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FERRARINI e GIAMPEDRONI, quando prendersi una condanna penale conviene: udienze 14 e 15 Aprile 2014

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Udienza 14 e 15 aprile 2014 – FERRARINI e GIAMPEDRONI

Alla udienza del 14 aprile, i PM presentano il teste Roberto Ferrarini, FCC e DPA della Costa Crociere all’epoca del naufragio della Concordia, una serie di acronimi sui molti ruoli che ricopriva e che fanno di Ferrarini il capo della unità di crisi della Compagnia, il referente che veniva immediatamente contattato da qualsiasi nave avesse un problema (ne aveva 17 sotto il suo controllo), e rappresentava lo snodo di informazione tra la nave (Comandante) e la terra. In effetti Schettino lo chiama subito dopo l’urto, dicendogli “Robe’, ‘aggio combinato nu’ guaglio, ho preso uno scoglio, non mi dire nulla, io sto morendo…“, ma gli riferisce anche, nelle molte telefonate di cui, tramite VDR, si conosce solo la parte di Schettino, che hanno un blackout totale (nave alla deriva), che imbarcano acqua dalla falla e la sala macchina è totalmente allagata, che il DGE non funziona e stanno andando in scarroccio (spinti dal vento) verso il Giglio (dove notoriamente non ci sono spiagge ma fondali rocciosi, a picco sul mare): insomma una situazione di emergenza che, dallo stesso Ferrarini, viene classificata subito di terzo livello (il massimo).

E cosa fa A QUEL PUNTO il referente a terra della Costa, a cui il Comandante fornisce di prima mano e direttamente tutte queste drammatiche informazioni? Organizza e coordina la macchina dell’emergenza, chiamando immediatamente la Guardia Costiera, inviando i rimorchiatori che chiede Schettino per essere spinto verso l’isola, allertando la protezione Civile e i soccorsi al Giglio? Suggerisce (ove non ordini) a Schettino di dare immediatamente l’allarme generale e predisporre la evacuazione delle 4.200 persone a bordo? Niente di tutto ciò

Chiama invece l’ufficio legale e gli avvocati della Costa, parla con i vertici dirigenziali della Costa e di Carnival, chiama l’ing. Parodi, che organizza a Livorno una squadra di saldatori della Costa Crociere per cercare di riparare la falla (i rimorchiatori pare costino troppo), parla con l’ex comandante Palombo, e arriva nella sede della Società quando lo sbarco, praticamente spontaneo, dei passeggeri è già in fase avanzata. Nonostante Schettino, con tre comparti stagni allagati, gli confermi di aver detto solo del blackout ai passeggeri (e capitanerie di Porto), fino a quel punto non fa nulla di concreto.

Ferrarini, che autorizzò l’inchino della Concordia al Giglio ad agosto del 2011, non si capisce quale competenza abbia, visto che non è un Comandante, un ingegnere, laureato o altro, e non ha subito alcun minimo richiamo disciplinare dalla compagnia, eppure ha scelto di patteggiare la pena, A DUE ANNI E 10 MESI, e, anzi, il suo attuale ruolo è di Vice President Port & Destination Management, un incarico di maggiore responsabilità e con stipendio più alto. Quindi è una promozione… Esiste perfino un Codice etico della Società, ma al riguardo non prevede nulla!

Nella dotazione della saletta della unità di crisi è perfino previsto un impianto di registrazione delle conversazioni telefoniche e ambientali, ma, non essendo obbligatorio, da regolamento, di doverlo accendere, non venne usato!

Dalle successive intercettazioni ambientali e telefoniche dei Carabinieri su Ferrarini, invece, non escono che conferme sui malfunzionamenti DGE anche su altre navi, sulla possibilità effettiva di controllare le posizioni velocità e rotte delle navi da terra, e sull’atteggiamento tracotante della Compagnia nei confronti delle autorità, dei passeggeri, e perfino sulla insofferenza verso i giornalisti non “allineati” (Francesco Vitale del TG2).

Insomma una unità di crisi che non fece NULLA, composta da un manipolo di incompetenti, messi li giusto perché, pare, un simulacro di unità di crisi ci debba essere per forza. Ferrarini afferma perfino, in chiusura, che hanno imparato e migliorato molte cose dalla vicenda del naufragio Concordia, dimenticano che ciò è avvenuto al costo di 32 vite umane e centinaia di passeggeri rimasti definitivamente traumatizzati.

Alla udienza del 15 aprile 2014 (e, ricordiamolo, ad UN ANNO ESATTO DALLA PRIMA UDIENZA PRELIMINARE di questo processo) viene sentito Manrico Giampedroni, hotel director della Concordia, che venne perfino insignito di una onorificenza per aver salvato alcuni passeggeri ed essere rimasto intrappolato a bordo del relitto.

Peccato che anche Giampedroni faceva parte del manipolo di spettatori in plancia di Comando a godersi bellamente lo spettacolo dell’inchino al Giglio, che anche lui non ha fatto praticamente nulla di quello che doveva fare (verifica dei passeggeri, controllo cabine, attenzione alle mister station etc.), che nonostante avesse visto l’acqua entrare copiosamente dallo squarcio, se ne sia infischiato di opporsi a far rientrare in cabina i passeggeri per la menzogna sul blackout, e sia stato, dunque, ritenuto un corresponsabile del naufragio, tanto da aver subito una sospensione di 6 mesi del patentino dalle autorità marittime ed aver patteggiato una condanna a due anni e sei mesi di reclusione.

Ottimo dipendente anche lui, però, secondo Costa Crociere, che lo riprende subito a lavorare, confermando il suo incarico, a bordo delle sue navi, quale Direttore di tutta la componente hotel e relativo equipaggio. Giampedroni è stato risarcito complessivamente con circa 110mila euro e con un vitalizio di circa 300 euro al mese dall’Inail.

ABBIAMO INFINE OTTENUTO UN ALTRO IMPORTANTISSIMO RISULTATO PER I NOSTRI ASSISTITI.

A fronte della nostra motivata ed argomentata opposizione alla richiesta, da parte della Procura, di rinuncia integrale alla audizione, come testimoni, di TUTTI i passeggeri presenti nella loro lista delle persone offese, la Corte ha confermato ed ammesso la testimonianza DI TUTTI I NOSTRI CLIENTI di “Giustizia per la Concordia”, che hanno desiderato ed espresso la ferma volontà di raccontare in aula il loro vissuto, a bordo della Concordia e nei mesi successivi fino ad oggi, trovando in questo modo, finalmente, il giusto spazio nel processo penale, anche la componente umana e risarcitoria. Il calendario delle testimonianze sarà stabilito a breve, ma contiamo che sia una fase spedita e di grande efficacia, finalmente introducendo la voce delle UNICHE VITTIME di questa vicenda, ovverosia i passeggeri.

Si riparte il 28 e 29 aprile con altri testi del PM e Anghela Blanc, compagna di cabina di una delle vittime decedute il 13 gennaio 2012.

APPELLO AI PASSEGGERI DELLA COSTA CONCORDIA: i PM vogliono rinunciare alla vostra testimonianza!

naufragio-concordia-passeggeri-145342ABBIAMO BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO: la Procura di Grosseto ha deciso di rinunciare alla citazione come testimoni dei passeggeri che erano a bordo della Concordia la notte del 13 gennaio 2012.

La Pubblica Accusa ritiene sufficiente allegare le loro denunce-querele e, dunque, secondo loro, il processo sarebbe completo con le sole testimonianze in aula del personale di bordo e di terra della Costa, mentre nessuno dei passeggeri sopravvissuti al naufragio é mai stato sentito nel processo.

Noi stiamo combattendo perché la verità emerga e siano evidenziate le evidenti responsabilità della società armatrice in quello che è successo prima e dopo l’urto con gli scogli, ma senza la testimonianza dei passeggeri questa verità non potrà essere chiarita, non in tutti i suoi aspetti, anche umani. Innanzitutto va sottolineato che non tutti i passeggeri hanno depositato una querela, ma sopratutto, anche in quel caso, la vostra tragica esperienza resterebbe arginata in un atto processuale e sterile, che non renderà mai l’idea, al collegio dei Giudici, sulla paura di morire, le ore di freddo e di terrore e le conseguenze psicologiche del vostro vissuto.

Noi, Avvocati delle parti civili, lo sappiamo: perché nei nostri studi ABBIAMO ASCOLTATO LE STORIE RACCONTATE DAI NOSTRI CLIENTI, molto spesso con occhi lucidi e tenendosi tra loro per mano, per la sofferente emozione del ricordo.

Chi dei passeggeri della lista che pubblichiamo sia disponibile ed intenzionato ad essere sentito nei prossimi mesi, e voglia (o giustamente pretenda!) raccontare quello che ha vissuto e che ha visto durante il naufragio in termini di errori, di impreparazione e di scorretto comportamento del personale di bordo, prima e dopo l’incidente, é ora pregato di farsi avanti, dandoci la sua disponibilità, entro e non oltre questo venerdì, per consentirci, alla udienza di lunedì prossimo, di predisporre la lista dei testi che pretendiamo di sentire ed i motivi per i quali interessa farlo, ed opporci alla richiesta di rinuncia integrale della Procura.

Il Vostro aiuto ci consentirà così di delineare correttamente le responsabilità della società armatrice, che ha addossato l’intera responsabilità del naufragio al solo Schettino.

Preghiamo perció chi sia pronto ad essere sentito di specificare nel commento al seguente sondaggio, di riferire a cosa ha assistito e che cosa ha subito e che atteggiamento la società Costa ha poi tenuto nei suoi confronti, A PRESCINDERE DALL’AVER ACCETTATO O MENO IL RISARCIMENTO, così da permetterci di vagliare le voci che, più opportunamente, dovranno essere sentite dal Tribunale e dalla Procura.

Coloro che hanno ottenuto un risarcimento dalla Costa, possono egualmente essere ascoltati, ED ANZI essendo i testi più attendibili, potranno rendere un grande servizio alla ricerca della verità ed alla Giustizia. Chi non ha accettato il risarcimento e non si sia costituito parte civile nel processo penale in corso, inoltre, potrà rendere la propria testimonianza e comunque fare causa civile a Costa per ottenere i risarcimenti dovuti (ad esempio tutti i passeggeri che hanno seguito la c.d. “via americana” e che sono rimasti senza alcuna tutela risarcitoria, molti dei quali si sono già rivolti a noi per farsi assistere nella class action a Genova), e potrá ottenere, una volta dimostrata la corresponsabilità di Costa nel naufragio e nel ritardato abbandono della nave, un risarcimento dei danni proporzionato alla colpevole conduzione del naufragio da parte della società armatrice. Quel danno punitivo, sul modello americano, che alzerebbe il livello dei risarcimenti, svolgendo anche una funzione di prevenzione e monito, e che stiamo cercando di ottenere dal Tribunale penale di Grosseto.

LA VOSTRA ESPERIENZA, LA VOSTRA VOCE E LA COMPONENTE UMANA DEL NAUFRAGIO NON PUO’ E NON DEVE RIMANERE FUORI DA QUESTO PROCESSO.

Vi invitiamo, quindi, a consultare la LISTA PASSEGGERI che i Pubblici Ministeri avevano indicato nella loro lista testi ed oggi non intendono più ascoltare, e, trovando il vostro nome o quello di un vs familiare, COMPILARE IL SEGUENTE BREVE QUESTIONARIO

 

LA GARA TRA COMANDANTI: Udienza 10 e 11 febbraio 2012

Costa Concordia in previous close call - FREE CONTENTAll’udienza del 10 febbraio 2014 viene ascoltato come primo testimone Massimo Callisto Garbarino, Comandante della Costa Concordia prima di Schettino, ed in particolare autore del passaggio ravvicinato il 14 agosto 2011 davanti l’isola del Giglio, con la stessa nave che ora giace adagiata sul fondale a poca distanza dal porto.

La Procura di Grosseto chiama Garbarino per sentirlo in merito ad una intercettazione telefonica, ascoltata alla udienza precedente, nella quale il comandante, parlando con un direttivo della manutenzione della Costa Crociere, si lamenta del fatto che le porte stagne della sua nave facciano acqua da tutte le parti.

Lo scopo dei PM, nella ennesima difesa d’ufficio della compagnia di navigazione, è subito chiarito nelle prime battute: depotenziare l’effetto della intercettazione, facendo chiarire al testimone che il malfunzionamento alle porte stagne era riferito alle cosiddette “baderne”, ovverosia una sorta di corda oleosa con funzione di guarnizione per la chiusura ermetica delle paratie. Il testimone riferisce che questa tipologia di porte stagne sono quelle montate sulla nave, sempre della Costa, oggi comandata dal Garbarino, mentre sulla Concordia vi erano delle paratie di altro tipo, senza baderna.

Le domande del Pubblico Ministero Dott. Leopizzi al teste, incredibilmente, si fermano qui.

Prende quindi la parola l’Avvocato Massimiliano Gabrielli per le parti civili il quale, appena accennato l’argomento del passaggio al Giglio in agosto 2011, viene subito stoppato dal Presidente del collegio giudicante, che, senza vi sia stata alcuna opposizione alle domande su questo tema da parte del PM, dal legale della responsabile civile ovvero dai difensori di Schettino, contesta al difensore che il controesame sul teste del PM potrà essere sviluppato solo ed esclusivamente sul tema delle porte stagne e nulla più.

Neanche mezza domanda viene consentita sull’inchino fatto appena sei mesi prima da Garbarino.

La produzione del documento inedito che illustra l’analisi effettuata dal LLOYD’S LISTING INTELLIGENCE di Londra, e che sovrappone le rotte Garbarino/Schettino davanti al Giglio definendo l’inchino di agosto 2011 come “near miss” ossia MANCATO INCIDENTE non viene consentita a noi parti civili!

Solo attraverso la produzione mediante i difensori di Schettino, ai quali non può esser imposta alcuna limitazione al deposito documentale, questa importante e illuminante mappa viene acquisita agli atti.

Si scatena una polemica mediatica sulle fonti dei dati e del documento. Specifichiamo: Lloyd’s list è il giornale online specialistico del settore marittimo, che ha sviluppato il documento sulla base dei dati di Lloyd’s Listing intelligence, ovverosia un ente che fornisce un servizio online interattivo (www.lloydslistintelligence.com) che offre movimenti dettagliati delle navi, posizionamento AIS in tempo reale, informazioni complete sulle navi, imprese, porti e INCIDENTI, nonché rapporti di credito, dati di settore e analisi tra cui a breve termine prospettive di mercato relazioni. Lloyd List Intelligence fornisce anche una serie di servizi di sostegno, quali approfondite consulenze, ricerche, due diligence, analisi dei trend di mercato e la valutazione del rischio di credito per interi portafogli assicurativi. (Fonte Wikipedia)

Tanto per dire che la fonte non è un “giornaletto” come il legale della responsabile civile vorrebbe far credere al Tribunale, con un intervento in udienza del giorno successivo sul quale, ancora una volta, il Presidente non ha consentito una qualche replica agli avvocati di parte civile!

Ma la questione sulla fonte del documento è un finto problema, che non cambia una virgola alla attendibilità del suo contenuto e non sminuisce minimamente la portata del fatto, ormai chiaro anche ai sassi, che la compagnia Costa conoscesse e sponsorizzasse la pratica dell’inchino, che i comandanti Palombo (inventore dell’inchino) e Garbarino, con i loro passaggi sottocosta a velocità sostenuta al Giglio, e infine che la benevolenza delle Capitanerie di Porto siano stati il terreno fertile per arrivare alla bravata di Schettino il 13 gennaio 2012, con la partecipazione di tutti gli ufficiali di plancia, e la consapevolezza di tutto l’equipaggio in sala macchine.

Il testimone sentito subito dopo, Michele D’Andrea ufficiale della Guardia Costiera di Palermo, chiarisce ancora meglio il sistema “Costa” raccontando l’episodio del 2005 riguardo la Costa Fortuna che, avendo presumibilmente toccato sul fondo a Sorrento, aveva in entrata una via d’acqua di 1 tonnellata l’ora dall’asse dell’elica, eppure, invece di entrare al porto più vicino, si dirige comunque a Palermo per non interrompere la crociera e, rimanendo per due volte consecutive alla deriva lungo il tragitto, arriva in modo trafelato in Sicilia e, invece di sbarcare i passeggeri per poi andare in bacino per fare le riparazioni, si “lancia” nel bacino della Fincantieri con tutto il suo carico umano a bordo. La Fortuna, contro ogni regola di sicurezza immaginabile, viene messa in secco con le circa 3000 persone a bordo.

La Costa Crociere anche in quella occasione mente alle autorità portuali, alle quali riferisce di aver incagliato l’elica in una lenza, mente ai passeggeri, riferendo una situazione normale di sbarco a Palermo e solo la presenza di un problema tecnica, e mente perfino nelle dichiarazioni sul giornale di bordo, con una mail inviata dalla direzione della Compagnia, con la quale viene di fatto ordinato al comandante della Fortuna di trascrivere una falsa situazione. La indagine avviata dalla Capitaneria porta alla apertura SOLO NEL 2012 (!!), dopo l’esposto presentato dal fotografo di bordo Cappello, di un procedimento penale a Palermo sui fatti, ormai presumibilmente ed in grande misura prescritti!

Grande risalto viene dato dai giornalisti a queste vicende e Costa Crociere esce letteralmente sepolta mediaticamente da questa giornata processuale.

Tenta affannosamente di fare comunicati per disconoscere (ancora!?) una propria partecipazione a questi eventi (ANSA 10 FEB – “Che la societa’ fosse a conoscenza della pratica definita ‘dell’inchino’ e’ falso”) che, a loro dire sarebbero effettuati a bassa velocità ed in totale sicurezza.

Peccato che Palombo, l’inchiesta parlamentare e la Capitaneria di Porto S. Stefano, le mail di ringraziamento tra Garbarino e Sindaco Ortelli, e lo stesso blog della Costa abbiano detto qualcosa di molto diverso. Ferrarini è stato il referente in azienda del passaggio in agosto al Giglio, la Capitaneria nega per iscritto (allegato) di aver mai minimamente concordato il passaggio, che risulterebbe fatto a 14,5 nodi e non a bassa velocità. Abbiamo visto un filmato fatto dal Giglio ad agosto 2011 ed a Positano prima di allora, che, salvo non fossero stati accelerati, mostrano la Concordia suonare le sirene e filare che era una meraviglia.

Il giorno 11 febbraio viene sentito Roberto Bosio, k2 o comandante in seconda della nave Concordia, il quale riferisce riguardo le fasi successive all’urto e la gestione della emergenza in plancia, secondo la timeline VDR già nota, ed esaminata più volte con altri ufficiali presenti in plancia.

Il fatto più rilevante riferito da Bosio riguarda l’ordine di abbandonare la nave, che venne in effetti dato dal comandante in seconda, dopo che Schettino aveva più volte risposto “aspetta aspetta” mentre era impegnato al telefono con Ferrrarini a terra. E’ proprio Bosio a lasciare per ultimo la plancia dopo aver schiacciato il pulsante di abbandono nave.

Doveroso riferire che al momento dell’abbandono nave molte scialuppe erano già state calate in assoluta assenza di ordine dalla plancia, in una sorta di ammutinamento da parte di chi si trovava sul ponte 4.

Elemento emerso dalle ns domande è che Bosio non ha ancora incassato alcun risarcimento, ma riferisce di aver ricevuto solo una proposta di liquidazione, dalla Costa, per 8.000,00 euro; proposta che non ha accettato. Non é dato sapere se ci siano trattative in corso, visto che gli altri ufficiali hanno portato a casa anche fino a 35.000 euro.

Udienze 28 e 29 ottobre 2013 – le testimonianze di Ursino, Onorato, Tievoli, Cemortan e Palombo

Palombo241008Il processo sul naufragio della Concordia  prosegue nella serie di udienze fissate dal Collegio per la audizione dei testimoni citati dalla Procura di Grosseto.

Il giorno 28 ottobre 2013 è stato interamente dedicato all’esame di Salvatore Ursino, il giovane ufficiale in seconda, che, essendo stato sempre presente in plancia prima e dopo l’incidente, spiega al Tribunale, momento per momento ed in parallelo alla timeline estratta dal VDR, cosa è avvenuto esattamente il 13 gennaio 2012 sul ponte di comando: quasi 11 ore di escussione del testimone che, dopo esser stato sottoposto all’esame del sostituto Procuratore Stefano Pizza, passa il pomeriggio intero a rispondere alle moltissime domande delle parti civili e dei difensori di Schettino.

Alla fine della prova testimoniale di Ursino, sembra di poter dire che la Procura ha segnato un decisivo punto a proprio favore, dimostrando che, quando il Comandante Schettino ha preso effettivamente il comando della nave, a circa 6 minuti dall’impatto contro gli scogli delle scole, fosse ancora perfettamente in grado di effettuare una manovra che avrebbe consentito alla Concordia di passare in sicurezza, effettuando una diversa traiettoria, ed addirittura cambiare la rotta, circumnavigare l’isola dall’altra parte o tornare indietro. Insomma la tesi del Comandante Schettino di aver preso le “consegne del timone” dal 1° ufficiale Ambrosio, quando ormai la nave procedeva a 15 nodi verso gli scogli ed in una posizione molto più avanzata di quanto ritenesse, troppo avanzata per evitare l’impatto, sembra esser stata sconfessata dall’esame del testimone e dalle prove prodotte fin qui dai PM.

Un punto a favore del Comandante Schettino, invece, emergerebbe dalla suggestiva rappresentazione dei momenti relativi all’abbandono della nave, descritti da Salvatore Ursino come estremamente drammatici e senza alternativa alcuna: il giovane ufficiale racconta che, dopo aver fatto tutto quello che era possibile per sbarcare tutti i passeggeri presenti sul lato che si stava inabissando, ebbero la sensazione come di “un grattacielo che ci stava crollando addosso” e quindi di essersi salvato, saltando sul tetto della ultima scialuppa incastrata sotto le braccia che la sostenevano, assieme al comandante Schettino ed altri, riuscendo a farla allontanare appena pochi attimi prima che la nave, sbandando ancora di più sul lato di dritta, spingesse a fondo la scialuppa con i suoi occupanti. Conferma anche, però, che al momento in cui lasciarono la nave, erano consapevoli che vi fossero altri passeggeri a bordo sul lato di sinistra, che potevano vedere ma, a suo dire, non più raggiungere ed aiutare. Una testimonianza ed una rappresentazione dei fatti subito fortemente criticata e messa in discussione da alcuni nostri clienti sul FORUM GENERALE

In favore delle parti civili, quello che è emerso, invece, è la inadeguatezza della formazione dell’intero personale marittimo della Costa, per la impressionante serie di errori commessi dal timoniere Rusli Bin, la inesperienza dei giovanissimi ufficiali di plancia, la mancanza (solo dopo l’incidente introdotta) di corsi di formazione continua per gli ufficiali di bordo, l’adozione solo oggi della procedura del “think loud” sul ponte di comando, la possibilità di amanti, amici e parenti non autorizzati di trovarsi in plancia a fare telefonate di cortesia ed altro, e la approssimazione con la quale il Comandante ha affrontato la manovra estrema, nella sconvolgente calma di tutti, legata alla consapevolezza da parte dei presenti su quello che si stava facendo, ovverosia non un semplice passaggio ravvicinato ma lo spavaldo sfioro del porto a tutta velocità. Per quanto alle operazioni di sbarco, alcuni filmati hanno chiaramente evidenziato come la maggior parte dei membri del personale addetto ad operare le lance di salvataggio, non sapeva neppure da che parte iniziare, trattandosi per la maggioranza di camerieri asiatici o simili, e certamente non adeguati ed addestrati ad un compito così delicato, sopratutto in condizioni di emergenza come quelle.

ll secondo giorno sono stati sentiti per primi Ciro Onorato e Mario Tievoli, i due “ospiti d’onore” presenti in plancia di comando, per assistere al disastroso “inchino” all’isola del Giglio. Onorato, fratello dell’allora general manager della Costa, rispondendo alle domande della nostra Alessandra Guarini, conferma di esser stato risarcito con 23mila euro appena un paio di mesi dopo il naufragio. Il commento da fare al comportamento della Compagnia di navigazione ed ai parametri adottati per i risarcimenti è quindi veramente duro: ai marinai indonesiani euro 900, ai passeggeri euro 11mila prendere o lasciare, Onorato Ciro, amico degli amici, euro 23mila e subito, mentre gli altri possono pure aspettare! Per quanto alla testimonianza di Tievoli, il capo maître nativo del Giglio il quale, insistendo con il Comandante Schettino, telefonando per farsi bello all’ex Comandante Palombo ed alla sorella sul Giglio, lo indusse allo sciagurato passaggio ravvicinato alla isola, non emergono altri elementi di interesse particolare, oltre ad una diffusa conferma sulla piena consapevolezza da parte di tutti sulla natura di “inchino” vero e proprio della manovra che andavano ad ammirare.

Per quanto alla ballerina moldava Domnica Cermortan, stendiamo un velo pietoso sulla sua escussione testimoniale, e lasciamo sfilare, in dignitosa assenza di ns. commento, gli ultimi minuti di ribalta che questo personaggio è riuscito a guadagnarsi in questa vicenda processuale che, per quanto ci riguarda, deve interessarsi di cose molto più serie e importanti.

Per ultimo tocca a Mario Palombo, ex venerabile comandante della Costa Crociere, oggi in pensione, il quale dopo aver commentato criticamente e come “tendente a nascondere la verità” il carattere di Schettino (avendolo avuto come secondo ufficiale sotto il suo comando) passa sotto i “ferri” degli avvocati di Giustizia per la Concordia che, ancora una volta, fanno la differenza per le parti civili, nell’allargare il tema alla ricerca della verità e dell’accertamento sulle responsabilità di tutti i soggetti che hanno reso possibile questa tragedia.

Ed infatti, solo ricostruendo il percorso dei precedenti “inchini” si comprende come sia stato possibile per Schettino, al comando di un grattacielo galleggiante altro 60 metri e lungo 290, alla velocità di 16 nodi con 4,229 persone a bordo, avventurarsi con l’entusiasta benestare di tutti (vertici della Costa, ufficiali di plancia, capitanerie di Porto, sindaco del Giglio, comandanti, ex comandanti, amici, sorelle, e chi più ne ha più ne metta) a 0,5 miglia dalla costa dell’isola del Giglio; in qualunque altro paese al mondo una cosa del genere porterebbe all’arresto immediato della nave da parte delle autorità portuali, ed allo sbarco del suo Comandante da parte dell’armatore. Se dovessimo limitare il processo alla ricerca della responsabilità di Schettino, avremmo già potuto chiudere il processo alla udienza preliminare! se invece vogliamo (come dobbiamo) ricercare la verità, allora si deve permettere alle parti civili di andare oltre la cronologica rappresentazione dei tragici eventi del 13.01.2012, che resta ancora oggi l’unico focus di tutte le domande effettuate dai PM ed il confine probatorio ritenuto rilevante dal Collegio.

E’ proprio in tale momento, dalle risposte del teste Mario Palombo, che è emersa dal processo la piena e responsabile consapevolezza della Costa Crociere sulla pratica dell’inchino, e la severa personalità dell’ex Comandante si è sgretolata sotto il peso delle insanabili contraddizioni alle domande poste dalle parti Civili, alla lettura del suo libro (dove egli stesso si descrive, sostanzialmente, come l’inventore dell’inchino), alla confessata “mediazione” dello stesso Palombo con Ferrarini (executive manager della Costa Crociere) per organizzare un precedente “inchino” al Giglio, effettuato dalla Costa Concordia il 28.08.2011, ed alla falsa rappresentazione testimoniale di tale passaggio della nave, quale una navigazione in condizioni di piena sicurezza, poiché a bassa velocità ed a maggiore distanza (in realtà passando a circa 200 mt dalle scole e 197 metri da punta gabbianara, alla velocità di 14,5/14,8 nodi!) e poiché regolarmente autorizzato dalla Capitaneria di Porto (in realtà mai autorizzato, come documentato da una nota della Capitaneria di Porto S. Stefano/Giglio, prodotta dalle parti civili!).

LASCIAMO A VOI LA INTERPRETAZIONE SULLA NATURA DI TALE EVENTO, e sulla pacifica possibilità di considerarlo certamente un fondamentale tassello del mosaico sulle molte responsabilità per la ricostruzione del percorso che ha reso possibile quanto poi avvenuto il 13.01.2012, attraverso le parole degli stessi protagonisti di quel precedente “saluto” all’Isola, l’ex Comandante della Costa Concordia Massimo Garbarino, e l’allora Sindaco del Giglio, Sergio Ortelli. LEGGI LA LETTERA DI RINGRAZIAMENTO SCRITTA SU GIGLIO NEWS