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7 anni dal naufragio Concordia

Era più o meno ora di cena quando, il 13 genaio 2012, la Costa concordia si apprestava ad eseguire l’accostata all’isola del Giglio, un passaggio in “navigazione turistica” meglio conosciuto come “inchino”, all’epoca un termine noto solo ai marittimi e poi divenuto patrimonio gergale comune; alle ore 21:43 l’impatto con lo scoglio affiorante delle “Scole”. Inutile qui ed oggi ricordare i nomi ed il peso delle responsabilità accertate e quelle rimaste in penombra, quelle dichiarate e quelle non cercate.

Il giorno della memoria ha universalmente uno scopo diverso, ricordare un evento epocale, catastrofico e tristemente drammatico, allo scopo di commemorare le vittime, non dimenticare mai la drammatica vicenda vissuta da tante persone (in questo caso oltre 4mila a bordo) ed infine aumentare la prevenzione nella consapevolezza della evitabilità e ripetibilità di un evento simile. Il naufragio della Concordia in questo senso possiamo certamente dire che – nella sua dimensione epocale e processualmente eclatante – ha di sicuro cambiato qualcosa in positivo; al di là ed oltre dei risultati civli e penali, i passeggeri sanno per certo che quanto è accaduto loro, difficilmente potrà ripetersi in un prossimo futuro, avendo l’incidente contribuito ad introdurre nuove regole nautiche e limitazioni operative più rigide per impedire una così deliberata ed incauta gestione della sicurezza della navigazione ed una altrettanto approssimativa e criminale gestione delle emergenze.

Oggi, a distanza di 7 anni esatti, ricordiamo le persone che hanno perso la vita e quelle che sono sopravvissute al semi-ribaltamento della nave da crociera, miracolosamente andata ad incagliarsi su un basso fondale appena fuori il porto del Giglio, grazie solo al vento favorevole, evitando conseguenze e perdite di vite enormemente peggiori. Per 3 anni la Concordia è rimasta lì, a mo’ di monumento all’assurdità umana ed a fungere da funesto monito per le navi in transito.

La gigantesca nave è stata ormai rimossa e velocemente smantellata, ma la memoria no, quella non può e non va rimossa; a tutte le persone che erano a bordo ed a tutte le moltissime altre che in vario modo hanno partecipato a questa vicenda, va riconosciuta e dedicata questa ricorrenza: a chi non ha più voce ma anche a chi non può e non vuole dimenticare.

SESTO ANNIVERSARIO DAL NAUFRAGIO CONCORDIA – cosa resta oltre Schettino in carcere

schettino in carcere a rebibbiaVenerdì 13 gennaio 2012 alle ore 21:43 la nave da crociera Costa Concordia, al comando di Francesco Schettino, facendo una manovra di inchino all’Isola del Giglio andava a urtare gli scogli delle Scole procurandosi un squarcio sulla fiancata di acciaio del proprio scafo lungo 70 metri per 8 metri di altezza. Un evento epocale, certamente il maggiore e più eclatante disastro marittimo per una nave da passeggeri di questo secolo.

Il giudizio penale ha fatto parziale luce sulle responsabilità nel naufragio, e dopo uno svolgimento in tempi record dei due gradi di merito, la sentenza è stata confermata dalla Corte di Cassazione il 12 maggio 2017, e lo stesso giorno Francesco Schettino si è costituito al carcere romano di Rebibbia per scontare la sua pena definitiva a 16 anni di reclusione .

Il sesto anniversario dal naufragio della Concordia sarà quindi il primo con il Comandante Francesco Schettino in carcere, e segna il punto di svolta anche per i passeggeri che, oltre all’eventuale risarcimento di ulteriori danni di natura economica, possono/devono considerare definitivamente chiuso il capitolo penale della vicenda che li ha coinvolti. Oggi, nonostante sappiamo bene che l’unica responsabilità non è, non può di certo essere, attribuibile ad un solo uomo, al solo Comandante – possiamo dire con certezza che nessun’altro, oltre Schettino, sconterà mai un solo giorno di reclusione per la morte di 32 persone, aver messo a rischio la vita di oltre 4.200 altre persone tra passeggeri ed equipaggio, ed aver provocato un disastro ambientale che lascerà i segni sul fondale del Giglio per decenni.

A distanza di sei anni, quindi, rimane innanzitutto fermo il portentoso risultato di aver – comunque – portato a termine in pochi anni (se pensiamo che sul disastro Moby Prince ancora non si è messa processualmente la parola fine) un non facile compito professionale, quello svolto dall’Autorità Giudiziaria che è stato esemplare quanto a rapidità ed efficienza e quello dei tanti avvocati delle parti lese, che hanno svolto con grande dignità e sacrificio dei loro altri impegni, in aula per tre anni di fila e fuori dai palazzi di Giustizia per garantire una più ampia comprensione dei fatti, oltre al lavoro sotto il profilo risarcitorio che ha comportato la condanna di Costa Crociere a pagare una provvisionale del danno tra i 45.000 ed i 65.000 euro a passeggero in attesa delle decisioni dei tribunali civili sul danno definitivo. Sei anni di tempo che ci restituiscono una verità processuale definitiva, quindi, non completamente soddisfacente, però intrisa di ulteriori fatti ed accertamenti importantissimi, magari non per la sentenza contro Schettino od altri soggetti che avremmo voluto vedere sul banco degli imputati o dietro le sbarre, ma che raccontano di una verità reale più estesa, e dalla quale si sono diramati altri filoni di indagine connessi alla navigazione marittima; ancora oggi altri magistrati si stanno confrontando e stanno facendo sempre più luce su un sistema di certificazione e di navigazione costiera e portuale tutt’altro che conforme alle normative di sicurezza internazionali recepite dal nostro paese.

Resta la famigerata telefonata di De Falco a Schettino, emblema del confronto tra due modi di essere italiani, due mondi che convivono nell’andare a mare, opposti, eppure sulla “stessa barca”.

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la prima foto di una parte del pool in marcia verso il teatro Moderno

Resta immutato anche il legame umano creato tra clienti ed avvocati, ben oltre quello normale professionale e ben oltre la fine del processo, ed il rapporto di stima e amicizia nato tra noi avvocati che ancora collaboriamo e ci scriviamo di continuo nel ns gruppo whatsapp, resta il lavoro svolto in aula e nei nostri studi, ma anche a tavola nei ristoranti di Grosseto, una città gastronomicamente divisa in due tra tavoli e locali prenotati degli avvocati di Costa Crociere e quelli di noi difensori delle vittime, nelle riunioni e discussioni infinite nella hall del nostro quartier generale, l’hotel Airone, il cui personale per tre anni ci ha accolti  e fatti sentire a nostro agio in modo insuperabile, offrendo un valore aggiunto alle nostre faticose trasferte, restano le lunghe attese in aula, le battaglie sul danno punitivo e le discussioni animate davanti ai microfoni, gli scontri leali con i difensori dell’imputato e quelli senza riserve con l’Avvocato Marco De Luca, difensore della potentissima responsabile civile Costa Crociere, le strategie processuali, le ore di studio delle carte e dei verbali tra una udienza e l’altra e le interviste “su strada” a fine udienza – praticamente a reti unificate, e resta sopratutto la unicità del nostro pool “Giustizia per la Concordia“, un gruppo di avvocati che ha dimostrato di saper collaborare in modo straordinario ed innovativo, mantenendo obiettivi comuni ed indipendenenza delle scelte individuali, e resterà in questo senso il nostro blog, che è stata e continua ad essere fonte inesauribile e perenne di notizie sul naufragio della Concordia, sul processo, sulle verità parallele e su di una esperienza unica nel suo genere, processuale umana ed anche da un punto di vista di comunicazione mediatica e tecnologico.

Possiamo certamente affermare di essere stati i primi in Italia (perfino con qualche goffo tentativo di imitazione e plagio…) ad aprire un blog processuale, rimbalzandolo su Facebook twitter e sul web, nel senso di aver scritto un vero e proprio “diario” del procedimento penale in diretta, aggiornando ad ogni udienza o novità lo stato della vicenda sul naufragio Concordia, in presa diretta durante lo svolgimento del processo stesso,  senza filtri e senza intermediari, fornendo a chiuque la possibilità di conoscere i fatti ed i verbali, spesso potersi scaricare copia delle carte processuali, divenendo un punto di riferimento addirittura per i giornalisti, fornendo attraverso il blog notizie non solo ai nostri clienti ma in generale a migliaia di contatti mensili, e ricevendo in tale modo un incredibile flusso di informazioni a doppio senso, dall’aula all’esterno e dall’esterno verso l’aula del processo. Continua a leggere

SENTENZA DEFINITIVA – SCHETTINO IN CARCERE

12 maggio 2017 – la Corte di Cassazione conferma: dopo una camera di consiglio di oltre 4 ore, i giudici di Piazza Cavour rientrano in aula e mettono il punto definitivo alla vicenda processuale che ci ha impegnato negli ultimi 5 anni. Diventa così definitiva la condanna a 16 anni di carcere per Francesco Schettino, che attendeva in incognito la decisione a Roma, per evitare di finire in uno dei sovraffollati carceri napoletani, pronto a costituirsi a Rebibbia dove ha già trascorso la sua prima notte in cella, la prima di una lunga serie, non meno di 8-10 anni. Si chiude un cerchio, ed in noi si è in queste ore stabilizzato un senso di alleggerimento, conseguente all’approdo su un risultato oggettivamente importante, nell’aver portato a termine il nostro compito professionale, ed aver soprattutto visto scongiurato il pericolo di un annullamento della sentenza da parte della Cassazione con rinvio ad altra sezione di appello, come d’altronde avevano richiesto non solo i difensori dell’imputato, i quali nella loro arringa avevano puntato all’azzeramento del processo d’appello per irregolarità nella formazione del collegio ed avevano sostenuto ancora una volta la tesi del “complotto e sabotaggio” da parte degli ufficiali della Concordia in danno del Comandante, ma come era stato invocato anche dalla stessa Procura Generale, che puntava ad un aggravamento della pena. Un ipotetico nuovo grado di giudizio penale che i nostri clienti, le vittime, avrebbero vissuto con estrema fatica e sofferenza. I passeggeri sono stanchi e ci chiedevano di chiudere definitivamente questa penosa pagina della vicenda processuale e della loro storia personale. Tirare una linea ed andare oltre. Nessun particolare sentimento di vendetta o di acerrimo giustizialismo contro l’uomo Schettino, ma sicuramente il desiderio di sentir pronunciare la parola fine, almeno al processo penale, e così è stato.

Ancora una volta, eravamo noi del pool di “Giustizia per la Concordia”, in blocco ed uniti, e pochi altri, gli unici legali delle parti civili ad esser presenti nella lunghissima giornata all’interno dell’aula magna della IV sezione penale della cassazione, e nell’altrettanto lunga attesa pomeridiana, passata in una afosa giornata a passeggiare di fronte al Palazzaccio, pronti a tornare in aula su allerta della cancelliera sui nostri telefonini, per ascoltare la lettura del dispositivo della sentenza, avvenuta solo verso le 19,50. Rigettando tutti i ricorsi, la Cassazione ha confermato la decisione di appello e consegnato alla giustizia il principale responsabile del tragico disastro marittimo avvenuto la sera del 13 gennaio 2012, poco prima delle 22, davanti all’isola del Giglio a causa di una negligente ed improvvida manovra di accostamento ad alta velocità, squarciando il fianco della nave da crociera Concordia sugli scogli affioranti delle Scole. A bordo erano in 4.229, tra croceristi ed equipaggio, morirono 32 persone, decine i feriti. I segni del ricordo indelebile, ancora vivo, di quei momenti in attesa dello sbarco nel buio e freddo al largo del Giglio sono stati raccontati dai nostri clienti in tutta la loro drammaticità.

Dopo il monumentale processo penale di primo grado svoltosi a Grosseto, nel quale per oltre due anni di fila siamo stati impegnati in aula con estenuante intensità, e non solo come spettatori ma soprattutto quali veri protagonisti processuali per le parti civili, interpretando senza dubbio il ruolo dei legali più rappresentativi dei passeggeri e delle vittime, il 31 maggio 2016 la Corte d’Appello di Firenze aveva già confermato la condanna a 16 anni per Schettino. La Procura generale di Firenze aveva poi presentato ricorso in Cassazione, chiedendo di annullare la sentenza di appello, perché la pena comminata a Schettino era giudicata troppo lieve, invocando una condanna a 27 anni, la stessa richiesta formulata in primo grado dalla Procura di Grosseto, e aveva chiesto alla Suprema Corte di procedere a un nuovo processo per ricalcolare la pena in rialzo. Ovviamente anche i difensori dell’imputato avevano impugnato per Cassazione la decisione, proponendo una articolata serie di motivi, tutti puntualmente ed integralmente rigettati. La difesa degli imputati aveva chiesto anche di visionare in aula un video confezionato lo scorso marzo da Schettino, che aveva postato su YouTube, in cui si auto-difendeva, soprattutto sull’abbandono della nave, il reato più infamante contestato al comandante della Concordia. La richiesta è stata immediatamente opposta da noi parti civili, in ragione del fatto che si utilizzavano immagini e materiale non integralmente facente parte del fascicolo dibattimentale, che si trattava di questioni prettamente di merito e non di legittimità e che in tal modo si consentiva a Schettino di rendere indirettamente dichiarazioni libere ai giudici, cosa che avrebbe potuto ben fare se avesse scelto di presenziare in aula, ma non potendolo certo fare attraverso un suo video; il Collegio della IV sezione di Cassazione, ha in effetti rigettato tale richiesta e disposto procedersi oltre nella discussione finale, pronunciando a fine giornata la sentenza definitiva ed irrevocabile di condanna.

Ci sarebbe piaciuto veder finire in cella assieme al comandante della Concordia anche qualche altro personaggio di Costa Crociere – altrettanto responsabile e non solo da un punto di vista morale – ricordando le pene lievi concesse con il patteggiamento a tutti gli ufficiali di plancia e soprattutto al responsabile a terra dell’unità di crisi Ferrarini, oltre ai vertici societari della compagnia di navigazione, cioè coloro che hanno consentito la pratica degli inchini ed hanno messo Schettino al comando di una ciurma di gente impreparata a gestire l’emergenza, ma questa è stata sin da inizio la impostazione voluta dalla Procura di Grosseto in questo processo Schettino-centrico, al fine di arrivare ad una sentenza rapida e sicura, come oggettivamente è avvenuto. Sentenza di primo grado confermata in pieno e decisione irrevocabile e definitiva in 5 anni. Un vero record per la giustizia italiana.

Restano le questioni civilistiche, per alcuni dei nostri clienti che devono ancora incassare parte delle provvisionali liquidate in appello e che potranno ora promuovere le azioni civili per le liquidazioni definitive, e per molti altri passeggeri, soprattutto quelli rimasti tagliati fuori dal processo penale per aver seguito la rovinosa “via americana” della class action, che erano in attesa della definizione del giudizio penale per avviare le proprie richieste di risarcimento presso i Tribunali civili nazionali, e restano aperti molti altri aspetti della vicenda che continuano e continueranno ad occuparci per molto altro tempo. Il processo “Concordia” ha segnato una traccia ed aperto scenari prima scnosciuti ed inavvicinabili, e da qui parte il filo conduttore di ciò che sta avvenendo in altri processi e nelle indagini penali nei più importanti disastri marittimi e del mondo dei trasporti nel nostro paese: l’incendio del “Norman Atlantic” tra Italia e Grecia, l’incidente del “Jolly Nero” con il crollo della torre piloti nel porto di Genova, il disastro ferroviario “Andria-Corato”, le indagini sui rapporti promiscui tra Rina e Capitaneria di Porto, compagnie di navigazione e certificazioni facili etc. etc.

Ma il processo penale “Concordia” finisce qui. Giustizia è fatta.

13 gennaio 2017 – cinque anni dal naufragio Concordia

Appello concordia SchettinoIn memoria del naufragio della Concordia 13 gennaio 2012; sono passati cinque anni da allora, aspettando la sentenza definitiva dalla Corte di Cassazione.

Il 13 gennaio del 2012 alle 21:46 circa la nave Costa Concordia comandata da Francesco Schettino durante una sciagurata manovra di accostamento all’Isola del Giglio – c.d. inchino – fatta per omaggiare il maitre Tievoli originario dell’isola, urtava uno scoglio alle Scole provocando uno squarcio sotto la linea di galleggiamento del transatlantico di addirittura 70 metri.

A distanza di cinque anni e con due intense fasi processuali alle spalle non è stata detta una parola definitiva riguardo alle responsabilità che portarono a quel naufragio; un tempo relativamente molto breve per un processo penale di questa portata nel nostro paese, ma certamente lungo per chi attende giustizia. Quello che il Tribunale di Grosseto prima e la Corte d’Appello di Firenze poi ci hanno detto è che esisterebbe solo un colpevole per quel disastro, il Comandante Schettino, condannato alla pena di ben 16 anni di reclusione. Una pena adeguata alla gravità dei fatti, anche se noi crediamo che anche altre persone avrebbero dovuto essere sul banco degli imputati nel processo per il naufragio della Concordia. Non è stato un caso quello per cui imputati siano stati solamente gli ufficiali di bordo ed invece dei vertici nessuno della compagnia di navigazione sia stato chiamato a rispondere dei fatti alla base della tragedia.

Noi continuiamo a combattere con la passione che ci ha contraddistinto fin qui, perché la Giustizia abbia il suo corso e perché tutti gli individuabili responsabili del naufragio di quella notte all’Isola del Giglio siano perseguiti per legge ed eventualmente condannati. Le provvisionali riconosciute in primo e secondo grado hanno dato ragione ai passeggeri ed alle vittime, arrivando a quintuplicare ed anche oltre, i risarcimenti che Costa crociere aveva offerto ai naufraghi, e continuiamo nella nostra battaglia anche in Cassazione.

In memoria delle troppe persone, 32, che hanno perduto la vita e dei moltissimi altri sopravvissuti che ancora oggi portano i segni indelebili di quei terribili momenti, vissuti per salvaguardare interessi economici che troppo spesso pesano più della sicurezza dei passeggeri.

Gli Avvocati del pool Giustizia per la Concordia

Quattro anni di lotta – commento alla sentenza di appello Concordia

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L’aula di udienza a Firenze

Non è notizia di oggi quella che riguarda la sentenza di appello sul naufragio della concordia, che ha confermato la condanna a 16 anni a carico di Schettino.

Abbiamo atteso un po’ di tempo prima di scrivere le nostre note per cercare di realizzare meglio il senso di quella che è stata una vittoria di dimensioni davvero enormi, ottenuta nei confronti di una multinazionale potentissima, la Costa Crociere S.p.A. che ha alle sue spalle la Carnival Cruises, cioè nei confronti di una delle società più importanti e più potenti economicamente al mondo, che nemmeno il governo degli Stati Uniti è mai riuscito ad almeno sottoporre al proprio regime fiscale.

Insomma la notizia è che un gruppo di tignosi avvocati italiani – che si è messo insieme per lavorare al meglio in questo processo – è riuscito davvero a ottenere quello che né il governo degli Stati Uniti né la Procura della Repubblica di Grosseto hanno mai ottenuto e nemmeno cercato di ottenere.

I fatti sono conosciuti: la notte del 13 gennaio 2012 il comandante della Concordia Francesco Schettino la portava a sbattere sugli scogli delle Scole all’isola del Giglio con una manovra di inchino a dir poco suicida.

Da lì ha inizio il naufragio più grande della storia mercantile internazionale: una nave passeggeri di 350 m di lunghezza e di 11 ponti fuori dalla linea d’acqua con a bordo oltre 4.300 persone si squarcia per 70 metri sotto la linea di navigazione e, grazie al vento che sospinge indietro, si appoggia sugli scogli miracolosamente non affondando.

In seguito all’urto con gli scogli ed alla gestione a dir poco demenziale da una parte e delinquenziale dall’altra dell’emergenza così insorta, ben 32 persone perdono la vita mentre altre 4300 rischiano a loro volta di morire ma miracolosamente invece si salvano.

Ne nasce un processo monstre in cui alla fine delle indagini preliminari la Procura di Grosseto ritiene di poter chiedere di rinviare a giudizio il solo comandante Schettino e cinque altre persone in totale tra ufficiali di bordo e uomini della compagnia di navigazione (della Costa veramente il solo Ferrarini facente parte dell’unità di crisi a terra ma nessuno del Consiglio di Amministrazione).

 Nessuno della compagine societaria viene sottoposto al processo per una scelta della Procura di Grosseto che ancora non riusciamo davvero a spiegarci, considerate le plurime responsabilità penali emerse a carico della compagnia nel corso delle investigazioni e ancora di più nel corso del dibattimento stesso.

 Le parti lese in questa vicenda, i passeggeri che hanno perso la vita e quelli che fortunatamente sono sopravvissuti, non vengono mai presi in considerazione da nessuno dell’organo inquirente: alcuni di noi, va rilevato, hanno assistito ad una scena praticamente kafkiana. Alla nostra osservazione come difensori delle parti lese che lamentavano il fatto che la Procura di Grosseto avesse dato il proprio consenso a patteggiamenti scandalosi per gli imputati senza curarsi dei risarcimenti alle vittime del naufragio, il procuratore capo di Grosseto osservava che ci sono i processi civili per i risarcimenti!

Mai abbiamo visto in realtà un atteggiamento di questo genere da parte di una Procura della Repubblica che normalmente tutela proprio le vittime dei reati pretendendo che gli imputati le risarciscano prima di prestare il consenso ai patteggiamenti…Ma questo è stato solo l’inizio della storia di questo processo che all’epoca vedeva schierati da una parte i passeggeri e dall’altra la Compagnia di Navigazione Costa Crociere che riteneva di avere già risarcito correttamente la maggioranza dei naufraghi offrendo loro una cifra a forfait di 11.000 Euro, prendere o lasciare.

Alcuni dei passeggeri, proprio i nostri assistiti, ritenevano di avere diritto ad essere risarciti con cifre molto più alte, ma sopratutto pretendevano Giustizia e verità, perchè avevano vissuto un’esperienza orrenda che li aveva segnati pesantemente.

Ma niente di tutto questo veniva preso in considerazione né da Costa Crociere né dalla Procura di Grosseto che, appunto, dava consensi a patteggiamenti tanto scandalosi che la stessa Procura Generale di Firenze che li avrebbe dovuti avvallare li impugnava invece davanti alla Corte di Cassazione.

Anche questo chiaro segnale pareva non bastare a Grosseto perchè pure il Tribunale durante il dibattimento a carico di Schettino di fatto osteggiava il lavoro delle parti civili che non si rassegnavano ad essere spettatori inermi ma che volevano capire perchè fosse avvenuto quel naufragio e se le responsabilità si dovessero fermare al solo imputato presente o se invece dovessero allargate alla società armatrice.

Il dibattimento a Grosseto peraltro si svolgeva solamente per la scelta – da alcuni giudicata folle, da altri onorevole – di Schettino di chiedere di essere sottoposto al pubblico dibattimento per poter spiegare le sue ragioni.

Dal dibattimento – durato ben 70 udienze spalmate in un periodo di tempo pari ad un anno e mezzo in cui le vite professionali di questi pochi appassionati avvocati venivano di fatto stravolte per poter seguire veramente quello che succedeva – emergevano evidentissime responsabilità pure di Costa Crociere: si citano brevemente al riguardo le anomalie del DGE, diesel generatore di emergenza, che non funzionando per un difetto di progettazione durante la fase dell’emergenza ha comportato di fatto che quantomeno una parte delle vittime del naufragio perdesse la vita poiché non senza il DGE non fu possibile sganciare almeno un’altra delle scialuppe di salvataggio e una sola scialuppa di salvataggio in più sganciata avrebbe comportato che 150 passeggeri avrebbero potuto trovare posto su quella scialuppa, e i morti furono 32!

Non solo. La mancata preparazione dell’equipaggio, l’inesperienza degli ufficiali di bordo di età media abbondantemente sotto i trent’anni, la politica tesa al risparmio su ogni aspetto della sicurezza, le anomalie del programma di emergenza degli ascensori che causarono il blocco del DGE, l’improvvisazione dell’unità di crisi tesa alla sola ri-certificazione della nave per tornare a farla navigare al più presto piuttosto che alla sicurezza delle persone a bordo, tutti questi elementi insieme facevano emergere chiaramente la responsabilità di Costa Crociere che giustificava non solo l’allargamento della responsabilità penale ai vertici societari ma la richiesta di riconoscimento dei danni punitivi per appunto indurre la società armatrice a rivedere le proprie politiche economiche perchè ove fosse stata punita come chiedevamo avrebbe inteso che sarebbe divenuto in futuro maggiormente conveniente spendere per la sicurezza che non dover risarcire le vittime.

Questo gruppo di avvocati ha avuto l’ardire di presentare una denuncia contro i vertici societari di Costa Crociere e Carnival perché ritenevano, come ritengono tuttora, che ci sia una chiara responsabilità in concorso con il Comandante Schettino da parte dei vertici societari.

La Procura di Grosseto invece riteneva di dover richiedere l’archiviazione della denuncia e, con un’altra mossa del tutto inaudita, il Giudice delle Indagini Preliminari di Grosseto a cui era stata rivolta l’opposizione delle parti lese alla richiesta di archiviazione, decideva di procedere direttamente all’archiviazione della denuncia querela senza nemmeno fissare una camera di consiglio in cui gli avvocati avrebbero dovuto essere ascoltati!

Il dibattimento di primo grado si concludeva con una sentenza che dava solo parzialmente ragione alle parti civili escludendo il danno punitivo e concedendo loro dei risarcimenti con una provvisionale che variava fra i 30 e i 50.000 Euro, a parte risarcimenti sproporzionati ai soli enti quali la regione Toscana e il Comune del Giglio.

Costa Crociere poteva dunque davvero stappare lo champagne per lo scampato pericolo, quantomeno perché alcune voci delle pretese risarcitorie delle parti civili erano state in qualche maniera, sia pur molto discutibilmente, molto ridotte grazie ad una sentenza, definita da qualcuno di noi, da ragionieri del diritto.

Questo gruppo di avvocati decideva a questo punto di fare appello contro la sentenza, rischiando che le cifre concesse come provvisionale potessero anche essere ridotte, per cercare di rimediare alla evidente ingiustizia verso le pretese risarcitorie dei naufraghi della sentenza del Tribunale di Grosseto.

Presentava appello anche il Comandante Schettino e la Costa Crociere, chiedendo questa ultima che venissero ridotti gli importi provvisionali concessi agli enti, e infine la Procura di Grosseto che chiedeva abbastanza clamorosamente un aumento di pena di altri 10 anni di carcere contro l’imputato, già condannato a 16 anni in primo grado.

L’inizio del processo d’appello faceva capire a questi difensori che finalmente ci si trovava di fronte a Giudici che erano predisposti ad ascoltare le ragioni dei naufraghi e che non si erano chiusi in posizioni di rifiuto ideologico delle loro pretese.

Si svolge così a Firenze un dibattimento serratissimo che in un solo mese vedeva la discussione di una trentina di avvocati delle parti civili, della Procura, dei difensori di Schettino e di quelli di Costa Crociere.

Si arrivava così finalmente alla sentenza della Corte d’Appello di Firenze che concedeva alle sole parti civili, è solo a loro, la vittoria: le cifre provvisionali concesse con estrema prudenza dal Tribunale di Grosseto venivano tutte aumentata del 50% a favore delle parti civili costituite. Ma non solo. Gli appelli, tanto dell’imputato che della procura, venivano integralmente respinti.  Attribuiamo, a questo ultimo aspetto, un particolare ed ulteriore significato di riconoscimento al nostro lavoro, Quale evidente segno che la Corte d’appello di Firenze ha sposato la nostra visione sui fatti e sul peso delle responsabilità del naufragio: confermando la condotta criminale di schettino, ma riconoscendo implicitamente che esistono altre responsabilità di “contorno”, altrettanto gravi, non riconoscendo apertamente i danni punitivi, la cui applicabilità nel nostro ordina è tuttora incerta, ma aumentando considerevolmente tutte le provvisionali per i nostri clienti.

Costa Crociere ha preso finalmente una sonora batosta da parte del nostro gruppo Giustizia per la Concordia, che si è distinto per avere il coraggio di tenere duro nei confronti della Costa Crociere, della prudenza della Procura di Grosseto ed in quelli della sentenza altrettanto prudente del Tribunale di Grosseto…e non è ancora finita qui perchè in Cassazione ci saremo e ancora chiederemo il riconoscimento dei danni punitivi, attualmente al vaglio delle Sezioni Unite.

Noi rimaniamo sempre dalla parte delle vittime e continueremo ad esserlo perché la giustizia possa effettivamente trovare posto anche in una vicenda di questo genere dove troppe coperture e troppe omissioni si sono verificate.

Cesare G. Bulgheroni  – Avvocato in Milano

Il danno punitivo – udienza 28.05.2016

Danni-punitivi-Costa-Concordia

Ultimo giro di parola alle parti civili a Firenze nel processo di appello Concordia, con imboscata al difensore di Costa Crociere, tirando fuori a sorpresa solo nell’ultimo intervento di replica, alla udienza del 28.05.2016, la più recente evoluzione giurisprudenziale di legittimità sul tema giuridico del cd. “danno punitivo“, che per tutto il corso del processo è sempre stato molto caldo, controverso e fonte di polemiche, tanto che in primo grado, durante la mia discussione incentrata su questo argomento per conto di tutte le parti civili, avevo provocato l’uscita dall’aula – in segno di protesta – dell’Avv. Marco De Luca, a seguito della richiesta di questo surplus risarcitorio sul modello statunitense, a carico della sua cliente, la compagnia di navigazione; la Suprema Corte di Cassazione, Sez. I Civile, con ordinanza interlocutoria 16 maggio 2016, n. 9978, entra a gamba tesa nella vicenda della Concordia, proprio alla vigilia della sentenza di appello, disponendo la rimessione alle Sezioni Unite della questione sui cd. “danni punitivi” nel nostro ordinamento. La vicenda è particolarmente significativa nel processo che stiamo trattando, in quanto sin da inizio, noi del pool “Giustizia per la Concordia“, abbiamo proposto questa domanda risarcitoria aggiuntiva, ma sempre più, nel corso del dibattimento di primo grado, ci siamo convinti della opportunità, fondatezza e necessità di questo riconoscimento economico, quale elemento correttivo di una serie infinita di condotte criminali di contorno a quelle – non meno pesanti – di Schettino, venute alla luce udienza dopo udienza e poste in essere da Costa Crociere ed i suoi responsabili amministrativi, nelle fasi prima, durante e dopo il naufragio, e che altrimenti resterebbero senza alcuna risposta da parte del sistema sanzionatorio, seppellite per sempre tra le centinaia di faldoni processuali. La Cassazione, incidentalmente alla questione di riconoscibilità in delibazione di una sentenza straniera ove questa contenga un’attribuzione patrimoniale e risarcitoria a carattere punitivo (e non compensativo), si è da ultimo interrogata espressamente ed esplicitamente sull’attuale ed effettiva contrarietà dei danni punitivi al nostro ordinamento interno, alla luce della progressiva evoluzione del concetto di “funzione del rimedio risarcitorio”, da un lato, e del principio di “ordine pubblico”, dall’altro. E’ innegabile, infatti, che il legislatore abbia introdotto negli ultimi anni alcune norme che prevedono una evidente componente risarcitoria ultra-compensativa, la cui quantificazione è collegata non (tanto) al danno subito dalla parte, quanto piuttosto al comportamento di chi ha provocato quel danno: tanto più grave è il comportamento, e tanto più pesante sarà la sanzione economica, che acquista dunque una connotazione punitiva, esemplare e di prevenzione. L’interrogativo, viene quindi rivolto alle SS. UU. della Cassazione, in quanto implicante la soluzione di una questione di massima di particolare importanza.

Il difensore di Costa Crociere, Avv. Marco De Luca, nella propria discussione in questo grado di Appello, aveva quasi sorvolato sull’argomento, disconoscendo qualsiasi valenza ed applicabilità nel nostro ordinamento dell’istituto dei danni punitivi, sostenendo che in questo processo, in questo settore del diritto processuale ed in questo paese, ci si debba occupare solo di diritto positivo, e non de jure condendo, visto che in Italia esiste solo ed esclusivamente la funzione compensativa-riparatoria del risarcimento, essendo invece estranea al ns ordinamento la componente sanzionatoria e punitiva, riconosciuta nei paesi anglosassoni e di common law. Noi invece crediamo e sosteniamo fermamente il contrario, avendo dimostrato che il trend italiano ed europeo è esattamente in direzione contraria, ossia per l’apertura al danno punitivo, e che, sopratutto in un processo eccezionale come questo, ci sia lo spazio per occuparci del diritto evoluto, e compiere un passo avanti per una pronuncia innovativa e coraggiosa, mettendo da parte calcolatrici, tabelle, e codici impolverati o spesso ammuffiti. Il rischio che le multinazionali, pur conoscendo l’esistenza di alta probabilità di un prevedibile danno ad una moltitudine di soggetti (es. per un difetto di fabbricazione, per la mancata adozione dei misure adeguate di prevenzione, per la mancata formazione dei propri dipendenti etc.), si facciano il calcolo di quanto possa costare pagare i risarcimenti tabellari, piuttosto che investire per evitare i danni “attesi”, ottiene così un efficace correttivo, ristabilendo un equilibrio, ed incentivando il livello di attenzione e prevenzione contro i “mass tort”.

La remissione della questione alle SS.UU., fatalmente, testimonia il serio ripensamento anche da parte dei giudici di legittimità sui danni punitivi, essendo stata revocata seriamente in dubbio la permanenza di uno sbarramento al possibile riconoscimento, anche nel nostro ordinamento interno, dei cd. “danni punitivi, seguendo, e lo diciamo con uno spunto di orgoglio personale e professionale, esattamente lo stesso identico percorso logico, dottrinale, giurisprudenziale e normativo che abbiamo illustrato ai giudici di Grosseto prima, e di Firenze ora, per sostenere le ragioni della nostra istanza risarcitoria.

Sul punto abbiamo già avuto modo di criticare la sentenza di primo grado, definendo i giudici del tribunale di Grosseto una sorta di “ragionieri del diritto“, per la dimostrata mancanza di coraggio nella possibilità di scardinare un concetto ormai inadeguato e superabile del diritto risarcitorio nazionale. Alla luce dell’invio della questione alle Sezioni Unite, però, i giudici del Collegio di Appello di Firenze non potranno affrontare con altrettanta chiusura mentale il tema dei danni punitivi, e dovranno quantomeno dare una risposta alle perplessità sollevate dalla Cassazione sulla assenza di un tale meccanismo sanzionatorio e di prevenzione anche nel nostro paese.

Avv. Massimiliano Gabrielli

Per maggiori approfondimenti: MEMORIA DI REPLICA DEPOSITATA IN APPELLO CONCORDIA SUI DANNI PUNITIVI

Processo Concordia Bis

Avvocato Massimiliano GabrielliLa associazione nazionale ANMIL, da sempre impegnata sul tema della sicurezza sul lavoro e rispetto delle normative antinfortunistiche, ha affidato il mandato difensivo agli Avvocati Massimiliano Gabrielli, Cesare Bulgheroni ed Alessandra Guarini, per essere rappresentata come parte civile nel processo Concordia bis, che si occuperà delle violazione delle norme a tutela dei lavoratori e dei reati ambientali. Alla udienza di apertura, tenutasi il 07.03.2015 davanti al Tribunale monocratico di Grosseto, gli Avvocati della associazione hanno depositato a sorpresa una richiesta di maxi-risarcimento per un milione di euro, motivata dai malfunzionamenti della nave ed il mancato rispetto delle normative di emergenza da parte della compagnia di navigazione, sul modello statunitense di danni punitivi con effetti deterrenti e di prevenzione contro futuri disastri navali, ed hanno ottenuto dal Giudice la chiamata in causa di Costa Crociere SpA come responsabile civile, che quindi sarà nuovamente tenuta al pagamento dei futuri risarcimenti. Le parti processuali giocheranno una partita contro il tempo, sul filo della prescrizione dei reati che, essendo di natura contravvenzionale, in questo giudizio maturerebbe a gennaio 2017; il calendario di udienze, già stabilito con ritmi molto intensi, ha però sin da subito chiarito che è tutta intenzione del Tribunale arrivare a pronunciarsi con una nuova sentenza prima della estate. Il 28 aprile si aprirà a Firenze anche il processo di appello del processo penale principale sul naufragio della Concordia, con il quale il comandante Francesco Schettino è stato già condannato a 16 anni di carcere.

RAI NEWS TGR EDIZIONE DELLE 19.30 del 08/03/2016 – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/basic/PublishingBlock-0f7d1998-654b-4a4d-8455-2d2a1121bfb2-archivio.html

Appello Concordia: prima udienza l 28 aprile 2016

Appello concordia Schettino.jpgInizierà a Firenze il 28.04.2016 il processo d’appello contro la sentenza di primo grado  pronunciata appena  l’11 febbraio 2015 dal Tribunale penale di Grosseto sul naufragio della costa Concordia, avvenuto il 13 gennaio 2012 al largo dell’isola del Giglio, ad appena quattro mesi dall’invio di tutte le carte processuali ai Giudici della Corte d’appello di competenza toscana.

Una evidente velocità privilegiata, quindi, anche per il secondo grado del monumentale processo, che nella precedente fase è riuscita a giungere a sentenza in soli due anni, articolandosi in circa 70 udienze (di media per sessioni da 3 giorni e due volte al mese, ma anche con punte di una settimana intera e 3 sessioni per mese, con udienze dalla 9,30 della mattina alle 18,00, a volte protratte ad oltranza fin dopo la mezzanotte), centinaia di testimoni e consulenti ascoltati in aula, un eccezionale numero di parti civili costituite, e circa 75 faldoni di carte processuali, documenti, trascrizioni, verbali, perizie, dati informatici ed elementi di straordinaria portata sia numerica che di analisi e studio.

Nel processo di appello le cose saranno estremamente più semplici dal punto di vista istruttorio, mentre per il Collegio della Corte d’Appello di Firenze sarà particolarmente complessa la analisi delle contrapposte doglianze, sollevate da tutte le parti processuali contro la sentenza del Tribunale.

Ha ovviamente proposto appello Francesco Schettino, classe 1960, unico imputato e condannato a 16 anni di reclusione ed 1 mese di arresto per tutti i reati contestati dalla Procura, dall’omicidio colposo plurimo alle lesioni colpose plurime, dal naufragio colposo alla violazione delle norme di prevenzione infortuni, fino all’abbandono della nave, quello contro cui si è più caparbiamente opposto il Comandante. I difensori di Schettino puntano ad una riduzione della pena, che ritengono eccessiva trattandosi di reati di natura colposa, ed alla diversa incidenza causale sull’evento, in relazione ai molti malfunzionamenti della nave e della procedura di emergenza predisposta da Costa Crociere. Lo stesso Schettino ha aggiunto di suo pugno dei suoi «personali motivi di appello», con i quali chiede che invece venga diversamente valutato il suo «tratto umano».

Ma ha presentato appello anche la Procura di Grosseto, capitanata dal PM dott. Alessandro Leopizzi, per una revisione in senso opposto della pena erogata, a  fronte delle ben più alte richieste  (26 anni in tutto) formulate in primo grado dall’accusa, per il concorso dei vari capi di imputazione.

Hanno proposto impugnativa anche decine di parti civili, tra i quali – come sempre in prima linea – i legali del ns. pool di Giustizia per la Concordia, avverso i criteri di liquidazione delle provvisionali ai passeggeri ed alle vittime, per un riconoscimento dei danni più alto ed una sentenza che faccia giustizia sostanziale più adeguata. Ricordiamo la più contestata liquidazione, per la morte della passeggera tedesca Gabriele Grube, in soli 60mila euro di provvisionale, e le liquidazioni ai sopravvissuti, che vanno dai 30 ai 50 mila euro a testa, puntando quindi ad ottenere acconti provvisionali più consistenti con il secondo grado. Punto fermo resta la ns. richiesta, poi, dei famosi danni punitivi, sul modello statunitense, che andrebbe a sanzionare economicamente in modo molto pesante Costa Crociere, con un meccanismo deterrente e di prevenzione per evitare il ripetersi di tragedie del genere, favorite da politiche di risparmio delle compagnie di navigazione sulla formazione equipaggio, manutenzione e sicurezza in genere. Anche molte associazioni ed enti, come il Comune del Giglio, hanno proposto appello contro una sentenza che in primo grado li ha lasciati quasi totalmente a bocca asciutta.

Ha infine appellato la sentenza anche la stessa Costa Crociere, soprattutto contro le liquidazioni milionarie ottenute dai ministeri e da alcuni enti, a fronte delle spese ed impiego mezzi ed uomini per contrastare la emergenza Concordia, che a livello nazionale ed internazionale ha avuto evidenza prioritaria.

Si aprirà quindi il 28 aprile una nuova e impegnativa pagina processuale sul naufragio del secolo, e noi saremo ancora una volta presenti in aula a Firenze per sostenere le ragioni delle uniche e vere vittime incolpevoli della tragedia, i passeggeri.

13/01/2016 quattro anni dal naufragio Concordia

Sono passati quattro anni esatti dal tragico naufragio della Costa Concordia al largo dell’isola del Giglio; il relitto della nave, rimasto a lungo adagiato su un fianco come monumento alla assurdità umana, è stato rimosso e quasi completamente smantellato. Non si cancella invece per tutti noi la memoria ed il ricordo per le vittime e l’impegno per coloro che hanno avuto la vita stravolta da quella che doveva essere una crociera felice;  il processo penale, giunto ad una severa condanna nei confronti del Comandante Schettino, pende ora in appello, nel segno della nostra costante ed instancabile ricerca delle concorrenti e ancora più gravi responsabilità dell’armatore.

Un processo storico che ha cambiato già molte regole sulla sicurezza a mare, ma che può ancora dare un significato a questo incidente, affinché non ci sia più una altra Concordia.

APPELLO DELLE PARTI CIVILI di GIUSTIZIA PER LA CONCORDIA

Sentenza Schettino prima paginaDepositato in questi giorni, da parte dei molti legali del pool, l’atto di appello ai capi civili della sentenza di primo grado sul naufragio della Concordia del 13 gennaio 2012. Si punta in alto e di nuovo sulla richiesta di danno punitivo di derivazione statunitense, chiedendo alla Corte di Appello di Firenze di riconoscere provvisionali fino a 300 mila euro ed un risarcimento finale molto più congruo e consistente. Le parti civili, si ricorda, in primo grado hanno ottenuto provvisionali tra i 30 e 50 mila euro. Anche l’ufficio della Procura di Grosseto ha impugnato la sentenza, insistendo invece sulle responsabilità titaniche e quasi esclusive di Schettino, e quindi su una sua condanna esemplare.

I legali di ‘Giustizia per la Concordia ritengono al contrario che “la sentenza non abbia tenuto conto dei comportamenti omissivi della compagnia armatrice, la Costa Crociere S.p.A., che hanno contribuito alla causazione del naufragio (tra cui l’impreparazione dell’equipaggio alle emergenze, l’insufficienza dei sistemi di sicurezza della nave ed il loro malfunzionamento e la pratica dei cosiddetti ‘inchini’ fatti dai comandanti delle loro navi ai luoghi di interesse turistico)”. Il naufragio, ricordano i legali, “è avvenuto proprio nel corso di un inchino – e cioè di un passaggio ravvicinatissimo alla costa – che Schettino intendeva fare al Giglio per omaggiare il màitre, nativo del Giglio. La pratica dell’inchino in particolare era diffusa per interessi di carattere promozionale ed è risultata estremamente pericolosa come, appunto, il naufragio della Concordia ha dimostrato”. Il pool ‘Giustizia per la Concordia’ si batte affinché “l’autorità giudiziaria riconosca che Costa Crociere spa, proprio per avere tenuto comportamenti omissivi per ragioni economiche di risparmio, risulta corresponsabile del naufragio e deve perciò essere condannata ai cosiddetti ‘danni punitivi’ in favore dei passeggeri della Concordia che hanno rischiato la propria vita nel corso del naufragio che ha causato la morte di ben 32 persone”.

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Udienza  1 dicembre 2014: I CONSULENTI DI COSTA CROCIERE. 

PTSDbrain1Terminata la fase dibattimentale dedicata all’esame delle centinaia di prove offerte al Collegio dei Giudici ad iniziativa del Pubblico Ministero, e quella successiva dei testimoni e consulenti delle parti civili, il 01 dicembre 2014 viene data la parola alla responsabile civile Costa Crociere, la quale, attraverso i propri consulenti, cercherà di dimostrare la assenza, o minore incidenza, del danno determinato dal naufragio e richiesto dalle parti civili costituite in giudizio: i passeggeri, lo Stato, gli enti locali od associazioni.

Il primo dei consulenti di Costa, è il prof. Giuliano Noci,  ingegnere gestionale del politecnico di Milano, che, attraverso la proiezione ed una pedante esposizione di una infinita serie di slides, procede alla analisi dell’impatto economico dell’incidente sull’isola del Giglio, la provincia di Grosseto, la Regione Toscane e l’Italia. Da tale studio, recuperando i dati dei bilanci/redditi di tutti i soggetti coinvolti, compresi i privati, imprenditori e società presenti sull’isola, secondo il consulente il trend economico negativo, conseguente essenzialmente all’impegno da parte delle varie amministrazioni di risorse da dedicare alla gestione della emergenza ed alle intuibili influenze negative sul turismo, sarebbero state comunque ben bilanciate dalle massicce presenze per quasi tre anni di personale della titan-micoperi, dei giornalisti e turisti “curiosi”, e dai colossali investimenti destinati al recupero e rimozione del relitto.  Le società di capitali e le attività gigliesi in genere, per fare un esempio, recuperando i dati delle varie dichiarazioni fiscali, avrebbero avuto un aumento medio del 25% – 30% dal 2011 al 2013, compensando e recuperando la limitata riduzione dell’attrattività turistica con l’indotto legato alla gestione del dopo incidente, che, dato alla mano, avrebbe prodotto ricchezza per l’economia dell’isola e dei suoi abitanti. L’impatto economico positivo – a seguito delle operazioni di recupero del relitto – viene quantificato sul Giglio in 20 milioni e 500 milioni per l’Italia.

Insomma un beneficio economico e di immagine per tutti, anche a parere del secondo consulente Costa – il sociologo Giorgio del Mare – che ha analizzato statisticamente l’attenzione dei media, televisioni e carta stampata, e l’effetto derivato sull’immagine del Giglio dopo il naufragio. Con statistiche più in stile da trasmissione “prima porta” di Bruno Vespa che processuale, il consulente della compagnia ci dice che l’isola è oggi nota a 8 italiani su 10, mentre prima dell’incidente lo era soltanto a 4 italiani su 10, il 72% delle persone pensa che i gigliesi siano molto ospitali, il Giglio sarebbe la meta più desiderata tra 19 piccole e medie isole, dopo Capri e Ischia. Il 66 per cento degli italiani, infine, desidererebbe trascorrere una vacanza al Giglio, di contro al 67 a Venezia.

Costa Crociere sostiene, quindi, che il ritorno per il Giglio, per la Toscana e per l’Italia intera, non scomodando per fortuna il pianeta terra e la via lattea, sia stato decisamente positivo grazie alla iniezione di danaro derivante dalle operazioni di recupero del relitto. Peccato che poi il dott. Angelo Borrelli della protezione civile, facendo il conto dei costi di gestione della emergenza (16 milioni e 610 mila euro), ci ha riferito che sulla intera somma solo una parte è stata riconosciuta dalla compagnia e che i pagamenti sono stati fatti tutti dalle assicurazioni. Insomma, alla fine della fiera Costa Crociere non ha “cacciato” un euro!

Ma veniamo infine al TERZO CONSULENTE DI COSTA CROCIERE, che ci interessa direttamente, poiché il prof. Costantino Ciallella è il medico legale della compagnia di navigazione – chiamata nel processo penale a rispondere economicamente (anche) dei danni subiti dai passeggeri, soprattutto a livello di danno biologico e disturbo da stress post-traumatico. Possiamo subito dire che l’intervento in aula e la relazione scritta depositata dal consulente, si sono rivelati al di sotto dei nostri timori e davvero di poco spessore, sia fisico (poche pagine di parte “generale” e qualche accenno – a campione su 4-5 posizioni – rispetto a centinaia di parti lese) che scientifico (il medico legale non dimostra di avere alcuna specializzazione in psicologia-psichiatria e sopratutto in ptsd). A ns. domanda (Avv. Massimiliano Gabrielli) emerge sopratutto che i casi effettivamente esaminati dal consulente di Costa attraverso una visita e/o la somministrazione di questionari a qualcuna delle parti civili costituite in questo processo è pari a zero. Di oltre 3.000 passeggeri il prof. Ciallella afferma (senza dimostrarlo in perizia o fornendo alcun riscontro documentale o anagrafico) di aver incontrato 3-4 persone. Sulla rilevanza dei CAPS sostiene che i questionari siano troppo settoriali e più adatti a stress da eventi post-bellici – nonostante, a partire dal 1980, il DSM-III (che ha fatto la classificazione internazionale delle malattie dell’OMS), ha incluso la categoria diagnostica del disturbo post traumatico da stress, DPTS o PTSD, e che lo stesso individui lo strumento diagnostico dei questionari CAPS come il “golden state” per la classificazione di tale psicopatologia.

Cade poi in contraddizione sostenendo che non sia possibile diagnosticare il DPTS come danno permanente in mancanza di certificati, e di una significativa variazione del comportamento o stile di vita nel soggetto. Non riesce però a spiegare secondo lui come sarebbero valutabili tali modifiche nel soggetto se non attraverso i CAPS. Conferma in ogni caso che è innegabile, secondo tutta la letteratura scientifica mondiale, che persone esposte ad un evento traumatico grave abbiano un rischio molto elevato di soffrire di un DPTS. Sempre su ns domanda è costretto – a tal riguardo – a rispondere che – su una scala da 1 a 10 – il naufragio di una grande nave di crociera rappresenta un evento stressante gravissimo PARI A 10. Il massimo previsto dai CAPS.

L’esistenza di effetti psicopatologici dovuti al naufragio è in ogni caso stata apertamente ammessa dalla stessa Costa nella lettera inviata a tutte le vittime italiane del naufragio, firmata da Andrea Tavella (Direttore Commerciale e Marketing Italiana di Costa) e datata 08.02.2012 nella quale si legge: “…siamo consapevoli che per Lei potrebbe essere difficile tornare alla normalità della vita quotidiana cancellando il ricordo dei momenti legati all’incidente vissuto…..proponendole…. un adeguato servizio di supporto da un punto di vista psicologico”. Alla lettura (sotto forma di domanda) del passo di tale lettera, il consulente della compagnia non può che condividere quelle considerazioni, riconoscendo, conseguentemente, il fatto che le vittime di DPTS tra i passeggeri possono soffrire di gravi menomazioni nel loro funzionamento psicosociale, ossia che il disturbo può produrre effetti molto gravi sulla vita di tutti giorni, sui rapporti interpersonali, sulla capacità lavorativa, etc.

Insomma concludiamo con una giornata molto positiva per noi difensori dei passeggeri, uscendo rassicurati dal confronto tra la credibilità dei drammatici racconti dei nostri clienti in aula e delle solide relazioni dei nostri consulenti sul PTSD, e la blanda strumentalità delle difese di Costa Crociere.

Ora starà al Tribunale fare – in sentenza – uno sforzo di apertura mentale e riconoscere ai passeggeri un giusto risarcimento economico con una provvisionale adeguatamente compensativa dei danni da ciascuno di loro dimostrati in giudizio.

A partire dalle giornate del 02-03 e poi 11-12-13 dicembre si prosegue con l’atteso esame del Comandante Schettino, ansioso di raccontare la sua verità sottoponendosi alle domande prima dei PM e poi di noi parti civili per finire con i suoi difensori, e che rendiconteremo con un articolo separato per ogni turno.

Udienze 3 e 4.11.2014 – Il ritrovamento di Russel Rebello e la testimonianza di altri naufraghi

NAVE COSTA: CERCA FRATELLO CAMERIERE, UN VIDEO SU ABCTrovano finalmente riposo anche i familiari di Russel Rebello, l’ultima delle 32 vittime ad essere recuperata a bordo della Concordia; il 3 novembre 2014, dopo oltre due anni dal naufragio, è stato ritrovato il corpo del cameriere indiano, in una cabina del ponte 8, dagli uomini del Consorzio genovese composto da Saipem e San Giorgio che si stanno spartendo i ricavi delle operazioni di smantellamento della nave. Il nostro pensiero va al fratello Kevin, che ha atteso per moltissimo tempo al Giglio, ed al fatto che anche noi, attraversando il ponte 8 della nave per recarci al sopralluogo in plancia, siamo passati, senza saperlo, proprio vicino alle spoglie di quel povero ragazzo, rimasto sotto la mobilia in attesa di essere visto da qualcuno. Anche in questo gli uomini di Costa Crociere, piuttosto che festeggiare con un sontuoso cocktail party l’arrivo del grande business al porto di Genova, avrebbero dovuto ricordare che la nave era una vera e propria bara galleggiante, visto che trasportava ancora una delle vittime.

Il 3 novembre i primi testi a salire sul banco sono gli assistiti dell’Avvocato Gallenca, legato al pool Giustizia per la Concordia. Il primo a testimoniare è un giovane naufrago, ancora minorenne, Edoardo. Il viaggio era il regalo dello zio, pure presente a bordo, per l’ottimo rendimento scolastico. Edoardo ha raccontato con grande difficoltà ed emozione le fasi dello sbarco, rese complicate dalla inclinazione della nave e dalla assenza degli ufficiali o di membri dell’equipaggio; era sul lato verso il Giglio e dal terzo ponte con un balzo ci si poteva buttare in mare, tanto erano inclinati. Si scivolava e i passeggeri hanno formato una catena umana lungo il ponte tre per evitare di cadere a mare e per salire sulle scialuppe. Ha ricordato il via vai di barche per prelevare gli altri passeggeri.

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Udienza 20 e 21.10.2014 – Effetto “Report”, lo stress post-traumatico e De Girolamo superstar

imageA seguito della inchiesta televisiva “Concordia nazionale” mandata in onda da “Report”, alla quale noi di “Giustizia per la Concordia” abbiamo contribuito in maniera determinante, fornendo alla giornalista Giovanna Boursier tonnellate di materiale processuale, informazioni, intercettazioni e verbali di udienza,  è stata disposta una ispezione ministeriale al RINA (registro italiano navale). Nel corso del programma, tra le molte cose che non vanno, è stata trasmessa una intercettazione telefonica tra l’Ingegner Parodi (responsabile tecnico della Costa Crociere) e l’avv. Porcellacchia (ufficio legale Costa), nella quale si parlava di boccole (la parte in cui ruota il perno delle eliche) che si surriscaldano, prove “finte” a mare delle navi (tra le quali la Concordia), e del fatto che Rina fa tutto quello che gli dice Fincantieri. Ovviamente un fatto gravissimo, che ha letteralmente fatto saltare dalla sedia il Ministro dei Trasporti Lupi, il quale ha poi immediatamente inviato i propri ispettori all’Ente di certificazione nazionale, che dovrebbe quindi essere un organo terzo e imparziale.

La cosa evidentemente ha messo in agitazione Costa Crociere, che il 20.10.2014 ha inviato il proprio legale Marco de Luca a Grosseto per rilasciare dichiarazioni fuori udienza ai giornalisti sulla vicenda “Report”: in poche parole si vorrebbe sostenere che essendo la nave di cui si parlava “in consegna” e quindi non ancora di proprietà della Costa, questa ultima avrebbe sarebbe la danneggiata e non la autrice di una cosa del genere. Peccato che a parlare con piena cognizione di causa e sapendo perfettamente come sarebbe andata a finire la questione sulla certificazione di classe, non fossero Fincantieri o Rina, ma due funzionari di vertice di Costa Crociere, che ha indubbiamente tutto l’interesse ad una consegna in termini, per non perdere due settimane (o mesi) di Crociera sulla nuova nave “in consegna” (lo dicono nella intercettazione), già prenotate e pagate dai clienti. Se poi le boccole si surriscaldano o bruciano chi se ne frega, basta andare più piano. Insomma siamo sempre lì, il parametro per l’armatore non è certo la sicurezza delle navi e quindi dei passeggeri, ma il massimo guadagno. L’Avv. De Luca durante la intervista parla di mistificazioni ma, messo sotto pressione dai giornalisti, risponde stizzito e con evidentissima difficoltà.

Inutile sottolineare che il Ministro Lupi appena ascoltata la intercettazione in televisione, non ha intravisto mistificazioni ed ha subito deciso di approfondire, mentre la Procura, presente in aula mentre quelle intercettazioni venivano sentite per la prima volta, non ha fatto nulla. E il suo mestiere è anche, sopratutto, quello di indagare.

Altra vicenda a margine della udienza è il deposito – da parte dei ns. Avvocati Cesare Bulgheroni, Alessandra Guarini e Massimiliano Gabrielli – della istanza ex art. 391 bis cpp alla Procura di Grosseto, affinché questa proceda a convocare la Cemortan. Riteniamo, come detto, che la stessa possa portare elementi nuovi rispetto alla sua deposizione in aula, avvenuta un anno fa nel processo Schettino. Fatti che sarebbero attinenti alla ns. denuncia contro i vertici di Costa e Carnival, all’ipotesi di abbandono di incapace (comandante e ufficiale sarebbero stati distolti dalla gestione dell’emergenza e dal soccorso ai passeggeri) se non proprio alla cooperazione colposa in omicidio colposo. Inoltre chiediamo di sapere perché la moldava abbia contestato la sottoposizione al test antidroga (disposto dal gip, il 17 gennaio 2012, in Tribunale) al solo Schettino e non anche agli altri ufficiali di plancia. Forse la Cemortan era a conoscenza dell’abuso di sostanze stupefacenti da parte di qualcuno in plancia quella notte?

imagePassiamo alla udienza del 20.10.2014,  delicatissima per noi del pool “Giustizia per la Concordia”: viene infatti sentito il consulente medico, prof. Giovanni De Girolamo, che ha redatto per la maggior parte dei nostri assistiti la relazione medico-legale che accerta in tutti loro la presenza e sussistenza dei sintomi di post traumatic stress disorder (ptsd o dpts), quantificando in termini percentuali il danno biologico e proponendo i parametri di liquidazione economica secondo i criteri di danno tabellare comunemente utilizzati per il risarcimento dei danni alla persona. All’esito del suo esame in aula possiamo senza dubbio alcuno dire che abbiamo avuto dalla nostra parte il massimo esperto nazionale di settore nel campo di conseguenze psichiche e psicopatologiche conseguenti alla esposizione di un soggetto ad eventi traumatici di rilevante portata.

Il professor De Girolamo, sottoposto ad esame in aula dal nostro Cesare Bulgheroni, per la prima volta, in modo esaustivo e scientifico, ha illustrato al Tribunale ed alla platea di ascoltatori un concetto finora dato per scontato e come noto a tutti, ma niente affatto approfondito: ovverosia la nozione, il fondamento scientifico, la fenomenologia clinica, le caratteristiche, i precedenti di studi su eventi catastrofici e su vittime di naufragi, e la metodologia di individuazione e classificazione del disturbo post traumatico da stress.

imageInsomma la trattazione di una “parte generale” delle relazioni peritali dei nostri clienti, che riteniamo essere stata davvero incisiva ed assolutamente convincente, anche nel paragone con il disastro delle torri gemelle, tanto da guadagnarsi la prima pagina dei giornali.

Per scendere nel caso di cui ci occupiamo, si è chiarito che laddove l’esistenza, ed anche l’eccezionalità e la gravità dell’evento traumatico non possono esser messi in discussione, come nel caso della naufragio della Concordia, “evento paragonabile soltanto all’attentato delle Torri Gemelle. Nessuno puo’ negare che l’affondamento di una nave, imprevisto e imprevedibile, al buio, in mare, con migliaia di persone a bordo, sia solo confrontabile con l’attentato dell’11 settembre a New York“, anche la presenza di un DPTS in una significativa proporzione di vittime deve essere data per scontata, nel senso che è innegabile che dalla partecipazione dei soggetti esposti a quella esperienza derivi un significativo disturbo di natura psicologica permanente, più o meno accentuato a seconda di vari fattori concausali. Continua a leggere

Parlano i passeggeri: udienze 12, 13 e 26 maggio 2014

Palco udienzaSalgono sul palco del Teatro Moderno di Grosseto, utilizzato da oltre due anni quale aula di udienza per il maxi-processo Concordia, i veri protagonisti di questa vicenda, i passeggeri vittime del naufragio della nave da crociera, avvenuto tra il 13 ed il 14 gennaio 2012 con a bordo oltre 4000 persone.

Il loro ruolo quindi, dopo quello di parti lese dai reati contestati dalla Procura di Grosseto  a Francesco Schettino ed agli altri ufficiali/manager di Costa Crociere, ed essersi costituiti  come parti civili nel processo penale, è oggi quello di testimoni dei fatti: oltre ad aggiungere con il loro racconto, importanti tasselli sull’enorme mosaico di informazioni che il Collegio di Giudici dovrà ricomporre per la ricostruzione dell’evento in se stesso e del comportamento tenuto in quell’occasione dal Comandante e dagli altri membri dell’equipaggio, i passeggeri hanno anche offerto al Tribunale gli elementi sulle conseguenze fisiche e psicologiche subiti da loro stessi e dai loro familiari, che dovranno essere utilizzati in sentenza per quantificare il risarcimento del danno in loro favore. Ricordiamo che la loro testimonianza è stata acquista su iniziativa degli avvocati di parte civile, avendo i PM rinunciato a sentirli.

Abbiamo così assistito ad una lunga serie di testimonianze di persone che, pur raccontando tutti gli stessi fatti ed evidenziando tutte la totale impreparazione da parte dell’equipaggio, le false informazioni ed addirittura, nei momenti più importanti, il totale abbandono a se stessi dei passeggeri e dei camerieri/cuochi/inservienti, ci hanno fatto appieno comprendere come ciascuno di loro abbia vissuto ed affrontato questa tragedia, che ancora li tormenta, in modo diverso e personale; hanno raccontato la disperazione di chi, chiedendo ad un membro dell’equipaggio sul da fare, si sentiva rispondere “save your life“, in una sorta di “si salvi chi può“, famiglie che, con anziani e bambini piccoli al seguito, sono rimaste bloccate per ore sul ponte n.4 e di chi, per imbarcarsi sulle scialuppe di salvataggio ha subito la legge del più forte dettata dal terrore ma anche dalla totale disorganizzazione, del dramma del padre di famiglia che ha realizzato di essere sul punto di morire, di chi ha lanciato in acqua i propri figli, od è rimasto bloccato a bordo delle scialuppe incagliate sul fianco della nave inclinata ed è dovuto risalire a bordo della concordia attraverso una fune, rimanendo scalzo fino al mattino, e poi, di nuovo senza aiuto od indicazione di qualcuno che sapesse cosa fare, ha deciso di portarsi sul lato destro della nave ed attraversare i corridoi inclinati a 45% della Concordia, trasformatisi in scivoli totalmente al buio, e per alcuni, purtroppo, in tunnel mortali.

E così, in una interminabile processione di testimonianze, eguali fra loro ed allo stesso diverse una dall’altra, NESSUNO dei passeggeri riesce ancora oggi, ad oltre due anni di distanza, a reggere l’emozione, e TUTTI, raccontando i momenti più bui e drammatici dei loro ricordi con la voce spezzata dalle lacrime, si soffermano sull’insuperabile dramma vissuto nel momento, durato ore, in cui hanno realizzato di essere sul punto di morire e di non poter più rivedere i propri figli ed i propri cari. Le loro vite sono cambiate, ci hanno raccontato gli effetti di quello che viene definito ed è stato loro diagnosticato come Post Traumatic Stress Disorder (conseguenze sulla psiche di una persona per la partecipazione ad un evento catastrofico) con danno biologico anche fino al 30%, incubi ricorrenti e flashback anche diurni, incapacità di dormire una notte intera, la irritabilità per alcuni ed il senso di impotenza e la perdita di spinta verso l’affermazione nella propria vita per altri, l’evitamento da parte di tutti per situazioni come imbarcarsi su una nave – ma anche solo trovarsi in luoghi affollati od al buio, che fanno riaffiorare il terrore e l’ansia di quei momenti, e che qualcuno di loro ha definito come un mostro dormiente, in attesa di riaffiorare quando meno te lo aspetti; ci hanno raccontato delle visite psicologiche e per molti anche dallo psichiatra, degli psicofarmaci, e della totale assenza di supporto, ancora una volta, da parte di Costa Crociere (in qualche caso ha inviato un medico che ha parlato per circa due ore con i passeggeri, in altri casi ha scritto qualche lettera dichiarandosi disposta a rimborsare solo fino a 500 euro per le spese mediche e il supporto psicologico); non riescono a superare questa cosa, che è evidentemente più grande di quanto pensavano, ancora oggi nessuno di loro sta bene, è evidente, eppure vengono accusati di speculare.

Forse dovrebbero ringraziare Costa Crociere per le vacanze davvero indimenticabili, ricordando la vecchia pubblicità della compagnia, veramente premonitrice, dove i passeggeri della Costa, rientrando dalle Crociere, non riuscivano a smettere di piangere e tornare alla loro normale vita.

Si è dimenticato che, oltre al sacrosanto diritto delle vittime di essere risarciti per il grave danno, patrimoniale, fisico, psichico e morale, queste persone, le sole ed uniche vittime di questa scellerata vicenda – accaduta, anche e sopratutto, perché la Compagnia non ha adottato sufficienti procedure di preparazione dell’equipaggio, pensando a fare cassa e non investendo sulla sicurezza dei passeggeri – chiedono che sia fatta davvero giustizia.

Si aspettano che Schettino sia severamente condannato in base alle sue gravi responsabilità.

Ma pretendono anche che Costa Crociere sia condannata a pagare pesantemente, così tanto che una cosa del genere non possa più accadere, semplicemente perché non gli conviene.

La funzione deterrente del danno punitivo (o dei danni morali aggravati dalla condotta, che dir si voglia) sta tutta li, una mega Società come Costa ed altre compagnie di navigazione o simili, “sente” solo il peso economico delle proprie azioni, ed è quello l’unico, vero, strumento punitivo in grado di rendere giustizia per quello che è successo ed impedire nuove tragedie.

Udienze 28 e 29 aprile: le relazioni dei Carabinieri sul naufragio e sulle 32 morti

interno-concordiaAll’udienza di lunedì 28 aprile è stato escusso per primo il Capitano Andrea Lachi, Comandante in servizio presso il Comando provinciale dei Carabinieri di Grosseto.

Il teste ha ricostruito tutta l’intensa e articolata attività di indagine svolta sin dall’immediatezza del naufragio, contenuta nella corposa e completa informativa inviata alla Procura ma non acquista al fascicolo del Tribunale a causa della mancato assenso dei difensori dell’imputato Schettino.

Detto documento, di oltre 1500 pagine, contiene la ricostruzione delle cause del naufragio e delle fasi successive all’impatto.

Il Capitano in aula ha descritto attraverso una serie di slides, queste invece acquisite dal Collegio, ogni istante di quella sciagurata manovra dell’inchino, annunciata e nota all’equipaggio sia perché già fatta in precedenza (e non solo da Schettino) e poi perché addirittura concordata con Tiepoli, il maître di bordo di origini gigliesi che chiese a Schettino di fare il saluto all’isola quella tragica notte del 13 gennaio 2012.

Il teste, infatti, rispondendo alle domande degli avvocati di Giustizia per le vittime della Concordia ha confermato quanto riportato dal VDR, la scatola nera, circa il fatto che poco prima dell’impatto il Comandante Schettino si rivolse al Tievoli chiedendo se doveva passare proprio davanti al porto del Giglio ottenendo una risposta che non lascia dubbi sulla piena consapevolezza del passaggio ravvicinato: ” beh, si, eh!”.

Inoltre, il Capitano ha chiarito che alle già alle ore 22.16 la plancia aveva tutte le informazioni sulle condizioni della nave in seguito all’urto con gli scogli ed in particolare conosceva il numero dei compartimenti allagati. Nonostante fosse, dunque, chiaro a chi era in plancia e soprattutto al comandante Schettino che la nave stava affondando l’emergenza generale verrà data ben 29 minuti dopo! Un ritardo fatale!

Il teste ha aggiunto sul punto che le prime tre lance in mare vennero ammainate sul lato destro e solo alle 22.58 e che quelle poste sul lato sinistro furono ammainate solo più tardi e per di più non tutte a causa dell’inclinazione della nave.

Il teste ha riferito come proprio a causa del ritardo nel dare l’emergenza generale e l’abbandono nave alcune scialuppe non toccarono il mare privando così 550 passeggeri della possibilità di sbarcare!

Per questo i passeggeri sul lato di sinistra vennero indirizzati da personale impreparato e negligente, come riferito dal teste e ormai acclarato anche dalle perizie, a spostarsi sul lato dritto, indicazione questa che si rivelerá purtroppo mortale per alcuni di loro, inghiottiti dai corridoi trasformatosi in pozzi per il ribaltamento della nave!

Sempre a domanda nostra il Capitano ha aggiunto al drammatico racconto che alle 00.20 la Concordia restò completamente al buio, perdendo anche l’illuminazione di emergenza, mentre ancora vi erano passeggeri a bordo!

In aula su richiesta degli avvocati delle parti civili è stata poi data lettura di quanto captato con una intercettazione ambientale tra l’ufficiale di plancia Silvia Coronica e l’ufficiale di macchina Fiorito ove si sente proprio la Coronica narrare quanto accaduto in plancia, sottolineare come il comandante Schettino perse tempo a dare l’abbandono nave ammettendo che il dramma fu il caos successivo per la mancata assistenza ai passeggeri: “vi erano molti anziani lasciati soli, che nessuno aiutava!”

Ma a descrivere l’orrore vissuto da quei passeggeri lasciati soli dall’equipaggio é la telefonata intercettata tra Hugo Piazza, ufficiale addetto alla sala macchine, e un altro Ufficiale che su richiesta dei nostri Avvocati è stata ascoltata in aula:

HUGO – Andre’, perché [Termini inc.] paura, capito, i filippini non ci feci capire più niente, perché quelli erano filippini che si buttavano in acqua. Gente tipo… io vedevo tipo camerieri, questi qua, perché poi [Termini inc.] come le hanno vissute. Prendevano e si buttavano. Perciò c’era chi cadeva in acqua e poi nuotava, c’era chi invece sbatteva e pareva tipo una pallina di flipper, compa’: “Pum, pum, pum!” e tu sentivi le voci: “Ahhh!”, “Pfum!”, in acqua e poi non riemergevano più. Quindi, il danno forte fu a livello di… di morti.

ANDREA – Ma allora non sono dentro la nave?

HUGO – Alcuni secondo me non proprio. Allora, io sono sicuro che almeno un cinque-sei li ho visti cadere così, che andavano sbattendo come il flipper e sono caduti in acqua dal lato di proravia della nave. “

Questa immagine vale più di mille parole!

Il ritardo colpevole nella abbandono della nave è stato oggetto anche della testimonianza resa in aula dal M.A. Claudio Capanna del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Grosseto. Il teste su sollecitazione degli avvocati delle parti civili ha ammesso che alcune porte stagne erano aperte al momento dell’impatto e che alcune “non stagnavano” ovvero trafilavano. In particolare proprio il trafilamento di una porta stagna ha causato l’allagamento del compartimento n.3 sebbene non interessato dalla falla!

Il teste ha inoltre confermato il colpevole ritardo nella fase di abbandono della nave e come proprio questo ha determinato purtroppo le vittime. Il Maggiore ha aggiunto che sotto questo aspetto era stato attenzionato dal punto di vista investigativo per l’evidente responsabilità Roberto Ferrarini, l’uomo di Costa Crociere dai mille incarichi e responsabile di terra della sicurezza.

Durante la deposizione il teste ha spiegato a domanda degli avvocati di Giustizia per le vittime della Concordia che esisteva un “metodo di Ferrarini” ovvero una prassi finalizzata a occultare alle Autorità Marittime gli eventi avversi con messaggi interlocutori e tranquillizzanti per dare tempo alla compagnia di individuare una soluzione a tutto vantaggio di Costa Crociere. In aula è stata data lettura parziale di una intercettazione del Sig. Ferrarini con il Comandante della Costa Classica che aveva segnalato una grave avaria a bordo dove si sente Ferrarini suggerire testualmente:”vabbé ma dagli questo stadment (letterale)… due tre righe poi però verbalmente in pratica… In pratica gli spieghi che è tutto tranquillo”.

L’udienza di martedì 29 aprile è stata tutta dedicata all’esame del Capitano dei Carabinieri di Orbetello Marco Barone, colui che ha coordinato il recupero delle 32 vittime e che ne ha ricostruito gli ultimi istanti di vita. Questa toccante testimonianza, peraltro resa con grande commozione ma senza retorica, ha ricordato a tutti che questo processo serve a fare giustizia per quegli innocenti vittime di un equipaggio impreparato e di una nave che garantiva il lusso ma non certo la sicurezza!

Un punito fermo é stato messo con questa testimonianza: nessuno è morto per l’impatto, ma solo in seguito per la criminale gestione della fase di soccorso post urto con gli scogli! Tutti deceduti per asfissia meccanica da annegamento!

E ancora, almeno otto persone sono state ritrovate nella tromba degli ascensori di poppa, ove per le avarie più volte denunciate le porte degli ascensori sono rimaste aperte senza cabina al piano, così divenendo vere e proprie trappole mortali per i passeggeri.

Almeno una ventina sono deceduti nel tentativo di raggiungere il lato della nave su indicazione folle e scellerata del personale di bordo. A nulla sono valse le “catene umane”, di cui il teste ci ha parlato in aula, formate per impedire lo scivolamento in acqua dei passeggeri rimasti intrappolati nei corridoi trasformati in pozzi per lo sbandamento della nave.

Una morte orrenda che si poteva evitare! E oggi lo diciamo con cognizione di causa essendo ormai provato che sarebbe bastato rimanere sul lato sinistro e attendere di scendere dalla biscaglina assistiti da personale preparato anziché rimanere bloccati per minuti preziosi in attesa del segnale di abbandono nave al buio, in molti casi senza giubbotto salvagente, senza assistenza come provato dalle angoscianti telefonate al 112 fatte ascoltare in aula ove si odono le voci dei naufraghi urlare: ” aiutateci non fanno calare le scialuppe, ci massacrano come pecore!”

Da lunedì 10-11 maggio 2014 si inizierà a sentire i passeggeri, ai quali gli avvocati delle parti civili non hanno rinunciato, come da elenco allegato

FERRARINI e GIAMPEDRONI, quando prendersi una condanna penale conviene: udienze 14 e 15 Aprile 2014

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Udienza 14 e 15 aprile 2014 – FERRARINI e GIAMPEDRONI

Alla udienza del 14 aprile, i PM presentano il teste Roberto Ferrarini, FCC e DPA della Costa Crociere all’epoca del naufragio della Concordia, una serie di acronimi sui molti ruoli che ricopriva e che fanno di Ferrarini il capo della unità di crisi della Compagnia, il referente che veniva immediatamente contattato da qualsiasi nave avesse un problema (ne aveva 17 sotto il suo controllo), e rappresentava lo snodo di informazione tra la nave (Comandante) e la terra. In effetti Schettino lo chiama subito dopo l’urto, dicendogli “Robe’, ‘aggio combinato nu’ guaglio, ho preso uno scoglio, non mi dire nulla, io sto morendo…“, ma gli riferisce anche, nelle molte telefonate di cui, tramite VDR, si conosce solo la parte di Schettino, che hanno un blackout totale (nave alla deriva), che imbarcano acqua dalla falla e la sala macchina è totalmente allagata, che il DGE non funziona e stanno andando in scarroccio (spinti dal vento) verso il Giglio (dove notoriamente non ci sono spiagge ma fondali rocciosi, a picco sul mare): insomma una situazione di emergenza che, dallo stesso Ferrarini, viene classificata subito di terzo livello (il massimo).

E cosa fa A QUEL PUNTO il referente a terra della Costa, a cui il Comandante fornisce di prima mano e direttamente tutte queste drammatiche informazioni? Organizza e coordina la macchina dell’emergenza, chiamando immediatamente la Guardia Costiera, inviando i rimorchiatori che chiede Schettino per essere spinto verso l’isola, allertando la protezione Civile e i soccorsi al Giglio? Suggerisce (ove non ordini) a Schettino di dare immediatamente l’allarme generale e predisporre la evacuazione delle 4.200 persone a bordo? Niente di tutto ciò

Chiama invece l’ufficio legale e gli avvocati della Costa, parla con i vertici dirigenziali della Costa e di Carnival, chiama l’ing. Parodi, che organizza a Livorno una squadra di saldatori della Costa Crociere per cercare di riparare la falla (i rimorchiatori pare costino troppo), parla con l’ex comandante Palombo, e arriva nella sede della Società quando lo sbarco, praticamente spontaneo, dei passeggeri è già in fase avanzata. Nonostante Schettino, con tre comparti stagni allagati, gli confermi di aver detto solo del blackout ai passeggeri (e capitanerie di Porto), fino a quel punto non fa nulla di concreto.

Ferrarini, che autorizzò l’inchino della Concordia al Giglio ad agosto del 2011, non si capisce quale competenza abbia, visto che non è un Comandante, un ingegnere, laureato o altro, e non ha subito alcun minimo richiamo disciplinare dalla compagnia, eppure ha scelto di patteggiare la pena, A DUE ANNI E 10 MESI, e, anzi, il suo attuale ruolo è di Vice President Port & Destination Management, un incarico di maggiore responsabilità e con stipendio più alto. Quindi è una promozione… Esiste perfino un Codice etico della Società, ma al riguardo non prevede nulla!

Nella dotazione della saletta della unità di crisi è perfino previsto un impianto di registrazione delle conversazioni telefoniche e ambientali, ma, non essendo obbligatorio, da regolamento, di doverlo accendere, non venne usato!

Dalle successive intercettazioni ambientali e telefoniche dei Carabinieri su Ferrarini, invece, non escono che conferme sui malfunzionamenti DGE anche su altre navi, sulla possibilità effettiva di controllare le posizioni velocità e rotte delle navi da terra, e sull’atteggiamento tracotante della Compagnia nei confronti delle autorità, dei passeggeri, e perfino sulla insofferenza verso i giornalisti non “allineati” (Francesco Vitale del TG2).

Insomma una unità di crisi che non fece NULLA, composta da un manipolo di incompetenti, messi li giusto perché, pare, un simulacro di unità di crisi ci debba essere per forza. Ferrarini afferma perfino, in chiusura, che hanno imparato e migliorato molte cose dalla vicenda del naufragio Concordia, dimenticano che ciò è avvenuto al costo di 32 vite umane e centinaia di passeggeri rimasti definitivamente traumatizzati.

Alla udienza del 15 aprile 2014 (e, ricordiamolo, ad UN ANNO ESATTO DALLA PRIMA UDIENZA PRELIMINARE di questo processo) viene sentito Manrico Giampedroni, hotel director della Concordia, che venne perfino insignito di una onorificenza per aver salvato alcuni passeggeri ed essere rimasto intrappolato a bordo del relitto.

Peccato che anche Giampedroni faceva parte del manipolo di spettatori in plancia di Comando a godersi bellamente lo spettacolo dell’inchino al Giglio, che anche lui non ha fatto praticamente nulla di quello che doveva fare (verifica dei passeggeri, controllo cabine, attenzione alle mister station etc.), che nonostante avesse visto l’acqua entrare copiosamente dallo squarcio, se ne sia infischiato di opporsi a far rientrare in cabina i passeggeri per la menzogna sul blackout, e sia stato, dunque, ritenuto un corresponsabile del naufragio, tanto da aver subito una sospensione di 6 mesi del patentino dalle autorità marittime ed aver patteggiato una condanna a due anni e sei mesi di reclusione.

Ottimo dipendente anche lui, però, secondo Costa Crociere, che lo riprende subito a lavorare, confermando il suo incarico, a bordo delle sue navi, quale Direttore di tutta la componente hotel e relativo equipaggio. Giampedroni è stato risarcito complessivamente con circa 110mila euro e con un vitalizio di circa 300 euro al mese dall’Inail.

ABBIAMO INFINE OTTENUTO UN ALTRO IMPORTANTISSIMO RISULTATO PER I NOSTRI ASSISTITI.

A fronte della nostra motivata ed argomentata opposizione alla richiesta, da parte della Procura, di rinuncia integrale alla audizione, come testimoni, di TUTTI i passeggeri presenti nella loro lista delle persone offese, la Corte ha confermato ed ammesso la testimonianza DI TUTTI I NOSTRI CLIENTI di “Giustizia per la Concordia”, che hanno desiderato ed espresso la ferma volontà di raccontare in aula il loro vissuto, a bordo della Concordia e nei mesi successivi fino ad oggi, trovando in questo modo, finalmente, il giusto spazio nel processo penale, anche la componente umana e risarcitoria. Il calendario delle testimonianze sarà stabilito a breve, ma contiamo che sia una fase spedita e di grande efficacia, finalmente introducendo la voce delle UNICHE VITTIME di questa vicenda, ovverosia i passeggeri.

Si riparte il 28 e 29 aprile con altri testi del PM e Anghela Blanc, compagna di cabina di una delle vittime decedute il 13 gennaio 2012.

APPELLO AI PASSEGGERI DELLA COSTA CONCORDIA: i PM vogliono rinunciare alla vostra testimonianza!

naufragio-concordia-passeggeri-145342ABBIAMO BISOGNO DEL VOSTRO AIUTO: la Procura di Grosseto ha deciso di rinunciare alla citazione come testimoni dei passeggeri che erano a bordo della Concordia la notte del 13 gennaio 2012.

La Pubblica Accusa ritiene sufficiente allegare le loro denunce-querele e, dunque, secondo loro, il processo sarebbe completo con le sole testimonianze in aula del personale di bordo e di terra della Costa, mentre nessuno dei passeggeri sopravvissuti al naufragio é mai stato sentito nel processo.

Noi stiamo combattendo perché la verità emerga e siano evidenziate le evidenti responsabilità della società armatrice in quello che è successo prima e dopo l’urto con gli scogli, ma senza la testimonianza dei passeggeri questa verità non potrà essere chiarita, non in tutti i suoi aspetti, anche umani. Innanzitutto va sottolineato che non tutti i passeggeri hanno depositato una querela, ma sopratutto, anche in quel caso, la vostra tragica esperienza resterebbe arginata in un atto processuale e sterile, che non renderà mai l’idea, al collegio dei Giudici, sulla paura di morire, le ore di freddo e di terrore e le conseguenze psicologiche del vostro vissuto.

Noi, Avvocati delle parti civili, lo sappiamo: perché nei nostri studi ABBIAMO ASCOLTATO LE STORIE RACCONTATE DAI NOSTRI CLIENTI, molto spesso con occhi lucidi e tenendosi tra loro per mano, per la sofferente emozione del ricordo.

Chi dei passeggeri della lista che pubblichiamo sia disponibile ed intenzionato ad essere sentito nei prossimi mesi, e voglia (o giustamente pretenda!) raccontare quello che ha vissuto e che ha visto durante il naufragio in termini di errori, di impreparazione e di scorretto comportamento del personale di bordo, prima e dopo l’incidente, é ora pregato di farsi avanti, dandoci la sua disponibilità, entro e non oltre questo venerdì, per consentirci, alla udienza di lunedì prossimo, di predisporre la lista dei testi che pretendiamo di sentire ed i motivi per i quali interessa farlo, ed opporci alla richiesta di rinuncia integrale della Procura.

Il Vostro aiuto ci consentirà così di delineare correttamente le responsabilità della società armatrice, che ha addossato l’intera responsabilità del naufragio al solo Schettino.

Preghiamo perció chi sia pronto ad essere sentito di specificare nel commento al seguente sondaggio, di riferire a cosa ha assistito e che cosa ha subito e che atteggiamento la società Costa ha poi tenuto nei suoi confronti, A PRESCINDERE DALL’AVER ACCETTATO O MENO IL RISARCIMENTO, così da permetterci di vagliare le voci che, più opportunamente, dovranno essere sentite dal Tribunale e dalla Procura.

Coloro che hanno ottenuto un risarcimento dalla Costa, possono egualmente essere ascoltati, ED ANZI essendo i testi più attendibili, potranno rendere un grande servizio alla ricerca della verità ed alla Giustizia. Chi non ha accettato il risarcimento e non si sia costituito parte civile nel processo penale in corso, inoltre, potrà rendere la propria testimonianza e comunque fare causa civile a Costa per ottenere i risarcimenti dovuti (ad esempio tutti i passeggeri che hanno seguito la c.d. “via americana” e che sono rimasti senza alcuna tutela risarcitoria, molti dei quali si sono già rivolti a noi per farsi assistere nella class action a Genova), e potrá ottenere, una volta dimostrata la corresponsabilità di Costa nel naufragio e nel ritardato abbandono della nave, un risarcimento dei danni proporzionato alla colpevole conduzione del naufragio da parte della società armatrice. Quel danno punitivo, sul modello americano, che alzerebbe il livello dei risarcimenti, svolgendo anche una funzione di prevenzione e monito, e che stiamo cercando di ottenere dal Tribunale penale di Grosseto.

LA VOSTRA ESPERIENZA, LA VOSTRA VOCE E LA COMPONENTE UMANA DEL NAUFRAGIO NON PUO’ E NON DEVE RIMANERE FUORI DA QUESTO PROCESSO.

Vi invitiamo, quindi, a consultare la LISTA PASSEGGERI che i Pubblici Ministeri avevano indicato nella loro lista testi ed oggi non intendono più ascoltare, e, trovando il vostro nome o quello di un vs familiare, COMPILARE IL SEGUENTE BREVE QUESTIONARIO

 

Sulle navi da crociera della Costa si navigava con il Tom-Tom – Ud. 27 e 28 gennaio 2014

tomtomIo ed Alessandra Guarini abbiamo partecipato in sostituzione dei vari Colleghi di Giustizia per la Concordia alle udienze del 27 e 28 gennaio.

Il 27 sono stati sentiti Aquilini, Galli e Bongiovanni.

Aquilini, capo dei Vigili del Fuoco di Grosseto, ha raccontato di avere saputo dell’incidente della Concordia tramite telefonate arrivate ai Vigili del Fuoco da alcuni passeggeri a bordo. Immediati sono stati i soccorsi mandandosi a bordo vigli del fuoco e sommozzatori ad aiutare i sopravvissuti a scendere dalla nave (da sinistra attraverso le biscaggine quando la nave si era già ribaltata). Importantissima è stata l’opera dei Vigili del Fuoco nel rinvenire le vittime del naufragio nei giorni successivi all’evento. Significativo negativamente che la Costa abbia cominciato a dare il suo contributo ai soccorsi – fornendo la planimetria dei vari ponti della Concordia – solo dalla mattina del 14 gennaio 2012.

Galli, capo dei vigili urbani del Giglio, ha raccontato di essersi recato sul posto – sulle scogliere immediatamente vicine al lugo del naufragio – a coordinare il cammino dei naufraghi che lì erano sbarcati verso Giglio porto.  Significativo il fatto che vede Schettino su uno di tali scogli asciutto e che, offertogli di organizzargli un’imbarcazione per tornare a bordo questi non abbia voluto tornarci.

Bongiovanni, a bordo della Concordia come ufficiale di coperta e responsabile per la formazione del personale in tema di sicurezza a bordo. Racconta di essersi subito dopo l’urto recato sul ponte di comando mettendoci pochi secondi poiché era al ponte 11. In plancia si occupa di supportare Schettino dandogli le informazioni che ricava dal Martec. Secondo lui le porte stagne erano chiuse. Non si spiega perchè non sia stato dato subito l’allarme generale considerato che i locali diesel generatori 123 e 456 risultavano essersi allagati e racconta anche lui che Schettino era in costante contatto telefonico con Ferrarini. Conferma che le comunicazioni date alle autorità marittime parlavano di black-out. Dice che l’allarme generale è stato dato praticamente da lui.

Molto significativo quanto emerso circa il fatto di avere ricevuto pressioni da Carella di Costa Crociere affinchè cambiasse il proprio avvocato (Bongiovanni in un primo momento era formalmente indagato anche lui) in favore di uno pagato da Costa: Guarini ha fatto sentire una registrazione di una telefonata intercorsa a febbraio 2012 tra Bongiovanni e Carella che è molto significativa in ordine alle pressioni fatte ed alle modalità di esse (addirittura Carella ha spinto sul fatto che l’avvocato di Bongiovanni avrebbe fatto un errore che sarebbe stato pagato in termini di ulteriore dolore dalla mamma della bambina uccisa nel naufragio). Una pagina, insomma, significativa circa il modus operandi della società: il Presidente stesso del Tribunale – a fronte di un’improvvida eccezione del difensore della responsabile civile – ha lasciato sentire la telefonata.

Il 28 sono stati sentiti Mattesi, Porcelli, Campagnoli e Parodi, tutti dell’unità di crisi di Costa.

Mattesi, che ha preceduto Ferrarini nella carica di responsabile dell’unità di crisi fino al 2010, appena arriva dall’estero la sera del 13 gennaio va nella sala dell’unità di crisi ma quando arriva la nave era già ribaltata (verso le 23.30). Vede chi c’è ma ormai c’è poco da fare. Poco dopo va in auto al Giglio. Interessante è l’intercettazione fatta sentire in aula dal PM in cui parla con Garbarino delle porte stagne che fanno schifo ma precisa che parlava di un’altra nave.

Porcelli, fa parte dell’ufficio legale interno di Costa. Partecipa in sostituzione di Carella alla riunione dell’unità di crisi. Parla del deterioramento della situazione man mano che il tempo passava. Si reca anche lei al Giglio per essere di supporto anche a Schettino. Il PM le legge parte della trascrizione di una telefonata intercorsa tra lei e Parodi dell’ufficio tecnico in cui questi parla di prove a mare finte per una nave che doveva essere consegnata da Fincantieri a Costa.  Porcelli dice che non sapeva di cosa parlasse Parodi. Naturalmente dice che non sa se i lavori dell’unità di crisi fossero registrati o se ne facesse una verbalizzazione.

Campagnoli, ha partecipato all’unità di crisi. Su accordo delle parti si produce il verbale delle sue SIT del 22.5.2012.

Parodi, ingegnere navale dell’ufficio tecnico di Costa. Ha partecipato alla riunione dell’unità di crisi. Non ha sentito cosa Ferrarini dicesse a Schettino. Non sa dire perchè partecipassero gli ispettori del RINA all’unità di crisi – salvo il fatto che sarebbero serviti per ricertificare la nave se avesse potuto ricominciare a navigare. Lui doveva dare supporto tecnico ma non lo di fatto dato perchè la nave si è ribaltata presto. Gli fanno sentire l’intercettazione in cui parla con la Porcelli e dice che le prove in mare non sono false ma solo si fa navigare la nave con una minore velocità per non forzare il motore in caso di problemi alla boccola che si surriscalda. Anche la Concordia – risulta dalla telefonata – era stata certificata ad un numero minore di giri per la boccola che scaldava. Gli si fa ascoltare un’altra intercettazione – stavolta ambientale mentre era in auto con la moglie – in cui si fa riferimento al fatto che l’organigramma dell’unità di crisi è stato redatto il giorno dopo la crisi.

Ha fatto decisamente una bruttissima figura con i suoi non ricordo, non lo so, non ho capito.

Certamente all’udienza del 28 gennaio, a cui ha partecipato anche Carella, non abbiamo visto gli uomini di Costa particolarmente felici in quanto anche la stampa si è resa conto di quanto i testi appartenenti alla società siano poco attendibili in assoluto, e tutti i media hanno enfatizzato e fatto ascoltare pezzi molto suggestivi di intercettazioni tra gli uomini della compagnia di navigazione, dove si lamentavano tra loro che sulle navi si guastava continuamente tutto, i thruster di prua, quelli di poppa, la pinna stabilizzatrice e perfino tutti e due i gps, tanto che un’altra nave ammiraglia della flotta Costa Crociere era dovuta arrivare in porto a Buenos-Aires utilizzando un navigatore tom-tom delle auto…

A saperlo prima si sarebbe potuto installare un autovelox sugli scogli del Giglio!

   Cesare G. Bulgheroni

Concordia due anni dopo: Costa Crociere non ritiene doveroso consentire le commemorazioni

mappa_isoladelgiglio13 gennaio 2014, due anni dal naufragio della Costa Concordia, e probabilmente l’ultima occasione per i passeggeri, e sopratutto PER I FAMILIARI DELLE 32 VITTIME decedute, per vedere la nave prima che venga rimossa e rendere un rispettoso tributo di memoria all’evento catastrofico che ha trasformato improvvisamente una tranquilla crociera invernale, in ore di smarrimento, attesa e terrore al freddo sui ponti, un incubo che in moltissimi non dimenticano e dal quale altri non torneranno più.

Un DOVEROSO tributo di rispetto e di memoria ad una tragedia epocale, ma non per tutti.

Infatti la compagnia Costa Crociere, che l’anno scorso organizzava e finanziava la trasferta da e per l’isola del Giglio in occasione del primo anniversario del naufragio, quest’anno non si è minimamente sentita in dovere di fare qualcosa, ed anzi, ha evidentemente pensato bene che, oltre a risparmiare soldi, questo allontanerà l’attenzione ed impedirà, di fatto, alla maggior parte delle persone e dei sopravvissuti di raggiungere l’Isola ed a chiunque di rientrare la sera  a terra dopo le celebrazioni organizzate dal Comune dell’Isola.

UnknownLa compagnia di crociere sa benissimo che in questa stagione l’ultimo traghetto serale della Toremar per Porto S. Stefano, parte alle 17,30 e quindi non consente di poter partecipare alla commemorazione principale, ovverosia la solenne messa con fiaccolata, per finire in porto con il suono delle sirene di tutte le imbarcazioni in porto alle 21:45:07″ (ora dell’impatto sugli scogli delle scole) e la benedizione della lapide posta a memoria delle vittime.

Se a questo aggiungiamo che di inverno sull’isola c’è un solo albergo aperto, il risultato è CHIARO!

COSTA S.p.A. ha buttato a mare ed abbandonato a loro stessi per la seconda volta i passeggeri della Concordia, e non solo se ne infischia dei naufraghi e dei familiari delle vittime, ma quel che è peggio dimostra anche in questa occasione una deliberata volontà nel privilegiare sempre scelte di tutela del proprio patrimonio e della propria immagine commerciale, piuttosto che il rispetto e la sicurezza delle persone.

Sin da subito la Costa Crociere fece un clamoroso tentativo per allontanare i naufraghi dal Giglio e dalla nave semiaffondata, inviando l’anno scorso una VERGOGNOSA lettera a tutti i sopravvissuti, con la quale li invitava calorosamente a NON recarsi sull’isola per la 1a ricorrenza del naufragio, nell’evidente desiderio di sminuire l’importanza dei fatti e far dimenticare ai più ed al più presto le proprie gravissime responsabilità nella tragedia.

Il Sindaco del Giglio Sergio Ortelli si sta prodigando per organizzare una corsa serale speciale con la compagnia di traghetti, ma certamente la Toremar non ha a disposizione sovrabbondanza di navi e di personale come invece il colosso Costa, che tuttavia non ritiene affatto suo dovere agevolare gli ex-passeggeri e consentire la commemorazione sull’Isola. Anzi, fa di tutto per impedirlo.

ticket anniversarioIl sit-in dei passeggeri della Concordia, viceversa, si svolgerà regolarmente lunedì 13 gennaio 2014 presso il Teatro moderno di Grosseto, adibito ad aula del processo penale contro Schettino, per osservare qualche minuto di silenzio a suffragio delle vittime, nella intenzione, con la loro presenza, di sensibilizzare il tribunale ad allargare il confine della ricerca delle responsabilità, e far sentire che, dietro gli avvocati delle parti civili, ci sono PERSONE e FAMIGLIE INTERE, che hanno rischiato la vita con ore di terrore, e pretendono GIUSTIZIA e RISPETTO.

UN RISPETTO CHE COSTA CROCIERE DIMOSTRA AD OGNI OCCASIONE DI NON AVERE