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Parlano i passeggeri: udienze 12, 13 e 26 maggio 2014

Palco udienzaSalgono sul palco del Teatro Moderno di Grosseto, utilizzato da oltre due anni quale aula di udienza per il maxi-processo Concordia, i veri protagonisti di questa vicenda, i passeggeri vittime del naufragio della nave da crociera, avvenuto tra il 13 ed il 14 gennaio 2012 con a bordo oltre 4000 persone.

Il loro ruolo quindi, dopo quello di parti lese dai reati contestati dalla Procura di Grosseto  a Francesco Schettino ed agli altri ufficiali/manager di Costa Crociere, ed essersi costituiti  come parti civili nel processo penale, è oggi quello di testimoni dei fatti: oltre ad aggiungere con il loro racconto, importanti tasselli sull’enorme mosaico di informazioni che il Collegio di Giudici dovrà ricomporre per la ricostruzione dell’evento in se stesso e del comportamento tenuto in quell’occasione dal Comandante e dagli altri membri dell’equipaggio, i passeggeri hanno anche offerto al Tribunale gli elementi sulle conseguenze fisiche e psicologiche subiti da loro stessi e dai loro familiari, che dovranno essere utilizzati in sentenza per quantificare il risarcimento del danno in loro favore. Ricordiamo che la loro testimonianza è stata acquista su iniziativa degli avvocati di parte civile, avendo i PM rinunciato a sentirli.

Abbiamo così assistito ad una lunga serie di testimonianze di persone che, pur raccontando tutti gli stessi fatti ed evidenziando tutte la totale impreparazione da parte dell’equipaggio, le false informazioni ed addirittura, nei momenti più importanti, il totale abbandono a se stessi dei passeggeri e dei camerieri/cuochi/inservienti, ci hanno fatto appieno comprendere come ciascuno di loro abbia vissuto ed affrontato questa tragedia, che ancora li tormenta, in modo diverso e personale; hanno raccontato la disperazione di chi, chiedendo ad un membro dell’equipaggio sul da fare, si sentiva rispondere “save your life“, in una sorta di “si salvi chi può“, famiglie che, con anziani e bambini piccoli al seguito, sono rimaste bloccate per ore sul ponte n.4 e di chi, per imbarcarsi sulle scialuppe di salvataggio ha subito la legge del più forte dettata dal terrore ma anche dalla totale disorganizzazione, del dramma del padre di famiglia che ha realizzato di essere sul punto di morire, di chi ha lanciato in acqua i propri figli, od è rimasto bloccato a bordo delle scialuppe incagliate sul fianco della nave inclinata ed è dovuto risalire a bordo della concordia attraverso una fune, rimanendo scalzo fino al mattino, e poi, di nuovo senza aiuto od indicazione di qualcuno che sapesse cosa fare, ha deciso di portarsi sul lato destro della nave ed attraversare i corridoi inclinati a 45% della Concordia, trasformatisi in scivoli totalmente al buio, e per alcuni, purtroppo, in tunnel mortali.

E così, in una interminabile processione di testimonianze, eguali fra loro ed allo stesso diverse una dall’altra, NESSUNO dei passeggeri riesce ancora oggi, ad oltre due anni di distanza, a reggere l’emozione, e TUTTI, raccontando i momenti più bui e drammatici dei loro ricordi con la voce spezzata dalle lacrime, si soffermano sull’insuperabile dramma vissuto nel momento, durato ore, in cui hanno realizzato di essere sul punto di morire e di non poter più rivedere i propri figli ed i propri cari. Le loro vite sono cambiate, ci hanno raccontato gli effetti di quello che viene definito ed è stato loro diagnosticato come Post Traumatic Stress Disorder (conseguenze sulla psiche di una persona per la partecipazione ad un evento catastrofico) con danno biologico anche fino al 30%, incubi ricorrenti e flashback anche diurni, incapacità di dormire una notte intera, la irritabilità per alcuni ed il senso di impotenza e la perdita di spinta verso l’affermazione nella propria vita per altri, l’evitamento da parte di tutti per situazioni come imbarcarsi su una nave – ma anche solo trovarsi in luoghi affollati od al buio, che fanno riaffiorare il terrore e l’ansia di quei momenti, e che qualcuno di loro ha definito come un mostro dormiente, in attesa di riaffiorare quando meno te lo aspetti; ci hanno raccontato delle visite psicologiche e per molti anche dallo psichiatra, degli psicofarmaci, e della totale assenza di supporto, ancora una volta, da parte di Costa Crociere (in qualche caso ha inviato un medico che ha parlato per circa due ore con i passeggeri, in altri casi ha scritto qualche lettera dichiarandosi disposta a rimborsare solo fino a 500 euro per le spese mediche e il supporto psicologico); non riescono a superare questa cosa, che è evidentemente più grande di quanto pensavano, ancora oggi nessuno di loro sta bene, è evidente, eppure vengono accusati di speculare.

Forse dovrebbero ringraziare Costa Crociere per le vacanze davvero indimenticabili, ricordando la vecchia pubblicità della compagnia, veramente premonitrice, dove i passeggeri della Costa, rientrando dalle Crociere, non riuscivano a smettere di piangere e tornare alla loro normale vita.

Si è dimenticato che, oltre al sacrosanto diritto delle vittime di essere risarciti per il grave danno, patrimoniale, fisico, psichico e morale, queste persone, le sole ed uniche vittime di questa scellerata vicenda – accaduta, anche e sopratutto, perché la Compagnia non ha adottato sufficienti procedure di preparazione dell’equipaggio, pensando a fare cassa e non investendo sulla sicurezza dei passeggeri – chiedono che sia fatta davvero giustizia.

Si aspettano che Schettino sia severamente condannato in base alle sue gravi responsabilità.

Ma pretendono anche che Costa Crociere sia condannata a pagare pesantemente, così tanto che una cosa del genere non possa più accadere, semplicemente perché non gli conviene.

La funzione deterrente del danno punitivo (o dei danni morali aggravati dalla condotta, che dir si voglia) sta tutta li, una mega Società come Costa ed altre compagnie di navigazione o simili, “sente” solo il peso economico delle proprie azioni, ed è quello l’unico, vero, strumento punitivo in grado di rendere giustizia per quello che è successo ed impedire nuove tragedie.

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Udienze 28 e 29 aprile: le relazioni dei Carabinieri sul naufragio e sulle 32 morti

interno-concordiaAll’udienza di lunedì 28 aprile è stato escusso per primo il Capitano Andrea Lachi, Comandante in servizio presso il Comando provinciale dei Carabinieri di Grosseto.

Il teste ha ricostruito tutta l’intensa e articolata attività di indagine svolta sin dall’immediatezza del naufragio, contenuta nella corposa e completa informativa inviata alla Procura ma non acquista al fascicolo del Tribunale a causa della mancato assenso dei difensori dell’imputato Schettino.

Detto documento, di oltre 1500 pagine, contiene la ricostruzione delle cause del naufragio e delle fasi successive all’impatto.

Il Capitano in aula ha descritto attraverso una serie di slides, queste invece acquisite dal Collegio, ogni istante di quella sciagurata manovra dell’inchino, annunciata e nota all’equipaggio sia perché già fatta in precedenza (e non solo da Schettino) e poi perché addirittura concordata con Tiepoli, il maître di bordo di origini gigliesi che chiese a Schettino di fare il saluto all’isola quella tragica notte del 13 gennaio 2012.

Il teste, infatti, rispondendo alle domande degli avvocati di Giustizia per le vittime della Concordia ha confermato quanto riportato dal VDR, la scatola nera, circa il fatto che poco prima dell’impatto il Comandante Schettino si rivolse al Tievoli chiedendo se doveva passare proprio davanti al porto del Giglio ottenendo una risposta che non lascia dubbi sulla piena consapevolezza del passaggio ravvicinato: ” beh, si, eh!”.

Inoltre, il Capitano ha chiarito che alle già alle ore 22.16 la plancia aveva tutte le informazioni sulle condizioni della nave in seguito all’urto con gli scogli ed in particolare conosceva il numero dei compartimenti allagati. Nonostante fosse, dunque, chiaro a chi era in plancia e soprattutto al comandante Schettino che la nave stava affondando l’emergenza generale verrà data ben 29 minuti dopo! Un ritardo fatale!

Il teste ha aggiunto sul punto che le prime tre lance in mare vennero ammainate sul lato destro e solo alle 22.58 e che quelle poste sul lato sinistro furono ammainate solo più tardi e per di più non tutte a causa dell’inclinazione della nave.

Il teste ha riferito come proprio a causa del ritardo nel dare l’emergenza generale e l’abbandono nave alcune scialuppe non toccarono il mare privando così 550 passeggeri della possibilità di sbarcare!

Per questo i passeggeri sul lato di sinistra vennero indirizzati da personale impreparato e negligente, come riferito dal teste e ormai acclarato anche dalle perizie, a spostarsi sul lato dritto, indicazione questa che si rivelerá purtroppo mortale per alcuni di loro, inghiottiti dai corridoi trasformatosi in pozzi per il ribaltamento della nave!

Sempre a domanda nostra il Capitano ha aggiunto al drammatico racconto che alle 00.20 la Concordia restò completamente al buio, perdendo anche l’illuminazione di emergenza, mentre ancora vi erano passeggeri a bordo!

In aula su richiesta degli avvocati delle parti civili è stata poi data lettura di quanto captato con una intercettazione ambientale tra l’ufficiale di plancia Silvia Coronica e l’ufficiale di macchina Fiorito ove si sente proprio la Coronica narrare quanto accaduto in plancia, sottolineare come il comandante Schettino perse tempo a dare l’abbandono nave ammettendo che il dramma fu il caos successivo per la mancata assistenza ai passeggeri: “vi erano molti anziani lasciati soli, che nessuno aiutava!”

Ma a descrivere l’orrore vissuto da quei passeggeri lasciati soli dall’equipaggio é la telefonata intercettata tra Hugo Piazza, ufficiale addetto alla sala macchine, e un altro Ufficiale che su richiesta dei nostri Avvocati è stata ascoltata in aula:

HUGO – Andre’, perché [Termini inc.] paura, capito, i filippini non ci feci capire più niente, perché quelli erano filippini che si buttavano in acqua. Gente tipo… io vedevo tipo camerieri, questi qua, perché poi [Termini inc.] come le hanno vissute. Prendevano e si buttavano. Perciò c’era chi cadeva in acqua e poi nuotava, c’era chi invece sbatteva e pareva tipo una pallina di flipper, compa’: “Pum, pum, pum!” e tu sentivi le voci: “Ahhh!”, “Pfum!”, in acqua e poi non riemergevano più. Quindi, il danno forte fu a livello di… di morti.

ANDREA – Ma allora non sono dentro la nave?

HUGO – Alcuni secondo me non proprio. Allora, io sono sicuro che almeno un cinque-sei li ho visti cadere così, che andavano sbattendo come il flipper e sono caduti in acqua dal lato di proravia della nave. “

Questa immagine vale più di mille parole!

Il ritardo colpevole nella abbandono della nave è stato oggetto anche della testimonianza resa in aula dal M.A. Claudio Capanna del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Grosseto. Il teste su sollecitazione degli avvocati delle parti civili ha ammesso che alcune porte stagne erano aperte al momento dell’impatto e che alcune “non stagnavano” ovvero trafilavano. In particolare proprio il trafilamento di una porta stagna ha causato l’allagamento del compartimento n.3 sebbene non interessato dalla falla!

Il teste ha inoltre confermato il colpevole ritardo nella fase di abbandono della nave e come proprio questo ha determinato purtroppo le vittime. Il Maggiore ha aggiunto che sotto questo aspetto era stato attenzionato dal punto di vista investigativo per l’evidente responsabilità Roberto Ferrarini, l’uomo di Costa Crociere dai mille incarichi e responsabile di terra della sicurezza.

Durante la deposizione il teste ha spiegato a domanda degli avvocati di Giustizia per le vittime della Concordia che esisteva un “metodo di Ferrarini” ovvero una prassi finalizzata a occultare alle Autorità Marittime gli eventi avversi con messaggi interlocutori e tranquillizzanti per dare tempo alla compagnia di individuare una soluzione a tutto vantaggio di Costa Crociere. In aula è stata data lettura parziale di una intercettazione del Sig. Ferrarini con il Comandante della Costa Classica che aveva segnalato una grave avaria a bordo dove si sente Ferrarini suggerire testualmente:”vabbé ma dagli questo stadment (letterale)… due tre righe poi però verbalmente in pratica… In pratica gli spieghi che è tutto tranquillo”.

L’udienza di martedì 29 aprile è stata tutta dedicata all’esame del Capitano dei Carabinieri di Orbetello Marco Barone, colui che ha coordinato il recupero delle 32 vittime e che ne ha ricostruito gli ultimi istanti di vita. Questa toccante testimonianza, peraltro resa con grande commozione ma senza retorica, ha ricordato a tutti che questo processo serve a fare giustizia per quegli innocenti vittime di un equipaggio impreparato e di una nave che garantiva il lusso ma non certo la sicurezza!

Un punito fermo é stato messo con questa testimonianza: nessuno è morto per l’impatto, ma solo in seguito per la criminale gestione della fase di soccorso post urto con gli scogli! Tutti deceduti per asfissia meccanica da annegamento!

E ancora, almeno otto persone sono state ritrovate nella tromba degli ascensori di poppa, ove per le avarie più volte denunciate le porte degli ascensori sono rimaste aperte senza cabina al piano, così divenendo vere e proprie trappole mortali per i passeggeri.

Almeno una ventina sono deceduti nel tentativo di raggiungere il lato della nave su indicazione folle e scellerata del personale di bordo. A nulla sono valse le “catene umane”, di cui il teste ci ha parlato in aula, formate per impedire lo scivolamento in acqua dei passeggeri rimasti intrappolati nei corridoi trasformati in pozzi per lo sbandamento della nave.

Una morte orrenda che si poteva evitare! E oggi lo diciamo con cognizione di causa essendo ormai provato che sarebbe bastato rimanere sul lato sinistro e attendere di scendere dalla biscaglina assistiti da personale preparato anziché rimanere bloccati per minuti preziosi in attesa del segnale di abbandono nave al buio, in molti casi senza giubbotto salvagente, senza assistenza come provato dalle angoscianti telefonate al 112 fatte ascoltare in aula ove si odono le voci dei naufraghi urlare: ” aiutateci non fanno calare le scialuppe, ci massacrano come pecore!”

Da lunedì 10-11 maggio 2014 si inizierà a sentire i passeggeri, ai quali gli avvocati delle parti civili non hanno rinunciato, come da elenco allegato

FERRARINI e GIAMPEDRONI, quando prendersi una condanna penale conviene: udienze 14 e 15 Aprile 2014

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Udienza 14 e 15 aprile 2014 – FERRARINI e GIAMPEDRONI

Alla udienza del 14 aprile, i PM presentano il teste Roberto Ferrarini, FCC e DPA della Costa Crociere all’epoca del naufragio della Concordia, una serie di acronimi sui molti ruoli che ricopriva e che fanno di Ferrarini il capo della unità di crisi della Compagnia, il referente che veniva immediatamente contattato da qualsiasi nave avesse un problema (ne aveva 17 sotto il suo controllo), e rappresentava lo snodo di informazione tra la nave (Comandante) e la terra. In effetti Schettino lo chiama subito dopo l’urto, dicendogli “Robe’, ‘aggio combinato nu’ guaglio, ho preso uno scoglio, non mi dire nulla, io sto morendo…“, ma gli riferisce anche, nelle molte telefonate di cui, tramite VDR, si conosce solo la parte di Schettino, che hanno un blackout totale (nave alla deriva), che imbarcano acqua dalla falla e la sala macchina è totalmente allagata, che il DGE non funziona e stanno andando in scarroccio (spinti dal vento) verso il Giglio (dove notoriamente non ci sono spiagge ma fondali rocciosi, a picco sul mare): insomma una situazione di emergenza che, dallo stesso Ferrarini, viene classificata subito di terzo livello (il massimo).

E cosa fa A QUEL PUNTO il referente a terra della Costa, a cui il Comandante fornisce di prima mano e direttamente tutte queste drammatiche informazioni? Organizza e coordina la macchina dell’emergenza, chiamando immediatamente la Guardia Costiera, inviando i rimorchiatori che chiede Schettino per essere spinto verso l’isola, allertando la protezione Civile e i soccorsi al Giglio? Suggerisce (ove non ordini) a Schettino di dare immediatamente l’allarme generale e predisporre la evacuazione delle 4.200 persone a bordo? Niente di tutto ciò

Chiama invece l’ufficio legale e gli avvocati della Costa, parla con i vertici dirigenziali della Costa e di Carnival, chiama l’ing. Parodi, che organizza a Livorno una squadra di saldatori della Costa Crociere per cercare di riparare la falla (i rimorchiatori pare costino troppo), parla con l’ex comandante Palombo, e arriva nella sede della Società quando lo sbarco, praticamente spontaneo, dei passeggeri è già in fase avanzata. Nonostante Schettino, con tre comparti stagni allagati, gli confermi di aver detto solo del blackout ai passeggeri (e capitanerie di Porto), fino a quel punto non fa nulla di concreto.

Ferrarini, che autorizzò l’inchino della Concordia al Giglio ad agosto del 2011, non si capisce quale competenza abbia, visto che non è un Comandante, un ingegnere, laureato o altro, e non ha subito alcun minimo richiamo disciplinare dalla compagnia, eppure ha scelto di patteggiare la pena, A DUE ANNI E 10 MESI, e, anzi, il suo attuale ruolo è di Vice President Port & Destination Management, un incarico di maggiore responsabilità e con stipendio più alto. Quindi è una promozione… Esiste perfino un Codice etico della Società, ma al riguardo non prevede nulla!

Nella dotazione della saletta della unità di crisi è perfino previsto un impianto di registrazione delle conversazioni telefoniche e ambientali, ma, non essendo obbligatorio, da regolamento, di doverlo accendere, non venne usato!

Dalle successive intercettazioni ambientali e telefoniche dei Carabinieri su Ferrarini, invece, non escono che conferme sui malfunzionamenti DGE anche su altre navi, sulla possibilità effettiva di controllare le posizioni velocità e rotte delle navi da terra, e sull’atteggiamento tracotante della Compagnia nei confronti delle autorità, dei passeggeri, e perfino sulla insofferenza verso i giornalisti non “allineati” (Francesco Vitale del TG2).

Insomma una unità di crisi che non fece NULLA, composta da un manipolo di incompetenti, messi li giusto perché, pare, un simulacro di unità di crisi ci debba essere per forza. Ferrarini afferma perfino, in chiusura, che hanno imparato e migliorato molte cose dalla vicenda del naufragio Concordia, dimenticano che ciò è avvenuto al costo di 32 vite umane e centinaia di passeggeri rimasti definitivamente traumatizzati.

Alla udienza del 15 aprile 2014 (e, ricordiamolo, ad UN ANNO ESATTO DALLA PRIMA UDIENZA PRELIMINARE di questo processo) viene sentito Manrico Giampedroni, hotel director della Concordia, che venne perfino insignito di una onorificenza per aver salvato alcuni passeggeri ed essere rimasto intrappolato a bordo del relitto.

Peccato che anche Giampedroni faceva parte del manipolo di spettatori in plancia di Comando a godersi bellamente lo spettacolo dell’inchino al Giglio, che anche lui non ha fatto praticamente nulla di quello che doveva fare (verifica dei passeggeri, controllo cabine, attenzione alle mister station etc.), che nonostante avesse visto l’acqua entrare copiosamente dallo squarcio, se ne sia infischiato di opporsi a far rientrare in cabina i passeggeri per la menzogna sul blackout, e sia stato, dunque, ritenuto un corresponsabile del naufragio, tanto da aver subito una sospensione di 6 mesi del patentino dalle autorità marittime ed aver patteggiato una condanna a due anni e sei mesi di reclusione.

Ottimo dipendente anche lui, però, secondo Costa Crociere, che lo riprende subito a lavorare, confermando il suo incarico, a bordo delle sue navi, quale Direttore di tutta la componente hotel e relativo equipaggio. Giampedroni è stato risarcito complessivamente con circa 110mila euro e con un vitalizio di circa 300 euro al mese dall’Inail.

ABBIAMO INFINE OTTENUTO UN ALTRO IMPORTANTISSIMO RISULTATO PER I NOSTRI ASSISTITI.

A fronte della nostra motivata ed argomentata opposizione alla richiesta, da parte della Procura, di rinuncia integrale alla audizione, come testimoni, di TUTTI i passeggeri presenti nella loro lista delle persone offese, la Corte ha confermato ed ammesso la testimonianza DI TUTTI I NOSTRI CLIENTI di “Giustizia per la Concordia”, che hanno desiderato ed espresso la ferma volontà di raccontare in aula il loro vissuto, a bordo della Concordia e nei mesi successivi fino ad oggi, trovando in questo modo, finalmente, il giusto spazio nel processo penale, anche la componente umana e risarcitoria. Il calendario delle testimonianze sarà stabilito a breve, ma contiamo che sia una fase spedita e di grande efficacia, finalmente introducendo la voce delle UNICHE VITTIME di questa vicenda, ovverosia i passeggeri.

Si riparte il 28 e 29 aprile con altri testi del PM e Anghela Blanc, compagna di cabina di una delle vittime decedute il 13 gennaio 2012.

Udienze 18 e 19 novembre 2013 – Muscas, Spadavecchia, Pilon, Christidis, Fiorito

TG2 

La udienza del 18 novembre parte con la deposizione di MUSCAS, capo elettricista della nave Concordia con quarant’anni di esperienza; oltre alle già note circostanze sui momenti dell’urto sugli scogli, lo stesso Muscas riferisce del suo tentativo di far ripartire il generatore di emergenza in ogni modo possibile, anche infilando il cacciavite a forza dentro l’interruttore che lo comandava e che andava costantemente in corto circuito, impedendo alla corrente di entrare in rete. Il problema, tuttavia, non venne risolto poiché il generatore dopo appena 10 minuti in moto (e senza neppure entrare in carico) si era surriscaldato ed andava in blocco continuamente, poiché la ventola che lo doveva raffreddare non partiva anch’essa, ed era comandata da un commutatore che, in assenza di tensione di corrente, non poteva essere bypassato meccanicamente come l’altro interruttore del DGE. Insomma un cane che si morde la coda: il commutatore che faceva partire la ventola di raffreddamento non poté essere azionato mancando la corrente, la quale non veniva erogata dal generatore di emergenza che era in blocco perché surriscaldato proprio dal mancato avvio della ventola!

Riguardo alla manutenzione del DGE (Diesel Generatore di Emergenza), sostiene che fosse stata fatta regolarmente, e, oltre che facendolo partire periodicamente, anche mettendolo sotto carico e mandando in rete la energia elettrica: la risposta del teste tuttavia non è credibile, poiché, innanzitutto la cosa avrebbe comportato un black-out totale dei sistemi elettrici della nave per 10-12 secondi (tempo necessario al DGE per mettersi in moto e attaccarsi in rete), comportando anche il reset di tutti i moltissimi sistemi informatici e di strumentazione di bordo non collegati all’UPS (batterie tampone di emergenza), ed inoltre poiché i registri di manutenzione (infoship) erano tenuti da Muscas su cartaceo e, pare, immessi in un secondo momento (Codacons risulta aver presentato una denuncia-querela per la manomissione dei registri informatici di manutenzione della Concordia).

Il capo elettricista, poi, afferma con certezza assoluta (sostiene infatti che facevano delle prove periodiche con gli elettricisti di bordo), che il Generatore di Emergenza alimentava gli ascensori, nel limite di consentire loro di andare fino al ponte 4 (ponte di imbarco sulle scialuppe) ed aprire le porte dall’interno. Poiché la corrente del DGE non è mai entrata in rete, dice di non sapere se gli ascensori siano arrivati al piano e se le porte fossero chiuse, né sa riferire se vi sia stato un controllo al riguardo. In ogni caso Muscas per la prima volta conferma quanto da mesi stiamo chiedendo sugli ascensori, sconfessando quanto sostenuto più volte dai periti del Tribunale, ossia che il DGE non alimentasse gli ascensori.

Anche questo teste, conferma di aver assistito ad una copiosa fuoriuscita di acqua al di sopra della porta stagna che divideva i comparti della sala macchine.

Muscas su domanda dell’avvocato Massimiliano Gabrielli, del pool Giustizia per la Concordia, riferisce di aver incassato € 20.418,97 il 4 febbraio 2012, come risarcimento del danno, e che venne convocato dai legali della Costa presso la sede di Genova. 

SPADAVECCHIA, invece, era il responsabile informatico della nave. Di interessante conferma sempre su domande delle parti civili, che dalla centrale operativa della Costa, ed in realtà da chiunque tramite collegamento Web, era possibile monitorare la posizione della nave e la rotta tramite punto GPS, addirittura anche con collegamenti WebCam a prua e poppa, ed inoltre che il sistema principale di comunicazioni utilizzato a mare è il VHF, facendo emergere la anormalità dell’utilizzo di un telefonino cellulare per mettersi in contatto con Ferrarini, capo della unità di crisi e con la centrale operativa di Genova, per effettuare una comunicazione di emergenza così importante, piuttosto che con il sistema telefonico satellitare di bordo, a disposizione della plancia di comando.  

È chiaro che, utilizzando il VHF sul canale 16, anche solo per il lasciare il messaggio Security (obbligatorio in caso ci siano ad es. ostacoli galleggianti o segnalazioni di attenzione per chi si trovi a transitare a mare in quella zona) riguardo una nave da 300 metri rimasta immediatamente dopo l’urto senza propulsione, sia la Capitaneria di Porto che i rimorchiatori e chiunque sia su quel canale può ascoltare e predisporsi ad intervenire.

Il messaggio security (in ordine c’è il security, emergency e infine il may-day o distress) non venne mai dato al VHF, e nonostante Spadavecchia avesse sul suo pannello predisposto l’accesso a tutti i numeri delle capitanerie di porto, della sala operativa ed anche dei mezzi di soccorso di zona, nessun avviso tramite VHF od altro fu diramato, né fu mai fatta richiesta per un intervento dei rimorchiatori. I motivi ormai sono intuitivamente noti: il costo per la Compagnia!

Anche Spadavecchia ha preso oltre 20.000 euro, già il 4 febbraio 2012, ed è stato convocato a Genova dalla Costa.

PILON era il Direttore Macchine, un uomo di età avanzata ed ormai in pensione. La sua testimonianza riporta ai momenti di concitazione e di disorganizzata confusione successivi all’urto, come anche, però, alle evidentissime indicazioni date a Schettino sulla situazione drammatica in cui la nave si è trovata dopo pochi minuti dall’impatto (c’è l’acqua fino alla officina, cioè al ponte zero!). I locali dei generatori erano tutti completamente allagati e i comparti stagni perduti erano già praticamente tre.

Conferma anche di aver ricevuto quasi € 30.000 il 31.01.2012 (!) + cassa marittima per i giorni di malattia e di esser stato sentito dagli avvocati della Costa a Genova. Mettiamoci pure che a bordo della Concordia c’era anche la moglie, ovviamente ospite, ed è facile capire che Pilon si è portato a casa quasi 50.000 euro

Il giorno successivo tocca a CHRISTIDIS, il quale, non essendo ancora operativo, poiché imbarcato da pochi giorni per affiancamento all’ufficiale che andava a sostituire, ci fornisce informazioni soprattutto sul comportamento del Comandante Schettino nella fase di emergenza ed abbandono della nave e del presunto loro tentativo di tornare a bordo con un gommone dei soccorritori il cui equipaggio, tuttavia, venne perentoriamente richiamato per rientrare in porto. 

In più occasioni evidenzia che il comportamento del personale della Costa e degli ufficiali a bordo era incredibilmente statico, aspettavano tutti (compreso Schettino, che non a caso parlava con Ferrarini e qualcun’altro a terra) chissà cosa, e gli incaricati a ruolo di appello, aldilà dell’ordine del Comandante di abbandonare la nave, non si attivavano per intervenire o predisporre quanto necessario, nonostante fosse stato già dato il segnale delta x ray. 

Christidis a meno di un mese dal naufragio (16.02.2013) ha incassato come risarcimento dalla Costa quasi € 35.000, oltre 2.683,00 da INAIL-cassa marittima per i giorni di malattia. Pure lui sentito dai referenti Costa.

Il teste più interessante di questa tornata, però, è sicuramente FIORITO, responsabile in sala macchine al momento dell’incidente; anche attraverso contestazioni SIT ed una intercettazione telefonica ascoltata in aula (siamo convinti che sia stata platealmente riprodotta dai PM perché, parlando con la madre, riferiva più volte che il Comandante Schettino era “una testa di minchia“) Fiorito conferma di una sua partecipazione ad almeno 3 precedenti passaggi ravvicinati al Giglio della Concordia “sempre più vicino, sempre più vicino e che, anche se dalla sala macchine ovviamente non vedevano in effetti la rotta e la distanza dall’isola, si rendevano perfettamente conto che passavano vicino alla costa dalle vibrazioni dell’acqua dalla pancia della nave, che aumentano sempre di più man mano che ci si avvicina al basso fondale. Insomma, anche in sala macchine  lo sapevano tutti che si stava facendo l’inchino. Tutti consapevoli e ognuno ha fatto la sua parte!!! Quindi tutti compartecipi nell’accaduto, in plancia, come in sala macchine e a terra! 

Poi ha riferito che la porta stagna tra i comparti macchine si teneva comunemente aperta per evitare la depressione aria tra i due locali, anche se in quella occasione era chiusa. Afferma che era possibile tenerla aperta in base ad una deroga. Nelle scorse udienze l’Avvocato Pinna per il Ministero, ha chiarito senza ombra di dubbio che questa deroga, sbandierata dalla Compagnia Costa a tutti i componenti della sala macchine ed agli ufficiali della Concordia, in realtà NON ESISTE: è stata chiesta ed è stata rifiutata! Eppure la prassi era tutt’altra. Comunque anche Fiorito conferma i trafili di acqua dalle porte stagne. 

Insomma, quando anche le porte erano chiuse, evidentemente c’erano problemi di tenuta dei comparti. Schettino, fuori udienza, ci ha riferito che la tenuta dei comparti sulle navi è un problema di natura seria, che aveva comportato una sua direttiva generale di warning scritto all’equipaggio, riguardo al fatto che quando si effettuavano lavori di modifiche o riparazioni a bordo, gli operai foravano senza troppi problemi le paratie per passare cavi od altro, e non si preoccupavano poi di sigillare adeguatamente per garantirne la tenuta stagna. 

 Da quanto riferito dai testi del processo Schettino, come ribadito con un ns. COMUNICATO STAMPA per rispondere alle dichiarazioni fatte dal legale della Costa Crociere (sostenendo sostanzialmente che il DGE non ha funzionato per colpa dell’urto), risulta quindi un fatto certo.

Queste navi sono progettate per offrire una sensazione di lusso ai passeggeri e massimizzare i guadagni dell’armatore, ma non certo per garantire la sicurezza in caso di emergenza; sulla Concordia non ha funzionato praticamente nulla

Il generatore di emergenza é all’undicesimo piano e lontano dal punto di urto, eppure è andato subito in grave avaria, impedendo di dare corrente ai sistemi vitali per la gestione dell’abbandono nave, le porte stagne facevano acqua da tutte le parti e gli ascensori si sono trasformati in trappole mortali.

Se a questo aggiungiamo che l’equipaggio e gli ufficiali si sono lasciati prendere dal panico e che dalla unità di crisi, nonostante l’evidenza della situazione, non sono arrivate disposizioni per dare subito la emergenza generale, si spiega quale gravissima responsabilità abbia Costa Crociere.

  

Comunicato Stampa 16.04.2013

COMUNICATO STAMPA

Il pool di 30 studi legali italiani “Giustizia per la Concordia”, che difende un gruppo di circa 100 naufraghi, risponde al commento del legale di Costa sulla richiesta di risarcimento di un milione di euro avanzata per ciascun passeggero, definendole sostanzialmente speculazioni e sciocchezze.

Il mestiere del naufrago, replica l’avvocato Massimiliano Gabrielli, è un lavoro molto difficile, per poter risolvere i problemi della propria vita grazie all’affondamento di una nave, bisogna prima di tutto sopravvivere ad ore di terrore

 

L’importo del risarcimento che chiediamo per i nostri assistiti è in linea con le richieste avanzate negli Stati Uniti da molti altri passeggeri, dove è riconosciuto il principio di danno punitivo come risarcimento del rischio e timore di perdere la vita; confidiamo che il Tribunale di Grosseto non voglia far si che ci sia una Giustizia di serie A ed una di serie B per coloro che hanno accettato la giurisdizione italiana o magari non avevano le risorse per fare una causa all’estero.

Per questo gli Avvocati di “Giustizia per la Concordia” procederanno a richiedere la citazione della Costa S.p.A. come responsabile civile, sin dalla udienza di mercoledì prossimo, chiedendo il sequestro conservativo di una nave della flotta da crociera o di quote azionarie.