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Udienza appello Concordia del 28.04.2016

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Il processo di appello Concordia a Firenze

Sì è aperto il 28.04.2016 processo di secondo grado presso la Corte di appello penale di Firenze, nel quale dovrà essere valutata la correttezza della decisione dei giudici di Grosseto, che hanno condannato il comandante Francesco schettino a 16 anni di carcere, e Costa Crociere al pagamento dei risarcimenti, con provvisionali a favore dei passeggeri tra i 30.000 e 50.000 euro ciascuno. Il processo si è svolto nella maxi aula dove recentemente è stato celebrato l’appello di Meredith Kercher nel nuovo palazzo di giustizia fiorentino, in un contesto molto differente da quello del precedente contesto nel teatro moderno di Grosseto: imputato assente, divieto di riprese televisive in aula, numero estremamente ridotto di parti civili che hanno proposto appello, ed ovviamente nuovi giudici, nuovo rappresentante della pubblica accusa, e nuovo difensore di Schettino, in affiancamento all’avv. Laino. La netta sensazione è che a questo processo si sia voluto imporre a tavolino e da più parti un basso profilo mediatico, concentrazione e sintesi estrema degli interventi delle parti processuali, e percorso diretto verso la decisione già a fine maggio, seguendo una serratissima calendarizzazione delle udienze, mediamente previste un giorno sì ed uno no per tutto il mese prossimo.

In apertura si è ascoltata la introduzione sintetica del giudice consigliere relatore, il quale ha predisposto e reso disponibile alle parti, prima della udienza, una lunghissima e dettagliata relazione (scritta 262 pagine), con la quale si illustrava il contenuto ed i motivi dei vari atti di appello, quello proposto dalla Procura di Grosseto, dall’imputato e dai suoi difensori, quelli di molte parti civili ed infine della responsabile civile Costa Crociere S.p.A., con i quali ciascuno chiede una revisione della precedente decisione sotto diversi ed opposti profili.

Esaurita la relazione illustrativa al Collegio, ha preso la parola il PM Dottor Alessandro Leopizzi, inviato da Grosseto ad affiancare la Procura Generale nel compito di sostenere la affermazione di responsabilità ottenuta in primo grado, contrastando i motivi di appello sopratutto del nuovo difensore di Schettino, che si proponeva molto ambiziosamente di smontare la decisione attraverso la riapertura del dibattimento e una “super-perizia”. Il sostituto procuratore di Grosseto, ancora una volta, ha dimostrato la sua conoscenza enciclopedica di ogni singola carta processuale, di ogni profilo di responsabilità minuziosamente accertato nei confronti del Comandante, ed ogni singola contraddizione in cui quest’ultimo è caduto nel corso della lunghissima fase dibattimentale, nonchè la sua efficacissima capacità espositiva e di lucida interpretazione delle risultanze istruttorie a carico dell’imputato. Il Dottor Leopizzi si è concentrato nella replica ai motivi di appello dell’avvocato Laino e sopratutto dell’avvocato Senese, nuovo difensore in questo grado di giudizio per Schettino, procedendo in una analisi punto per punto delle doglianze attraverso le quali questi erano giunti a chiedere (addirittura) la assoluzione del Comandante, sostenuta dalla lamentata violazione di una analisi obiettiva dei fatti e di un preteso accanimento, non solo mediatico ma anche processuale, nei confronti dell’imputato. Il risultato, dopo circa tre ore e mezzo di ininterrotta discussione, ed attraverso una opera di totale distruzione logica e giuridica – spesso tratteggiata da toni toscanamente ironici e, nonostante la minuziosità dei ragionamenti e riferimenti anche processuali, mai resa incomprensibile anche al semplice ascoltatore – è stato il venir meno di ogni credibilità e sostenibilità dell’appello difensivo dell’imputato.

Dopo la pausa, la parola è passata al sostituto Procuratore Generale di Firenze, dott. Giancarlo Ferrucci , il quale sembrava scalpitare nella attesa di proporre i suoi argomenti alla platea, che però hanno mostrato tutto il limite di chi – esattamente come l’avvocato Senese per Schettino – non ha seguito ognuna delle 71 udienze per oltre 600 ore di dibattimento, non conosce ogni aspetto – anche non processuale – della vicenda, e non ha certamente letto le 56.000 pagine per oltre 120 faldoni in cui si racchiudono le attività, in 2 anni di processo, di tre Giudici, 4 PM, 65 avvocati, oltre 180 testimoni e consulenti che hanno raccontato in aula la tragedia del Giglio in ogni suo aspetto.  L’intervento di chi, insomma, non ha vissuto il naufragio: quello che ne esce è una prospettiva, a livello spesso da conversazione al bar, sul disdoro della marineria italiana e sulle colpe morali di Schettino.

Passando alla richiesta delle pene, Ferrucci ha proposto 9 anni di reclusione per naufragio colposo; 15 anni per omicidio colposo plurimo e lesioni plurime colpose (i 32 morti e decine di feriti); 3 anni per abbandono di persone incapaci; più 3 mesi di arresto per false comunicazioni alla capitaneria, riproponendo l’aggravante della colpa cosciente, arrivando in totale a superare perfino le pretese dei PM di Grosseto, per oltre 27 anni di carcere per reati colposi, in una iperbole che riteniamo tanto improbabile quanto la assoluzione di Schettino.

Un gioco al rilancio da tutte le parti processuali: Noi ovviamente chiediamo più soldi ma soprattutto giustizia, puntiamo nuovamente ad allargare le responsabilità nei confronti anche di Costa Crociere, e non serve certo una nuova perizia, nelle carte processuali, anche se non entrato a pieno titolo nella sentenza, c’è già tutto per dimostrare i malfunzionamenti, la impreparazione dell’equipaggio e tutto quanto ha contribuito a preparare il terreno per la tragedia messa in opera da Schettino.

Dopo aver sfrondato velocemente i banchi da molte presenze di avvocati che si sono limitati a depositate conclusioni scritte, e le prime schermaglie tra avvocati di parte civile e difensori di Schettino e Costa Crociere, è saltata la prossima udienza calendarizzata e si riprenderà il 4 maggio con l’avvio delle discussioni di alcuni tra gli appellanti di parte civile, per proseguire il 6, 9 e 10 maggio con altre parti civili fino ad esaurimento.

Processo Concordia Bis

Avvocato Massimiliano GabrielliLa associazione nazionale ANMIL, da sempre impegnata sul tema della sicurezza sul lavoro e rispetto delle normative antinfortunistiche, ha affidato il mandato difensivo agli Avvocati Massimiliano Gabrielli, Cesare Bulgheroni ed Alessandra Guarini, per essere rappresentata come parte civile nel processo Concordia bis, che si occuperà delle violazione delle norme a tutela dei lavoratori e dei reati ambientali. Alla udienza di apertura, tenutasi il 07.03.2015 davanti al Tribunale monocratico di Grosseto, gli Avvocati della associazione hanno depositato a sorpresa una richiesta di maxi-risarcimento per un milione di euro, motivata dai malfunzionamenti della nave ed il mancato rispetto delle normative di emergenza da parte della compagnia di navigazione, sul modello statunitense di danni punitivi con effetti deterrenti e di prevenzione contro futuri disastri navali, ed hanno ottenuto dal Giudice la chiamata in causa di Costa Crociere SpA come responsabile civile, che quindi sarà nuovamente tenuta al pagamento dei futuri risarcimenti. Le parti processuali giocheranno una partita contro il tempo, sul filo della prescrizione dei reati che, essendo di natura contravvenzionale, in questo giudizio maturerebbe a gennaio 2017; il calendario di udienze, già stabilito con ritmi molto intensi, ha però sin da subito chiarito che è tutta intenzione del Tribunale arrivare a pronunciarsi con una nuova sentenza prima della estate. Il 28 aprile si aprirà a Firenze anche il processo di appello del processo penale principale sul naufragio della Concordia, con il quale il comandante Francesco Schettino è stato già condannato a 16 anni di carcere.

RAI NEWS TGR EDIZIONE DELLE 19.30 del 08/03/2016 – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/basic/PublishingBlock-0f7d1998-654b-4a4d-8455-2d2a1121bfb2-archivio.html

Appello Concordia: prima udienza l 28 aprile 2016

Appello concordia Schettino.jpgInizierà a Firenze il 28.04.2016 il processo d’appello contro la sentenza di primo grado  pronunciata appena  l’11 febbraio 2015 dal Tribunale penale di Grosseto sul naufragio della costa Concordia, avvenuto il 13 gennaio 2012 al largo dell’isola del Giglio, ad appena quattro mesi dall’invio di tutte le carte processuali ai Giudici della Corte d’appello di competenza toscana.

Una evidente velocità privilegiata, quindi, anche per il secondo grado del monumentale processo, che nella precedente fase è riuscita a giungere a sentenza in soli due anni, articolandosi in circa 70 udienze (di media per sessioni da 3 giorni e due volte al mese, ma anche con punte di una settimana intera e 3 sessioni per mese, con udienze dalla 9,30 della mattina alle 18,00, a volte protratte ad oltranza fin dopo la mezzanotte), centinaia di testimoni e consulenti ascoltati in aula, un eccezionale numero di parti civili costituite, e circa 75 faldoni di carte processuali, documenti, trascrizioni, verbali, perizie, dati informatici ed elementi di straordinaria portata sia numerica che di analisi e studio.

Nel processo di appello le cose saranno estremamente più semplici dal punto di vista istruttorio, mentre per il Collegio della Corte d’Appello di Firenze sarà particolarmente complessa la analisi delle contrapposte doglianze, sollevate da tutte le parti processuali contro la sentenza del Tribunale.

Ha ovviamente proposto appello Francesco Schettino, classe 1960, unico imputato e condannato a 16 anni di reclusione ed 1 mese di arresto per tutti i reati contestati dalla Procura, dall’omicidio colposo plurimo alle lesioni colpose plurime, dal naufragio colposo alla violazione delle norme di prevenzione infortuni, fino all’abbandono della nave, quello contro cui si è più caparbiamente opposto il Comandante. I difensori di Schettino puntano ad una riduzione della pena, che ritengono eccessiva trattandosi di reati di natura colposa, ed alla diversa incidenza causale sull’evento, in relazione ai molti malfunzionamenti della nave e della procedura di emergenza predisposta da Costa Crociere. Lo stesso Schettino ha aggiunto di suo pugno dei suoi «personali motivi di appello», con i quali chiede che invece venga diversamente valutato il suo «tratto umano».

Ma ha presentato appello anche la Procura di Grosseto, capitanata dal PM dott. Alessandro Leopizzi, per una revisione in senso opposto della pena erogata, a  fronte delle ben più alte richieste  (26 anni in tutto) formulate in primo grado dall’accusa, per il concorso dei vari capi di imputazione.

Hanno proposto impugnativa anche decine di parti civili, tra i quali – come sempre in prima linea – i legali del ns. pool di Giustizia per la Concordia, avverso i criteri di liquidazione delle provvisionali ai passeggeri ed alle vittime, per un riconoscimento dei danni più alto ed una sentenza che faccia giustizia sostanziale più adeguata. Ricordiamo la più contestata liquidazione, per la morte della passeggera tedesca Gabriele Grube, in soli 60mila euro di provvisionale, e le liquidazioni ai sopravvissuti, che vanno dai 30 ai 50 mila euro a testa, puntando quindi ad ottenere acconti provvisionali più consistenti con il secondo grado. Punto fermo resta la ns. richiesta, poi, dei famosi danni punitivi, sul modello statunitense, che andrebbe a sanzionare economicamente in modo molto pesante Costa Crociere, con un meccanismo deterrente e di prevenzione per evitare il ripetersi di tragedie del genere, favorite da politiche di risparmio delle compagnie di navigazione sulla formazione equipaggio, manutenzione e sicurezza in genere. Anche molte associazioni ed enti, come il Comune del Giglio, hanno proposto appello contro una sentenza che in primo grado li ha lasciati quasi totalmente a bocca asciutta.

Ha infine appellato la sentenza anche la stessa Costa Crociere, soprattutto contro le liquidazioni milionarie ottenute dai ministeri e da alcuni enti, a fronte delle spese ed impiego mezzi ed uomini per contrastare la emergenza Concordia, che a livello nazionale ed internazionale ha avuto evidenza prioritaria.

Si aprirà quindi il 28 aprile una nuova e impegnativa pagina processuale sul naufragio del secolo, e noi saremo ancora una volta presenti in aula a Firenze per sostenere le ragioni delle uniche e vere vittime incolpevoli della tragedia, i passeggeri.

Udienze 11, 12 e 13 dicembre 2014 + Ud. 21.01.2015 – esame imputato e testi

IMG_6637Una delle ultime fatiche processuali in programma prima della discussione finale si è celebrata alle udienze 11, 12 e 13 dicembre 2014, dopo aver ascoltato – e studiato attentamente – l’esame imputato da parte del Pubblico Ministero alla precedente tornata, il microfono passa agli avvocati delle parti civili, agli stessi difensori di Schettino, per poi fare un ulteriore “giro” di domande con il riesame.

Come abbiamo già sostenuto, la lunghissima serie di domande effettuate dal PM Dottor Leopizzi, seguendo passo per passo il filo logico e temporale della timeline e la impostazione Schettinocentrica voluta dalla pubblica accusa, ha lasciato inesplorata una vastissima zona “grigia”, costituita da tutte quelle circostanze di contorno, non legate direttamente all’evento, ma che hanno indubbiamente contribuito alla realizzazione della tragedia: malfunzionamenti della nave, impreparazione dell’equipaggio ed inesperienza degli ufficiali di coperta, precedenti inchini e pratiche aziendali di gestione omertosa delle emergenze, manutenzione fittizia di alcuni apparati come il d.g.e., direttive di Ferrarini dalla unità di crisi e condivisione con i vertici aziendali di costa e Carnival su quanto stava accadendo prima di ordinare l’emergenza generale, etc. etc.. Insomma, una mala “cultura” aziendale che ha preparato il terreno per consentire il realizzarsi della catastrofe. Tutti elementi sui quali noi legali delle parti civili ci siamo invece spesi molto, in due anni di udienze e nuovamente nella fase iniziale del nostro esame al Comandante, esplorando in questo senso la sua volontà di voler “collaborare” e dire apertamente le cose – prima di irrigidirlo nell’affrontare argomenti diretti al suo ruolo ed affondare il coltello nelle piaghe delle sue ulteriori ed innegabili responsabilità, seguendo un metodo diverso rispetto alla Procura, ovverosia proponendo domande secondo argomenti piuttosto che seguire la sequenza temporale dei fatti, e ripartendo il turno di domande tra noi avvocati, raggiungendo ancora una volta un encomiabile – e fuori del comune – accordo nell’ordine, con la collaborazione di tutti gli avvocati in aula che hanno pazientemente atteso il turno e ridotto l’ambito delle proprie domande a tematiche a quelle non toccate già da altri colleghi. Come detto, quindi, una scelta ragionata di impostazione sull’esame delle parti civili, passando da una prima e corposa “ondata” di domande (avv. Bulgheroni + Avv. Gabrielli) in cui abbiamo cercato sopratutto riscontri nella corresponsabilità dell’armatore (nella necessità, al fine di sostenere la pretesa di un danno punitivo – o danno aggravato dalla condotta, di allargare il tema delle responsabilità) il che, soprattutto da un punto di vista penalistico, non vuol dire affatto voler diminuire quelle di Schettino, e tantomeno di sostituirci ai difensori dell’imputato (come improvvidamente commentato in aula da alcuno). Alla fine abbiamo ottenuto riscontri significativi sugli elementi che intendevamo approfondire riguardo alla gestione, manutenzione, procedure di funzionamento e di emergenza sulla nave.

Con la seconda tornata di avvocati, invece, si è chiarito in modo inequivocabile che le parti civili non fanno sconti a nessuno, primo fra tutti all’imputato, il quale, in qualità di Comandante, aveva ed ha delle responsabilità oggettive, ma, soprattutto, poiché è ormai acclarato che Schettino portò consapevolmente la nave oltre il punto di accostata programmato, che assunse i comandi in modo approssimativo, che rallento i tempi di emergenza generale cercando di risparmiare sul costo dei rimorchiatori, che minimizzò l’evento con la guardia costiera e che, preso dai sensi di colpa, ebbe un vero e proprio blocco psicologico che non gli consentì letteralmente di pronunciare la parola “abbandonare” la nave o la plancia, nemmeno con i suoi ufficiali e le autorità marittime. Gli avvocati Targa, Suriano e Guarini, queste ultime anche nella ulteriore fase del riesame, hanno puntato l’indice della colpa del naufragio, prioritaria e principale, sull’imputato Schettino, facendo emergere alcune delle incongruità nella sua versione, portandolo spesso ad innervosirsi ed avere reazioni anche molto scomposte, ma certamente dimostrando il suo ruolo non solo formalmente apicale, ma anche concretamente effettivo al comando della nave quella notte, inchiodandolo quindi alle sue responsabilità.

Il processo della Costa Concordia, questo ormai è chiaro, ha fatto emergere dei veri e propri buchi neri nella procedura di gestione delle emergenze su queste tipologie di giganti del mare da crociera: aldilà della normativa e delle procedure previste, è un dato di fatto che, su queste navi, neanche in condizioni ottimali, fermi all’ancora in porto, è possibile sbarcare 4.000 passeggeri in modo efficiente ed ordinato in mezz’ora, come anche appare un dato concretamente verificato che sulle navi classe concordia vi siano problemi fisiologici e di progettazione che rischiano di compromettere gravemente la macchina dell’emergenza, esattamente come è avvenuto a bordo della Costa Concordia. Questo, in aggiunta ad un equipaggio che praticamente non conosceva la lingua ufficiale di bordo, l’italiano, e solo in minima parte parlava l’inglese (Schettino conferma che lo più si facevano capire A GESTI – ma anche che CIASCUN singolo membro di equipaggio deve svolgere – o meglio dovrebbe – un ruolo di supporto ai passeggeri durante le fasi di sbarco nel ruolo d’appello).

Chiusa la fase dell’esame imputato e dopo il breve stop di fine anno, il primo appuntamento sul calendario di udienza 2015 accusa un breve slittamento a causa di un problema di salute ad uno dei giudici che compone il Collegio. Nulla di grave, per fortuna, tanto che l’udienza slitta di una sola settimana.

A chiudere le attività istruttorie del processo Concordia, all’udienza del 21.01.2015 vengono quindi sentiti i testi a difesa proposti dall’imputato: 4 soli testi di cui uno assente. Si procede ad ascoltare il capitano di vascello Leopoldo Manna, capo della centrale operativa delle Capitanerie di Porto a Roma, che ha ricordato i contatti telefonici con Schettino nelle fasi del naufragio, dicendo che parlava “per flash” al telefono e che sembrava «scosso» ritenendo non fosse l’interlocutore più adatto in quel momento. La difesa dell’imputato vuole mettere a confronto il diverso atteggiamento calmo e collaborativo di Manna con quello autoritario ed aggressivo del comandante De Falco.

I PM immediatamente depotenziano il teste “chiave” di Schettino e tirano fuori dal cilindro un colloquio tra Manna e un operatore della centrale operativa quella notte, fatto sentire in aula, nel quale si sente il capitano che dice «quel comandante è rincoglionito, povero Cristo». Troppo facile, se lo dovevano aspettare mettendo quel teste in lista testimoniale. Una ulteriore scelta difensiva suicida dell’imputato.

Esauriti i testi, trattate le questioni sulle acquisizioni documentali, con una serie di richieste ed opposizioni delle parti, e superate, come prevedibile senza alcuna ammissione, le richieste ex art. 507 cpp, il Presidente, alle ore 19,00 circa, e ci è sembrato – francamente – con la voce segnata da un pó di emozione, dopo 56 udienze in due anni, dichiara solennemente chiusa la istruttoria dibattimentale.

Da domani e per tutta la settimana, ad oltranza fino a sabato (eventuale), ascolteremo la requisitoria finale dei pubblici ministeri dott. Leopizzi e dott. Pizza. Finirà probabilmente la dott.ssa Navarro con la richiesta di condanna per l’ex comandante della Concordia, secondo le ns previsioni ad oltre venti anni di reclusione.

Da lunedì 26 e per tutta la settimana tocca a noi avvocati di parte civile fare la discussione, e ci prepariamo da settimane a fare del nostro meglio.

13 gennaio 2015 -TRE ANNI DAL NAUFRAGIO CONCORDIA

costa_concordia11-300x227Sono passati tre anni dalla tragica sera del 13 gennaio 2012 quando la Costa Concordia naufragò a poche centinaia di metri dall’isola del Giglio. Il rinvio inatteso nel calendario di udienze – dal 12-13 alla giornata del 21 gennaio e seguenti, ci priva purtroppo della possibilità di onorare e ricordare di nuovo le persone scomparse osservando oggi un minuto di silenzio in aula, come avvenuto lo scorso anno. Per il terzo anno consecutivo ci ritroviamo però idealmente stretti ai nostri clienti, ai parenti delle vittime ed a tutti i superstiti, a ricordare coloro che in quella buia notte hanno perso la vita a causa di una manovra insensata, e per il mancato funzionamento delle più elementari misure di sicurezza a bordo della nave. A quelle trentadue vittime vanno doverosamente aggiunti i due sub, che hanno trovato la morte nelle lunghe operazioni di raddrizzamento del relitto.

Ora che la nave, adagiata prima su un fianco e poi seduta su uno sperone di roccia, è stata con grande clamore ed allegramente portata via dal Giglio, viene meno anche il monumento alla stupidità umana che rappresentava; eppure la nuova tragedia del traghetto Norman Atlantic dimostra che non sono finite le lacrime da versare, le azioni da intraprendere ed altre parole da spendere per garantire la sicurezza dei passeggeri su questi giganti del mare.

Come avvocati di parti civili ci aspettiamo giustizia completa e totale su questo terribile evento, giustizia che soltanto in parte, lo sappiamo, potrà arrivare dalla sentenza del Tribunale di Grosseto che verrà letta da qui a pochi mesi. Rimaniamo convinti, infatti, che il naufragio del Giglio, oltre a Francesco Schettino ed ai suoi ufficiali, sia il frutto di un percorso, ed abbia anche altri responsabili rimasti a guardare ben sapendo cosa stava per accadere, a cominciare dall’armatore Costa Crociere passando per le Capitanerie di Porto e finendo al Registro Navale italiano.

Finquando non verrà fatta piena luce su ciò che non ha funzionato sulla nave, sull’impreparazione dell’equipaggio e sui permessi accordati all’armatore per navigare infischiandosene dei costi per la sicurezza a bordo, non vi sarà mai verità che onori questi morti. Siamo vicini alle loro famiglie e a tutti coloro che pur sopravvissuti hanno avuto le vite indelebilmente segnate e in alcuni casi totalmente stravolte da quella traumatica esperienza.

SALTA IL PROSSIMO TURNO DI UDIENZE

IMG_6108Udienze di lunedì 12 + 13 gennaio rinviate a data da definire per impedimento di un membro del collegio dei Giudici. Il nuovo calendario si stabilirà lunedì prossimo, comunque non sono previsti particolari ritardi nella tabella di marcia che prevede inizio discussione gia entro il 20 gennaio con il PM ed il 23 finire con le discussioni delle parti civili

Udienze 17 e 18 Novembre 2014: I DANNI DEL GIGLIO

IMG_6035Udienza 17 novembre:  è l’udienza dedicata alle parti civili di natura istituzionale: il Comune del Giglio, la Regione Toscana, la Camera di Commercio e la Provincia di Grosseto; per il ns pool è in aula l’Avv. Alessandra Guarini.

Tutti gli enti hanno presentato un conto molto salato a Costa Crociere per spese di soccorso, sovraccarico burocratico, opere pubbliche ritardate, calo turistico e riduzioni di richieste di attracco di imbarcazioni oltre al danno di immagine.

Il solo Comune del Giglio ha chiesto circa 200 milioni di euro! Il danno, oltre che negli esborsi anticipati, è calcolato per 1.418 residenti per 920 giorni di permanenza del relitto, stimando con perizia un valore variabile tra 96 e 145 euro al giorno. In realtà il Comune non può chiedere il danno biologico per conto degli abitanti (lo farà il giorno dopo la associazione SOS Concordia) “ma – spiega uno dei suoi legali, l’avvocato Maria Chiara Zanconi – abbiamo voluto evidenziare un ordine di grandezza, offrire un parametro alla valutazione equitativa del giudice”.

Da parte nostra, come legali dei passeggeri, crediamo che certamente un disagio per i gigliesi ci sia stato, ma riteniamo che non possa esser minimamente paragonabile al vissuto dei naufraghi, e che il fastidio per la visione da terra della raccapricciante sagoma del relitto Concordia, non abbia confronto con il vero e proprio senso di panico che quella sagoma comporta per molti nostri clienti, lo abbiamo visto in aula, trascinandoli di nuovo nel buio ricordo della tragedia, ogni giorno nella loro mente e per ben più dei 920 giorni di permanenza del relitto a largo dell’isola.

Molti dei testi escussi per l’isola del Giglio, a partire dal Sindaco Ortelli, hanno riferito di aver preso parte in prima persona alle operazioni di soccorso dei naufraghi, ed aver notato che le scialuppe arrivavano alla rinfusa, rischiando collisioni. Insomma, per loro, da buoni isolani e uomini di mare, era chiaro che chi le portava non aveva la benché minima capacità o preparazione alla conduzione di imbarcazioni.

Il sindaco Ortelli ha confermato che quella tragica sera nessuno di Costa Crociere prese contatto con lui, nemmeno per organizzare i soccorsi. O MEGLIO: solo due ufficiali lo avvicinarono per chiedere dove potevano custodire un borsone che a loro dire conteneva il denaro contante presente sulla nave! Il sindaco indicò un luogo dove i due si recarono e poi non li rivide più.

E’ infine stata confermata quindi la presenza di questo famigerato borsone, che evidentemente conteneva un carico ingente di danaro od altro contenuto misterioso, ma di evidente valore ed irrinunciabile; resta la legittima domanda sul perché ci sarebbe stata una valigia piena zeppa di soldi in contanti, posto che, come tutti sanno, sulle navi della Costa Crociere non circola danaro e si usa per tutto quanto la carta “di credito” del passeggero, e chi possa esser stato il losco figuro al vertice della Costa ad aver chiesto a Schettino, invece di preoccuparsi dei passeggeri, di portare a terra il malloppo.

Questa infatti pare esser stata la prima ed unica preoccupazione di Costa Crociere durante il naufragio, recuperare un borsone pieno di soldi!

Si accende poi la polemica con i legali dell’imputato sulla dichiarazione del Presidente della Regione Enrico Rossi, anche lui poi sentito come teste: “Eravamo conosciuti per Galileo Galilei e Leonardo da Vinci, ma adesso tutti ci conoscono per Schettino e le sue oscenità“.

Udienza 18 novembre: in apertura la Procura riferisce di aver di aver ricevuto da Genova comunicazione del ritrovamento dei resti dell’ultima vittima. Il Tribunale dispone conseguentemente per il 1 dicembre il conferimento di incarico peritale per il formale riconoscimento.

Si prosegue con l’ultimo teste per la difesa del Comune del Giglio. Conferma del teste al disagio per i gigliesi, le disdette dei turisti. Son saltate le regate e gli eventi programmati a causa del porto invase dai mezzi dalla Micoperi. Conferma il teste, dipendente comunale, di essersi esaurito per il superlavoro, di non aver fatto ferie e di esseri occupato praticamente a tempo pieno dell’attività portuale trascurando le mansioni istituzionali legate al commercio e alle attività produttive. Lo stesso progetto di ampliamento del porto per l’ormeggio di barche tre i 12 e i 24 metri è stato bloccato.

Poi è il turno della parte civile “SOS Concordia“, una associazione che raccoglie la richiesta di danni per molti abitanti dell’isola. Si inizia con l’unica guida turistica, una signora di origini gigliesi, che conferma non solo il calo turistico ma come quelli che arrivavano non fossero affatto interessati all’isola ma solo al relitto! Confermano i testi, cittadini gigliesi e titolari di attività turistiche, le disdette “causa Concordia” anche per il 2014. Poi é la volta di una geometra. Conferma il cambio di vita sua professionale che personale. La paura dell’inquinamento ha fatto in modo che i gigliesi smettessero di investire sulle loro case. Ha avuto un calo di redditi così forte che, avendo tra l’altro un figlio a carico, ha dovuto chiedere un prestito. Dal punto di vista personale tutti ricordano il trauma di quella visione, la gente ferita, gli anziani indifesi e i bambini che piangevano. I testi hanno poi raccontato dello loro vite sconvolte: un’isola occupata e la loro quiete spezzata! Riferiscono delle scuole occupate dai soccorritori e i disagi anche per i bambini gigliesi, pure privati della loro quotidianità. Le vite dei gigliesi cambiate e capovolte come la Concordia!

A chiudere la prova sul danno due consulenti tecnici, sentiti come meri testi per una errata indicazione nella lista testi. Il primo, l’architetto Rolli, riferisce sul crollo del mercato immobiliare e sul deprezzamento del valore delle case dei gigliesi. Assente la nuova edificazione. Le case hanno perso nell’immediato la metà del loro valore e successivamente il dato immobiliare si é assestato intorno ad una svalutazione del 30%. Il secondo, la dottoressa Petracca, psicologo clinico, docente universitario e ricercatrice. Viene sentita come TESTE su eccezione, ovviamente accolta, del responsabile civile. Riferisce di essersi recata sul Giglio per interesse scientifico o anche in qualità di decente. Ha incontrato alcuni abitanti del gigli, che le hanno chiesto aiuto. Persone turbate. Ne ha incontrate 180! Come ricercatrice della psicologia dell’emergenza, é rimasta un mese per rispondere ad una richiesta di aiuto “drammatica”. Le ha incontrate per strada, proprio come un soccorritore. Almeno inizialmente, poi è entrata nelle loro case. La dottoressa ha affermato come esista una correlazione scientifica fra variazioni territoriali e insorgenza di sintomi. Avendo accolto questa richiesta e aiuto, si é organizzata per tornare al Giglio ogni due mesi. Riferisce di aver visto queste prime persone almeno 12 volte. Dice di aver visto persone con “vissuti di morte”. Il trauma di queste persone è, infatti, paragonabile al lutto. Erano come dei “cadaveri”. Anche le espressioni e i segni della comunicazione non verbale facevano pensare che fossero come morti. Anche nei bambini il vissuto della morte si palesava. Ha visto disperazione, mancata progettualità per il futuro nei giovani e paura della morte negli anziani, mancata percezione della realtà. Ha udito problematicità: sofferenza psichica, alterazione della persona/personalità. Ansie, anzi “ansie sociali”. Essendo una comunità traumatizzata, nessuno poteva aiutare gli altri. Bambini che non volevano andare a scuola per paura di altri eventi traumatici. Bastava un rumore a far sobbalzare le persone, mostrando comportamenti con “picchi paranoidei”. Ha ravvisato vere e proprie patologie mentali, sotto forme di ansia e depressione. Ha ricevuto anche chiamate notturne. Il bisogno di aiuto era “senza confini”.

Alla sofferenza dei naufraghi (e dei loro congiunti) va, dunque, aggiunta quella dei gigliesi per aver avuto il loro microcosmo stravolto e per il senso di impotenza rispetto alla enorme catastrofe vissuta e subita.

A fine udienza l’avvocato di Costa Corciere, Marco De Luca, fa le solite dichiarazioni alla stampa, praticamente viene solo per quello: le stime del Comune sono «fantasiose e non realistiche», e per quanto all’immagine dell’isola e degli abitanti «è invece estremamente positiva»! Viva Costa Crociere!

L’udienza riprenderà il primo dicembre 2014 per il conferimento incarico peritale medico legale l’identificazione dell’ultima vittima rinvenuta, per gli ultimi testi delle parti civili ed esame dei testi/consulenti del responsabile civile.

Il 2 dicembre 2014 si procederà con l’esame dell’imputato Francesco Schettino, prorogabile fino al tre dicembre come già indicato. Il collegio indica prudenzialmente altre date di udienza per l’interrogatorio di Schettino: 11, 12 e 13 dicembre 2014. Sono udienze di riserva e solo eventuali, laddove l’esame non si esaurisse. Le aspettative di tutti su questo esame sono decisamente alte, in un senso o nell’altro, e quindi il Tribunale ha giustamente voluto riservare abbastanza spazio.