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7 anni dal naufragio Concordia

Era più o meno ora di cena quando, il 13 genaio 2012, la Costa concordia si apprestava ad eseguire l’accostata all’isola del Giglio, un passaggio in “navigazione turistica” meglio conosciuto come “inchino”, all’epoca un termine noto solo ai marittimi e poi divenuto patrimonio gergale comune; alle ore 21:43 l’impatto con lo scoglio affiorante delle “Scole”. Inutile qui ed oggi ricordare i nomi ed il peso delle responsabilità accertate e quelle rimaste in penombra, quelle dichiarate e quelle non cercate.

Il giorno della memoria ha universalmente uno scopo diverso, ricordare un evento epocale, catastrofico e tristemente drammatico, allo scopo di commemorare le vittime, non dimenticare mai la drammatica vicenda vissuta da tante persone (in questo caso oltre 4mila a bordo) ed infine aumentare la prevenzione nella consapevolezza della evitabilità e ripetibilità di un evento simile. Il naufragio della Concordia in questo senso possiamo certamente dire che – nella sua dimensione epocale e processualmente eclatante – ha di sicuro cambiato qualcosa in positivo; al di là ed oltre dei risultati civli e penali, i passeggeri sanno per certo che quanto è accaduto loro, difficilmente potrà ripetersi in un prossimo futuro, avendo l’incidente contribuito ad introdurre nuove regole nautiche e limitazioni operative più rigide per impedire una così deliberata ed incauta gestione della sicurezza della navigazione ed una altrettanto approssimativa e criminale gestione delle emergenze.

Oggi, a distanza di 7 anni esatti, ricordiamo le persone che hanno perso la vita e quelle che sono sopravvissute al semi-ribaltamento della nave da crociera, miracolosamente andata ad incagliarsi su un basso fondale appena fuori il porto del Giglio, grazie solo al vento favorevole, evitando conseguenze e perdite di vite enormemente peggiori. Per 3 anni la Concordia è rimasta lì, a mo’ di monumento all’assurdità umana ed a fungere da funesto monito per le navi in transito.

La gigantesca nave è stata ormai rimossa e velocemente smantellata, ma la memoria no, quella non può e non va rimossa; a tutte le persone che erano a bordo ed a tutte le moltissime altre che in vario modo hanno partecipato a questa vicenda, va riconosciuta e dedicata questa ricorrenza: a chi non ha più voce ma anche a chi non può e non vuole dimenticare.

SENTENZA DEFINITIVA – SCHETTINO IN CARCERE

12 maggio 2017 – la Corte di Cassazione conferma: dopo una camera di consiglio di oltre 4 ore, i giudici di Piazza Cavour rientrano in aula e mettono il punto definitivo alla vicenda processuale che ci ha impegnato negli ultimi 5 anni. Diventa così definitiva la condanna a 16 anni di carcere per Francesco Schettino, che attendeva in incognito la decisione a Roma, per evitare di finire in uno dei sovraffollati carceri napoletani, pronto a costituirsi a Rebibbia dove ha già trascorso la sua prima notte in cella, la prima di una lunga serie, non meno di 8-10 anni. Si chiude un cerchio, ed in noi si è in queste ore stabilizzato un senso di alleggerimento, conseguente all’approdo su un risultato oggettivamente importante, nell’aver portato a termine il nostro compito professionale, ed aver soprattutto visto scongiurato il pericolo di un annullamento della sentenza da parte della Cassazione con rinvio ad altra sezione di appello, come d’altronde avevano richiesto non solo i difensori dell’imputato, i quali nella loro arringa avevano puntato all’azzeramento del processo d’appello per irregolarità nella formazione del collegio ed avevano sostenuto ancora una volta la tesi del “complotto e sabotaggio” da parte degli ufficiali della Concordia in danno del Comandante, ma come era stato invocato anche dalla stessa Procura Generale, che puntava ad un aggravamento della pena. Un ipotetico nuovo grado di giudizio penale che i nostri clienti, le vittime, avrebbero vissuto con estrema fatica e sofferenza. I passeggeri sono stanchi e ci chiedevano di chiudere definitivamente questa penosa pagina della vicenda processuale e della loro storia personale. Tirare una linea ed andare oltre. Nessun particolare sentimento di vendetta o di acerrimo giustizialismo contro l’uomo Schettino, ma sicuramente il desiderio di sentir pronunciare la parola fine, almeno al processo penale, e così è stato.

Ancora una volta, eravamo noi del pool di “Giustizia per la Concordia”, in blocco ed uniti, e pochi altri, gli unici legali delle parti civili ad esser presenti nella lunghissima giornata all’interno dell’aula magna della IV sezione penale della cassazione, e nell’altrettanto lunga attesa pomeridiana, passata in una afosa giornata a passeggiare di fronte al Palazzaccio, pronti a tornare in aula su allerta della cancelliera sui nostri telefonini, per ascoltare la lettura del dispositivo della sentenza, avvenuta solo verso le 19,50. Rigettando tutti i ricorsi, la Cassazione ha confermato la decisione di appello e consegnato alla giustizia il principale responsabile del tragico disastro marittimo avvenuto la sera del 13 gennaio 2012, poco prima delle 22, davanti all’isola del Giglio a causa di una negligente ed improvvida manovra di accostamento ad alta velocità, squarciando il fianco della nave da crociera Concordia sugli scogli affioranti delle Scole. A bordo erano in 4.229, tra croceristi ed equipaggio, morirono 32 persone, decine i feriti. I segni del ricordo indelebile, ancora vivo, di quei momenti in attesa dello sbarco nel buio e freddo al largo del Giglio sono stati raccontati dai nostri clienti in tutta la loro drammaticità.

Dopo il monumentale processo penale di primo grado svoltosi a Grosseto, nel quale per oltre due anni di fila siamo stati impegnati in aula con estenuante intensità, e non solo come spettatori ma soprattutto quali veri protagonisti processuali per le parti civili, interpretando senza dubbio il ruolo dei legali più rappresentativi dei passeggeri e delle vittime, il 31 maggio 2016 la Corte d’Appello di Firenze aveva già confermato la condanna a 16 anni per Schettino. La Procura generale di Firenze aveva poi presentato ricorso in Cassazione, chiedendo di annullare la sentenza di appello, perché la pena comminata a Schettino era giudicata troppo lieve, invocando una condanna a 27 anni, la stessa richiesta formulata in primo grado dalla Procura di Grosseto, e aveva chiesto alla Suprema Corte di procedere a un nuovo processo per ricalcolare la pena in rialzo. Ovviamente anche i difensori dell’imputato avevano impugnato per Cassazione la decisione, proponendo una articolata serie di motivi, tutti puntualmente ed integralmente rigettati. La difesa degli imputati aveva chiesto anche di visionare in aula un video confezionato lo scorso marzo da Schettino, che aveva postato su YouTube, in cui si auto-difendeva, soprattutto sull’abbandono della nave, il reato più infamante contestato al comandante della Concordia. La richiesta è stata immediatamente opposta da noi parti civili, in ragione del fatto che si utilizzavano immagini e materiale non integralmente facente parte del fascicolo dibattimentale, che si trattava di questioni prettamente di merito e non di legittimità e che in tal modo si consentiva a Schettino di rendere indirettamente dichiarazioni libere ai giudici, cosa che avrebbe potuto ben fare se avesse scelto di presenziare in aula, ma non potendolo certo fare attraverso un suo video; il Collegio della IV sezione di Cassazione, ha in effetti rigettato tale richiesta e disposto procedersi oltre nella discussione finale, pronunciando a fine giornata la sentenza definitiva ed irrevocabile di condanna.

Ci sarebbe piaciuto veder finire in cella assieme al comandante della Concordia anche qualche altro personaggio di Costa Crociere – altrettanto responsabile e non solo da un punto di vista morale – ricordando le pene lievi concesse con il patteggiamento a tutti gli ufficiali di plancia e soprattutto al responsabile a terra dell’unità di crisi Ferrarini, oltre ai vertici societari della compagnia di navigazione, cioè coloro che hanno consentito la pratica degli inchini ed hanno messo Schettino al comando di una ciurma di gente impreparata a gestire l’emergenza, ma questa è stata sin da inizio la impostazione voluta dalla Procura di Grosseto in questo processo Schettino-centrico, al fine di arrivare ad una sentenza rapida e sicura, come oggettivamente è avvenuto. Sentenza di primo grado confermata in pieno e decisione irrevocabile e definitiva in 5 anni. Un vero record per la giustizia italiana.

Restano le questioni civilistiche, per alcuni dei nostri clienti che devono ancora incassare parte delle provvisionali liquidate in appello e che potranno ora promuovere le azioni civili per le liquidazioni definitive, e per molti altri passeggeri, soprattutto quelli rimasti tagliati fuori dal processo penale per aver seguito la rovinosa “via americana” della class action, che erano in attesa della definizione del giudizio penale per avviare le proprie richieste di risarcimento presso i Tribunali civili nazionali, e restano aperti molti altri aspetti della vicenda che continuano e continueranno ad occuparci per molto altro tempo. Il processo “Concordia” ha segnato una traccia ed aperto scenari prima scnosciuti ed inavvicinabili, e da qui parte il filo conduttore di ciò che sta avvenendo in altri processi e nelle indagini penali nei più importanti disastri marittimi e del mondo dei trasporti nel nostro paese: l’incendio del “Norman Atlantic” tra Italia e Grecia, l’incidente del “Jolly Nero” con il crollo della torre piloti nel porto di Genova, il disastro ferroviario “Andria-Corato”, le indagini sui rapporti promiscui tra Rina e Capitaneria di Porto, compagnie di navigazione e certificazioni facili etc. etc.

Ma il processo penale “Concordia” finisce qui. Giustizia è fatta.

13 gennaio 2017 – cinque anni dal naufragio Concordia

Appello concordia SchettinoIn memoria del naufragio della Concordia 13 gennaio 2012; sono passati cinque anni da allora, aspettando la sentenza definitiva dalla Corte di Cassazione.

Il 13 gennaio del 2012 alle 21:46 circa la nave Costa Concordia comandata da Francesco Schettino durante una sciagurata manovra di accostamento all’Isola del Giglio – c.d. inchino – fatta per omaggiare il maitre Tievoli originario dell’isola, urtava uno scoglio alle Scole provocando uno squarcio sotto la linea di galleggiamento del transatlantico di addirittura 70 metri.

A distanza di cinque anni e con due intense fasi processuali alle spalle non è stata detta una parola definitiva riguardo alle responsabilità che portarono a quel naufragio; un tempo relativamente molto breve per un processo penale di questa portata nel nostro paese, ma certamente lungo per chi attende giustizia. Quello che il Tribunale di Grosseto prima e la Corte d’Appello di Firenze poi ci hanno detto è che esisterebbe solo un colpevole per quel disastro, il Comandante Schettino, condannato alla pena di ben 16 anni di reclusione. Una pena adeguata alla gravità dei fatti, anche se noi crediamo che anche altre persone avrebbero dovuto essere sul banco degli imputati nel processo per il naufragio della Concordia. Non è stato un caso quello per cui imputati siano stati solamente gli ufficiali di bordo ed invece dei vertici nessuno della compagnia di navigazione sia stato chiamato a rispondere dei fatti alla base della tragedia.

Noi continuiamo a combattere con la passione che ci ha contraddistinto fin qui, perché la Giustizia abbia il suo corso e perché tutti gli individuabili responsabili del naufragio di quella notte all’Isola del Giglio siano perseguiti per legge ed eventualmente condannati. Le provvisionali riconosciute in primo e secondo grado hanno dato ragione ai passeggeri ed alle vittime, arrivando a quintuplicare ed anche oltre, i risarcimenti che Costa crociere aveva offerto ai naufraghi, e continuiamo nella nostra battaglia anche in Cassazione.

In memoria delle troppe persone, 32, che hanno perduto la vita e dei moltissimi altri sopravvissuti che ancora oggi portano i segni indelebili di quei terribili momenti, vissuti per salvaguardare interessi economici che troppo spesso pesano più della sicurezza dei passeggeri.

Gli Avvocati del pool Giustizia per la Concordia

Discussione delle parti civili – Udienze 4-6-9-10 Maggio

Al processo di appello per il naufragio della Concordia é finito il primo turno di discussione prima che la difesa dell’unico imputato prenda la parola.

All’udienza del 28 aprile aveva discusso il PM Leopizzi – con l’intervento finale del Procuratore Generale di Firenze a richiedere l’inasprimento della pena irrogata a Schettino fino addirittura a 27 anni di reclusione e tre mesi di arresto – chiedendo il rigetto integrale dell’appello degli avvocati Senese e Laino per il comandante, osservando in primo luogo che dovevano essere dichiarati inammissibili i motivi di appello dell’Avv. Laino perché erano solamente la trascrizione della sua discussione di primo grado traslata nell’impugnazione, senza alcun esame della sentenza.

Peraltro, secondo il PM, il limite dell’impostazione dell’impugnazione era quello di non considerare quanto era registrato nel vdr – la scatola nera – della Concordia ed il fatto che comunque Schettino era indubitabilmente al comando al momento dell’impatto. Non apprezzare tali circostanze certe, avrebbe limitato necessariamente l’efficacia dell’impugnazione così come l’avere parcellizzato le varie circostanze dei fatti avvenuti senza dare loro una visione d’insieme, così di fatto mistificandole.

D’altronde il tentativo di scaricare la colpa su Ambrosio e su Rusli Bin é comunque un errore, poiché le responsabilità del Comandante sarebbero almeno pari a quelle di Ambrosio per avere messo alla manovra del timone lo stesso Rusli Bin, i cui errori non hanno avuto decisivo rilievo quanto all’urto con gli scogli, considerata la velocità ed il ritardo nell’impostare la manovra di emergenza.

All’udienza del 4 maggio sono poi iniziate le discussioni delle parti civili che hanno tutte chiesto la conferma della dichiarazione di responsabilità penale di Schettino, chiedendo la riforma delle statuizioni civili secondo svariati aspetti. A quel l’udienza si é  distinta la discussione dell’Avv. Sergio Bellotti di Roma, che ha evidenziato in maniera davvero incisiva i capisaldi dei propri motivi di appello e, anche da un punto di vista giuridico e processuale, le contraddizioni della sentenza che meritano una seria revisione da parte dei giudici di Firenze, sopratutto per quanto alle liquidazioni in favore delle parti civili. Dopo la discussione dell’Avv. Domenico Chirulli di Bari, abbiamo potuto ascoltare l’Avv. Massimiliano Gabrielli del foro di Roma, chiedere di nuovo a gran voce il riconoscimento del danno punitivo nei confronti della compagnia armatrice, quale correttivo, anche a livello di prevenzione, per tutti i rischi a cui i passeggeri sono stati sottoposti per le politiche al risparmio di Costa Crociere, che ha preso parte nella causazione del naufragio a cominciare dal consentire gli “inchini” tra l’altro proprio all’isola del Giglio, per proseguire nel non avere supportato Schettino durante la fase dell’emergenza per proseguire con le numerosissime manchevolezze dei sistemi di sicurezza a bordo a cominciare dal mancato funzionamento per errore di progettazione del Diesel Generatore di Emergenza. Chiude l’Avv. Gallenca di Torino, che enuclea la tesi di un possibile aggravamento della qualificazione giuridica delle responsabilità di Schettino, passando alla ipotesi di colpa cosciente o dolo eventuale.

All’udienza del 6 maggio le discussioni delle parti civili sono proseguite con gli interventi dei nostri Avv. Cesare Bulgheroni di Milano ed Avv. Alessandra Guarini del foro di Biella, il primo dei quali ha chiesto al Comandante Schettino di fare un passo indietro e di ammettere finalmente le proprie responsabilità circa l’errata manovra, le mancanze verificatesi nella fase emergenziale per non aver dato l’allarme generale in tempi opportuni e per non essere risalito sulla nave. L’intervento é proseguito delineandosi le responsabilità di Costa Crociere che vanno condivise con quelle di Schettino e che per questo va punita con la corresponsione di danni punitivi. L’Avv. Guarini ha invece ricordato che sul banco degli imputati mancano gli uomini della società che non sono stati indagati per una scelta miope della Procura di Grosseto che troppo ha incentrato le indagini sul ruolo di Schettino, e ha chiesto alla Corte di Appello di Firenze di trasmettere gli atti alla Procura stessa perché finalmente indaghi sulle responsabilità penali dei vertici di Costa Crociere. Infine l’Avv. Annamaria Romeo di Latina ha insistito sul punto del mancato riconoscimento di danni personalizzati alle vittime del naufragio, che non sono catalogabili in categorie ma ognuno ha subito differenti e valutati danni durante la fase dell’emergenza, e la cui prova, fornita dalle parti attraverso i consulenti e le relazioni medico legali, non è stata affatto oggetto di puntuale contestazione da parte della responsabile civile e dei suoi consulenti.

All’udienza del 9 maggio abbiamo assistito alle discussioni degli ultimi patroni di parte civile tra cui gli Avv.ti Michelina Suriano di Bologna e Salvatore Vitrano di Palermo che con diverse declinazioni hanno anche loro chiesto che i danni riconosciuti ai passeggeri vengano differenziati secondo le diverse prove date delle lesioni subite, tra cui il danno da stress post traumatico.

All’udienza del 10 maggio, dopo l’ultima discussione di un difensore di parte civile, l’Avv. De Renzis che efficacemente ha tratteggiato come la sentenza di Grosseto abbia dimenticato il dramma dei passeggeri nonostante abbia visto coi propri occhi persone adulte piangere ininterrottamente per le esperienze subite, é stato il turno dell’ Avv. Marco De Luca che, come in primo grado, difende la responsabile civile Costa Crociere SpA. L’Avv. De Luca ha sostenuto che Costa risponde del fatto di Schettino solamente dal punto di vista civilistico, ma che non sarebbe sul banco degli imputati e che quindi non può essere chiesto il danno punitivo nei suoi confronti. D’altronde Costa ritiene giusta la decisione di primo grado quanto alle cifre provvisionali concesse alle parti civili sostenendo che secondo lui i danni subiti dai passeggeri, nonostante le consulenze tecniche agli atti, non sarebbero stati affatto provati.

Da notare che le statuizioni in favore dei passeggeri non sono state oggetto di appello da parte della Società, che quindi ha prestato acquiescenza alla decisione di liquidazioni tra 30-50mila euro a testa. Insomma il patrono di Costa, al di lá delle singoli posizioni trattate contro enti esponenziali, che a suo parere non avrebbero avuto diritto ad ottenere risarcimenti come deciso dal tribunale di Grosseto, non si avventura in una pretesa di riforma in pejus, e chiede la conferma della decisione di primo grado perché palesemente teme che la sentenza sia passibile di riforma, questa volta pesantemente punitiva nei confronti della società armatrice.

La parola passa ora alla difesa dell’imputato i cui interventi sono previsti per le udienze del 19 e del 20 maggio con prosecuzione al 23 e 25 per le repliche e contro repliche e con la prevista entrata in camera di consiglio per la decisione e sentenza all’udienza del 27 maggio con possibile prosecuzione al 31.

Processo Concordia Bis

Avvocato Massimiliano GabrielliLa associazione nazionale ANMIL, da sempre impegnata sul tema della sicurezza sul lavoro e rispetto delle normative antinfortunistiche, ha affidato il mandato difensivo agli Avvocati Massimiliano Gabrielli, Cesare Bulgheroni ed Alessandra Guarini, per essere rappresentata come parte civile nel processo Concordia bis, che si occuperà delle violazione delle norme a tutela dei lavoratori e dei reati ambientali. Alla udienza di apertura, tenutasi il 07.03.2015 davanti al Tribunale monocratico di Grosseto, gli Avvocati della associazione hanno depositato a sorpresa una richiesta di maxi-risarcimento per un milione di euro, motivata dai malfunzionamenti della nave ed il mancato rispetto delle normative di emergenza da parte della compagnia di navigazione, sul modello statunitense di danni punitivi con effetti deterrenti e di prevenzione contro futuri disastri navali, ed hanno ottenuto dal Giudice la chiamata in causa di Costa Crociere SpA come responsabile civile, che quindi sarà nuovamente tenuta al pagamento dei futuri risarcimenti. Le parti processuali giocheranno una partita contro il tempo, sul filo della prescrizione dei reati che, essendo di natura contravvenzionale, in questo giudizio maturerebbe a gennaio 2017; il calendario di udienze, già stabilito con ritmi molto intensi, ha però sin da subito chiarito che è tutta intenzione del Tribunale arrivare a pronunciarsi con una nuova sentenza prima della estate. Il 28 aprile si aprirà a Firenze anche il processo di appello del processo penale principale sul naufragio della Concordia, con il quale il comandante Francesco Schettino è stato già condannato a 16 anni di carcere.

RAI NEWS TGR EDIZIONE DELLE 19.30 del 08/03/2016 – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/basic/PublishingBlock-0f7d1998-654b-4a4d-8455-2d2a1121bfb2-archivio.html

Appello Concordia: prima udienza l 28 aprile 2016

Appello concordia Schettino.jpgInizierà a Firenze il 28.04.2016 il processo d’appello contro la sentenza di primo grado  pronunciata appena  l’11 febbraio 2015 dal Tribunale penale di Grosseto sul naufragio della costa Concordia, avvenuto il 13 gennaio 2012 al largo dell’isola del Giglio, ad appena quattro mesi dall’invio di tutte le carte processuali ai Giudici della Corte d’appello di competenza toscana.

Una evidente velocità privilegiata, quindi, anche per il secondo grado del monumentale processo, che nella precedente fase è riuscita a giungere a sentenza in soli due anni, articolandosi in circa 70 udienze (di media per sessioni da 3 giorni e due volte al mese, ma anche con punte di una settimana intera e 3 sessioni per mese, con udienze dalla 9,30 della mattina alle 18,00, a volte protratte ad oltranza fin dopo la mezzanotte), centinaia di testimoni e consulenti ascoltati in aula, un eccezionale numero di parti civili costituite, e circa 75 faldoni di carte processuali, documenti, trascrizioni, verbali, perizie, dati informatici ed elementi di straordinaria portata sia numerica che di analisi e studio.

Nel processo di appello le cose saranno estremamente più semplici dal punto di vista istruttorio, mentre per il Collegio della Corte d’Appello di Firenze sarà particolarmente complessa la analisi delle contrapposte doglianze, sollevate da tutte le parti processuali contro la sentenza del Tribunale.

Ha ovviamente proposto appello Francesco Schettino, classe 1960, unico imputato e condannato a 16 anni di reclusione ed 1 mese di arresto per tutti i reati contestati dalla Procura, dall’omicidio colposo plurimo alle lesioni colpose plurime, dal naufragio colposo alla violazione delle norme di prevenzione infortuni, fino all’abbandono della nave, quello contro cui si è più caparbiamente opposto il Comandante. I difensori di Schettino puntano ad una riduzione della pena, che ritengono eccessiva trattandosi di reati di natura colposa, ed alla diversa incidenza causale sull’evento, in relazione ai molti malfunzionamenti della nave e della procedura di emergenza predisposta da Costa Crociere. Lo stesso Schettino ha aggiunto di suo pugno dei suoi «personali motivi di appello», con i quali chiede che invece venga diversamente valutato il suo «tratto umano».

Ma ha presentato appello anche la Procura di Grosseto, capitanata dal PM dott. Alessandro Leopizzi, per una revisione in senso opposto della pena erogata, a  fronte delle ben più alte richieste  (26 anni in tutto) formulate in primo grado dall’accusa, per il concorso dei vari capi di imputazione.

Hanno proposto impugnativa anche decine di parti civili, tra i quali – come sempre in prima linea – i legali del ns. pool di Giustizia per la Concordia, avverso i criteri di liquidazione delle provvisionali ai passeggeri ed alle vittime, per un riconoscimento dei danni più alto ed una sentenza che faccia giustizia sostanziale più adeguata. Ricordiamo la più contestata liquidazione, per la morte della passeggera tedesca Gabriele Grube, in soli 60mila euro di provvisionale, e le liquidazioni ai sopravvissuti, che vanno dai 30 ai 50 mila euro a testa, puntando quindi ad ottenere acconti provvisionali più consistenti con il secondo grado. Punto fermo resta la ns. richiesta, poi, dei famosi danni punitivi, sul modello statunitense, che andrebbe a sanzionare economicamente in modo molto pesante Costa Crociere, con un meccanismo deterrente e di prevenzione per evitare il ripetersi di tragedie del genere, favorite da politiche di risparmio delle compagnie di navigazione sulla formazione equipaggio, manutenzione e sicurezza in genere. Anche molte associazioni ed enti, come il Comune del Giglio, hanno proposto appello contro una sentenza che in primo grado li ha lasciati quasi totalmente a bocca asciutta.

Ha infine appellato la sentenza anche la stessa Costa Crociere, soprattutto contro le liquidazioni milionarie ottenute dai ministeri e da alcuni enti, a fronte delle spese ed impiego mezzi ed uomini per contrastare la emergenza Concordia, che a livello nazionale ed internazionale ha avuto evidenza prioritaria.

Si aprirà quindi il 28 aprile una nuova e impegnativa pagina processuale sul naufragio del secolo, e noi saremo ancora una volta presenti in aula a Firenze per sostenere le ragioni delle uniche e vere vittime incolpevoli della tragedia, i passeggeri.

13/01/2016 quattro anni dal naufragio Concordia

Sono passati quattro anni esatti dal tragico naufragio della Costa Concordia al largo dell’isola del Giglio; il relitto della nave, rimasto a lungo adagiato su un fianco come monumento alla assurdità umana, è stato rimosso e quasi completamente smantellato. Non si cancella invece per tutti noi la memoria ed il ricordo per le vittime e l’impegno per coloro che hanno avuto la vita stravolta da quella che doveva essere una crociera felice;  il processo penale, giunto ad una severa condanna nei confronti del Comandante Schettino, pende ora in appello, nel segno della nostra costante ed instancabile ricerca delle concorrenti e ancora più gravi responsabilità dell’armatore.

Un processo storico che ha cambiato già molte regole sulla sicurezza a mare, ma che può ancora dare un significato a questo incidente, affinché non ci sia più una altra Concordia.

RICHIESTA DEL PM e DISCUSSIONE PARTI CIVILI: udienze 26, 27, 28, 29 e 30 Gennaio 2015

poolQuesta intensa settimana di udienza, che segue a la della requisitoria del PM, si è aperta con la richiesta di condanna dell’imputato, da parte della Procura, alla pena di anni 26 di detenzione di mesi 3 di arresto oltre alle sanzioni accessorie e la richiesta della misura della immediata custodia cautelare in carcere, senza attendere che la sentenza divenga definitiva.

Una richiesta in linea con i capi di imputazione e con le gravi responsabilità di Francesco Schettino, ma certo, trattandosi di reati pur sempre di natura colposa, si arriva attraverso il cumulo materiale dei vari reati e la prevalenza di tutte le aggravanti, ad una richiesta di condanna pesantissima. Siamo sicuri che il Tribunale darà all’imputato la pena che merita, non spetta a noi parti civili dare valutazioni sulla misura della pena detentiva di un uomo ad oltre un quarto di secolo di carcere, come non ci è stato consentito di intervenire sulle pene – oggi ancora più risibili – accordate in fase di patteggiamento a tutti gli altri coimputati.

Da lunedì dopo la pausa hanno preso la parola le parti civili e per il nostro legal team ad aprire la via con un intervento a gamba tesa é stato Sergio Bellotti, seguito dal Collega Stefano Minasi. Hanno entrambi posto con forza e vigore il tema collaterale ma strategico della responsabilità di Costa Crociere, che del vincolo inscindibile e diabolico che li lega, tornando ad affermare che il patteggiamento ex D.Lgsl 231/2001 che prevede la responsabilità amministrativa delle società derivanti dai reati commessi dai loro dipendenti, confermando che  in questo processo la Società ed i suoi vertici ben avrebbero potuto sedere affianco a Schettino sul banco degli imputati. Ottimo l’approfondimento del diritto ai danni punitivi, e soprattutto sulla natura dei danni alla persona, patrimoniali e non patrimoniali, esistenziali e da vacanza rovinata, tema poi ripreso ed ampliato da molti altri colleghi civilisti.

Toccante l’intervento del palermitano Avv. Salvatore Vitrano, che ha mostrato al Collegio e a tutti il “volto umano di questo processo”, rimettendo al centro del dibattito le vittime e le loro sofferenze.

Preciso e chirurgico l’intervento del Collega barese Domenico Chirulli che ha ricordato con passione il dramma dei suoi assistiti, il loro diritto ad un risarcimento equo e l’impegno profuso dai difensori, attraversando più volte l’Italia per seguire il Processo.

L’avv. Gallenca ha invece costruito il suo intervenuto sulla necessaria riqualificazione del capo di imputazione per omicidio in termini di dolo diretto, citando la sentenza della Cassazione sulla vicenda Thyssen e ricordando come questo processo non può esser affrontato come “un maxi tamponamento sull’autostrada del sole”.

Per quattro giorni le parti civili si sono battute con passione in una progressione che ha visto impegnati tutti noi.

L’avvocato Cesare Bulgheroni con una memorabile discussione ha perfettamente ricostruito, anche con le immagini della nave prima e dopo l’impatto, il clima festoso dei passeggeri a cena in contrapposizione a quello kafkiano e surreale della plancia di comando: il comandante che arriva accompagnato da una simpatica ballerina e che con grande esuberanza assume il comando dopo aver chiamato “quel grandissimo commodoro” di Palombo, sincerandosi così è solo così dei fondali per eseguire la scellerata manovra dell’inchino. Addirittura richiamando Rusli Bin “che se tanto mi dà tanto stava pulendo i finestroni con il vetril” per affidargli il timone a mano della Concordia e fare letteralmente al buio “l’accostatona” al Giglio.  Un clima di surreale ilarità, una plancia popolata di personaggi che potrebbero essere quelli di un circo.

E poi la tragedia, il dramma e le morti. I passeggeri che si trasformano in naufraghi a terra sul Giglio. Con un responsabile morale: il Commodoro Palombo, l’unico a conoscere le intenzioni di Schettino quella sera ed al quale – anche – viene dedicata l’esecuzione del passaggio. Morti non impedite dalle misure di sicurezza di una nave che non era assolutamente efficiente e che anzi presentava gravissime avarie.

E dopo Bulgheroni il testimone è passato all’Avvocato Massimiliano Gabrielli, che in una progressione straordinaria partendo proprio dalla responsabilità di Schettino  per le menzogne, causa principale delle morti, individua il ruolo di Costa Crociere nell’aver messo al comando della nave un uomo che sapeva avere quella tendenza alla menzogna, lo diceva espressamente il suo ex comandante Palombo, ed affonda sul danno punitivo, spingendo sulla diversa accezione del danno da responsabilità aggravata dalla condotta, sommergendo il collegio di tesi dottrinali e spunti giurisprudenziali a sostegno di una possibile applicazione del tutto credibile ed opportuna ma che, durante il processo, veniva arginata come fosse quasi una oscenità e che aveva fatto venire “pruriti a molti”.

Dopo aver dissertato abilmente sul danno punitivo l’avvocato Gabrielli ha ricordato come le politiche di risparmio di Costa Crociere, provate dall’assunzione di personale poco qualificato e di ufficiali “fatti in casa” giovani e impreparati, ha di fatto abbassato il livello della prevenzione e della sicurezza, e quindi fatto aumentare il rischio per l’incolumità dei passeggeri, guadagnandoci sopra; per questo merita una punizione esemplare, una “mazzata economica” perché una cosa del genere non gli convenga più. “Questo é l’unico linguaggio che questa gente conosce” ha concluso il collega, in questo modo provocando la reazione del legale della responsabile civile, che ha abbandonato l’aula per protesta, con il seguito di tutto il suo docile codazzo! Una mancanza di rispetto che il Collegio non ha gradito.

Hanno poi preso la parola Antonella Carbone e Annamaria Romeo, a cesellare sul danno da Disturbo Post traumatico da stress, provato  dal lavoro fatto in aula dal lavoro dei consulenti, ed in particolare dal Prof. De Girolamo. E poi una infinità di altre prospettive offerte da altri colleghi, Giuseppe Quartararo per Inail, Fabio Targa per i suoi clienti, Michelina Suriano che ha sempre partecipato praticamente a tutte le udienze. Lunghi, complessi e articolati gli interventi delle parti civili di natura istituzionale: l’Avv. Pinna per la avvocatura dello Stato, i difensori del wwf, degli altri enti, ed in particolare dell’isola del Giglio: altissime le cifre chieste a titolo di risarcimento, 200 milioni di euro per il comune dell’Isola.

world_03_0_temp-1380013117-5241543d-620x348[1]Dopo di loro l’intervento dell’avvocato Alessandra Guarini, che ha esordito citando Sciascia: “Schettino inchiodato su queste carte come un Cristo“. Per poi proseguire con una ricostruzione dei fatti in chiave retrospettiva o forse introspettiva. Schettino voleva dimostrare la sua bravura ai suoi ospiti ma soprattutto al Commodoro Palombo, il suo maestro, l’uomo di cui non era mai riuscito a soddisfare le aspettative. L’uomo che infatti aveva affidato il precedente passaggio al Giglio al “puntiglioso Garbarino” per la festa di Ferragosto del 2011. Innescando una gara tra comandanti agli occhi del Commodoro. Duro l’affondo su Palombo e Foschi, due testimoni chiave di questo processo. Non meno dura l’analisi di alcune testimonianze rese da dipendenti e ufficiali di costa, fondata sulla profonda conoscenza delle carte processuali della nostra esperta collega. Un filo logico ineccepibile: affondando le mani in quelle carte processuali, ne escono piene di gocce di ambrosia, gli elementi di responsabilità della compagnia e dei loro vertici aziendali.  Ed infine, la richiesta di una condanna non generica ma con contestuale liquidazione  di tutti i danni, anche in chiave punitiva, l’unico modo per fare giustizia,  con trasmissione degli atti per il reato di cui all’art. 451 c.p. a carico di Pierluigi Foschi e per il reato di falsa testimonianza a carico di Paolo Parodi.

L’ultimo a scendere in campo della nostra cordata é stato Edoardo Mensitieri, chiudendo i nostri interventi con una precisa e dotta analisi della condotta dell’imputato in relazione alla componente punitiva del danno.

Nessuno di noi ha tralasciato di dare ampio spazio negli interventi alle storie degli assistiti, protagonisti ed eroi-vittime di questa vicenda.

A seguire l’intervento di Codacons, rappresentata in aula da Giuliano Leuzzi che non esista a mettere sotto giudizio severamente ed in forma diretta la Procura di Grosseto, rea di non aver voluto vedere ciò che invece era evidente, con un lavoro investigativo polarizzato su Schettino a tutto vantaggio di Costa Crociere. L’Avv Leuzzi ripercorre posizioni del Codacons per le quali ci siamo trovati in aperto e fortissimo contrasto durante alcune fasi del processo, punta tutto sull’incidenza causale dell’errore del timoniere, ribadisce la assurdità delle posizioni assunte dal tribunale riguardo al rilascio delle copie, per le quali aveva richiesto in passato anche di dichiarare la nullità dell’intero processo, e poi si riallinea alle nostre posizioni quando tratta del malfunzionamento del DGE e degli ascensori come concausa sul numero delle vittime. Infine chiude in maniera roboante: Costa Crociere ha alterato i dati sui test periodi sul DGE ma ancora una volta la Procura ha voltato la faccia in modo troppo eclatante dall’altra parte, chiedendo l’archiviazione del procedimento con motivazioni “da teatro dell’assurdo”, ed iscrivendo d’ufficio per calunnia il denunciante!

In chiusura parla il legale della responsabile civile Costa Crociere, a cui si dedica la intera udienza del venerdì, e che ha senza mezzi termini definito non condivisibile ed anzi incomprensibile il lavoro delle parti civili per dimostrare le responsabilità di terzi, a tutto vantaggio dell’imputato!

Gli sforzi maggiori sono però riservati alla contestazione dei danni chiesti dal ministero dell’ambiente, della Regione Toscana e del Giglio. Il legale di Costa dedica ampio spazio anche alle richieste risarcitorie anche di un’altra parte civile: SOS Concordia. Una associazione di 180 persone.

Poi passa alle altre parti civili.

Ricorda le cifre già versate per l’equipaggio, comprese le vittime, e per i naufraghi, 66 milioni di euro solo per questi ultimi. I deceduti, risarciti 24 su 26, con complessivi 24 milioni di euro. Provata la volontà risarcitoria! Molte parti civili risarcite durante il processo. Del resto ampia e costosa é stata la copertura assicurativa. I casi aperti riguardano il contrasto sul quantum. Un’offerta iniziale é stata fatta ma ritenuta oltraggiosa per i naufraghi. Spiega quindi come é stata quantificata e richiama le stesse indicazioni delle associazioni di consumatori, tra queste la stessa Codacons! É stato fatto un accordo con tutte le più importanti associazioni di consumatori, riunite  ad un tavolo del 27.1.12. Questo a dimostrazione della congruità della formulazione dell’offerta. I mancati accordi sono, quindi, frutto dalla difficoltà di accertamento dei danni lamentati perché legati a lesioni solo psichiche o psicologiche. Sintomatologie vaghe e documentazione medica insufficiente. Passa quindi a fornire criteri al tribunale per la liquidazione del danno: il ricorso subito ad una struttura pubblica, la continuità del supporto psicologico, un percorso farmacologico, una attestazione circa la perdita della capacità lavorativa e informazioni anamnestiche. Il giudizio finale non può che essere lasciata ad una parte terza. Insomma, il contributo offerto dalle parti é utile ma non sufficiente; si professa diligente nel processo e pronta a pagare, ma suggerendo sottovoce poi al Tribunale che non ritiene che questi pagamenti debbano uscire dal processo penale. La complessità della quantificazione va rimessa dunque al giudice civile, con nuove perizie.

Dalle difficoltà di accertamento delle patologie consegue l’impossibilità di riconoscere provvisionali.

Afferma poi che i beni e gioielli non sono andati perduti se contenuti nelle casseforti, ma anche su questa tesi difensiva di Costa Crociere, dopo essere stati per due anni sott’acqua, abbiamo delle ovvie perplessità.

A quel punto apre alle osservazioni specifiche e mirate ad alcune posizioni. Ed alle offese a scena aperta agli avvocati delle vittime.

Critica nello specifico alcune delle richieste risarcitorie perché, ridicolizzandole, sarebbero del tutto prive di fondamento. Il danno punitivo è roba da telefilm americani chiesto da chi, a suo dire, non dovrebbe nemmeno prendere la parola in aula, e anche il solo sollecitarlo in Italia è chiedere qualcosa “contra legem“. I biasimi più astiosi non sono alle pretese, ma agli avvocati.

Dopo una discussione tutto sommato corretta e in linea ad una posizione giuridica sostenibile, l’avvocato De Luca apre lo scolo delle acque nere, delle offese personali e professionali verso gli avvocati che, evidentemente, non sono stati addomesticati dallo strapotere mediatico ed economico della multinazionale e si sono rivelati troppo fastidiosi nel dare il massimo, nel cercare l’affermazione della verità e della giustizia oltre la lettura di una norma del codice, e che non si sono limitati, anche in sede di discussione, al deposito di conclusioni scritte da una paginetta, richiamandosi velocemente alle stesse come pure hanno fatto in tanti e tanti altri avvocati dei passeggeri.

Un clamoroso scivolone di stile, già dimostrato in tante dichiarazioni fatte ai giornali negli ultimi tre anni ma che mai si era avuto l’ardire di pronunciare in aula ed ai microfoni del Tribunale, e anticipato dalla pubblica gaffe, ripresa severamente dal presidente Puliatti, per l’uscita scenografica dall’aula mercoledì durante la discussione delle parti civili.

L’avvocato di Costa Crociere, auto ergendosi a professore del diritto stantio ed ammuffito, eroga insufficienze a tutti e, per finire, mette la nota sul registro per cattiva condotta agli scolaretti indisciplinati. Minaccia infatti espressamente di iniziative legali contro gli avvocati Gabrielli, Guarini e Mensitieri per le loro affermazioni sulla responsabilità di Costa.

D’altronde si sa che chi ha paura e non ha argomenti, insulta.

Alla prossima sessione la discussione dei difensori di Schettino, assenti dall’aula durante le ns discussioni, evidentemente interessati più alle comparsate televisive su Porta a Porta che al nostro volto del processo, rappresentati in udienza solo da una giovane collega d’ufficio.

VIDEO DELLE DISCUSSIONI DEGLI AVVOCATI DI PARTE CIVILE NEL PROCESSO COSTA CONCORDIA – FRANCESCO SCHETTINO

Avvocato Cesare Bulgheroni

Avvocato Massimiliano Gabrielli

Avvocato Alessandra Guarini

 

Udienze 11, 12 e 13 dicembre 2014 + Ud. 21.01.2015 – esame imputato e testi

IMG_6637Una delle ultime fatiche processuali in programma prima della discussione finale si è celebrata alle udienze 11, 12 e 13 dicembre 2014, dopo aver ascoltato – e studiato attentamente – l’esame imputato da parte del Pubblico Ministero alla precedente tornata, il microfono passa agli avvocati delle parti civili, agli stessi difensori di Schettino, per poi fare un ulteriore “giro” di domande con il riesame.

Come abbiamo già sostenuto, la lunghissima serie di domande effettuate dal PM Dottor Leopizzi, seguendo passo per passo il filo logico e temporale della timeline e la impostazione Schettinocentrica voluta dalla pubblica accusa, ha lasciato inesplorata una vastissima zona “grigia”, costituita da tutte quelle circostanze di contorno, non legate direttamente all’evento, ma che hanno indubbiamente contribuito alla realizzazione della tragedia: malfunzionamenti della nave, impreparazione dell’equipaggio ed inesperienza degli ufficiali di coperta, precedenti inchini e pratiche aziendali di gestione omertosa delle emergenze, manutenzione fittizia di alcuni apparati come il d.g.e., direttive di Ferrarini dalla unità di crisi e condivisione con i vertici aziendali di costa e Carnival su quanto stava accadendo prima di ordinare l’emergenza generale, etc. etc.. Insomma, una mala “cultura” aziendale che ha preparato il terreno per consentire il realizzarsi della catastrofe. Tutti elementi sui quali noi legali delle parti civili ci siamo invece spesi molto, in due anni di udienze e nuovamente nella fase iniziale del nostro esame al Comandante, esplorando in questo senso la sua volontà di voler “collaborare” e dire apertamente le cose – prima di irrigidirlo nell’affrontare argomenti diretti al suo ruolo ed affondare il coltello nelle piaghe delle sue ulteriori ed innegabili responsabilità, seguendo un metodo diverso rispetto alla Procura, ovverosia proponendo domande secondo argomenti piuttosto che seguire la sequenza temporale dei fatti, e ripartendo il turno di domande tra noi avvocati, raggiungendo ancora una volta un encomiabile – e fuori del comune – accordo nell’ordine, con la collaborazione di tutti gli avvocati in aula che hanno pazientemente atteso il turno e ridotto l’ambito delle proprie domande a tematiche a quelle non toccate già da altri colleghi. Come detto, quindi, una scelta ragionata di impostazione sull’esame delle parti civili, passando da una prima e corposa “ondata” di domande (avv. Bulgheroni + Avv. Gabrielli) in cui abbiamo cercato sopratutto riscontri nella corresponsabilità dell’armatore (nella necessità, al fine di sostenere la pretesa di un danno punitivo – o danno aggravato dalla condotta, di allargare il tema delle responsabilità) il che, soprattutto da un punto di vista penalistico, non vuol dire affatto voler diminuire quelle di Schettino, e tantomeno di sostituirci ai difensori dell’imputato (come improvvidamente commentato in aula da alcuno). Alla fine abbiamo ottenuto riscontri significativi sugli elementi che intendevamo approfondire riguardo alla gestione, manutenzione, procedure di funzionamento e di emergenza sulla nave.

Con la seconda tornata di avvocati, invece, si è chiarito in modo inequivocabile che le parti civili non fanno sconti a nessuno, primo fra tutti all’imputato, il quale, in qualità di Comandante, aveva ed ha delle responsabilità oggettive, ma, soprattutto, poiché è ormai acclarato che Schettino portò consapevolmente la nave oltre il punto di accostata programmato, che assunse i comandi in modo approssimativo, che rallento i tempi di emergenza generale cercando di risparmiare sul costo dei rimorchiatori, che minimizzò l’evento con la guardia costiera e che, preso dai sensi di colpa, ebbe un vero e proprio blocco psicologico che non gli consentì letteralmente di pronunciare la parola “abbandonare” la nave o la plancia, nemmeno con i suoi ufficiali e le autorità marittime. Gli avvocati Targa, Suriano e Guarini, queste ultime anche nella ulteriore fase del riesame, hanno puntato l’indice della colpa del naufragio, prioritaria e principale, sull’imputato Schettino, facendo emergere alcune delle incongruità nella sua versione, portandolo spesso ad innervosirsi ed avere reazioni anche molto scomposte, ma certamente dimostrando il suo ruolo non solo formalmente apicale, ma anche concretamente effettivo al comando della nave quella notte, inchiodandolo quindi alle sue responsabilità.

Il processo della Costa Concordia, questo ormai è chiaro, ha fatto emergere dei veri e propri buchi neri nella procedura di gestione delle emergenze su queste tipologie di giganti del mare da crociera: aldilà della normativa e delle procedure previste, è un dato di fatto che, su queste navi, neanche in condizioni ottimali, fermi all’ancora in porto, è possibile sbarcare 4.000 passeggeri in modo efficiente ed ordinato in mezz’ora, come anche appare un dato concretamente verificato che sulle navi classe concordia vi siano problemi fisiologici e di progettazione che rischiano di compromettere gravemente la macchina dell’emergenza, esattamente come è avvenuto a bordo della Costa Concordia. Questo, in aggiunta ad un equipaggio che praticamente non conosceva la lingua ufficiale di bordo, l’italiano, e solo in minima parte parlava l’inglese (Schettino conferma che lo più si facevano capire A GESTI – ma anche che CIASCUN singolo membro di equipaggio deve svolgere – o meglio dovrebbe – un ruolo di supporto ai passeggeri durante le fasi di sbarco nel ruolo d’appello).

Chiusa la fase dell’esame imputato e dopo il breve stop di fine anno, il primo appuntamento sul calendario di udienza 2015 accusa un breve slittamento a causa di un problema di salute ad uno dei giudici che compone il Collegio. Nulla di grave, per fortuna, tanto che l’udienza slitta di una sola settimana.

A chiudere le attività istruttorie del processo Concordia, all’udienza del 21.01.2015 vengono quindi sentiti i testi a difesa proposti dall’imputato: 4 soli testi di cui uno assente. Si procede ad ascoltare il capitano di vascello Leopoldo Manna, capo della centrale operativa delle Capitanerie di Porto a Roma, che ha ricordato i contatti telefonici con Schettino nelle fasi del naufragio, dicendo che parlava “per flash” al telefono e che sembrava «scosso» ritenendo non fosse l’interlocutore più adatto in quel momento. La difesa dell’imputato vuole mettere a confronto il diverso atteggiamento calmo e collaborativo di Manna con quello autoritario ed aggressivo del comandante De Falco.

I PM immediatamente depotenziano il teste “chiave” di Schettino e tirano fuori dal cilindro un colloquio tra Manna e un operatore della centrale operativa quella notte, fatto sentire in aula, nel quale si sente il capitano che dice «quel comandante è rincoglionito, povero Cristo». Troppo facile, se lo dovevano aspettare mettendo quel teste in lista testimoniale. Una ulteriore scelta difensiva suicida dell’imputato.

Esauriti i testi, trattate le questioni sulle acquisizioni documentali, con una serie di richieste ed opposizioni delle parti, e superate, come prevedibile senza alcuna ammissione, le richieste ex art. 507 cpp, il Presidente, alle ore 19,00 circa, e ci è sembrato – francamente – con la voce segnata da un pó di emozione, dopo 56 udienze in due anni, dichiara solennemente chiusa la istruttoria dibattimentale.

Da domani e per tutta la settimana, ad oltranza fino a sabato (eventuale), ascolteremo la requisitoria finale dei pubblici ministeri dott. Leopizzi e dott. Pizza. Finirà probabilmente la dott.ssa Navarro con la richiesta di condanna per l’ex comandante della Concordia, secondo le ns previsioni ad oltre venti anni di reclusione.

Da lunedì 26 e per tutta la settimana tocca a noi avvocati di parte civile fare la discussione, e ci prepariamo da settimane a fare del nostro meglio.

Udienze 17 e 18 Novembre 2014: I DANNI DEL GIGLIO

IMG_6035Udienza 17 novembre:  è l’udienza dedicata alle parti civili di natura istituzionale: il Comune del Giglio, la Regione Toscana, la Camera di Commercio e la Provincia di Grosseto; per il ns pool è in aula l’Avv. Alessandra Guarini.

Tutti gli enti hanno presentato un conto molto salato a Costa Crociere per spese di soccorso, sovraccarico burocratico, opere pubbliche ritardate, calo turistico e riduzioni di richieste di attracco di imbarcazioni oltre al danno di immagine.

Il solo Comune del Giglio ha chiesto circa 200 milioni di euro! Il danno, oltre che negli esborsi anticipati, è calcolato per 1.418 residenti per 920 giorni di permanenza del relitto, stimando con perizia un valore variabile tra 96 e 145 euro al giorno. In realtà il Comune non può chiedere il danno biologico per conto degli abitanti (lo farà il giorno dopo la associazione SOS Concordia) “ma – spiega uno dei suoi legali, l’avvocato Maria Chiara Zanconi – abbiamo voluto evidenziare un ordine di grandezza, offrire un parametro alla valutazione equitativa del giudice”.

Da parte nostra, come legali dei passeggeri, crediamo che certamente un disagio per i gigliesi ci sia stato, ma riteniamo che non possa esser minimamente paragonabile al vissuto dei naufraghi, e che il fastidio per la visione da terra della raccapricciante sagoma del relitto Concordia, non abbia confronto con il vero e proprio senso di panico che quella sagoma comporta per molti nostri clienti, lo abbiamo visto in aula, trascinandoli di nuovo nel buio ricordo della tragedia, ogni giorno nella loro mente e per ben più dei 920 giorni di permanenza del relitto a largo dell’isola.

Molti dei testi escussi per l’isola del Giglio, a partire dal Sindaco Ortelli, hanno riferito di aver preso parte in prima persona alle operazioni di soccorso dei naufraghi, ed aver notato che le scialuppe arrivavano alla rinfusa, rischiando collisioni. Insomma, per loro, da buoni isolani e uomini di mare, era chiaro che chi le portava non aveva la benché minima capacità o preparazione alla conduzione di imbarcazioni.

Il sindaco Ortelli ha confermato che quella tragica sera nessuno di Costa Crociere prese contatto con lui, nemmeno per organizzare i soccorsi. O MEGLIO: solo due ufficiali lo avvicinarono per chiedere dove potevano custodire un borsone che a loro dire conteneva il denaro contante presente sulla nave! Il sindaco indicò un luogo dove i due si recarono e poi non li rivide più.

E’ infine stata confermata quindi la presenza di questo famigerato borsone, che evidentemente conteneva un carico ingente di danaro od altro contenuto misterioso, ma di evidente valore ed irrinunciabile; resta la legittima domanda sul perché ci sarebbe stata una valigia piena zeppa di soldi in contanti, posto che, come tutti sanno, sulle navi della Costa Crociere non circola danaro e si usa per tutto quanto la carta “di credito” del passeggero, e chi possa esser stato il losco figuro al vertice della Costa ad aver chiesto a Schettino, invece di preoccuparsi dei passeggeri, di portare a terra il malloppo.

Questa infatti pare esser stata la prima ed unica preoccupazione di Costa Crociere durante il naufragio, recuperare un borsone pieno di soldi!

Si accende poi la polemica con i legali dell’imputato sulla dichiarazione del Presidente della Regione Enrico Rossi, anche lui poi sentito come teste: “Eravamo conosciuti per Galileo Galilei e Leonardo da Vinci, ma adesso tutti ci conoscono per Schettino e le sue oscenità“.

Udienza 18 novembre: in apertura la Procura riferisce di aver di aver ricevuto da Genova comunicazione del ritrovamento dei resti dell’ultima vittima. Il Tribunale dispone conseguentemente per il 1 dicembre il conferimento di incarico peritale per il formale riconoscimento.

Si prosegue con l’ultimo teste per la difesa del Comune del Giglio. Conferma del teste al disagio per i gigliesi, le disdette dei turisti. Son saltate le regate e gli eventi programmati a causa del porto invase dai mezzi dalla Micoperi. Conferma il teste, dipendente comunale, di essersi esaurito per il superlavoro, di non aver fatto ferie e di esseri occupato praticamente a tempo pieno dell’attività portuale trascurando le mansioni istituzionali legate al commercio e alle attività produttive. Lo stesso progetto di ampliamento del porto per l’ormeggio di barche tre i 12 e i 24 metri è stato bloccato.

Poi è il turno della parte civile “SOS Concordia“, una associazione che raccoglie la richiesta di danni per molti abitanti dell’isola. Si inizia con l’unica guida turistica, una signora di origini gigliesi, che conferma non solo il calo turistico ma come quelli che arrivavano non fossero affatto interessati all’isola ma solo al relitto! Confermano i testi, cittadini gigliesi e titolari di attività turistiche, le disdette “causa Concordia” anche per il 2014. Poi é la volta di una geometra. Conferma il cambio di vita sua professionale che personale. La paura dell’inquinamento ha fatto in modo che i gigliesi smettessero di investire sulle loro case. Ha avuto un calo di redditi così forte che, avendo tra l’altro un figlio a carico, ha dovuto chiedere un prestito. Dal punto di vista personale tutti ricordano il trauma di quella visione, la gente ferita, gli anziani indifesi e i bambini che piangevano. I testi hanno poi raccontato dello loro vite sconvolte: un’isola occupata e la loro quiete spezzata! Riferiscono delle scuole occupate dai soccorritori e i disagi anche per i bambini gigliesi, pure privati della loro quotidianità. Le vite dei gigliesi cambiate e capovolte come la Concordia!

A chiudere la prova sul danno due consulenti tecnici, sentiti come meri testi per una errata indicazione nella lista testi. Il primo, l’architetto Rolli, riferisce sul crollo del mercato immobiliare e sul deprezzamento del valore delle case dei gigliesi. Assente la nuova edificazione. Le case hanno perso nell’immediato la metà del loro valore e successivamente il dato immobiliare si é assestato intorno ad una svalutazione del 30%. Il secondo, la dottoressa Petracca, psicologo clinico, docente universitario e ricercatrice. Viene sentita come TESTE su eccezione, ovviamente accolta, del responsabile civile. Riferisce di essersi recata sul Giglio per interesse scientifico o anche in qualità di decente. Ha incontrato alcuni abitanti del gigli, che le hanno chiesto aiuto. Persone turbate. Ne ha incontrate 180! Come ricercatrice della psicologia dell’emergenza, é rimasta un mese per rispondere ad una richiesta di aiuto “drammatica”. Le ha incontrate per strada, proprio come un soccorritore. Almeno inizialmente, poi è entrata nelle loro case. La dottoressa ha affermato come esista una correlazione scientifica fra variazioni territoriali e insorgenza di sintomi. Avendo accolto questa richiesta e aiuto, si é organizzata per tornare al Giglio ogni due mesi. Riferisce di aver visto queste prime persone almeno 12 volte. Dice di aver visto persone con “vissuti di morte”. Il trauma di queste persone è, infatti, paragonabile al lutto. Erano come dei “cadaveri”. Anche le espressioni e i segni della comunicazione non verbale facevano pensare che fossero come morti. Anche nei bambini il vissuto della morte si palesava. Ha visto disperazione, mancata progettualità per il futuro nei giovani e paura della morte negli anziani, mancata percezione della realtà. Ha udito problematicità: sofferenza psichica, alterazione della persona/personalità. Ansie, anzi “ansie sociali”. Essendo una comunità traumatizzata, nessuno poteva aiutare gli altri. Bambini che non volevano andare a scuola per paura di altri eventi traumatici. Bastava un rumore a far sobbalzare le persone, mostrando comportamenti con “picchi paranoidei”. Ha ravvisato vere e proprie patologie mentali, sotto forme di ansia e depressione. Ha ricevuto anche chiamate notturne. Il bisogno di aiuto era “senza confini”.

Alla sofferenza dei naufraghi (e dei loro congiunti) va, dunque, aggiunta quella dei gigliesi per aver avuto il loro microcosmo stravolto e per il senso di impotenza rispetto alla enorme catastrofe vissuta e subita.

A fine udienza l’avvocato di Costa Corciere, Marco De Luca, fa le solite dichiarazioni alla stampa, praticamente viene solo per quello: le stime del Comune sono «fantasiose e non realistiche», e per quanto all’immagine dell’isola e degli abitanti «è invece estremamente positiva»! Viva Costa Crociere!

L’udienza riprenderà il primo dicembre 2014 per il conferimento incarico peritale medico legale l’identificazione dell’ultima vittima rinvenuta, per gli ultimi testi delle parti civili ed esame dei testi/consulenti del responsabile civile.

Il 2 dicembre 2014 si procederà con l’esame dell’imputato Francesco Schettino, prorogabile fino al tre dicembre come già indicato. Il collegio indica prudenzialmente altre date di udienza per l’interrogatorio di Schettino: 11, 12 e 13 dicembre 2014. Sono udienze di riserva e solo eventuali, laddove l’esame non si esaurisse. Le aspettative di tutti su questo esame sono decisamente alte, in un senso o nell’altro, e quindi il Tribunale ha giustamente voluto riservare abbastanza spazio.

Udienze 3 e 4.11.2014 – Il ritrovamento di Russel Rebello e la testimonianza di altri naufraghi

NAVE COSTA: CERCA FRATELLO CAMERIERE, UN VIDEO SU ABCTrovano finalmente riposo anche i familiari di Russel Rebello, l’ultima delle 32 vittime ad essere recuperata a bordo della Concordia; il 3 novembre 2014, dopo oltre due anni dal naufragio, è stato ritrovato il corpo del cameriere indiano, in una cabina del ponte 8, dagli uomini del Consorzio genovese composto da Saipem e San Giorgio che si stanno spartendo i ricavi delle operazioni di smantellamento della nave. Il nostro pensiero va al fratello Kevin, che ha atteso per moltissimo tempo al Giglio, ed al fatto che anche noi, attraversando il ponte 8 della nave per recarci al sopralluogo in plancia, siamo passati, senza saperlo, proprio vicino alle spoglie di quel povero ragazzo, rimasto sotto la mobilia in attesa di essere visto da qualcuno. Anche in questo gli uomini di Costa Crociere, piuttosto che festeggiare con un sontuoso cocktail party l’arrivo del grande business al porto di Genova, avrebbero dovuto ricordare che la nave era una vera e propria bara galleggiante, visto che trasportava ancora una delle vittime.

Il 3 novembre i primi testi a salire sul banco sono gli assistiti dell’Avvocato Gallenca, legato al pool Giustizia per la Concordia. Il primo a testimoniare è un giovane naufrago, ancora minorenne, Edoardo. Il viaggio era il regalo dello zio, pure presente a bordo, per l’ottimo rendimento scolastico. Edoardo ha raccontato con grande difficoltà ed emozione le fasi dello sbarco, rese complicate dalla inclinazione della nave e dalla assenza degli ufficiali o di membri dell’equipaggio; era sul lato verso il Giglio e dal terzo ponte con un balzo ci si poteva buttare in mare, tanto erano inclinati. Si scivolava e i passeggeri hanno formato una catena umana lungo il ponte tre per evitare di cadere a mare e per salire sulle scialuppe. Ha ricordato il via vai di barche per prelevare gli altri passeggeri.

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REPORT Rai3 e Giustizia per la Concordia

Report rai3Questa domenica, 12 ottobre 2014 ore 21.40, su RAI3 andrà in onda il servizio “Concordia nazionale” di REPORT sulla vicenda Concordia, alla quale abbiamo collaborato e partecipato anche noi Avvocati di Giustizia per la Concordia, attraverso il nostro collaudato tridente d’attacco Bulgheroni-Guarini-Gabrielli; vi invitiamo ad assistere a quella che – siamo convinti – sarà come sempre una ottima inchiesta televisiva, con occhio fortemente critico – finalmente – verso la compagnia di navigazione, per le gravi responsabilità nel ritardo a lanciare la emergenza generale, oltre che nei malfunzionamenti della nave e l’impreparazione dell’equipaggio sottopagato, mostrando documentazione inedita, una ampia intervista al comandante Schettino, in anticipazione dell’interrogatorio al quale si sottoporrà in aula di udienza a Grosseto il 2 dicembre, e ponendo seri interrogativi su quello che è successo alla Concordia,  su tutto il funzionamento della catena dei controlli e sulla sicurezza delle le navi della Costa in giro per il mondo in questo momento.

Speriamo che anche questo possa contribuire all’accertamento della verità ed imporre seri rimedi alle compagnie crocieristiche, mettendo la salvaguardia della vita umana dei passeggeri al primo posto, sempre e comunque.

Buona visione a tutti

ANTEPRIMA

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 LA PUNTATA INTERA

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UDIENZE 06 e 07 Ottobre 2014 – audizione dei passeggeri e l’ombra della Cemortan

Inizio Processo Costa Concordia in Tribunale a GrossetoPotrà sembrare ripetitivo, certamente attirano sempre meno interesse nella stampa e sui media rispetto alle loro prime apparizioni, ma i protagonisti di questa vicenda e di questo processo, a dispetto delle brame di protagonismo di ex ballerine e altri soggetti processuali, restano loro, i naufraghi, che continuano a sfilare sul palco del teatro moderno di Grosseto per raccontare le disavventure vissute a bordo della Costa Concordia, e, anche attraverso la testimonianza di alcuni loro familiari, amici ed ai loro medici curanti, spiegano al Collegio dei Giudici quanto sia cambiata in peggio la loro vita da quella notte del 2012.

E così una passeggera, Luana Gasparetto, 40 anni, di Latina, ha riferito che mentre la nave si inclinava vistosamente, un ufficiale in divisa bianca disse che la nave era “inaffondabile come il Papa”: peccato che poi, sul ponte 4 e sopratutto una volta giunti a terra, sulle banchine del porto e sull’isola del Giglio, di ufficiali e di divise bianche non si vide più neanche l’ombra. Nessuno dell’equipaggio in divisa della Costa aiutò i passeggeri una volta giunti a terrà. Tutti spariti!

Tutti, nonostante la compagnia di navigazione li accusi di speculare e cercare solo, attraverso la costituzione di parte civile nel processo penale contro Schettino, di spillare soldi alla responsabile civile Costa Crociere, dimostrano grande dignità e, quasi sempre con la voce rotta dall’emozione del ricordo drammatico dei momenti più bui del naufragio, chiedono giustizia per essere stati abbandonati a loro stessi. Abbandonati da chi, prima fra tutte proprio la compagnia armatrice, li avrebbe dovuti proteggere e salvaguardare come assoluta priorità, e non lo ha fatto, magari preoccupandosi piuttosto di mettere in salvo qualcosa che non poteva rimanere sulla nave.

Ed infatti sono soprattutto le esternazioni fuori dal processo, provenienti dalla ex ballerina moldava Domnica Cemortan, che in questi giorni salgono agli onori della cronaca ed insinuano il dubbio che la compagnia, quella notte, possa aver inviato addirittura un elicottero per prelevare dalla nave sul ponte 11 o sull’isola qualcosa, o qualcuno, preoccupandosi di un borsone piuttosto che della vita dei passeggeri.

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Parlano i passeggeri: udienze 12, 13 e 26 maggio 2014

Palco udienzaSalgono sul palco del Teatro Moderno di Grosseto, utilizzato da oltre due anni quale aula di udienza per il maxi-processo Concordia, i veri protagonisti di questa vicenda, i passeggeri vittime del naufragio della nave da crociera, avvenuto tra il 13 ed il 14 gennaio 2012 con a bordo oltre 4000 persone.

Il loro ruolo quindi, dopo quello di parti lese dai reati contestati dalla Procura di Grosseto  a Francesco Schettino ed agli altri ufficiali/manager di Costa Crociere, ed essersi costituiti  come parti civili nel processo penale, è oggi quello di testimoni dei fatti: oltre ad aggiungere con il loro racconto, importanti tasselli sull’enorme mosaico di informazioni che il Collegio di Giudici dovrà ricomporre per la ricostruzione dell’evento in se stesso e del comportamento tenuto in quell’occasione dal Comandante e dagli altri membri dell’equipaggio, i passeggeri hanno anche offerto al Tribunale gli elementi sulle conseguenze fisiche e psicologiche subiti da loro stessi e dai loro familiari, che dovranno essere utilizzati in sentenza per quantificare il risarcimento del danno in loro favore. Ricordiamo che la loro testimonianza è stata acquista su iniziativa degli avvocati di parte civile, avendo i PM rinunciato a sentirli.

Abbiamo così assistito ad una lunga serie di testimonianze di persone che, pur raccontando tutti gli stessi fatti ed evidenziando tutte la totale impreparazione da parte dell’equipaggio, le false informazioni ed addirittura, nei momenti più importanti, il totale abbandono a se stessi dei passeggeri e dei camerieri/cuochi/inservienti, ci hanno fatto appieno comprendere come ciascuno di loro abbia vissuto ed affrontato questa tragedia, che ancora li tormenta, in modo diverso e personale; hanno raccontato la disperazione di chi, chiedendo ad un membro dell’equipaggio sul da fare, si sentiva rispondere “save your life“, in una sorta di “si salvi chi può“, famiglie che, con anziani e bambini piccoli al seguito, sono rimaste bloccate per ore sul ponte n.4 e di chi, per imbarcarsi sulle scialuppe di salvataggio ha subito la legge del più forte dettata dal terrore ma anche dalla totale disorganizzazione, del dramma del padre di famiglia che ha realizzato di essere sul punto di morire, di chi ha lanciato in acqua i propri figli, od è rimasto bloccato a bordo delle scialuppe incagliate sul fianco della nave inclinata ed è dovuto risalire a bordo della concordia attraverso una fune, rimanendo scalzo fino al mattino, e poi, di nuovo senza aiuto od indicazione di qualcuno che sapesse cosa fare, ha deciso di portarsi sul lato destro della nave ed attraversare i corridoi inclinati a 45% della Concordia, trasformatisi in scivoli totalmente al buio, e per alcuni, purtroppo, in tunnel mortali.

E così, in una interminabile processione di testimonianze, eguali fra loro ed allo stesso diverse una dall’altra, NESSUNO dei passeggeri riesce ancora oggi, ad oltre due anni di distanza, a reggere l’emozione, e TUTTI, raccontando i momenti più bui e drammatici dei loro ricordi con la voce spezzata dalle lacrime, si soffermano sull’insuperabile dramma vissuto nel momento, durato ore, in cui hanno realizzato di essere sul punto di morire e di non poter più rivedere i propri figli ed i propri cari. Le loro vite sono cambiate, ci hanno raccontato gli effetti di quello che viene definito ed è stato loro diagnosticato come Post Traumatic Stress Disorder (conseguenze sulla psiche di una persona per la partecipazione ad un evento catastrofico) con danno biologico anche fino al 30%, incubi ricorrenti e flashback anche diurni, incapacità di dormire una notte intera, la irritabilità per alcuni ed il senso di impotenza e la perdita di spinta verso l’affermazione nella propria vita per altri, l’evitamento da parte di tutti per situazioni come imbarcarsi su una nave – ma anche solo trovarsi in luoghi affollati od al buio, che fanno riaffiorare il terrore e l’ansia di quei momenti, e che qualcuno di loro ha definito come un mostro dormiente, in attesa di riaffiorare quando meno te lo aspetti; ci hanno raccontato delle visite psicologiche e per molti anche dallo psichiatra, degli psicofarmaci, e della totale assenza di supporto, ancora una volta, da parte di Costa Crociere (in qualche caso ha inviato un medico che ha parlato per circa due ore con i passeggeri, in altri casi ha scritto qualche lettera dichiarandosi disposta a rimborsare solo fino a 500 euro per le spese mediche e il supporto psicologico); non riescono a superare questa cosa, che è evidentemente più grande di quanto pensavano, ancora oggi nessuno di loro sta bene, è evidente, eppure vengono accusati di speculare.

Forse dovrebbero ringraziare Costa Crociere per le vacanze davvero indimenticabili, ricordando la vecchia pubblicità della compagnia, veramente premonitrice, dove i passeggeri della Costa, rientrando dalle Crociere, non riuscivano a smettere di piangere e tornare alla loro normale vita.

Si è dimenticato che, oltre al sacrosanto diritto delle vittime di essere risarciti per il grave danno, patrimoniale, fisico, psichico e morale, queste persone, le sole ed uniche vittime di questa scellerata vicenda – accaduta, anche e sopratutto, perché la Compagnia non ha adottato sufficienti procedure di preparazione dell’equipaggio, pensando a fare cassa e non investendo sulla sicurezza dei passeggeri – chiedono che sia fatta davvero giustizia.

Si aspettano che Schettino sia severamente condannato in base alle sue gravi responsabilità.

Ma pretendono anche che Costa Crociere sia condannata a pagare pesantemente, così tanto che una cosa del genere non possa più accadere, semplicemente perché non gli conviene.

La funzione deterrente del danno punitivo (o dei danni morali aggravati dalla condotta, che dir si voglia) sta tutta li, una mega Società come Costa ed altre compagnie di navigazione o simili, “sente” solo il peso economico delle proprie azioni, ed è quello l’unico, vero, strumento punitivo in grado di rendere giustizia per quello che è successo ed impedire nuove tragedie.

Udienze 28 e 29 aprile: le relazioni dei Carabinieri sul naufragio e sulle 32 morti

interno-concordiaAll’udienza di lunedì 28 aprile è stato escusso per primo il Capitano Andrea Lachi, Comandante in servizio presso il Comando provinciale dei Carabinieri di Grosseto.

Il teste ha ricostruito tutta l’intensa e articolata attività di indagine svolta sin dall’immediatezza del naufragio, contenuta nella corposa e completa informativa inviata alla Procura ma non acquista al fascicolo del Tribunale a causa della mancato assenso dei difensori dell’imputato Schettino.

Detto documento, di oltre 1500 pagine, contiene la ricostruzione delle cause del naufragio e delle fasi successive all’impatto.

Il Capitano in aula ha descritto attraverso una serie di slides, queste invece acquisite dal Collegio, ogni istante di quella sciagurata manovra dell’inchino, annunciata e nota all’equipaggio sia perché già fatta in precedenza (e non solo da Schettino) e poi perché addirittura concordata con Tiepoli, il maître di bordo di origini gigliesi che chiese a Schettino di fare il saluto all’isola quella tragica notte del 13 gennaio 2012.

Il teste, infatti, rispondendo alle domande degli avvocati di Giustizia per le vittime della Concordia ha confermato quanto riportato dal VDR, la scatola nera, circa il fatto che poco prima dell’impatto il Comandante Schettino si rivolse al Tievoli chiedendo se doveva passare proprio davanti al porto del Giglio ottenendo una risposta che non lascia dubbi sulla piena consapevolezza del passaggio ravvicinato: ” beh, si, eh!”.

Inoltre, il Capitano ha chiarito che alle già alle ore 22.16 la plancia aveva tutte le informazioni sulle condizioni della nave in seguito all’urto con gli scogli ed in particolare conosceva il numero dei compartimenti allagati. Nonostante fosse, dunque, chiaro a chi era in plancia e soprattutto al comandante Schettino che la nave stava affondando l’emergenza generale verrà data ben 29 minuti dopo! Un ritardo fatale!

Il teste ha aggiunto sul punto che le prime tre lance in mare vennero ammainate sul lato destro e solo alle 22.58 e che quelle poste sul lato sinistro furono ammainate solo più tardi e per di più non tutte a causa dell’inclinazione della nave.

Il teste ha riferito come proprio a causa del ritardo nel dare l’emergenza generale e l’abbandono nave alcune scialuppe non toccarono il mare privando così 550 passeggeri della possibilità di sbarcare!

Per questo i passeggeri sul lato di sinistra vennero indirizzati da personale impreparato e negligente, come riferito dal teste e ormai acclarato anche dalle perizie, a spostarsi sul lato dritto, indicazione questa che si rivelerá purtroppo mortale per alcuni di loro, inghiottiti dai corridoi trasformatosi in pozzi per il ribaltamento della nave!

Sempre a domanda nostra il Capitano ha aggiunto al drammatico racconto che alle 00.20 la Concordia restò completamente al buio, perdendo anche l’illuminazione di emergenza, mentre ancora vi erano passeggeri a bordo!

In aula su richiesta degli avvocati delle parti civili è stata poi data lettura di quanto captato con una intercettazione ambientale tra l’ufficiale di plancia Silvia Coronica e l’ufficiale di macchina Fiorito ove si sente proprio la Coronica narrare quanto accaduto in plancia, sottolineare come il comandante Schettino perse tempo a dare l’abbandono nave ammettendo che il dramma fu il caos successivo per la mancata assistenza ai passeggeri: “vi erano molti anziani lasciati soli, che nessuno aiutava!”

Ma a descrivere l’orrore vissuto da quei passeggeri lasciati soli dall’equipaggio é la telefonata intercettata tra Hugo Piazza, ufficiale addetto alla sala macchine, e un altro Ufficiale che su richiesta dei nostri Avvocati è stata ascoltata in aula:

HUGO – Andre’, perché [Termini inc.] paura, capito, i filippini non ci feci capire più niente, perché quelli erano filippini che si buttavano in acqua. Gente tipo… io vedevo tipo camerieri, questi qua, perché poi [Termini inc.] come le hanno vissute. Prendevano e si buttavano. Perciò c’era chi cadeva in acqua e poi nuotava, c’era chi invece sbatteva e pareva tipo una pallina di flipper, compa’: “Pum, pum, pum!” e tu sentivi le voci: “Ahhh!”, “Pfum!”, in acqua e poi non riemergevano più. Quindi, il danno forte fu a livello di… di morti.

ANDREA – Ma allora non sono dentro la nave?

HUGO – Alcuni secondo me non proprio. Allora, io sono sicuro che almeno un cinque-sei li ho visti cadere così, che andavano sbattendo come il flipper e sono caduti in acqua dal lato di proravia della nave. “

Questa immagine vale più di mille parole!

Il ritardo colpevole nella abbandono della nave è stato oggetto anche della testimonianza resa in aula dal M.A. Claudio Capanna del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Grosseto. Il teste su sollecitazione degli avvocati delle parti civili ha ammesso che alcune porte stagne erano aperte al momento dell’impatto e che alcune “non stagnavano” ovvero trafilavano. In particolare proprio il trafilamento di una porta stagna ha causato l’allagamento del compartimento n.3 sebbene non interessato dalla falla!

Il teste ha inoltre confermato il colpevole ritardo nella fase di abbandono della nave e come proprio questo ha determinato purtroppo le vittime. Il Maggiore ha aggiunto che sotto questo aspetto era stato attenzionato dal punto di vista investigativo per l’evidente responsabilità Roberto Ferrarini, l’uomo di Costa Crociere dai mille incarichi e responsabile di terra della sicurezza.

Durante la deposizione il teste ha spiegato a domanda degli avvocati di Giustizia per le vittime della Concordia che esisteva un “metodo di Ferrarini” ovvero una prassi finalizzata a occultare alle Autorità Marittime gli eventi avversi con messaggi interlocutori e tranquillizzanti per dare tempo alla compagnia di individuare una soluzione a tutto vantaggio di Costa Crociere. In aula è stata data lettura parziale di una intercettazione del Sig. Ferrarini con il Comandante della Costa Classica che aveva segnalato una grave avaria a bordo dove si sente Ferrarini suggerire testualmente:”vabbé ma dagli questo stadment (letterale)… due tre righe poi però verbalmente in pratica… In pratica gli spieghi che è tutto tranquillo”.

L’udienza di martedì 29 aprile è stata tutta dedicata all’esame del Capitano dei Carabinieri di Orbetello Marco Barone, colui che ha coordinato il recupero delle 32 vittime e che ne ha ricostruito gli ultimi istanti di vita. Questa toccante testimonianza, peraltro resa con grande commozione ma senza retorica, ha ricordato a tutti che questo processo serve a fare giustizia per quegli innocenti vittime di un equipaggio impreparato e di una nave che garantiva il lusso ma non certo la sicurezza!

Un punito fermo é stato messo con questa testimonianza: nessuno è morto per l’impatto, ma solo in seguito per la criminale gestione della fase di soccorso post urto con gli scogli! Tutti deceduti per asfissia meccanica da annegamento!

E ancora, almeno otto persone sono state ritrovate nella tromba degli ascensori di poppa, ove per le avarie più volte denunciate le porte degli ascensori sono rimaste aperte senza cabina al piano, così divenendo vere e proprie trappole mortali per i passeggeri.

Almeno una ventina sono deceduti nel tentativo di raggiungere il lato della nave su indicazione folle e scellerata del personale di bordo. A nulla sono valse le “catene umane”, di cui il teste ci ha parlato in aula, formate per impedire lo scivolamento in acqua dei passeggeri rimasti intrappolati nei corridoi trasformati in pozzi per lo sbandamento della nave.

Una morte orrenda che si poteva evitare! E oggi lo diciamo con cognizione di causa essendo ormai provato che sarebbe bastato rimanere sul lato sinistro e attendere di scendere dalla biscaglina assistiti da personale preparato anziché rimanere bloccati per minuti preziosi in attesa del segnale di abbandono nave al buio, in molti casi senza giubbotto salvagente, senza assistenza come provato dalle angoscianti telefonate al 112 fatte ascoltare in aula ove si odono le voci dei naufraghi urlare: ” aiutateci non fanno calare le scialuppe, ci massacrano come pecore!”

Da lunedì 10-11 maggio 2014 si inizierà a sentire i passeggeri, ai quali gli avvocati delle parti civili non hanno rinunciato, come da elenco allegato

FERRARINI e GIAMPEDRONI, quando prendersi una condanna penale conviene: udienze 14 e 15 Aprile 2014

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Udienza 14 e 15 aprile 2014 – FERRARINI e GIAMPEDRONI

Alla udienza del 14 aprile, i PM presentano il teste Roberto Ferrarini, FCC e DPA della Costa Crociere all’epoca del naufragio della Concordia, una serie di acronimi sui molti ruoli che ricopriva e che fanno di Ferrarini il capo della unità di crisi della Compagnia, il referente che veniva immediatamente contattato da qualsiasi nave avesse un problema (ne aveva 17 sotto il suo controllo), e rappresentava lo snodo di informazione tra la nave (Comandante) e la terra. In effetti Schettino lo chiama subito dopo l’urto, dicendogli “Robe’, ‘aggio combinato nu’ guaglio, ho preso uno scoglio, non mi dire nulla, io sto morendo…“, ma gli riferisce anche, nelle molte telefonate di cui, tramite VDR, si conosce solo la parte di Schettino, che hanno un blackout totale (nave alla deriva), che imbarcano acqua dalla falla e la sala macchina è totalmente allagata, che il DGE non funziona e stanno andando in scarroccio (spinti dal vento) verso il Giglio (dove notoriamente non ci sono spiagge ma fondali rocciosi, a picco sul mare): insomma una situazione di emergenza che, dallo stesso Ferrarini, viene classificata subito di terzo livello (il massimo).

E cosa fa A QUEL PUNTO il referente a terra della Costa, a cui il Comandante fornisce di prima mano e direttamente tutte queste drammatiche informazioni? Organizza e coordina la macchina dell’emergenza, chiamando immediatamente la Guardia Costiera, inviando i rimorchiatori che chiede Schettino per essere spinto verso l’isola, allertando la protezione Civile e i soccorsi al Giglio? Suggerisce (ove non ordini) a Schettino di dare immediatamente l’allarme generale e predisporre la evacuazione delle 4.200 persone a bordo? Niente di tutto ciò

Chiama invece l’ufficio legale e gli avvocati della Costa, parla con i vertici dirigenziali della Costa e di Carnival, chiama l’ing. Parodi, che organizza a Livorno una squadra di saldatori della Costa Crociere per cercare di riparare la falla (i rimorchiatori pare costino troppo), parla con l’ex comandante Palombo, e arriva nella sede della Società quando lo sbarco, praticamente spontaneo, dei passeggeri è già in fase avanzata. Nonostante Schettino, con tre comparti stagni allagati, gli confermi di aver detto solo del blackout ai passeggeri (e capitanerie di Porto), fino a quel punto non fa nulla di concreto.

Ferrarini, che autorizzò l’inchino della Concordia al Giglio ad agosto del 2011, non si capisce quale competenza abbia, visto che non è un Comandante, un ingegnere, laureato o altro, e non ha subito alcun minimo richiamo disciplinare dalla compagnia, eppure ha scelto di patteggiare la pena, A DUE ANNI E 10 MESI, e, anzi, il suo attuale ruolo è di Vice President Port & Destination Management, un incarico di maggiore responsabilità e con stipendio più alto. Quindi è una promozione… Esiste perfino un Codice etico della Società, ma al riguardo non prevede nulla!

Nella dotazione della saletta della unità di crisi è perfino previsto un impianto di registrazione delle conversazioni telefoniche e ambientali, ma, non essendo obbligatorio, da regolamento, di doverlo accendere, non venne usato!

Dalle successive intercettazioni ambientali e telefoniche dei Carabinieri su Ferrarini, invece, non escono che conferme sui malfunzionamenti DGE anche su altre navi, sulla possibilità effettiva di controllare le posizioni velocità e rotte delle navi da terra, e sull’atteggiamento tracotante della Compagnia nei confronti delle autorità, dei passeggeri, e perfino sulla insofferenza verso i giornalisti non “allineati” (Francesco Vitale del TG2).

Insomma una unità di crisi che non fece NULLA, composta da un manipolo di incompetenti, messi li giusto perché, pare, un simulacro di unità di crisi ci debba essere per forza. Ferrarini afferma perfino, in chiusura, che hanno imparato e migliorato molte cose dalla vicenda del naufragio Concordia, dimenticano che ciò è avvenuto al costo di 32 vite umane e centinaia di passeggeri rimasti definitivamente traumatizzati.

Alla udienza del 15 aprile 2014 (e, ricordiamolo, ad UN ANNO ESATTO DALLA PRIMA UDIENZA PRELIMINARE di questo processo) viene sentito Manrico Giampedroni, hotel director della Concordia, che venne perfino insignito di una onorificenza per aver salvato alcuni passeggeri ed essere rimasto intrappolato a bordo del relitto.

Peccato che anche Giampedroni faceva parte del manipolo di spettatori in plancia di Comando a godersi bellamente lo spettacolo dell’inchino al Giglio, che anche lui non ha fatto praticamente nulla di quello che doveva fare (verifica dei passeggeri, controllo cabine, attenzione alle mister station etc.), che nonostante avesse visto l’acqua entrare copiosamente dallo squarcio, se ne sia infischiato di opporsi a far rientrare in cabina i passeggeri per la menzogna sul blackout, e sia stato, dunque, ritenuto un corresponsabile del naufragio, tanto da aver subito una sospensione di 6 mesi del patentino dalle autorità marittime ed aver patteggiato una condanna a due anni e sei mesi di reclusione.

Ottimo dipendente anche lui, però, secondo Costa Crociere, che lo riprende subito a lavorare, confermando il suo incarico, a bordo delle sue navi, quale Direttore di tutta la componente hotel e relativo equipaggio. Giampedroni è stato risarcito complessivamente con circa 110mila euro e con un vitalizio di circa 300 euro al mese dall’Inail.

ABBIAMO INFINE OTTENUTO UN ALTRO IMPORTANTISSIMO RISULTATO PER I NOSTRI ASSISTITI.

A fronte della nostra motivata ed argomentata opposizione alla richiesta, da parte della Procura, di rinuncia integrale alla audizione, come testimoni, di TUTTI i passeggeri presenti nella loro lista delle persone offese, la Corte ha confermato ed ammesso la testimonianza DI TUTTI I NOSTRI CLIENTI di “Giustizia per la Concordia”, che hanno desiderato ed espresso la ferma volontà di raccontare in aula il loro vissuto, a bordo della Concordia e nei mesi successivi fino ad oggi, trovando in questo modo, finalmente, il giusto spazio nel processo penale, anche la componente umana e risarcitoria. Il calendario delle testimonianze sarà stabilito a breve, ma contiamo che sia una fase spedita e di grande efficacia, finalmente introducendo la voce delle UNICHE VITTIME di questa vicenda, ovverosia i passeggeri.

Si riparte il 28 e 29 aprile con altri testi del PM e Anghela Blanc, compagna di cabina di una delle vittime decedute il 13 gennaio 2012.

APPELLO AI PASSEGGERI DELLA COSTA CONCORDIA: i PM vogliono rinunciare alla vostra testimonianza!

naufragio-concordia-passeggeri-145342ABBIAMO BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO: la Procura di Grosseto ha deciso di rinunciare alla citazione come testimoni dei passeggeri che erano a bordo della Concordia la notte del 13 gennaio 2012.

La Pubblica Accusa ritiene sufficiente allegare le loro denunce-querele e, dunque, secondo loro, il processo sarebbe completo con le sole testimonianze in aula del personale di bordo e di terra della Costa, mentre nessuno dei passeggeri sopravvissuti al naufragio é mai stato sentito nel processo.

Noi stiamo combattendo perché la verità emerga e siano evidenziate le evidenti responsabilità della società armatrice in quello che è successo prima e dopo l’urto con gli scogli, ma senza la testimonianza dei passeggeri questa verità non potrà essere chiarita, non in tutti i suoi aspetti, anche umani. Innanzitutto va sottolineato che non tutti i passeggeri hanno depositato una querela, ma sopratutto, anche in quel caso, la vostra tragica esperienza resterebbe arginata in un atto processuale e sterile, che non renderà mai l’idea, al collegio dei Giudici, sulla paura di morire, le ore di freddo e di terrore e le conseguenze psicologiche del vostro vissuto.

Noi, Avvocati delle parti civili, lo sappiamo: perché nei nostri studi ABBIAMO ASCOLTATO LE STORIE RACCONTATE DAI NOSTRI CLIENTI, molto spesso con occhi lucidi e tenendosi tra loro per mano, per la sofferente emozione del ricordo.

Chi dei passeggeri della lista che pubblichiamo sia disponibile ed intenzionato ad essere sentito nei prossimi mesi, e voglia (o giustamente pretenda!) raccontare quello che ha vissuto e che ha visto durante il naufragio in termini di errori, di impreparazione e di scorretto comportamento del personale di bordo, prima e dopo l’incidente, é ora pregato di farsi avanti, dandoci la sua disponibilità, entro e non oltre questo venerdì, per consentirci, alla udienza di lunedì prossimo, di predisporre la lista dei testi che pretendiamo di sentire ed i motivi per i quali interessa farlo, ed opporci alla richiesta di rinuncia integrale della Procura.

Il Vostro aiuto ci consentirà così di delineare correttamente le responsabilità della società armatrice, che ha addossato l’intera responsabilità del naufragio al solo Schettino.

Preghiamo perció chi sia pronto ad essere sentito di specificare nel commento al seguente sondaggio, di riferire a cosa ha assistito e che cosa ha subito e che atteggiamento la società Costa ha poi tenuto nei suoi confronti, A PRESCINDERE DALL’AVER ACCETTATO O MENO IL RISARCIMENTO, così da permetterci di vagliare le voci che, più opportunamente, dovranno essere sentite dal Tribunale e dalla Procura.

Coloro che hanno ottenuto un risarcimento dalla Costa, possono egualmente essere ascoltati, ED ANZI essendo i testi più attendibili, potranno rendere un grande servizio alla ricerca della verità ed alla Giustizia. Chi non ha accettato il risarcimento e non si sia costituito parte civile nel processo penale in corso, inoltre, potrà rendere la propria testimonianza e comunque fare causa civile a Costa per ottenere i risarcimenti dovuti (ad esempio tutti i passeggeri che hanno seguito la c.d. “via americana” e che sono rimasti senza alcuna tutela risarcitoria, molti dei quali si sono già rivolti a noi per farsi assistere nella class action a Genova), e potrá ottenere, una volta dimostrata la corresponsabilità di Costa nel naufragio e nel ritardato abbandono della nave, un risarcimento dei danni proporzionato alla colpevole conduzione del naufragio da parte della società armatrice. Quel danno punitivo, sul modello americano, che alzerebbe il livello dei risarcimenti, svolgendo anche una funzione di prevenzione e monito, e che stiamo cercando di ottenere dal Tribunale penale di Grosseto.

LA VOSTRA ESPERIENZA, LA VOSTRA VOCE E LA COMPONENTE UMANA DEL NAUFRAGIO NON PUO’ E NON DEVE RIMANERE FUORI DA QUESTO PROCESSO.

Vi invitiamo, quindi, a consultare la LISTA PASSEGGERI che i Pubblici Ministeri avevano indicato nella loro lista testi ed oggi non intendono più ascoltare, e, trovando il vostro nome o quello di un vs familiare, COMPILARE IL SEGUENTE BREVE QUESTIONARIO

 

Una moderna Pompei: viaggio nel tempo a bordo del relitto della Concordia.

imageA contemporary Pompei: trip back in time inside the wreck of the Concordia.

by Massimiliano Gabrielli

The inspection onboard the half-sunk ship just off the island of Giglio, has been a unique experience that has enriched us, both for the investigation-trial profile and from the human side. With this state of mind, half men and half lawyers, we climbed aboard the Concordia on January 23, 2014, and we have, for the first time with the exception of the rescuers, set foot inside the bridge of the ship.

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The immediate feeling, crossing the decks and watching from outside the cabins and hallways, on one side perfectly intact while the other is stinky and covered of rotten seaweed, was to attend a snapshot of the shipwreck, everything has remained exactly as the passengers and crew hurriedly left it to escape from the sinking that was quickly flooding the internal bridges: the bags, personal items, mobile phones and radios still attached to battery chargers, maps and documents on the ground and even the buttons and switches on the dashboard on the bridge, in exactly the position they were touched one last time by the officers, exactly as in Pompeii; but the ship, in this case, also shows itself as a huge monument to human stupidity and absurdity.

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However, we have been able to verify some really fundamental aspects, the panoramic elevators were stuck on different floors and not to the fourth deck, and, as a good amateur computer expert, I personally have found a computer inside the control panel, completely unrecognizable from the outside by marine fouling, which, together with two other PCs, has been removed by experts and hopefully will provide data of internal emails with Costa ground base or other data about the digital maintenance register of the ship, as we only have a backup of this data, provided by the same Costa Crociere. The feeling that this criminal trial is always missing a piece, and that Costa has not said everything, is still in the air, but we always find the time and fertile ground to debate with the media about the despicable attitude of the giant Cruise Company.

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La visita alla Concordia

di Cesare G. Bulgheroni

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Con Alessandra Guarini e Massimiliano Gabrielli il 23.01.2014 sono andato a bordo della Concordia. Alle 9 ci siamo trovati come da programma all’hotel Demo del Giglio, quartier generale della Titan-Micoperi, dove ci hanno informato di cosa avremmo fatto a bordo e di come ci saremmo dovuti comportare: riunione principalmente incentrata sulla nostra sicurezza, l’impressione era che, al di lá della gentilezza che sicuramente gli uomini del cantiere ci hanno riservato, saremmo stati solo un impiccio per loro.

Partiamo col secondo gruppo verso le 11.30 dal molo del Giglio: prima di partire ci forniscono di microscopici – ma scommetterei efficienti! – giubbetti di salvataggio e di un caschetto da cantiere. Ci fanno salire in una decina circa su una pilotina che in meno di 5 minuti ci porta sotto bordo.

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Il mare é grosso e piove e mentre ci avviciniamo al relitto, e proprio noi che abbiamo il vezzo di sdrammatizzare qualunque cosa, stavolta abbiamo tutti un’aria corrucciata. Siamo consapevoli che questo non sarà solo un sopralluogo per un momento processuale, sappiamo che stiamo invece andando a respirare la stessa aria che hanno dovuto respirare i nostri difesi durante la sciagura. Continua a leggere

UDIENZA 25.11.2013 – Abad, Raccomandato, Anziani, Di Lena

ABADJacqueline Abad Quine, assistente direttrice di crociera di nazionalità peruviana, è la donna che sul famoso video, visto in tutto il mondo e ripreso da alcuni passeggeri durante le prime fasi del black-out (ma quando già era chiara la gravità della situazione), dava l’annuncio al megafono, INVITANDO CON MODI MOLTO ENERGICI LE PERSONE AD ANDARE IN CAMERA E RESTARE LÌ TRANQUILLI E SEDUTI.

La donna, come una consumata attrice di telenovelas, dopo aver dato ripetutamente prova della sua totale ignoranza di ogni tipo e forma di segnale di emergenza a bordo delle navi della Costa nonostante facesse fosse proprio parte del personale addetto ad assistere i passeggeri in caso di problemi (Delta X ray, emergenza generale, allarme incendio, etc.), inscena un accorato ricordo del naufragio e, in lacrime ovviamente, scarica la responsabilità di quell’annuncio, che, di fatto, ha probabilmente condannato a morte chi davvero decise di scendere in cabina ascoltando le indicazioni del personale di bordo, e riferisce di aver fatto quello che le veniva detto dai suoi superiori, in particolare da Raccomandato, il direttore di crociera sulla Concordia.

Ovviamente quest’ultimo, sentito subito dopo, nega di aver mai dato l’indicazione di inviare i passeggeri in cabina, bensì di aver annunciato lui personalmente un problema tecnico ai generatori elettrici, dando indicazioni analoghe ai sottoposti, per tranquillizzare i passeggeri, ma mai di farli tornare nelle cabine.

Certamente incredibile e difficile da digerire è il fatto che la Abad, dopo esser stata convocata dalla Carnival, ad appena 15 giorni dal naufragio abbia incassato circa 30.000 dollari, senza neppure saperci dire a che titolo li ha percepiti, e, udite bene, sia stata perfino promossa a direttore di crociera!

Molto interessante è poi la testimonianza di Ortolano, il responsabile dei rimorchiatori al porto di Civitavecchia. In particolare dalla sua deposizione escono fuori alcuni tabulati telefonici di cui in seguito parleremo, e lo stesso chiarisce che, qualora i suoi mezzi di rimorchio fossero giunti in un momento in cui la Concordia era ancora in assetto o non eccessivamente sbandata, sarebbero stati in grado di portare la nave in posizione di sicurezza.

Tenuto conto che poi il teste Di Lena, ufficiale all’ambiente, riferisce in seguito della stessa udienza che, se le pompe elettriche di svuotamento grandi masse avessero funzionato (non potevano funzionare poichè sia i 6 generatori elettrici principali  che il generatore di emergenza -DGE- erano in tilt), sarebbero stati in grado di bilanciare la inclinazione della nave da 10,9 gradi a 5 gradi, è facile sostenere che SE LA COSTA AVESSE CHIAMATO SUBITO I RIMORCHIATORI E SE IL DGE AVESSE FUNZIONATO, i mezzi di soccorso avrebbero potuto rimorchiare la nave in acque sicure.

Peccato che invece di usare il VHF od il pannello con tutti i numeri delle capitanerie e dei mezzi di soccorso a disposizione della plancia (riferito da Spadavecchia alla scorsa udienza) il Comandante Schettino abbia aspettato per ore prima di avere il numero di cellulare di Ortolani (dalla unità di crisi della Costa?), facendolo trascrivere a mano su un foglietto e solo dopo chiamando i rimorchiatori, giunti sul posto quando tutto era perduto.

Lo stesso Di Lena dice di aver saputo del “tradizionale saluto” all’isola del Giglio fin dalla partenza, e di aver partecipato all’inchino, in altre occasioni precedenti a quella, sia presso il Giglio che a Ponza ed a Capri!

Per Finire dalla testimonianza di Anziani, ex Direttore macchine della Concordia ed ora imbarcato sulla Costa Serenza, apprendiamo che tutte le navi di questa “serie”, prive di ridondanza nel quadro elettrico, hanno un problema fisiologico che, in caso di avaria al quadro elettrico principale, ad esempio in caso di allagamento od incendio sul relativo comparto stagno (quindi basta l’allagamento anche di un solo comparto stagno?!), lascia in blackout totale ed irreversibile la nave, come avvenuto a bordo di alcune navi della Carnival, che pare siano rimaste alla deriva per circa 4 giorni nel pacifico.

Parliamo della Carnival Triumph, Splendor, Victory, Conquest e della Freedom, come anche delle navi Costa Pacifica, Serena, Fascinosa, Favolosa, Magica e della Costa Fortuna!

 Alla prossima udienza il Comandante DE FALCO!