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13 gennaio 2017 – cinque anni dal naufragio Concordia

Appello concordia SchettinoIn memoria del naufragio della Concordia 13 gennaio 2012; sono passati cinque anni da allora, aspettando la sentenza definitiva dalla Corte di Cassazione.

Il 13 gennaio del 2012 alle 21:46 circa la nave Costa Concordia comandata da Francesco Schettino durante una sciagurata manovra di accostamento all’Isola del Giglio – c.d. inchino – fatta per omaggiare il maitre Tievoli originario dell’isola, urtava uno scoglio alle Scole provocando uno squarcio sotto la linea di galleggiamento del transatlantico di addirittura 70 metri.

A distanza di cinque anni e con due intense fasi processuali alle spalle non è stata detta una parola definitiva riguardo alle responsabilità che portarono a quel naufragio; un tempo relativamente molto breve per un processo penale di questa portata nel nostro paese, ma certamente lungo per chi attende giustizia. Quello che il Tribunale di Grosseto prima e la Corte d’Appello di Firenze poi ci hanno detto è che esisterebbe solo un colpevole per quel disastro, il Comandante Schettino, condannato alla pena di ben 16 anni di reclusione. Una pena adeguata alla gravità dei fatti, anche se noi crediamo che anche altre persone avrebbero dovuto essere sul banco degli imputati nel processo per il naufragio della Concordia. Non è stato un caso quello per cui imputati siano stati solamente gli ufficiali di bordo ed invece dei vertici nessuno della compagnia di navigazione sia stato chiamato a rispondere dei fatti alla base della tragedia.

Noi continuiamo a combattere con la passione che ci ha contraddistinto fin qui, perché la Giustizia abbia il suo corso e perché tutti gli individuabili responsabili del naufragio di quella notte all’Isola del Giglio siano perseguiti per legge ed eventualmente condannati. Le provvisionali riconosciute in primo e secondo grado hanno dato ragione ai passeggeri ed alle vittime, arrivando a quintuplicare ed anche oltre, i risarcimenti che Costa crociere aveva offerto ai naufraghi, e continuiamo nella nostra battaglia anche in Cassazione.

In memoria delle troppe persone, 32, che hanno perduto la vita e dei moltissimi altri sopravvissuti che ancora oggi portano i segni indelebili di quei terribili momenti, vissuti per salvaguardare interessi economici che troppo spesso pesano più della sicurezza dei passeggeri.

Gli Avvocati del pool Giustizia per la Concordia

Repliche delle parti civili – Udienza 23.05.2016

Il palazzo di giustizia di Firenze

L’udienza del 23 maggio è stata dedicata alle repliche delle parti civili. Hanno preso la parola nell’ordine l’avvocato Quartararo per INAIL, l’avvocato Lucchese per Sos isola del Giglio, e i nostri avvocati Bellotti, Guarini, Romeo e Bulgheroni di Giustizia per la Concordia e, infine, gli avvocati  Vitrano e Suriano.

Al di là delle singole posizioni rappresentate – in particolare quella di S.O.S. per il Giglio che ha dovuto replicare duramente contro l’avvocato De Luca per Costa in quanto si era assistito nella sua replica ad un vero e proprio dileggio di quell’associazione nata dopo il naufragio – tutti gli altri colleghi hanno replicato alla discussione del difensore di Costa Crociere sottolineando come la stessa responsabile civile non ha affatto appellato contro le statuizione civili della sentenza che riguardavano i passeggeri e comunque gli infortunati.

Molto interessanti i punti di vista espressi dall’avvocato Bellotti che ha ricordato come Costa in ogni modo debba rispondere per ogni danno che il comandante Schettino ha provocato ai passeggeri, modo sottolineando che non può esimersi dal corrisponde ogni risarcimento che verrà concesso compresi i danni punitivi. L’avvocato Guarini invece ha replicato anche alla difesa dell’imputato chiedendo che il suo appello venga rigettato e che venga confermata la sentenza di condanna nei suoi confronti, ritendeno scandaloso che la difesa chieda addirittura l’assoluzione piena del Comandante. Il punto di vista dell’avvocato Romeo che ha ribadito nelle sue conclusioni, è quello per cui in ogni modo la corte d’appello di Firenze ha la possibilità di entrare nel merito dei risarcimenti considerata che la richiesta proposta in appello ha quello per oggetto. L’avvocato Bulgheroni invece si è soffermato sulla opportunità che ha la corte di appello di entrare nella questione risarcitoria con un punto di vista privilegiato, perché conosce non solo delle conseguenze del naufragio ma anche di tutto l’evento che si è succeduto, cosicché può effettivamente capire come i danni siano aggravati dall’evento stesso. Gli avvocati Suriano e Vitrano si sono soffermati invece sulle singole posizioni dei loro clienti, registrando la vibrata discussione dell’avvocato Suriano, scandalizzata dalla richiesta del legale di costa di rigettare integralmente le richieste risarcitorie dei suoi assistiti.

L’udienza è stata così aggiornata al 27 maggio riservando l’ultimo intervento delle parti civile al collega Massimiliano Gabrielli, che si soffermerà nuovamente sulla delicata e molto controversa questione del danno punitivo.

A seguire, nella stessa udienza, la contro replica del responsabile civile e come ultima parola le difese dell’imputato, per poi attendere la camera di consiglio per  la sentenza il 30 maggio.

Udienza appello Concordia del 28.04.2016

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Il processo di appello Concordia a Firenze

Sì è aperto il 28.04.2016 processo di secondo grado presso la Corte di appello penale di Firenze, nel quale dovrà essere valutata la correttezza della decisione dei giudici di Grosseto, che hanno condannato il comandante Francesco schettino a 16 anni di carcere, e Costa Crociere al pagamento dei risarcimenti, con provvisionali a favore dei passeggeri tra i 30.000 e 50.000 euro ciascuno. Il processo si è svolto nella maxi aula dove recentemente è stato celebrato l’appello di Meredith Kercher nel nuovo palazzo di giustizia fiorentino, in un contesto molto differente da quello del precedente contesto nel teatro moderno di Grosseto: imputato assente, divieto di riprese televisive in aula, numero estremamente ridotto di parti civili che hanno proposto appello, ed ovviamente nuovi giudici, nuovo rappresentante della pubblica accusa, e nuovo difensore di Schettino, in affiancamento all’avv. Laino. La netta sensazione è che a questo processo si sia voluto imporre a tavolino e da più parti un basso profilo mediatico, concentrazione e sintesi estrema degli interventi delle parti processuali, e percorso diretto verso la decisione già a fine maggio, seguendo una serratissima calendarizzazione delle udienze, mediamente previste un giorno sì ed uno no per tutto il mese prossimo.

In apertura si è ascoltata la introduzione sintetica del giudice consigliere relatore, il quale ha predisposto e reso disponibile alle parti, prima della udienza, una lunghissima e dettagliata relazione (scritta 262 pagine), con la quale si illustrava il contenuto ed i motivi dei vari atti di appello, quello proposto dalla Procura di Grosseto, dall’imputato e dai suoi difensori, quelli di molte parti civili ed infine della responsabile civile Costa Crociere S.p.A., con i quali ciascuno chiede una revisione della precedente decisione sotto diversi ed opposti profili.

Esaurita la relazione illustrativa al Collegio, ha preso la parola il PM Dottor Alessandro Leopizzi, inviato da Grosseto ad affiancare la Procura Generale nel compito di sostenere la affermazione di responsabilità ottenuta in primo grado, contrastando i motivi di appello sopratutto del nuovo difensore di Schettino, che si proponeva molto ambiziosamente di smontare la decisione attraverso la riapertura del dibattimento e una “super-perizia”. Il sostituto procuratore di Grosseto, ancora una volta, ha dimostrato la sua conoscenza enciclopedica di ogni singola carta processuale, di ogni profilo di responsabilità minuziosamente accertato nei confronti del Comandante, ed ogni singola contraddizione in cui quest’ultimo è caduto nel corso della lunghissima fase dibattimentale, nonchè la sua efficacissima capacità espositiva e di lucida interpretazione delle risultanze istruttorie a carico dell’imputato. Il Dottor Leopizzi si è concentrato nella replica ai motivi di appello dell’avvocato Laino e sopratutto dell’avvocato Senese, nuovo difensore in questo grado di giudizio per Schettino, procedendo in una analisi punto per punto delle doglianze attraverso le quali questi erano giunti a chiedere (addirittura) la assoluzione del Comandante, sostenuta dalla lamentata violazione di una analisi obiettiva dei fatti e di un preteso accanimento, non solo mediatico ma anche processuale, nei confronti dell’imputato. Il risultato, dopo circa tre ore e mezzo di ininterrotta discussione, ed attraverso una opera di totale distruzione logica e giuridica – spesso tratteggiata da toni toscanamente ironici e, nonostante la minuziosità dei ragionamenti e riferimenti anche processuali, mai resa incomprensibile anche al semplice ascoltatore – è stato il venir meno di ogni credibilità e sostenibilità dell’appello difensivo dell’imputato.

Dopo la pausa, la parola è passata al sostituto Procuratore Generale di Firenze, dott. Giancarlo Ferrucci , il quale sembrava scalpitare nella attesa di proporre i suoi argomenti alla platea, che però hanno mostrato tutto il limite di chi – esattamente come l’avvocato Senese per Schettino – non ha seguito ognuna delle 71 udienze per oltre 600 ore di dibattimento, non conosce ogni aspetto – anche non processuale – della vicenda, e non ha certamente letto le 56.000 pagine per oltre 120 faldoni in cui si racchiudono le attività, in 2 anni di processo, di tre Giudici, 4 PM, 65 avvocati, oltre 180 testimoni e consulenti che hanno raccontato in aula la tragedia del Giglio in ogni suo aspetto.  L’intervento di chi, insomma, non ha vissuto il naufragio: quello che ne esce è una prospettiva, a livello spesso da conversazione al bar, sul disdoro della marineria italiana e sulle colpe morali di Schettino.

Passando alla richiesta delle pene, Ferrucci ha proposto 9 anni di reclusione per naufragio colposo; 15 anni per omicidio colposo plurimo e lesioni plurime colpose (i 32 morti e decine di feriti); 3 anni per abbandono di persone incapaci; più 3 mesi di arresto per false comunicazioni alla capitaneria, riproponendo l’aggravante della colpa cosciente, arrivando in totale a superare perfino le pretese dei PM di Grosseto, per oltre 27 anni di carcere per reati colposi, in una iperbole che riteniamo tanto improbabile quanto la assoluzione di Schettino.

Un gioco al rilancio da tutte le parti processuali: Noi ovviamente chiediamo più soldi ma soprattutto giustizia, puntiamo nuovamente ad allargare le responsabilità nei confronti anche di Costa Crociere, e non serve certo una nuova perizia, nelle carte processuali, anche se non entrato a pieno titolo nella sentenza, c’è già tutto per dimostrare i malfunzionamenti, la impreparazione dell’equipaggio e tutto quanto ha contribuito a preparare il terreno per la tragedia messa in opera da Schettino.

Dopo aver sfrondato velocemente i banchi da molte presenze di avvocati che si sono limitati a depositate conclusioni scritte, e le prime schermaglie tra avvocati di parte civile e difensori di Schettino e Costa Crociere, è saltata la prossima udienza calendarizzata e si riprenderà il 4 maggio con l’avvio delle discussioni di alcuni tra gli appellanti di parte civile, per proseguire il 6, 9 e 10 maggio con altre parti civili fino ad esaurimento.

LA SENTENZA INTEGRALE DI PRIMO GRADO- 550 pagine che non lasciano il segno

Sentenza Schettino prima paginaUna sentenza salomonica, non coraggiosa, che, come previsto sin dalla lettura del dispositivo e si è puntualmente capito oggi col deposito delle motivazioni, non lascerà certo il segno nella storia giuridica di questo paese, se non nella prevedibile revisione e nell’innalzamento della barra delle responsabilità e dei risarcimenti che siamo certi di poter ottenere in appello, e soprattutto in sede civile. Gli stessi Giudici grossetani intravedono margini, eppure non si spingono oltre al minimo loro richiesto, applicano la livella e, da moderni Ponzio Pilato, pur aprendo in più punti alle possibilità di accoglimento di talune richieste risarcitorie delle parti civili, comprese quelle sul danno punitivo, a loro dire non concedibile in questa sede, rimandano ad altre autorità, non escludendo che ciò possa avvenire in sede civile, dove peraltro recenti pronunce del Tribunale di Torino hanno riconosciuto apertamente il criterio moltiplicatorio del risarcimento legato alla responsabilità aggravata dalla condotta dei responsabili di un disastro. Insomma, condannano Schettino, liquidano un danno decoroso ma non esemplare e si lavano le mani dalla responsabilità di fare Giustizia vera, concreta, memorabile. A voi la lettura in anteprima della sentenza, e lasciamo spazio e tempo per i commenti su tante pagine, certamente soggette a controverse interpretazioni. Insomma, come già affermato, la sentenza non è – e non sarà certo per noi – il punto di arrivo, ma bensì la base di partenza per arrivare al riconoscimento di un più ampio diritto di risarcimento delle parti civili, all’accertamento della verità senza riguardo a chi poi ne debba rispondere, all’innalzamento della prevenzione a mare ed all’allargamento delle responsabilità verso i vertici societari. Perché non ci sia mai più una altra Concordia con un solo responsabile.

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COMMENTI ALLA SENTENZA PENALE DI PRIMO GRADO

LA COSTA E SCHETTINO DIVISI A BERLINO (AD AMBURGO, VABBE’ FA LO STESSO) – Arrivati finalmente alla decisione del Tribunale di Grosseto che ha condannato Schettino a 16 anni di reclusione ed un mese di arresto per tutti i capi di imputazione che gli erano contestati – e, dunque, compreso l’abbandono della nave – nonché Costa a risarcire i danni alle parti civili costituite con la concessione intanto di provvisionali da 30.000 a 50.000 Euro per ogni naufrago, qualche riflessione sulla vicenda si impone anche da parte di Giustizia per la Concordia.

 Innanzitutto va certamente sottolineato che questo processo ha visto la grande sconfitta della Procura della Repubblica di Grosseto che nonostante abbia chiesto una condanna pesantissima ed esemplare contro Schettino – definito con spregio l’idiota incapace che non poteva essere perdonato dalla giustizia degli uomini – pari addirittura ad anni 26 di reclusione e mesi 3 di arresto si è vista ridurre la pena irrogatagli a ben 10 anni di reclusione in meno…considerato che la Procura non aveva quale avversario nella difesa dell’imputato certo personaggi di enorme esperienza penalistica – con tutto il rispetto naturalmente – pare di intravvedere nella decisione del Tribunale una presa di distanza dal pacchetto accusatorio secondo cui tutto sarebbe stato da addebitarsi al solo Schettino. Il che pare di significare che ci siano spazi da esplorarsi in ordine all’individuazione delle responsabilità penali di altri nella causazione del naufragio e nella gestione dell’emergenza come peraltro riteniamo da sempre.

 L’altra grande sconfitta del processo è certamente Costa Crociere che nonostante si sia profusa nell’affermare che i naufraghi costituitisi parti civili – e i loro avvocati! – erano degli avidi speculatori che in realtà non avevano subito né comunque avevano provato di avere subito dei danni effettivi si è vista condannare a provvisionali da 3 a 5 volte l’offerta invece omni comprensiva fatta ai passeggeri ed improvvidamente accettata dalla maggioranza di loro con la clamorosa approvazione di qualche associazione di categoria che raggiungeva un accordo con Costa stessa circa il prezzo della propria vita messa in pericolo! Una brutta pagina di lassismo delle associazioni dei consumatori a cui abbiamo rimediato con la nostra professionalità.

Insomma il risultato ottenuto in termini pratici per ognuno dei nostri assistiti è consistito nella clamorosa condanna di Costa a corrispondere importi risarcitori non patrimoniali parziali pari ad almeno tre volte quella che fu l’offerta di Costa Crociere quale cifra omnicomprensiva, oltre alla condanna alle spese legali (per la verità liquidate con mano troppo leggera… ma su questo dovremo tornare).

 Ci piace ricordare che Costa non ha mai fatto offerte diverse da quella iniziale – salvo avere fatto perdere un po’ di tempo con trattative senza costrutto e senza sbocco – e pare di potersi dire con legittima soddisfazione che la compagnia di navigazione con tutta la sua sicumera ha subito una cocente sconfitta processuale e sostanziale poiché veniva da noi richiesto il risarcimento di danni biologici consistenti nello stress post traumatico che, pur certamente essendo ormai una sindrome riconosciuta clinicamente, ancora fino ai primi anni ’80 era solamente un’ipotesi di studio di qualche teorico senza riconoscimento ufficiale. Siamo riusciti ad ottenere il riconoscimento del PTSD in capo ai nostri assistiti sulla base della monumentale consulenza del Dott. De Girolamo ed altri consulenti, e ciò è un successo enorme di cui andiamo fieri.

 Tra l’altro stiamo parlando di una liquidazione parziale dei danni che non potrà che vedere nel prossimo grado di giudizio almeno la conferma – e comunque cercheremo di ottenere ancora di più impugnando il capo sulla provvisionale per far aumentare la liquidazione della cifra provvisionale ottenuta – ma realisticamente mai una riduzione.

Va poi sottolineato che un gruppo di avvocati che veniva da località ed esperienze professionali diversissime sono stati capaci di muoversi tutti insieme ai fini comuni; vanno ricordati gli atti redatti con la collaborazione di tutti: atto di costituzione di parte civile, atto di citazione della responsabile civile, richiesta di sequestro conservativo per 500mln di Euro sui beni della responsabile civile (richiesta di sequestro che ha avuto concrete possibilità di accoglimento) lista testi e consulenti ammontante a circa 40 persone che erano state dimenticate dalla Procura, preparazione dell’esame del nostro consulente tecnico, redazione conclusioni, nota spese e la monumentale memoria difensiva conclusiva ex art. 121 c.p.p. con cui si ripercorreva il dibattimento e si giustificavano le richieste di trasmettere gli atti del processo alla Procura affinchè procedesse contro il presidente del Consiglio di Amministrazione di Costa Crociere e di concedersi il c.d. danno punitivo.

Considerato che la nostra categoria professionale è normalmente considerata la più individualista in assoluto in primo luogo proprio da noi avvocati, si può invece affermare che gli avvocati di Giustizia per la Concordia sono stati capaci di fare l’impresa di coalizzarsi insieme e di avere fatto un fronte comune contro tre nemici ben più grossi di loro: Costa che ovviamente li trattava da molesti speculatori, l’opinione pubblica e i media (oltre tutto manipolati da potentissimi uffici stampa) che avevano il perfetto mostro da sbattere in prima pagina e non avevano bisogno di altro e, paradossalmente, la Procura di Grosseto che dei destini delle vittime del naufragio se n’è purtroppo sempre poco occupata al di là delle poco credibili dichiarazioni post sentenza di qualche PM che invece in aula, in maniera inaudita, proponeva opposizioni stizzite alle nostre domande sulla quantificazione dei danni!!! Insomma questi avvocati partivano assolutamente svantaggiati e, invece, tutti insieme grazie alla propria professionalità sono riusciti ad ottenere una vittoria davvero storica.

 Non solo. Va anche sottolineata la conduzione del processo in aula di alcuni avvocati di Giustizia per la Concordia che hanno veramente fatto la differenza nell’ottica dell’emarginazione dei difensori di parte civile dal cuore della vicenda che voleva vedere ricostruite solo le responsabilità penali di Schettino obliterando qualunque altro possibile tema di indagine a carico degli altri individuabili responsabili del naufragio.

 Grazie alla nostra insistenza e abilità siamo riusciti ad ottenere informazioni riguardo alla (dis)organizzazione di Costa, circa il malfunzionamento dei dispositivi di emergenza, circa le connivenze degli enti che dovrebbero controllare l’efficienza dei dispositivi di sicurezza che hanno palesemente pesato sull’esito del processo e che, in un futuro speriamo non troppo lontano, potranno ancora pesare in ordine alla possibilità di vedere finalmente sul banco degli imputati dei membri dei consigli di amministrazione di Costa e di Carnival.

 Non va dimenticato peraltro che il Tribunale ha certamente adottato una misura a dir poco prudenziale in termini di liquidazioni delle provvisionali con una parificazione delle posizioni dei naufraghi a quella di personaggi come Cemortan e Ursino – ufficiale in plancia che originariamente era nel novero degli ufficiali indagati – che pare davvero ingiustificabile. Anche la liquidazione delle spese legali è stata a dire poco penalizzante, ma anche a questo riguardo ci sarà tempo e modo di correggere la rotta per cui verrà proposto un appello avverso la mancata concessione dell’immediata esecutività delle spese liquidate per chiedere la disapplicazione dell’osceno DM 55/2014, correttivo di quello ancor più osceno dell’anno prima ed attribuibile alla penna dell’ex Ministro Severino, avvocato di banche e assicurazioni.

 Si è parlato di Giudici ragionieri del diritto, una buona definizione per l’operato finale del collegio di Giudici di Grosseto, che non hanno avuto il coraggio di riconoscere i danni punitivi e di far fare un passo avanti nella storia almeno giuridica del nostro Paese: non finirà qui perché si ricorrerà non solo alla Cassazione ma se necessario alla CEDU (Corte Europea Diritti dell’Uomo) dove potremo avere più ascolto che qui, per vedere riconoscere tale categoria di danni alle vittime dei reati plurioffensivi.

 Infine, per connettersi al buffo titolo, non dimentichiamo che grazie a questo processo Carnival ha deciso di spostare ad Amburgo la sede operativa di Costa Crociere osservando, col suo amministratore delegato Michael Thamm, che si vuole girare pagina dopo il naufragio della Concordia con il lassismo imperante a quei tempi…ci attribuiamo il merito di avere indotto un bel po’ di queste considerazioni al Sig. Thamm.

 Cesare G. Bulgheroni, avvocato in Milano


guarini-castelloUNA BATTAGLIA VINTA – La sentenza emessa dal Tribunale di Grosseto nel processo a carico del Comandante Francesco Schettino mi é parsa sin da subito una decisione salomonica! Equilibrata e giusta, non hanno trovato accoglimento le richieste in punto pena della Procura, che voleva per l’imputato una pena “esemplare” a ventisei anni di reclusione, e neppure quelle di Costa Crociere, che chiedeva il diniego di tutte le richieste risarcitorie dei naufraghi, fin da subito etichettati come millantatori e speculatori in cerca solo di denaro.

 Mi piace ricordare a tale riguardo la sgradevole quanto inopportuna battuta di chi, commentando le richieste per i danni subiti dai naufraghi, non ha esitato a definirli “mestieranti del naufragio”, quasi a dire che con un pizzico di fortuna una crociera può trasformarsi in una occasione di ricchezza, quasi una fonte di reddito! Certo, solo se non si muore in servizio mi sento di aggiungere … Una vera meschinità ed una intollerabile mancanza di rispetto per le vittime innocenti di questa folle tragedia!

 Ma chi lo ha pensato e detto ora si dovrà ricredere: questa sentenza ha riconosciuto eccome le sofferenze dei sopravvissuti, sancendo in loro favore il diritto al giusto ristoro. E lo ha fatto lanciando un segnale forte e chiaro a chi voleva disconoscere, se non banalizzare, il disagio delle vittime, disponendo in favore di esse a titolo di acconto somme variabili che vanno dal triplo al quintuplo dell’offerta iniziale di Costa Crociere, gli ormai arcinoti 11.000 a forfait. Somma che per la verità a noi avvocati delle parti civili fin dall’inizio era apparsa subito tutt’altro che congrua e perfino irriguardosa, al limite dell’offesa nei confronti di chi da sopravvissuto dovrà vivere per sempre prigioniero di un ricordo doloroso e invalidante!

 Voglio aggiungere che questa sentenza costituisce un fecondo precedente giurisprudenziale poiché riconosce il disturbo post traumatico da stress come danno biologico, merito che noi avvocati delle parti civili sentiamo anche nostro in quanto frutto dell’impegno profuso in aula a dimostrare il danno psichico e le conseguenze devastanti di questa esperienza sulle vite dei nostri assistiti.

Il Tribunale ha ascoltato i loro pianti e le loro grida e ne ha fatto il cuore della decisione emessa!

 Questa sentenza ci dice molte cose. Ci ricorda che il popolo forcaiolo non va accontentato perché una pena rieduca, come scritto nella nostra Costituzione, solo se giusta! Dimostra che Schettino non doveva pagare per tutti ed io leggo in questa decisione, solo apparentemente mite, l’intento di lasciare spazi vuoti da riempire con nuove indagini!

 Questa sentenza ha un solo demerito: il mancato riconoscimento dei danni punitivi, cioè il diritto del danneggiato ad un risarcimento ulteriore rispetto a quello necessario per compensare il danno subito quando é provata la condotta particolarmente grave del danneggiante, tema su cui io ed altri avvocati ci siamo davvero battuti con tutte le armi dell’arsenale giuridico a nostra disposizione.

 Ecco io avrei voluto una condanna questa volta sì “esemplare” ma nei confronti di Costa Crociere per non aver impedito la “tradizione degli inchini”, per l’impreparazione dell’equipaggio (prevalentemente straniero, sottopagato e con certificazioni rilasciate dai paesi di provenienza) e per il mal funzionamento della nave nella fase dell’emergenza, tutti aspetti che denotano la prevalenza delle politiche di risparmio e business su quelle della sicurezza dei passeggeri.

 Ci siamo battuti come Davide contro Golia, visti gli interessi in campo e le non troppo sotterranee interferenze esterne. Ricordo che grazie ad una intercettazione telefonica, che io stessa ho fatto ascoltare in aula durante il processo, abbiamo tutti udito e quindi appreso di una minaccia – neppure velata – ad un giornalista “poco allineato” con i poteri (e con chi voleva che la stampa dipingesse Schettino come il colpevole perfetto da sacrificare sull’altare della giustizia), fatto questo di una gravità assoluta, perché quando la libertà di stampa viene meno l’attacco alla democrazie é in atto.

 Anche a noi “Mancò la fortuna non il valore”, come leggono i visitatori di El Alamein che vanno a rendere omaggio ai nostri militari caduti in battaglia durante la seconda guerra mondiale.

 Sarà il mio impegno nei prossimi gradi di giudizio per completare il mio mandato difensivo a favore della mia assistita, Chiara Castello, una donna straordinaria ed una giovane madre che conferendomi l’incarico mi ha chiesto giustizia e verità!

Avv. Alessandra Guarini


gabrielli - schettino

LA LIVELLA – Il processo sulla Concordia, Schettino ed il naufragio del secolo rappresentano a 360° il nostro paese: l’italiano intrallazzone ed istrionico, sciupafemmine e scaricabarile, maestro insuperabile nell’arte di arrangiarsi con successo e di godersela infischiandosene delle regole, l’Italia capace di produrre l’eccellenza nel lusso e le catastrofi più imbarazzanti del mondo, i Procuratori inquirenti che, colti da delirio di onnipotenza, mostrano i muscoli e si muovono secondo logiche tutte loro, mai trasparenti e solo in parte comprensibili, l’infinito esercito di avvocati, e ce ne fossero mai due che dicono la stessa cosa, i passeggeri, le vittime incolpevoli delle ingiustizie, trasformate subito in numeri, poco dopo accusati di volerci guadagnare sopra, per finire dimenticati da tutti ma soprattutto da chi vittime li ha resi, e cioè da quelle multinazionali strapotenti, che straguadagnano indorando la pillola crocieristica e sfilando milioni di euro pian piano dalle tasche delle persone normali, i mega-manager e quelli che sono sul loro libro paga, quelli che cercano di cambiare le regole del gioco quando la mano tocca a loro, scoprendo così un sistema sommerso, di favoritismi e faccendieri, che le regole a parte gliele scriveva già da anni, le telecamere delle televisioni infilarsi ovunque ed i giornalisti, tantissimi, ma solo in minima parte (e per fortuna ce ne sono!) indipendenti da chi paga la pubblicità, i tanti dipendenti che mandano avanti la macchina, lavorando senza orario e all’ombra del Tribunale, del teatro e dietro le videocamere, gli spettatori curiosi ed interessati più alle attricette rampanti che ai fatti, il popolo, che ama punire l’ex potente non per le sue responsabilità ma perché ora gli sta antipatico, quella gente comune che in crociera pagava per farsi la fotografia col Comandante in divisa bianca, e durante la lettura della sentenza, in diretta TV a reti unificate, aguzzava gli occhi per vedere il patibolo aprirsi sotto i piedi di Schettino, e infine i magistrati, quelli che decidono della vita delle persone, che nelle aspettative dovrebbero essere mezzi Dei e mezzi Giudici, custodi della Giustizia assoluta, ma che in realtà si dimostrano per quello che sono, metà politici e metà ragionieri del diritto.

Tutto un mondo, quindi, che gira a modo suo, implacabile ed affascinante, colorito e pieno di partiti, fazioni e categorie contrapposte ma che, incredibilmente, come non succede da nessuna altra parte del globo, arrivando a destinazione, non ha sconfitti ma tutti parzialmente soddisfatti, almeno a stare dalle dichiarazioni del giorno dopo-elezioni ed i commenti dei protagonisti.

Ed allora facciamo due conti, perché se è vero che in un processo penale non ci sono vinti né vincitori, è giusto commentare le aspettative delle parti, e, a ben guardare, qui chi ne esce a testa alta sono certamente le parti civili:

  • Schettino è stato ritenuto responsabile per tutti i reati contestati, compreso l’infamante reato di abbandono nave: la condanna è pesante, 16 anni, e non sono pochi se si parla di reati colposi. Con scelte difensive diverse si sarebbe risparmiato almeno 1/3 di quella pena
  • la Procura di Grosseto ha concesso patteggiamenti con pene da abuso edilizio a tutti i coimputati di Schettino (gli ufficiali di coperta ed il capo della unità di crisi della Costa Crociere -quello che disse non mi parlare alla radio che i rimorchiatori ci mangiano la nave, per capirci), però ha chiesto 26 anni e arresto immediato per il solo Schettino, praticamente l’ergastolo –> ne esce con quasi la metà, l’unico e solo responsabile non è quindi il Comandante, mi pare in linea con quello che chiedevamo.
  • Costa Crociere ha concluso la sua discussione chiedendo di liquidarci zero virgola zero, visto che il danno psicologico non è dimostrabile e secondo loro non era provato, mentre abbiamo ottenuto il triplo e fino al quintuplo della offerta iniziale (11mila euro), con buona pace di Trefiletti, Adiconsum e tutte quelle associazioni di consumatori che si sono affrettate alla corte di Costa Crociere svendendo i passeggeri con quel vergognoso accordo.
  • gli speculatori non siamo noi quindi, non i passeggeri e nemmeno i loro avvocati.
  • Mediaticamente, è un dato di fatto, li abbiamo distrutti, ora tutti sanno che Schettino non è l’unico da biasimare, che per ottenere le certificazioni di queste città galleggianti si facevano prove finte a mare con la copertura di Rina e Fincantieri, che le mega-crociere non sono sicure perché l’equipaggio è sottopagato, inadeguato e sfruttato, che sostanzialmente su queste navi a turno e rotazione non funziona niente se non il registratore di cassa… quello gira sempre… basti ricordare che navi da 500 mln di euro in alcuni casi tornavano in porto con il tom tom pur di non fare manutenzione…
  • al di là dei proclami abbiamo sempre sostenuto di voler dare un senso a questo processo, cambiare le cose e rendere più sicura l’industria delle crociere, denunciando i rapporti promiscui con Rina, la gestione omertosa delle emergenze, la impreparazione del personale… molte normative sono state implementate e la sede storica di Costa a Genova è saltata per questo, ci avevano sottovalutato e gli è costata cara, non ci hanno voluto pagare e ora dovranno imparare il tedesco e lavorare ad Amburgo.. problemi loro, fine di un’era… risultato ottenuto!
  • Gli enti (Comune del Giglio, associazioni varie e ministeri) ne escono con le ossa rotte, le liquidazioni sono modestissime rispetto alle loro richieste multi-milionarie.
  • Noi abbiamo chiesto 100-200-300 mila euro per il PTSD, oltre al danno punitivo, venendo accusati di guardare troppi telefilm americani (ho risposto in aula alla accusa, confermando di vedere Carramba che sorpresa, Masterchef, Peppa Pig ed il gatto Doraemon, ma nessun telefilm americano…); ho ottenuto per i miei clienti un acconto provvisionale di 50mila euro ed un riconoscimento minimo, ma il principio è stabilito, il dado è tratto, Peppa Pig ha funzionato!

Non posso quindi che ritenermi soddisfatto, non certo entusiasta, la sentenza non è stata coraggiosa come speravamo ma c’era da aspettarselo, le richieste erano altissime e gli obiettivi raggiungibili e possibili, ma i timori erano fondatamente funesti, c’era tutto lo spazio per fare qualcosa di straordinario in un processo straordinario, ma anche il concreto rischio di una beffarda condanna generica poiché, diciamocelo chiaramente, trattandosi di una forma di stress psicologico mancava per i nostri clienti la possibilità di un riconoscimento diagnostico oggettivo e perizie non ce ne sono state. Il danno c’è, lo abbiamo visto negli occhi lucidi dei nostri clienti a distanza di due anni quando sono venuti a raccontare la loro esperienza di quella notte, ma dimostrarlo con certificati medici e convincere il Tribunale è un’altra cosa.

I Giudici del collegio di Grosseto, come dicevo, hanno dimostrato di essere molto più “politici” che coraggiosi, si sono rifugiati in zona franca, nella terra di mezzo con la livella, una condanna intermedia a Schettino e una provvisionale che non ci soddisfa ma non ci lascia a bocca asciutta, come pure era possibile.

Per farci contenti e fare miglior servizio alle toghe che indossano avrebbero potuto dare un semplice segnale, non usare la livella e PERSONALIZZARE il danno in base alle consulenze medico-legali, oppure liquidare 50mila euro a tutti e dare condanna generica alla parte civile Costa Crociere (come fatto) ma anche alla Cemortan, ad Ursino e qualche altro… insomma, hanno dimostrato che mentre i nostri clienti facevano la fila per venire sul palco a raccontare loro le proprie ansie, sofferenze e piangere nel ricordo della notte buia del naufragio, probabilmente neanche ascoltavano e, lavorando sui pc, scrivevano sentenze su qualche sinistro stradale o facevano decreti ingiuntivi… poco più che ragionieri del diritto appunto.

La pagina più buia e grave di questa sentenza ritengo sia la liquidazione di una provvisionale di soli euro 60mila per la morte di Gabriele Maria Grube, 53 anni, di Berlino, annegata a bordo della Concordia e, non avendo eredi, costituita parte civile attraverso il curatore della eredità giacente; è vero, esiste un problema di natura giuridica, poiché l’annegamento è considerata morte istantanea e quindi il diritto ad essere risarciti per la sofferenza e la consapevolezza di essere sul punto di trapassare non entra a far parte del patrimonio del de cuius, e in questo caso viene meno anche il diritto al risarcimento per la perdita del congiunto, mancando dei familiari, ma questa liquidazione attribuisce un valore inaccettabile, solo 60mila euro, alla vita di una persona. Non ci fermeremo qui e riusciremo ad ottenere in appello, ovvero in sede civile, un riconoscimento più adeguato, equo e dignitoso. Ne siamo sicuri perché, anche su questo argomento, i Giudici hanno semplicemente fatto la cosa più semplice, non hanno voluto prendersi la responsabilità di smuovere le acque. Una sentenza cosi visibile come questa può stabilire un principio applicato poi a livello nazionale da tutti per i casi singoli, può scardinare un sistema e spostare interessi molto importanti, primi fra tutti quelli delle assicurazioni.

Una vile livella anche sulle spese legali, chi ha fatto come me circa 60 udienze da 8/9 ore consecutive e trasferte da tre giorni, mediamente due volte al mese, avrebbe giustamente voluto molto di più. Ma il DM 55/2014 è quello che è… una vergogna punitiva (quella si!) per chi lavora di più e meglio…. Il significato che ci leggo è che siamo stati degli ospiti indesiderati, anche per il Tribunale, come a dirci: se non venivate era uguale. Purtroppo per loro, invece, noi lavoriamo così, e la differenza l’abbiamo fatta eccome, in aula e fuori dell’aula, al di là ed oltre la liquidazione delle parcelle. Ovvio che il Tribunale non si è voluto esporre alla accusa di uno spudorato favoritismo verso gli avvocati sempre presenti e che, onestamente, credo sarebbe stata oltretutto legittima da parte di chi non era venuto a Grosseto ma era sostituito ex 102 cpp, e quindi aveva tutto il diritto di fare nota spese completa ed ottenere la liquidazione al pari di altri… per non creare un precedente e non essere massacrati dagli altri avvocati meno presenti (o addirittura mai presenti, i più.., se non alla prima udienza per il deposito della costituzione di parte civile e alla ultima udienza per richiamarsi alla mezza paginetta di conclusioni) hanno applicato alla lettera i parametri per fase. Punto.

Insomma, la sentenza è certamente la conferma sulle gravissime ma non esclusive colpe del Comandante, ed un riconoscimento di principio del diritto dei passeggeri ad essere risarciti più adeguatamente dalla Compagnia, non è l’arrivo ma al contrario il punto da cui partire per arrivare a liquidazioni PERSONALIZZATE più alte e dignitose, che sia in sede di appello od in sede civile non importa. L’importante è arrivarci. Ad maiora semper.

Avv. Massimiliano Gabrielli

SALTA IL PROSSIMO TURNO DI UDIENZE

IMG_6108Udienze di lunedì 12 + 13 gennaio rinviate a data da definire per impedimento di un membro del collegio dei Giudici. Il nuovo calendario si stabilirà lunedì prossimo, comunque non sono previsti particolari ritardi nella tabella di marcia che prevede inizio discussione gia entro il 20 gennaio con il PM ed il 23 finire con le discussioni delle parti civili

UDIENZE 06 e 07 Ottobre 2014 – audizione dei passeggeri e l’ombra della Cemortan

Inizio Processo Costa Concordia in Tribunale a GrossetoPotrà sembrare ripetitivo, certamente attirano sempre meno interesse nella stampa e sui media rispetto alle loro prime apparizioni, ma i protagonisti di questa vicenda e di questo processo, a dispetto delle brame di protagonismo di ex ballerine e altri soggetti processuali, restano loro, i naufraghi, che continuano a sfilare sul palco del teatro moderno di Grosseto per raccontare le disavventure vissute a bordo della Costa Concordia, e, anche attraverso la testimonianza di alcuni loro familiari, amici ed ai loro medici curanti, spiegano al Collegio dei Giudici quanto sia cambiata in peggio la loro vita da quella notte del 2012.

E così una passeggera, Luana Gasparetto, 40 anni, di Latina, ha riferito che mentre la nave si inclinava vistosamente, un ufficiale in divisa bianca disse che la nave era “inaffondabile come il Papa”: peccato che poi, sul ponte 4 e sopratutto una volta giunti a terra, sulle banchine del porto e sull’isola del Giglio, di ufficiali e di divise bianche non si vide più neanche l’ombra. Nessuno dell’equipaggio in divisa della Costa aiutò i passeggeri una volta giunti a terrà. Tutti spariti!

Tutti, nonostante la compagnia di navigazione li accusi di speculare e cercare solo, attraverso la costituzione di parte civile nel processo penale contro Schettino, di spillare soldi alla responsabile civile Costa Crociere, dimostrano grande dignità e, quasi sempre con la voce rotta dall’emozione del ricordo drammatico dei momenti più bui del naufragio, chiedono giustizia per essere stati abbandonati a loro stessi. Abbandonati da chi, prima fra tutte proprio la compagnia armatrice, li avrebbe dovuti proteggere e salvaguardare come assoluta priorità, e non lo ha fatto, magari preoccupandosi piuttosto di mettere in salvo qualcosa che non poteva rimanere sulla nave.

Ed infatti sono soprattutto le esternazioni fuori dal processo, provenienti dalla ex ballerina moldava Domnica Cemortan, che in questi giorni salgono agli onori della cronaca ed insinuano il dubbio che la compagnia, quella notte, possa aver inviato addirittura un elicottero per prelevare dalla nave sul ponte 11 o sull’isola qualcosa, o qualcuno, preoccupandosi di un borsone piuttosto che della vita dei passeggeri.

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UDIENZE 22 e 23 Settembre: Ferro, Scarpato e i consulenti medico-legali

aula grossetoRiprende il processo sul naufragio della Concordia dopo la pausa estiva, caratterizzata dalle polemiche sulla partecipazione del Comandante Schettino ad una lezione universitaria riguardo la gestione della crisi a bordo della nave. L’unico imputato del processo non è presente in aula, pare sia malato. Per contro nella programmazione delle udienze future l’Avv. Laino chiarisce che, quando sarà il momento (2-3 dicembre), Schettino si sottoporrà ad interrogatorio, sciogliendo quantomeno una strategia processuale della difesa rimasta fino a questo punto incerta.

Alla udienza del 22 settembre 2014 vengono ascoltati alcuni passeggeri e, per la prima volta, alcuni consulenti medico-legali delle parti civili, i quali relazionano al Tribunale gli effetti, sopratutto in termini di Stress post-traumatico, derivato dalla partecipazione all’evento catastrofico, con irreversibili conseguenze che ormai si sono più volte delineate in tutta la loro drammaticità e, a distanza di oltre due anni e mezzo, si sono cronicizzate e aggravate, peggiorando nettamente le condizioni di vita dei passeggeri. In questa occasione, tuttavia, oltre il suggestivo racconto degli eventi e del persistente ricordo che li condiziona in molti aspetti della vita quotidiana (in molti casi abbiamo ascoltato giovani donne riferire del fallimento di precedenti rapporti sentimentali per la impossibilità di relazionarsi normalmente con l’altra persona), il collegio dei Giudici ha avuto modo di acquisire il parere dei medici curanti e degli esperti medico-legali che hanno seguito e visitato alcuni passeggeri,  attraverso l’esame dei consulenti in aula e la produzione delle perizie, con le quali, in ultima analisi, si quantifica in termini percentuali, il danno permanente che è derivato ai loro pazienti a seguito della loro partecipazione al naufragio. Nel caso di un passeggero di Bologna si riferisce sullo sviluppo di sindromi Parkinsoniani e di una demenza senile, per un’altra passeggera insonnia, bronchite cronica e difficoltà di relazione sociale, paura di ambienti chiusi ed ascensori, un altro una sindrome ossessiva per cui in ogni conversazione finisce per parlare solo della paura di morire e del naufragio del Giglio. Ciò che interessa in questa fase è che tali aspetti vengono evidenziati sotto il piano medico-scientifico, e non solo in base a racconti dei superstiti, trovando riscontro, in termini di nesso causale, la condizione di sofferenza, o di vera e propria patologia, con l’evento oggetto del Processo. Di qui il diritto al risarcimento del danno in favore delle parti civili, che dovrà essere sostenuto dalla responsabile civile, Costa Crociere, unica parte che, non a caso, ha effettuato un capzioso e poco dignitoso controesame dei consulenti e dei passeggeri, negando il possibile collegamento di tali condizioni patologiche con il naufragio.

Alla udienza del 23 settembre, invece, si è avuto modo di ascoltare altri testimoni, originariamente rinunciati dalla Procura poiché ritenuti “sovrabbondanti”. Noi di Giustizia per la Concordia, per voce del sempre presente Avv. Cesare Bulgheroni, abbiamo ritenuto di non accettare in blocco tali rinunce, quantomeno per alcuni testi rivelatesi in effetti tutt’altro che superflui, i quali quindi si sono trasformati in testi delle parti civili, convocati su ns. istanza.

L’esame del responsabile tecnico a terra di Costa SpA, ingegner Pierfrancesco Ferro, che la sera del naufragio era in costante contatto con il responsabile della manutenzione delle navi, Ing. Parodi, e che è stato uno dei primi Tecnical Advisor di Costa Crociere a raggiungere il Giglio dopo il disastro, in effetti, non può certo definirsi irrilevante, quantomeno per quanto riguarda la piena consapevolezze dell’armatore sui molti malfunzionamenti ed avarie sulla Costa Concordia al momento della partenza da Civitavecchia. Due radar su 4 non funzionavano, la capsula del VDR (scatola nera) era in avaria, come anche il comando delle pinne stabilizzatrici e molto altro. Il responsabile tecnico riferisce anche di non conoscere nel dettaglio il bilancio energetico del DGE, il generatore di emergenza andato completamente in tilt durante quella notte, il che la dice lunga sulla mancanza di consapevolezza (o disinteresse) da parte di Costa Crociere su quello che ancora oggi potrebbe avvenire a bordo di qualsiasi nave della serie Concordia (Costa e Carnival) in caso di emergenza black-out; infatti uno dei più accreditati motivi di malfunzionamento del DGE riteniamo possa esser legato proprio al superamento del bilancio energetico del DGE, a causa del simultaneo funzionamento degli ascensori oltre il tempo previsto per riportarli al ponte 4, causando, entrando in tensione con altri apparati molto impegnativi da un punto di vista di assorbimento, un sovraccarico e una corrente “sporca”, che a sua volta potrebbe essere una concausa del guasto all’interruttore che comandava la ventola di raffreddamento del DGE.

Il terzo ufficiale di coperta Diego Scarpato, sempre sentito su ns. convocazione,  riferisce invece, di fatto ma apertamente, dell’ammutinamento dell’equipaggio durante le fasi dello sbarco. “Avevamo capito la gravità della situazione”, ha detto il teste confermando che c’era la chiara percezione da parte di tutti che si stesse attendendo più del dovuto e che chi fosse rimasto a bordo sarebbe andato a picco con la nave. Quindi l’equipaggio agì in autonomia, in completa assenza di un coordinamento e in preda alla paura, diretta conseguenza della sua totale impreparazione, a partire dal vertice di plancia a finire all’ultimo dei camerieri, che, anzi, sono gli unici i quali, una volta giunti a terra, hanno continuato a dare assistenza ai passeggeri e sono rimasti in divisa (gli ufficiali temevano il linciaggio?!)

Scarpato riferisce di aver coscientemente disubbidito ai comandi per ben 4 volte e di aver disapprovato i tempi imposti dalla plancia per l’abbandono: aprirono i cancellati per l’ingresso sulle scialuppe senza attendere il segnale di emergenza generale, imbarcò sulla propria lancia 80 persone invece delle 60 previste, ammainarono le lance sul lato sinistro prima che la nave si inclinasse oltre i 20 gradi benché fosse stato detto di calare solo quelle sul lato destro, ritenendo un “errore” tale scelta, ed infine calò la sua lancia senza attendere l’ordine di abbandono nave. Alla sua decisione, riferisce, molti altri “caposcialuppa” hanno ordinato di calare le lance per paura di rimanere incagliati sul fianco della nave a causa della forte inclinazione. Ma non tutti, ed in effetti altre scialuppe si sono appoggiate sulla murata di sinistra della nave, costringendo le centinaia di occupanti ad arrampicassi di nuovo a bordo, o gettarsi in mare.

Insomma, appare sempre più chiaro che sulla Concordia, inizialmente e finche le cose sono andate bene, tutto dava ai passeggeri l’idea del lusso e della efficienza, ma l’equipaggio e la nave si sono rivelati del tutto inefficienti e non in grado di supportare il black-out e l’abbandono nave. E’ legittimo credere che la situazione sia ancora oggi così sula flotta della Costa Crociere, e che al di là delle sfavillanti luci, delle dimensioni sempre più grandi di questi colossi del mare e delle divise eleganti, queste navi ed il loro equipaggio NON SONO IN GRADO DI GESTIRE UNA VERA EMERGENZA ED UNO SBARCO IN TEMPI COMPATIBILI CON LA SALVEZZA DELLE OLTRE 4MILA PERSONE CHE TRASPORTANO; lo abbiamo visto con la Concordia e con la Fortuna, nella piena inconsapevolezza dei passeggeri si viaggia con avarie significative e perfino vie d’acqua pur di non rallentare la Crociera, si attende oltre il dovuto per cercare di “sistemare” in casa i problemi, si “aggiustano” le dichiarazioni da fare a RINA e Capitanerie di porto sugli incidenti in corso, la manutenzione si fa accendendo e spegnendo dopo 4 minuti il DGE, tanto per vedere se parte (senza mandarlo in tensione o in temperatura), l’equipaggio continua a essere selezionato in base alla nazionalità ed al basso costo della manodopera, senza curarsi che parli italiano (lingua ufficiale di bordo) e spesso neppure in inglese, il ruolo di appello (l’incarico di ogni membro dell’equipaggio per gestire le emergenze, per capirci) è formato tanto per assolvere ad un obbligo di legge, piazzando cuochi e camerieri nella squadra emergenza falla, tanto poi ci si limita a fare delle prove emergenza blande e di puro contenimento (come riferito da Ferro in aula), e così via…

BUONA CROCIERA A TUTTI

Parlano i passeggeri: udienze 12, 13 e 26 maggio 2014

Palco udienzaSalgono sul palco del Teatro Moderno di Grosseto, utilizzato da oltre due anni quale aula di udienza per il maxi-processo Concordia, i veri protagonisti di questa vicenda, i passeggeri vittime del naufragio della nave da crociera, avvenuto tra il 13 ed il 14 gennaio 2012 con a bordo oltre 4000 persone.

Il loro ruolo quindi, dopo quello di parti lese dai reati contestati dalla Procura di Grosseto  a Francesco Schettino ed agli altri ufficiali/manager di Costa Crociere, ed essersi costituiti  come parti civili nel processo penale, è oggi quello di testimoni dei fatti: oltre ad aggiungere con il loro racconto, importanti tasselli sull’enorme mosaico di informazioni che il Collegio di Giudici dovrà ricomporre per la ricostruzione dell’evento in se stesso e del comportamento tenuto in quell’occasione dal Comandante e dagli altri membri dell’equipaggio, i passeggeri hanno anche offerto al Tribunale gli elementi sulle conseguenze fisiche e psicologiche subiti da loro stessi e dai loro familiari, che dovranno essere utilizzati in sentenza per quantificare il risarcimento del danno in loro favore. Ricordiamo che la loro testimonianza è stata acquista su iniziativa degli avvocati di parte civile, avendo i PM rinunciato a sentirli.

Abbiamo così assistito ad una lunga serie di testimonianze di persone che, pur raccontando tutti gli stessi fatti ed evidenziando tutte la totale impreparazione da parte dell’equipaggio, le false informazioni ed addirittura, nei momenti più importanti, il totale abbandono a se stessi dei passeggeri e dei camerieri/cuochi/inservienti, ci hanno fatto appieno comprendere come ciascuno di loro abbia vissuto ed affrontato questa tragedia, che ancora li tormenta, in modo diverso e personale; hanno raccontato la disperazione di chi, chiedendo ad un membro dell’equipaggio sul da fare, si sentiva rispondere “save your life“, in una sorta di “si salvi chi può“, famiglie che, con anziani e bambini piccoli al seguito, sono rimaste bloccate per ore sul ponte n.4 e di chi, per imbarcarsi sulle scialuppe di salvataggio ha subito la legge del più forte dettata dal terrore ma anche dalla totale disorganizzazione, del dramma del padre di famiglia che ha realizzato di essere sul punto di morire, di chi ha lanciato in acqua i propri figli, od è rimasto bloccato a bordo delle scialuppe incagliate sul fianco della nave inclinata ed è dovuto risalire a bordo della concordia attraverso una fune, rimanendo scalzo fino al mattino, e poi, di nuovo senza aiuto od indicazione di qualcuno che sapesse cosa fare, ha deciso di portarsi sul lato destro della nave ed attraversare i corridoi inclinati a 45% della Concordia, trasformatisi in scivoli totalmente al buio, e per alcuni, purtroppo, in tunnel mortali.

E così, in una interminabile processione di testimonianze, eguali fra loro ed allo stesso diverse una dall’altra, NESSUNO dei passeggeri riesce ancora oggi, ad oltre due anni di distanza, a reggere l’emozione, e TUTTI, raccontando i momenti più bui e drammatici dei loro ricordi con la voce spezzata dalle lacrime, si soffermano sull’insuperabile dramma vissuto nel momento, durato ore, in cui hanno realizzato di essere sul punto di morire e di non poter più rivedere i propri figli ed i propri cari. Le loro vite sono cambiate, ci hanno raccontato gli effetti di quello che viene definito ed è stato loro diagnosticato come Post Traumatic Stress Disorder (conseguenze sulla psiche di una persona per la partecipazione ad un evento catastrofico) con danno biologico anche fino al 30%, incubi ricorrenti e flashback anche diurni, incapacità di dormire una notte intera, la irritabilità per alcuni ed il senso di impotenza e la perdita di spinta verso l’affermazione nella propria vita per altri, l’evitamento da parte di tutti per situazioni come imbarcarsi su una nave – ma anche solo trovarsi in luoghi affollati od al buio, che fanno riaffiorare il terrore e l’ansia di quei momenti, e che qualcuno di loro ha definito come un mostro dormiente, in attesa di riaffiorare quando meno te lo aspetti; ci hanno raccontato delle visite psicologiche e per molti anche dallo psichiatra, degli psicofarmaci, e della totale assenza di supporto, ancora una volta, da parte di Costa Crociere (in qualche caso ha inviato un medico che ha parlato per circa due ore con i passeggeri, in altri casi ha scritto qualche lettera dichiarandosi disposta a rimborsare solo fino a 500 euro per le spese mediche e il supporto psicologico); non riescono a superare questa cosa, che è evidentemente più grande di quanto pensavano, ancora oggi nessuno di loro sta bene, è evidente, eppure vengono accusati di speculare.

Forse dovrebbero ringraziare Costa Crociere per le vacanze davvero indimenticabili, ricordando la vecchia pubblicità della compagnia, veramente premonitrice, dove i passeggeri della Costa, rientrando dalle Crociere, non riuscivano a smettere di piangere e tornare alla loro normale vita.

Si è dimenticato che, oltre al sacrosanto diritto delle vittime di essere risarciti per il grave danno, patrimoniale, fisico, psichico e morale, queste persone, le sole ed uniche vittime di questa scellerata vicenda – accaduta, anche e sopratutto, perché la Compagnia non ha adottato sufficienti procedure di preparazione dell’equipaggio, pensando a fare cassa e non investendo sulla sicurezza dei passeggeri – chiedono che sia fatta davvero giustizia.

Si aspettano che Schettino sia severamente condannato in base alle sue gravi responsabilità.

Ma pretendono anche che Costa Crociere sia condannata a pagare pesantemente, così tanto che una cosa del genere non possa più accadere, semplicemente perché non gli conviene.

La funzione deterrente del danno punitivo (o dei danni morali aggravati dalla condotta, che dir si voglia) sta tutta li, una mega Società come Costa ed altre compagnie di navigazione o simili, “sente” solo il peso economico delle proprie azioni, ed è quello l’unico, vero, strumento punitivo in grado di rendere giustizia per quello che è successo ed impedire nuove tragedie.

Udienze 28 e 29 aprile: le relazioni dei Carabinieri sul naufragio e sulle 32 morti

interno-concordiaAll’udienza di lunedì 28 aprile è stato escusso per primo il Capitano Andrea Lachi, Comandante in servizio presso il Comando provinciale dei Carabinieri di Grosseto.

Il teste ha ricostruito tutta l’intensa e articolata attività di indagine svolta sin dall’immediatezza del naufragio, contenuta nella corposa e completa informativa inviata alla Procura ma non acquista al fascicolo del Tribunale a causa della mancato assenso dei difensori dell’imputato Schettino.

Detto documento, di oltre 1500 pagine, contiene la ricostruzione delle cause del naufragio e delle fasi successive all’impatto.

Il Capitano in aula ha descritto attraverso una serie di slides, queste invece acquisite dal Collegio, ogni istante di quella sciagurata manovra dell’inchino, annunciata e nota all’equipaggio sia perché già fatta in precedenza (e non solo da Schettino) e poi perché addirittura concordata con Tiepoli, il maître di bordo di origini gigliesi che chiese a Schettino di fare il saluto all’isola quella tragica notte del 13 gennaio 2012.

Il teste, infatti, rispondendo alle domande degli avvocati di Giustizia per le vittime della Concordia ha confermato quanto riportato dal VDR, la scatola nera, circa il fatto che poco prima dell’impatto il Comandante Schettino si rivolse al Tievoli chiedendo se doveva passare proprio davanti al porto del Giglio ottenendo una risposta che non lascia dubbi sulla piena consapevolezza del passaggio ravvicinato: ” beh, si, eh!”.

Inoltre, il Capitano ha chiarito che alle già alle ore 22.16 la plancia aveva tutte le informazioni sulle condizioni della nave in seguito all’urto con gli scogli ed in particolare conosceva il numero dei compartimenti allagati. Nonostante fosse, dunque, chiaro a chi era in plancia e soprattutto al comandante Schettino che la nave stava affondando l’emergenza generale verrà data ben 29 minuti dopo! Un ritardo fatale!

Il teste ha aggiunto sul punto che le prime tre lance in mare vennero ammainate sul lato destro e solo alle 22.58 e che quelle poste sul lato sinistro furono ammainate solo più tardi e per di più non tutte a causa dell’inclinazione della nave.

Il teste ha riferito come proprio a causa del ritardo nel dare l’emergenza generale e l’abbandono nave alcune scialuppe non toccarono il mare privando così 550 passeggeri della possibilità di sbarcare!

Per questo i passeggeri sul lato di sinistra vennero indirizzati da personale impreparato e negligente, come riferito dal teste e ormai acclarato anche dalle perizie, a spostarsi sul lato dritto, indicazione questa che si rivelerá purtroppo mortale per alcuni di loro, inghiottiti dai corridoi trasformatosi in pozzi per il ribaltamento della nave!

Sempre a domanda nostra il Capitano ha aggiunto al drammatico racconto che alle 00.20 la Concordia restò completamente al buio, perdendo anche l’illuminazione di emergenza, mentre ancora vi erano passeggeri a bordo!

In aula su richiesta degli avvocati delle parti civili è stata poi data lettura di quanto captato con una intercettazione ambientale tra l’ufficiale di plancia Silvia Coronica e l’ufficiale di macchina Fiorito ove si sente proprio la Coronica narrare quanto accaduto in plancia, sottolineare come il comandante Schettino perse tempo a dare l’abbandono nave ammettendo che il dramma fu il caos successivo per la mancata assistenza ai passeggeri: “vi erano molti anziani lasciati soli, che nessuno aiutava!”

Ma a descrivere l’orrore vissuto da quei passeggeri lasciati soli dall’equipaggio é la telefonata intercettata tra Hugo Piazza, ufficiale addetto alla sala macchine, e un altro Ufficiale che su richiesta dei nostri Avvocati è stata ascoltata in aula:

HUGO – Andre’, perché [Termini inc.] paura, capito, i filippini non ci feci capire più niente, perché quelli erano filippini che si buttavano in acqua. Gente tipo… io vedevo tipo camerieri, questi qua, perché poi [Termini inc.] come le hanno vissute. Prendevano e si buttavano. Perciò c’era chi cadeva in acqua e poi nuotava, c’era chi invece sbatteva e pareva tipo una pallina di flipper, compa’: “Pum, pum, pum!” e tu sentivi le voci: “Ahhh!”, “Pfum!”, in acqua e poi non riemergevano più. Quindi, il danno forte fu a livello di… di morti.

ANDREA – Ma allora non sono dentro la nave?

HUGO – Alcuni secondo me non proprio. Allora, io sono sicuro che almeno un cinque-sei li ho visti cadere così, che andavano sbattendo come il flipper e sono caduti in acqua dal lato di proravia della nave. “

Questa immagine vale più di mille parole!

Il ritardo colpevole nella abbandono della nave è stato oggetto anche della testimonianza resa in aula dal M.A. Claudio Capanna del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Grosseto. Il teste su sollecitazione degli avvocati delle parti civili ha ammesso che alcune porte stagne erano aperte al momento dell’impatto e che alcune “non stagnavano” ovvero trafilavano. In particolare proprio il trafilamento di una porta stagna ha causato l’allagamento del compartimento n.3 sebbene non interessato dalla falla!

Il teste ha inoltre confermato il colpevole ritardo nella fase di abbandono della nave e come proprio questo ha determinato purtroppo le vittime. Il Maggiore ha aggiunto che sotto questo aspetto era stato attenzionato dal punto di vista investigativo per l’evidente responsabilità Roberto Ferrarini, l’uomo di Costa Crociere dai mille incarichi e responsabile di terra della sicurezza.

Durante la deposizione il teste ha spiegato a domanda degli avvocati di Giustizia per le vittime della Concordia che esisteva un “metodo di Ferrarini” ovvero una prassi finalizzata a occultare alle Autorità Marittime gli eventi avversi con messaggi interlocutori e tranquillizzanti per dare tempo alla compagnia di individuare una soluzione a tutto vantaggio di Costa Crociere. In aula è stata data lettura parziale di una intercettazione del Sig. Ferrarini con il Comandante della Costa Classica che aveva segnalato una grave avaria a bordo dove si sente Ferrarini suggerire testualmente:”vabbé ma dagli questo stadment (letterale)… due tre righe poi però verbalmente in pratica… In pratica gli spieghi che è tutto tranquillo”.

L’udienza di martedì 29 aprile è stata tutta dedicata all’esame del Capitano dei Carabinieri di Orbetello Marco Barone, colui che ha coordinato il recupero delle 32 vittime e che ne ha ricostruito gli ultimi istanti di vita. Questa toccante testimonianza, peraltro resa con grande commozione ma senza retorica, ha ricordato a tutti che questo processo serve a fare giustizia per quegli innocenti vittime di un equipaggio impreparato e di una nave che garantiva il lusso ma non certo la sicurezza!

Un punito fermo é stato messo con questa testimonianza: nessuno è morto per l’impatto, ma solo in seguito per la criminale gestione della fase di soccorso post urto con gli scogli! Tutti deceduti per asfissia meccanica da annegamento!

E ancora, almeno otto persone sono state ritrovate nella tromba degli ascensori di poppa, ove per le avarie più volte denunciate le porte degli ascensori sono rimaste aperte senza cabina al piano, così divenendo vere e proprie trappole mortali per i passeggeri.

Almeno una ventina sono deceduti nel tentativo di raggiungere il lato della nave su indicazione folle e scellerata del personale di bordo. A nulla sono valse le “catene umane”, di cui il teste ci ha parlato in aula, formate per impedire lo scivolamento in acqua dei passeggeri rimasti intrappolati nei corridoi trasformati in pozzi per lo sbandamento della nave.

Una morte orrenda che si poteva evitare! E oggi lo diciamo con cognizione di causa essendo ormai provato che sarebbe bastato rimanere sul lato sinistro e attendere di scendere dalla biscaglina assistiti da personale preparato anziché rimanere bloccati per minuti preziosi in attesa del segnale di abbandono nave al buio, in molti casi senza giubbotto salvagente, senza assistenza come provato dalle angoscianti telefonate al 112 fatte ascoltare in aula ove si odono le voci dei naufraghi urlare: ” aiutateci non fanno calare le scialuppe, ci massacrano come pecore!”

Da lunedì 10-11 maggio 2014 si inizierà a sentire i passeggeri, ai quali gli avvocati delle parti civili non hanno rinunciato, come da elenco allegato

Ci lascia Franco Zuccaro, Avvocato del WWF

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E’ morto oggi Franco Zuccaro, istrionico legale del WWF, colto da un malore mentre era in vacanza sulla neve con la moglie. Questo processo, lo abbiamo detto, è caratterizzato anche e sopratutto dalle persone, e la perdita della solare e pittoresca presenza dell’Avv. Zuccaro, lascia un segno in tutti quelli che lo hanno conosciuto e non potevano che ammirarne la informale signorilità.  Ciao Franco!

Lo ricordiamo con qualche riga che ci ha inviato Francesco Vitale, corrispondente del TG2 al processo Concordia.

“La sua simpatia innata, il suo linguaggio forbito e le sue battute assieme al suo look stravagante ma ricercato, ne facevano uno dei personaggi più interessanti del processo per il naufragio della Concordia. In aula  era sempre l’ultimo rappresentate delle parti civili a prendere la parola per il sollievo del collegio giudicante e della platea di giornalisti ormai narcotizzati da ore e ore di dettagli tecnici per lo più incomprensibili. Il momento Zuccaro veniva sempre salutato con grande sollievo: poche e sentite domande, quelle giuste per portare a casa un altro tassello. Gli dicevo sempre che aspettavo con impazienza il momento in cui avrebbe fatto la sua arringa finale che certamente sarebbe stata un esempio di ars oratoria. Sarebbe stato, lo sapeva, protagonista dello speciale che realizzerò. Le mattina del processo non sbatterò più contro il suo sorriso, che peccato!”
Francesco Vitale, inviato TG2    

LA GARA TRA COMANDANTI: Udienza 10 e 11 febbraio 2012

Costa Concordia in previous close call - FREE CONTENTAll’udienza del 10 febbraio 2014 viene ascoltato come primo testimone Massimo Callisto Garbarino, Comandante della Costa Concordia prima di Schettino, ed in particolare autore del passaggio ravvicinato il 14 agosto 2011 davanti l’isola del Giglio, con la stessa nave che ora giace adagiata sul fondale a poca distanza dal porto.

La Procura di Grosseto chiama Garbarino per sentirlo in merito ad una intercettazione telefonica, ascoltata alla udienza precedente, nella quale il comandante, parlando con un direttivo della manutenzione della Costa Crociere, si lamenta del fatto che le porte stagne della sua nave facciano acqua da tutte le parti.

Lo scopo dei PM, nella ennesima difesa d’ufficio della compagnia di navigazione, è subito chiarito nelle prime battute: depotenziare l’effetto della intercettazione, facendo chiarire al testimone che il malfunzionamento alle porte stagne era riferito alle cosiddette “baderne”, ovverosia una sorta di corda oleosa con funzione di guarnizione per la chiusura ermetica delle paratie. Il testimone riferisce che questa tipologia di porte stagne sono quelle montate sulla nave, sempre della Costa, oggi comandata dal Garbarino, mentre sulla Concordia vi erano delle paratie di altro tipo, senza baderna.

Le domande del Pubblico Ministero Dott. Leopizzi al teste, incredibilmente, si fermano qui.

Prende quindi la parola l’Avvocato Massimiliano Gabrielli per le parti civili il quale, appena accennato l’argomento del passaggio al Giglio in agosto 2011, viene subito stoppato dal Presidente del collegio giudicante, che, senza vi sia stata alcuna opposizione alle domande su questo tema da parte del PM, dal legale della responsabile civile ovvero dai difensori di Schettino, contesta al difensore che il controesame sul teste del PM potrà essere sviluppato solo ed esclusivamente sul tema delle porte stagne e nulla più.

Neanche mezza domanda viene consentita sull’inchino fatto appena sei mesi prima da Garbarino.

La produzione del documento inedito che illustra l’analisi effettuata dal LLOYD’S LISTING INTELLIGENCE di Londra, e che sovrappone le rotte Garbarino/Schettino davanti al Giglio definendo l’inchino di agosto 2011 come “near miss” ossia MANCATO INCIDENTE non viene consentita a noi parti civili!

Solo attraverso la produzione mediante i difensori di Schettino, ai quali non può esser imposta alcuna limitazione al deposito documentale, questa importante e illuminante mappa viene acquisita agli atti.

Si scatena una polemica mediatica sulle fonti dei dati e del documento. Specifichiamo: Lloyd’s list è il giornale online specialistico del settore marittimo, che ha sviluppato il documento sulla base dei dati di Lloyd’s Listing intelligence, ovverosia un ente che fornisce un servizio online interattivo (www.lloydslistintelligence.com) che offre movimenti dettagliati delle navi, posizionamento AIS in tempo reale, informazioni complete sulle navi, imprese, porti e INCIDENTI, nonché rapporti di credito, dati di settore e analisi tra cui a breve termine prospettive di mercato relazioni. Lloyd List Intelligence fornisce anche una serie di servizi di sostegno, quali approfondite consulenze, ricerche, due diligence, analisi dei trend di mercato e la valutazione del rischio di credito per interi portafogli assicurativi. (Fonte Wikipedia)

Tanto per dire che la fonte non è un “giornaletto” come il legale della responsabile civile vorrebbe far credere al Tribunale, con un intervento in udienza del giorno successivo sul quale, ancora una volta, il Presidente non ha consentito una qualche replica agli avvocati di parte civile!

Ma la questione sulla fonte del documento è un finto problema, che non cambia una virgola alla attendibilità del suo contenuto e non sminuisce minimamente la portata del fatto, ormai chiaro anche ai sassi, che la compagnia Costa conoscesse e sponsorizzasse la pratica dell’inchino, che i comandanti Palombo (inventore dell’inchino) e Garbarino, con i loro passaggi sottocosta a velocità sostenuta al Giglio, e infine che la benevolenza delle Capitanerie di Porto siano stati il terreno fertile per arrivare alla bravata di Schettino il 13 gennaio 2012, con la partecipazione di tutti gli ufficiali di plancia, e la consapevolezza di tutto l’equipaggio in sala macchine.

Il testimone sentito subito dopo, Michele D’Andrea ufficiale della Guardia Costiera di Palermo, chiarisce ancora meglio il sistema “Costa” raccontando l’episodio del 2005 riguardo la Costa Fortuna che, avendo presumibilmente toccato sul fondo a Sorrento, aveva in entrata una via d’acqua di 1 tonnellata l’ora dall’asse dell’elica, eppure, invece di entrare al porto più vicino, si dirige comunque a Palermo per non interrompere la crociera e, rimanendo per due volte consecutive alla deriva lungo il tragitto, arriva in modo trafelato in Sicilia e, invece di sbarcare i passeggeri per poi andare in bacino per fare le riparazioni, si “lancia” nel bacino della Fincantieri con tutto il suo carico umano a bordo. La Fortuna, contro ogni regola di sicurezza immaginabile, viene messa in secco con le circa 3000 persone a bordo.

La Costa Crociere anche in quella occasione mente alle autorità portuali, alle quali riferisce di aver incagliato l’elica in una lenza, mente ai passeggeri, riferendo una situazione normale di sbarco a Palermo e solo la presenza di un problema tecnica, e mente perfino nelle dichiarazioni sul giornale di bordo, con una mail inviata dalla direzione della Compagnia, con la quale viene di fatto ordinato al comandante della Fortuna di trascrivere una falsa situazione. La indagine avviata dalla Capitaneria porta alla apertura SOLO NEL 2012 (!!), dopo l’esposto presentato dal fotografo di bordo Cappello, di un procedimento penale a Palermo sui fatti, ormai presumibilmente ed in grande misura prescritti!

Grande risalto viene dato dai giornalisti a queste vicende e Costa Crociere esce letteralmente sepolta mediaticamente da questa giornata processuale.

Tenta affannosamente di fare comunicati per disconoscere (ancora!?) una propria partecipazione a questi eventi (ANSA 10 FEB – “Che la societa’ fosse a conoscenza della pratica definita ‘dell’inchino’ e’ falso”) che, a loro dire sarebbero effettuati a bassa velocità ed in totale sicurezza.

Peccato che Palombo, l’inchiesta parlamentare e la Capitaneria di Porto S. Stefano, le mail di ringraziamento tra Garbarino e Sindaco Ortelli, e lo stesso blog della Costa abbiano detto qualcosa di molto diverso. Ferrarini è stato il referente in azienda del passaggio in agosto al Giglio, la Capitaneria nega per iscritto (allegato) di aver mai minimamente concordato il passaggio, che risulterebbe fatto a 14,5 nodi e non a bassa velocità. Abbiamo visto un filmato fatto dal Giglio ad agosto 2011 ed a Positano prima di allora, che, salvo non fossero stati accelerati, mostrano la Concordia suonare le sirene e filare che era una meraviglia.

Il giorno 11 febbraio viene sentito Roberto Bosio, k2 o comandante in seconda della nave Concordia, il quale riferisce riguardo le fasi successive all’urto e la gestione della emergenza in plancia, secondo la timeline VDR già nota, ed esaminata più volte con altri ufficiali presenti in plancia.

Il fatto più rilevante riferito da Bosio riguarda l’ordine di abbandonare la nave, che venne in effetti dato dal comandante in seconda, dopo che Schettino aveva più volte risposto “aspetta aspetta” mentre era impegnato al telefono con Ferrrarini a terra. E’ proprio Bosio a lasciare per ultimo la plancia dopo aver schiacciato il pulsante di abbandono nave.

Doveroso riferire che al momento dell’abbandono nave molte scialuppe erano già state calate in assoluta assenza di ordine dalla plancia, in una sorta di ammutinamento da parte di chi si trovava sul ponte 4.

Elemento emerso dalle ns domande è che Bosio non ha ancora incassato alcun risarcimento, ma riferisce di aver ricevuto solo una proposta di liquidazione, dalla Costa, per 8.000,00 euro; proposta che non ha accettato. Non é dato sapere se ci siano trattative in corso, visto che gli altri ufficiali hanno portato a casa anche fino a 35.000 euro.

Stop al patteggiamento per Jonella Ligresti nel processo sul crack Fonsai

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Il Gip di Torino ha rispedito al mittente e non ha ratificato la proposta di patteggiamento di 3 anni e 4 mesi per Jonella Ligresti, indagata nell’inchiesta Fonsai, non ritenendo congrua la pena proposta per Jonella Ligresti, rispetto alle accuse di falso in bilancio e aggiotaggio assieme ai familiari e manager: è stata infatti giudicata troppo bassa sia la multa di 30mila euro sia la pena detentiva proposta poiché, sempre secondo il Gip, nel computo sono state eccessivamente valorizzate le attenuanti generiche, e non sono stati considerati i risarcimenti del danno in favore delle vittime del crack per un buco da 600 milioni, ed a fronte del quale ci siamo costituiti, per alcuni risparmiatori, come parti civili nel processo.

Indubbiamente il processo Concordia sta facendo giurisprudenza, e il parallelo perfetto con la impugnativa per Cassazione da parte della Procura generale di Firenze, proprio in relazione alla concessione a mano leggera delle attenuanti generiche nella sentenza di patteggiamento accordata ai coimputati di Schettino, e ratificata contro le nostre rimostranze dal GUP di Grosseto, dott. Molino, pesa anche in questo processo di natura finanziaria.

Tenendo conto del fatto che, come per tutti gli ufficiali di plancia e i responsabili a terra della Costa Crociere, anche in questo caso la richiesta di patteggiamento proviene da responsabili secondari, rispetto agli imputati principali e maggiormente colpevoli dei fatti, Schettino e Salvatore Ligresti, sembrerebbe davvero legittimo poter confidare nell’accoglimento del ricorso che si discuterà il 31 gennaio 2014 in Cassazione, a meno che non si vogliano usare due pesi e due misure.

E ricordiamoci che, mentre nel processo Fonsai sono contestati alla Ligresti reati di natura finanziaria, nella processo Concordia le imputazioni sono di omicidio colposo per 32 persone, naufragio colposo e lesioni a centinaia di passeggeri.

Alle ultime due udienze del 27-28 gennaio nel Processo Concordia, come avremo modo di approfondire a brevissimo con uno specifico articolo dei nostri Avvocati Bulgheroni e Guarini, sono emersi elementi chiari ed inconfutabili su una estesa corresponsabilità da parte di tutti i membri della management Costa, aggravando certamente anche la posizione di Ferrarini e degli altri soggetti che avevano ottenuto un facile via libera ad un patteggiamento che, qualora venisse definitivamente bocciato, determinerebbe il ritorno di questi soggetti davanti ad altro GUP di Grosseto, dove ci troveranno ad aspettarli a braccia aperte per offrire tutela, attraverso una nuova serie di costituzione di parti civili, a tutti quei passeggeri che, mal consigliati, si sono rivolti solo alla giustizia americana senza ottenere alcun risultato, e sono oggi rimasti, loro malgrado, tagliati fuori dal processo penale contro Schettino.

Udienze 18 e 19 novembre 2013 – Muscas, Spadavecchia, Pilon, Christidis, Fiorito

TG2 

La udienza del 18 novembre parte con la deposizione di MUSCAS, capo elettricista della nave Concordia con quarant’anni di esperienza; oltre alle già note circostanze sui momenti dell’urto sugli scogli, lo stesso Muscas riferisce del suo tentativo di far ripartire il generatore di emergenza in ogni modo possibile, anche infilando il cacciavite a forza dentro l’interruttore che lo comandava e che andava costantemente in corto circuito, impedendo alla corrente di entrare in rete. Il problema, tuttavia, non venne risolto poiché il generatore dopo appena 10 minuti in moto (e senza neppure entrare in carico) si era surriscaldato ed andava in blocco continuamente, poiché la ventola che lo doveva raffreddare non partiva anch’essa, ed era comandata da un commutatore che, in assenza di tensione di corrente, non poteva essere bypassato meccanicamente come l’altro interruttore del DGE. Insomma un cane che si morde la coda: il commutatore che faceva partire la ventola di raffreddamento non poté essere azionato mancando la corrente, la quale non veniva erogata dal generatore di emergenza che era in blocco perché surriscaldato proprio dal mancato avvio della ventola!

Riguardo alla manutenzione del DGE (Diesel Generatore di Emergenza), sostiene che fosse stata fatta regolarmente, e, oltre che facendolo partire periodicamente, anche mettendolo sotto carico e mandando in rete la energia elettrica: la risposta del teste tuttavia non è credibile, poiché, innanzitutto la cosa avrebbe comportato un black-out totale dei sistemi elettrici della nave per 10-12 secondi (tempo necessario al DGE per mettersi in moto e attaccarsi in rete), comportando anche il reset di tutti i moltissimi sistemi informatici e di strumentazione di bordo non collegati all’UPS (batterie tampone di emergenza), ed inoltre poiché i registri di manutenzione (infoship) erano tenuti da Muscas su cartaceo e, pare, immessi in un secondo momento (Codacons risulta aver presentato una denuncia-querela per la manomissione dei registri informatici di manutenzione della Concordia).

Il capo elettricista, poi, afferma con certezza assoluta (sostiene infatti che facevano delle prove periodiche con gli elettricisti di bordo), che il Generatore di Emergenza alimentava gli ascensori, nel limite di consentire loro di andare fino al ponte 4 (ponte di imbarco sulle scialuppe) ed aprire le porte dall’interno. Poiché la corrente del DGE non è mai entrata in rete, dice di non sapere se gli ascensori siano arrivati al piano e se le porte fossero chiuse, né sa riferire se vi sia stato un controllo al riguardo. In ogni caso Muscas per la prima volta conferma quanto da mesi stiamo chiedendo sugli ascensori, sconfessando quanto sostenuto più volte dai periti del Tribunale, ossia che il DGE non alimentasse gli ascensori.

Anche questo teste, conferma di aver assistito ad una copiosa fuoriuscita di acqua al di sopra della porta stagna che divideva i comparti della sala macchine.

Muscas su domanda dell’avvocato Massimiliano Gabrielli, del pool Giustizia per la Concordia, riferisce di aver incassato € 20.418,97 il 4 febbraio 2012, come risarcimento del danno, e che venne convocato dai legali della Costa presso la sede di Genova. 

SPADAVECCHIA, invece, era il responsabile informatico della nave. Di interessante conferma sempre su domande delle parti civili, che dalla centrale operativa della Costa, ed in realtà da chiunque tramite collegamento Web, era possibile monitorare la posizione della nave e la rotta tramite punto GPS, addirittura anche con collegamenti WebCam a prua e poppa, ed inoltre che il sistema principale di comunicazioni utilizzato a mare è il VHF, facendo emergere la anormalità dell’utilizzo di un telefonino cellulare per mettersi in contatto con Ferrarini, capo della unità di crisi e con la centrale operativa di Genova, per effettuare una comunicazione di emergenza così importante, piuttosto che con il sistema telefonico satellitare di bordo, a disposizione della plancia di comando.  

È chiaro che, utilizzando il VHF sul canale 16, anche solo per il lasciare il messaggio Security (obbligatorio in caso ci siano ad es. ostacoli galleggianti o segnalazioni di attenzione per chi si trovi a transitare a mare in quella zona) riguardo una nave da 300 metri rimasta immediatamente dopo l’urto senza propulsione, sia la Capitaneria di Porto che i rimorchiatori e chiunque sia su quel canale può ascoltare e predisporsi ad intervenire.

Il messaggio security (in ordine c’è il security, emergency e infine il may-day o distress) non venne mai dato al VHF, e nonostante Spadavecchia avesse sul suo pannello predisposto l’accesso a tutti i numeri delle capitanerie di porto, della sala operativa ed anche dei mezzi di soccorso di zona, nessun avviso tramite VHF od altro fu diramato, né fu mai fatta richiesta per un intervento dei rimorchiatori. I motivi ormai sono intuitivamente noti: il costo per la Compagnia!

Anche Spadavecchia ha preso oltre 20.000 euro, già il 4 febbraio 2012, ed è stato convocato a Genova dalla Costa.

PILON era il Direttore Macchine, un uomo di età avanzata ed ormai in pensione. La sua testimonianza riporta ai momenti di concitazione e di disorganizzata confusione successivi all’urto, come anche, però, alle evidentissime indicazioni date a Schettino sulla situazione drammatica in cui la nave si è trovata dopo pochi minuti dall’impatto (c’è l’acqua fino alla officina, cioè al ponte zero!). I locali dei generatori erano tutti completamente allagati e i comparti stagni perduti erano già praticamente tre.

Conferma anche di aver ricevuto quasi € 30.000 il 31.01.2012 (!) + cassa marittima per i giorni di malattia e di esser stato sentito dagli avvocati della Costa a Genova. Mettiamoci pure che a bordo della Concordia c’era anche la moglie, ovviamente ospite, ed è facile capire che Pilon si è portato a casa quasi 50.000 euro

Il giorno successivo tocca a CHRISTIDIS, il quale, non essendo ancora operativo, poiché imbarcato da pochi giorni per affiancamento all’ufficiale che andava a sostituire, ci fornisce informazioni soprattutto sul comportamento del Comandante Schettino nella fase di emergenza ed abbandono della nave e del presunto loro tentativo di tornare a bordo con un gommone dei soccorritori il cui equipaggio, tuttavia, venne perentoriamente richiamato per rientrare in porto. 

In più occasioni evidenzia che il comportamento del personale della Costa e degli ufficiali a bordo era incredibilmente statico, aspettavano tutti (compreso Schettino, che non a caso parlava con Ferrarini e qualcun’altro a terra) chissà cosa, e gli incaricati a ruolo di appello, aldilà dell’ordine del Comandante di abbandonare la nave, non si attivavano per intervenire o predisporre quanto necessario, nonostante fosse stato già dato il segnale delta x ray. 

Christidis a meno di un mese dal naufragio (16.02.2013) ha incassato come risarcimento dalla Costa quasi € 35.000, oltre 2.683,00 da INAIL-cassa marittima per i giorni di malattia. Pure lui sentito dai referenti Costa.

Il teste più interessante di questa tornata, però, è sicuramente FIORITO, responsabile in sala macchine al momento dell’incidente; anche attraverso contestazioni SIT ed una intercettazione telefonica ascoltata in aula (siamo convinti che sia stata platealmente riprodotta dai PM perché, parlando con la madre, riferiva più volte che il Comandante Schettino era “una testa di minchia“) Fiorito conferma di una sua partecipazione ad almeno 3 precedenti passaggi ravvicinati al Giglio della Concordia “sempre più vicino, sempre più vicino e che, anche se dalla sala macchine ovviamente non vedevano in effetti la rotta e la distanza dall’isola, si rendevano perfettamente conto che passavano vicino alla costa dalle vibrazioni dell’acqua dalla pancia della nave, che aumentano sempre di più man mano che ci si avvicina al basso fondale. Insomma, anche in sala macchine  lo sapevano tutti che si stava facendo l’inchino. Tutti consapevoli e ognuno ha fatto la sua parte!!! Quindi tutti compartecipi nell’accaduto, in plancia, come in sala macchine e a terra! 

Poi ha riferito che la porta stagna tra i comparti macchine si teneva comunemente aperta per evitare la depressione aria tra i due locali, anche se in quella occasione era chiusa. Afferma che era possibile tenerla aperta in base ad una deroga. Nelle scorse udienze l’Avvocato Pinna per il Ministero, ha chiarito senza ombra di dubbio che questa deroga, sbandierata dalla Compagnia Costa a tutti i componenti della sala macchine ed agli ufficiali della Concordia, in realtà NON ESISTE: è stata chiesta ed è stata rifiutata! Eppure la prassi era tutt’altra. Comunque anche Fiorito conferma i trafili di acqua dalle porte stagne. 

Insomma, quando anche le porte erano chiuse, evidentemente c’erano problemi di tenuta dei comparti. Schettino, fuori udienza, ci ha riferito che la tenuta dei comparti sulle navi è un problema di natura seria, che aveva comportato una sua direttiva generale di warning scritto all’equipaggio, riguardo al fatto che quando si effettuavano lavori di modifiche o riparazioni a bordo, gli operai foravano senza troppi problemi le paratie per passare cavi od altro, e non si preoccupavano poi di sigillare adeguatamente per garantirne la tenuta stagna. 

 Da quanto riferito dai testi del processo Schettino, come ribadito con un ns. COMUNICATO STAMPA per rispondere alle dichiarazioni fatte dal legale della Costa Crociere (sostenendo sostanzialmente che il DGE non ha funzionato per colpa dell’urto), risulta quindi un fatto certo.

Queste navi sono progettate per offrire una sensazione di lusso ai passeggeri e massimizzare i guadagni dell’armatore, ma non certo per garantire la sicurezza in caso di emergenza; sulla Concordia non ha funzionato praticamente nulla

Il generatore di emergenza é all’undicesimo piano e lontano dal punto di urto, eppure è andato subito in grave avaria, impedendo di dare corrente ai sistemi vitali per la gestione dell’abbandono nave, le porte stagne facevano acqua da tutte le parti e gli ascensori si sono trasformati in trappole mortali.

Se a questo aggiungiamo che l’equipaggio e gli ufficiali si sono lasciati prendere dal panico e che dalla unità di crisi, nonostante l’evidenza della situazione, non sono arrivate disposizioni per dare subito la emergenza generale, si spiega quale gravissima responsabilità abbia Costa Crociere.

  

Udienza 12.11.2013 – Di Piazza e Borghero

Guarini

 

Il primo teste escusso all’udienza del 12 novembre scorso é Ugo Di Piazza, entrato in costa come allievo ufficiale nel 2010 e ufficiale addetto alla sala macchine al momento del naufragio, ulteriore dimostrazione che in questa compagnia la scalata ai gradi è davvero una facile arrampicata!

Dalla sua deposizione emerge che nonostante una porta stagna fosse chiusa l’acqua filtrava “copiosamente”, a dimostrazione che queste paratie, peraltro spesso aperte  in navigazione come dallo stesso teste riferito, anche da chiuse non svolgevano a dovere la loro preziosa e fondamentale funzione di sicurezza.

Riferisce di aver riferito quasi subito al suo superiore Borghero al quale disse che vi erano due compartimenti allagati e che ve ne era anche un terzo che si stava vistosamente allagando.

Pacifico  dunque che in plancia seppero tutti  pochi minuti dopo l’impatto le reali condizioni della nave, circostanza questa che aggrava la posizione del Comandante che non diede l’allarme generale e l’abbandono nave, ma anche quella degli altri imputati oltre Schettino, sui quali pende giudizio di impugnazione innanzi alla Corte di Cassazione a seguito dell’impugnazione della sentenza di patteggiamento da parte della Procura Generale di Firenze, come invocata con apposita istanza dagli Avvocati di “Giustizia per la Concordia”.

Di Piazza fa ben capire che per loro della sala macchine era chiaro che perduti senza speranza i motori ed i generatori elettrici, la nave non poteva più essere governata. Nonostante l’evidenza della gravità della situazione i minuti, preziosi per le vite dei passeggeri da salvare, continuarono a scorrere senza che venisse dato l’allarme falla (delta xray) o quanto meno quello dell’emergenza generale, che avrebbe consentito di avviare la procedure di appello per predisporre lo sbarco dei passeggeri. Il teste ci narra che “la situazione di panico era tale da non consentire lo sbarco ordinato” e che le scialuppe furono calate anche prima dei segnali che la plancia diede con colpevole ritardo.

Ma anche la genuinità di questa testimonianza, su alcune circostanze che il teste sembra non sapere o non ricordare, è funestata dal fatto che, come ormai stiamo facendo emergere udienza dopo udienza, subito dopo i primi colloqui con gli inquirenti anche Piazza fu convocato dai legali di Costa (ed a volte con la presenza di referenti di Carnival) per un resoconto sull’accaduto e per un fulmineo quanto soddisfacente risarcimento. Senza neppure averlo chiesto!

Dello stesso tenore la testimonianza di Borghero Tonio, dal 2002 dipendente Costa e ufficiale in seconda addetto alle macchine, pure sentito all’udienza del 12 novembre, che conferma la gravità della situazione e come fosse palese la completa compromissione della sala macchine a causa dell’allargamento totale dei comparti. Precisa che al momento dell’impatto si trovava in cabina e che aveva la percezione che qualcosa fosse accaduto per l’inclinazione della nave (sbandata) e per le vibrazioni, in quanto non ha sentito l’urto! Giova sul punto ricordare che la cabina dove si trovava il teste é sita al ponte 5 e il generatore di emergenza non è ubicato sotto il ponte zero (e quindi nella parte bassa della nave) ma al ponte 11!

E questo ci permette di confutare le dichiarazioni della Costa Crociere nella sua veste di responsabile civile proprio su questa circostanza (che sul malfunzionamento del generatore di emergenza – ponte 11 – ha cercato di giustificarsi sostenendo pubblicamente che la causa del guasto doveva evidentemente essere ricercata nelle conseguenze provocate all’impianto dall’urto), poiché quell’urto ha interessato solo i ponti sotto la linea di galleggiamento (ponte 0) mentre nessuno sopra il ponte zero ha neppure avvertito l’urto, se non in termini di vibrazione e sbandata! Figuriamoci se il generatore di emergenza, che deve sopravvivere per sua natura ad eventi di emergenza, possa considerarsi andato in avaria per tale motivo; non ha semplicemente funzionato come non ha funzionato molto altro, e proprio quando ce ne era necessità vitale per garantire la sicurezza dei passeggeri (vedi ascensori, timoni, illuminazione, verricelli delle scialuppe etc.)!

Di nuovo, rispedendo al mittente l’offensivo modo di riferirsi alle parti civili del legale della compagnia, possiamo dire che quello che conta in questo processo è ciò che dicono i testimoni e le perizie, mentre quello che afferma l’Avv. De Luca alle telecamere non conta nulla, o meglio, parafrasandolo, si può dire che conta da zero in giù (rectius dal ponte zero in giu!)

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Udienze 07 e 08 Ottobre 2013 – IACCARINO e CANESSA

processoconcordia_collegioCon le udienze del 7 ed 8 ottobre 2013 entriamo nel vivo dibattimentale del processo, le prime prove testimoniali indicate dai PM sono quelle di Iaccarino Giovanni, ufficiale in seconda di coperta, e Canessa Simone, ufficiale cartografo della costa concordia, entrambi in servizio a bordo della nave il giorno del naufragio.

Lunedì 07 ottobre ha aperto i giochi Iaccarino, utilizzato dalla Procura come ariete per aprire la prova testimoniale di tutti gli altri ed illustrare molte delle circostanze di funzionamento della nave, dislocazione dei ponti ed infinite altre informazioni introduttive per il collegio, di natura tecnica, che quindi non saranno poi ripetute dagli ulteriori testimoni, salvo competenze specifiche degli stessi in altri settori.

Ci siamo poi trovati ad assistere alla proiezione di un filmato di un paio di ore con Iaccarino, sostituti Procuratori e Consulenti del PM, a bordo della Costa Serena, nave gemella della Concordia, al fine di contestualizzare la testimonianza di Iaccarino per i fatti del naufragio, sui luoghi dove è intervenuto, in maniera piuttosto suggestiva ma certamente del tutto irrituale, posto che invece di fare domande e ascoltare le risposte ci siamo trovati a guardare un filmato dove le risposte venivano poste dai PM date direttamente in loco dal testimone. Una sorta di processo telematico in differita insomma!

A quel punto è insorto il buon Collega Avv. Cesare Bulgheroni, il quale ha invocato ed ottenuto un cambio nell’ordine di audizione della prova, prima ascoltando il testimone in aula, e poi osservando lo spezzone di filmato relativo a quegli eventi, riportandolo a bordo della Costa Serena.

Di fatto quasi 11 ore di udienza.

Il giorno dopo è toccato a Canessa, cartografo della Concordia.

Il controesame di entrambi i testimoni ha lasciato spazio alle parti civili per approfondire le tematiche che più ci interessano, totalmente ignorate dalla Procura nella propria escussione, riguardo a precedenti incidenti sulle navi della Costa, malfunzionamento degli apparati di emergenza, e concause del naufragio attribuibili alla imperizia, impreparazione ed imprudenza del personale, con tratti di scambi molto vivaci con la difesa della Compagnia.

Il controesame dell’Avv. Pepe invece non ha fatto emergere alcun elemento di interesse per le nostre posizioni .

Il rinvio è al 28 ottobre per audizione del teste Ursino, successivamente il 29 per sentire i testi Palombo, Onorato, Tievoli, e la Cemortan.

Comunicato Stampa 16.04.2013

COMUNICATO STAMPA

Il pool di 30 studi legali italiani “Giustizia per la Concordia”, che difende un gruppo di circa 100 naufraghi, risponde al commento del legale di Costa sulla richiesta di risarcimento di un milione di euro avanzata per ciascun passeggero, definendole sostanzialmente speculazioni e sciocchezze.

Il mestiere del naufrago, replica l’avvocato Massimiliano Gabrielli, è un lavoro molto difficile, per poter risolvere i problemi della propria vita grazie all’affondamento di una nave, bisogna prima di tutto sopravvivere ad ore di terrore

 

L’importo del risarcimento che chiediamo per i nostri assistiti è in linea con le richieste avanzate negli Stati Uniti da molti altri passeggeri, dove è riconosciuto il principio di danno punitivo come risarcimento del rischio e timore di perdere la vita; confidiamo che il Tribunale di Grosseto non voglia far si che ci sia una Giustizia di serie A ed una di serie B per coloro che hanno accettato la giurisdizione italiana o magari non avevano le risorse per fare una causa all’estero.

Per questo gli Avvocati di “Giustizia per la Concordia” procederanno a richiedere la citazione della Costa S.p.A. come responsabile civile, sin dalla udienza di mercoledì prossimo, chiedendo il sequestro conservativo di una nave della flotta da crociera o di quote azionarie.