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13 gennaio 2015 -TRE ANNI DAL NAUFRAGIO CONCORDIA

costa_concordia11-300x227Sono passati tre anni dalla tragica sera del 13 gennaio 2012 quando la Costa Concordia naufragò a poche centinaia di metri dall’isola del Giglio. Il rinvio inatteso nel calendario di udienze – dal 12-13 alla giornata del 21 gennaio e seguenti, ci priva purtroppo della possibilità di onorare e ricordare di nuovo le persone scomparse osservando oggi un minuto di silenzio in aula, come avvenuto lo scorso anno. Per il terzo anno consecutivo ci ritroviamo però idealmente stretti ai nostri clienti, ai parenti delle vittime ed a tutti i superstiti, a ricordare coloro che in quella buia notte hanno perso la vita a causa di una manovra insensata, e per il mancato funzionamento delle più elementari misure di sicurezza a bordo della nave. A quelle trentadue vittime vanno doverosamente aggiunti i due sub, che hanno trovato la morte nelle lunghe operazioni di raddrizzamento del relitto.

Ora che la nave, adagiata prima su un fianco e poi seduta su uno sperone di roccia, è stata con grande clamore ed allegramente portata via dal Giglio, viene meno anche il monumento alla stupidità umana che rappresentava; eppure la nuova tragedia del traghetto Norman Atlantic dimostra che non sono finite le lacrime da versare, le azioni da intraprendere ed altre parole da spendere per garantire la sicurezza dei passeggeri su questi giganti del mare.

Come avvocati di parti civili ci aspettiamo giustizia completa e totale su questo terribile evento, giustizia che soltanto in parte, lo sappiamo, potrà arrivare dalla sentenza del Tribunale di Grosseto che verrà letta da qui a pochi mesi. Rimaniamo convinti, infatti, che il naufragio del Giglio, oltre a Francesco Schettino ed ai suoi ufficiali, sia il frutto di un percorso, ed abbia anche altri responsabili rimasti a guardare ben sapendo cosa stava per accadere, a cominciare dall’armatore Costa Crociere passando per le Capitanerie di Porto e finendo al Registro Navale italiano.

Finquando non verrà fatta piena luce su ciò che non ha funzionato sulla nave, sull’impreparazione dell’equipaggio e sui permessi accordati all’armatore per navigare infischiandosene dei costi per la sicurezza a bordo, non vi sarà mai verità che onori questi morti. Siamo vicini alle loro famiglie e a tutti coloro che pur sopravvissuti hanno avuto le vite indelebilmente segnate e in alcuni casi totalmente stravolte da quella traumatica esperienza.

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COMUNICATO STAMPA: #NORMAN ATLANTIC: “GIUSTIZIA PER LA CONCORDIA” PRESENTA UN ESPOSTO CONTRO RINA

Logo-comunicato-stampaProprio alle battute finali del processo penale contro Schettino, gli avvocati di parte civile di Giustizia per la Concordia avevano sollevato la questione sulla mancanza di sicurezza sulle navi passeggeri, superficialità nelle certificazioni e possibilità di partenza dai porti con avarie, emersa in modo eclatante nel naufragio della Concordia e finora completamente sottovalutato.

Per questo gli stessi avvocati depositeranno presso la Procura di Bari, la quale ha già aperto un fascicolo per naufragio colposo, un esposto contro il RINA (Registro Italiano Navale), che ha certificato il traghetto Norman Atlantic, esattamente come aveva fatto per la Concordia.

Tale esposto verrà inviato anche al Ministero dei Trasporti, che a seguito del naufragio della Concordia aveva istituito una commissione di inchiesta per verificare l’efficienza del sistema delle certificazioni delle navi, affinché adotti con urgenza provvedimenti a tutela dell’incolumità dei passeggeri.

ESAME DEL PM A SCHETTINO – udienze 2 e 3 dicembre 2014

20141206-074034.jpgLa premessa di metodo a questa relazione di udienza è un atto d’obbligo. Non procederemo, infatti, a sottolineare e commentare, secondo il metodo fin qui utilizzato, i punti sensibili per le parti civili su tutto quanto avviene in udienza, dando evidenza a ciò che riteniamo esser emerso, o che sarebbe dovuto emergere, a sostegno delle posizioni dei nostri assistiti, e le relative conseguenze o possibili influssi sul processo, sulla sentenza o semplicemente sull’accertamento della verità. Occorre invero tener conto del la circostanza che il tanto atteso esame dell’imputato non si è affatto esaurito. Tanto atteso ovviamente dai media di mezzo mondo e dai passeggeri, ma anche, e ciascuno per le proprie diverse motivazioni, da tutti i soggetti processuali: Pubblico Ministero, parti civili, responsabile civile, dai difensori dell’imputato e, sopratutto, dallo stesso Comandante Schettino, ed a buona ragione, se ci limitassimo a quanto emerso dopo l’esaurimento della sua prima parte. Due udienze, dalle 9,30 alle 18-19 di sera, che hanno ripercorso per la ennesima volta tutta la timeline dell’incidente, esplorando molte altre circostanze di contorno e connesse ai fatti oggetto della imputazione, e non solo. La prova, però, come dicevamo, non si è affatto conclusa; i giorni 2 e 3 dicembre sono stati totalmente impegnati dal dott. Leopizzi, il quale, attraverso centinaia di domande, accompagnate da slides, video/audio e trascrizioni del Dvr, è stato il primo a condurre i “giochi”. Poi, secondo un sistema procedurale che privilegia sempre la possibilità dell’ultima parola alla difesa dell’imputato, toccherà alle parti civili, al responsabile civile e come ultimo turno, ci saranno le domande degli Avvocati Pepe e Laino. E tenuto conto che, come abbiamo visto, Schettino si prepara, e con il PM si è preparato pure molto bene, non vogliamo anticipare in modo eccessivo quali saranno i punti delle nostre domande all’imputato.

L’esame dell’imputato è qualcosa che un avvocato difensore concede al processo dibattimentale con molta parsimonia ed in casi estremamente limitati. Rinunciare ai molti vantaggi di una difesa in contumacia è già una prima decisione che, in questo caso, possiamo considerare obbligata. Prima di tutto perché Schettino è importante che ci sia in aula, e non solo perché è uno che ha deciso di “metterci la faccia” (abbiamo visto che quando è toccato ai passeggeri raccontare le loro storie ha saltato a piedi pari tutte le udienze, mentre non era mai mancato a tutte le prove testimoniali condotte dal PM), ma semplicemente perché è il super-consulente della difesa. Attraverso la sua esperienza professionale, e la conoscenza della verità assoluta sui fatti, è il soggetto che più di ogni altro può essere di supporto alla ricostruzione della verità. Ovviamente cercando di far uscire fuori la SUA verità, e nella molto limitata misura e nel tempo per lui conveniente. Sottoporsi ad esame è stata sicuramente una ferma sua decisione, e, dobbiamo confessarlo, alla vigilia della prova in aula pensavamo si sarebbe rivelata una scelta suicida. Ci aspettavamo che il PM, dott. Leopizzi, che pur molto bravo ed esperto e – più di ogni altro – in possesso di una visione dettagliatissima su ogni minima piega di questo processo (con il limite – non da poco – di stare sempre ben attento a non alzare alcune pieghe che potrebbero portare in direzioni evidentemente non volute dall’ufficio inquirente di Grosseto), in una giornata di esame inchiodasse Schettino alle sue evidenti e innegabili responsabilità, immaginavamo che il Comandante venisse subissato dalle contestazioni sulle tante contraddizioni – ben presenti nelle sue istrioniche e diverse versioni dei fatti, incalzandolo tanto da farlo addirittura andare in crisi, bloccarlo e portarlo a balbettare altre contraddizioni fino a non voler proseguire oltre. Lo temevamo anche per la nostra successiva possibilità, in tale ipotesi drasticamente svilita, di affrontare con il Comandante argomenti per noi importanti, sapendo che la Procura non li avrebbe neppure sfiorati. E Il fatto che l’ansia di questo crollo psicologico la percepisse lo stesso Schettino, era emerso il giorno antecedente quando, attraverso i suoi difensori, il Comandante ha fatto sapere che non avrebbe consentito di essere ripreso dalle telecamere durante l’esame in aula. Girava insomma nell’aria la idea della definitiva crocifissione pubblica del bersaglio piú facile e comodo. Ma questo non è affatto avvenuto.

La prima giornata di udienza si è anzi conclusa in modo totalmente opposto. Per eccesso di volontà di ridicolizzare Schettino, e per la troppa sicurezza sui propri mezzi, sottovalutando la personalità e capacita dell’imputato, riteniamo che la Procura non abbia fatto un buon lavoro. Il dott. Leopizzi ha lasciato che le sue battute, le domande iniziali fuori tema e la gestualità del confronto orale tra le due parti gli venisse riversata contro. Schettino, infatti, dopo l’iniziale imbarazzo alle prime domande, ha acquisito sicurezza e, a differenza di quanto ha fatto con la Concordia, ha decisamente condotto lui “in porto” la prova, sviando con abilità il discorso e portando il PM spesso lontano dalla domanda iniziale, che rimaneva così, in troppe occasioni, uno sterile confronto tra due diverse opinioni, e quindi la domanda in tutto o in parte senza risposta. Aiutato in questo dal Presidente Puliatti, che ha dato al PM la possibilità illimitata di fare domande ed all’imputato lo spazio per rispondere nel modo che riteneva opportuno. Chiariamo: non è che Schettino abbia risposto nel modo e nel limite di quello che gli pareva e piaceva, ma ha dominato e cavalcato ogni confronto/scontro delle contestazioni del PM, rispondendo in modo coerente e logico attraverso la aggiunta di altri elementi non sempre graditi dal PM, facendo battute suggestive e per molti aspetti decisamente efficaci (i manuali e direttive aziendali da centinaia di pagine che mi citate vanno conosciuti prima e io li conosco, ma in quei momenti bisogna agire, durante un naufragio non posso andarmi a consultare alla lettera il manuale delle giovani marmotte; in quel momento ho deciso così perché ero il comandante, dovevo prendere le decisioni in tre secondi, e non è che potevo ritirarmi in camera di consiglio a pensare come fanno i giudici; io ero il comandante: a bordo primo dopo Dio; i suoi consulenti sono madrelingua napoletana come me e possono capire; è come se in plancia mi avessero passato una pentola in mano senza dirmi che era bollente,: tiè, e mo’ so’ cazzi tuoi.. etc etc), utilizzando proprietà di termini e dei dati tecnici della nave, togliendo in alcuni casi credibilità alle conclusioni dei periti e consulenti della autorità giudiziaria, oltre che dimostrando una preparazione a questo esame attraverso lo studio minuzioso ed approfondito di tutte le carte processuali, che in conclusione ha efficacemente contrastato, e in parte sminuito, la azione del Pubblico Ministero. Questo a livello di commento sul profilo del confronto processuale tra le due parti.

Per quanto al merito delle vicende e dei fatti rappresentati da Schettino, come detto, per la necessità di non “scoprire le carte” prima del tempo, conteniamo questa relazione di udienza ad un commento generale senza scendere nel dettaglio dei moltissimi punti -estremamente interessanti – sfiorati o suggeriti dall’esame del PM – da aggiungere a quelli per nulla affrontati e che, invece, saranno oggetto di un ns. esame diretto, come ad esempio – e si può tranquillamente anticipare, la incidenza causale nella gestione della emergenza e sulla morte delle persone derivante dal mancato funzionamento del DGE; zero domande da parte del PM.

Il quadro che esce dalla prima giornata (dall’antefatto al momento dell’urto, il comportamento del comandante ed analisi dei danni – assestmant – da parte dell’equipaggio a bordo e dal personale Costa nella unita di crisi) è assolutamente desolante: la immagine è quella di uno spaccone al comando di un branco di incapaci senza esperienza.

La piramide gerarchica del personale e degli ufficiali di coperta non ha affatto supportato il Comandante nel proprio ruolo di semplice vertice nella conduzione della nave. È chiaro, e Schettino lo ha ben contestato (lui) al PM, che il Comandante non può occuparsi di tutto durante la navigazione normale, verificare se tutti i radar funzionano (i monitor sono accesi tutti anche se ne funziona 1 sui 4 disponibili), se la nave è fuori rotta, se il personale è capace di comprendere (almeno) l’inglese, se le direttive del Comandante sono state eseguite correttamente (es doppie pompe e timone a mano) e se la nave sta per finire sugli scogli. Il mutismo – probabilmente indotto dal confronto impari tra un Comandante esperto e decisamente spavaldo, con ufficiali di coperta-ragazzini di 23 anni, timonieri-ex verniciatori indonesiani e personale di macchina che neanche sa riferire con proprietà di terminologia i diversi locali e comparti stagni interessati dalla falla), ha certamente concorso nell’errore di manovra da parte di Schettino. Certo è però che la nave non doveva passare di li e che l’inchino non fosse una cosa isolata ed una pratica nota a pochi, ma bensì a tutti. Come è certo che, al comando della Concordia durante l’urto sugli scogli delle Scole, ci fosse il Comandante Schettino.

Quello che emerge dalla seconda giornata è, invece, un capovolgimento della piramide di responsabilità, in capo al Comandante che non è in grado di sostenerla: dal momento dell’urto e per la gestione della emergenza doveva essere Schettino a condurre nel modo più efficace, professionale e possibilmente conforme alle procedure di sicurezza a mare tutto il resto del personale di bordo, sopratutto se era, come afferma, consapevole dei limiti di capacità dei suoi sottoposti, mettendo al primo posto la salvaguardia della salute fisica e psicologica dei passeggeri, e non lo ha fatto.

Il senso di colpa e il tentativo di recuperare con l’armatore, pensando alla tutela in primis del valore della nave piuttosto che della vita umana, l’appoggio ad una consolidata prassi di gestione omertosa delle emergenze a bordo delle navi della compagnia Costa Crociere, e il comodo sostegno in uno scellerato rallentamento delle operazioni di sbarco da parte di Ferrarini – capo della unita di crisi a terra, ha prodotto il risultato finale che purtroppo conosciamo tutti, e le responsabilità penali dalle quali l’imputato, anche a seguito dell’esame del PM – seppure condotto al di sotto delle aspettative, non sfugge minimamente.

Quello che sosteniamo e affermiamo da sempre oggi resta ancora più valido e dimostrato. Accanto alle gravissime, oggettive ed ineludibili responsabilità dell’imputato Francesco Schettino, esistono ulteriori ed altrettanto gravi responsabilità che non sono state adeguatamente contestate (vertici societari, da cui la ns. specifica denuncia ed opposizione alla richiesta di archiviazione dei PM, tuttora pendente) o sanzionate (tutti i patteggiamenti scandalosamente concordati dalla Procura e concessi dal Gup).

A partire dall’11, proseguendo alle udienze del 12 e 13 dicembre si darà il via al nostro turno di esame all’imputato, e speriamo che Schettino dimostri molto altro in udienza e non solo di saper fare il bullo, come la stampa estera ha definito la sua prova di questi due giorni, ma sopratutto di avere il coraggio di dire TUTTA la verità e non esclusivamente quella che gli fa comodo.

Qui il resoconto delle due udienze del giornalista del Tirreno, Pierluigi Sposato

Udienza  1 dicembre 2014: I CONSULENTI DI COSTA CROCIERE. 

PTSDbrain1Terminata la fase dibattimentale dedicata all’esame delle centinaia di prove offerte al Collegio dei Giudici ad iniziativa del Pubblico Ministero, e quella successiva dei testimoni e consulenti delle parti civili, il 01 dicembre 2014 viene data la parola alla responsabile civile Costa Crociere, la quale, attraverso i propri consulenti, cercherà di dimostrare la assenza, o minore incidenza, del danno determinato dal naufragio e richiesto dalle parti civili costituite in giudizio: i passeggeri, lo Stato, gli enti locali od associazioni.

Il primo dei consulenti di Costa, è il prof. Giuliano Noci,  ingegnere gestionale del politecnico di Milano, che, attraverso la proiezione ed una pedante esposizione di una infinita serie di slides, procede alla analisi dell’impatto economico dell’incidente sull’isola del Giglio, la provincia di Grosseto, la Regione Toscane e l’Italia. Da tale studio, recuperando i dati dei bilanci/redditi di tutti i soggetti coinvolti, compresi i privati, imprenditori e società presenti sull’isola, secondo il consulente il trend economico negativo, conseguente essenzialmente all’impegno da parte delle varie amministrazioni di risorse da dedicare alla gestione della emergenza ed alle intuibili influenze negative sul turismo, sarebbero state comunque ben bilanciate dalle massicce presenze per quasi tre anni di personale della titan-micoperi, dei giornalisti e turisti “curiosi”, e dai colossali investimenti destinati al recupero e rimozione del relitto.  Le società di capitali e le attività gigliesi in genere, per fare un esempio, recuperando i dati delle varie dichiarazioni fiscali, avrebbero avuto un aumento medio del 25% – 30% dal 2011 al 2013, compensando e recuperando la limitata riduzione dell’attrattività turistica con l’indotto legato alla gestione del dopo incidente, che, dato alla mano, avrebbe prodotto ricchezza per l’economia dell’isola e dei suoi abitanti. L’impatto economico positivo – a seguito delle operazioni di recupero del relitto – viene quantificato sul Giglio in 20 milioni e 500 milioni per l’Italia.

Insomma un beneficio economico e di immagine per tutti, anche a parere del secondo consulente Costa – il sociologo Giorgio del Mare – che ha analizzato statisticamente l’attenzione dei media, televisioni e carta stampata, e l’effetto derivato sull’immagine del Giglio dopo il naufragio. Con statistiche più in stile da trasmissione “prima porta” di Bruno Vespa che processuale, il consulente della compagnia ci dice che l’isola è oggi nota a 8 italiani su 10, mentre prima dell’incidente lo era soltanto a 4 italiani su 10, il 72% delle persone pensa che i gigliesi siano molto ospitali, il Giglio sarebbe la meta più desiderata tra 19 piccole e medie isole, dopo Capri e Ischia. Il 66 per cento degli italiani, infine, desidererebbe trascorrere una vacanza al Giglio, di contro al 67 a Venezia.

Costa Crociere sostiene, quindi, che il ritorno per il Giglio, per la Toscana e per l’Italia intera, non scomodando per fortuna il pianeta terra e la via lattea, sia stato decisamente positivo grazie alla iniezione di danaro derivante dalle operazioni di recupero del relitto. Peccato che poi il dott. Angelo Borrelli della protezione civile, facendo il conto dei costi di gestione della emergenza (16 milioni e 610 mila euro), ci ha riferito che sulla intera somma solo una parte è stata riconosciuta dalla compagnia e che i pagamenti sono stati fatti tutti dalle assicurazioni. Insomma, alla fine della fiera Costa Crociere non ha “cacciato” un euro!

Ma veniamo infine al TERZO CONSULENTE DI COSTA CROCIERE, che ci interessa direttamente, poiché il prof. Costantino Ciallella è il medico legale della compagnia di navigazione – chiamata nel processo penale a rispondere economicamente (anche) dei danni subiti dai passeggeri, soprattutto a livello di danno biologico e disturbo da stress post-traumatico. Possiamo subito dire che l’intervento in aula e la relazione scritta depositata dal consulente, si sono rivelati al di sotto dei nostri timori e davvero di poco spessore, sia fisico (poche pagine di parte “generale” e qualche accenno – a campione su 4-5 posizioni – rispetto a centinaia di parti lese) che scientifico (il medico legale non dimostra di avere alcuna specializzazione in psicologia-psichiatria e sopratutto in ptsd). A ns. domanda (Avv. Massimiliano Gabrielli) emerge sopratutto che i casi effettivamente esaminati dal consulente di Costa attraverso una visita e/o la somministrazione di questionari a qualcuna delle parti civili costituite in questo processo è pari a zero. Di oltre 3.000 passeggeri il prof. Ciallella afferma (senza dimostrarlo in perizia o fornendo alcun riscontro documentale o anagrafico) di aver incontrato 3-4 persone. Sulla rilevanza dei CAPS sostiene che i questionari siano troppo settoriali e più adatti a stress da eventi post-bellici – nonostante, a partire dal 1980, il DSM-III (che ha fatto la classificazione internazionale delle malattie dell’OMS), ha incluso la categoria diagnostica del disturbo post traumatico da stress, DPTS o PTSD, e che lo stesso individui lo strumento diagnostico dei questionari CAPS come il “golden state” per la classificazione di tale psicopatologia.

Cade poi in contraddizione sostenendo che non sia possibile diagnosticare il DPTS come danno permanente in mancanza di certificati, e di una significativa variazione del comportamento o stile di vita nel soggetto. Non riesce però a spiegare secondo lui come sarebbero valutabili tali modifiche nel soggetto se non attraverso i CAPS. Conferma in ogni caso che è innegabile, secondo tutta la letteratura scientifica mondiale, che persone esposte ad un evento traumatico grave abbiano un rischio molto elevato di soffrire di un DPTS. Sempre su ns domanda è costretto – a tal riguardo – a rispondere che – su una scala da 1 a 10 – il naufragio di una grande nave di crociera rappresenta un evento stressante gravissimo PARI A 10. Il massimo previsto dai CAPS.

L’esistenza di effetti psicopatologici dovuti al naufragio è in ogni caso stata apertamente ammessa dalla stessa Costa nella lettera inviata a tutte le vittime italiane del naufragio, firmata da Andrea Tavella (Direttore Commerciale e Marketing Italiana di Costa) e datata 08.02.2012 nella quale si legge: “…siamo consapevoli che per Lei potrebbe essere difficile tornare alla normalità della vita quotidiana cancellando il ricordo dei momenti legati all’incidente vissuto…..proponendole…. un adeguato servizio di supporto da un punto di vista psicologico”. Alla lettura (sotto forma di domanda) del passo di tale lettera, il consulente della compagnia non può che condividere quelle considerazioni, riconoscendo, conseguentemente, il fatto che le vittime di DPTS tra i passeggeri possono soffrire di gravi menomazioni nel loro funzionamento psicosociale, ossia che il disturbo può produrre effetti molto gravi sulla vita di tutti giorni, sui rapporti interpersonali, sulla capacità lavorativa, etc.

Insomma concludiamo con una giornata molto positiva per noi difensori dei passeggeri, uscendo rassicurati dal confronto tra la credibilità dei drammatici racconti dei nostri clienti in aula e delle solide relazioni dei nostri consulenti sul PTSD, e la blanda strumentalità delle difese di Costa Crociere.

Ora starà al Tribunale fare – in sentenza – uno sforzo di apertura mentale e riconoscere ai passeggeri un giusto risarcimento economico con una provvisionale adeguatamente compensativa dei danni da ciascuno di loro dimostrati in giudizio.

A partire dalle giornate del 02-03 e poi 11-12-13 dicembre si prosegue con l’atteso esame del Comandante Schettino, ansioso di raccontare la sua verità sottoponendosi alle domande prima dei PM e poi di noi parti civili per finire con i suoi difensori, e che rendiconteremo con un articolo separato per ogni turno.

Udienze 17 e 18 Novembre 2014: I DANNI DEL GIGLIO

IMG_6035Udienza 17 novembre:  è l’udienza dedicata alle parti civili di natura istituzionale: il Comune del Giglio, la Regione Toscana, la Camera di Commercio e la Provincia di Grosseto; per il ns pool è in aula l’Avv. Alessandra Guarini.

Tutti gli enti hanno presentato un conto molto salato a Costa Crociere per spese di soccorso, sovraccarico burocratico, opere pubbliche ritardate, calo turistico e riduzioni di richieste di attracco di imbarcazioni oltre al danno di immagine.

Il solo Comune del Giglio ha chiesto circa 200 milioni di euro! Il danno, oltre che negli esborsi anticipati, è calcolato per 1.418 residenti per 920 giorni di permanenza del relitto, stimando con perizia un valore variabile tra 96 e 145 euro al giorno. In realtà il Comune non può chiedere il danno biologico per conto degli abitanti (lo farà il giorno dopo la associazione SOS Concordia) “ma – spiega uno dei suoi legali, l’avvocato Maria Chiara Zanconi – abbiamo voluto evidenziare un ordine di grandezza, offrire un parametro alla valutazione equitativa del giudice”.

Da parte nostra, come legali dei passeggeri, crediamo che certamente un disagio per i gigliesi ci sia stato, ma riteniamo che non possa esser minimamente paragonabile al vissuto dei naufraghi, e che il fastidio per la visione da terra della raccapricciante sagoma del relitto Concordia, non abbia confronto con il vero e proprio senso di panico che quella sagoma comporta per molti nostri clienti, lo abbiamo visto in aula, trascinandoli di nuovo nel buio ricordo della tragedia, ogni giorno nella loro mente e per ben più dei 920 giorni di permanenza del relitto a largo dell’isola.

Molti dei testi escussi per l’isola del Giglio, a partire dal Sindaco Ortelli, hanno riferito di aver preso parte in prima persona alle operazioni di soccorso dei naufraghi, ed aver notato che le scialuppe arrivavano alla rinfusa, rischiando collisioni. Insomma, per loro, da buoni isolani e uomini di mare, era chiaro che chi le portava non aveva la benché minima capacità o preparazione alla conduzione di imbarcazioni.

Il sindaco Ortelli ha confermato che quella tragica sera nessuno di Costa Crociere prese contatto con lui, nemmeno per organizzare i soccorsi. O MEGLIO: solo due ufficiali lo avvicinarono per chiedere dove potevano custodire un borsone che a loro dire conteneva il denaro contante presente sulla nave! Il sindaco indicò un luogo dove i due si recarono e poi non li rivide più.

E’ infine stata confermata quindi la presenza di questo famigerato borsone, che evidentemente conteneva un carico ingente di danaro od altro contenuto misterioso, ma di evidente valore ed irrinunciabile; resta la legittima domanda sul perché ci sarebbe stata una valigia piena zeppa di soldi in contanti, posto che, come tutti sanno, sulle navi della Costa Crociere non circola danaro e si usa per tutto quanto la carta “di credito” del passeggero, e chi possa esser stato il losco figuro al vertice della Costa ad aver chiesto a Schettino, invece di preoccuparsi dei passeggeri, di portare a terra il malloppo.

Questa infatti pare esser stata la prima ed unica preoccupazione di Costa Crociere durante il naufragio, recuperare un borsone pieno di soldi!

Si accende poi la polemica con i legali dell’imputato sulla dichiarazione del Presidente della Regione Enrico Rossi, anche lui poi sentito come teste: “Eravamo conosciuti per Galileo Galilei e Leonardo da Vinci, ma adesso tutti ci conoscono per Schettino e le sue oscenità“.

Udienza 18 novembre: in apertura la Procura riferisce di aver di aver ricevuto da Genova comunicazione del ritrovamento dei resti dell’ultima vittima. Il Tribunale dispone conseguentemente per il 1 dicembre il conferimento di incarico peritale per il formale riconoscimento.

Si prosegue con l’ultimo teste per la difesa del Comune del Giglio. Conferma del teste al disagio per i gigliesi, le disdette dei turisti. Son saltate le regate e gli eventi programmati a causa del porto invase dai mezzi dalla Micoperi. Conferma il teste, dipendente comunale, di essersi esaurito per il superlavoro, di non aver fatto ferie e di esseri occupato praticamente a tempo pieno dell’attività portuale trascurando le mansioni istituzionali legate al commercio e alle attività produttive. Lo stesso progetto di ampliamento del porto per l’ormeggio di barche tre i 12 e i 24 metri è stato bloccato.

Poi è il turno della parte civile “SOS Concordia“, una associazione che raccoglie la richiesta di danni per molti abitanti dell’isola. Si inizia con l’unica guida turistica, una signora di origini gigliesi, che conferma non solo il calo turistico ma come quelli che arrivavano non fossero affatto interessati all’isola ma solo al relitto! Confermano i testi, cittadini gigliesi e titolari di attività turistiche, le disdette “causa Concordia” anche per il 2014. Poi é la volta di una geometra. Conferma il cambio di vita sua professionale che personale. La paura dell’inquinamento ha fatto in modo che i gigliesi smettessero di investire sulle loro case. Ha avuto un calo di redditi così forte che, avendo tra l’altro un figlio a carico, ha dovuto chiedere un prestito. Dal punto di vista personale tutti ricordano il trauma di quella visione, la gente ferita, gli anziani indifesi e i bambini che piangevano. I testi hanno poi raccontato dello loro vite sconvolte: un’isola occupata e la loro quiete spezzata! Riferiscono delle scuole occupate dai soccorritori e i disagi anche per i bambini gigliesi, pure privati della loro quotidianità. Le vite dei gigliesi cambiate e capovolte come la Concordia!

A chiudere la prova sul danno due consulenti tecnici, sentiti come meri testi per una errata indicazione nella lista testi. Il primo, l’architetto Rolli, riferisce sul crollo del mercato immobiliare e sul deprezzamento del valore delle case dei gigliesi. Assente la nuova edificazione. Le case hanno perso nell’immediato la metà del loro valore e successivamente il dato immobiliare si é assestato intorno ad una svalutazione del 30%. Il secondo, la dottoressa Petracca, psicologo clinico, docente universitario e ricercatrice. Viene sentita come TESTE su eccezione, ovviamente accolta, del responsabile civile. Riferisce di essersi recata sul Giglio per interesse scientifico o anche in qualità di decente. Ha incontrato alcuni abitanti del gigli, che le hanno chiesto aiuto. Persone turbate. Ne ha incontrate 180! Come ricercatrice della psicologia dell’emergenza, é rimasta un mese per rispondere ad una richiesta di aiuto “drammatica”. Le ha incontrate per strada, proprio come un soccorritore. Almeno inizialmente, poi è entrata nelle loro case. La dottoressa ha affermato come esista una correlazione scientifica fra variazioni territoriali e insorgenza di sintomi. Avendo accolto questa richiesta e aiuto, si é organizzata per tornare al Giglio ogni due mesi. Riferisce di aver visto queste prime persone almeno 12 volte. Dice di aver visto persone con “vissuti di morte”. Il trauma di queste persone è, infatti, paragonabile al lutto. Erano come dei “cadaveri”. Anche le espressioni e i segni della comunicazione non verbale facevano pensare che fossero come morti. Anche nei bambini il vissuto della morte si palesava. Ha visto disperazione, mancata progettualità per il futuro nei giovani e paura della morte negli anziani, mancata percezione della realtà. Ha udito problematicità: sofferenza psichica, alterazione della persona/personalità. Ansie, anzi “ansie sociali”. Essendo una comunità traumatizzata, nessuno poteva aiutare gli altri. Bambini che non volevano andare a scuola per paura di altri eventi traumatici. Bastava un rumore a far sobbalzare le persone, mostrando comportamenti con “picchi paranoidei”. Ha ravvisato vere e proprie patologie mentali, sotto forme di ansia e depressione. Ha ricevuto anche chiamate notturne. Il bisogno di aiuto era “senza confini”.

Alla sofferenza dei naufraghi (e dei loro congiunti) va, dunque, aggiunta quella dei gigliesi per aver avuto il loro microcosmo stravolto e per il senso di impotenza rispetto alla enorme catastrofe vissuta e subita.

A fine udienza l’avvocato di Costa Corciere, Marco De Luca, fa le solite dichiarazioni alla stampa, praticamente viene solo per quello: le stime del Comune sono «fantasiose e non realistiche», e per quanto all’immagine dell’isola e degli abitanti «è invece estremamente positiva»! Viva Costa Crociere!

L’udienza riprenderà il primo dicembre 2014 per il conferimento incarico peritale medico legale l’identificazione dell’ultima vittima rinvenuta, per gli ultimi testi delle parti civili ed esame dei testi/consulenti del responsabile civile.

Il 2 dicembre 2014 si procederà con l’esame dell’imputato Francesco Schettino, prorogabile fino al tre dicembre come già indicato. Il collegio indica prudenzialmente altre date di udienza per l’interrogatorio di Schettino: 11, 12 e 13 dicembre 2014. Sono udienze di riserva e solo eventuali, laddove l’esame non si esaurisse. Le aspettative di tutti su questo esame sono decisamente alte, in un senso o nell’altro, e quindi il Tribunale ha giustamente voluto riservare abbastanza spazio.

Udienze 3 e 4.11.2014 – Il ritrovamento di Russel Rebello e la testimonianza di altri naufraghi

NAVE COSTA: CERCA FRATELLO CAMERIERE, UN VIDEO SU ABCTrovano finalmente riposo anche i familiari di Russel Rebello, l’ultima delle 32 vittime ad essere recuperata a bordo della Concordia; il 3 novembre 2014, dopo oltre due anni dal naufragio, è stato ritrovato il corpo del cameriere indiano, in una cabina del ponte 8, dagli uomini del Consorzio genovese composto da Saipem e San Giorgio che si stanno spartendo i ricavi delle operazioni di smantellamento della nave. Il nostro pensiero va al fratello Kevin, che ha atteso per moltissimo tempo al Giglio, ed al fatto che anche noi, attraversando il ponte 8 della nave per recarci al sopralluogo in plancia, siamo passati, senza saperlo, proprio vicino alle spoglie di quel povero ragazzo, rimasto sotto la mobilia in attesa di essere visto da qualcuno. Anche in questo gli uomini di Costa Crociere, piuttosto che festeggiare con un sontuoso cocktail party l’arrivo del grande business al porto di Genova, avrebbero dovuto ricordare che la nave era una vera e propria bara galleggiante, visto che trasportava ancora una delle vittime.

Il 3 novembre i primi testi a salire sul banco sono gli assistiti dell’Avvocato Gallenca, legato al pool Giustizia per la Concordia. Il primo a testimoniare è un giovane naufrago, ancora minorenne, Edoardo. Il viaggio era il regalo dello zio, pure presente a bordo, per l’ottimo rendimento scolastico. Edoardo ha raccontato con grande difficoltà ed emozione le fasi dello sbarco, rese complicate dalla inclinazione della nave e dalla assenza degli ufficiali o di membri dell’equipaggio; era sul lato verso il Giglio e dal terzo ponte con un balzo ci si poteva buttare in mare, tanto erano inclinati. Si scivolava e i passeggeri hanno formato una catena umana lungo il ponte tre per evitare di cadere a mare e per salire sulle scialuppe. Ha ricordato il via vai di barche per prelevare gli altri passeggeri.

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Udienza 20 e 21.10.2014 – Effetto “Report”, lo stress post-traumatico e De Girolamo superstar

imageA seguito della inchiesta televisiva “Concordia nazionale” mandata in onda da “Report”, alla quale noi di “Giustizia per la Concordia” abbiamo contribuito in maniera determinante, fornendo alla giornalista Giovanna Boursier tonnellate di materiale processuale, informazioni, intercettazioni e verbali di udienza,  è stata disposta una ispezione ministeriale al RINA (registro italiano navale). Nel corso del programma, tra le molte cose che non vanno, è stata trasmessa una intercettazione telefonica tra l’Ingegner Parodi (responsabile tecnico della Costa Crociere) e l’avv. Porcellacchia (ufficio legale Costa), nella quale si parlava di boccole (la parte in cui ruota il perno delle eliche) che si surriscaldano, prove “finte” a mare delle navi (tra le quali la Concordia), e del fatto che Rina fa tutto quello che gli dice Fincantieri. Ovviamente un fatto gravissimo, che ha letteralmente fatto saltare dalla sedia il Ministro dei Trasporti Lupi, il quale ha poi immediatamente inviato i propri ispettori all’Ente di certificazione nazionale, che dovrebbe quindi essere un organo terzo e imparziale.

La cosa evidentemente ha messo in agitazione Costa Crociere, che il 20.10.2014 ha inviato il proprio legale Marco de Luca a Grosseto per rilasciare dichiarazioni fuori udienza ai giornalisti sulla vicenda “Report”: in poche parole si vorrebbe sostenere che essendo la nave di cui si parlava “in consegna” e quindi non ancora di proprietà della Costa, questa ultima avrebbe sarebbe la danneggiata e non la autrice di una cosa del genere. Peccato che a parlare con piena cognizione di causa e sapendo perfettamente come sarebbe andata a finire la questione sulla certificazione di classe, non fossero Fincantieri o Rina, ma due funzionari di vertice di Costa Crociere, che ha indubbiamente tutto l’interesse ad una consegna in termini, per non perdere due settimane (o mesi) di Crociera sulla nuova nave “in consegna” (lo dicono nella intercettazione), già prenotate e pagate dai clienti. Se poi le boccole si surriscaldano o bruciano chi se ne frega, basta andare più piano. Insomma siamo sempre lì, il parametro per l’armatore non è certo la sicurezza delle navi e quindi dei passeggeri, ma il massimo guadagno. L’Avv. De Luca durante la intervista parla di mistificazioni ma, messo sotto pressione dai giornalisti, risponde stizzito e con evidentissima difficoltà.

Inutile sottolineare che il Ministro Lupi appena ascoltata la intercettazione in televisione, non ha intravisto mistificazioni ed ha subito deciso di approfondire, mentre la Procura, presente in aula mentre quelle intercettazioni venivano sentite per la prima volta, non ha fatto nulla. E il suo mestiere è anche, sopratutto, quello di indagare.

Altra vicenda a margine della udienza è il deposito – da parte dei ns. Avvocati Cesare Bulgheroni, Alessandra Guarini e Massimiliano Gabrielli – della istanza ex art. 391 bis cpp alla Procura di Grosseto, affinché questa proceda a convocare la Cemortan. Riteniamo, come detto, che la stessa possa portare elementi nuovi rispetto alla sua deposizione in aula, avvenuta un anno fa nel processo Schettino. Fatti che sarebbero attinenti alla ns. denuncia contro i vertici di Costa e Carnival, all’ipotesi di abbandono di incapace (comandante e ufficiale sarebbero stati distolti dalla gestione dell’emergenza e dal soccorso ai passeggeri) se non proprio alla cooperazione colposa in omicidio colposo. Inoltre chiediamo di sapere perché la moldava abbia contestato la sottoposizione al test antidroga (disposto dal gip, il 17 gennaio 2012, in Tribunale) al solo Schettino e non anche agli altri ufficiali di plancia. Forse la Cemortan era a conoscenza dell’abuso di sostanze stupefacenti da parte di qualcuno in plancia quella notte?

imagePassiamo alla udienza del 20.10.2014,  delicatissima per noi del pool “Giustizia per la Concordia”: viene infatti sentito il consulente medico, prof. Giovanni De Girolamo, che ha redatto per la maggior parte dei nostri assistiti la relazione medico-legale che accerta in tutti loro la presenza e sussistenza dei sintomi di post traumatic stress disorder (ptsd o dpts), quantificando in termini percentuali il danno biologico e proponendo i parametri di liquidazione economica secondo i criteri di danno tabellare comunemente utilizzati per il risarcimento dei danni alla persona. All’esito del suo esame in aula possiamo senza dubbio alcuno dire che abbiamo avuto dalla nostra parte il massimo esperto nazionale di settore nel campo di conseguenze psichiche e psicopatologiche conseguenti alla esposizione di un soggetto ad eventi traumatici di rilevante portata.

Il professor De Girolamo, sottoposto ad esame in aula dal nostro Cesare Bulgheroni, per la prima volta, in modo esaustivo e scientifico, ha illustrato al Tribunale ed alla platea di ascoltatori un concetto finora dato per scontato e come noto a tutti, ma niente affatto approfondito: ovverosia la nozione, il fondamento scientifico, la fenomenologia clinica, le caratteristiche, i precedenti di studi su eventi catastrofici e su vittime di naufragi, e la metodologia di individuazione e classificazione del disturbo post traumatico da stress.

imageInsomma la trattazione di una “parte generale” delle relazioni peritali dei nostri clienti, che riteniamo essere stata davvero incisiva ed assolutamente convincente, anche nel paragone con il disastro delle torri gemelle, tanto da guadagnarsi la prima pagina dei giornali.

Per scendere nel caso di cui ci occupiamo, si è chiarito che laddove l’esistenza, ed anche l’eccezionalità e la gravità dell’evento traumatico non possono esser messi in discussione, come nel caso della naufragio della Concordia, “evento paragonabile soltanto all’attentato delle Torri Gemelle. Nessuno puo’ negare che l’affondamento di una nave, imprevisto e imprevedibile, al buio, in mare, con migliaia di persone a bordo, sia solo confrontabile con l’attentato dell’11 settembre a New York“, anche la presenza di un DPTS in una significativa proporzione di vittime deve essere data per scontata, nel senso che è innegabile che dalla partecipazione dei soggetti esposti a quella esperienza derivi un significativo disturbo di natura psicologica permanente, più o meno accentuato a seconda di vari fattori concausali. Continua a leggere