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FERRARINI e GIAMPEDRONI, quando prendersi una condanna penale conviene: udienze 14 e 15 Aprile 2014

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Udienza 14 e 15 aprile 2014 – FERRARINI e GIAMPEDRONI

Alla udienza del 14 aprile, i PM presentano il teste Roberto Ferrarini, FCC e DPA della Costa Crociere all’epoca del naufragio della Concordia, una serie di acronimi sui molti ruoli che ricopriva e che fanno di Ferrarini il capo della unità di crisi della Compagnia, il referente che veniva immediatamente contattato da qualsiasi nave avesse un problema (ne aveva 17 sotto il suo controllo), e rappresentava lo snodo di informazione tra la nave (Comandante) e la terra. In effetti Schettino lo chiama subito dopo l’urto, dicendogli “Robe’, ‘aggio combinato nu’ guaglio, ho preso uno scoglio, non mi dire nulla, io sto morendo…“, ma gli riferisce anche, nelle molte telefonate di cui, tramite VDR, si conosce solo la parte di Schettino, che hanno un blackout totale (nave alla deriva), che imbarcano acqua dalla falla e la sala macchina è totalmente allagata, che il DGE non funziona e stanno andando in scarroccio (spinti dal vento) verso il Giglio (dove notoriamente non ci sono spiagge ma fondali rocciosi, a picco sul mare): insomma una situazione di emergenza che, dallo stesso Ferrarini, viene classificata subito di terzo livello (il massimo).

E cosa fa A QUEL PUNTO il referente a terra della Costa, a cui il Comandante fornisce di prima mano e direttamente tutte queste drammatiche informazioni? Organizza e coordina la macchina dell’emergenza, chiamando immediatamente la Guardia Costiera, inviando i rimorchiatori che chiede Schettino per essere spinto verso l’isola, allertando la protezione Civile e i soccorsi al Giglio? Suggerisce (ove non ordini) a Schettino di dare immediatamente l’allarme generale e predisporre la evacuazione delle 4.200 persone a bordo? Niente di tutto ciò

Chiama invece l’ufficio legale e gli avvocati della Costa, parla con i vertici dirigenziali della Costa e di Carnival, chiama l’ing. Parodi, che organizza a Livorno una squadra di saldatori della Costa Crociere per cercare di riparare la falla (i rimorchiatori pare costino troppo), parla con l’ex comandante Palombo, e arriva nella sede della Società quando lo sbarco, praticamente spontaneo, dei passeggeri è già in fase avanzata. Nonostante Schettino, con tre comparti stagni allagati, gli confermi di aver detto solo del blackout ai passeggeri (e capitanerie di Porto), fino a quel punto non fa nulla di concreto.

Ferrarini, che autorizzò l’inchino della Concordia al Giglio ad agosto del 2011, non si capisce quale competenza abbia, visto che non è un Comandante, un ingegnere, laureato o altro, e non ha subito alcun minimo richiamo disciplinare dalla compagnia, eppure ha scelto di patteggiare la pena, A DUE ANNI E 10 MESI, e, anzi, il suo attuale ruolo è di Vice President Port & Destination Management, un incarico di maggiore responsabilità e con stipendio più alto. Quindi è una promozione… Esiste perfino un Codice etico della Società, ma al riguardo non prevede nulla!

Nella dotazione della saletta della unità di crisi è perfino previsto un impianto di registrazione delle conversazioni telefoniche e ambientali, ma, non essendo obbligatorio, da regolamento, di doverlo accendere, non venne usato!

Dalle successive intercettazioni ambientali e telefoniche dei Carabinieri su Ferrarini, invece, non escono che conferme sui malfunzionamenti DGE anche su altre navi, sulla possibilità effettiva di controllare le posizioni velocità e rotte delle navi da terra, e sull’atteggiamento tracotante della Compagnia nei confronti delle autorità, dei passeggeri, e perfino sulla insofferenza verso i giornalisti non “allineati” (Francesco Vitale del TG2).

Insomma una unità di crisi che non fece NULLA, composta da un manipolo di incompetenti, messi li giusto perché, pare, un simulacro di unità di crisi ci debba essere per forza. Ferrarini afferma perfino, in chiusura, che hanno imparato e migliorato molte cose dalla vicenda del naufragio Concordia, dimenticano che ciò è avvenuto al costo di 32 vite umane e centinaia di passeggeri rimasti definitivamente traumatizzati.

Alla udienza del 15 aprile 2014 (e, ricordiamolo, ad UN ANNO ESATTO DALLA PRIMA UDIENZA PRELIMINARE di questo processo) viene sentito Manrico Giampedroni, hotel director della Concordia, che venne perfino insignito di una onorificenza per aver salvato alcuni passeggeri ed essere rimasto intrappolato a bordo del relitto.

Peccato che anche Giampedroni faceva parte del manipolo di spettatori in plancia di Comando a godersi bellamente lo spettacolo dell’inchino al Giglio, che anche lui non ha fatto praticamente nulla di quello che doveva fare (verifica dei passeggeri, controllo cabine, attenzione alle mister station etc.), che nonostante avesse visto l’acqua entrare copiosamente dallo squarcio, se ne sia infischiato di opporsi a far rientrare in cabina i passeggeri per la menzogna sul blackout, e sia stato, dunque, ritenuto un corresponsabile del naufragio, tanto da aver subito una sospensione di 6 mesi del patentino dalle autorità marittime ed aver patteggiato una condanna a due anni e sei mesi di reclusione.

Ottimo dipendente anche lui, però, secondo Costa Crociere, che lo riprende subito a lavorare, confermando il suo incarico, a bordo delle sue navi, quale Direttore di tutta la componente hotel e relativo equipaggio. Giampedroni è stato risarcito complessivamente con circa 110mila euro e con un vitalizio di circa 300 euro al mese dall’Inail.

ABBIAMO INFINE OTTENUTO UN ALTRO IMPORTANTISSIMO RISULTATO PER I NOSTRI ASSISTITI.

A fronte della nostra motivata ed argomentata opposizione alla richiesta, da parte della Procura, di rinuncia integrale alla audizione, come testimoni, di TUTTI i passeggeri presenti nella loro lista delle persone offese, la Corte ha confermato ed ammesso la testimonianza DI TUTTI I NOSTRI CLIENTI di “Giustizia per la Concordia”, che hanno desiderato ed espresso la ferma volontà di raccontare in aula il loro vissuto, a bordo della Concordia e nei mesi successivi fino ad oggi, trovando in questo modo, finalmente, il giusto spazio nel processo penale, anche la componente umana e risarcitoria. Il calendario delle testimonianze sarà stabilito a breve, ma contiamo che sia una fase spedita e di grande efficacia, finalmente introducendo la voce delle UNICHE VITTIME di questa vicenda, ovverosia i passeggeri.

Si riparte il 28 e 29 aprile con altri testi del PM e Anghela Blanc, compagna di cabina di una delle vittime decedute il 13 gennaio 2012.

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APPELLO AI PASSEGGERI DELLA COSTA CONCORDIA: i PM vogliono rinunciare alla vostra testimonianza!

naufragio-concordia-passeggeri-145342ABBIAMO BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO: la Procura di Grosseto ha deciso di rinunciare alla citazione come testimoni dei passeggeri che erano a bordo della Concordia la notte del 13 gennaio 2012.

La Pubblica Accusa ritiene sufficiente allegare le loro denunce-querele e, dunque, secondo loro, il processo sarebbe completo con le sole testimonianze in aula del personale di bordo e di terra della Costa, mentre nessuno dei passeggeri sopravvissuti al naufragio é mai stato sentito nel processo.

Noi stiamo combattendo perché la verità emerga e siano evidenziate le evidenti responsabilità della società armatrice in quello che è successo prima e dopo l’urto con gli scogli, ma senza la testimonianza dei passeggeri questa verità non potrà essere chiarita, non in tutti i suoi aspetti, anche umani. Innanzitutto va sottolineato che non tutti i passeggeri hanno depositato una querela, ma sopratutto, anche in quel caso, la vostra tragica esperienza resterebbe arginata in un atto processuale e sterile, che non renderà mai l’idea, al collegio dei Giudici, sulla paura di morire, le ore di freddo e di terrore e le conseguenze psicologiche del vostro vissuto.

Noi, Avvocati delle parti civili, lo sappiamo: perché nei nostri studi ABBIAMO ASCOLTATO LE STORIE RACCONTATE DAI NOSTRI CLIENTI, molto spesso con occhi lucidi e tenendosi tra loro per mano, per la sofferente emozione del ricordo.

Chi dei passeggeri della lista che pubblichiamo sia disponibile ed intenzionato ad essere sentito nei prossimi mesi, e voglia (o giustamente pretenda!) raccontare quello che ha vissuto e che ha visto durante il naufragio in termini di errori, di impreparazione e di scorretto comportamento del personale di bordo, prima e dopo l’incidente, é ora pregato di farsi avanti, dandoci la sua disponibilità, entro e non oltre questo venerdì, per consentirci, alla udienza di lunedì prossimo, di predisporre la lista dei testi che pretendiamo di sentire ed i motivi per i quali interessa farlo, ed opporci alla richiesta di rinuncia integrale della Procura.

Il Vostro aiuto ci consentirà così di delineare correttamente le responsabilità della società armatrice, che ha addossato l’intera responsabilità del naufragio al solo Schettino.

Preghiamo perció chi sia pronto ad essere sentito di specificare nel commento al seguente sondaggio, di riferire a cosa ha assistito e che cosa ha subito e che atteggiamento la società Costa ha poi tenuto nei suoi confronti, A PRESCINDERE DALL’AVER ACCETTATO O MENO IL RISARCIMENTO, così da permetterci di vagliare le voci che, più opportunamente, dovranno essere sentite dal Tribunale e dalla Procura.

Coloro che hanno ottenuto un risarcimento dalla Costa, possono egualmente essere ascoltati, ED ANZI essendo i testi più attendibili, potranno rendere un grande servizio alla ricerca della verità ed alla Giustizia. Chi non ha accettato il risarcimento e non si sia costituito parte civile nel processo penale in corso, inoltre, potrà rendere la propria testimonianza e comunque fare causa civile a Costa per ottenere i risarcimenti dovuti (ad esempio tutti i passeggeri che hanno seguito la c.d. “via americana” e che sono rimasti senza alcuna tutela risarcitoria, molti dei quali si sono già rivolti a noi per farsi assistere nella class action a Genova), e potrá ottenere, una volta dimostrata la corresponsabilità di Costa nel naufragio e nel ritardato abbandono della nave, un risarcimento dei danni proporzionato alla colpevole conduzione del naufragio da parte della società armatrice. Quel danno punitivo, sul modello americano, che alzerebbe il livello dei risarcimenti, svolgendo anche una funzione di prevenzione e monito, e che stiamo cercando di ottenere dal Tribunale penale di Grosseto.

LA VOSTRA ESPERIENZA, LA VOSTRA VOCE E LA COMPONENTE UMANA DEL NAUFRAGIO NON PUO’ E NON DEVE RIMANERE FUORI DA QUESTO PROCESSO.

Vi invitiamo, quindi, a consultare la LISTA PASSEGGERI che i Pubblici Ministeri avevano indicato nella loro lista testi ed oggi non intendono più ascoltare, e, trovando il vostro nome o quello di un vs familiare, COMPILARE IL SEGUENTE BREVE QUESTIONARIO

 

Il custode della nave Concordia indagato per frode processuale

porcellacchiaFiniscono indagati dalla Procura di Grosseto il responsabile della Costa Crociere al Giglio, Ing. Franco Porcellacchia, custode giudiziale della Costa Concordia, e il consulente di Costa, comandante Camillo Casella, oltre ad una terza persona che li avrebbe accompagnati a bordo del relitto, violando le aree sottoposte a sequestro; le ipotesi di reato sono di violazione di sigilli, modifica dello stato dei luoghi e frode processuale, poichè risulterebbe un loro accesso non autorizzato dell’autorità giudiziaria a bordo della Concordia il 22 gennaio scorso, cioè il giorno precedente il primo sopralluogo fatto dal Tribunale con avvocati e periti.

Secondo fonti non ufficiali, citati dalla agenzia reuters, la Procura ipotizza che “violando i sigilli apposti sul relitto, sia stato manomesso il generatore di emergenza“, ovverosia uno degli impianti di emergenza (DGE) che ono stati oggetto di fortissime critiche delle parti civili durante il processo contro Schettino.

Avevamo già criticato la nomina di un responsabile di Costa Crociere SpA come custode del relitto, venendosi così a trovare la stessa compagnia, oltre che nella già contraddittoria posizione di soggetto tenuto al pagamento (responsabile civile) e pretesa vittima (parte civile), anche nella più che inopportuna posizione di controllata (proprietaria della nave) e controllore (custode)!

La vicenda di Porcellacchia insomma non ci sorprende minimamente, ed anzi conferma quanto già, dal nostro accesso alla nave, avevamo sospettato e che, dalla scorsa udienza era emerso in modo evidente ed oggettivo: la alterazione dello stato dei luoghi da parte del custode. Infatti non appena messo piede sul ponte di Comando ci siamo chiesti per quale motivo fosse del tutto mancante il pavimento flottante del ponte di comando (dei pannelli quadrati montati su un controtelaio, tipo controsoffito, e coperti da una moquette di colore azzurro), lasciando “a nudo” tutto l’ambiente. Ebbene a ns. precisa domanda al riguardo, registrata e verbalizzata dai consulenti del Tribunale (Ammiraglio Cavo Dragone e assistenti) ci venne risposto che i pannelli del pavimento erano caduti da soli per gravità, quando la nave si era inclinata. La cosa non ci aveva affatto convinto, visto che i pannelli erano completamente assenti dall’area, anche nel versante opposto, quello precedentemente immerso, dove si era accumulata per gravità, ed ancora vi si trovava, una massa di oggetti, apparecchiature e strutture di ogni genere. Inoltre sembrava davvero troppo strano la totale assenza di tutti i pannelli e la assenza della moquette blu di copertura all’area.

Ebbene guardate questo video, che,  in occasione della scorsa udienza come sfondo del commento della giornalista di Sky TG24, e riproponendo le immagini video del primo accesso dei subacquei sul ponte di comando con la nave gia semi-immersa in posizione statica, dimostra in modo oggettivo quanto ci sia stata raccontata una vera e propria balla, essendo più che evidente che qualcuno abbia rimosso pannelli con tanto di moquette blu di copertura.

Insomma, quello che abbiamo sempre lamentato e percepito, ovverosia che Costa volesse nasconderci qualcosa e che a questo processo manchi ancora un pezzo importante, comincia davvero a trovare riscontri sempre più diffusi ed importanti.

LA GARA TRA COMANDANTI: Udienza 10 e 11 febbraio 2012

Costa Concordia in previous close call - FREE CONTENTAll’udienza del 10 febbraio 2014 viene ascoltato come primo testimone Massimo Callisto Garbarino, Comandante della Costa Concordia prima di Schettino, ed in particolare autore del passaggio ravvicinato il 14 agosto 2011 davanti l’isola del Giglio, con la stessa nave che ora giace adagiata sul fondale a poca distanza dal porto.

La Procura di Grosseto chiama Garbarino per sentirlo in merito ad una intercettazione telefonica, ascoltata alla udienza precedente, nella quale il comandante, parlando con un direttivo della manutenzione della Costa Crociere, si lamenta del fatto che le porte stagne della sua nave facciano acqua da tutte le parti.

Lo scopo dei PM, nella ennesima difesa d’ufficio della compagnia di navigazione, è subito chiarito nelle prime battute: depotenziare l’effetto della intercettazione, facendo chiarire al testimone che il malfunzionamento alle porte stagne era riferito alle cosiddette “baderne”, ovverosia una sorta di corda oleosa con funzione di guarnizione per la chiusura ermetica delle paratie. Il testimone riferisce che questa tipologia di porte stagne sono quelle montate sulla nave, sempre della Costa, oggi comandata dal Garbarino, mentre sulla Concordia vi erano delle paratie di altro tipo, senza baderna.

Le domande del Pubblico Ministero Dott. Leopizzi al teste, incredibilmente, si fermano qui.

Prende quindi la parola l’Avvocato Massimiliano Gabrielli per le parti civili il quale, appena accennato l’argomento del passaggio al Giglio in agosto 2011, viene subito stoppato dal Presidente del collegio giudicante, che, senza vi sia stata alcuna opposizione alle domande su questo tema da parte del PM, dal legale della responsabile civile ovvero dai difensori di Schettino, contesta al difensore che il controesame sul teste del PM potrà essere sviluppato solo ed esclusivamente sul tema delle porte stagne e nulla più.

Neanche mezza domanda viene consentita sull’inchino fatto appena sei mesi prima da Garbarino.

La produzione del documento inedito che illustra l’analisi effettuata dal LLOYD’S LISTING INTELLIGENCE di Londra, e che sovrappone le rotte Garbarino/Schettino davanti al Giglio definendo l’inchino di agosto 2011 come “near miss” ossia MANCATO INCIDENTE non viene consentita a noi parti civili!

Solo attraverso la produzione mediante i difensori di Schettino, ai quali non può esser imposta alcuna limitazione al deposito documentale, questa importante e illuminante mappa viene acquisita agli atti.

Si scatena una polemica mediatica sulle fonti dei dati e del documento. Specifichiamo: Lloyd’s list è il giornale online specialistico del settore marittimo, che ha sviluppato il documento sulla base dei dati di Lloyd’s Listing intelligence, ovverosia un ente che fornisce un servizio online interattivo (www.lloydslistintelligence.com) che offre movimenti dettagliati delle navi, posizionamento AIS in tempo reale, informazioni complete sulle navi, imprese, porti e INCIDENTI, nonché rapporti di credito, dati di settore e analisi tra cui a breve termine prospettive di mercato relazioni. Lloyd List Intelligence fornisce anche una serie di servizi di sostegno, quali approfondite consulenze, ricerche, due diligence, analisi dei trend di mercato e la valutazione del rischio di credito per interi portafogli assicurativi. (Fonte Wikipedia)

Tanto per dire che la fonte non è un “giornaletto” come il legale della responsabile civile vorrebbe far credere al Tribunale, con un intervento in udienza del giorno successivo sul quale, ancora una volta, il Presidente non ha consentito una qualche replica agli avvocati di parte civile!

Ma la questione sulla fonte del documento è un finto problema, che non cambia una virgola alla attendibilità del suo contenuto e non sminuisce minimamente la portata del fatto, ormai chiaro anche ai sassi, che la compagnia Costa conoscesse e sponsorizzasse la pratica dell’inchino, che i comandanti Palombo (inventore dell’inchino) e Garbarino, con i loro passaggi sottocosta a velocità sostenuta al Giglio, e infine che la benevolenza delle Capitanerie di Porto siano stati il terreno fertile per arrivare alla bravata di Schettino il 13 gennaio 2012, con la partecipazione di tutti gli ufficiali di plancia, e la consapevolezza di tutto l’equipaggio in sala macchine.

Il testimone sentito subito dopo, Michele D’Andrea ufficiale della Guardia Costiera di Palermo, chiarisce ancora meglio il sistema “Costa” raccontando l’episodio del 2005 riguardo la Costa Fortuna che, avendo presumibilmente toccato sul fondo a Sorrento, aveva in entrata una via d’acqua di 1 tonnellata l’ora dall’asse dell’elica, eppure, invece di entrare al porto più vicino, si dirige comunque a Palermo per non interrompere la crociera e, rimanendo per due volte consecutive alla deriva lungo il tragitto, arriva in modo trafelato in Sicilia e, invece di sbarcare i passeggeri per poi andare in bacino per fare le riparazioni, si “lancia” nel bacino della Fincantieri con tutto il suo carico umano a bordo. La Fortuna, contro ogni regola di sicurezza immaginabile, viene messa in secco con le circa 3000 persone a bordo.

La Costa Crociere anche in quella occasione mente alle autorità portuali, alle quali riferisce di aver incagliato l’elica in una lenza, mente ai passeggeri, riferendo una situazione normale di sbarco a Palermo e solo la presenza di un problema tecnica, e mente perfino nelle dichiarazioni sul giornale di bordo, con una mail inviata dalla direzione della Compagnia, con la quale viene di fatto ordinato al comandante della Fortuna di trascrivere una falsa situazione. La indagine avviata dalla Capitaneria porta alla apertura SOLO NEL 2012 (!!), dopo l’esposto presentato dal fotografo di bordo Cappello, di un procedimento penale a Palermo sui fatti, ormai presumibilmente ed in grande misura prescritti!

Grande risalto viene dato dai giornalisti a queste vicende e Costa Crociere esce letteralmente sepolta mediaticamente da questa giornata processuale.

Tenta affannosamente di fare comunicati per disconoscere (ancora!?) una propria partecipazione a questi eventi (ANSA 10 FEB – “Che la societa’ fosse a conoscenza della pratica definita ‘dell’inchino’ e’ falso”) che, a loro dire sarebbero effettuati a bassa velocità ed in totale sicurezza.

Peccato che Palombo, l’inchiesta parlamentare e la Capitaneria di Porto S. Stefano, le mail di ringraziamento tra Garbarino e Sindaco Ortelli, e lo stesso blog della Costa abbiano detto qualcosa di molto diverso. Ferrarini è stato il referente in azienda del passaggio in agosto al Giglio, la Capitaneria nega per iscritto (allegato) di aver mai minimamente concordato il passaggio, che risulterebbe fatto a 14,5 nodi e non a bassa velocità. Abbiamo visto un filmato fatto dal Giglio ad agosto 2011 ed a Positano prima di allora, che, salvo non fossero stati accelerati, mostrano la Concordia suonare le sirene e filare che era una meraviglia.

Il giorno 11 febbraio viene sentito Roberto Bosio, k2 o comandante in seconda della nave Concordia, il quale riferisce riguardo le fasi successive all’urto e la gestione della emergenza in plancia, secondo la timeline VDR già nota, ed esaminata più volte con altri ufficiali presenti in plancia.

Il fatto più rilevante riferito da Bosio riguarda l’ordine di abbandonare la nave, che venne in effetti dato dal comandante in seconda, dopo che Schettino aveva più volte risposto “aspetta aspetta” mentre era impegnato al telefono con Ferrrarini a terra. E’ proprio Bosio a lasciare per ultimo la plancia dopo aver schiacciato il pulsante di abbandono nave.

Doveroso riferire che al momento dell’abbandono nave molte scialuppe erano già state calate in assoluta assenza di ordine dalla plancia, in una sorta di ammutinamento da parte di chi si trovava sul ponte 4.

Elemento emerso dalle ns domande è che Bosio non ha ancora incassato alcun risarcimento, ma riferisce di aver ricevuto solo una proposta di liquidazione, dalla Costa, per 8.000,00 euro; proposta che non ha accettato. Non é dato sapere se ci siano trattative in corso, visto che gli altri ufficiali hanno portato a casa anche fino a 35.000 euro.

La Concordia ha fatto un’altra vittima

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Oggi 01.02.2014 è morto al Giglio un sub spagnolo, rimasto schiacciato dal relitto della Concordia mentre, pare, stava lavorando alla installazione dei cassoni, necessari alla rimozione del relitto. Ci sentiamo profondamente scossi da questa terribile notizia, e dopo essere stati appena pochi giorni fa a bordo per il sopralluogo, trascorrendo l’intera giornata tra gli operai e tecnici della Titan-Microperi, è ancora più forte il nostro coinvolgimento e solidarietà per quegli uomini che si trovano a rischiare e, tuttora, a perdere assurdamente la vita per questa nave, davvero maledetta.

La falsa illusione su una sicurezza e di avere il pieno controllo sul gigante di ferro continua a fare vittime. Nonostante sostenessimo, sul ponte di comando, di sentire il movimento della nave, ci veniva detto che era solo una sensazione, eppure il lievissimo rollio, ne siamo sicuri, c’era ed era reale.

Il pensiero va alla famiglia, alla quale, a nome di tutti gli avvocati del pool e dei nostri clienti, rappresentiamo le nostre più vive e vere condoglianze.

Sulle navi da crociera della Costa si navigava con il Tom-Tom – Ud. 27 e 28 gennaio 2014

tomtomIo ed Alessandra Guarini abbiamo partecipato in sostituzione dei vari Colleghi di Giustizia per la Concordia alle udienze del 27 e 28 gennaio.

Il 27 sono stati sentiti Aquilini, Galli e Bongiovanni.

Aquilini, capo dei Vigili del Fuoco di Grosseto, ha raccontato di avere saputo dell’incidente della Concordia tramite telefonate arrivate ai Vigili del Fuoco da alcuni passeggeri a bordo. Immediati sono stati i soccorsi mandandosi a bordo vigli del fuoco e sommozzatori ad aiutare i sopravvissuti a scendere dalla nave (da sinistra attraverso le biscaggine quando la nave si era già ribaltata). Importantissima è stata l’opera dei Vigili del Fuoco nel rinvenire le vittime del naufragio nei giorni successivi all’evento. Significativo negativamente che la Costa abbia cominciato a dare il suo contributo ai soccorsi – fornendo la planimetria dei vari ponti della Concordia – solo dalla mattina del 14 gennaio 2012.

Galli, capo dei vigili urbani del Giglio, ha raccontato di essersi recato sul posto – sulle scogliere immediatamente vicine al lugo del naufragio – a coordinare il cammino dei naufraghi che lì erano sbarcati verso Giglio porto.  Significativo il fatto che vede Schettino su uno di tali scogli asciutto e che, offertogli di organizzargli un’imbarcazione per tornare a bordo questi non abbia voluto tornarci.

Bongiovanni, a bordo della Concordia come ufficiale di coperta e responsabile per la formazione del personale in tema di sicurezza a bordo. Racconta di essersi subito dopo l’urto recato sul ponte di comando mettendoci pochi secondi poiché era al ponte 11. In plancia si occupa di supportare Schettino dandogli le informazioni che ricava dal Martec. Secondo lui le porte stagne erano chiuse. Non si spiega perchè non sia stato dato subito l’allarme generale considerato che i locali diesel generatori 123 e 456 risultavano essersi allagati e racconta anche lui che Schettino era in costante contatto telefonico con Ferrarini. Conferma che le comunicazioni date alle autorità marittime parlavano di black-out. Dice che l’allarme generale è stato dato praticamente da lui.

Molto significativo quanto emerso circa il fatto di avere ricevuto pressioni da Carella di Costa Crociere affinchè cambiasse il proprio avvocato (Bongiovanni in un primo momento era formalmente indagato anche lui) in favore di uno pagato da Costa: Guarini ha fatto sentire una registrazione di una telefonata intercorsa a febbraio 2012 tra Bongiovanni e Carella che è molto significativa in ordine alle pressioni fatte ed alle modalità di esse (addirittura Carella ha spinto sul fatto che l’avvocato di Bongiovanni avrebbe fatto un errore che sarebbe stato pagato in termini di ulteriore dolore dalla mamma della bambina uccisa nel naufragio). Una pagina, insomma, significativa circa il modus operandi della società: il Presidente stesso del Tribunale – a fronte di un’improvvida eccezione del difensore della responsabile civile – ha lasciato sentire la telefonata.

Il 28 sono stati sentiti Mattesi, Porcelli, Campagnoli e Parodi, tutti dell’unità di crisi di Costa.

Mattesi, che ha preceduto Ferrarini nella carica di responsabile dell’unità di crisi fino al 2010, appena arriva dall’estero la sera del 13 gennaio va nella sala dell’unità di crisi ma quando arriva la nave era già ribaltata (verso le 23.30). Vede chi c’è ma ormai c’è poco da fare. Poco dopo va in auto al Giglio. Interessante è l’intercettazione fatta sentire in aula dal PM in cui parla con Garbarino delle porte stagne che fanno schifo ma precisa che parlava di un’altra nave.

Porcelli, fa parte dell’ufficio legale interno di Costa. Partecipa in sostituzione di Carella alla riunione dell’unità di crisi. Parla del deterioramento della situazione man mano che il tempo passava. Si reca anche lei al Giglio per essere di supporto anche a Schettino. Il PM le legge parte della trascrizione di una telefonata intercorsa tra lei e Parodi dell’ufficio tecnico in cui questi parla di prove a mare finte per una nave che doveva essere consegnata da Fincantieri a Costa.  Porcelli dice che non sapeva di cosa parlasse Parodi. Naturalmente dice che non sa se i lavori dell’unità di crisi fossero registrati o se ne facesse una verbalizzazione.

Campagnoli, ha partecipato all’unità di crisi. Su accordo delle parti si produce il verbale delle sue SIT del 22.5.2012.

Parodi, ingegnere navale dell’ufficio tecnico di Costa. Ha partecipato alla riunione dell’unità di crisi. Non ha sentito cosa Ferrarini dicesse a Schettino. Non sa dire perchè partecipassero gli ispettori del RINA all’unità di crisi – salvo il fatto che sarebbero serviti per ricertificare la nave se avesse potuto ricominciare a navigare. Lui doveva dare supporto tecnico ma non lo di fatto dato perchè la nave si è ribaltata presto. Gli fanno sentire l’intercettazione in cui parla con la Porcelli e dice che le prove in mare non sono false ma solo si fa navigare la nave con una minore velocità per non forzare il motore in caso di problemi alla boccola che si surriscalda. Anche la Concordia – risulta dalla telefonata – era stata certificata ad un numero minore di giri per la boccola che scaldava. Gli si fa ascoltare un’altra intercettazione – stavolta ambientale mentre era in auto con la moglie – in cui si fa riferimento al fatto che l’organigramma dell’unità di crisi è stato redatto il giorno dopo la crisi.

Ha fatto decisamente una bruttissima figura con i suoi non ricordo, non lo so, non ho capito.

Certamente all’udienza del 28 gennaio, a cui ha partecipato anche Carella, non abbiamo visto gli uomini di Costa particolarmente felici in quanto anche la stampa si è resa conto di quanto i testi appartenenti alla società siano poco attendibili in assoluto, e tutti i media hanno enfatizzato e fatto ascoltare pezzi molto suggestivi di intercettazioni tra gli uomini della compagnia di navigazione, dove si lamentavano tra loro che sulle navi si guastava continuamente tutto, i thruster di prua, quelli di poppa, la pinna stabilizzatrice e perfino tutti e due i gps, tanto che un’altra nave ammiraglia della flotta Costa Crociere era dovuta arrivare in porto a Buenos-Aires utilizzando un navigatore tom-tom delle auto…

A saperlo prima si sarebbe potuto installare un autovelox sugli scogli del Giglio!

   Cesare G. Bulgheroni

Udienza 13 gennaio 2014: il volto umano del processo, sit-in dei passeggeri della Concordia

Concordia:2 anni;'corteo' naufraghi,minuto silenzio in aulaUna trentina di passeggeri si sono raccolti e raccontati a Grosseto in occasione del sit-in organizzato da “Giustizia per la Concordia” per il secondo anniversario del naufragio della nave Costa Concordia. Nonostante fosse noto che l’udienza vera e propria non si sarebbe tenuta, erano presenti tutti i giornalisti delle principali testate e reti nazionali ed estere, ancora oggi interessati a descrivere il volto umano delle parti civili. Un appuntamento importante, che quindi ha sicuramente centrato gli scopi prefissi dal ns. pool: commemorare le vittime, chiedere alla Costa maggiore rispetto per i passeggeri e sensibilizzare il Tribunale e l’opinione pubblica sul tema delle gravi responsabilità della compagnia di navigazione.

Un ringraziamento enorme va dunque a queste persone, alcuni di loro anche provenienti dall’estero, che hanno voluto partecipare alla ns. iniziativa e, a loro spese, hanno mostrato il più vero degli aspetti di questa vicenda, troppo spesso schernito dai legali della compagnia di navigazione, ovverosia la sofferenza ancora presente in tutti al ricordo indelebile di quelle ore di terrore. Commozione e molti occhi lucidi nel corso del minuto di silenzio osservato in aula da naufraghi, magistrati ed avvocati, a suffragio dei 32 morti del 13 gennaio 2012. Altro aspetto importantissimo, per noi del pool, è stata la eccezionale ed uniforme “preparazione” dei ns. clienti intervenuti sulle tematiche e sugli sviluppi processuali, testimoniando l’utilità di questo blog ed il valore delle nostre relazioni su ogni udienza ed aspetto della vicenda. Il collegamento su Facebook ha generato migliaia di letture degli articoli in questi giorni.

isola_del_giglio_costa_concordia_raddrizzata3Unica disposizione del Collegio inerente il processo, in questa sessione, riguarda la autorizzazione ad una delegazione di 10 avvocati a salire a bordo della Concordia per accompagnare i periti ed i consulenti il 23 gennaio, alla ricerca di importanti elementi sopratutto riguardo ai malfunzionamenti del generatore diesel di emergenza (DGE) ed alla presunta alterazione del registro informatico delle manutenzioni. Noi avvocati di Giustizia per la Concordia, come sempre in prima linea, ci saremo.

Due grandi assenti: Francesco Schettino, che ha perso una occasione unica, mancando all’appuntamento con quei passeggeri che, pur aspettandosi le scuse del comandante per gli errori commessi, chiedono di allargare le responsabilità anche verso la compagnia,  e la compagnia Costa Crociere, la quale, oltre a non aver avuto neppure il decoro di unirsi alla richiesta, avanzata e preannunciata al Presidente Giovanni Puliatti dagli avvocati delle parti civili  (alla quale ha aderito la difesa dell’imputato), per disporre qualche minuto di silenzio in forma di memoria e rispetto per le vittime, ha fatto di tutto per impedire ai naufraghi di raggiungere il Giglio.

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Ed invero se, come già detto, al primo anniversario la Costa S.p.A. mandò una lettera a tutti i passeggeri della Concordia, invitandoli espressamente a non recarsi sull’isola per le celebrazioni, quest’anno ha deciso di fare meglio: non interessandosi dei transfer da e per l’isola (come fu costretta a fare l’anno scorso), ha di fatto impedito a tutti i passeggeri e coloro che avrebbero voluto unirsi alle commemorazioni serali organizzate dal comune del Giglio, di  poter tornare la sera sulla terraferma, visto che l’ultimo traghetto Toremar parte alle 17,30. E la Costa è una imponente compagnia di navigazione!

Una udienza, in conclusione, svuotata di contenuti processuali, tenuto conto dello sciopero nazionale degli avvocati al quale ha aderito la difesa di Schettino (rinvio al 27 gennaio 2014), ma decisamente piena di significato umano, come non era mai avvenuto prima in questo processo, in ogni occasione dimostrando la portata eccezionale dell’evento che l’ha originato.

Grazie ancora a tutti coloro che hanno portato la loro testimonianza e voce a Grosseto, ed a tutti quanti quelli che sul web seguono ed apprezzano il nostro incessante lavoro alla ricerca della verità sul naufragio.