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Quattro anni di lotta – commento alla sentenza di appello Concordia

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L’aula di udienza a Firenze

Non è notizia di oggi quella che riguarda la sentenza di appello sul naufragio della concordia, che ha confermato la condanna a 16 anni a carico di Schettino.

Abbiamo atteso un po’ di tempo prima di scrivere le nostre note per cercare di realizzare meglio il senso di quella che è stata una vittoria di dimensioni davvero enormi, ottenuta nei confronti di una multinazionale potentissima, la Costa Crociere S.p.A. che ha alle sue spalle la Carnival Cruises, cioè nei confronti di una delle società più importanti e più potenti economicamente al mondo, che nemmeno il governo degli Stati Uniti è mai riuscito ad almeno sottoporre al proprio regime fiscale.

Insomma la notizia è che un gruppo di tignosi avvocati italiani – che si è messo insieme per lavorare al meglio in questo processo – è riuscito davvero a ottenere quello che né il governo degli Stati Uniti né la Procura della Repubblica di Grosseto hanno mai ottenuto e nemmeno cercato di ottenere.

I fatti sono conosciuti: la notte del 13 gennaio 2012 il comandante della Concordia Francesco Schettino la portava a sbattere sugli scogli delle Scole all’isola del Giglio con una manovra di inchino a dir poco suicida.

Da lì ha inizio il naufragio più grande della storia mercantile internazionale: una nave passeggeri di 350 m di lunghezza e di 11 ponti fuori dalla linea d’acqua con a bordo oltre 4.300 persone si squarcia per 70 metri sotto la linea di navigazione e, grazie al vento che sospinge indietro, si appoggia sugli scogli miracolosamente non affondando.

In seguito all’urto con gli scogli ed alla gestione a dir poco demenziale da una parte e delinquenziale dall’altra dell’emergenza così insorta, ben 32 persone perdono la vita mentre altre 4300 rischiano a loro volta di morire ma miracolosamente invece si salvano.

Ne nasce un processo monstre in cui alla fine delle indagini preliminari la Procura di Grosseto ritiene di poter chiedere di rinviare a giudizio il solo comandante Schettino e cinque altre persone in totale tra ufficiali di bordo e uomini della compagnia di navigazione (della Costa veramente il solo Ferrarini facente parte dell’unità di crisi a terra ma nessuno del Consiglio di Amministrazione).

 Nessuno della compagine societaria viene sottoposto al processo per una scelta della Procura di Grosseto che ancora non riusciamo davvero a spiegarci, considerate le plurime responsabilità penali emerse a carico della compagnia nel corso delle investigazioni e ancora di più nel corso del dibattimento stesso.

 Le parti lese in questa vicenda, i passeggeri che hanno perso la vita e quelli che fortunatamente sono sopravvissuti, non vengono mai presi in considerazione da nessuno dell’organo inquirente: alcuni di noi, va rilevato, hanno assistito ad una scena praticamente kafkiana. Alla nostra osservazione come difensori delle parti lese che lamentavano il fatto che la Procura di Grosseto avesse dato il proprio consenso a patteggiamenti scandalosi per gli imputati senza curarsi dei risarcimenti alle vittime del naufragio, il procuratore capo di Grosseto osservava che ci sono i processi civili per i risarcimenti!

Mai abbiamo visto in realtà un atteggiamento di questo genere da parte di una Procura della Repubblica che normalmente tutela proprio le vittime dei reati pretendendo che gli imputati le risarciscano prima di prestare il consenso ai patteggiamenti…Ma questo è stato solo l’inizio della storia di questo processo che all’epoca vedeva schierati da una parte i passeggeri e dall’altra la Compagnia di Navigazione Costa Crociere che riteneva di avere già risarcito correttamente la maggioranza dei naufraghi offrendo loro una cifra a forfait di 11.000 Euro, prendere o lasciare.

Alcuni dei passeggeri, proprio i nostri assistiti, ritenevano di avere diritto ad essere risarciti con cifre molto più alte, ma sopratutto pretendevano Giustizia e verità, perchè avevano vissuto un’esperienza orrenda che li aveva segnati pesantemente.

Ma niente di tutto questo veniva preso in considerazione né da Costa Crociere né dalla Procura di Grosseto che, appunto, dava consensi a patteggiamenti tanto scandalosi che la stessa Procura Generale di Firenze che li avrebbe dovuti avvallare li impugnava invece davanti alla Corte di Cassazione.

Anche questo chiaro segnale pareva non bastare a Grosseto perchè pure il Tribunale durante il dibattimento a carico di Schettino di fatto osteggiava il lavoro delle parti civili che non si rassegnavano ad essere spettatori inermi ma che volevano capire perchè fosse avvenuto quel naufragio e se le responsabilità si dovessero fermare al solo imputato presente o se invece dovessero allargate alla società armatrice.

Il dibattimento a Grosseto peraltro si svolgeva solamente per la scelta – da alcuni giudicata folle, da altri onorevole – di Schettino di chiedere di essere sottoposto al pubblico dibattimento per poter spiegare le sue ragioni.

Dal dibattimento – durato ben 70 udienze spalmate in un periodo di tempo pari ad un anno e mezzo in cui le vite professionali di questi pochi appassionati avvocati venivano di fatto stravolte per poter seguire veramente quello che succedeva – emergevano evidentissime responsabilità pure di Costa Crociere: si citano brevemente al riguardo le anomalie del DGE, diesel generatore di emergenza, che non funzionando per un difetto di progettazione durante la fase dell’emergenza ha comportato di fatto che quantomeno una parte delle vittime del naufragio perdesse la vita poiché non senza il DGE non fu possibile sganciare almeno un’altra delle scialuppe di salvataggio e una sola scialuppa di salvataggio in più sganciata avrebbe comportato che 150 passeggeri avrebbero potuto trovare posto su quella scialuppa, e i morti furono 32!

Non solo. La mancata preparazione dell’equipaggio, l’inesperienza degli ufficiali di bordo di età media abbondantemente sotto i trent’anni, la politica tesa al risparmio su ogni aspetto della sicurezza, le anomalie del programma di emergenza degli ascensori che causarono il blocco del DGE, l’improvvisazione dell’unità di crisi tesa alla sola ri-certificazione della nave per tornare a farla navigare al più presto piuttosto che alla sicurezza delle persone a bordo, tutti questi elementi insieme facevano emergere chiaramente la responsabilità di Costa Crociere che giustificava non solo l’allargamento della responsabilità penale ai vertici societari ma la richiesta di riconoscimento dei danni punitivi per appunto indurre la società armatrice a rivedere le proprie politiche economiche perchè ove fosse stata punita come chiedevamo avrebbe inteso che sarebbe divenuto in futuro maggiormente conveniente spendere per la sicurezza che non dover risarcire le vittime.

Questo gruppo di avvocati ha avuto l’ardire di presentare una denuncia contro i vertici societari di Costa Crociere e Carnival perché ritenevano, come ritengono tuttora, che ci sia una chiara responsabilità in concorso con il Comandante Schettino da parte dei vertici societari.

La Procura di Grosseto invece riteneva di dover richiedere l’archiviazione della denuncia e, con un’altra mossa del tutto inaudita, il Giudice delle Indagini Preliminari di Grosseto a cui era stata rivolta l’opposizione delle parti lese alla richiesta di archiviazione, decideva di procedere direttamente all’archiviazione della denuncia querela senza nemmeno fissare una camera di consiglio in cui gli avvocati avrebbero dovuto essere ascoltati!

Il dibattimento di primo grado si concludeva con una sentenza che dava solo parzialmente ragione alle parti civili escludendo il danno punitivo e concedendo loro dei risarcimenti con una provvisionale che variava fra i 30 e i 50.000 Euro, a parte risarcimenti sproporzionati ai soli enti quali la regione Toscana e il Comune del Giglio.

Costa Crociere poteva dunque davvero stappare lo champagne per lo scampato pericolo, quantomeno perché alcune voci delle pretese risarcitorie delle parti civili erano state in qualche maniera, sia pur molto discutibilmente, molto ridotte grazie ad una sentenza, definita da qualcuno di noi, da ragionieri del diritto.

Questo gruppo di avvocati decideva a questo punto di fare appello contro la sentenza, rischiando che le cifre concesse come provvisionale potessero anche essere ridotte, per cercare di rimediare alla evidente ingiustizia verso le pretese risarcitorie dei naufraghi della sentenza del Tribunale di Grosseto.

Presentava appello anche il Comandante Schettino e la Costa Crociere, chiedendo questa ultima che venissero ridotti gli importi provvisionali concessi agli enti, e infine la Procura di Grosseto che chiedeva abbastanza clamorosamente un aumento di pena di altri 10 anni di carcere contro l’imputato, già condannato a 16 anni in primo grado.

L’inizio del processo d’appello faceva capire a questi difensori che finalmente ci si trovava di fronte a Giudici che erano predisposti ad ascoltare le ragioni dei naufraghi e che non si erano chiusi in posizioni di rifiuto ideologico delle loro pretese.

Si svolge così a Firenze un dibattimento serratissimo che in un solo mese vedeva la discussione di una trentina di avvocati delle parti civili, della Procura, dei difensori di Schettino e di quelli di Costa Crociere.

Si arrivava così finalmente alla sentenza della Corte d’Appello di Firenze che concedeva alle sole parti civili, è solo a loro, la vittoria: le cifre provvisionali concesse con estrema prudenza dal Tribunale di Grosseto venivano tutte aumentata del 50% a favore delle parti civili costituite. Ma non solo. Gli appelli, tanto dell’imputato che della procura, venivano integralmente respinti.  Attribuiamo, a questo ultimo aspetto, un particolare ed ulteriore significato di riconoscimento al nostro lavoro, Quale evidente segno che la Corte d’appello di Firenze ha sposato la nostra visione sui fatti e sul peso delle responsabilità del naufragio: confermando la condotta criminale di schettino, ma riconoscendo implicitamente che esistono altre responsabilità di “contorno”, altrettanto gravi, non riconoscendo apertamente i danni punitivi, la cui applicabilità nel nostro ordina è tuttora incerta, ma aumentando considerevolmente tutte le provvisionali per i nostri clienti.

Costa Crociere ha preso finalmente una sonora batosta da parte del nostro gruppo Giustizia per la Concordia, che si è distinto per avere il coraggio di tenere duro nei confronti della Costa Crociere, della prudenza della Procura di Grosseto ed in quelli della sentenza altrettanto prudente del Tribunale di Grosseto…e non è ancora finita qui perchè in Cassazione ci saremo e ancora chiederemo il riconoscimento dei danni punitivi, attualmente al vaglio delle Sezioni Unite.

Noi rimaniamo sempre dalla parte delle vittime e continueremo ad esserlo perché la giustizia possa effettivamente trovare posto anche in una vicenda di questo genere dove troppe coperture e troppe omissioni si sono verificate.

Cesare G. Bulgheroni  – Avvocato in Milano

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Arringa Avv. Saverio Senese – Udienza 20.05.2016

Parola alla difesa di Schettino

La discussione dei motivi di appello a Firenze dell’Avvocato Saverio Senese, nuovo difensore di Schettino, successiva a quella tenuta ieri dall’avvocato Donato Laino, apre con modi garbati, seppure nella pretesa abbastanza arrogante di giungere all’inverosimile risultato di una assoluzione in appello, e retoricamente rivolgendosi di continuo – anche girandosi fisicamente – alla platea di ascoltatori che, alle spalle dei banchi dei difensori togati, assiste alla udienza: uno sparuto gruppo di giornalisti disarmati dalle telecamere (stavolta non ammesse in aula), a cui il legale dice di non voler dare alcun peso ulteriore nella vicenda processuale, fin troppo infiltrata da sovraesposizione mediatica, eppure continuando più volte a riportare nel suo argomentare riferimenti giornalistici ed interviste dallo stesso rilasciate – ed un gruppo di una ventina di giovani studenti di giurisprudenza – che oggi sembrano essere presenti a suo uso e consumo – mostrando subito la provenienza formativa dell’Avv. Senese e la sua evidente esperienza in processi per criminalità organizzata: nella arringa difensiva tenta infatti, come prima cosa, di smontare la attendibilità dei testi, poiché – a suo dire – sarebbero tutti interessati ad attribuire la colpa interamente a Schettino al fine di elidere le proprie responsabilità anche di natura penale. La sensazione è che “ricicli” argomenti più volte trattati su collaboratori di giustizia e sulla utilizzabilità delle dichiarazioni accusatorie dei pentiti nei confronti dell’imputato. Completamente fuori tema quindi, a nostro parere, rispetto al caso di specie: sarebbe stato invece pertinente e di una certa efficacia sottolineare il fatto che praticamente tutti i testi chiave erano e restano dipendenti al soldo di Costa Crociere, testi spesso accompagnati in aula a Grosseto dagli avvocati della compagnia, sentiti in audit interni prima che dalla autorità giudiziaria e che hanno ricevuto risarcimenti ed indennizzi immediati ed enormemente superiori ai passeggeri. E che in molti casi sono stati promossi, premiati dalla Compagnia anche nel caso di dipendenti inizialmente coimputati di Schettino in concorso tra loro per i reati di naufragio, omicidio plurimo e lesioni, e hanno poi patteggiato la pena, come nel caso di Ferrarini. Su questo argomento non dice nulla.

 

Parla invece ed a lungo di errori grossolani della sentenza, ne avrebbe contati 120 – 130 nella decisione di primo grado, della intenzione della procura di dare ragione a De Falco a tutti i costi e di una volontà di privilegiare le sensazioni e le interpretazioni sulle prove certe. A partire, appunto, dalle dichiarazioni dei testi.

Attacca – senza però essere convincente sui motivi alla base dei motivi di inutilizzabilità – la testimonianza di Canessa, Coronica, Ambrosio, Ursino, Pilon, Ferrarini, Iannello e così via dicendo, sostenendo che si debba procedere alla cd. prova di resistenza – ovverosia verificare se – venendo meno questi argomenti di accusa, l’impianto logico accusatorio sia in grado di resistere e la sentenza possa pervenire comunque ad una affermazione certa di responsabilità penale dell’imputato, oltre ogni ragionevole dubbio. Come nella cultura del diritto di difesa e garanzia della presunzione di innocenza dell’indagato, prima, e dell’imputato poi, che continua a invocare rivolgendosi alla Corte. Chiede al Collegio di appello di togliere di mezzo, una ad una, tutte le testimonianze, arrivando poi anche a voler eliminare dalle fonti di prova l’interrogatorio di garanzia dello stesso Schettino poiché sarebbe stato reso in una condizione di prostrazione psicologica del comandante, e quindi non utilizzabile come fonte di responsabilità sicura stante le sue dichiarazioni autoaccusatorie. Dimentica forse però che, pur sgombrando la motivazione da questo elementi di supporto, restano i 150 faldoni di dati, la timeline, le registrazioni del VDR, le perizie e tutti quegli altri elementi dai quali emerge una ineludibile catena causale: riuscire ad allargare il tema delle responsabilità verso i sottoposti, e perfino verso la Compagnia, non elimina ne alleggerisce quelle dell’imputato. Non riesce quindi l’avv Senese ad interrompere il nesso causale ed eziologico tra le condotte di Schettino e gli eventi delittuosi che gli sono stati contestati, perché per quanto ci siano responsabilità ed errori pure di altri, l’antecedente causale principale è tutto e solo suo. Non riesce a convincere nel voler smontare due anni di processo tramite qualche singolo elemento di incongruità.

La difesa del Comamdante Schettino prosegue infatti nel voler affermare che, a suo modo di vedere, le prove non ci sono e quelle che ci sono, sono state lette nella maniera sbagliata: “Io non dico mai che Francesco Schettino è innocente, dico solo che non ci sono le prove per condannarlo“, ha detto Senese, sostenendo invece il disprezzo delle regole processuali più elementari da parte del tribunale di Grosseto; insomma l’imputato, sarebbe stato vittima di un accanimento unico;

Schettino – ha continuato la difesa – non ha mezzi, non ha soldi. Noi della difesa non abbiamo i potenti mezzi che ha l’accusa“. Passando poi al tema dell’abbandono della nave l’arringa si perde nella vacuità della richiesta di cancellare in tutto il mondo la immagine di Schettino come l’esempio della peggiore napoletanità. Si sarebbe continuato a chiamarlo Comandante anche quando era a terra ed ormai un naufrago come gli altri, solo per potergli addossare responsabilità che non aveva più! Senese afferma addirittura che vi sarebbe la prova provata, nelle stesse carte dell’indagine, che il Comandante era certo che fossero sbarcati tutti, eppure il tribunale ha preferito accogliere suggestioni psicologiche per condannare Schettino.

Dopo la pausa, l’avvocato Senese sembra recuperare lucidità e torna, in chiusura del suo intervento, su un terreno a lui più congeniale, più sostenibile e molto ben argomentato: quello delle cd. subordinate, ovverosia la richiesta di una diminuzione della pena di 16 anni già comminata nel precedente grado, attraverso il possibile – doveroso – riconoscimento delle attenuanti generiche, negate dal tribunale sulla base di argomentazioni davvero contraddittorie, per come espresse dai giudici grossetani: si sarebbe difeso cercando di scaricare la propria responsabilità dandola ad altri, in un paese, come il nostro, dove difendersi – perfino mentendo – è un diritto. E l’incensuratezza e comportamento processuale del Comandante non dovrebbero -secondo la arringa difensiva, essere disconosciute nuovamente dalla Corte d’Appello.

Una buona chiusura, tutto sommato, con un tocco accettabilmente umano ad un processo che tratta di pene prossime all’ergastolo, con il finale richiamo alla funzione riabilitativa della pena, incompatibile con una condanna a 27 anni di carcere, come richiesta dalla accusa.

Dopo le repliche del PM E PG, previste sempre per oggi, il 23.05 si passa alle repliche parti civili, 27.05 repliche della responsabile civile Costa Crociere e il 31.05 camera di consiglio per la sentenza.

Udienza appello Concordia del 28.04.2016

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Il processo di appello Concordia a Firenze

Sì è aperto il 28.04.2016 processo di secondo grado presso la Corte di appello penale di Firenze, nel quale dovrà essere valutata la correttezza della decisione dei giudici di Grosseto, che hanno condannato il comandante Francesco schettino a 16 anni di carcere, e Costa Crociere al pagamento dei risarcimenti, con provvisionali a favore dei passeggeri tra i 30.000 e 50.000 euro ciascuno. Il processo si è svolto nella maxi aula dove recentemente è stato celebrato l’appello di Meredith Kercher nel nuovo palazzo di giustizia fiorentino, in un contesto molto differente da quello del precedente contesto nel teatro moderno di Grosseto: imputato assente, divieto di riprese televisive in aula, numero estremamente ridotto di parti civili che hanno proposto appello, ed ovviamente nuovi giudici, nuovo rappresentante della pubblica accusa, e nuovo difensore di Schettino, in affiancamento all’avv. Laino. La netta sensazione è che a questo processo si sia voluto imporre a tavolino e da più parti un basso profilo mediatico, concentrazione e sintesi estrema degli interventi delle parti processuali, e percorso diretto verso la decisione già a fine maggio, seguendo una serratissima calendarizzazione delle udienze, mediamente previste un giorno sì ed uno no per tutto il mese prossimo.

In apertura si è ascoltata la introduzione sintetica del giudice consigliere relatore, il quale ha predisposto e reso disponibile alle parti, prima della udienza, una lunghissima e dettagliata relazione (scritta 262 pagine), con la quale si illustrava il contenuto ed i motivi dei vari atti di appello, quello proposto dalla Procura di Grosseto, dall’imputato e dai suoi difensori, quelli di molte parti civili ed infine della responsabile civile Costa Crociere S.p.A., con i quali ciascuno chiede una revisione della precedente decisione sotto diversi ed opposti profili.

Esaurita la relazione illustrativa al Collegio, ha preso la parola il PM Dottor Alessandro Leopizzi, inviato da Grosseto ad affiancare la Procura Generale nel compito di sostenere la affermazione di responsabilità ottenuta in primo grado, contrastando i motivi di appello sopratutto del nuovo difensore di Schettino, che si proponeva molto ambiziosamente di smontare la decisione attraverso la riapertura del dibattimento e una “super-perizia”. Il sostituto procuratore di Grosseto, ancora una volta, ha dimostrato la sua conoscenza enciclopedica di ogni singola carta processuale, di ogni profilo di responsabilità minuziosamente accertato nei confronti del Comandante, ed ogni singola contraddizione in cui quest’ultimo è caduto nel corso della lunghissima fase dibattimentale, nonchè la sua efficacissima capacità espositiva e di lucida interpretazione delle risultanze istruttorie a carico dell’imputato. Il Dottor Leopizzi si è concentrato nella replica ai motivi di appello dell’avvocato Laino e sopratutto dell’avvocato Senese, nuovo difensore in questo grado di giudizio per Schettino, procedendo in una analisi punto per punto delle doglianze attraverso le quali questi erano giunti a chiedere (addirittura) la assoluzione del Comandante, sostenuta dalla lamentata violazione di una analisi obiettiva dei fatti e di un preteso accanimento, non solo mediatico ma anche processuale, nei confronti dell’imputato. Il risultato, dopo circa tre ore e mezzo di ininterrotta discussione, ed attraverso una opera di totale distruzione logica e giuridica – spesso tratteggiata da toni toscanamente ironici e, nonostante la minuziosità dei ragionamenti e riferimenti anche processuali, mai resa incomprensibile anche al semplice ascoltatore – è stato il venir meno di ogni credibilità e sostenibilità dell’appello difensivo dell’imputato.

Dopo la pausa, la parola è passata al sostituto Procuratore Generale di Firenze, dott. Giancarlo Ferrucci , il quale sembrava scalpitare nella attesa di proporre i suoi argomenti alla platea, che però hanno mostrato tutto il limite di chi – esattamente come l’avvocato Senese per Schettino – non ha seguito ognuna delle 71 udienze per oltre 600 ore di dibattimento, non conosce ogni aspetto – anche non processuale – della vicenda, e non ha certamente letto le 56.000 pagine per oltre 120 faldoni in cui si racchiudono le attività, in 2 anni di processo, di tre Giudici, 4 PM, 65 avvocati, oltre 180 testimoni e consulenti che hanno raccontato in aula la tragedia del Giglio in ogni suo aspetto.  L’intervento di chi, insomma, non ha vissuto il naufragio: quello che ne esce è una prospettiva, a livello spesso da conversazione al bar, sul disdoro della marineria italiana e sulle colpe morali di Schettino.

Passando alla richiesta delle pene, Ferrucci ha proposto 9 anni di reclusione per naufragio colposo; 15 anni per omicidio colposo plurimo e lesioni plurime colpose (i 32 morti e decine di feriti); 3 anni per abbandono di persone incapaci; più 3 mesi di arresto per false comunicazioni alla capitaneria, riproponendo l’aggravante della colpa cosciente, arrivando in totale a superare perfino le pretese dei PM di Grosseto, per oltre 27 anni di carcere per reati colposi, in una iperbole che riteniamo tanto improbabile quanto la assoluzione di Schettino.

Un gioco al rilancio da tutte le parti processuali: Noi ovviamente chiediamo più soldi ma soprattutto giustizia, puntiamo nuovamente ad allargare le responsabilità nei confronti anche di Costa Crociere, e non serve certo una nuova perizia, nelle carte processuali, anche se non entrato a pieno titolo nella sentenza, c’è già tutto per dimostrare i malfunzionamenti, la impreparazione dell’equipaggio e tutto quanto ha contribuito a preparare il terreno per la tragedia messa in opera da Schettino.

Dopo aver sfrondato velocemente i banchi da molte presenze di avvocati che si sono limitati a depositate conclusioni scritte, e le prime schermaglie tra avvocati di parte civile e difensori di Schettino e Costa Crociere, è saltata la prossima udienza calendarizzata e si riprenderà il 4 maggio con l’avvio delle discussioni di alcuni tra gli appellanti di parte civile, per proseguire il 6, 9 e 10 maggio con altre parti civili fino ad esaurimento.

Appello Concordia: prima udienza l 28 aprile 2016

Appello concordia Schettino.jpgInizierà a Firenze il 28.04.2016 il processo d’appello contro la sentenza di primo grado  pronunciata appena  l’11 febbraio 2015 dal Tribunale penale di Grosseto sul naufragio della costa Concordia, avvenuto il 13 gennaio 2012 al largo dell’isola del Giglio, ad appena quattro mesi dall’invio di tutte le carte processuali ai Giudici della Corte d’appello di competenza toscana.

Una evidente velocità privilegiata, quindi, anche per il secondo grado del monumentale processo, che nella precedente fase è riuscita a giungere a sentenza in soli due anni, articolandosi in circa 70 udienze (di media per sessioni da 3 giorni e due volte al mese, ma anche con punte di una settimana intera e 3 sessioni per mese, con udienze dalla 9,30 della mattina alle 18,00, a volte protratte ad oltranza fin dopo la mezzanotte), centinaia di testimoni e consulenti ascoltati in aula, un eccezionale numero di parti civili costituite, e circa 75 faldoni di carte processuali, documenti, trascrizioni, verbali, perizie, dati informatici ed elementi di straordinaria portata sia numerica che di analisi e studio.

Nel processo di appello le cose saranno estremamente più semplici dal punto di vista istruttorio, mentre per il Collegio della Corte d’Appello di Firenze sarà particolarmente complessa la analisi delle contrapposte doglianze, sollevate da tutte le parti processuali contro la sentenza del Tribunale.

Ha ovviamente proposto appello Francesco Schettino, classe 1960, unico imputato e condannato a 16 anni di reclusione ed 1 mese di arresto per tutti i reati contestati dalla Procura, dall’omicidio colposo plurimo alle lesioni colpose plurime, dal naufragio colposo alla violazione delle norme di prevenzione infortuni, fino all’abbandono della nave, quello contro cui si è più caparbiamente opposto il Comandante. I difensori di Schettino puntano ad una riduzione della pena, che ritengono eccessiva trattandosi di reati di natura colposa, ed alla diversa incidenza causale sull’evento, in relazione ai molti malfunzionamenti della nave e della procedura di emergenza predisposta da Costa Crociere. Lo stesso Schettino ha aggiunto di suo pugno dei suoi «personali motivi di appello», con i quali chiede che invece venga diversamente valutato il suo «tratto umano».

Ma ha presentato appello anche la Procura di Grosseto, capitanata dal PM dott. Alessandro Leopizzi, per una revisione in senso opposto della pena erogata, a  fronte delle ben più alte richieste  (26 anni in tutto) formulate in primo grado dall’accusa, per il concorso dei vari capi di imputazione.

Hanno proposto impugnativa anche decine di parti civili, tra i quali – come sempre in prima linea – i legali del ns. pool di Giustizia per la Concordia, avverso i criteri di liquidazione delle provvisionali ai passeggeri ed alle vittime, per un riconoscimento dei danni più alto ed una sentenza che faccia giustizia sostanziale più adeguata. Ricordiamo la più contestata liquidazione, per la morte della passeggera tedesca Gabriele Grube, in soli 60mila euro di provvisionale, e le liquidazioni ai sopravvissuti, che vanno dai 30 ai 50 mila euro a testa, puntando quindi ad ottenere acconti provvisionali più consistenti con il secondo grado. Punto fermo resta la ns. richiesta, poi, dei famosi danni punitivi, sul modello statunitense, che andrebbe a sanzionare economicamente in modo molto pesante Costa Crociere, con un meccanismo deterrente e di prevenzione per evitare il ripetersi di tragedie del genere, favorite da politiche di risparmio delle compagnie di navigazione sulla formazione equipaggio, manutenzione e sicurezza in genere. Anche molte associazioni ed enti, come il Comune del Giglio, hanno proposto appello contro una sentenza che in primo grado li ha lasciati quasi totalmente a bocca asciutta.

Ha infine appellato la sentenza anche la stessa Costa Crociere, soprattutto contro le liquidazioni milionarie ottenute dai ministeri e da alcuni enti, a fronte delle spese ed impiego mezzi ed uomini per contrastare la emergenza Concordia, che a livello nazionale ed internazionale ha avuto evidenza prioritaria.

Si aprirà quindi il 28 aprile una nuova e impegnativa pagina processuale sul naufragio del secolo, e noi saremo ancora una volta presenti in aula a Firenze per sostenere le ragioni delle uniche e vere vittime incolpevoli della tragedia, i passeggeri.

LA PROCURA GENERALE CI DA RAGIONE, ED IMPUGNA I PATTEGGIAMENTI

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Grandissimo risultato ottenuto dalle parti civili, ed in primis dal pool Giustizia per la Concordia, promoter della iniziativa, seguita a ruota da Inail, Codacons, e molte altre parti civili.

LA PROCURA GENERALE DI FIRENZE ACCOGLIE LA NOSTRA ISTANZA EX ART. 572 CP E, SPOSANDO LE NOSTRE TESI DI CONTESTAZIONE DELLA SENTENZA CHE ACCOGLIEVA IL PATTEGGIAMENTO DEI COIMPUTATI DEL COMANDANTE SCHETTINO, IMPUGNA PER CASSAZIONE TALE DECISIONE, di fatto andando contro l’operato della Procura di Grosseto.

Abbiamo in questo processo dimostrato che le parti civili possono essere determinanti nel percorso processuale e non necessariamente dei semplici spettatori, come purtroppo avviene molto spesso e come quasi sempre si pretenderebbe di imporre loro, anche in questo processo, soprattutto da parte della Procura della Repubblica.

Aver direzionato e condotto il comandante Schettino verso un processo dibattimentale, aver in più occasioni richiesto di estendere le indagini e gli accertamenti peritali su elementi e fatti non esclusivamente tecnici e riferibili alle ragioni che hanno portato alla perdita di vite umane, ed infine, aver ottenuto di rimettere in discussione le vergognose scelte della procura sul patteggiamento.

Tutti questi sono i nostri risultati, in coerenza con l’obiettivo di pieno accertamento della verità ed estensione delle responsabilità non soltanto nei confronti del comandante Schettino, ma anche a carico dei coimputati e della stessa compagnia Costa, avendo avuto in più occasioni la sensazione che questa Procura volesse “proteggere” la società armatoriale e crocifiggere il solo comandante Schettino, arrivando il più velocemente possibile ad una sentenza di condanna.

Il significato di questa impugnazione da parte del Procuratore Generale è sotto gli occhi di tutti: la Procura di Grosseto non ha operato in modo rigoroso e certamente, aggiungiamo, non ha fatto sufficientemente ciò che ci si aspettava dovesse fare, forse la più importante delle cose, ovverosia garantire giustizia per le 32 vittime del naufragio e tutelare tutte le parti offese attraverso scelte più rigorose.

UN PROCESSO ECCEZIONALE, ANCHE PER IL RUOLO CHE LE PARTI CIVILI HANNO SVOLTO, IN ALCUNE INIZIATIVE, COME QUESTA, CHE SEMBRA FAVORIRE IL COMANDANTE ED IN EFFETTI PUNTA AD ELEVARE IL LIVELLO DI RESPONSABILITÀ DELLA COMPAGNIA ARMATORIALE PER AFFERMARE IL PRINCIPIO DI DANNO PUNITIVO NEL NOSTRO SISTEMA GIUDIZIARIO.

Per una volta la sensazione è che il bene possa trionfare, affermando il diritto dei passeggeri ad un risarcimento esemplare nei confronti della potente compagnia Costa SpA, la quale, con arroganza, aveva proposto un modestissimo risarcimento a fronte della rinuncia a tutto e per tutti, perfino al contenuto delle cassaforti.

Un caro saluto a tutti, AD MAIORA ed a breve.