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SESTO ANNIVERSARIO DAL NAUFRAGIO CONCORDIA – cosa resta oltre Schettino in carcere

schettino in carcere a rebibbiaVenerdì 13 gennaio 2012 alle ore 21:43 la nave da crociera Costa Concordia, al comando di Francesco Schettino, facendo una manovra di inchino all’Isola del Giglio andava a urtare gli scogli delle Scole procurandosi un squarcio sulla fiancata di acciaio del proprio scafo lungo 70 metri per 8 metri di altezza. Un evento epocale, certamente il maggiore e più eclatante disastro marittimo per una nave da passeggeri di questo secolo.

Il giudizio penale ha fatto parziale luce sulle responsabilità nel naufragio, e dopo uno svolgimento in tempi record dei due gradi di merito, la sentenza è stata confermata dalla Corte di Cassazione il 12 maggio 2017, e lo stesso giorno Francesco Schettino si è costituito al carcere romano di Rebibbia per scontare la sua pena definitiva a 16 anni di reclusione .

Il sesto anniversario dal naufragio della Concordia sarà quindi il primo con il Comandante Francesco Schettino in carcere, e segna il punto di svolta anche per i passeggeri che, oltre all’eventuale risarcimento di ulteriori danni di natura economica, possono/devono considerare definitivamente chiuso il capitolo penale della vicenda che li ha coinvolti. Oggi, nonostante sappiamo bene che l’unica responsabilità non è, non può di certo essere, attribuibile ad un solo uomo, al solo Comandante – possiamo dire con certezza che nessun’altro, oltre Schettino, sconterà mai un solo giorno di reclusione per la morte di 32 persone, aver messo a rischio la vita di oltre 4.200 altre persone tra passeggeri ed equipaggio, ed aver provocato un disastro ambientale che lascerà i segni sul fondale del Giglio per decenni.

A distanza di sei anni, quindi, rimane innanzitutto fermo il portentoso risultato di aver – comunque – portato a termine in pochi anni (se pensiamo che sul disastro Moby Prince ancora non si è messa processualmente la parola fine) un non facile compito professionale, quello svolto dall’Autorità Giudiziaria che è stato esemplare quanto a rapidità ed efficienza e quello dei tanti avvocati delle parti lese, che hanno svolto con grande dignità e sacrificio dei loro altri impegni, in aula per tre anni di fila e fuori dai palazzi di Giustizia per garantire una più ampia comprensione dei fatti, oltre al lavoro sotto il profilo risarcitorio che ha comportato la condanna di Costa Crociere a pagare una provvisionale del danno tra i 45.000 ed i 65.000 euro a passeggero in attesa delle decisioni dei tribunali civili sul danno definitivo. Sei anni di tempo che ci restituiscono una verità processuale definitiva, quindi, non completamente soddisfacente, però intrisa di ulteriori fatti ed accertamenti importantissimi, magari non per la sentenza contro Schettino od altri soggetti che avremmo voluto vedere sul banco degli imputati o dietro le sbarre, ma che raccontano di una verità reale più estesa, e dalla quale si sono diramati altri filoni di indagine connessi alla navigazione marittima; ancora oggi altri magistrati si stanno confrontando e stanno facendo sempre più luce su un sistema di certificazione e di navigazione costiera e portuale tutt’altro che conforme alle normative di sicurezza internazionali recepite dal nostro paese.

Resta la famigerata telefonata di De Falco a Schettino, emblema del confronto tra due modi di essere italiani, due mondi che convivono nell’andare a mare, opposti, eppure sulla “stessa barca”.

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la prima foto di una parte del pool in marcia verso il teatro Moderno

Resta immutato anche il legame umano creato tra clienti ed avvocati, ben oltre quello normale professionale e ben oltre la fine del processo, ed il rapporto di stima e amicizia nato tra noi avvocati che ancora collaboriamo e ci scriviamo di continuo nel ns gruppo whatsapp, resta il lavoro svolto in aula e nei nostri studi, ma anche a tavola nei ristoranti di Grosseto, una città gastronomicamente divisa in due tra tavoli e locali prenotati degli avvocati di Costa Crociere e quelli di noi difensori delle vittime, nelle riunioni e discussioni infinite nella hall del nostro quartier generale, l’hotel Airone, il cui personale per tre anni ci ha accolti  e fatti sentire a nostro agio in modo insuperabile, offrendo un valore aggiunto alle nostre faticose trasferte, restano le lunghe attese in aula, le battaglie sul danno punitivo e le discussioni animate davanti ai microfoni, gli scontri leali con i difensori dell’imputato e quelli senza riserve con l’Avvocato Marco De Luca, difensore della potentissima responsabile civile Costa Crociere, le strategie processuali, le ore di studio delle carte e dei verbali tra una udienza e l’altra e le interviste “su strada” a fine udienza – praticamente a reti unificate, e resta sopratutto la unicità del nostro pool “Giustizia per la Concordia“, un gruppo di avvocati che ha dimostrato di saper collaborare in modo straordinario ed innovativo, mantenendo obiettivi comuni ed indipendenenza delle scelte individuali, e resterà in questo senso il nostro blog, che è stata e continua ad essere fonte inesauribile e perenne di notizie sul naufragio della Concordia, sul processo, sulle verità parallele e su di una esperienza unica nel suo genere, processuale umana ed anche da un punto di vista di comunicazione mediatica e tecnologico.

Possiamo certamente affermare di essere stati i primi in Italia (perfino con qualche goffo tentativo di imitazione e plagio…) ad aprire un blog processuale, rimbalzandolo su Facebook twitter e sul web, nel senso di aver scritto un vero e proprio “diario” del procedimento penale in diretta, aggiornando ad ogni udienza o novità lo stato della vicenda sul naufragio Concordia, in presa diretta durante lo svolgimento del processo stesso,  senza filtri e senza intermediari, fornendo a chiuque la possibilità di conoscere i fatti ed i verbali, spesso potersi scaricare copia delle carte processuali, divenendo un punto di riferimento addirittura per i giornalisti, fornendo attraverso il blog notizie non solo ai nostri clienti ma in generale a migliaia di contatti mensili, e ricevendo in tale modo un incredibile flusso di informazioni a doppio senso, dall’aula all’esterno e dall’esterno verso l’aula del processo. Continua a leggere

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