dell’equipaggio, aspetti tutti ampiamente riscontrati da  passeggeri, periti e consulenti.

Gli stessi Avvocati, appena qualche giorno fa, hanno proposto al GIP di Grosseto una articolata opposizione alla richiesta di archiviazione del procedimento penale pendente contro i vertici societari di Costa Crociere e Carnival, sostenendo proprio la evidente responsabilità di quei soggetti in relazione ai consapevoli malfunzionamenti  ed impreparazione del personale marittimo a bordo delle navi della compagnia di navigazione.

Udienza 20 e 21.10.2014 – Effetto “Report”, lo stress post-traumatico e De Girolamo superstar

imageA seguito della inchiesta televisiva “Concordia nazionale” mandata in onda da “Report”, alla quale noi di “Giustizia per la Concordia” abbiamo contribuito in maniera determinante, fornendo alla giornalista Giovanna Boursier tonnellate di materiale processuale, informazioni, intercettazioni e verbali di udienza,  è stata disposta una ispezione ministeriale al RINA (registro italiano navale). Nel corso del programma, tra le molte cose che non vanno, è stata trasmessa una intercettazione telefonica tra l’Ingegner Parodi (responsabile tecnico della Costa Crociere) e l’avv. Porcellacchia (ufficio legale Costa), nella quale si parlava di boccole (la parte in cui ruota il perno delle eliche) che si surriscaldano, prove “finte” a mare delle navi (tra le quali la Concordia), e del fatto che Rina fa tutto quello che gli dice Fincantieri. Ovviamente un fatto gravissimo, che ha letteralmente fatto saltare dalla sedia il Ministro dei Trasporti Lupi, il quale ha poi immediatamente inviato i propri ispettori all’Ente di certificazione nazionale, che dovrebbe quindi essere un organo terzo e imparziale.

La cosa evidentemente ha messo in agitazione Costa Crociere, che il 20.10.2014 ha inviato il proprio legale Marco de Luca a Grosseto per rilasciare dichiarazioni fuori udienza ai giornalisti sulla vicenda “Report”: in poche parole si vorrebbe sostenere che essendo la nave di cui si parlava “in consegna” e quindi non ancora di proprietà della Costa, questa ultima avrebbe sarebbe la danneggiata e non la autrice di una cosa del genere. Peccato che a parlare con piena cognizione di causa e sapendo perfettamente come sarebbe andata a finire la questione sulla certificazione di classe, non fossero Fincantieri o Rina, ma due funzionari di vertice di Costa Crociere, che ha indubbiamente tutto l’interesse ad una consegna in termini, per non perdere due settimane (o mesi) di Crociera sulla nuova nave “in consegna” (lo dicono nella intercettazione), già prenotate e pagate dai clienti. Se poi le boccole si surriscaldano o bruciano chi se ne frega, basta andare più piano. Insomma siamo sempre lì, il parametro per l’armatore non è certo la sicurezza delle navi e quindi dei passeggeri, ma il massimo guadagno. L’Avv. De Luca durante la intervista parla di mistificazioni ma, messo sotto pressione dai giornalisti, risponde stizzito e con evidentissima difficoltà.

Inutile sottolineare che il Ministro Lupi appena ascoltata la intercettazione in televisione, non ha intravisto mistificazioni ed ha subito deciso di approfondire, mentre la Procura, presente in aula mentre quelle intercettazioni venivano sentite per la prima volta, non ha fatto nulla. E il suo mestiere è anche, sopratutto, quello di indagare.

Altra vicenda a margine della udienza è il deposito – da parte dei ns. Avvocati Cesare Bulgheroni, Alessandra Guarini e Massimiliano Gabrielli – della istanza ex art. 391 bis cpp alla Procura di Grosseto, affinché questa proceda a convocare la Cemortan. Riteniamo, come detto, che la stessa possa portare elementi nuovi rispetto alla sua deposizione in aula, avvenuta un anno fa nel processo Schettino. Fatti che sarebbero attinenti alla ns. denuncia contro i vertici di Costa e Carnival, all’ipotesi di abbandono di incapace (comandante e ufficiale sarebbero stati distolti dalla gestione dell’emergenza e dal soccorso ai passeggeri) se non proprio alla cooperazione colposa in omicidio colposo. Inoltre chiediamo di sapere perché la moldava abbia contestato la sottoposizione al test antidroga (disposto dal gip, il 17 gennaio 2012, in Tribunale) al solo Schettino e non anche agli altri ufficiali di plancia. Forse la Cemortan era a conoscenza dell’abuso di sostanze stupefacenti da parte di qualcuno in plancia quella notte?

imagePassiamo alla udienza del 20.10.2014,  delicatissima per noi del pool “Giustizia per la Concordia”: viene infatti sentito il consulente medico, prof. Giovanni De Girolamo, che ha redatto per la maggior parte dei nostri assistiti la relazione medico-legale che accerta in tutti loro la presenza e sussistenza dei sintomi di post traumatic stress disorder (ptsd o dpts), quantificando in termini percentuali il danno biologico e proponendo i parametri di liquidazione economica secondo i criteri di danno tabellare comunemente utilizzati per il risarcimento dei danni alla persona. All’esito del suo esame in aula possiamo senza dubbio alcuno dire che abbiamo avuto dalla nostra parte il massimo esperto nazionale di settore nel campo di conseguenze psichiche e psicopatologiche conseguenti alla esposizione di un soggetto ad eventi traumatici di rilevante portata.

Il professor De Girolamo, sottoposto ad esame in aula dal nostro Cesare Bulgheroni, per la prima volta, in modo esaustivo e scientifico, ha illustrato al Tribunale ed alla platea di ascoltatori un concetto finora dato per scontato e come noto a tutti, ma niente affatto approfondito: ovverosia la nozione, il fondamento scientifico, la fenomenologia clinica, le caratteristiche, i precedenti di studi su eventi catastrofici e su vittime di naufragi, e la metodologia di individuazione e classificazione del disturbo post traumatico da stress.

imageInsomma la trattazione di una “parte generale” delle relazioni peritali dei nostri clienti, che riteniamo essere stata davvero incisiva ed assolutamente convincente, anche nel paragone con il disastro delle torri gemelle, tanto da guadagnarsi la prima pagina dei giornali.

Per scendere nel caso di cui ci occupiamo, si è chiarito che laddove l’esistenza, ed anche l’eccezionalità e la gravità dell’evento traumatico non possono esser messi in discussione, come nel caso della naufragio della Concordia, “evento paragonabile soltanto all’attentato delle Torri Gemelle. Nessuno puo’ negare che l’affondamento di una nave, imprevisto e imprevedibile, al buio, in mare, con migliaia di persone a bordo, sia solo confrontabile con l’attentato dell’11 settembre a New York“, anche la presenza di un DPTS in una significativa proporzione di vittime deve essere data per scontata, nel senso che è innegabile che dalla partecipazione dei soggetti esposti a quella esperienza derivi un significativo disturbo di natura psicologica permanente, più o meno accentuato a seconda di vari fattori concausali. Continua a leggere

DOMNICA CEMORTAN NON COMPARE DAVANTI AI NOSTRI AVVOCATI – comunicato stampa

Logo-comunicato-stampaDomnica Cermontan non comparirà presso lo studio degli Avvocati Bulgheroni, Guarini Gabrielli, del pool “giustizia per la concordia”, che la avevano convocata, oggi 10 ottobre 2014 16:00, per rendere dichiarazioni ufficiali ex 391 bis cpp nell’ambito delle indagini difensive per il procedimento, tuttora pendente presso la procura di Grosseto, a seguito della denuncia da alcuni passeggeri sporta contro i vertici societari di Costa crociere e Carnival. Ritenendo tuttora importante chiarire se le esternazioni della ex ballerina moldava siano semplice gossip ovvero possano portare all’accertamento di gravi responsabilità nei confronti della compagnia di navigazione, gli stessi Avvocati, a nome dei passeggeri che rappresentano, procederanno a depositare le carte in Procura affinché questa convochi d’autorità la Sig.ra Cermontan, facendo chiarezza una volta per tutte su questa vicenda.

UDIENZE 22 e 23 Settembre: Ferro, Scarpato e i consulenti medico-legali

aula grossetoRiprende il processo sul naufragio della Concordia dopo la pausa estiva, caratterizzata dalle polemiche sulla partecipazione del Comandante Schettino ad una lezione universitaria riguardo la gestione della crisi a bordo della nave. L’unico imputato del processo non è presente in aula, pare sia malato. Per contro nella programmazione delle udienze future l’Avv. Laino chiarisce che, quando sarà il momento (2-3 dicembre), Schettino si sottoporrà ad interrogatorio, sciogliendo quantomeno una strategia processuale della difesa rimasta fino a questo punto incerta.

Alla udienza del 22 settembre 2014 vengono ascoltati alcuni passeggeri e, per la prima volta, alcuni consulenti medico-legali delle parti civili, i quali relazionano al Tribunale gli effetti, sopratutto in termini di Stress post-traumatico, derivato dalla partecipazione all’evento catastrofico, con irreversibili conseguenze che ormai si sono più volte delineate in tutta la loro drammaticità e, a distanza di oltre due anni e mezzo, si sono cronicizzate e aggravate, peggiorando nettamente le condizioni di vita dei passeggeri. In questa occasione, tuttavia, oltre il suggestivo racconto degli eventi e del persistente ricordo che li condiziona in molti aspetti della vita quotidiana (in molti casi abbiamo ascoltato giovani donne riferire del fallimento di precedenti rapporti sentimentali per la impossibilità di relazionarsi normalmente con l’altra persona), il collegio dei Giudici ha avuto modo di acquisire il parere dei medici curanti e degli esperti medico-legali che hanno seguito e visitato alcuni passeggeri,  attraverso l’esame dei consulenti in aula e la produzione delle perizie, con le quali, in ultima analisi, si quantifica in termini percentuali, il danno permanente che è derivato ai loro pazienti a seguito della loro partecipazione al naufragio. Nel caso di un passeggero di Bologna si riferisce sullo sviluppo di sindromi Parkinsoniani e di una demenza senile, per un’altra passeggera insonnia, bronchite cronica e difficoltà di relazione sociale, paura di ambienti chiusi ed ascensori, un altro una sindrome ossessiva per cui in ogni conversazione finisce per parlare solo della paura di morire e del naufragio del Giglio. Ciò che interessa in questa fase è che tali aspetti vengono evidenziati sotto il piano medico-scientifico, e non solo in base a racconti dei superstiti, trovando riscontro, in termini di nesso causale, la condizione di sofferenza, o di vera e propria patologia, con l’evento oggetto del Processo. Di qui il diritto al risarcimento del danno in favore delle parti civili, che dovrà essere sostenuto dalla responsabile civile, Costa Crociere, unica parte che, non a caso, ha effettuato un capzioso e poco dignitoso controesame dei consulenti e dei passeggeri, negando il possibile collegamento di tali condizioni patologiche con il naufragio.

Alla udienza del 23 settembre, invece, si è avuto modo di ascoltare altri testimoni, originariamente rinunciati dalla Procura poiché ritenuti “sovrabbondanti”. Noi di Giustizia per la Concordia, per voce del sempre presente Avv. Cesare Bulgheroni, abbiamo ritenuto di non accettare in blocco tali rinunce, quantomeno per alcuni testi rivelatesi in effetti tutt’altro che superflui, i quali quindi si sono trasformati in testi delle parti civili, convocati su ns. istanza.

L’esame del responsabile tecnico a terra di Costa SpA, ingegner Pierfrancesco Ferro, che la sera del naufragio era in costante contatto con il responsabile della manutenzione delle navi, Ing. Parodi, e che è stato uno dei primi Tecnical Advisor di Costa Crociere a raggiungere il Giglio dopo il disastro, in effetti, non può certo definirsi irrilevante, quantomeno per quanto riguarda la piena consapevolezze dell’armatore sui molti malfunzionamenti ed avarie sulla Costa Concordia al momento della partenza da Civitavecchia. Due radar su 4 non funzionavano, la capsula del VDR (scatola nera) era in avaria, come anche il comando delle pinne stabilizzatrici e molto altro. Il responsabile tecnico riferisce anche di non conoscere nel dettaglio il bilancio energetico del DGE, il generatore di emergenza andato completamente in tilt durante quella notte, il che la dice lunga sulla mancanza di consapevolezza (o disinteresse) da parte di Costa Crociere su quello che ancora oggi potrebbe avvenire a bordo di qualsiasi nave della serie Concordia (Costa e Carnival) in caso di emergenza black-out; infatti uno dei più accreditati motivi di malfunzionamento del DGE riteniamo possa esser legato proprio al superamento del bilancio energetico del DGE, a causa del simultaneo funzionamento degli ascensori oltre il tempo previsto per riportarli al ponte 4, causando, entrando in tensione con altri apparati molto impegnativi da un punto di vista di assorbimento, un sovraccarico e una corrente “sporca”, che a sua volta potrebbe essere una concausa del guasto all’interruttore che comandava la ventola di raffreddamento del DGE.

Il terzo ufficiale di coperta Diego Scarpato, sempre sentito su ns. convocazione,  riferisce invece, di fatto ma apertamente, dell’ammutinamento dell’equipaggio durante le fasi dello sbarco. “Avevamo capito la gravità della situazione”, ha detto il teste confermando che c’era la chiara percezione da parte di tutti che si stesse attendendo più del dovuto e che chi fosse rimasto a bordo sarebbe andato a picco con la nave. Quindi l’equipaggio agì in autonomia, in completa assenza di un coordinamento e in preda alla paura, diretta conseguenza della sua totale impreparazione, a partire dal vertice di plancia a finire all’ultimo dei camerieri, che, anzi, sono gli unici i quali, una volta giunti a terra, hanno continuato a dare assistenza ai passeggeri e sono rimasti in divisa (gli ufficiali temevano il linciaggio?!)

Scarpato riferisce di aver coscientemente disubbidito ai comandi per ben 4 volte e di aver disapprovato i tempi imposti dalla plancia per l’abbandono: aprirono i cancellati per l’ingresso sulle scialuppe senza attendere il segnale di emergenza generale, imbarcò sulla propria lancia 80 persone invece delle 60 previste, ammainarono le lance sul lato sinistro prima che la nave si inclinasse oltre i 20 gradi benché fosse stato detto di calare solo quelle sul lato destro, ritenendo un “errore” tale scelta, ed infine calò la sua lancia senza attendere l’ordine di abbandono nave. Alla sua decisione, riferisce, molti altri “caposcialuppa” hanno ordinato di calare le lance per paura di rimanere incagliati sul fianco della nave a causa della forte inclinazione. Ma non tutti, ed in effetti altre scialuppe si sono appoggiate sulla murata di sinistra della nave, costringendo le centinaia di occupanti ad arrampicassi di nuovo a bordo, o gettarsi in mare.

Insomma, appare sempre più chiaro che sulla Concordia, inizialmente e finche le cose sono andate bene, tutto dava ai passeggeri l’idea del lusso e della efficienza, ma l’equipaggio e la nave si sono rivelati del tutto inefficienti e non in grado di supportare il black-out e l’abbandono nave. E’ legittimo credere che la situazione sia ancora oggi così sula flotta della Costa Crociere, e che al di là delle sfavillanti luci, delle dimensioni sempre più grandi di questi colossi del mare e delle divise eleganti, queste navi ed il loro equipaggio NON SONO IN GRADO DI GESTIRE UNA VERA EMERGENZA ED UNO SBARCO IN TEMPI COMPATIBILI CON LA SALVEZZA DELLE OLTRE 4MILA PERSONE CHE TRASPORTANO; lo abbiamo visto con la Concordia e con la Fortuna, nella piena inconsapevolezza dei passeggeri si viaggia con avarie significative e perfino vie d’acqua pur di non rallentare la Crociera, si attende oltre il dovuto per cercare di “sistemare” in casa i problemi, si “aggiustano” le dichiarazioni da fare a RINA e Capitanerie di porto sugli incidenti in corso, la manutenzione si fa accendendo e spegnendo dopo 4 minuti il DGE, tanto per vedere se parte (senza mandarlo in tensione o in temperatura), l’equipaggio continua a essere selezionato in base alla nazionalità ed al basso costo della manodopera, senza curarsi che parli italiano (lingua ufficiale di bordo) e spesso neppure in inglese, il ruolo di appello (l’incarico di ogni membro dell’equipaggio per gestire le emergenze, per capirci) è formato tanto per assolvere ad un obbligo di legge, piazzando cuochi e camerieri nella squadra emergenza falla, tanto poi ci si limita a fare delle prove emergenza blande e di puro contenimento (come riferito da Ferro in aula), e così via…

BUONA CROCIERA A TUTTI

Sulle navi da crociera della Costa si navigava con il Tom-Tom – Ud. 27 e 28 gennaio 2014

tomtomIo ed Alessandra Guarini abbiamo partecipato in sostituzione dei vari Colleghi di Giustizia per la Concordia alle udienze del 27 e 28 gennaio.

Il 27 sono stati sentiti Aquilini, Galli e Bongiovanni.

Aquilini, capo dei Vigili del Fuoco di Grosseto, ha raccontato di avere saputo dell’incidente della Concordia tramite telefonate arrivate ai Vigili del Fuoco da alcuni passeggeri a bordo. Immediati sono stati i soccorsi mandandosi a bordo vigli del fuoco e sommozzatori ad aiutare i sopravvissuti a scendere dalla nave (da sinistra attraverso le biscaggine quando la nave si era già ribaltata). Importantissima è stata l’opera dei Vigili del Fuoco nel rinvenire le vittime del naufragio nei giorni successivi all’evento. Significativo negativamente che la Costa abbia cominciato a dare il suo contributo ai soccorsi – fornendo la planimetria dei vari ponti della Concordia – solo dalla mattina del 14 gennaio 2012.

Galli, capo dei vigili urbani del Giglio, ha raccontato di essersi recato sul posto – sulle scogliere immediatamente vicine al lugo del naufragio – a coordinare il cammino dei naufraghi che lì erano sbarcati verso Giglio porto.  Significativo il fatto che vede Schettino su uno di tali scogli asciutto e che, offertogli di organizzargli un’imbarcazione per tornare a bordo questi non abbia voluto tornarci.

Bongiovanni, a bordo della Concordia come ufficiale di coperta e responsabile per la formazione del personale in tema di sicurezza a bordo. Racconta di essersi subito dopo l’urto recato sul ponte di comando mettendoci pochi secondi poiché era al ponte 11. In plancia si occupa di supportare Schettino dandogli le informazioni che ricava dal Martec. Secondo lui le porte stagne erano chiuse. Non si spiega perchè non sia stato dato subito l’allarme generale considerato che i locali diesel generatori 123 e 456 risultavano essersi allagati e racconta anche lui che Schettino era in costante contatto telefonico con Ferrarini. Conferma che le comunicazioni date alle autorità marittime parlavano di black-out. Dice che l’allarme generale è stato dato praticamente da lui.

Molto significativo quanto emerso circa il fatto di avere ricevuto pressioni da Carella di Costa Crociere affinchè cambiasse il proprio avvocato (Bongiovanni in un primo momento era formalmente indagato anche lui) in favore di uno pagato da Costa: Guarini ha fatto sentire una registrazione di una telefonata intercorsa a febbraio 2012 tra Bongiovanni e Carella che è molto significativa in ordine alle pressioni fatte ed alle modalità di esse (addirittura Carella ha spinto sul fatto che l’avvocato di Bongiovanni avrebbe fatto un errore che sarebbe stato pagato in termini di ulteriore dolore dalla mamma della bambina uccisa nel naufragio). Una pagina, insomma, significativa circa il modus operandi della società: il Presidente stesso del Tribunale – a fronte di un’improvvida eccezione del difensore della responsabile civile – ha lasciato sentire la telefonata.

Il 28 sono stati sentiti Mattesi, Porcelli, Campagnoli e Parodi, tutti dell’unità di crisi di Costa.

Mattesi, che ha preceduto Ferrarini nella carica di responsabile dell’unità di crisi fino al 2010, appena arriva dall’estero la sera del 13 gennaio va nella sala dell’unità di crisi ma quando arriva la nave era già ribaltata (verso le 23.30). Vede chi c’è ma ormai c’è poco da fare. Poco dopo va in auto al Giglio. Interessante è l’intercettazione fatta sentire in aula dal PM in cui parla con Garbarino delle porte stagne che fanno schifo ma precisa che parlava di un’altra nave.

Porcelli, fa parte dell’ufficio legale interno di Costa. Partecipa in sostituzione di Carella alla riunione dell’unità di crisi. Parla del deterioramento della situazione man mano che il tempo passava. Si reca anche lei al Giglio per essere di supporto anche a Schettino. Il PM le legge parte della trascrizione di una telefonata intercorsa tra lei e Parodi dell’ufficio tecnico in cui questi parla di prove a mare finte per una nave che doveva essere consegnata da Fincantieri a Costa.  Porcelli dice che non sapeva di cosa parlasse Parodi. Naturalmente dice che non sa se i lavori dell’unità di crisi fossero registrati o se ne facesse una verbalizzazione.

Campagnoli, ha partecipato all’unità di crisi. Su accordo delle parti si produce il verbale delle sue SIT del 22.5.2012.

Parodi, ingegnere navale dell’ufficio tecnico di Costa. Ha partecipato alla riunione dell’unità di crisi. Non ha sentito cosa Ferrarini dicesse a Schettino. Non sa dire perchè partecipassero gli ispettori del RINA all’unità di crisi – salvo il fatto che sarebbero serviti per ricertificare la nave se avesse potuto ricominciare a navigare. Lui doveva dare supporto tecnico ma non lo di fatto dato perchè la nave si è ribaltata presto. Gli fanno sentire l’intercettazione in cui parla con la Porcelli e dice che le prove in mare non sono false ma solo si fa navigare la nave con una minore velocità per non forzare il motore in caso di problemi alla boccola che si surriscalda. Anche la Concordia – risulta dalla telefonata – era stata certificata ad un numero minore di giri per la boccola che scaldava. Gli si fa ascoltare un’altra intercettazione – stavolta ambientale mentre era in auto con la moglie – in cui si fa riferimento al fatto che l’organigramma dell’unità di crisi è stato redatto il giorno dopo la crisi.

Ha fatto decisamente una bruttissima figura con i suoi non ricordo, non lo so, non ho capito.

Certamente all’udienza del 28 gennaio, a cui ha partecipato anche Carella, non abbiamo visto gli uomini di Costa particolarmente felici in quanto anche la stampa si è resa conto di quanto i testi appartenenti alla società siano poco attendibili in assoluto, e tutti i media hanno enfatizzato e fatto ascoltare pezzi molto suggestivi di intercettazioni tra gli uomini della compagnia di navigazione, dove si lamentavano tra loro che sulle navi si guastava continuamente tutto, i thruster di prua, quelli di poppa, la pinna stabilizzatrice e perfino tutti e due i gps, tanto che un’altra nave ammiraglia della flotta Costa Crociere era dovuta arrivare in porto a Buenos-Aires utilizzando un navigatore tom-tom delle auto…

A saperlo prima si sarebbe potuto installare un autovelox sugli scogli del Giglio!

   Cesare G. Bulgheroni

Stop al patteggiamento per Jonella Ligresti nel processo sul crack Fonsai

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Il Gip di Torino ha rispedito al mittente e non ha ratificato la proposta di patteggiamento di 3 anni e 4 mesi per Jonella Ligresti, indagata nell’inchiesta Fonsai, non ritenendo congrua la pena proposta per Jonella Ligresti, rispetto alle accuse di falso in bilancio e aggiotaggio assieme ai familiari e manager: è stata infatti giudicata troppo bassa sia la multa di 30mila euro sia la pena detentiva proposta poiché, sempre secondo il Gip, nel computo sono state eccessivamente valorizzate le attenuanti generiche, e non sono stati considerati i risarcimenti del danno in favore delle vittime del crack per un buco da 600 milioni, ed a fronte del quale ci siamo costituiti, per alcuni risparmiatori, come parti civili nel processo.

Indubbiamente il processo Concordia sta facendo giurisprudenza, e il parallelo perfetto con la impugnativa per Cassazione da parte della Procura generale di Firenze, proprio in relazione alla concessione a mano leggera delle attenuanti generiche nella sentenza di patteggiamento accordata ai coimputati di Schettino, e ratificata contro le nostre rimostranze dal GUP di Grosseto, dott. Molino, pesa anche in questo processo di natura finanziaria.

Tenendo conto del fatto che, come per tutti gli ufficiali di plancia e i responsabili a terra della Costa Crociere, anche in questo caso la richiesta di patteggiamento proviene da responsabili secondari, rispetto agli imputati principali e maggiormente colpevoli dei fatti, Schettino e Salvatore Ligresti, sembrerebbe davvero legittimo poter confidare nell’accoglimento del ricorso che si discuterà il 31 gennaio 2014 in Cassazione, a meno che non si vogliano usare due pesi e due misure.

E ricordiamoci che, mentre nel processo Fonsai sono contestati alla Ligresti reati di natura finanziaria, nella processo Concordia le imputazioni sono di omicidio colposo per 32 persone, naufragio colposo e lesioni a centinaia di passeggeri.

Alle ultime due udienze del 27-28 gennaio nel Processo Concordia, come avremo modo di approfondire a brevissimo con uno specifico articolo dei nostri Avvocati Bulgheroni e Guarini, sono emersi elementi chiari ed inconfutabili su una estesa corresponsabilità da parte di tutti i membri della management Costa, aggravando certamente anche la posizione di Ferrarini e degli altri soggetti che avevano ottenuto un facile via libera ad un patteggiamento che, qualora venisse definitivamente bocciato, determinerebbe il ritorno di questi soggetti davanti ad altro GUP di Grosseto, dove ci troveranno ad aspettarli a braccia aperte per offrire tutela, attraverso una nuova serie di costituzione di parti civili, a tutti quei passeggeri che, mal consigliati, si sono rivolti solo alla giustizia americana senza ottenere alcun risultato, e sono oggi rimasti, loro malgrado, tagliati fuori dal processo penale contro Schettino.

Una moderna Pompei: viaggio nel tempo a bordo del relitto della Concordia.

imageA contemporary Pompei: trip back in time inside the wreck of the Concordia.

by Massimiliano Gabrielli

The inspection onboard the half-sunk ship just off the island of Giglio, has been a unique experience that has enriched us, both for the investigation-trial profile and from the human side. With this state of mind, half men and half lawyers, we climbed aboard the Concordia on January 23, 2014, and we have, for the first time with the exception of the rescuers, set foot inside the bridge of the ship.

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The immediate feeling, crossing the decks and watching from outside the cabins and hallways, on one side perfectly intact while the other is stinky and covered of rotten seaweed, was to attend a snapshot of the shipwreck, everything has remained exactly as the passengers and crew hurriedly left it to escape from the sinking that was quickly flooding the internal bridges: the bags, personal items, mobile phones and radios still attached to battery chargers, maps and documents on the ground and even the buttons and switches on the dashboard on the bridge, in exactly the position they were touched one last time by the officers, exactly as in Pompeii; but the ship, in this case, also shows itself as a huge monument to human stupidity and absurdity.

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However, we have been able to verify some really fundamental aspects, the panoramic elevators were stuck on different floors and not to the fourth deck, and, as a good amateur computer expert, I personally have found a computer inside the control panel, completely unrecognizable from the outside by marine fouling, which, together with two other PCs, has been removed by experts and hopefully will provide data of internal emails with Costa ground base or other data about the digital maintenance register of the ship, as we only have a backup of this data, provided by the same Costa Crociere. The feeling that this criminal trial is always missing a piece, and that Costa has not said everything, is still in the air, but we always find the time and fertile ground to debate with the media about the despicable attitude of the giant Cruise Company.

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La visita alla Concordia

di Cesare G. Bulgheroni

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Con Alessandra Guarini e Massimiliano Gabrielli il 23.01.2014 sono andato a bordo della Concordia. Alle 9 ci siamo trovati come da programma all’hotel Demo del Giglio, quartier generale della Titan-Micoperi, dove ci hanno informato di cosa avremmo fatto a bordo e di come ci saremmo dovuti comportare: riunione principalmente incentrata sulla nostra sicurezza, l’impressione era che, al di lá della gentilezza che sicuramente gli uomini del cantiere ci hanno riservato, saremmo stati solo un impiccio per loro.

Partiamo col secondo gruppo verso le 11.30 dal molo del Giglio: prima di partire ci forniscono di microscopici – ma scommetterei efficienti! – giubbetti di salvataggio e di un caschetto da cantiere. Ci fanno salire in una decina circa su una pilotina che in meno di 5 minuti ci porta sotto bordo.

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Il mare é grosso e piove e mentre ci avviciniamo al relitto, e proprio noi che abbiamo il vezzo di sdrammatizzare qualunque cosa, stavolta abbiamo tutti un’aria corrucciata. Siamo consapevoli che questo non sarà solo un sopralluogo per un momento processuale, sappiamo che stiamo invece andando a respirare la stessa aria che hanno dovuto respirare i nostri difesi durante la sciagura. Continua a leggere

The pool’s lawyers onboard of the Concordia

bulgheroni-guarini-gabrielli-vitaleThe next Thursday, 23rd January 2014, Alessandra Guarini, Cesare Bulgheroni and Massimiliano Gabrielli, lawyers of “Giustizia per la Concordia”, will go on board of the Concordia – as a severe selection of just ten lawyers among all civil parts, together with the Judges of the Court of Grosseto, the Public Prosecutors, their experts and Mr. Schettino and Costa’s defenders – to make a first inspection of the shipwreck.

It is the first time that some lawyers are admitted to check the Concordia ship and  the very first time that someone (out of the rescue personnel) will step in the bridge and we believe that this visit will help to better understand the causes of the accident & the emergency malfunctions.

In fact Guarini, Bulgheroni and Gabrielli, together with few other lawyers representing some of the victims, asked to deepening some aspects and the technical opinion about not only the causes of the wreck, but also the functionality of the emergency equipments, and especially to verify why the emergency diesel engine, called “DGE”, at the 11th floor didn’t work after the crash against the rocks, to investigate if the watertight doors were opened or not during the navigation before the crash, why the elevators, after the black-out due to the crash, didn’t come back to the 4th deck automatically as they would have to do.

The Grosseto’s Court decided to go on board of the Concordia to try to understand if the requested deepening of the technical opinion could be necessary or not. We have now this unique chance to take a look to the shipwreck from inside, and we would be very grateful for any suggestion you can give us & details to verify once we will be on board with the experts. Our goal, as usual, is to reveal what didn’t work correctly that night, after the crash and especially during the phases of the emergency and of the rescue, to point out and underline any other possible responsibility of the Ship owner company and of all the individuals implicated in the accident.

We will report to you whatever we will be able to get from this first visit to the Concordia.

Gli Avvocati del pool saliranno a bordo della Concordia

bulgheroni-guarini-gabrielli-vitaleIl prossimo Giovedi, 23 gennaio 2014, gli Avvocati Alessandra Guarini, Cesare Bulgheroni e Massimiliano Gabrielli del pool “Giustizia per la Concordia” saliranno a bordo della Concordia – quale ristrettissima selezione di soli altri dieci difensori tra tutte le centinaia di parti civili, assieme ai Giudici del Tribunale penale di Grosseto, i pubblici ministeri, i loro esperti, i difensori di Schettino e quelli di Costa Crociere – per fare una prima ispezione del naufragio.

 È la prima volta che degli avvocati sono ammessi a verificare lo stato della nave Concordia e la prima volta in assoluto che qualcuno (ad eccezione del personale di soccorso) metterà piede nel ponte di comando, e siamo convinti che questa visita contribuirà a comprendere meglio le cause dell’incidente e soprattutto dei malfunzionamenti ai sistemi emergenza.

 Gli Avv.ti Guarini, Bulgheroni e Gabrielli, insieme a pochi altri legali che rappresentano alcune delle vittime, ha infatti chiesto di approfondire alcuni aspetti ed il parere tecnico dei periti in merito non solo alle cause del naufragio, ma anche alla funzionalità delle attrezzature di emergenza, e in particolare per verificare perché il motore diesel di emergenza, chiamato “DGE”, posto all’11° piano, non è mai entrato in rete dopo l’incidente, di indagare se le porte stagne erano aperte o meno durante la navigazione prima dello schianto sugli scogli, perché gli ascensori, dopo il black-out, non sono tornati al ponte n.4 automaticamente, come avrebbero dovuto fare.

 Il Collegio dei Giudici di Grosseto ha deciso di andare a bordo della Concordia per cercare di capire se l’approfondimento richiesto ed il parere tecnico dei periti sia necessario o meno. Avremo dunque una opportunità unica di dare un’occhiata al naufragio da dentro, e saremo molto grati per ogni suggerimento che ci verrà dai passeggeri, su eventuali dettagli tecnici da verificare una volta che ci troveremo a bordo con gli esperti. Il nostro obiettivo, come sempre, è quello di far emergere ciò che non ha funzionato correttamente quella notte, dopo l’impatto e soprattutto durante le fasi di emergenza e di soccorso, per evidenziare e sottolineare ogni ulteriore possibile responsabilità diretta della Società proprietaria della nave per carenze progettuali e costruttive, per la mancata manutenzione e l’inefficiente uso degli impianti di emergenza nonché eventuali corresponsabilità delle altre persone coinvolte nell’incidente.

 Vi riporteremo come sempre tutto quello che saremo in grado di ottenere da questa prima visita alla Concordia.

UDIENZA 25.11.2013 – Abad, Raccomandato, Anziani, Di Lena

ABADJacqueline Abad Quine, assistente direttrice di crociera di nazionalità peruviana, è la donna che sul famoso video, visto in tutto il mondo e ripreso da alcuni passeggeri durante le prime fasi del black-out (ma quando già era chiara la gravità della situazione), dava l’annuncio al megafono, INVITANDO CON MODI MOLTO ENERGICI LE PERSONE AD ANDARE IN CAMERA E RESTARE LÌ TRANQUILLI E SEDUTI.

La donna, come una consumata attrice di telenovelas, dopo aver dato ripetutamente prova della sua totale ignoranza di ogni tipo e forma di segnale di emergenza a bordo delle navi della Costa nonostante facesse fosse proprio parte del personale addetto ad assistere i passeggeri in caso di problemi (Delta X ray, emergenza generale, allarme incendio, etc.), inscena un accorato ricordo del naufragio e, in lacrime ovviamente, scarica la responsabilità di quell’annuncio, che, di fatto, ha probabilmente condannato a morte chi davvero decise di scendere in cabina ascoltando le indicazioni del personale di bordo, e riferisce di aver fatto quello che le veniva detto dai suoi superiori, in particolare da Raccomandato, il direttore di crociera sulla Concordia.

Ovviamente quest’ultimo, sentito subito dopo, nega di aver mai dato l’indicazione di inviare i passeggeri in cabina, bensì di aver annunciato lui personalmente un problema tecnico ai generatori elettrici, dando indicazioni analoghe ai sottoposti, per tranquillizzare i passeggeri, ma mai di farli tornare nelle cabine.

Certamente incredibile e difficile da digerire è il fatto che la Abad, dopo esser stata convocata dalla Carnival, ad appena 15 giorni dal naufragio abbia incassato circa 30.000 dollari, senza neppure saperci dire a che titolo li ha percepiti, e, udite bene, sia stata perfino promossa a direttore di crociera!

Molto interessante è poi la testimonianza di Ortolano, il responsabile dei rimorchiatori al porto di Civitavecchia. In particolare dalla sua deposizione escono fuori alcuni tabulati telefonici di cui in seguito parleremo, e lo stesso chiarisce che, qualora i suoi mezzi di rimorchio fossero giunti in un momento in cui la Concordia era ancora in assetto o non eccessivamente sbandata, sarebbero stati in grado di portare la nave in posizione di sicurezza.

Tenuto conto che poi il teste Di Lena, ufficiale all’ambiente, riferisce in seguito della stessa udienza che, se le pompe elettriche di svuotamento grandi masse avessero funzionato (non potevano funzionare poichè sia i 6 generatori elettrici principali  che il generatore di emergenza -DGE- erano in tilt), sarebbero stati in grado di bilanciare la inclinazione della nave da 10,9 gradi a 5 gradi, è facile sostenere che SE LA COSTA AVESSE CHIAMATO SUBITO I RIMORCHIATORI E SE IL DGE AVESSE FUNZIONATO, i mezzi di soccorso avrebbero potuto rimorchiare la nave in acque sicure.

Peccato che invece di usare il VHF od il pannello con tutti i numeri delle capitanerie e dei mezzi di soccorso a disposizione della plancia (riferito da Spadavecchia alla scorsa udienza) il Comandante Schettino abbia aspettato per ore prima di avere il numero di cellulare di Ortolani (dalla unità di crisi della Costa?), facendolo trascrivere a mano su un foglietto e solo dopo chiamando i rimorchiatori, giunti sul posto quando tutto era perduto.

Lo stesso Di Lena dice di aver saputo del “tradizionale saluto” all’isola del Giglio fin dalla partenza, e di aver partecipato all’inchino, in altre occasioni precedenti a quella, sia presso il Giglio che a Ponza ed a Capri!

Per Finire dalla testimonianza di Anziani, ex Direttore macchine della Concordia ed ora imbarcato sulla Costa Serenza, apprendiamo che tutte le navi di questa “serie”, prive di ridondanza nel quadro elettrico, hanno un problema fisiologico che, in caso di avaria al quadro elettrico principale, ad esempio in caso di allagamento od incendio sul relativo comparto stagno (quindi basta l’allagamento anche di un solo comparto stagno?!), lascia in blackout totale ed irreversibile la nave, come avvenuto a bordo di alcune navi della Carnival, che pare siano rimaste alla deriva per circa 4 giorni nel pacifico.

Parliamo della Carnival Triumph, Splendor, Victory, Conquest e della Freedom, come anche delle navi Costa Pacifica, Serena, Fascinosa, Favolosa, Magica e della Costa Fortuna!

 Alla prossima udienza il Comandante DE FALCO!

 

Udienze 18 e 19 novembre 2013 – Muscas, Spadavecchia, Pilon, Christidis, Fiorito

TG2 

La udienza del 18 novembre parte con la deposizione di MUSCAS, capo elettricista della nave Concordia con quarant’anni di esperienza; oltre alle già note circostanze sui momenti dell’urto sugli scogli, lo stesso Muscas riferisce del suo tentativo di far ripartire il generatore di emergenza in ogni modo possibile, anche infilando il cacciavite a forza dentro l’interruttore che lo comandava e che andava costantemente in corto circuito, impedendo alla corrente di entrare in rete. Il problema, tuttavia, non venne risolto poiché il generatore dopo appena 10 minuti in moto (e senza neppure entrare in carico) si era surriscaldato ed andava in blocco continuamente, poiché la ventola che lo doveva raffreddare non partiva anch’essa, ed era comandata da un commutatore che, in assenza di tensione di corrente, non poteva essere bypassato meccanicamente come l’altro interruttore del DGE. Insomma un cane che si morde la coda: il commutatore che faceva partire la ventola di raffreddamento non poté essere azionato mancando la corrente, la quale non veniva erogata dal generatore di emergenza che era in blocco perché surriscaldato proprio dal mancato avvio della ventola!

Riguardo alla manutenzione del DGE (Diesel Generatore di Emergenza), sostiene che fosse stata fatta regolarmente, e, oltre che facendolo partire periodicamente, anche mettendolo sotto carico e mandando in rete la energia elettrica: la risposta del teste tuttavia non è credibile, poiché, innanzitutto la cosa avrebbe comportato un black-out totale dei sistemi elettrici della nave per 10-12 secondi (tempo necessario al DGE per mettersi in moto e attaccarsi in rete), comportando anche il reset di tutti i moltissimi sistemi informatici e di strumentazione di bordo non collegati all’UPS (batterie tampone di emergenza), ed inoltre poiché i registri di manutenzione (infoship) erano tenuti da Muscas su cartaceo e, pare, immessi in un secondo momento (Codacons risulta aver presentato una denuncia-querela per la manomissione dei registri informatici di manutenzione della Concordia).

Il capo elettricista, poi, afferma con certezza assoluta (sostiene infatti che facevano delle prove periodiche con gli elettricisti di bordo), che il Generatore di Emergenza alimentava gli ascensori, nel limite di consentire loro di andare fino al ponte 4 (ponte di imbarco sulle scialuppe) ed aprire le porte dall’interno. Poiché la corrente del DGE non è mai entrata in rete, dice di non sapere se gli ascensori siano arrivati al piano e se le porte fossero chiuse, né sa riferire se vi sia stato un controllo al riguardo. In ogni caso Muscas per la prima volta conferma quanto da mesi stiamo chiedendo sugli ascensori, sconfessando quanto sostenuto più volte dai periti del Tribunale, ossia che il DGE non alimentasse gli ascensori.

Anche questo teste, conferma di aver assistito ad una copiosa fuoriuscita di acqua al di sopra della porta stagna che divideva i comparti della sala macchine.

Muscas su domanda dell’avvocato Massimiliano Gabrielli, del pool Giustizia per la Concordia, riferisce di aver incassato € 20.418,97 il 4 febbraio 2012, come risarcimento del danno, e che venne convocato dai legali della Costa presso la sede di Genova. 

SPADAVECCHIA, invece, era il responsabile informatico della nave. Di interessante conferma sempre su domande delle parti civili, che dalla centrale operativa della Costa, ed in realtà da chiunque tramite collegamento Web, era possibile monitorare la posizione della nave e la rotta tramite punto GPS, addirittura anche con collegamenti WebCam a prua e poppa, ed inoltre che il sistema principale di comunicazioni utilizzato a mare è il VHF, facendo emergere la anormalità dell’utilizzo di un telefonino cellulare per mettersi in contatto con Ferrarini, capo della unità di crisi e con la centrale operativa di Genova, per effettuare una comunicazione di emergenza così importante, piuttosto che con il sistema telefonico satellitare di bordo, a disposizione della plancia di comando.  

È chiaro che, utilizzando il VHF sul canale 16, anche solo per il lasciare il messaggio Security (obbligatorio in caso ci siano ad es. ostacoli galleggianti o segnalazioni di attenzione per chi si trovi a transitare a mare in quella zona) riguardo una nave da 300 metri rimasta immediatamente dopo l’urto senza propulsione, sia la Capitaneria di Porto che i rimorchiatori e chiunque sia su quel canale può ascoltare e predisporsi ad intervenire.

Il messaggio security (in ordine c’è il security, emergency e infine il may-day o distress) non venne mai dato al VHF, e nonostante Spadavecchia avesse sul suo pannello predisposto l’accesso a tutti i numeri delle capitanerie di porto, della sala operativa ed anche dei mezzi di soccorso di zona, nessun avviso tramite VHF od altro fu diramato, né fu mai fatta richiesta per un intervento dei rimorchiatori. I motivi ormai sono intuitivamente noti: il costo per la Compagnia!

Anche Spadavecchia ha preso oltre 20.000 euro, già il 4 febbraio 2012, ed è stato convocato a Genova dalla Costa.

PILON era il Direttore Macchine, un uomo di età avanzata ed ormai in pensione. La sua testimonianza riporta ai momenti di concitazione e di disorganizzata confusione successivi all’urto, come anche, però, alle evidentissime indicazioni date a Schettino sulla situazione drammatica in cui la nave si è trovata dopo pochi minuti dall’impatto (c’è l’acqua fino alla officina, cioè al ponte zero!). I locali dei generatori erano tutti completamente allagati e i comparti stagni perduti erano già praticamente tre.

Conferma anche di aver ricevuto quasi € 30.000 il 31.01.2012 (!) + cassa marittima per i giorni di malattia e di esser stato sentito dagli avvocati della Costa a Genova. Mettiamoci pure che a bordo della Concordia c’era anche la moglie, ovviamente ospite, ed è facile capire che Pilon si è portato a casa quasi 50.000 euro

Il giorno successivo tocca a CHRISTIDIS, il quale, non essendo ancora operativo, poiché imbarcato da pochi giorni per affiancamento all’ufficiale che andava a sostituire, ci fornisce informazioni soprattutto sul comportamento del Comandante Schettino nella fase di emergenza ed abbandono della nave e del presunto loro tentativo di tornare a bordo con un gommone dei soccorritori il cui equipaggio, tuttavia, venne perentoriamente richiamato per rientrare in porto. 

In più occasioni evidenzia che il comportamento del personale della Costa e degli ufficiali a bordo era incredibilmente statico, aspettavano tutti (compreso Schettino, che non a caso parlava con Ferrarini e qualcun’altro a terra) chissà cosa, e gli incaricati a ruolo di appello, aldilà dell’ordine del Comandante di abbandonare la nave, non si attivavano per intervenire o predisporre quanto necessario, nonostante fosse stato già dato il segnale delta x ray. 

Christidis a meno di un mese dal naufragio (16.02.2013) ha incassato come risarcimento dalla Costa quasi € 35.000, oltre 2.683,00 da INAIL-cassa marittima per i giorni di malattia. Pure lui sentito dai referenti Costa.

Il teste più interessante di questa tornata, però, è sicuramente FIORITO, responsabile in sala macchine al momento dell’incidente; anche attraverso contestazioni SIT ed una intercettazione telefonica ascoltata in aula (siamo convinti che sia stata platealmente riprodotta dai PM perché, parlando con la madre, riferiva più volte che il Comandante Schettino era “una testa di minchia“) Fiorito conferma di una sua partecipazione ad almeno 3 precedenti passaggi ravvicinati al Giglio della Concordia “sempre più vicino, sempre più vicino e che, anche se dalla sala macchine ovviamente non vedevano in effetti la rotta e la distanza dall’isola, si rendevano perfettamente conto che passavano vicino alla costa dalle vibrazioni dell’acqua dalla pancia della nave, che aumentano sempre di più man mano che ci si avvicina al basso fondale. Insomma, anche in sala macchine  lo sapevano tutti che si stava facendo l’inchino. Tutti consapevoli e ognuno ha fatto la sua parte!!! Quindi tutti compartecipi nell’accaduto, in plancia, come in sala macchine e a terra! 

Poi ha riferito che la porta stagna tra i comparti macchine si teneva comunemente aperta per evitare la depressione aria tra i due locali, anche se in quella occasione era chiusa. Afferma che era possibile tenerla aperta in base ad una deroga. Nelle scorse udienze l’Avvocato Pinna per il Ministero, ha chiarito senza ombra di dubbio che questa deroga, sbandierata dalla Compagnia Costa a tutti i componenti della sala macchine ed agli ufficiali della Concordia, in realtà NON ESISTE: è stata chiesta ed è stata rifiutata! Eppure la prassi era tutt’altra. Comunque anche Fiorito conferma i trafili di acqua dalle porte stagne. 

Insomma, quando anche le porte erano chiuse, evidentemente c’erano problemi di tenuta dei comparti. Schettino, fuori udienza, ci ha riferito che la tenuta dei comparti sulle navi è un problema di natura seria, che aveva comportato una sua direttiva generale di warning scritto all’equipaggio, riguardo al fatto che quando si effettuavano lavori di modifiche o riparazioni a bordo, gli operai foravano senza troppi problemi le paratie per passare cavi od altro, e non si preoccupavano poi di sigillare adeguatamente per garantirne la tenuta stagna. 

 Da quanto riferito dai testi del processo Schettino, come ribadito con un ns. COMUNICATO STAMPA per rispondere alle dichiarazioni fatte dal legale della Costa Crociere (sostenendo sostanzialmente che il DGE non ha funzionato per colpa dell’urto), risulta quindi un fatto certo.

Queste navi sono progettate per offrire una sensazione di lusso ai passeggeri e massimizzare i guadagni dell’armatore, ma non certo per garantire la sicurezza in caso di emergenza; sulla Concordia non ha funzionato praticamente nulla

Il generatore di emergenza é all’undicesimo piano e lontano dal punto di urto, eppure è andato subito in grave avaria, impedendo di dare corrente ai sistemi vitali per la gestione dell’abbandono nave, le porte stagne facevano acqua da tutte le parti e gli ascensori si sono trasformati in trappole mortali.

Se a questo aggiungiamo che l’equipaggio e gli ufficiali si sono lasciati prendere dal panico e che dalla unità di crisi, nonostante l’evidenza della situazione, non sono arrivate disposizioni per dare subito la emergenza generale, si spiega quale gravissima responsabilità abbia Costa Crociere.

  

Udienza 12.11.2013 – Di Piazza e Borghero

Guarini

 

Il primo teste escusso all’udienza del 12 novembre scorso é Ugo Di Piazza, entrato in costa come allievo ufficiale nel 2010 e ufficiale addetto alla sala macchine al momento del naufragio, ulteriore dimostrazione che in questa compagnia la scalata ai gradi è davvero una facile arrampicata!

Dalla sua deposizione emerge che nonostante una porta stagna fosse chiusa l’acqua filtrava “copiosamente”, a dimostrazione che queste paratie, peraltro spesso aperte  in navigazione come dallo stesso teste riferito, anche da chiuse non svolgevano a dovere la loro preziosa e fondamentale funzione di sicurezza.

Riferisce di aver riferito quasi subito al suo superiore Borghero al quale disse che vi erano due compartimenti allagati e che ve ne era anche un terzo che si stava vistosamente allagando.

Pacifico  dunque che in plancia seppero tutti  pochi minuti dopo l’impatto le reali condizioni della nave, circostanza questa che aggrava la posizione del Comandante che non diede l’allarme generale e l’abbandono nave, ma anche quella degli altri imputati oltre Schettino, sui quali pende giudizio di impugnazione innanzi alla Corte di Cassazione a seguito dell’impugnazione della sentenza di patteggiamento da parte della Procura Generale di Firenze, come invocata con apposita istanza dagli Avvocati di “Giustizia per la Concordia”.

Di Piazza fa ben capire che per loro della sala macchine era chiaro che perduti senza speranza i motori ed i generatori elettrici, la nave non poteva più essere governata. Nonostante l’evidenza della gravità della situazione i minuti, preziosi per le vite dei passeggeri da salvare, continuarono a scorrere senza che venisse dato l’allarme falla (delta xray) o quanto meno quello dell’emergenza generale, che avrebbe consentito di avviare la procedure di appello per predisporre lo sbarco dei passeggeri. Il teste ci narra che “la situazione di panico era tale da non consentire lo sbarco ordinato” e che le scialuppe furono calate anche prima dei segnali che la plancia diede con colpevole ritardo.

Ma anche la genuinità di questa testimonianza, su alcune circostanze che il teste sembra non sapere o non ricordare, è funestata dal fatto che, come ormai stiamo facendo emergere udienza dopo udienza, subito dopo i primi colloqui con gli inquirenti anche Piazza fu convocato dai legali di Costa (ed a volte con la presenza di referenti di Carnival) per un resoconto sull’accaduto e per un fulmineo quanto soddisfacente risarcimento. Senza neppure averlo chiesto!

Dello stesso tenore la testimonianza di Borghero Tonio, dal 2002 dipendente Costa e ufficiale in seconda addetto alle macchine, pure sentito all’udienza del 12 novembre, che conferma la gravità della situazione e come fosse palese la completa compromissione della sala macchine a causa dell’allargamento totale dei comparti. Precisa che al momento dell’impatto si trovava in cabina e che aveva la percezione che qualcosa fosse accaduto per l’inclinazione della nave (sbandata) e per le vibrazioni, in quanto non ha sentito l’urto! Giova sul punto ricordare che la cabina dove si trovava il teste é sita al ponte 5 e il generatore di emergenza non è ubicato sotto il ponte zero (e quindi nella parte bassa della nave) ma al ponte 11!

E questo ci permette di confutare le dichiarazioni della Costa Crociere nella sua veste di responsabile civile proprio su questa circostanza (che sul malfunzionamento del generatore di emergenza – ponte 11 – ha cercato di giustificarsi sostenendo pubblicamente che la causa del guasto doveva evidentemente essere ricercata nelle conseguenze provocate all’impianto dall’urto), poiché quell’urto ha interessato solo i ponti sotto la linea di galleggiamento (ponte 0) mentre nessuno sopra il ponte zero ha neppure avvertito l’urto, se non in termini di vibrazione e sbandata! Figuriamoci se il generatore di emergenza, che deve sopravvivere per sua natura ad eventi di emergenza, possa considerarsi andato in avaria per tale motivo; non ha semplicemente funzionato come non ha funzionato molto altro, e proprio quando ce ne era necessità vitale per garantire la sicurezza dei passeggeri (vedi ascensori, timoni, illuminazione, verricelli delle scialuppe etc.)!

Di nuovo, rispedendo al mittente l’offensivo modo di riferirsi alle parti civili del legale della compagnia, possiamo dire che quello che conta in questo processo è ciò che dicono i testimoni e le perizie, mentre quello che afferma l’Avv. De Luca alle telecamere non conta nulla, o meglio, parafrasandolo, si può dire che conta da zero in giù (rectius dal ponte zero in giu!)

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Udienza 17.05.2013

IMG_0701Parola al comandante Schettino: ancora una volta si sono create le condizioni di rimettere Schettino al comando della “nave” processuale, mandare a casa la Costa senza impegnarla nei risarcimenti in questa sede, ovvero proseguire a barra dritta e avanti tutta verso il dibattimento!

Infatti oggi toccava ai difensori dell’unico imputato rimasto sul palco del teatro moderno di Grosseto, e come preannunciato ai giornali a fine udienza, NON E’ STATO CHIESTO IL RITO ABBREVIATO, ma hanno concluso con la richiesta di integrazione probatoria ai sensi del 422 nelle forme dell’incidente probatorio, principalmente sul ruolo del timoniere e sulla struttura e carenze della nave Concordia. Gli stessi difensori hanno annunciato che in caso di mancato accoglimento del l’istanza si andrà a dibattimento per chiarire le medesime circostanze.

Ai sensi degli artt. 422 e 392 c.p.p. l’avv. Pepe chiede l’integrazione probatoria con le forme dell’incidente probatorio (perizia) relativamente alle circostanze:
1) l’incidenza causale dell’errore del timoniere così come accertato nell’incidente probatorio;
2) verificare la natura e le cause del mancato funzionamento del gruppo elettrogeno di emergenza posto al ponte 11 che avrebbe permesso il funzionamento degli ascensori, del timone, delle pompe, del sistema UPS, delle luci di emergenza ecc.;
3) verificare la struttura e gli eventuali difetti delle porte stagne;
4) verificare eventuali difetti e la struttura della nave;
5) verificare i tempi di affondamento della nave al fine di verificare l’incidenza del ritardo nell’annunciare l’abbandono nave;
6) verificare i bracci telescopici delle scialuppe e la capacità di far fronte ad inclinazioni sfavorevoli;
7) verificare la causa dell’allagamento del ponte “0″.

L’atteggiamento inespressivo del Gup non ha lasciato intendere molto. Tuttavia le argomentazioni di Schettino non sono di poco conto, in certi aspetti anche condivisibili. L’imbarazzante replica dei Pm., sempre velata di un favor Costa Crociere, e il fatto che il Gup si sia riservato e ritenga che sul l’istanza debba rifletterci, lasciano aperti tutti gli scenari. Se accogliesse l’istanza l’integrazione di perizia è inevitabile. In caso contrario si andrebbe presumibilmente all’udienza 08.07.2013 per decidere su tutto.

Compresa la sempre pendente istanza di sequestro conservativo presentata dal pool Giustizia per la Concordia.

Il dott. Molino dopo le repliche del PM e delle parti civili si è riservato e ha rinviato al l’udienza di mercoledì 22 ore 9.30

Udienza del 16.05.2013

20130516-180143.jpgAlla udienza odierna del 16 maggio, il GUP ha disposto lo stralcio della posizione degli imputati che hanno richiesto il patteggiamento, rinviando la decisione alla udienza del 8 luglio 2013 e facendoli allontanare dalla aula

Schettino e i suoi difensori sono rimasti da soli sul banco degli imputati, anche umanamente era suggestivo vedere Quanto fosse impari la presenza di un solo imputato contro tutti in un processo di questa caratura.
Avremmo voluto vedere Costa seduta con i suoi responsabili di vertice, seduta di fianco all’imputato e non tra noi parti civili!
L’avvocato Pepe non ha manifestato una immediata decisione sui riti alternativi, quindi il GUP ha dato la parola a pubblico ministero, parti civili e responsabile civile per le conclusioni.

Il PM Ha inaspettatamente svolto una requisitoria piuttosto concisa, soprattutto rivolta a dimostrare la responsabilità apicali e personale di Schettino, Certamente in modo efficace tanto da sembrare indubitabile il rinvio a giudizio, ma trascurando di spendere qualche giusta parola sulle indubbie responsabilità degli altri, ed in alcuni punti sembrava quasi stesse facendo le difese della costa crociere

Le parti civili si sono tutte prodigate nell’argomentare la responsabilità di Schettino ma anche degli altri, in termini di dolo eventuale, e non solo come colpa cosciente. A mio parere le tesi sono state illustrate tutte in modo molto ampio e convincente, nelle molteplici sfaccettature affrontate dai singoli avvocati e rappresentando ognuno un diverso aspetto Che porta sempre ad uno stesso risultato: alzare il livello delle responsabilità per bloccare i patteggiamenti, consentire che questo giudizio si celebri davanti alla corte di assise, dove potrà essere trattata la responsabilità degli imputati anche in termini di dolo, arginato il rischio di una scelta anche di Schettino di restare su un giudizio abbreviato che parta da reati sottodimensionati e pene più miti. Il tutto a discapito dell’accertamento della verità!

L’avvocato De Luca, per la responsabile civile ha molto brevemente argomentato sulla posizione di Costa Crociere, che sarebbe tuttora pronta a risarcire tutti, in termini che, tuttavia partono da presupposti di quantificazione davvero non condivisibili, ed oltretutto niente affatto formalizzata in modo serio nei confronti di tutti i passeggeri. Utilizzando un termine piuttosto inflazionato, questa pretesa disponibilità della Costa potrebbe ben definirsi una vera “sciocchezza”

La pressione mediatica e le considerazioni svolte dai difensori delle parti civili sembrano aver condotto il comandante schettino ed i suoi difensori ad una scelta che non pregiudichi i diritti delle parti civili e l’accertamento dei fatti e delle responsabilità vere.

Uscendo dalla aula Schettino ha dichiarato ai giornalisti che non farà il giudizio abbreviato.

Domani vedremo!